Lettera a Uno Schoolboy

14Feb07

   

Caro Padrone di Casa e Futuro Scolaretto Britannico

Alla veneranda eta’ di quattro anni (e mezzo) sei stato appena chiamato alla scuola dell’obbligo di Sua Maesta’, smetterai di vivere di soli giochi e ti ritroverai ad affrontare libri, quaderni e computer in classi che (speriamo) conterranno meno di due dozzine di tuoi coetanei.

Permettimi dunque di spiegarti quale passato hanno quasi tutti i tuoi nuovi compagni, che esperienza ti aspetta adesso e soprattutto cosa ci puo’ raccontare il Fantasma degli Anni Scolastici Futuri

Appena nati nei lontani 2001 e 2002, i tuoi amichetti hanno trovato genitrici convinte dell’importanza della routine nei poppanti. Intere biblioteche dimostrano che il problema delle continue chiamate notturne da parte dell’affamato pargoletto e’ risolvibile convincendolo a seguire una tabella oraria prestabilita dalla divinita’, volevo dire dal genitore.

Queste giornate tutte uguali faranno credere alla madre che e’ tutto sotto controllo: ma sono propagandate come una necessita’ per il bambino, per crescere sano, forte, e abituato a rispondere al comando. Non sai come sono fiere, certe amiche, di sapere quanto e’ stata brava la nuova mamma nell’imporre la routine.

Ora, l’urlante mucchiettino di carne ed ossa che disturba il sonno dei vivi non e’ un buon ascoltatore. Come stabilire questa routine quindi? La soluzione, scritta probabilmente dalla cugina cattiva della Signorina Rottermeyer (eh? Quella di Heidi…ah gia’, la storia di Heidi non l’abbiamo ancora letta) e’ persuadere il bambino tramite l’abbandono.

Non voglio dire che il frugoletto venga messo in strada e lasciato li’ finche’ non smetta di piangere e impari a fare il caffe’ ai genitori. Semplicemente, il neonato e’ accudito soltanto quando la routine lo stabilisce. Se ha fame mezz’ora prima del pasto comandato, che pianga pure. Se non ha voglia di fare il bagnetto alle 18, sara’ un bagnetto piu’ movimentato ma sempre un bagnetto sara’.

Se e’ deciso che il pulcino deve dormire alle 18.30, e’ a quell’ora che viene parcheggiato nella culla e lasciato finche’ stanco dei pianti continui, non si addormenti da solo. Tu mi dirai, ma come, le 18.30? E in estate, quando il sole tramonta tardi? Ebbene, una volta stabilita, la routine ti entra nel sangue.

E mi chiederai anche: ma se tu Papa’ arrivi a casa fra le 19 e le 20, come faranno quegli altri papa’ a giocare con i loro bambini che vanno a letto cosi’ presto? E’ vero, spesso e volentieri tornano a casa quando i figli gia’ dormono. Sai che rilassamento pero’, durante il Tempo degli Adulti, quando in casa non si sente rumore di bambino? (questo si chiama sarcasmo e te lo spiego nel 2010). Vorra’ dire che vedranno i figli solo nel fine settimana.

Come faranno ad andare assieme al cinema o al ristorante, le famiglie, tranne che durante il giorno nei weekend? Ma e’ semplice, non ci andranno. Al massimo i genitori prenderanno una baby-sitter per passare qualche serata nel loro bozzolo privo di piccole pesti. E infatti, a parte le catene specializzate, i ristoranti appaiono completamente impreparati all’arrivo dei clienti piu’ minuscoli.

Un meravigliato reporter della BBC in visita in Italia con una bambina di circa un anno, ha scritto “e’ difficile andare da una strada all’altra senza che i bambini locali corrano a guardare il ‘bambolotto’. Una volta tre generazioni di una famiglia [di Napoli] sono comparse da un oscuro vicolo per fare ogni sorta di rumore festoso intorno alla bambina. E sono ancora stupefatto per quella piccola sedia per bambini che un ristoratore romano ha appeso al lato del nostro tavolo”.

Non si tratta di una tradizione solo italiana: una passeggiata in Piazza dei Miracoli a Pisa con un paffutello in carrozzina, e imparerete come si dice “Carino!” in Giapponese (“Su Goi!”)

Niente di tutto cio’ pero’ in Gran Bretagna, dove i pochissimi bambini che entrano nei ristoranti durante il Tempo Degli Adulti non sono certo visti di buon occhio. Una cecita’ e sordita’ questa nei confronti di chi non ha ancora raggiunto la maggiore eta’ che non si ferma qui, perche’ bambino in eta’ scolare dovra’ imparare il conformismo sociale, dopo quello familiare.

Quando tuo padre andava a scuola in Italia un millennio fa, indossava il grembiule all’asilo e alla scuola elementare. L’obiettivo principale era (e’?) evitare che i bambini si sporchino troppo, uniformandoli ma solo fino a circa undici anni.

La situazione e’ opposta nelle scuole inglesi. Le uniformi sono imposte man mano che si cresce: quindi, proprio nel periodo in cui viene definita la personalita’, e’ un palese incentivo ad uniformarla, ad abbandonare l’individualita’ e a essere conformisti in senso reale e metaforico.

Il punto e’ dimostrato dal fatto che l’uniforme, rigidamente richiesta nelle scuole dove e’ imposta, e’ de rigueur nelle scuole private anche se elementari, e nelle scuole pubbliche dalla pre-adolescenza in poi. Il business delle uniformi e’ molto sofisticato, con scuole che fanno a gara ad avere quelle piu’ alla moda (una moda ahime’ anni ’50), e genitori che devono spendere i loro soldi in giacchette, camicie, finte cravatte, etc etc tutte obbligatoriamente uguali.

E cosi’ se rimarremo da queste parti anche tu dovrai andare vestito come tutti gli altri, radunato la mattina a salutare il Preside, e l’organizzazione e il rispetto dell’autorita’ saranno i cardini dell’insegnamento. Probabilmente se non ci fossero stati gli eccessi del Ventennio (come? Ah si’, poi nel 2015 ti spiego cos’era, il Ventennio), ci sarebbe qualcosa di simile anche in Italia.

Quando si impara? Il numero di promossi a gonfie vele continua ad aumentare e come dicono tutti, tutto cio’ e’ visto come un segno di standards in caduta libera. C’e’ anche in aumento il problema dei maschietti i cui risultati scolastici sono molto peggiori di quelli delle femminucce.

Forse, come suggerisce il settimanale The Economist, si tratta del misterioso fenomeno che fa coincidere l’eccellenza accademica con gli anni di studio l’opinionista.

Disinteressato a questioni cosi’ auliche, e molto sensibile a quanto pubblicano le prime pagine dei tabloid, i vendutissimi quotidiani di bassa qualita’, da buon statalista il Governo britannico si impegna a migliorare l’insegnamento pubblicando ogni anno una molto attesa classifica con la media dei risultati degli alunni di ogni scuola.

I Presidi si adopereranno quindi per fornire un ambiente dove sia facile e divertente imparare cose nuove, o se furbi (o stanchi dell’ennesima classifica) escogiteranno trucchetti per apparire in alto in classifica, con sotterfugi degni della peggiore tragicommedia italica.

Le scuole dal basso rendimento rischiano la chiusura…o la vendita. Danarosi sponsor possono infatti dichiarare il loro intento di migliorare l’apprendimento britannico finanziando una propria scuola. Non essendo ben chiaro il vantaggio economico, c’e’ adesso preoccupazione che ci siano ragioni ideologiche, visto che in alcune di queste nuove scuole sembra che si cominci a dubitare della teoria dell’evoluzione, seguendo i malaccorti passi di un certo fondamentalismo religioso di origine americana.

E’ dunque imperativo per la famiglie cercare di entrare in una scuola che non sia in mano a furbetti o propagandisti. Ecco quindi perche’ ogni anno milioni sospirano in attesa di scoprire se il loro gioiello diventera’ o meno pupillo di una buona scuola. E il grado di sospiro aumenta con l’eta’ del gioiello.

Un giovane che ottenga un posto all’universita’ di Oxford o Cambridge avra’ altissime probabilita’ di una carriera sfolgorante, magari come banchiere laureato in storia (la disciplina importa poco). Un ragazzino che riesca ad entrare alla scuola superiore piu’ attrezzata in un’area considerata prestigiosa avra’ altissime probabilita’ di ottenere un posto all’universita’ di Oxford o Cambridge. Un bambino che entrera’ nella scuola elementare migliore potra’ magari imparare qualcosa.

I tuoi volenterosi genitori hanno dovuto quindi visitare qualche mese fa quattro primary school locali cercando di capire quale fosse quella giusta. Sono stati accompagnati di classe in classe da Presidi entusiasti, e poi considerate anche varie dicerie e reputazioni hanno scelto una scuola per il tuo futuro (non cosi’ semplice: abbiamo dovuto elencare tre scuole in ordine di preferenza, ma poi fortunatamente ci hanno dato la nostra prima scelta).

Vai quindi tranquillo, e’ una scuola elementare buona e ben attrezzata. Goditela finche’ puoi, perche’ le Storie degli Anni Scolastici Successivi alle Elementari raccontano la guerra della societa’ inglese contro la gioventu’.

L’Autorita’ lotta contro i cittadini fra i dieci e i diciotto anni che cerchino di fare l’impensabile e rompere un qualunque divieto, fumando tabacco o cannabis, bevendo alcolici, marinando la scuola, “imbrattando” grigi vagoni ferroviari.

Non avrebbe certo senso incoraggiare certi comportamenti. Ma non c’e’ saggezza neanche nella “tolleranza zero” oggi in vigore. Prendiamo ad esempio il Problema-Espulsioni, con alunni minacciati dall’autorita’ scolastica, per molto meno di una testata al plesso solare in diretta TV. Basta essere un po’ recalcitranti per rischiare di ritrovarsi letteralmente per strada, destinati a istituti speciali, il cui radunare riottosi di ogni tipo non giovera’ certo ne’ alla carriera scolastica dello studente, ne’ al successo in una futura professione.

L’uso e abuso delle espulsioni trasforma le scuole in tanti Ponzio Pilato, pronti a lavarsi le mani di ogni problema di educazione del bambino e del ragazzo. Tanti istituti non sembrano interessati allo sviluppo dei giovani “utenti” quanto a stabilire disciplina attraverso l’instigazione della paura nella scolaresca.

Di nuovo, l’esistenza di sanzioni disciplinari e’ normale e doverosa: cio’ che e’ anormale e indica un clima di guerra aperta, e’ l’includere fra quelle l’abbandono del “colpevole” e della sua famiglia a un triste destino.

La guerra continua all’esterno. E’ diventato moda fra gli adolescenti il coprire la testa con un cappuccio di quelli comuni in tute da ginnastica. E’ un modo di essere simile al vetusto Paninaro italiano che non doveva indossare giacche da omino Michelin. Ma appena e’ girata voce che i cappucci sono stati usati (forse?) per nascondere alle telecamere di sicurezza i volti di alcuni delinquenti, ecco subito che l’intera popolazione di adolescenti e’ stata etichettata come criminale, e in alcune zone e centri-spesa e’ stato imposto il divieto…del cappuccio.

In questo clima assurdamente esasperato, e’ naturale che la risposta dei giovani sia una diffusa “bassa” criminalita’. Una societa’ conformista non si e’ ancora resa conto del fascino del proibito fra chi si avvicina all’eta’ adulta: ne sia prova il calo del consumo di cannabis dopo che e’ stata decriminalizzata.

E invece il Governo non perde occasione di stabilire nuove regole durissime contro chi infrange le regole, come gli ASBO (anti-social behaviour orders, “sanzioni per comportamento anti-sociale”) che implacabili giudici impongono su empi individui, voglio dire ragazzi magari con grossi problemi ma senza alcuna speranza di essere recuperati da un sistema cosi’ spietato; e i coprifuoco indetti in varie cittadine, per impedire a ogni minore di uscire in strada (qualcuno un giorno suggerira’ forse di diminuire il numero di incidenti d’auto tagliando le mani a tutti i maschi fra i 16 e i 30 anni?)

Eppure ci sara’ una terza via, la formula tanto cara al quarantenne Tony Blair di tanti anni fa: in questo caso, una scelta fra un conformismo succube e forzato e la ribellione insensata di chi rifiuta tutto?
 
Cosa ti posso suggerire? Rimaniamo pur sempre stranieri. La societa’ e’ la loro. Se vorranno cambiare lo faranno molto meglio da soli. Cerca almeno di non piegarti troppo al conformismo locale. Accetta la lettera, non lo spirito delle uniformi, ma soprattutto convoglia le tue energie di ribellione su qualcosa che puo’ avere un futuro, invece che dare fastidio a un conducente d’autobus.

Ma di questo ne riparliamo nel 2013. Quando avrai undici anni.



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