La Quinta Regina

11Lug07

Fu il Re Farouk d’Egitto a dichiarare, appena deposto negli anni ’60, che si aspettava solo cinque regine arrivare al nuovo secolo: quelle di cuori, quadri, fiori e picche, ed Elisabetta d’Inghilterra.

In realta’ e’ il 2007 e di casate regnanti ce ne sono ancora un po’: nell’Arabia dei diecimila principi e principesse, nel Giappone dove il Tenno e’ a capo di una famiglia che comanda da quasi duemila anni, in Brunei dove il sultano paga cinque concerti di Michael Jackson per festeggiare il compleanno (del sultano, non di Michael Jackson). E in Europa, naturalmente, con le casate di Danimarca, Svezia, Norvegia e Olanda.

Ma una parte manca una lunga tradizione, da un’altra la regina va in bicicletta forse in eccesso di modernita’. Insomma, Elisabetta Alessandra Maria Windsor, Regina del Regno Unito, Canada, Australia, etc etc, rimane a livello globale forse l’ultimo epitome di cosa dovrebbe dire ritrovarsi a comandare una Nazione per (s)fortuna di nascita.

E cosa dovrebbe dire? A quanto sembra, dovrebbe dire che la Regina debba volente o nolente vivere in un mondo a parte, a meta’ fra il Tutti Vissero Felici e Contenti e la ridicola pantomima, e in ogni caso su un pianeta lontano da quello dove vive la maggior parte di noi.

Suscito’ infatti scalpore anni fa la notizia che la Regina andasse pazza per il Tupperware, quei contenitori di plastica per conservare il cibo che si sigillano premendo al centro del tappo: che ci faceva la Regina di fronte al frigorifero, ci si chiedeva? E invece e’ considerata normalissima l’innumerevole quantita’ di paggi che circondano la Sovrana e tutta la famiglia, addestrati e pagati per star dietro alle mansioni piu’ strane. Per esempio c’e’ un tizio il cui unico impiego sembra essere mettere il dentifricio sullo spazzolino del Principe Carlo, la mattina. Per il resto della giornata, cosa fara’ costui (il paggio, non Carlo)? Provera’ esperimenti su come distribuire il Colgate in maniera piu’ efficiente? Scrivera’ un libro di “Memorie dello Spazzolino”?

Il rapporto fra i regnanti d’Inghilterra e la servitu’ e’ rimasto al XVII secolo, altro che XXI (a parte il fatto che la toeletta regale non e’ piu’ spettacolo per la Corte, o almeno, speriamo sia cosi’!). Il Galateo regale, per chi invidiasse i padroni di casa a Buckingham Palace, e’ infestato da un numero immenso di regole che non devono rendere la vita poi cosi’ facile. Pensiamo ancora ai paggi, tapini, che devono rendersi il piu’ possibile invisibili, con risultati comici. Per non rovinare i tappeti e i pavimenti con le loro scarpe plebee, allora, eccoli dunque a camminare rasenti al muro e ai mobili, circumnavigando le stanze per andare da una porta all’altra invece di seguire il percorso piu’ breve, in linea retta, come le persone comuni.

L’attaccamento a queste cose e’ tenero, assurdo, drammatico e stucchevole allo stesso tempo. Tenero perche’ davvero per milioni di persone, vedere la Regina passare in auto o carrozza e’ una cosa speciale, paragonabile forse a riuscire a stringere la mano del Papa. E l’intervento in diretta TV, il 25 dicembre, e’ un momento importantissimo delle celebrazioni natalizie, vissuto piu’ intensamene che da noi, il discorso di Capodanno del
Presidente della Repubblica.

Ma allo stesso tempo tutto cio’ e’ palesemente assurdo. Se un domani l’intera Casa Reale si trasferisse sulla Luna, non ci sarebbe alcun cambiamento pratico nella vita della Nazione. Il potere politico e amministrativo reale e’ quasi zero, e tutte le varie cerimonie come il cambio della guardia fra tizi che indossano improbabili cappelloni non hanno ragion d’essere in un’epoca di attentati suicidi. Anche se si dice attirino i turisti non e’ certo quello un buon motivo per continuarle. Il tempo perso per prepararle e’ enorme, rispetto a una pantomima lenta il cui significato sfugge a tutti. Quand’anche servisse ad attirare turisti da tutto il mondo, chi proporrebbe che i Granatieri del Quirinale facessero le piroette? Quantomeno, le piume dei Bersaglieri non pesano il chilogrammo dei gia’ menzionati cappelloni.

C’e’ comunque un dramma di fondo, una specie di teatro collettivo che non puo’ mai essere dimenticato quando si parla di Regno Unito e specialmente di Inghilterra. La Nazione e lo Stato sono stati fondati su secoli di dominazione del Mondo. Alla vigilia della Prima Guerra Mondiale un terzo degli abitanti del pianeta erano sudditi britannici. Sarebbero stati ancora di piu’ se Londra non avesse perduto per incompetenza le colonie americane (il nucleo degli USA), e preso la decisione conscia di rinunciare a sottomettere l’immenso Impero Cinese.

Il periodo di Britannia Caput Mundi e’ finito intorno al 1917, quando gli USA stessi hanno dovuto dar manforte contro l’esercito tedesco; si e’ concluso intorno al 1960 con la fine quasi ovunque della dominazione coloniale britannica; ed e’ scomparso dalla faccia della Terra nel 1997 con la consegna di Hong Kong alla Cina.

Sopravvivere a tali sconvolgimenti non e’ cosa facile: un po’ come il Capofamiglia che un giorno scopra di non poterlo essere piu’ a causa della vecchiaia, il Regno Unito continua a struggersi nel vano tentativo di rimanere fedele al proprio passato di gloria e comando letteralmente sui sette mari. Forse la Corona e’ l’ultima traccia rimasta di quel periodo d’oro, e quindi rinunciarvi sarebbe un po’ come immaginarsi i Francesi abbandonare Parigi: con la non-sottile differenza che la Casa Reale britannica non e’ britannica per niente.

I Windsor, fino al 17 luglio 1917, portavano infatti il cognome tedesco “Saxe-Coburgo e Gotha”, e per parte della regina Vittoria sono discendenti dei principi Hanover, protestanti tedeschi chiamati al trono (dal Parlamento) dopo che si estinse la dinastia degli Orange (i quali erano olandesi…insomma, e’ una storia complessa, ma comunque dal 1066 ad oggi nessun inglese e’ piu’ diventato Re d’Inghilterra)..

Il Principe Consorte, e’ tedesco pure lui. Anzi, visti gli incredibilmente inopportuni matrimoni delle sorelle di Filippo negli anni ’30, Elisabetta II si ritrova bonta’ sua cognata di alcuni alti gerarchi nazisti.

L’identificazione Corona-Nazioni Britanniche e’ quindi quantomeno ironica dal punto di vista storico (e la Regina e’ tale solo per invito del Parlamento). Ma e’ l’impressione, quella che conta: anzi, probabilmente, finche’ Buckingham Palace servira’ a ricordare l’Impero ed i suoi Fasti, i sudditi resteranno recalcitranti sull’Europa, per evitare di dover ammettere che quell’altra epoca e’ davvero finita.

Alla fine tutto cio’ e’ pittoresco per non dire stucchevole. Con tutte le energie che hanno e tutto quello che dovrebbero fare (come per esempio, rendere il tenore di vita minimo un po’ piu’ decente di quello che e’, cominciando con l’abbattere i lager dell’edilizia popolare), e con tutto quello che potrebbero contribuire all’Europa unita invece di fare i soliti giochettini come un bambino che si lagna continuamente: ma perche’ non si svegliano invece di trastullarsi nel passato, e peche’ non guidano l’Europa nella direzione preferita?

Tutto sommato non sarebbe cosi’ male se nel Continente ci fossero condizioni di occupazione come sull’Isola (4-5% di disoccupati) o addirittura a Londra (ZERO percento)

Una speranza c’e’. Elisabetta non ha vent’anni, e anche se glie ne auguriamo altri quaranta sul trono, prima o poi la campana suonera’ anche per lei. Carlo e’ fondamentalmente inadatto a guidare un carrettino del golf (e a dirigere il dentifricio sullo spazzolino…) per cui ci andra’ bene se il suo Regno (se e quando arrivera’) non lascera’ granche’ traccia.

Ma il giovane Guglielmo (William) forse ha ereditato dalla madre Diana Spencer un po’ di consapevolezza del mondo reale in cui vivono persone normali, e i paggi non fanno le circonvoluzioni delle stanze. Non e’ forse nato e cresciuto sotto gli occhi dei fotografi, abituandosi per forza di cose al feroce scrutinio dei Reali che e’ diventato passione di centinaia di giornali e giornalisti da quando Carlo e Diana hanno divorziato?

E quindi, magari intorno al 2027, per necessita’ o per virtu’, la Monarchia inglese potra’ forse permettersi di togliersi fronzoli e paggi, ed entrare nell’era moderna: un po’ come quando Paolo VI libero’ il Papato dalla vetusta nobilta’ vaticana dei Corpi Armati Pontifici della Guardia Palatina d’Onore e della Guardia Nobile (e dai baldacchini).

Il che non vuol dire che Benedetto XVI debba adesso sentirsi in dovere di andare in giro in bicicletta, per dimostrare di essere “una persona normale”.



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