Dieci Spunti Dal Congresso del PdL

30Mar09

Grazie all’invito da parte dell’On. Guglielmo Picchi, ho partecipato al Congresso di fondazione del PdL a Roma dal 27 al 29 Marzo in qualita’ di Delegato per gli Italiani all’Estero.

E’ stata un’esperienza molto positiva (no, non mi sono commosso e non ho sventolato nessuna bandiera. La prossima volta ne porto una con la mia foto…). E’ stata un’esperienza  che mi ha fatto anche esperire lo straordinario spessore trasversale dell’intero movimento fondato e ispirato da Silvio Berlusconi.

L’Italia, senza tutte queste persone, non si puo’ governare.

Di note ne ho prese tante, ma per il momento mi voglio limitare a dieci spunti molto veloci:

1. Senza Confini

Il PdL e’ stato costruito in modo che chiunque possa trovarcisi a suo agio. Chiunque. C’e’ spazio per tutti, a patto che si riescano a mettere insieme almeno una trentina di altri iscritti, e formare una Associazione. Non e’ dato ovviamente sapere cosa succederebbe in caso di conflitto con le alte gerarchie: ma da Statuto, un’Associazione puo’ esistere motu proprio, e non solo in dipendenza dell’accettazione da parte del resto del partito. Da questo punto di vista, a parte qualche increspatura (ma che ci fanno i Probiviri in un partito post-ideologico???), il PdL contiene davvero il principio della liberta’ di pensiero e di azione, e ricorda molto piu’ Radicali Italiani e la loro “Galassia” che un partito vecchio stampo.

2. La Vera Sfida E’ Per I Missionari

Dubito che il Delegato medio abbia compreso fino in fondo il significato del messaggio di Berlusconi quando ha parlato di “diventare missionari”. Andarsene in giro a raccontare il Verbo trasformerebbe il PdL in una specie di versione politica dei Testimoni di Geova, raggiungendo punte di ridicolo invece che la maggioranza assoluta dei voti degli Italiani. Quello che i “missionari” dovrebbero fare e’ applicare per esempio la Carta dei Valori, non chiacchierarci sopra.

3. Un Partito Monarchico

Il PdL e’ straordinariamente centrato sul suo vertice. Non si muove (quasi…) foglia che Silvio non voglia, e la struttura ricorda quasi quella del Paradiso di Dante, con tutte le “anime” ugualmente beate ma pur sempre gerarchicamente divise. Con il mio tesserino blu potevo passare il primo e secondo cielo, ma durante i momenti clou mi era impedito ogni accesso al palco e a volte anche alla prima ventina di file. Insomma per cambiare analogia, mi sono sentito un po’ Vassallo e un po’ Valvassore…

4. In Una Kermesse, Niente Riunioni

Non solo non c’era alcuna Commissione e alcun dibattito, non c’era neanche alcuno spazio usufruibile da parte dei Delegati per delle riunioni fra di loro. Per un motivo o per l’altro, e’ stato deciso che questo non e’ il periodo del confronto fra le idee. Non e’ detto che non sia una scelta molto saggia, anche perche’ opposta a quella del PD dove per mantenere l’unita’ si e’ deciso di far addirittura finta di non avere proprio alcuna idea di alcun tipo.

5. Tocca Alle Idee

Piu’ di uno dei relatori e’ ritornato sul problema delle idee. E’ inutile che il PdL continui a lamentarsi dell’egemonia intellettuale della sinistra se non viene dato spazio alla analisi e alla sintesi comune delle idee. Questo lo sanno piu’ o meno tutti, ma qualcuno lassu’ deve avere il coraggio di lasciare le idee libere di misurarsi l’una con l’altra. Se tutto o quasi il mondo delle think-tank si limita pero’ alla Fondazione Magna Carta o giu’ di li’, allora restiamo fermi al punto di partenza.

6. La Consapevolezza Fra I Colonnelli

C’e’ ovviamente un forte stampo conservatore nel PdL. Ma ogni tanto si sentiva qualcuno dei relatori anche esprimere la consapevolezza della necessita’ di atteggiamenti a volte diversi, con richiami al miglior liberalismo. Forse fra una coltellata e un morso l’uno contro l’altro (un’organizzazione monarchica e’ sempre ed ovviamente anche un covo di vipere), anche i Colonnelli si rendono in fondo conto di quello che andrebbe fatto.

7. Il Pericolo Fini

Gianfranco Fini e’ “pericoloso”. Per il PD, che ovviamente non capisce niente e si accanisce nelle solite storie su Berlusconi. Fini fini…ra’ davvero per beccarsi piu’ del 50% dell’elettorato. I “suoi” ex-AN ormai sappiamo che lo seguiranno in capo al mondo, anche quando non sono completamente d’accordo. Gli ex-FI comincia gia’ a lavorarli ai fianchi, finche’ acclameranno pure lui. Basta allora aggiungere un po’ di leghisti, gli UDC e una spolveratina di elettori di sinistra, e la maggioranza e’ sua: mentre Silvio e’ difficile pensare che possa raccogliere piu’ consensi di quelli che gia’ ha.

8. “Faccione” Per Pochi Secondi, Del “Caso Umano” Neanche L’Ombra

Il Sen. De Gregorio si e’ visto per pochi secondi sul palco. Poi e’ scomparso per rimaterializzarsi in Sud America, manco fosse la Strega Cattiva dell’Ovest dal Mago di Oz. E’ stato un bene cosi’ non ho dovuto pensare a quale scarpa far finta di tirare a un tipo come lui, che ha preferito gettare discredito su milioni di italiani all’estero pur di appoggiare il sig. Nicola Di Girolamo, definito finanche da De Gregorio come un “caso umano”. Come si sa Di Girolamo, anche se riceve lo stipendio di senatore, lo e’ come io sono il segretario del Papa. E anche Di Girolamo non si e’ fatto vedere, partito per l’Argentina lui “eletto” in Europa (figuriamoci) e ben consapevole che ogni sua parola sarebbe stata accolta da urla e fischi (e non la scarpa gli avrei tirato, ma il passaporto dove e’ scritto che io davvero sono “italiano all’estero”)

9. L’Unico A Rompere La Coreografia

Magari mi sbaglio, ma ho l’impressione che l’unico intervento al microfono nella sala del Congresso (Padiglione 8 ) che non fosse previsto da alcuna scaletta preventiva, e’ stato quello del sottoscritto, a difesa (applaudita, ma vana)di un emendamento allo Statuto che avrebbe garantito un po’ di risorse e autonomia in piu’ per il PdL all’estero. E c’e’ chi si e’ lamentato del mio “rompere” (giustamente, immagino!).

Il video con il mio intervento (nella serata della seconda giornata) e’ disponibile per qualche settimana scaricando questo file e ascoltando dal minuto 29’57” al minuto 31’20”. Il video e’ anche disponibile in modalita’ streaming.

10. La Politica del Dispetto

In ultimo una considerazione solo all’apparenza umoristica. Per qualche motivo, sia Berlusconi che Fini che tanti relatori hanno fatto l’elenco di quello che dovrebbe fare il Partito Democratico per poter diventare alternativa di Governo al PdL. Se Franceschini e compari fossero politicamente furbi se non politicamente intelligenti (ne dubito) prenderebbero carta e penna e ricopierebbero tutti i suggerimenti per applicarli domani stesso. Ma Silvio sa benissimo che pur di fargli un dispetto, al PD sbatterebbero le proprie teste sul muro fino a sanguinare: per cui dice loro cosa dovrebbero fare sapendo benissimo che quelli faranno il contrario, lasciando quindi il PD nella solita confusione sconclusionata in cui e’ impantanato.



2 Responses to “Dieci Spunti Dal Congresso del PdL”

  1. 1 ugo varnai

    “mi sono sentito un po’ Vassallo e un po’ Valvassore…”

    vassallum, derivato da vassus: “servo”;

    Valvassori, erano i vassalli minori a cui veniva concesso un beneficio in cambio di fedeltà vitalizia verso il proprio signore …

    bastava questo, non servivano i 10 punti.

    • ti ringrazio Ugo ma voglio rassicurarti che le parole di solito non le butto cosi’ tanto per buttarle 😎


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