Per l’Animale Sociale, Un Abisso Di Solitudine

23Feb09

C’e’ voluto un po ‘di tempo, ma ho finalmente trovato la fonte originale del “divario” menzionato da Elissa Ely recentemente sull’International Herald Tribune.

E’ da uno scritto di Rabbi Joseph B. Soloveitchik, intitolato “Confronto“, e apparso in “Tradition: A Journal of Orthodox Thought“, 1964 Volume 6, # 2. Citazione tradotta dal testo pubblicato sul sito del Boston College:

E’ paradossale, pur tuttavia vero che ogni essere umano vive sia in una comunità esistenziale, circondato da amici, sia in uno stato esistenziale di solitudine e tensione, dove deve confrontarsi con estranei. In ogni persona con cui mi relazioni come essere umano, trovo un amico, perché abbiamo molte cose in comune, così come un estraneo, perchè ciascuno di noi è unico e totalmente diverso.

Questa diversità impedisce una completa comprensione reciproca. Il “divario di unicità” è troppo ampio per essere colmato. Infatti, non è un divario, è un abisso. Ovviamente, molto spesso prevale una sintonia di interessi – economici, politici, sociali – riguardo i quali due persone possono concentrare la loro attenzione. Tuttavia, due persone che guardino allo stesso oggetto possono continuare a condurre esistenze isolate e chiuse in se stesse. Il coordinamento dell’interesse non fa comparire per magia una unione esistenziale.

Noi spesso ci impegniamo insieme in questa o quella iniziativa, e con prudenza cerchiamo di perseguire obiettivi comuni, viaggiando temporaneamente lungo strade parallele, ma le nostre destinazioni non sono le stesse. Siamo, nelle parole della Torah, compagni di aiuto gli uni degli altri, ma allo stesso tempo esperiamo lo stato di rimanere diversi e anche opposti gli uni agli altri. Noi pensiamo, sentiamo e rispondiamo agli eventi non in sintonia, ma singolarmente, ognuno nel suo modo individuale.

L’uomo è un essere sociale, con l’anelito per un’esistenza di insieme fatta di mutuo servizio e esperienze condivise; e una creatura solitaria, timida e reticente, che teme l’invadente, cinico sguardo del vicino della porta accanto. A dispetto della nostra socialità e natura diretta verso l’esterno, restiamo estranei gli uni agli altri.

I nostri sentimenti di solidarietà e di amore per l'”altro” sono appannaggio della nostra personalità superficiale e non raggiungono i recessi piu’ interni della nostra personalità profonda, che non lascia mai la sua solitudine ontologica e non si fa mai coinvolgere nella comunita’ esistenziale.



2 Responses to “Per l’Animale Sociale, Un Abisso Di Solitudine”

  1. 1 viki

    interessante..

  2. 2 deborah

    bello, grande soloveitchik, x caso ha qualche altro suo testo tradotto’


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