Tibet: Oltre il Boicottaggio

17Mar08

Dal Messaggero, un’intervista per capire perche’ “boicottare i Giochi Olimpici“, qualunque sia la situazione in Tibet, non sia una scelta particolarmente saggia:

Nel 1980 non potè partecipare alle Olimpiadi a Mosca e oggi afferma che quel «boicottaggio non servì a nulla». Secondo Daniele Masala, glorie dell’atletica leggera italiana, «si fa presto a dire boicottiamo: ma le ragioni di chi suda, si sacrifica e trascorre la breve vita sportiva con il solo obiettivo di andare ai Giochi, le valutate? E soprattutto: alla causa dei diritti umani serve non andare alle Olimpiadi di Pechino?». Nel 1980 la soluzione trovata in Italia per non andare a pieno titolo a Mosca (i sovietici avevano invaso l’Afghanistan, gli Usa premevano per il boicottaggio) fu quella di inviare una squadra chiamata «Coni» e di lasciare a casa gli atleti militari. E lui, che era un poliziotto, restò a Roma pur essendo il favorito nella prova di pentathlon moderno. «E nel mondo – spiega – dopo tutto andò come se il boicottaggio non ci fosse mai stato». E la mancata partecipazione fu un duro colpo: «Smisi per 4-5 mesi di allenarmi, volevo cambiare vita: ero tristissimo». «Non possiamo fare dei Giochi una grande festa mentre i cinesi uccidono i monaci tibetani e giustiziano la gente. Noi dobbiamo andare, gareggiare e mentre ci premiano mandare il messaggio forte: siamo contro le esecuzioni capitali, siamo contro l’invasione in Tibet. E se proprio dobbiamo punire qualcuno, boicottiamo il Cio che questa sede l’ha scelta. Lasciamo in pace atleti e tecnici».

Da Dharamsala, intanto, un appello da parte dell’On. Sergio D’Elia, gia’ li’ da alcuni giorni dimostrando quindi che qualcuno si occupava del Tibet anche in tempi non sospetti:

TIBET: SERGIO D’ELIA CHIEDE CHE IL PARLAMENTO DISCUTA LA DRAMMATICA EMERGENZA

Dharamsala, 16 marzo 2008

COMUNICATO STAMPA

Sergio d’Elia, deputato radicale, ha inviato la seguente lettera ai Presidenti della Camera e del Senato e ai Presidenti delle Commissioni esteri

Dharamsala 15 marzo 2008

Alla c. a.
Presidente del Senato Franco Marini
Presidente della Camera dei Deputati Fausto Bertinotti
Presidente della Commissione esteri del Senato Lamberto Dini
Presidente della Commissione esteri della Camera Umberto Ranieri

Cari Presidenti,

come forse saprete sono a Dharamsala insieme ai Vice Presidenti del Partito Radicale Nonviolento, Matteo Mecacci e Marco Perduca, per sostenere la causa tibetana che in queste ore vede un drammatico sviluppo per quanto sta accadendo purtroppo in Tibet.

Lo scorso 10 marzo abbiamo partecipato alle cerimonie ufficiali del Governo tibetano in esilio nel corso delle quali sono intervenuti il Dalai Lama, Karma Chopel, Presidente del Parlamento Tibetano e Samdhong (Lobsang Tenzin) Rinpoche, Primo Ministro del Governo tibetano in esilio.

Con il Presidente del Parlamento ed il Primo Ministro abbiamo avuto anche incontri ufficiali ed un lungo colloquio nei giorni scorsi nel corso del quale abbiamo insieme approfondito l’analisi dell’iniziativa lanciata da Marco Pannella, nel quadro del Primo Satyagraha Mondiale per affermare “ovunque, a livello istituzionale e personale, per tutte e tutti” il valore, troppo spesso smarrito, della “parola data” e dei patti, nei rapporti internazionali e personali, obiettivo che coinvolge naturalmente anche la realtà italiana e globale, per dare una soluzione politica strutturale alle crisi dello Stato di Diritto, della democrazia e dei diritti umani.

Il 10 marzo, in omaggio anche della qualità di parlamentare italiano, membro della Commissione esteri della Camera dei Deputati, ho avuto l’onore di aprire la Marcia nonviolenta partita da Darmanshala fino al Tibet in occasione dell’anniversario della rivolta nonviolenta tibetana del 1959 contro l’occupazione cinese. Tale manifestazione nei giorni successivi è stata interrotta dalle autorità indiane con un fermo di polizia di 14 giorni a 100 monaci, attualmente nel centro di detenzione di Yateri Niwas, per essersi rifiutati di firmare un impegno a non proseguire la Marcia.

Ritengo opportuno e urgente che il Parlamento italiano trovi il modo di discutere quanto sta avvenendo in Tibet ed anche in altre regioni cinesi, dove pure si consumano gravi violazioni dei diritti umani come nei confronti degli uiguri del Turkestan orientale, che non sono in questo momento sotto i riflettori della pubblica opinione.

Non solamente in vista dei Giochi Olimpici, chiedo formalmente di aiutare la Cina a dare al mondo un’immagine ben diversa da quella che emerge tragicamente in queste ore e di convocare una riunione congiunta del Parlamento italiano, o quanto meno delle Commissioni esteri, affinché il Governo possa, a Parlamento sciolto come avvenuto per il Kossovo, discutere di questa drammatica emergenza.

Con i miei più cari saluti,

On. Sergio d’Elia

p.s. Naturalmente, quando c’e’ da prendere una posizione semplicista e populista, nessuno puo’ battere Beppe Grillo.



One Response to “Tibet: Oltre il Boicottaggio”

  1. 1 Salvatore C

    Da quello che mi risulta sono stati uccisi dei Cinesi in Tibet dai Tibetani piu’ esagitati.Poi era normale che la Cina inviasse truppe per difendere la minoranza Cinese in Tibet.In Tibet potrebbe essere in corso una PULIZIA ETNICA,ma d parte di Tibetani nei confronti dei cinesi e non viceversa.


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