Tony Blair, o Il Crepuscolo degli Idoli

29Nov05

Era l’inizio d’aprile del 1997, quando l'avvento al potere del temuto avversario politico, il Laburista Anthony Charles Lynton "Tony" Blair, fu celebrato dal quotidiano inglese filo-conservatore The Daily Telegraph con una vignetta del premiato cartoonist Matt, con un bambino che chiedeva al suo esterrefatto genitore: Papa’, ma perche' Tony Blair permette che capitino i terremoti?

Insomma, anche se con una patina di satira, otto anni fa non si parlava di un semplice capo di governo, e neanche di un leader carismatico, ma addirittura di una figura divina, dai poteri sovrumani, pronto a mettere a posto un Regno Unito che si sentiva sfruttato e spolpato da due decenni di guida conservatrice, prima con la Dama di Ferro Margaret Thatcher, e poi con John Major e la sua banda di ministri e sottosegretari scoperti in intimita' con prostitute, o con le mani su delle mazzette appena ricevute.

Cio’ che rimane oggi e’ invece una figura un po’ rugosa, con il sorriso sempre piu’ tirato, ancora di casa nella mitica residenza ufficiale di 10 Downing Street (anzi, all'11, piu’ grande per la famiglia numerosa), e con una telegenia e una gran capacita’ di chiacchierare ad effetto che non aiutano piu’. Tony Blair e’ diventato un uomo sostanzialmente isolato, appoggiato magari da tanti in privato ma da pochissimi in pubblico, un personaggio che anzi suscita un odio decisamente alla moda specie nei giornaletti pseudoseri come il Sun e il Daily Express, un Ba-bau per chi sta a destra come per chi sta a sinistra.

E' ormai cosi' strano che qualcuno anche del suo partito lo difenda apertamente, che non fa piu' notizia sapere che questa o quella politica di Blair non ha portato i frutti sperati, o che alcuni ministri hanno fatto la voce forte senza essere toppo ossequiosi nei confronti di chi guida i Laburisti da piu’ di dieci anni .L'unica notizia che davvero interessa e’ che Blair ha preannunciato di lasciare l’incarico prima delle prossime elezioni (2009 o 2010), ma non ha ancora precisato esattamente quando, lasciando il collega/compagno/rivale Gordon Brown a cuocere ancora un po’ nella carica di Cancelliere dello Scacchiere, il Superministro britannico per l’Economia e il Tesoro.

Nel frattempo c'e' chi aspetta di poter ballare sulla tomba di quell'altro Primo Ministro, una famosa figura storica ancora vivente e sempre piu’ dipinta a tratti satanici, Margaret Thatcher. E davvero c'e' un collegamento fra i due.

Dopo 8 anni e mezzo e tre elezioni vinte, l'ex-mitico Tony ha infatti il suo catalogo di promesse e di relativi fallimenti, specie in quelli che dovevano essere i capisaldi della sua politica, i servizi pubblici e l'educazione, dove situazioni paradossali sono create continuamente dal suo approccio tutto “immagine e poca sostanza” sempre all’inseguimento della prima pagina dei giornali, e dalle contraddizioni di chi unisce una mentalita’ dirigista ad una apparente incapacita’ di anticipare, capire e trattare i dettagli delle iniziative annunciate a raffica in maniera magniloquente.

Per esempio, le scuole pubbliche di ogni ordine e grado sono adesso classificate a livello nazionale in termini di successo ai vari esami da parte dei loro studenti; una specie di Serie A dell’Educazione, con i vincitori premiati ufficialmente e gli ultimi della fila castigati, fino alla massima ignominia di vedere un Preside sostituito perche’ considerato incapace. Un’idea forse buona, se non fosse che le stesse Scuole sono poi forzate, sulla base ad un’altra iniziativa, ad accogliere il maggior numero di disabili possibili. Cosa dovrebbe fare allora, quel Preside? Preoccuparsi di avvicinare la propria Scuola alla testa della classifica, o fare in modo che tutti gli studenti, inclusi quelli disabili, siano seguiti e aiutati nel miglior modo possibile? Purtroppo non c’e’ coordinamento alcuno fra le varie politiche, e le indicazioni ministeriali sono contrastanti se non mutevoli con la stagione.

Gli stessi problemi gravano sulla Sanita’. Altro esempio: un giorno ormai lontano, per chissa’ quale motivo, Blair e il suo Governo hanno deciso che i Medici di Famiglia debbano sempre dare appuntamento entro poche ore, sotto pena di multa severa, invece che allocare il loro tempo da qui a qualche giorno a seconda della gravita’ della richiesta. Il risultato e’ che non si fa piu’ differenza fra il giovanotto con l’orecchio arrossato e l’anziano o il bambino con la febbre alta, e tutti devono aspettare ore nell’anticamera dell’Ambulatorio.

Ogni nuovo intervento del Primo Ministro sembra portare nuove classifiche, nuovi obblighi e nuove richieste, prive di alcun collegamento fra di loro. La risposta del servizio pubblico britannico e’ ed e’ stata ovvia, una rincorsa a come fare il minimo possibile per non incappare nelle ire ministeriali, senza nessuna considerazione per gli utenti del servizio stesso. Il Preside di cui sopra cerchera’ di far eccellere quanti piu’ studenti puo’, e non si preoccupera’ se i disabili nella sua scuola non impareranno il minimo indispensabile. Il Medico di Famiglia si rifiutera’ di vedere subito i malati piu’ gravi e/o piu’ a rischio, ma apparira’ di successo nella lista del tempo medio di attesa nel suo Ambulatorio. E cosi’ via.

D’altronde, come c’e’ da aspettarsi, cominciano ad affiorare sempre piu' storie legate al cliche' della corruzione generata dal potere. Non c'e' anno che passa senza un ministro che debba dimettersi nella vergogna (anche due volte). Lo stesso Blair, invece di impedire terremoti, e’ stato rilevato in pubblico coltivare legami, quelli si' un po’ sulfurei, con le multinazionali del tabacco e soprattutto con i mercanti d'armi, dopo aver detto di voler essere piu' immacolato di un lenzuolo bianco.

Infine c’e’ il grosso scheletro nell’armadio chiamato Iraq, con il Regno Unito partner minore in un’alleanza con gli USA osteggiata da quasi tutto l’elettorato, senza nessuna prova che il Presidente Bush abbia mai davvero dato ascolto al suo “amicone” Tony, incastrato in una guerra che non sembra finire mai.

Insomma da criticare ce ne sarebbe un po’ tanto…ma potrebbe quanto sopra giustificare l'odio attuale ? La verita' e' che la societa' inglese e' ammalata di Iconoclastofilia…il piacere di crearsi delle icone, dei miti, accoppiato poi al piacere di distruggerli. E’ questa probabilmente una reazione riflessa al fatto che nell'antica terra dei Britanni, non c'e' mai stata una rivoluzione popolare di successo. “Comandare” significa da secoli farsi accettare dall'Establishment, e nessuna persona di umili origini e' mai salita all'antico trono inglese, o al potente Premierato moderno, a meno che non si sia fatta accettare da chi comandava gia’. I servi dell’Essex arrivarono a invadere la Torre di Londra nel 1381, ma appena tornarono a casa il giovanissimo Riccardo II spergiuro’ su tutte le sue recenti promesse e mando’ a morte i capi rivoltosi.

Nel momento piu' significativo della storia del Regno, dopo l’esecuzione di Re Carlo I arrivo’ il dominio dell’aristocratico Oliver Cromwell, non di un capopopolo e neanche di un homo novus. Piu’ recentemente, la colpa si potrebbe dire che sia stata di…Bonaparte e del suo fallito tentativo di attraversare la Manica. Niente Napoleone, e allora niente Rivoluzione Francese, niente messa da parte dell’Ancien Regime e ufficialmente cittadini che non sono "cittadini", ma "soggetti alla Corona", cioe' sudditi, cui e’ richiesto di seguire prontamente e alla lettera le indicazioni del Governo.

Tuttora, non puo’ esserci radicalismo al governo; i sindacati hanno preferito il meno rivoluzionario partito dei Lavoratori, i Laburisti, appunto, piuttosto che affidarsi al Partito Comunista. Le figure troppo controverse vengono messe alla porta in un modo o nell'altro, e non e' un caso che il Re che prima entro’ nei saloni alla moda e piu' tardi quasi simpatizzo' per Hitler, fu quell'Edoardo VIII costretto ad abdicare dopo neanche 11 mesi di regno.

A controbilanciare tutta questa reverenza e sottomissione, c’e’ pero’ un un diffuso piacere nel vedere gli eroi di ieri come i cattivi o i falliti di oggi, e nel scegliere periodicamente un personaggio come “idolo del momento”, da conservare per poter sfogare il proprio disprezzo piu' in la' (e piangerne la dipartita nei casi piu’ tragici)..

Pensiamo, ovviamentemente, a Diana, destinata non ad essere la Regina di un nuovo Re Carlo ma a diventare rapidamente un simbolo della vita ricca, glamourous ed in stile, per poi essere trasformata in pochi anni in un oggetto di attacchi continui su giornaletti e rotocalchi, sempre affamati di foto “compromettenti” incluso gemme del tipo "Diana esce dalla palestra" e "Diana mette gli sci", tutti pronti a descriverla come una fredda arrivista, manipolatrice e libertina (proprio quelli che poi fecero a gara a chi piangeva di piu' dopo l'incidente di Parigi).

Pensiamo finanche al famoso calciatore David Beckham, probabilmente l'ex-idolo-eroe-diventato-cattivo meno pericoloso al mondo. Osannato quando giovanissimo mostrava il suo talento al Manchester United, idolatrato in tutti i sensi del termine quando comincio' ad indossare un sarong a mo' di gonna maschile per uscire con Posh Spice, diva pop delle Spice Girls, ed adesso l'oggetto di vario scherno e disprezzo nonostante il fatto che senza un paio dei suoi goal l'Inghilterra non sarebbe recentemente andata alle finali mondiali, europee e probabilmente neanche a quelle dell'oratorio. Mister Beckham, adesso in forza al Real Madrid, passa la sua vita extracalcistica a lottare periodicamente contro chi cerca di pubblicare particolari della vita di famiglia, o accuse di infedelta' alla moglie, o chissa' quanti altri pettegolezzi (senza neppure badare a che i due figli piccoli possano vivere un giorno senza un flash di un fotografo in faccia).

Insomma, la parabola dell'eroe britannico, quella di Beckham, di Diana, ma anche della Thatcher e anche di Blair, e' sempre la solita: Novita', Entusiasmo, Celebrita', Idolatria, Dubbi, Rivelazioni, Critiche, Ossessione, Odio (e poi Rimpianto, dopo la morte). Una comparazione con il Bel Paese puo' aiutare a capire quanto possa essere peculiare l'atteggiamento britannico verso i personaggi pubblici.

L'Isola dei Famosi, famigerato programma Rai in cui alcuni tizi di varia notorieta' vengono abbandonati (ahime’, solo per finta) su un'isola tropicale, riesce a far parlare di se' con i pettegolezzi su chi litiga con chi, su chi ha problemi di adattamento alla vita fuori dalla citta', e finanche su chi divorziera' chi in diretta televisiva. Si tratta di un "divertimento" ancora piu' leggero considerando che nel corrispettivo inglese "I am a Celebrity Get Me out of Here" (Sono Famoso Portami Via Da Qui) i concorrenti devono invece mangiare cotti e crudi insetti e artropodi di varie specie, per poi rotolarsi nel fango e peggio, e in generale facendo a gara per essere ripresi in varie pose a dir poco umilianti davanti alla telecamera. I reportage del giorno dopo sui giornali parlano chiaro, un’altra gara a descrivere le situazioni piu’ indegne in maniera piu’ dettagliata (e compiaciuta).

Se quindi in Italia la persona famosa e' materia di pettegolezzo, in Gran Bretagna diventa la vittima di un odio fisico e veramente poco latente, specie se poi viene scoperta essere persona dal successo durevole. E chi detestare quindi di piu' se non chi e' diventato famoso, c'e' rimasto ed addirittura ha vinto tre elezioni di fila, Tony Blair come Margaret Thatcher? Altro che fermare i fenomeni naturali! Il Primo Ministro che non poteva sbagliare nel 1997, non puo’ dirne una giusta nel 2005, e un archeologo del XXV secolo che trovasse l’archivio dei mass media inglesi di oggi si potrebbe chiedere perche’ fosse al potere un tipo descritto come losco, circondato da amici servili o corrotti, disconnesso dal suo elettorato, barboncino servo degli USA e senza nessuna morale.

Speriamo che l’Archeologo capisca che si tratta di una grossolana esagerazione, anche perche’ l’Idolo al Crepuscolo continua a dire che cerca di lasciare un segno nella Storia. Ormai puo’ sperare in un miracolo, che faccia innamorare di nuovo la popolazione britannica e il suo Primo Ministro, o forse piu’ probabilmente in prestigioso incarico internazionale, magari come Presidente della Commissione Europea a Bruxelles: tutto sommato, un posto che gli si potrebbe confare, vista l’importanza della capacita’ di ammaliare il pubblico e gli interlocutori, e le relativamente minime conseguenze pratiche delle decisioni del Presidente.



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