07/07: Bersaglio Pendolare

07Set05

Londra, 7 Luglio 2005 – Arrivo alla stazione di Cannon Street alle 9:14. Sono in ritardo. Vuol dire che oggi lavorero’ fino a tardi. Scendo le solite scale ma qualcuno sta chiudendo gli ingressi alle mie spalle. Una signora parla concitata a un addetto, non sento niente dietro le mie cuffiette e la mia musica ad alto volume. L’ennesima chiusura del metro’, dico io. Procedo per l’ufficio nel solito traffico e con le solite persone. Guarda Internet, mi dice un collega, sembra che due treni si siano scontrati a causa di un problema elettrico. Peccato, penso, un’altra volta il solito incidente ferroviario ai pendolari a Londra; e’ passato qualche mese dall’ultimo e stanno diventando davvero regolari. Il nervosismo intorno a me aumenta, mentre si formano capannelli intorno agli schermi dei pochi autorizzati a ricevere la televisione (BBC, Sky News) sul PC. Primo accenno a possibili bombe.

Il sindacato degli autisti comunica che tre autobus sono stati fatti esplodere. Sky News dice a mezza bocca che almeno tre treni sono coinvolti in incidenti nella metropolitana. Mi dichiaro pubblicamente scettico (riguardo gli autobus, non il metro’) visto che immagini non ce ne sono ancora (e tre autobus sono tanti). Si lavora come al solito, ma ci si distrae facilmente. Le immagini sono statiche, uno si chiede dove sono le folle di passeggeri che dovrebbero a quest’ora uscire dalle stazioni. In sovraimpressione le solite frasi senza informazione. Provo il sito de La Repubblica per vedere se si puo’ sapere di piu’. Come al solito sono molto piu’ espliciti, "spericolati della notizia"che parlano di terrorismo subito, e di decine di morti, senza il timore della smentita che rende reticente la BBC, il cui sito quasi fa finta di niente.

Lo scetticismo aumenta quando circola voce di terrorista ucciso dalla Polizia prima di far saltare una bomba. Qualcuno ha visto troppi film di James Bond. E’ il momento di chiamare figlio (a posto nel Kent con la Tata) e moglie (malauguratamente in viaggio per Londra proprio in quel momento; ma ancora fuori dalla citta’). Chissa’, uno si immagina che teatrino ci sara’ alla TV italiana, con gli inviati speciali concitati, allarmati e impauriti dai confortevoli studi di Roma e Milano: strappo alla regola quindi, telefonata internazionale dalla scrivania, anche perche’ il telefonino rifiuta di collaborare. Genitori e suoceri molto agitati, come c’e’ da aspettarsi. Ripetizione all’infinito del fatto che stiamo bene e che il mio itinerario del giorno non prevede "gite" in metropolitana. Torno a un lavoro dal ritmo solito, che prosegue con innumerevoli interruzioni. Cominciano le battute di spirito fra i colleghi.

La Repubblica e’ sempre una o due ore avanti alla BBC nel fornire notizie, e cosi’ traduco all’impronta per i coabitanti d’ufficio, ansiosi di sapere quello che i canali ufficiali si ostinano a non voler riferire. In compenso la Polizia locale compare in TV solo per dare informazioni sibilline che mi rendono nervoso e di cui farei volentieri a meno. Parla Tony Blair ma non lo ascolto (cosa potra’ mai dire se non le solite frasi del caso?). Si sceglie l’opzione del pranzo in mensa, nessun senso uscire. Appare foto di bus sventrato (uno, non tre), che pero’ non mostra la solita devastazione come in Israele. Forse c’era poco esplosivo, forse e’ stato merito della particolare carrozzeria dei famosi bus a due piani, che si apre verso l’alto in caso di bomba diminuendo l’effetto del mortale aumento della pressione dentro al veicolo. Riunione annunciata per le due, continua l’umorismo (forse un po’ pesante per chi non era li’, quel giorno). Di fronte a impiegati abbastanza vistosamente ansiosi, viene ordinato di andarsene a chi puo’ lavorare da casa. E cosi’ finalmente esco alle 3 del pomeriggio, visto che posso collegarmi con l’ufficio via Internet.

Le strade sono vuote come al sabato, ma continuo a non vedere niente di allarmante. Attraverso la grande, tranquilla folla alla stazione, e curiosamente mi sento molto meno stressato che dopo l’incidente ferroviario in cui fui coinvolto cinque anni fa.

Londra, 11 luglio: Rientro al lavoro dopo il fine settimana. L’unica indicazione che sia successo qualcosa, nelle zone che attraverso, e’ data dalla diminuzione del numero di automobili. I treni sono pieni come al solito. E’ una bella reazione del Londoner medio, cocciuto e tranquillo nel restare attaccato alla solita routine mettendo in scacco chi vuole manipolare le nostre paure e spaventare le nostre vite. E soprattutto, discriminazione zero; anche perche’ il collega islamico di treno e’ il nemico principale dei terroristi. E infatti questi ultimi uccidono nel mondo prima di tutto persone di fede musulmana.

Pisa, 21 luglio: Sono in Italia quando arriva notizia di nuovi tentativi di piantare bombe, sempre al giovedi’; tutti falliti. Nel clamore e nel rumore dei reportage nel Bel Paese, uno e’ ovviamente scettico che ci sia questa grande cospirazione contro la citta’ di Londra. E infatti la tragedia ripetuta nella storia, come diceva qualcuno prima di me, diventa farsa, una ridicolaggine triste con nessuna bomba neanche lontanamente in grado di esplodere e le facce dei "terroristi" su tutti i giornali. Speriamo solo non buttino troppe risorse nell’inseguire gli imbecilli di cui si conosce il volto, invece degli organizzatori del 7 luglio, di cui non si sa quasi niente.

Pisa, 22 luglio: Andiamo male. Prima si e’ saputo che un terrorista e’ stato ucciso mentre stava per far esplodere una bomba (torniamo a James Bond. . . ). Poi si e’ saputo che era un terrorista, ma non aveva la bomba. Poi che non era un terrorista, ma un arabo. Poi che non era un arabo, ma un brasiliano che correva troppo e non si e’ fermato quando richiesto, ed aveva una giacca pesante in un giorno molto caldo. E non aveva il permesso di soggiorno. Insomma, come in Fahrenheit 451, laddove Ray Bradbury descrive un malcapitato innocente ucciso in diretta TV da una Polizia che aveva perso le tracce del "criminale".

Londra, 6 settembre: Ormai e’ cosa nota, il brasiliano morto il 22 luglio era perfettamente a posto (e probabilmente un immigrato regolarissimo). Aspetteremo un’inchiesta per sapere chi ha ucciso una persona comunemente innocente (e probabilmente il morto non ha fatto niente di particolare, e men che meno ha corso). Il terrore ora regna sovrano, il terrore delle forze dell’ordine pero’: e’ ormai confermato, ci sono tremila agenti con l’ordine di sparare a vista (e alla testa) a chiunque essi pensino che stia portando una bomba. Il colore della mia pelle e dei mie capelli di sicuro non mi fara’ entrare automaticamente fra gli insospettabili. Vorra’ dire che non correro’ e non terro’ la musica troppo ad alto volume nelle cuffiette. In compenso, come ahime’ previsto, si fa un gran parlare di chi ha fallito il 21 luglio, e nessun progresso su chi ha avuto successo il 7.

Nel frattempo ho avuto occasione di "scontrarmi" telefonando a Radio24, in Italia. Prima con un professore che fantasticava di terroristi organizzati in maniera sofisticata (ma avra’ sentito parlare di orologi da polso?), il quale si e’ inviperito quando ho suggerito che l’attacco del 7 luglio era stato un fallimento, con un minimo di vittime ma nessun effetto pratico sulla vita quotidiana. Poi ho fatto esperienza dell’incredulita’ del conduttore ed ospiti di una popolare trasmissione delle 9 del mattino, i quali non potevano credere che la vera paura e’ nel convivere con una Polizia onnipresente e dal grilletto facile, e pronta a sparare senza fare domande, neanche fossimo a Dodge City.

Ma poco importa, visto che alla fine il prestigioso Economist fra l’altro ha riportato due argomenti molto semplici e praticamente ovvi: a) l’attacco del 7 luglio e’ stato un fallimento, comparato a Madrid e ancor piu’ a New York; e b) il vero pericolo del terrorismo e’ la reazione populista e inconsulta di Governo e Polizia, molto piu’ perniciosi di qualunque malintenzionato (a meno che costui non possieda un’atomica). Forse forse si ascolta Radio24, all’Economist?

Intanto, i pendolari di Londra, di New York, di Madrid, di Parigi, di Milano, Roma e diecimila altre citta’, continuano a viaggiare. Consapevoli di non avere alternative disponibili, milioni di bersagli mobili incolpati dalla loro normalita’, vittime designate di imperizia, incuria e terrorismo.



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