Buonaparte non e’ venuto qui

09Giu06

E se il nostro rapporto con la Unione Europea dipendesse dalle azioni del piu' famoso Corso della Storia?

Prendiamo ad esempio…il Regno Unito! Ma come, diranno i miei due lettori, lo sanno tutti che l’Imperatore di Francia non riusci’ mai a traversare la Manica, quei 40 chilometri di mare avevano visto trionfare Giulio Cesare, Claudio Augusto e Guglielmo il Conquistatore, ma sui quali il Vincitore di Austerlitz non ebbe fortuna, ne’ con la flotta (sbaragliata a Trafalgar dall'Ammiraglio Nelson poco piu’ di 200 anni fa), e neanche con un azzardato tunnel dalla zona di Calais.

Ma e’ proprio questo il punto: Inglesi (e Gallesi, e Scozzesi) non hanno subito l’invasione del Tricolore francese, e quindi non hanno fatto esperienza di alcuni cambiamenti importantissimi, “dettagli” ormai insiti nella cultura e nella societa’ degli altri Paesi dell’Unione Europea, intorno all’anno 1800 erano quasi tutti vassalli o sudditi di Parigi al contrario della Gran Bretagna,.

Tanti degli scontri e delle incomprensioni fra le nazioni britanniche e il resto dell’Europa possono quindi essere considerati conseguenze…della Presa della Bastiglia (dando fra l’altro ragione al Presidente Cinese Mao, che alla domanda “Qual’e’ stato l’impatto della Rivoluzione Francese del 1789?” rispose nel 1950 con una battuta “E’ passato ancora troppo poco tempo per saperlo”)

Alcune differenze fra la Gran Bretagna e il Continente sono ben note e palesi: per esempio, Napoleone impose che i cimiteri venissero trasferiti fuori citta’, mentre non e’ raro vedere a Londra dei camposanti annessi alle Chiese, usati fino a pochi decenni fa. Ma cio’ che aveva dato impeto alle grandi battaglie dopo la fine violenta del Regno di Luigi XVI, era qualcosa di piu’ significativo che semplici decisioni amministrative di igiene pubblica.

Il popolo e le elite francesi volevano esportare i principi della Rivoluzione: Liberta’, Uguaglianza e Fraternita’. Si tratta di tre concetti straordinariamente nuovi e davvero…rivoluzionari per un’Europa allora (e forse anche tuttora) rigidamente suddivisa in Stati sovrani dediti principalmente a fare i propri interessi, o meglio quelli delle rispettive classi dirigenti . L’avanzata delle armate francesi in Germania, Spagna, Italia e oltre semino’ i tre principi rivoluzionari nelle coscienze popolari di tutti i territori coinvolti. Gli eserciti transalpini e le amministrazioni che li seguivano avevano come scopo dichiarato il liberare i “fratelli”, vale a dire le nazioni vicine, e per riorganizzarle intorno all’idea che tutti i Cittadini hanno gli stessi diritti, e sono uguali di fronte alla Legge.

L’idea stessa di un’Unione Europea deve molto a questo concetto di Fraternita’ Militante fra i popoli (un atteggiamento curiosamente detestato, al giorno d’oggi, quando e’ rimasto un ideale principalmente americano). Di piu’: nel suo impeto di distruzione dell’Ancien Regime la Francia permise all’epoca l’ascesa al comando generale delle truppe, poi a quello della nazione e infine addirittura al Trono Imperiale, di una persona quasi rappresentante di quanto di piu’ lontano si potesse immaginare dalle vecchie elite borboniche. Di origine italiana, privo di parentele con l’alta nobilta’, e senza una robusta eredita’ e/o potenti interessi commerciali, Napoleone proveniva da un territorio come la Corsica, acquisito da poco, lontano dal centro e per questo a dir poco riottoso.

Insomma i vincitori Francesi, ad un certo padroni d’Europa, liberatori potentissimi ed invincibili (a parte le isole britanniche e poco piu’), mostrarono a tutti i popoli del continente che ne’ la casata, ne’ il commercio, ne’ il denaro, ne’ le origini e neanche l’accento erano necessari per poter entrare nelle “stanze dei bottoni”. Invece non c’e’ traccia nella storia (e quindi nella societa’ del Regno Unito) della possibilita’ che una rivoluzione popolare possa cambiare una nazione e sovvertire gli strati sociali prestabiliti, e che una persona “qualunque” per quanto eccezionale come il Bonaparte, possa prendere il controllo dell’autorita’. E qualunque Primo Ministro deve far bene attenzione a non parlare se non con un accento pulito (ed elitario).

Sommosse popolari, naturalmente, sono accadute anche a Londra e dintorni, e sono tutte fallite. La piu’ seria, nel 1381, quando migliaia di contadini marciarono sulla Capitale, solo per vedere le promesse del giovane re rinnegate dopo pochi istanti (e i loro capipopolo, giustiziati). L’unica Rivoluzione di successo e’ stata quella che porto’ nel 1646 al potere il nobiluomo Oliver Cromwell, che governo’ rifutando di farsi proclamare sovrano (altro che Napoleone, il quale invito’ il Papa volente o nolente a Parigi, e poi si incorono’ da solo).

Pensiamo invece alla filoeuropeista Irlanda, dove Bonaparte non arrivo’ ma che si rese indipendente dal Regno Unito all’inizio del XX secolo proprio con una insurrezione. Non e’ impossibile quindi stabilire un trait-d’union fra l’assenza di rivoluzioni popolari di successo, e l’apparente riluttanza, particolarita’, finanche ambivalenza britannica verso l’Unione Europea. Ricordiamo la borsetta agitata dalla ferrea Thatcher, e l’impopolarita’ dell’Euro nello stesso Governo Blair.

Le conseguenze non sono difficili da immaginare. Priva anche dell’esempio franco-napoleonico, la popolazione britannica e’ divenuta refrattaria a qualunque accenno di possibile rivoluzione, e ha conservato un fortissimo senso dell’Autorita’. In quale altro stato moderno potremmo trovare i cittadini definiti ufficialmente “sudditi” della Regina? E con tutte le guerre e i rivolgimenti del XIX e XX secolo, dove altro e’ il “comando” saldamente in mano dell’Establishment, l’Autorita’ Costituita, classi dirigenti, i cosiddetti “The Great and the Good” (Grandi e Bravi), un misto di nobilta’ ereditaria e mercantile ininterrottamente al potere almeno dall’epoca di Guglielmo d’Orange (a capo della “Rivoluzione” del 1688, dietro invito un gruppo di nobili inglesi)?

Come prova, guardiamo ai leader dei maggiori partiti politici degli ultimi tre secoli. Non tutti, ovviamente, di alto lignaggio o di famiglia ricca e potente, ma ognuno di essi saldamente parte dell’Establishment, anche coloro apparentemente ai margini, come quella Thatcher, in teoria un’outsider donna fra tantissimi uomini, e che invece dedico’ i suoi Governi a ristabilire una certa idea di societa’ britannica (centrata non per caso sulla sua persona), e non per fondare un “ordine nuovo”.

La tradizione dell’Autorita’ si rinnova continuamente, e non solo con il cambiare di Sovrani e Primi Ministri, anche negli aspetti apparentemente piu’ democratici. Per esempio, la definizione dei piani di implementazione delle politiche governative, processo teoricamente aperto alle opinioni di tutti i sudditi, e’ cosi’ misteriosa ed improntata al consenso da non poter risultare che in annacquati progetti difficilmente volti a stravolgere lo status quo.

Inoltre, e’ tuttora comune che venga favorito un approccio alla vita caratterizzato dallo stiff upper lip. Si tratta di un’espressione difficilmente traducibile: pensiamo a una persona che non riveli sentimenti ed emozioni, e la cui bocca non tradisca quindi mai ne’ gioia ne’ nervosismo: le cui passioni, e le cui rabbie quindi, rimangano nascoste, affinche’ il quieto vivere domandato dalla Societa’ non venga disturbato. Di conseguenza, il cittadino medio britannico e’ educato a non lamentarsi mai in maniera efficace. Magari parlera’ male della qualita’ dei treni, pero’ niente piu’, stoicamente deciso a sopportare antiquati treni da Far West o carrozze finto-moderne che altrove in Europa sarebbero gia’ vecchie di venti anni.

Una situazione simile e opposta a quanto succede nel Sistema Sanitario Nazionale, dove si sperimenta quello che probabilmente si cerchera’ ahime’ di esportare un po’ ovunque entro il decennio. Al posto dei medici, in fase diagnostica vengono infatti utilizzati infermieri specializzati istruiti a seguire rigidi criteri basati sui sintomi riportati, invece che ad analizzare il paziente in modo attento e completo. Gli “utenti”, ligi al dovere, accettano la situazione come una necessita’, come ignari del fatto che le vessazioni di oggi diventeranno la routine di domani. Dal loro canto, gli amministratori delle strutture di medicina di base, possono escogitare nuovi sistemi per risparmiare sulle spese, senza preoccuparsi troppo della sempre peggiore qualita’ del servizio.

La burocrazia britannica e’ infatti particolarmente rigida e inamovibile, fredda e impersonale, come si addice appunto a una nazione comandata dall’alto. Il 2006 si e’ aperto con il caso di una coppia di anziani separati loro malgrado dagli assistenti sociali, lui veterano della Seconda Guerra Mondiale, lei cieca. Al marito e’ stato ordinato dal medico curante di andare in una casa di riposo, alla moglie e’ stato proibito, perche’ certi oscuri criteri stabiliti dalle amministrazioni locali sono soddisfatti dalla situazione dell’uno, ma non dell’altra. Tutte le persone coinvolte si trovano quindi in una situazione che potrebbe sembrarci paradossale, e che purtroppo ha una sua logica riconducibile ancora al “Senso dell’Autorita’”.

Il marito e’ in un ospizio suo malgrado, ma non pensa di tornare a casa perche’ gli e’ stato proibito dal medico. La moglie e’ accudita dalla sua famiglia ma si sente ovviamente molto sola. Fosse stato per lei, pero’, la storia sarebbe potuta finire li’, visto che a ribellarsi a certe decisioni sono stati i figli, che pero’ lasciano il padre dov’e’ e non ci pensano neanche a riunire i genitori in una casa di riposo privata, o a prendere una badante, “proteste” molto piu’ efficaci di una lettera o visita all’autorita’ costituita. Gli assistenti sociali, invece di far vivere meglio i cittadini, si sono resi responsabili di una grave e palese ingiustizia che ha rovinato la vita di due anziani innocenti, una dei quali non vedente. Ma neanche loro possono farci niente: per chi le deve applicare, alle regole non c’e’ alternativa. Qualunque interpretazione personale sarebbe interpretata come insubordinazione e la carriera del “colpevole” terminata all’istante. Dulcis in fundo, non esiste nessun canale ufficiale per chiedere deroghe ai regolamenti in casi eccezionali.

Insomma, in una struttura dirigista, ferrea, piramidale e congelata, l’assistente sociale, come qualunque altro rappresentate dello Stato o di una organizzazione, e’ solamente un messaggero, un tramite fra le regole da servire e riverire e il suddito che ci si deve abituare. Il cittadino che non lo volesse fare, o l’assistente sociale che volesse aiutare i suoi utenti, rischiano il loro benessere e la pace loro e quella delle loro famiglie.

Anche grazie al disastro di Trafalgar, e alla disfatta di Waterloo, il pensare altrimenti e’ imprescindibilmente legato in Gran Bretagna all’idea dell’Europa, e quindi del caos, delle guerre, dei potenziali invasori, dei Nemici. Al singolo, senza appoggi fra le alte sfere, rimane solo uno sterile ribellarsi, curiosamente concentrato nella sfera privata. E infatti ai rivoltosi del 1968 in Francia, Italia e Germania corrisposero i ribelli degli anni ’60 inglesi: le bande di ragazzi descritte nel famoso film Quadrophenia, pronti a picchiarsi con la Polizia, ma assolutamente privi di qualunque connotato politico e senza alcuna intenzione di cambiare la societa’.

Al giorno d’oggi, ai pendolari che si siedono di fronte agli affollatissimi treni di Torino o Milano corrispondono le battute di spirito inglesi sullo stato delle loro ferrovie. Non e’ certo un caso che l’umorismo britannico sia cosi’ famoso e sviluppato (e tollerato), quasi una delle tre principali valvole di sfogo per rendere piu’ sopportabile la vita del cittadino vaso-di-coccio. Una seconda “valvola di sfogo” e’ la fissazione con il creare e distruggere miti (come descritto poco tempo fa riguardo Tony Blair). La terza e’ l’ambigua celebrazione dell’alcol, e  dell’alcolismo, ma questo argomento merita un articolo a parte.

Per ora ci rimane solo sospirare alla domanda: Napoleone perche’ non sei venuto qui?



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