Rientro Graduale? No, grazie

05Giu06

Leggo con interesse ma non mi lascio convincere dalla lettera di Marco Pannella a Beppe Grillo sulla sovrappopolazione come uno dei problemi che ci impedirebbe un uso adeguato delle risorse energetiche (confesso che ho letto con interesse anche circa il 15% dei 2000+ commenti…)

L’umanita’ viaggia davvero molto in fretta e in un’automobile sgangherata: ma e’ davvero la velocita’, cioe’ lo sviluppo, il problema dell’umanita, o magari l’inadeguatezza del veicolo?

E che soluzione sarebbe il rallentare, il fermarsi, o forse anche l’andare all’indietro?

In fondo in fondo, alla fine prendero’ tutto questo piu’ seriamente quando milioni rinunceranno alle loro vite agiate per trasferirsi in abitazioni-caverne, con la rigorosa promessa di non avere alcun figlio e il risparmio energetico di chi affronta l’inverno senza neanche una pelliccetta per passare la notte

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Cominciamo da un argomento che mi trova d’accordo con Pannella: il rifuto all’accettare passivamente il continuo richiamo ad una “famiglia” il cui fantomatico valore sarebbe solo nell’essere formata da padre maschio, madre femmina e i loro figli.

Di famiglie sanissime e rispettabilissime che non combaciano a questo modello di catena di montaggio umana ce ne sono tante: inclusa la famiglia di Papa Giovanni Paolo II, descritta in un noto annuncio ufficiale vaticano come composta dal segretario del Papa, e dalle Suore che lo accudivano. Ma di questo ne parlero’ in un altro intervento.

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L’appello di Pannella e’ per un “rientro graduale” verso i 3 miliardi di esseri umani contemporaneamente vivi sul pianeta (la meta' di quanto c'e' oggi in giro).

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(1) La prima domanda che viene in mente e’ naturalmente: chi ha stabilito, e come, che 3 mila milioni di persone e’ il numero ideale? Perche’ non 6 miliardi, perche’ non 300 milioni?

Per inciso, il sito dell'associazione Rientro Dolce (ufficialmente con un target di due miliardi) parla anche di ritornare a cifre del 1975 (cioe', quattro miliardi)

L'arbitrarieta' dei numeri dimostra quanto dipendano ciascuno dal proprio modello di sostentamento. Non si tratta certo di fare solamente un "2+2": la situazione e' molto piu' complessa. Un pianeta abitato da 80 miliardi di individui non equivale a 80 miliardi di pianeti ognuno abitato da un solitario rappresentante del genere umano. E un ettaro di terreno coltivato male non puo' nutrire tante persone quanto uno gestito al meglio

Per esempio, fino all’inizio del XX secolo, per mantenere tenori di vita simili, un nobile russo aveva bisogno di dieci o piu’ volte terra e servitu’ di un suo "pari" tedesco: per cui un mondo sfruttato come dal primo avrebbe potuto ospitarne molti meno, che un pianeta organizzato per soddisfare persone come il secondo.

(2) Non sono neanche sicuro del fatto che noi o chicchessia abbiamo un diritto liberale a stabilire certi numeri in base a imperfette conoscenze attuali, impedendo la nascita di chi ancora non c’e’ in base a principi di etica comune.

Se davvero accettiamo questo principio, e anche se spergiuriamo che il "rientro" deve essere "dolce", cioe' consapevole, volontario e non forzato: pur tuttavia, cosa ne impedira’ una deriva illiberale, vuoi tramite l’imposizione “nazicomunista” di un certo numero di figli pro capite; vuoi tramite la lotta armata di chi decidera’ di ripulire il mondo dagli umani in sovrannumero, cosi’ come Sergio D’Elia che voleva rimettere la societa’ a posto ma con Prima Linea?

(3) C’e’ anche da rilevare una eccessiva impronta "occidentale" in certe considerazioni.

Come per quell’altra favola chiamata “sviluppo sostenibile”, e' troppo facile riempirci la pancia per secoli e procreare a piu’ non posso, e poi andare a dettare agli altri quanto possono mangiare e figliare.

(4) A chi vede un futuro buio e spaventoso, rispondo che se il numero di esseri umani e’ cresciuto negli ultimi secoli, e’ perche’ si vive piu’ a lungo, e meglio.

Per favore aspettate di avere un mal di denti, o una gamba rotta, o un calcolo renale prima di sognare il bel tempo che (mai) fu. E se avete gli incubi di una umanita’ che distrugge tutto al suo espandersi, chiedetevi perche’ volete mantenere in vita questo concetto vetusto dell’Uomo come separato dalla Natura; dell’Umanita’ come virus immondo causa di tutti i Mali fin dal Peccato Originale.

Se pensate che il mondo sta andando a rotoli, andate pure ad inalare i gas di scarico di una Trabant modello 1962, io preferisco auto piu’ recenti (possibile che nessuno ricorda lo schifoso fumo nero di un motore Diesel anni ’70?). In realta', sotto certi aspetti il pianeta e' meno inquinato, sotto altri lo e' di piu': ma dubito che un'analisi dettagliata sarebbe piu' depressogena adesso, che trenta anni fa

Non dimentichiamo neanche che, storicamente, la rinuncia allo sviluppo ha portato alla progressiva implosione del sistema (vedi l'antica Roma, vedi la Cina imperiale). Un'umanita' troppo preoccupata di essere in troppi, probabilmente non farebbe che confermare le sue paure

(5) A chi accusasse le donne del Terzo Mondo di procreare troppo, chiederei conto del fatto che laddove la mortalita’ infantile e’ altissima, non ha senso avere uno o due figli.

E che esiste una correlazione inversa fra l’educazione delle donne in una societa’, e la quantita’ di prole: per cui niente discorsi saccenti e superiori come quelli di Rajneesh per favore

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Certo non dico che la letteratura prodotta dal Club di Roma e' acefala o da buttare via: ma si tratta pur sempre di una serie di modelli basati su precise ipotesi che potrebbero essere vere (o no). Il discorso scientifico rimane un dibattito aperto e non puo' essere liquidato con un "questa e' la verita'", almeno finche' uno dei modelli comincera' a dimostrare una straordinaria capacita' predittiva (e quindi, come citato in I Limiti dello Sviluppo – 30 anni dopo non prima del 2020) 

Da un punto di vista storico, che senso ha per l’ingegno umano di dubitare di se stesso e delle sue capacita’ di sfruttare le risorse?

Una passeggiata nei dintorni di Portoferraio puo’ mostrare come i rifiuti ferrosi degli antichi Romani sono stati riutilizzati in epoca moderna per ricavarne nuovo metallo. Chissa’ quanti tesori futuri ci sono nelle nostre discariche, se solo ci industrieremo per tirarli fuori

O per rimanere in tema di latinita': Pedanius Secundus, prefetto di Roma nel 61DC, aveva circa 400 schiavi. Ma questo non significa che per vivere una vita altrettanto se non piu' agiata, io abbia bisogno finanche di una persona dedicata 100% al mio servizio

Temo che un eventuale Romae Circulus all'epoca di Nerone avrebbe potuto errare e di molto, nei suoi modelli… 



4 Responses to “Rientro Graduale? No, grazie”

  1. 1 Aldo Compagnoni

    1,2,3
    Sono abbastanza d’accordo. Non sono tra chi vede la sovrappopolazione come uno dei problemi più importanti da affrontare.
    Ricorda però che si possono fare politiche demografiche anche senza imposizioni, tramite bombardamento mediatico per esempio, come ho sentito dire più volte dall’illustre De Marchi.
    La soluzione migliore è però il benessere, purtroppo ben poco diffuso a livello globale.
    4,5
    Qui sei proprio scivolato sul punto focale di tutta la faccenda. E’ vero che ci sono più persone proprio grazie alla tecnologia (medicina).
    Il punto è un’altro: che l’uomo NON è separato dalla Natura. Accusi Rientro Dolce di questo, mentre invece è proprio il punto che distingue l’associazione: smetterla di fare finta che l’ingegno umano “ci metta una pezza” sempre e comunque: Smetterla di pensare in modo antropocentrico, cercando di trovare un punto di incontro tra l’uomo e l’ecosistema terra, l’unica risorsa in grado di durare fino a 5 miliardi di anni (data in cui il sole si spegnerà).

    I discorsi sulle auto di oggi che inquinano di meno sono insignificanti. Non solo la quantità di CO2, di Azoto e quant’altro depositate nell’atmosfera a causa dell’uso di combustibili fossili stanno alterando i cicli biogeochimici globali, con effetti a lungo termine ancora da quantificare (quale ragione c’è di essere ottimisti? Ci sarebbe da esserlo se in gioco ci fosse in centesimo di euro, in questo caso, purtroppo, molto di più). Se poi vogliamo menzionare la nube di smog che con regolarità si forma sul Sud Est asiatico…
    La verità è che l’ambiente è in molti casi degradato in modo irreversibile (vogliamo andare dove c’era la foesta tropicale e ora c’è il deserto?), anche a due passi da casa (andiamo a bere l’acqua di falda contaminata dai pesticidi per almeno 1000 anni, in qualche posto della pianura padana?).
    Se proprio vuoi un paradigma, guardiamo la foresta tropicale, che quando distrutta ci fa perdere irrimediabilmente specie viventi che da un punto di vista utilitaristico (lasciamo stare tutto il resto, non è monetizzabile e non si applica alla discussione) potrebbero esserci di immenso giovamento – pensiamo alle applicazioni (farmaceutiche innanzitutto). Migliaia di specie SCOMPAIONO per sempre ogni anno a causa della deforestazione SENZA CHE NEANCHE POTER CONOSCERE LA LORO ESISTENZA: In questo caso la tua fiducia nell’intelletto umano mi pare più la sorella maggiore della cieca brutalità dell’ignoranza.

    E che altro aggiungere quando la mia pianura Padana viene ricoperta da capannoni e caseggiati visto che l’Agricoltura non è più redditizia? I suoli della Pianura Padana sono tra i più fertili del mondo. Costruire sopra vuol dire perderli – perdere una risorsa che si rinnova con tempi nell’ordine dei 2000 – 10000 anni. Ora che il petrolio sta aumentando di prezzo, l’intelletto umano ha trovato il modo di utilizzare l’agricoltura per produrre combustibili simili: ma cosa farà l’intelletto umano quando i milgiori suoli del mondo saranno andati persi a causa della STUPIDITA’ umana?

    Sono convinto che Rientro Dolce non abbia un manifesto sottoscrivibile in toto.
    Ma per lo meno ha il pregio di non chiudere gli occhi nei confronti delle grandi sfide del futuro, facendo finta che si troverà la soluzione a tutti i problemi ambientali, comunque, sempre. E chi si occupa di ambiente per lavoro, come me, sa bene che nella pratica esso riceve ben poca attenzione.

    E’ giunto invece il momento, anche per l’Italia, di compiere scelte magari dolorose (un prato verde dove poteva esserci un magnifico parallelepipedo in prefabbricati di calcestruzzo) ma strategicamente lungimiranti.

  2. Mi spiace doverti dire che probabilmente non hai ancora ampliato abbastanza il tuo campo d’indagine. Impegnati di più. Non si tratta di “cambiare idea”, ma di mettere in atto alcune concrete osservazioni, anche (anzi, soprattutto) su piccola scala. Con un po’ di conoscenze di base e occhio critico non ti sarà difficile riconoscere quanto di troppo ottimistico c’è nella tua pagina. Aldo Compagnoni ha già provato a suggerirti alcuni spunti degni di verifica. Dammi retta, non ignorarli, esci di casa e va a pasticciare col fango di qualche fiume italiano. Ammesso che ne trovi uno ove l’acqua scorra ancora abbastanza copiosa.

    Carpanix
    http://www.oilcrash.com/italia.htm

  3. Risposta a Aldo Compagnoni (June 6th, 2006 00:53)

    L’ingegno umano, a meno che non lo riteniamo un dono divino ad Adamo ed Eva, e’ una caratteristica naturalissima della nostra specie. Per cui il suo intervento non e’ “una pezza” ma il modo piu’ logico (mi si perdoni il gioco di parole) ed anche il piu’ scontato, con cui noi ci poniamo di fronte ad un problema

    E’ questa dicotomia homotechnologicus-natura che non mi convince

    ora, questo famoso ingegno ne ha combinate di cotte e di crude. Per esempio la foresta primeva europea se ne e’ andata in fumo per permettere ai nostri antenati di mangiare. Chissa’ quante specie sono scomparse durante quel processo. D’altronde cosa dobbiamo fare, oggi, se scompare la foresta tropicale? Dire a quei cattivoni dei brasiliani di non tagliare piu’ alberi?

    E che soluzione alternativa offriamo loro? E come proponiamo soluzioni se non si vuole mai soffrirne le conseguenze? (si vedano le ingenti somme spese per tenere ogni immigrato fuori dall’Europa)

    D’altro canto quello stesso famoso ingegno ci ha permesso di vivere sempre meglio e piu’ a lungo. Non conosco di alcun indicatore di benessere/ricchezza che sia peggiorato nel mondo negli ultimi decenni, a parte naturalmente nell’Africa sub-sahariana e in altri luoghi colpiti dall’AIDS e dalle guerre.

    Se ci e’ stato quasi sempre utile, allora, perche’ buttare l’ingegno alle ortiche proprio adesso?

    ———

    Facendo quindi attenzione a non farcene trascinare troppo, con un entusiasmo quasi positivista, affrontiamo allora i problemi per quello che sono con quello che abbiamo, inclusa l’esperienza, invece di dire a priori che non c’e’ soluzione altra che nel regredire sia nei numeri, sia nel tenore di vita

    E infatti, lo stesso gruppo Rientrodolce e’ interessato ad alternative al petrolio. E se un giorno avessimo tutti il nostro generatore eolico a poche lire, che senso avrebbe cercare il “rientro dolce”?

  4. 4 Simone De Lorenzis

    Rietro dolce o meno, il modo più semplice di vedere la cosa è in termini economici, ovvero energetici, ovvero economici.

    L’energia – per quello che sappiamo – non è un pozzo di capacità infinita.
    Nemmeno l’energia solare di cui possiamo disporre è infinita.

    Lavoriamo dunque su… numeri finiti.

    Ancora più finitimi sono i combustibili cosiddetti fossili, ovvero tutto ciò che “bruciamo”. A ciò si aggiunga l’uranio, che viene bruciato in senso più alto: fisso, e irrecuperabile, impossibile da garantirne la sicurezza per il tempo necessario: 20.000 e più anni, per i suoi derivati atomici, in seguito al processo di fissione.

    Il ragionamento è a dir poco matematicamente banale:
    da un lato, l’umanità può scegliere se continuare a bruciare risorse che non potrà “ribruciare” all’infinito: risorse perse per sempre, ovvero per i “momenti di emergenza” dei prossimi millanta anni: idrocarburi, sostanze fissili (rare), ecc. ecc.

    Dall’altro può scegliere la via virtuosa, quella del risparmio: risparmiare i combustibili fossili come l’oro nelle banche: non si sa mai che un giorno servirà…

    e sfruttare l’energia che, a costo e inquinamento zero, il sole – non altrettanto risparmioso, mette a nostra disposizione, direttamente (radiazione fotonica) e indirettamente (energia eolica).

    IN OGNI CASO, il rubinetto non può andare oltre una certa “pressione”: la quantità di energia per unità di tempo NON E’ infinita, così come i nostri organismi non sono in grado di adattarsi a TUTTE le condizioni ambientali, a qualsiasi grado di inquinamento causato dall’uso non-ancora-razionale delle risorse del pianeta.

    Considerato che i nostri bisogni energetici sono in costante aumento, e l’umanità industrializzata pure, una riconversione energetica del modus vivendi è auspicabile.

    In ogni caso, se l’umanità sceglierà di non occuparsene, la seconda legge della termodinamica lo farà senz’altro, ciecamente ma molto, molto efficacemente…
    E’ una legge muta, e non parla mai di sorti progressive della storia.


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