Paginone Domenicale Sole24Ore sul Clima

21Ago08

Un po’ di correzioni e commenti riguardo il paginone sul Clima dal supplemento Domenicale del Sole24Ore del 29 Giugno 2008:

(a) Nella “cornice” superiore viene detto che nel 2006 lo studioso Harry Bryden rivelo’ che la Corrente del Golfo stava rallentando, fermandosi addirittura per 10 giorni nel 2004. Le dichiarazioni originali di Bryden sono in realta’ del dicembre 2005, ed e’ di circa un anno dopo la smentita da parte di Bryden stesso (cfr. p 11-12 del libro “Six Degrees” di Mark Lynas).

A parte l’errore quasi trascurabile sull’anno, non sarebbe stato il caso di informare i lettori delle ultime ricerche di Bryden?

(b) Nell’articolo a pagina 42 “Imprese, state attente al Bau“, Francesco Daveri dice che le stime dei costi del “business as usual” cosi’ come calcolate da Nicholas Stern per il Governo britannico sarebbero approssimate “per difetto” in quanto non si valutano i costi sociali.

Sara’ anche vero, ma e’ altrettanto vero dire che quelle stime sono approssimate “per eccesso” in quanto Stern ha usato un tasso di sconto straordinariamente basso, primo economista ad aver espresso idee del genere. Daveri inoltre non mostra consapevolezza del fatto che il “disinquinamento climatico” ha dei costi di opportunita’ (opportunity costs, spero di aver tradotto bene) non indifferenti.

(c) E’ (anche) a quei costi che si rifa’ Bjorn Lomborg del cui ultimo libro si occupa Sylvie Coyaud nell’articolo “Il grande freddo sulle priorita’” a pagina 43, su cui non ho niente da eccepire, a parte esprimere un caloroso appello perche’ ci si renda conto che i “dissidenti climatici” non sono tutti pagati dall’industria carbonifera e petrolifera.

(d) Abbisogna di alcune correzioni anche l’articolo “Paure come meteore” di Patrizia Caraveo, sempre a pagina 43. Non e’ vero che l’evento di Tunguska del giugno 1908 passo’ inosservato. Per esempio, come si puo’ leggere nell’archivio del New York Times, una “strana aurora” fu osservata in Europa il 30 giugno e l’1 luglio 1908 (l’articolo e’ “STRANGE NORTHERN LIGHTS; Seen on Tuesday and Wednesday Nights in North Europe“, del 3 luglio 1908).

E’ certamente un refuso l’attribuire la scomparsa dei dinosauri a 60 milioni invece che 65 milioni di anni fa, mentre qualche specificazione in piu’ occorrerebbe riguardo “la probabilita’ di morire per l’impatto di un asteroide” che dovrebbe essere “simile a quella di soccombere all’attacco di un pescecane”. Quand’anche fosse cio’ fosse matematicamente vero (e non dico che non lo sia) bisogna distinguere fra i due eventi, perche’ il primo e’ rarissimo ma uccide milioni di persone.

(e) Infine esprimo un doppio disappunto riguardo l”articolo “Il cataclisma e’ anche sociale” di Alessandro Melazzini (in basso a pagina 43).

Prima di tutto il recente saggio della Rosenzweig su Nature non riguardatempeste, inondazioni, siccita’, incendi e maremoti” e non c’entra niente con “l’inondazione di New Orleans”. Trovo particolarmente oltraggiosa per l’intelligenza dei lettori l’idea che “il cambiamento climatico subito dalla Terra per effetto dell’azione umana” sia causa di maremoti.

Melazzini passa poi ad illustrare le ipotesi di Harald Welzer su futuri conflitti sulle risorse, che vengono accettate senza un particolare senso critico. E invece semplicemente, non ci sono esempi in epoca storica di “guerre per le risorse” dopo le invasioni barbariche. In innumerevoli occasioni nel corso dei secoli, le popolazioni che si sono ritrovate con scarsita’ di cibo e acqua sono state troppo occupate a sopravvivere, e non hanno certo organizzato invasioni dei territori altrui. E’ difficile combattere a stomaco vuoto. Le uniche “guerre per le risorse” che ci sono state, sono state dovute all’ingordigia e all’ambizione, come nel caso della idea della Lebensraum nazista.

Insomma i professori di psicologia sociale scrivano quello che vogliono, ed e’ giusto che il Domenicale riporti i libri piu’ interessanti, ma senza senso critico non si arriva davvero da nessuna parte.



2 Responses to “Paginone Domenicale Sole24Ore sul Clima”

  1. Gentile signor Morabito,

    Termino ora di leggere la sua ampia lettera di commento al passante sul clima uscito tempo fa.
    Poiché Lei si esprime per punti, mi permetto anche io di adottare questo pratico formato nel risponderLa riguardo alle obiezioni del punto (e).

    1) Nel mio articolo affermo in generale che il saggio di Rosenzweig attribuisce l’origine di numersosi disastri naturali all’azione umana. Ma spinto dalle Sue osservazioni, ho riletto la frase del mio pezzo e, in effeti, la costruzione può risultare fuorviante e far anche pensare che mi riferisca a terremoti o, addirittura, a New Orleans. Quanto meno così a lei è apparso, e mi dispiaccio della cosa. In realtà i disastri naturali di origine antropologica a cui si riferisce la Rosenzweig sono:

    shrinking glaciers in every continent
    melting permafrost
    shifts in the spring peak of river discharge associated with earlier snowmelt
    lake and river warming with effects on thermal stratification, chemistry and freshwater organisms
    and increases in coastal erosion
    In biological systems, changes include shifts in spring events (for example, leaf unfolding, blooming date, migration and time of reproduction), species distributions and community structure
    Additionally, studies have demonstrated changes in marine-ecosystem functioning and productivity, including shifts from cold-adapted to warm-adapted communities, phenological changes and alterations in species interactions

    Non cose da poco, insomma. Ma tra esse non c’è un maremoto o l’inondazione di New Orleans. Che quest’ultima dipenda anche da cause umane lo affermo io, sulla base del fatto che da anni la presidenza degli Stati Uniti era informata sulle possibilità di un’inondazione della città, ma non ha concesso fondi per misure precauzionali atte a ridurre al minimo la possibilità del disastro, poi avvenuto.

    2) In merito al secondo punto, non capisco l’obiezione che lei pone. Welzer nel suo volume non si occupa dei saccheggi barbarici, ma delle guerre del Ventunesimo secolo, affermando che prossimamente non si combatterà più solamente per motivi economici, ideologici o etnici, ma anche e soprattutto per fattori ambientali, e che i cambiamenti climatici e la corsa alle risorse non solo provocheranno nuove ragioni di tensione a livello internazionale, bensì produrano negli Stati più deboli anche nuove forme di “guerra permanente”, esempio Darfur. E’ una tesi che trovo condivisibile.

  2. grazie Melazzini. Leggero’ e rispondero’ presto. Speriamo che il Domenicale abbia in futuro una presenza su internet piu’ corposa, cosi’ che queste discussioni e questi chiarimenti direttamente con gli autori diventino la norma


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