L’Inabissamento di Calamizzi

24Nov07

Sembra che finalmente qualcuno si sia deciso a scavare sott’acqua di fronte a Reggio Calabria, a Calamizzi, la’ dove sorgeva un intero promontorio poi inabissatosi.

L’articolo di oggi su Repubblica, riportando parte di quello che appare essere un comunicato stampa, dice a proposito: La vicenda del promontorio di Calamizzi ha una fine dovuta all’incapacità progettuale degli uomini del ‘500 [quando] si pensò di deviare il corso del fiume Calopinace verso sud, costruendo due enormi argini, che ancora oggi sussistono […] poco dopo, Punta Calamizzi sprofondò in mare. Di fatto, la deviazione del corso del torrente, molto probabilmente, ha minato le fragili basi del promontorio, che non resistette alla forza delle correnti dello Stretto.”

Questa storia non mi convince molto. Il promontorio di Calamizzi faceva parte delle parti di Reggio abitate piu’ anticamente (e per questo e’ archeologicamente interessantissimo).

Ma questo significa anche che ha resistito a terremoti, correnti marine e alluvioni dell’Apsias/Calopinace per almeno duemila anni. Poco piu’ corto di un chilometro, ospitava finanche un Monastero, denominato appunto “San Nicola di Calamizzi” .

Come poteva dunque avere “fragili basi“? E cosa e’ successo, quindi, al promontorio di Calamizzi?

Il CNR ne classifica la scomparsa fra le “frane“, riportando un libro del 1910 “Studi Geografici sulle Frane in Italia” di R. Almagia’, che indica come data il 20 Ottobre 1562. La Sezione di Sismologia e Tettonofisica dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia dice “1562 – Reggio Calabria: una forte scossa sismica fece sprofondare Punta Calamizzi, l’antica foce del Calopinace, privando la città del suo porto naturale.

Il Circolo Culturale Agora’ entra in dettagli: “1562: 22.10 Alle ore 23,00 l’antico promontorio di Punta Calamizzi, contiguo al tratto di Nacareri, che si protendeva ad Ovest per oltre mezzo miglio sprofonda inghiottito dalle acque dello Stretto“.

Su Wikipedia si parla di un “movimento bradisismico” (abbassamento del livello del suolo) nella stessa data (le cartine in quella pagina, pero’, si contraddicono. E il bradisismo non dovrebbe essere un fenomeno lento per definizione?).

E’ interessante notare che quello di Calamizzi non fu l’unico inabissamento a Reggio Calabria nel XVI secolo, visto che ce ne fu uno a Pellaro, e un altro a Catona.  Per qualche motivo pero’, un altro sito di Itinerari Turistici pone invece il fenomeno al 16 Dicembre 1562 (due mesi dopo).

=====

Quindi per tirare le prime somme: il 20 Ottobre 1562, a seguito di un terremoto, quasi tutto il promontorio di Calamizzi si ritrovo’ improvvisamente anche se di pochissimo sotto il livello del mare, probabilmente a causa di un movimento naturale del fondo marino. La concomitanza dei lavori al Calopinace fu altrettanto probabilmente casuale.

Perche’ “quasi tutto“? Perche’ a quanto pare, la Chiesa del Monastero di San Cipriano di Calamizzi rimase in piedi fino al terremoto del 1783. Evidentemente, una parte di Calamizzi era rimasta all’asciutto.

Adesso “Calamizzi” e’ una spiaggia. Ma quando c’e’ il mare in tempesta, si dice che si sentano ancora suonare delle campane ormai sommerse e sepolte.



3 Responses to “L’Inabissamento di Calamizzi”

  1. 1 gianni

    Grazie per la citazione.
    Spero che questo possa essere l’inizio di una seria e profiqua collaborazione tra le parti.
    Cordiali saluti.
    Gianni Aiello (Presidente Circolo Culturale L’Agorà)

  2. 2 Dujihlios

    La Storia di Reggio di Calabria, dovrebbe essere riscritta eliminando quella presunzione che i coloni ellenici abbiano fondato un qualcosa di superiore ad abitazioni attigue forse al loro emporio. Altra cosa, verosimilmente il fondatore del christianesimo latino quel Paolo di Tarso, non mise piede sulla riva dello stretto e men che mai sbarcò a Region (non Rhegion). Lui era di quelli che avversavano la setta giudaica dei nazirei (che non sono i primi christiani) implicato in sommosse e verosimilmente nella morte di quello che è ritenuto (erroneamente) il martire christiano Stefano, forse implicato nella morte (assassinio) di Giacomo detto il Giusto. Quindi, essendoci a Region una comunità di ebrei osservanti della Torah… lui sarebbe stato… immediatamente giustiziato. Altra cosa, Melita non è Malta… dovrebbe essere sulla costa dalmata… Quel tempio sprofondato…. sicuramente non è dovuto a nessun greco Oreste che mai si allontanò dall’ellade.

  3. 3 Cosimo

    A mio avviso diversi fattori hanno concorso “assieme” all’abissamento del promontorio:
    – il promontorio ha avuto origine dai detriti aspromontani trasportati dal Calopinace e depositatisi su uno strato preesistente di una spessa soglia di calcare che a sua volta poggiava su sabbie meno stabili. Tale morfologia stratigrafica è piuttosto classica alla foce dei fiumi ed è stata accertata da me personalmente con decine di immersioni anche profonde e fotografie fatte in loco.
    – i lavori di spostamento ed imbrigliamento della foce del Calopinace sul lato sud (attuale) hanno comportato un maggiore gettito più concentrato di acque del fiume (oggi torrente quasi secco) contribuendo a scavare per primo sotto la soglia di calcare della contrada Nacareri, che io pongo esattamente dove si trova l’estesa secca del “Tombino”, (tra l’attuale foce e poco oltre la spiaggia lato nord) provocandone l’abbassamento e lo scivolamento a seguito della rottura della soglia (1560), e poi del promontorio stesso (1562) trovatosi sprotetto anche dalle forti correnti da sud che hanno continuato a scavare sotto il suo strato di calcare.
    – il forte terremoto del 1561 ha senz’altro fatto la sua parte contribuendo ad accentuare l’instabilità del promontorio.
    – la massa del promontorio che è perfettamente visibile e localizzabile dalle batimetrie della Carta Nautica, ci dice che la base oggi mancante del penisolotto era piuttosto estesa e congiunta all’area Nacareri, ed arrivava lato nord all’incirca fin sotto l’attuale Villa Comunale. Mi azzarderei anche ad ipotizzare che subito dietro la sua base, il promontorio dovesse avere anche una certa graduale altezza, visto che i lavori del forte a mare sono stati iniziati, a seguito della visita di Carlo V del 1535, dopo aver pianificato lo spostamento dell’altro ramo della foce del fiume lato nord. Lo scopo della chiusura di questa parte della foce era proprio quello di collegare il forte al lato sud della città senza avere in mezzo l’acqua del fiume, e difenderla dalle ricorrenti incursioni saracene che protetti dall’altura del promontorio, avevano più volte attaccato da Porta San Filippo la città.
    La triste ed amara realtà è purtroppo che la Punta di Calamizzi, riportata anche su una nota stampa del Brughel disegnata pochi anni prima del suo sprofondamento, era stata fin dall’antichità l’area portuale di Reggio, e che quindi la città poco raggiungibile via terra (della Via Popilia o Annia restava poco e niente) si è trovata senza porto e quindi isolata e senza possibilità di crescita commerciale e culturale in un momento cruciale della storia dell’epoca. E forse anche oggi ne paghiamo le conseguenze…


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: