PIL e GPI: una critica

19Lug06

Guido Ferretti ha pubblicato sul sito di Rientrodolce una Sintesi della relazione di Mauro Bonaiuti al convegno di Rivoli (To) “Lo sviluppo e la decrescita” del 26 e 27 Maggio 2006

Mario Bonaiuti ha iniziato il suo intervento presentando un grafico in cui vengono giustapposti gli indici del PIL (Gross National Product) e GPI (Genuine Progress Indicator) in funzione del tempo. In esso si vede che, mentre il PIL cresce, il GPI raggiunge un massimo in corrispondenza di un certo valore di PIL, per poi decrescere anche se il PIL continua ad aumentare. L’intera presentazione consisterà nella discussione di questo grafico. […]

Essendo quasi alla fine dei miei studi sullo Sviluppo al Birkbeck College di Londra, e ovviamente dubbioso dell’uso un po’ spregiudicato di un “nuovo” indicatore come il GPI, mi permetto di pubblicare qualche critica anche alle argomentazioni del Bonaiuti

1. ANDAMENTO: Non avendo visto il grafico del Bonaiuti,  sono andato al sito di Redefining Progress e ne ho trovato uno per gli Stati Uniti

GPI USA 1950-2002

Non ci sono tabulati di numeri, ma a colpo d’occhio si vede che il GPI cresce fra il 1950 e il 2002: non come il GDP, ma il trend generale in aumento e’ chiaro. Perche’ quindi ipotizzare un “ottimo PIL” oltre il quale il GPI decresce?

E’ da notare che l’analisi susseguente sulle economie in crescita come produttrici di entropia si basa soprattutto
su quel punto, ancora tutto da dimostrare

2. DEFINIZIONE: il GPI appare fortemente politicizzato. La negativita’ reale della Income Distribution e’ tutta da discutere. Si parla di Resource Depletion ma non si considerano effetti positivi come la riduzione degli aerosol. Nel Long-Term Environmental Damage si calcolano costi per il Riscaldamento Globale, valori di stima con margini giganteschi di errore. etc etc

3. CONSENSO: L’idea dietro il GPI non e’ certo malvagia, anzi. Chissa’ pero’ se c’e’ ancora in atto un qualche tentativo perche’ sia adottato internazionalmente. I riferimenti al GPI su Wikipedia diradano con il tempo

Altrimenti il GPI rimane un “indicatore” per gli “attivisti”, i “credenti” (“true believers“). E come il resto dell’intervento del Bonaiuti, il rischio reale e’ che lasci il tempo che trova



One Response to “PIL e GPI: una critica”

  1. 1 Massimo Gilioli

    Buonasera Dott. Morabito,
    ho letto con interesse le sue osservazioni. Vorrei fare una premessa: le discussioni sul problema decrescita e affini sono molto delicate e spesso ulteriormente complicate dal contributo di opposte tifoserie acritiche. Senza voler interpretare il pensiero di altri (ho letto tra le altre cose anche Bonaiuti) mi permetto esprimere due+uno pareri da Ingegnere:
    a) ogni processo di trasformazione della materia produce un aumento di entropia (anche in un economia a crescita zero). Se poi i processi di trasformazione si moltiplicano (per effetto della crescita economica) conseguentemente si produrrà un ulteriore aumento di entropia. Questa non è una legge economica bensì una legge fisica. I sistemi economici capaci di durare a lungo sono stati e saranno quelli che rispetteranno prima di tutto i VINCOLI imposti dalle leggi della natura (la fisica studia questo)
    b) ho dato un’occhiata ai grafici di Redefining Progress (ho cercato il sito). Mi spiace deluderla ma io leggo che il GDP cresce a manetta, mentre il GPI è sostanzialmente fermo da trent’anni (circa come sostengono Bonaiuti & C, quindi a derivata nulla è anche ipotizzabile un massimo della funzione – analisi matematica) Comunque in ogni caso non c’entra assolutamente nulla, al contrario di quanto sostiene Lei, con quanto puntualizzato nel punto precedente.
    c) l’osservazione della natura dovrebbe averci insegnato che tutti i sistemi (fisici, biologici, sociali, etc) hanno loro dimensioni caratteristiche al di sotto delle quali il sistema non funziona o non ha ancora raggiunto la sua piena maturità (es: sottopeso/bambino), intorno alle quali il sistema funziona al meglio delle sue possibilità o comunque raggiunge la sua maturità (es: normopeso/adulto – la crescita del PIL fino a questo punto ha la sua ragione di esistere), superate le quali si determinano condizioni di minore efficienza e maggior affanno (es: sovrappeso), fino a dimensioni che possono divenire critiche e a volte irrecuperabili (es: obesità di 1°, 2°, 3° livello). Se da un lato è difficile stabilire quali siano le dimensioni critiche di un sistema economico, ciò non impedisce di affermare con sicurezza che tali limiti esistano. Detto questo, discriminare se ora ci troviamo ancora in condizioni normopeso o leggero sovrappeso potrebbe dipendere da punti di vista soggettivi (io potrei piacermi anche con qualche chilo in più) ma bisogna essere coscienti che prima o poi la continua crescita con segno positivo porterà all’obesità. Alcune civiltà sono morte così. Meglio accorgersene prima che dopo.
    Spero che tali riflessioni, anche se non condivise da Lei, Le siano utili per conoscere altri punti di vista, al di là degli slogan di una tifoseria o dell’altra.

    Cordiali saluti
    Massimo


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