Il Mito Iperrazionalista Di Dawkins et al.

19Ott06

Richard Dawkins ha appena pubblicato “L’Illusione di Dio“. Daniel C Dennett ha dedicato il  suo tempo a scrivere “Rompere l’Incantesimo: La Religione come Fenomeno Naturale

In entrambi i casi, scrittori dichiaratamente atei hanno voluto dire la loro opinione sulla “religione”. E a quanto sembra in entrambi i casi, il messaggio e’ un’esortazione a liberarsi da divinita’ e religiosita’, per camminare liberi e sereni verso un luminoso futuro privo di leggende e superstizioni

Questa visione riduttiva all’estremo del mito (per non parlare del rito) non solo e’ assurda, e’ inumana: perche’ pensare che la religiosita’ sia un giochino di fantasie e suggestione personale e collettiva significa negare l’esistenza non di un dio, ma dell’umanita’ di ciascuna persona

Esiste nessuno che viva senza un mito? “Mito” in senso positivo, magari l’archetipo simbolo di cio’ che e’ la nostra aspirazione verso l’essere o l’avere qualcosa di meglio?

A chi pensa che il razionalismo sia l’unica strada logica vorrei dire: anche Voltaire aveva le sue meschinita’: che ne so, magari si puliva il naso con i mignoli.

Vuol dire che chi si fa guidare dal pensiero di Voltaire, si pulisce anche il naso con i mignoli? Certo che no

Non e’ il “Voltaire vero” la guida, e’ il “Voltaire mito”. E questo basta, naturalmente. Non avra’ mai detto la celebre frase sul difendere le idee altrui fino alla morte, ma chi se ne importa?

Quella frase fa parte del mito di Voltaire

Parigi valeva bene una messa? Il regno venne dato via per un cavallo? Perdersi a cercare convalide di quelli e altri “miti” e’ interessante storicamente ma significa perdere di vista il significato originale

Non sarebbe una sciocchezza cestinare 2001 – Odissea nello Spazio perche’ di parallelipedi neri non ce ne sono, intorno a Giove?

L’assurdita’ di un atteggiamento contemporaneo iperrealista (e quindi, curiosamente, completamente immaginario) era gia’ stata individuata nel curioso episodio della Merda d’Artista di Piero Manzoni

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Sono sicuro che i miti greci stessi, adesso letti come favolette, avessero in origine dei significati e dei messaggi importanti.

E’ allora un peccato che la parola “mito” e all’idea della divinita’ si associ il concetto di un popolino incolto, imbelle, imbecille e facilmente manipolabile: “Per cui ora possiamo farne a meno”

A pensarci bene, e’ un mito pure quello



12 Responses to “Il Mito Iperrazionalista Di Dawkins et al.”

  1. 1 shrike75

    Il libro di Dawkins è (purtroppo) ancora inedito in Italia, quello di Dennett no, quindi la domanda sorge spontanea: prima di sputare sentenze hai letto qualcosa di più del titolo di “Rompere l’incantesimo”? Te lo chiedo perchè, avendolo letto tutto e non avendo trovato gli argomenti antireligiosi da te dichiarati, posso dire con cognizione di causa che tu ti sei fermato al titolo o a qualche voce di corridoio, comportamento comprensibile, dubito che uno sputasentenze possa riuscire a leggere più di due pagine, tanto più che per poter apprezzare questo libro è caldamente consigliabile leggerne prima altri tre, “Il gene egoista” di Dawkins, “La macchina dei memi” di Blackmore e “L’idea pericolosa di Darwin” dello stesso Dennett. Beninteso che per leggere si intende qualcosa di più del titolo…
    Se vuoi criticare un libro prima dovresti leggerlo

  2. Tralascio ogni commento sugli sputasentenze da parte di chi non ha ne’ nome ne’ cognome.

    Di Dennett ho letto varie interviste, riguardo il suo libro e una sua lettera pubblicata sulla NYRB in risposta a una recensione di Freeman Dyson.

    Noto comunque che chi riesce a leggere piu’ di due righe, altro che due pagine, avra’ sicuramente notato che il mio blog non riguardava gli argomenti di Dennett, quanto invece la presa di posizione di principio iper-realista, che vede la religione, appunto, come fenomeno di cui rompere l’incantesimo. E’ la palese assurdita’ di quel ragionamento che mi interessa far risaltare: almeno finche’ qualcuno non pubblichi “Rompere l’incantesimo di ‘rompere l’incantesimo’: il pensiero di Dennett come fenomeno naturale” e cosi’ via all’infinito

  3. 3 wolf

    Ho letto The God Delusion in inglese due volte negli ultimi tre mesi, l’ho trovato splendido! Sono ateo ma consiglio (come Dawkins d’altronde) qualsiasi credente di leggerlo prima…….. e poi commentarlo.

  4. 4 Capitano Stauckel

    Questi scrittori sono molto coraggiosi a sviluppare dei ragionamenti contro la religione, la religione intesa come organizzazione pubblica e spaccio di verità rivelate, dogmi indimostrabili, così come lo è Piergiorgio Odifreddi in Italia.
    Se la religione fosse solo spiritualità intima, mito privato, sarebbe qualcosa che riguarda la sfera individuale, invece, monoteismi in testa, esse sono state e sono, armi in mano al potere.
    Infine, una semplice considerazione: se oggi siamo meglio nutriti, puliti, alloggiati, istruiti,
    rispetto a 200, 300 e oltre anni fa’, se possiamo timidamente esprimere la nostra opinione senza venire uccisi, imprigionati o torturati, lo dobbiamo alla lotta CONTRO le religioni.
    Saluti Pagani…

  5. 5 Lixor

    Veramente il fenomeno religioso è un fenomeno molto vario e non univoco. Una cosa è la sua analisi per scopi conoscitivi, altra cosa è farsi prendere da foga militante. Ovviamente, l’analisi dei discorsi non dovrebbe essere un giudizio sulla moralità dei loro autori e Se Voltaire è tollerante come il Manzoni, ecco due esempi culturali equilibrati e pacati, distinti ma non distanti. Comunque, ciascuno è libero di dire quello che vuole.

  6. 6 Filippo Bernasconi

    Gentile signor Morabito, ho letto le sue critiche al libro di Dawkins e mi permetto di dirle che le ho trovate piuttosto pretestuose. Spiego subito il perchè: lei sostiene, se non sbaglio, sia inutile indagare la veridicità storica del mito, che non ha nulla a che vedere con la validità del messaggio. Pensiamo alla massima cristiana del “non fare agli altri quello che non vorresti venisse fatto a te”, sapere che Gesù Cristo non l’ha mai pronunciata non muterebbe il valore dell’insegnamento, che viene condiviso da tutti (almeno a parole).
    Tutto giusto, a patto però che il valore contenuto nel mito trovi una giustificazione razionale esterna al mito stesso. Prendiamo per esempio il sesto comandamento, “non commettere atti impuri”, che comprende di tutto, dall’omosessualità alla masturbazione, dal sesso non procreativo ai pensieri impuri. Il suo insegnamento non ha fondamenti razionali, ma si basa solo sulla convinzione che questa sia parola di Dio. Sarebbe impossibile, senza ammettere l’esistenza di Dio e del peccato, considerare la masturbazione sbagliata su base razionale. Demolendo il mito quindi, si demolisce anche l’unica ragione su cui alcuni precetti morali si basano.
    Non è affatto assurdo da parte di Dawkins ritenere che sconfiggendo il mito, si leverebbe dal sentire comune tutto ciò che è superstizione e ignoranza, senza ledere ciò che è valore in sè

  7. Caro Sig. Bernasconi

    Vedo che non parliamo la stesa lingua. Il mito e’ una componente fondamentale di ogni persona. Il Suo mito per esempio e’ che la ragione, o forse la Ragione, e’ l’unica base di tutto, l’unica misura per decidere se qualcosa abbia o meno valore. E’ questa la visione riduttiva e inumana che rimprovero a Dawkins. Che Le devo dire, voi due non siete i soli a crogiolarvi irrazionalmente nel mito di essere assolutamente razionali.

    A proposito: io non ho detto che “sia inutile indagare la veridicità storica del mito”. Ho detto invece che il Mito e’ un messaggio, che fra l’altro dipende da chi lo trasmette e chi lo riceve e non solo da chi ne e’ in teoria la fonte. E per capirlo c’e’ da interpretarlo per quello che e’, e non affidarsi semplicemente alle cronache e alle razionalizzazioni

  8. 8 Filippo Bernasconi

    Gentile signor Morabito, ha ragione, non parliamo la stessa lingua. L’incomprensione però credo sia relativa ad un singolo termine: mito.
    Vediamo di capirci: lei considera mito “una componente fondamentale per ogni persona”, simbolo delle aspirazioni di una comunità o di un singolo (per alcuni quindi è Dio, per altri la ragione, per altri ancora il denaro, la famiglia o il lavoro), che sarebbe assurdo voler demolire.

    Interpretazione molto ampia ma legittima, non è però la stessa a cui mi riferisco io, e neanche Dawkins. Il mito del libro è direi un “fatto esemplarmente idealizzato”, caratterizzato da partecipazione fantastica o religiosa. E’ chiaro che il fatto idealizzato possa avere ripercussioni positive o negative; quando queste sono razionalmente negative, per l’autore il mito andrebbe abbandonato.
    Lei può discutere se queste conseguenze siano effettivamente negative , può trovare che il tentativo di demolizione dell’autore sia insufficiente, ma non credo possa definire la volontà di togliere dalla religiosità i suoi aspetti (per alcuni) deleteri sia inumano.

  9. Grazie per la precisazione. Ma perche’ pensare che il mito sia solo pertinenza della religione? Quando e’ stato detto, o forse no, “Parigi val bene una Messa”, di cosa si e’ trattato dal punto di vista ideale della storia di Francia?

  10. 10 Filippo Bernasconi

    D’accordo, senz’altro, esistono anche miti non religiosi.
    Ma io non credo che la terra giri intorno al sole perchè in circostanze “mitiche” Galileo ha detto “eppur si muove”, quanto per precise ragioni scientifiche. Se anche si dimostrasse che la celebre frase non è mai stata pronunciata, questo non muterebbe le mie opinioni.
    Diverso è quando, mi ripeto, si pretende che delle qualsiasi norme di comportamento, come i 10 comandamenti, vadano osservate perchè nate in circostanze mitiche. In questo caso la veridicità del mito è fondamentale, perchè alcune di queste norme non trovano alcuna giustificazione al di fuori della loro supposta origine divina


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