Pro-Tibet o Anti-Cina? Manifestazioni Un Po’ Sceme

11Giu08

scemo: dal latino “semus”, mezzo […]. Agg. Non completo, non pieno; Mancante di una parte; […]

Se e’ vero che la solidarieta’ al Governo cinese per il terremoto non puo’ essere un alibi per chiudere gli occhi sulla repressione in Tibet, non e’ anche vero che i manifestanti a tutta prima “pro-Tibet” non stiano facendo una gran bella figura, strafregandosene del disastro nello Sichuan?

Oppure vogliamo crogiolarci nell’illusione che i disastri naturali non abbiano conseguenze politiche?

Se non viene fatto il minimo sforzo per capire cosa stia succedendo in Cina, non si rischia di diventare dei dischi rotti? Quanto e’ difficile aggiungere alle manifestazioni “pro-tibet”, una candela a ricordo di tutti quei morti?

E no, non sto suggerendo di organizzare veglie funebri. Vorrei solo che quando si parla di Tibet e Cina, venisse dedicato un angolino della manifestazione ai morti del terremoto. Dimenticati i quali, si perde ogni possibilita’ (e aggiungo io, ogni diritto) di dire ai Cinesi cosa sia giusto, e cosa sia sbagliato.

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Ho posto le domande qui sopra a varie persone ma di risposte finora ce ne sono state poche. Ho la brutta impressione che alla fine pochi o nessuno se ne importi davvero del Tibet, proprio perche’ a pochi o nessuno interessa sapere quali sono state le conseguenze politiche e sociali del terremoto in Cina. Chi puo’ chiudere gli occhi su 70mila morti, 370mila feriti e 17mila dispersi, puo’ chiudere gli occhi su tutto.

Invece di esporre bandiere tibetane, forse sarebbe piu’ onesto bruciare bandiere cinesi.



3 Responses to “Pro-Tibet o Anti-Cina? Manifestazioni Un Po’ Sceme”

  1. 1 toni brandi

    Parlo per conto delle associazioni che hanno organizzato la marcia della Pace a Roma domenica scorsa. Comprendo benissimo cio’ che tu dici ed hai perfettamente ragione. Soprattutto visto che il Governo Cinese aveva ricevuto avvertimenti da esperti riguardo un possibile terremoto ma per via delle Olimpiadi in tipico stile comunista ha preferito mettere tutto a tacere e non ascoltare gli avvertimenti. Inoltre sottolineo che noi non abbiamo nulla contro il grande popolo cinese e la grande e millenaria cultura cinese ma siamo contro il regime comunista che opprime sia i tibetani che i cinesi. Per tua informazione in seguito alla “Marcia per la Pace in Tibet” di domenica scorsa, quando oltre duemila persone hanno marciato al grido di “Tibet libero”, ed in vista dell’arrivo della fiaccola Olimpica a Lhasa, la Comunità Tibetana in Italia, l’Associazione delle Donne Tibetane, l’Associazione Italia-Tibet e la Laogai Research Foundation Italia hanno chiesto al Governo Italiano di non partecipare all’inaugurazione delle Olimpiadi il prossimo 8 agosto a Pechino.

    Con questo accorato appello, una lettera firmata dai quattro presidenti delle suddette associazioni è stata inviata al Primo Ministro, On. Silvio Berlusconi, oggi giovedì 19 Giugno. Nel testo della lettera i firmatari ricordano che “Il Comitato Olimpico cinese aveva promesso che, se Pechino fosse stata designata come sede dei Giochi Olimpici 2008, la Cina avrebbe apportato un miglioramento al proprio standard di rispetto dei diritti umani. La promessa non è stata mantenuta e la brutale repressione in corso, in Tibet, lo dimostra”. Infatti, la repressione in Tibet continua con arresti, torture e morti. Pechino rifiuta l’ingresso dei giornalisti stranieri e il Governo Tibetano in esilio ha identificato almeno 200 morti a causa di armi da fuoco o torture. Migliaia di monaci e laici tibetani sono ora internati e costretti al lavoro forzato nei Laoga i, i campi di concentramento cinesi.
    Quando, recentemente, gli Stati Uniti e l’UE hanno chiesto insieme l’apertura di una concertazione sincera sul Tibet, le autorità cinesi hanno respinto l’appello, considerandolo un’ingerenza negli affari interni del Paese. La minaccia della politica della “sedia vuota” per il prossimo 8 agosto nello stadio olimpico di Pechino è forse l’unico modo di ottenere dei gesti concreti in favore dei diritti umani dalle autorità cinesi.
    Tenzin Thupten, presidente della Comunità Tibetana in Italia sottolinea che “nonostante le relazioni commerciali del suo paese con la Cina , il presidente francese Nicolas Sarkozy ha espresso seri dubbi sulla sua presenza alla cerimonia inaugurale delle Olimpiadi di Pechino. Analoghi dubbi sono stati espressi anche dall’attuale presidente del Parlamento Europeo Hans Gert Poettering. Lo stesso Parlamento ha approvato una risoluzione comune sul Tibet in Aprile. In Europa, altri importanti capi di stato, come Angela Merkel e Gordon Brown, hanno deciso di non presenziare alla cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici 2008 “.
    Secondo i sondaggi l’idea del boicottaggio della cerimonia di apertura è sostenuta anche dall’opinione pubblica europea.
    I firmatari chiedono al Governo Italiano di seguire l’esempio di altri coraggiosi leaders europei “per dimostrare concretamente la forte sensibilità del popolo italiano e di tutto il paese nei confronti del rispetto dei Diritti Umani e della Pace in Tibet, in Cina e nel mondo”.
    Tenzin Thupten, presidente Comunità Tibetana in Italia
    Dechen Dolkar, presidente Associazione Donne Tibetane in Italia
    Guenther Cologna, presidente Associazione Italia Tibet
    Toni Brandi, presidente Laogai Research Foundation Italia Onlus

  2. 2 silvia

    Buongiorno Signor Maurizio,
    come è possibile dire ciò che è bene e ciò che è male? Dov’è l’ipocrisia e dove non è? Aiutare tutti o nessuno? Io preferisco poter aiutare pochi piuttosto che nessuno. Ci sarà chi si occupa dei bambini africani, chi dei terremotati cinesi, chi per il tibet. Allora che dire di chi non rispetta la natura e la distrugge con le sue stesse mani? Come poter chiudere gli occhi davanti a ciò? Ringraziamo che qualcuno faccia qualcosa per qualcuno senza disprezzarne il fare. Questa vita è duale ed è fatta di scelte.
    La saluto e le auguro una splendida giornata,
    Silvia


  1. 1 L’Illusione dell’Apoliticita’ dei Disastri Naturali « Maurizio Morabito

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