Turchia ed Europa: Mia Lettera Pubblicata sulla London Review of Books

20Ott08

Nell’ultimo numero della London Review of Books (LRB) esce una mia lettera sulla Turchia e il suo ingresso nella Unione Europea, in risposta ad articoli molto lunghi e molto critici di tutti i Governi turchi dalla fine dell’Impero Ottomano in poi, scritti da Perry Anderson, Professore all’University of California a Los Angeles.

Non e’ la realta’ dei fatti che contesto ad Anderson, ma il volerli presentare sotto una finta pellicola di verita’, illuminandoli in realta’ sempre e comunque in modo da mettere in cattiva luce ogni leader turco (a parte, naturalmente, quelli “di sinistra”…lo dice lui, eh, non lo dico io)

Prima e dopo Kemal
Di Maurizio Morabito

I saggi di Perry Anderson saggi ‘Kemalismo’ e ‘Dopo Kemal’ (LRB, 11 e 25 settembre) hanno catturato la mia attenzione. La discussione sull’ingresso della Turchia nell’Unione Europea sta contribuendo a definire cosa sia (o non sia) l’Unione Europea, e in questo contesto la storia della Turchia moderna è importante.

In realta’, ‘Kemalismo’ e ‘Dopo Kemal’ sembrano antiquati opuscoli polemici, sovrintendenti un ‘ragionamento’ che regge la pervasiva coerenza di entrambi. Tutto è spiegato, e tutto trova perfettamente il suo posto nel racconto. E tutto ciò che invece non lo trova (come la fine del regime di Menderes nonostante Anderson lo abbia descritto come economicamente e politicamente forte) viene classificato come parte di un ‘ciclo’ comune a tutti i governi turchi di centro-destra. Ogni studioso che non è d’accordo con Anderson ha venduto la sua anima al diavolo – cioe’, al Governo di Ankara.

La Turchia, ci vuol dire Anderson, è invariabilmente dalla parte sbagliata della storia, si comporta male e ha poco in comune con il resto dell’Europa. (È interessante notare che in un articolo precedente dello stesso Anderson, ‘Le divisioni di Cipro’, pubblicato nella LRB del 24 aprile 2008, i ‘cattivi’ sono invece i colonialisti inglesi, e i buoni gli appartenenti al Partito Comunista AKEL. In quel “ragionamento”, la Turchia svolge il ruolo di spettatore semi-passivo, e la mentalita’ da assedio imminente diffusa fra i Turco-ciprioti rimane inspiegata).

E allora, perche’ dedicare trenta mille parole per la Turchia, proprio in questo momento? Anderson fornisce involontariamente una spiegazione. Le ‘motivazioni tipiche’ che giustificano l’adesione della Turchia all’Unione Europea sono ‘innumerevoli’, scrive. Sta allora cercando di far sentire il suo peso, affinche’ la Turchia resti fuori dalla UE a meno che siano rispettate determinate condizioni, proprio perché c’è una schiacciante maggioranza di motivi perche’ la Turchia venga accettata? E’ istruttivo al riguardo notare che mentre da una parte Anderson elenca le ‘speranze’ nella UE da parte della sinistra turca, e dei popoli Curdi e Alevi, dall’altra parte egli elenca come ostacoli al ‘processo di adesione’, i maltrattamenti subiti della sinistra turca, dai Curdi e dagli Alevi..

Per riferimento, ecco il testo completo dei miei commenti originali in inglese, prima che venissero tagliati: sulla Turchia e su Cipro.

Questi invece sono gli articoli di Anderson, anch’essi in inglese, cui mi riferisco nella lettera:

(a) Su Cipro
(b) Su Kemal
(c) Sulla Turchia dopo Kemal



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