Obama Vince Il Novel Per La Pace 2009

2009/Ott/09

Oslo, 9 Ottobre (MNN) – L’incessante menzionare del termine “pace” da parte del Presidente USA Barack Obama e’ stato premiato con il Novel per la Pace 2009. “No, non e’ un errore fatto alla tastiera da qualcuno troppo stanco un Venerdi’ sera“, ha detto una fonte anonima. “Il fatto e’ che preferiamo premiare un futuro pieno di speranze piuttosto che un passato pieno di rimorsi“.

In altre notizie: i blogger di tutto il mondo sono contentissimi oggi di sapere che, per intascarsi un milione di dollari e piu’, tutto quello che bisogna fare e’…parlare!


Tu Quoque, Barack….Dramma Al Loft!

2009/Giu/15

Roma, 15 Giugno (MNN) – La notte capitolina si preannuncia molto impegnata al Loft, la sede del Partito Democratico scelta vicino alla Chiesa di Santa Anastasia in modo da aiutare anche i piu’ incaponiti peccatori a criticare la vita privata altrui dopo essersi lavata la coscienza.

Barack Obama e Silvio Berlusconi - 15 Giugno 2009

Barack Obama e Silvio Berlusconi - 15 Giugno 2009

Centinaia di attivisti sono stati convocati nella tarda serata di oggi per aiutare a rimuovere fotografie e gigantografie dell’ennesimo Traditore della Causa Persa Del Partito Democratico (che magari fosse partito, perche’ almeno, in quel caso, qualcuno lo avrebbe rimpianto).

Basta con Barack“, ha cominciato a cantare tale Uolter, presentatosi come “fondatore e affondatore del PD“. “Una volta ammiravamo il suo ‘Ies ui can’“, ha continuato l’esagitato rimuovitore di poster prima di minacciare di andare a lavorare in Africa, “Adesso non lo sopportiamo piu’ viste le sue nuove amicizie“.

Il portiere/autista/maggiordomo/segretario del PD, al secolo “Franceschiellinielluccio”, non ha voluto confermare ne’ smentire se gli scantinati del Loft fossero ormai pieni dei ritratti rimossi dell’amico americano di Silvio. Nessuno e’ riuscito comunque a fermare l’irrompente Debora Serracchiani, che ha dichiarato che lei in Berlusconi non ci vede niente di “Bello“.

In altre notizie: “Obama riceve Berlusconi: «Bello vederti, amico mio»

ps ma il traduttore chi era, l’Uomo Invisibile??


Cumpari Panetta, Sent’ A’ Mmìa

2009/Gen/07

Carissimu Cumpari Leon Panetta

Comu non essiri cuntenti ‘a sintiri chi ‘ddu furbacchiuni ‘i Obama sciglìu comu Capu Spiuni propriu ‘nu figghiu ‘i Sidernu? ‘U giurnali dici puru chi tu canusci propriu bbeni ‘a Calabria, parri ‘u dialettu e tto cugginu Mimmu s’arricorda tuttu ‘i tto vacanzi cinquanta anni fa.

E allura, Calabrisi ppi Calabrisi, sperandu chi ‘dda bona donna ‘i Dianne Feinstein nun faci ‘na camurrìa ppi tta confirmescion, pozzu dirti cacchi cosa puru ieu?

(1) ‘A CIA e’ sicuramenti cchina ‘i surici chi vogghiunu sulamenti vidirti fallire. Statti attentu. ‘U megghiuri metudu e’ cangiari chianu chianu tutti i capi cchiu’ ‘mportanti, e solu dopu fari ‘a rivoluzione (ppi esempiu, pinsandu ‘a nu pocu i moralita’, dopu tutta ‘dda tortura)

(2) ‘Natra cosa chi dovristi cangiari e’ ‘a struttura da’ sicurezza ‘mmericana. FBI, CIA, NSA e adessu puru Homeland Security, chista e’ ‘a ricetta sulamenti ppi ‘nna lutta ‘ntestina sinza fini.

(3) ‘Nun sacciu si ttu voj ristari ‘a CIA moltu tempu. Ma si ttu voj, ricurdati chi si Obama voli leggiri ‘na cosa, ma ‘a CIA scuprìu ‘natra, tu haj ‘a purtargli prima cchiddu ch’iddu voli. Ma poi parra cu iddu ppi spiegari bbeni ‘i cosi comu stannu. Almenu ‘nna vota, circa ‘i mustchari chi almenu unu teni ‘a ‘ntelligence, ‘nta Central Intelligence Agency.

(d) Anfini, quattchu dumandi chi ssi tu rispundi, pozzunu trasfurmarti in Eroe ppi seculi ddi seculi…ccu fu veramente ‘a ‘mmazzari ‘i ‘ddu frati Kennedy? E Martin Luther King? E aund’esti ‘u corpu ‘i Jimmy Hoffa?


La Luce e lo Scontro – Lettera Aperta al Partito Radicale Transnazionale

2008/Dic/10

Carissimi Cappato / Pannella / Perduca / Mecacci / Bonino / D’Elia / Stango / Mellano / Vecellio e compagni radicali tutti

Noto con dispiacere che ci sono vari punti in maniera di politica a livello globale, sui quali non vado assolutamente d’accordo con quanto espresso da vari esponenti Radicali.

Non essendomi possibile, per esigenze di lavoro, la partecipazione a Bruxelles al Consiglio Generale del Partito Radicale Nonviolento Transpartito Transnazionale (11-13 dicembre), mando quindi alcuni spunti su quanto avrei detto in quella occasione.

La mia preoccupazione principale e’ nel non capire ne’ il senso ne’ le motivazioni, da Radicali, di un certo generale irrigidimento su piu’ fronti, contro chi ci appare come “nemico”: un irrigidimento di cui non vedo lo scopo, anche perche’ non capisco in base a quale strategia si pensi che questo modo di atteggiarsi potrebbe portare ad alcun risultato, se non rendere i “nemici” ancora piu’ “nemici”.

Ci ritroviamo cosi’ ad avere cuori caldi e a portare teste alte, ma a coloro per i quali diciamo di lottare, che cosa potra’ mai loro importare del nostro stato d’animo se non otteniamo niente di concreto per loro?

Peggio: sembra che anche per i Radicali come un po’ per tutti, ci siano popoli oppressi di Serie A e altri popoli oppressi di Serie B, di cui non ci importa un classico fico secco. Che senso ha tutto questo?

Per chiarezza, nel seguito trattero’ di due esempi: la Russia e l’Iran. Comincio con una premessa ispirata dall’intervento di Matteo Mecacci alla Camera, nel Novembre scorso, in un dibattito sulla politica estera e la crisi in Georgia:

“È evidente che il Presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi, ha scelto un certo tipo di politica estera sicuramente diversa da quella degli anni precedenti nella scorsa legislatura”

A me sembra invece evidente che Berlusconi stia continuando la politica estera che fu di De Gasperi, di Andreotti, di Craxi, e anche di Prodi. Con uno stile fra il giullare e lo spregiudicato, ma “ovviamente” lungo le stesse linee guida.

Perche’? Perche’ l’Italia, chiunque sia al Governo, e’ e rimane una “Potenza di serie B” (sempreche’ il termine “Potenza” abbia ancora validita’). Cosa venga deciso a Roma e’ in generale di nessun interesse per la vasta maggioranza delle Nazioni e dei Popoli del Pianeta Terra.

Per tenere contenti gli Italiani e il loro Amor Patrio, a parte qualche insipido summit UE e un vacuo voto nelle decisioni NATO, l’unico modo per far finta che l’Italia abbia un considerevole peso internazionale sta nel dimostrare ogni tanto indipendenza e spregiudicatezza, rifuggendo dalla previdibilita’ almeno nelle decisioni non eccessivamente importanti.

C’e’ nessuno che ricordi quanto fece Craxi lasciando libero Abu Abbas a Sigonella nel 1985, o la capacita’ di Andreotti, nel 1991, di essere l’unico e solo Capo di Governo al mondo che ricevette telegrammi di ringraziamento sia da parte di Gorbachov, sia da parte dei “Dodici” golpisti sovietici?

Inutile quindi notare “una politica estera molto spericolata che cerca rapporti…anche con la Libia di Gheddafi”. I quali fra l’altro sono una scelta obbligata, visto che persino gli USA si avviano alla normalizzazione e non c’e’ vantaggio alcuno a tenersi a distanza.

Continua Mecacci:

“(in Russia) si è scelta la via militare anche per fare i conti con la Georgia, che è solo l’esempio di un Paese che vuole integrarsi nell’Unione europea, che ha una cultura profondamente europea, così come l’Ucraina”

Il consenso fra gli specialisti invece e’ che “Misha” Saakashvili abbia attaccato per primo, lo scorso agosto.

In generale, il comportamento della Georgia post-URSS non e’ mai stato ne’ democratico, ne’ conciliatorio, ne’ liberale nei confronti delle minoranze, a cominciare da Zviad Gamsakhurdia, che dopo aver proclamato l’indipendenza georgiana nel 1991 decise di eliminare ogni autonomia a Osseti e Abkhazi.

Ricordiamoci che Saakashvili stesso ha non troppo tempo fa organizzato la solenne traslazione della bara di Gamsakhurdia (giusto per sottolineare le prospettive di liberta’ di Osseti e Abkhazi sotto il nuovo Governo…). E dopo aver bastonato gli oppositori, si e’ preso tutte le stazioni televisive. Come scrivono in occasioni separate Robert English e George Friedman sulla New York Review of Books, la Georgia lungi dal dimostrare una “cultura profondamente europea”, si comporta nel Caucaso come una “Piccola Russia”.

O in alternativa: se e’ europea la Georgia, perche’ non e’ europea anche la Russia?

Riguardo l’Ucraina, e’ ormai democraticamente e ripetutamente appurato che meta’ del Paese e’ russo e si sente russo. Non sono parte dello Stato Ucraino pure essi? Che messaggio abbiamo da dir loro, se la nostra politica e’ caricare a testa bassa contro qualunque cosa faccia o dica la Russia? E’ questo un punto forse ancora piu’ importante da chiarire. Perche’ non dimostriamo alcun interesse nel destino di certi popoli, per esempio se hanno la buona o cattica sorte di essere appoggiati dalla Russia?

E infatti, sentiamo Mecacci di nuovo:

“Il Presidente del Consiglio ha dichiarato in questi giorni che occorre evitare il ritorno alla guerra fredda. Credo che occorra che qualcuno in quest’aula ricordi che la guerra fredda va rivendicata dal momento che è ciò che ha consentito all’europa decenni di pace”

Ma non e’ stata la Guerra Fredda a consentire la “pace”. E’ stata l’adesione di Stalin agli accordi di Yalta. Nessuna (neanche una) democrazia liberale e occidentale e’ stata fatta sviluppare se non laddove gia’ stabilito da Roosevelt, Churchill e Stalin, e nessuna rivoluzione comunista ha avuto successo se non dove gia’ deciso a priori.

Il destino di ogni Paese, Italia inclusa, e’ stato scritto nel 1945 e non e’ cambiato di una virgola, neanche laddove dopo la guerra l’insurrezione comunista fosse fu piu’ forte (Grecia), o la societa’ non-comunista piu’ solida (Ungheria).

La Guerra Fredda non ha impedito ai Sovietici di conquistare l’Europa (come se gli USA e il Regno Unito sarebbero rimasti a guardare) ma ha impedito ai polacchi, ai cecoslovacchi, ai rumeni, ai bulgari etc etc di sviluppare le loro democrazie liberali e occidentali. Anche il destino delle repubbliche baltiche (e in misura minore, della Finlandia a liberta’ limitata, vittoriosa contro l’URSS ma abbandonata a Stato satellite) lo dimostra chiaro e tondo.

Andiamo a chiedere a loro quanto c’e’ da rivendicare, della guerra fredda.

E sulla minaccia che si ritorni ai vecchi confronti a muso duro con i russi: non dimentichiamoci che la Russia contemporanea, anche quella di Yeltsin, e’ sempre stata trattata dai “nostri” come una minaccia, e l’allargamento della NATO e’ stato sempre sottinteso come una difesa contro la Russia, da quegli Stati dimenticati sessanta e piu’ anni fa oltre la cortina di ferro.

Non meravigliamoci quindi se si comporti come se si senta minacciata (diciamocelo chiaro e tondo: lo e’), e quindi ritenga opportuno cercare di aumentare la propria sfera d’influenza. E’ di dialogo e rispetto che c’e’ bisogno, non di minacce o indignazione. Dice Nicholas Kristof poche settimane fa sul New York Times: stuzzicare un orso irritabile non e’ un sostituto per della seria diplomazia.

Ci sono altri argomenti che mi vedono fuori dalla linea politica internazionale di parecchi dirigenti radicali.

Il piu’ eclatante e’ l’Iran, che alcuni fra noi vedono come la reincarnazione del male assoluto. Di nuovo, scegliendo il conflitto aperto (se non addirittura, auspicando quello armato, rendendo in tal modo inevitabili sia un ulteriore inasprimento della gia’ dura repressione interna, sia il completamento della costruzione di una o piu’ bombe atomiche), laddove niente e’ comprensibile se non si esplorano seriamente le ragioni di tutti.

C’e’ un unico motivo infatti per cui l’Iran cerca di costruire la bomba atomica: per garantire la sicurezza nazionale. Questa e’ un’opinione diffusa fra tutti gli esperti di strategia internazionale. Prova anche ne sia il fatto che il programma atomico e’ stato cominciato da ben prima della Rivoluzione Islamica di Khomeini, ai tempi dello Shah Reza Pahlavi.

L’Iran non e’ certo il solo o il primo Stato a proseguire su quella strada. Gia’ India e Pakistan hanno sviluppato la Bomba per difendersi l’una dall’altro. Non e’ poi un caso che le guerre convenzionali contro Israele siano cessate allorquando e’ stata resa nota l’esistenza di ordigni atomici sotto controllo del Governo di Tel Aviv/Gerusalemme.

Il fatto poi che la Corea del Nord, con la sua micro-atomica, non sia stata ne’ invasa ne’ attaccata dagli USA, sorte invece toccata al nuclearmente disarmato Iraq di Saddam Hussein, non puo’ che spronare le autorita’ di Teheran a premere l’acceleratore affinche’ anche una sola Bomba sia disponibile al piu’ presto: per salvare la propria vita, piu’ che per attaccare chicchessia.

E invece: cosa proponiamo noi? Antonio Stango su Notizie Radicali del 18 giugno 2008 invita a

“[non] concedere tempo agli ayatollah al potere [e pretendere] entro pochi mesi, un governo iraniano che tuteli le libertà e i diritti umani, fermi la corsa all’arma nucleare e rinunci alle manovre terroristiche all’estero“

A parte che mi sembra avessimo smesso di sognare di esportare la democrazia…possibile che non ci rendiamo conto che non c’e’ bisogno di essere amici degli Ayatollah per capire che una volta messi all’angolo con il rischio di essere eliminati da un momento all’altro, faranno quanto di piu’ logico e metteranno davvero insieme una bomba nucleare, magari rudimentale, magari “sporca” ma ovviamente pronta all’uso?

Dov’e’ la Noviolenza in tutto questo? Non e’ quasi banale dire che per uscire fuori da questo circolo vizioso, ed evitare un conflitto di qualsivoglia genere, bisogna andare alle radici del problema, che rimane la questione della sicurezza per l’Iran stesso, islamico o democratico che sia?

Chi lo dice? Lo dice il famoso Hans Blix. Lo dicono George Perkovich, Direttore del Programma di Nonproliferazione al Carnegie Endowment for International Peace, e Pierre Goldschmidt, gia’ vice Direttore della International Atomic Energy Agency. Lo dice Zbigniew Brzezinski, gia’ consigliere di Carter. Lo dice lo scrittore e giornalista Christopher de Bellaigue. Lo dice il New York Times, in un editoriale senza firma del 28 Maggio 2008.

L’unico modo per evitare la tragedia di una guerra e’ condurre dei negoziati seri con l’Iran: e l’unico modo per essere seri e’ garantire all’Iran che l’Europa, e gli USA smettano di appoggiare tentivi piu’ o meno segreti di colpo di Stato violento in Iran.

Ogni altro atteggiamento portera’ a morti e distruzione. Ovviamente, e logicamente. In barba alla nonviolenza.

E infine, riguardo la Cina. Non e’ stato possibile convincere nessun Radicale della necessita’ di non far finta di niente dopo il terribile terremoto del Maggio scorso.

Mi e’ stato detto che un terremoto e’ una tragedia non politica: al che rispondo che prima di tutto a uccidere le persone in caso di terremoto sono gli edifici che crollano, e non il tremore della terra. E cosa c’e’ di piu’ politico, e di piu’ colossale esempio di assenza dei piu’ minimi controlli democratici, che l’incuria da parte di Governi un po’ in tutto il mondo (Cina, e Italia incluse, ovviamente)? I quali Governi permettono l’edificazione fuori norma, magari proprio di quelle scuole dove ci sono i bambini e quindi il futuro di innumerevoli famiglie.

Se ne e’ accorto nessuno, fra una bandiera tibetana e l’altra, che il Primo Ministro cinese Wen Jiabao si e’ fatto fotografare piu’ volte seriamente impegnato a lavorare per aiutare i terremotati? Davvero tutto cio’ e’ stato fatto senza che avesse valenza politica?

Mentre di noi che impressione sara’ rimasta, se non di cinici, barbari e cattivi, tutti presi a difendere i tibetani calpestando i morti altrui (e adesso, impegnati a viso aperto nel fomentare movimenti nazionali di resistenza dentro lo Stato cinese, manco fossimo a un remake delle lotte russo-giapponesi riguardo la Manciuria).

Cosa vogliamo ottenere, dalla Cina? Una capitolazione ignominiosa? Tante scuse e il ritiro immediato dal Tibet? Chissa’: se cosi’ fosse, cio’ spiegherebbe il deserto assoluto nei nostri cuori, incapaci di manifestare alcuna solidarieta’ di fronte a migliaia di morti.

Ma se cosi’ fosse, qualcuno mi puo’ spiegare di che strategia si tratti? Qual’e’ l’idea di fondo, come vogliamo ottenere quanto vogliamo ottenere, dalla Cina, presentandoci noi stessi a muso duro, indifferenti, miopi e agitatori pronti a tirare nel mucchio?

In ultilma analisi, anche l’indignazione, come dice in risposta a una lettera il gia’ citato George Friedman riprendendo il noto giornalista e politico statunitense Strobe Talbott scrivendo su Time Magazine del 1979 non a caso dell’Iran, non e’ una politica estera.

Questo e’ il tema di fondo. E allora con l’essere Radicali cosa c’entra l’agire da nemici “giurati a prescindere” della Russia, il manifestare noncuranza contro Abkhazi e Osseti meridionali, il considerare l’Iran come il Male, lo sputare metaforicamente negli occhi di centinaia di milioni di cinesi di etnia Han, per non parlare del disprezzo palese contro la Serbia (e di nuovo l’assenza di considerazione per i serbi del Kosovo)?

Anche sul Libano, cosa abbiamo da dire se non le solite generiche accuse contro Hezbollah, come se quelli fossero alieni venuti dallo spazio e non una parte molto consistente della popolazione locale?

A chi giova lo scontro frontale e senza possibilita’ di compromesso? Cosa c’entra, con la Nonviolenza, con Gandhi, con il carattere Transnazionale di un Partito che aspirerebbe anche ad avere in se’ persone provenienti da Paesi in grave e perdurante conflitto fra loro, e tuttavia capaci di rimanere all’interno dello stesso gruppo politico, e di gestire gli inevitabili conflitti senza la evitabile violenza?

Ecco, e’ questo che non capisco. Continuero’ a sforzarmi. Speriamo pero’ che qualcuno mi dia una mano a chiarire cosa vogliamo per il nostro futuro.


Obama – Primo Scivolone Sul Clima – Articolo su Svipop

2008/Nov/23

Terzo mio articolo su Svipop, l’agenzia online del CESPAS, il cui Presidente e’ il giornalista e scrittore Riccardo Cascioli:

OBAMA, PRIMO SCIVOLONE SUL CLIMA

di Maurizio Morabito

Nel primo intervento sulle politiche climatiche da futuro presidente degli Stati Uniti, Barack Obama ha subito inanellato una serie di sciocchezze dal punto di vista scientifico, dando per certi fenomeni (mari che salgono, siccità, uragani sempre più violenti) che sono oggetto di dibattito scientifico. Un inizio poco incoraggiante. E come pensa Obama di conciliare la filosofia del “Yes, we can” con il catastrofismo imperante?


Perche’ Obama Dovrebbe Ringraziare Osama

2008/Nov/19

Al Qaeda in prima pagina oggi e forse anche domani, con la “risposta” alle elezioni presidenziali USA. Buon per loro. E buon per Obama, che viene maltrattato quel tanto che basta, con la ciliegina sulla torta della comparazione con Malcolm X.

Perche’ tutto cio’ sarebbe una buona cosa per Obama? E’ facile capirlo. Proviamo a immaginare il casino che sarebbe successo se Al Qaeda avesse mandato le sue felicitazioni, promettendo di lavorare al fianco del nuovo Presidente…


Obama come Berlusconi

2008/Nov/07
…dice Ricky Filosa su Italia Chiama Italia. E non ha tutti i torti.
Come dimostra questo articolo da Forbes sulla mania di appiccicarsi “Hussein” come secondo nome, imitando appunto Barack H Obama, questi, come Berlusconi, ispira una tribu’ di seguaci, al di la’ delle vecchie idee di “partito”.
E’ un trend cominciato non saprei se con Silvio nel 1993 o con De Gaulle ai tempi della fondazione della V Repubblica francese. Chissa’ se qualche sociologo c’ha gia’ ragionato sopra.

Dopo Obama, L’Ultima Sfida All’Integrazione Razziale In America

2008/Nov/05

Dopo Obama, perche’ non provare a descrivere quella che sara’ l’ultima sfida all’integrazione razziale (e non solo) in America?

Immaginiamoci allora le elezioni presidenziali del 2016, e come Candidato alla Presidenza una donna, con antenati ex-schiavi da parte di padre e ebrei da parte di madre.

E convertita all’islamismo.

E come suo vice un’altra donna, in sedia a rotelle.

Mezza Native American e mezza messicana.

Con la quale e’ fidanzata.

E con la quale ha un figlio ottenuto con inseminazione artificiale. E il cui padre e’ Asian-American.

Immaginiamo infine che tale Candidata alla Presidenza rappresenti il Partito Repubblicano.

Oltre, la mia immaginazione non riesce ad andare 8-)

ps Dopo che Emiliano Errico ha letto il mio testo qui riportato durante la puntata di “Jefferson Ming” del 5 Novembre su Radio24, il conduttore Stefano Pistolini ha commentato riferendosi a un futuro molto piu’ probabile, per le Elezioni Presidenziali americane del 2016: Bobby Jindal, classe 1971, Governatore della Louisiana per i Repubblicani e figlio di due immigranti indiani del Punjab.


Anche Su Google, Obama In Vantaggio Su McCain

2008/Ott/30

Anche su Google, Barack Obama sembra essere (quasi sempre) in vantaggio…

Per esempio: cercando “obama 666” si ottengono 1,380,000 pagine. “mccain 666” riporta solo 848,000 risultati.

Oppure “McCain eats babies” (mangia bambini) = 1,460. “Obama eats babies” = 3,050.

L’unica ricerca dove McCain e’ davanti anche se di poco: “McCain is a nazi” (e’ un nazista)= 5,610. “Obama is a nazi“=5,130.


Una Speranza Fra i Neonazisti

2008/Ott/22

Chi l’avrebbe mai immaginato…fra i neonazisti, c’e’ anche qualcuno straordinariamente consapevole di alcuni, diciamo cosi’, “inconvenienti”…

C’e’ un problema reale,” ha detto [Bill] White [capo del Partito Nazional Socialist Americano dei Lavoratori] in una intervista il mese scorso, “in quello che e’ chiamato il ‘movimento bianco.’ Uno, ci sono tante persone che sono mentalmente malate, e dobbiamo occuparcene spesso. No. 2, ci sono persone che hanno dei seri problemi sessuali.


L’Incredibile Potere della Chiesa Cattolica

2008/Ott/17

Mancano poco piu’ di due settimane alle Elezioni Presidenziali americane. I due candidati hanno appena finito una serie di dibattiti televisivi. Volano parole dure, ogni tanto. Alcuni important stati sono a tutt’oggi impossibili da assegnare, visto che nei sondaggi lo scarto e’ minimo.

Eppure: chi poteva mai riuscire a ottenere la presenza di McCain e Obama per diverse ore, insieme allo stesso evento caritatevole (e di alta societa’), forzandoli a prendere in giro se stessi con delle performance al limite fra il comico, e lo stupido?

Il Cardinale Edward Egan, Arcivescovo di New York: ecco, chi poteva, e ha potuto. E chi, senno’?

Naturalmente!


Democrazia e Partito Democratico Negli USA

2008/Ott/16

Consiglio caldamente la lettura dell’articolo di Mino Vianello “L’Handicap di Obama” su Notizie Radicali di oggi, nel quale non si parla del colore della pelle del Candidato, ma viene invece fatta una disanima del rapporto fra egualitarismo e concetto della democrazia negli USA, e il sentimento anti-intellettuale diffuso fra gli americani stessi.

Sara’ un bene o un male, questo anti-intellettualismo “fatto di empirismo e di senso pratico“? Personalmente, il dover arrivare comunque a una sintesi fra empirismo e intellettualismo mi sembra un punto ovvio oltre che logico. Non penso sia comunque quella, la domanda da farsi.

C’e’ da chiedersi invece se gli unici a non esserne completamente consapevoli siano gli intellettuali stessi, massicciamente Democratici e che invece di provare a comprendere l’elettorato, vivono ancora nel sogno di Camelot, la Presidenza cioe’ di John F Kennedy.

Un solo l’appunto a Vianello: l’aver dimenticato di nominare il movimento dei Know-Nothings nel XIX secolo (“Non So Niente”) che poche settimane fa il neo Premio Nobel dell’Economia Paul Krugman richiamo’ sul New York Times citando “l’insistenza che ci siano semplici risposte a ogni problema, basate sulla forza bruta e sulla gratificazione istantanea, e che ci sia qualcosa di effeminato e debole in chiunque suggerisca altrimenti“.


Il Momento Giusto per Banche Low-Cost?

2008/Ott/14
Ricompense gonfiate, fallimenti periodici, inefficienze gigantesche, sempre pronte a chiedere aiuti governativi … sono le caratteristiche condivise dalle compagnie aeree di bandiera, e da un incredibile numero di banche.

C’e’ nessuno che stia considerando la possibilità di fondare una banca “low-cost”? Una specie di Ryanair della finanza?

Forse uno o due dei super-ricchi Fondi Sovrani o magnati del petrolio ci provera’. Sono quelli che hanno i soldi, dopo tutto … e che hanno appena visto tantissimi dei loro soldi venire bruciati da banchieri professionisti.


Elezioni Americane: L’Ironia Involontaria di Tramballi

2008/Ott/07

Segnalo un episodio di ironia evidentemente involontaria di Ugo Tramballi nella puntata di “Jefferson Ming” su Radio24 il 6 ottobre…quando ha raccontato di come avesse riso, all’epoca, al pensiero di Reagan Presidente, solo per poi considerarlo un grande Presidente. Poi pero’ e’ passato senza colpo ferire alla solita tiritera su quanto e’ ridicola la candidatura di Sarah Palin (la quale almeno, al contrario di Ronal “Gipper” Reagan, non ha mai condiviso gli onori della cronaca con una scimmia…).

Certo uno non puo’ aspettarsi la par condicio a Jefferson Ming, ma almeno potrebbero mostrare un po’ piu’ di autocoscienza invece che le solite analisi brutalmente “di parte”…


Sarah Palin: Perche’ E’ Biden A Rischiare Al Dibattito Di Giovedi’

2008/Ott/01

C’e’ qualche speranza che un giorno la cultura “liberal” americana si svegli e capisca di essere…in America?

Possibile che tutti questi intellettuali sopraffini, buon ultimo anche Fareed Zakaria, non riescano a comprendere come siano proprio le qualita’ che loro disprezzano, a rendere Sarah Palin eleggibile per tantissimi dei loro concittadini?

Prendiamo ad esempio la “notizia” che il Governatore dell’Alaska avrebbe trascorso piu’ o meno meta’ delle notti da quando eletta, a casa invece che nel Palazzo a Juneau. Chi ha sparso in giro questa “chicca” voleva evidentemente dimostrare che la Palin non puo’ fare da VicePresidente, perche’ non accetta tutte le responsabilita’ dell’incarico pubblico.

Sono invece sicuro che gli Americani non-liberal (e non solo loro) abbiano interpretato il tutto come prova che la Vice di John McCain sia una “persona normale” che vuole proprio tanto bene al marito e ai figli, e li antepone a tutto: come fanno un po’ tutti, a parte coloro trasportati da una missione o da una smodata ambizione.

Da questo punto di vista, quand’anche Sarah Palin facesse brutta figura cento o mille volte in interviste che in sua presenza appaiono incredibilmente cervellotiche, al massimo i non-liberal si convinceranno (come se ce ne fosse bisogno) che la Stampa, l’Accademia, il Grande Giornalismo e’ composto da persone “liberal”, che odiano i Repubblicani e che sono fondamentalmente “strane” e “diverse”: mentre appunto la Palin non fa che quello che farebbe la “persona media”, capacissima di impappinarsi di fronte a un’intervistatrice polemica, aggressiva e pronta ad approfittare di tutto.

Sono, quelle della Palin, delle caratteristiche che farebbero di lei una buona VicePresidente e forse anche Presidente? Chissa’. Come recentemente scritto nella grande striscia satirica Doonesbury, non viene forse detto a ogni Americano che un giorno potra’ diventare Presidente? E quindi cosa c’e’ di strano se “un’Americana” un po’ qualunque diventa VicePresidente?

A parte il fatto poi, che dopo quattro anni di Dan “Potatoe” Quayle come Vice di Bush padre, non so proprio chi potrebbe essere peggio. E Bush padre vinse le elezioni del 1988 con Quayle al seguito,

Insomma continuare a ripetere che la Palin e’ un po’ tonta, un po’ oca, un po’ gallina non riuscira’ che a garantirle ulteriori voti. E’ cosi’ difficile arrivarci? Perche’ tutte quelle menti “liberal” non cominciano a riflettere che se qualcuno votera’ per Sarah Palin, ci sara’ pure un buon motivo al di la’ del solito “sono tutti degli idioti”?

E poi: non va forse John Biden al dibattito di giovedi’ nelle condizioni peggiori? Visto che tutti si aspettano che lui vinca alla grande, al massimo potra’ essere capace di rispettare le attese, cosa che non impressionera’ nessuno: mentre ogni punto a suo sfavore sara’ visto come un disastro (e una sconfitta).

La Palin invece, da cui nessuno si aspetta niente, potra’ dichiararsi vincitrice anche se riuscira’ a dire correttamente solo che ore sono all’orologio. Addirittura, se riuscisse a tenere testa a Biden per quasi tutto il dibattito, sara’ per lei un trionfo oltre ogni speranza.

E’ un po’ la tattica da “lento di comprendonio” che George W Bush ha sfruttato per diventare Governatore del Texas, e Presidente degli USA, convincendo gli avversari a sentirsi a lui infinitamente superiori.

Il candidato VP democratico ha tutto da perdere, alla Washington University a St Louis. La candidata VP repubblicana, tutto da guadagnare: un altro regalo, probabilmente, della Grandi Menti “liberal” che del loro Paese non capiscono a parer mio proprio un bel niente.

Sara’ un caso che negli ultimi 100 anni, ci siano stati 10 Presidenti Repubblicani, e solo 7 Democratici? E negli ultimi quaranta anni, 5 Repubblicani e solo 2 Democratici?


Catastrofismo Finanziario, Non Catastrofe (per ora)

2008/Set/29

Un grande articolo (in inglese) dal blog misto inglese / italiano blog “noisefromAmerika” con David K. Levine e Michele Boldrin che spiegano i motivi in base ai quali non sembra che il sistema finanziario mondiale stia per crollare domani.

A meno che la coppia Bernanke&Paulson in America  non dicano tutta la verità …

Tutto ciò spiega anche l’altrimenti assurdo comportamento di tanti politici americani, che dichiarano un imminente Armageddon con una mano, e litigano su quello che al confronto sarebbero solo sciocchezze, con l’altra.

Come di consueto, l’unica cosa di cui aver paura è la paura stessa (e una soluzione troppo affrettata). A questo ritmo, la cosa migliore che può accadere è che nulla di sostanziale sia fatto fino a dopo le elezioni presidenziali. Manca poco piu’ di un mese. Se il Presidente Bush è davvero preoccupato, può imporre un mese di ferie bancarie forzate, come fece Franklin D. Roosevelt per qualche giorno, tanti anni fa.

[...] il valore complessivo dei mutui in sospeso è di $11mila miliardi [...] mentre il valore dei contratti di assicurazione scritti su di essi è di circa cinque volte più grande. Chiaramente, le Mortgage Backed Securities (MBSs), i CDOs e così via, sono stati utilizzati come garanzia per un sacco di altri prestiti [...] Ciò spiega perché sia il valore di quei mutui a poter far cadere l’intero castello di carte [...]

Il problema nel settore bancario è la possibilità di fallimenti a cascata, con le banche insolventi che fallendo trascinano giù le banche piu’ solide [...]

Qual è la soluzione? Una è far intervenire il Governo perche’ acquisti titoli, come proposto nel piano di salvataggio [appena bocciatio dal] Congresso USA.

[Se tali titoli non sono adeguatamente valutati, il governo potra' ottenere] solo titoli a valore inferiore [a quanto stimato] con i contribuenti a dover pagare la differenza. Si noti che quelli che raccolgono i frutti sono i possessori di titoli senza valore [...] In effetti, per evitare che le banche peggiori trascinino con loro quelle migliori, salviamo le banche peggiori.

Ci sono molti sistemi alternativi a quello proposto dal Tesoro USA:

  • Richiedere alle banche di effettuare aumenti di capitale. [In quel caso] le perdite sono a carico delle banche migliori piuttosto che del contribuente
  • Scambiare debiti con partecipazioni azionarie. [E' noto che] regimi di “remissione del debito” hanno aiutato nella risoluzione di crisi finanziarie, in passato.
  • Fare comprare allo Stato USA immobili per il valore del credito ipotecario
  • Forzare una liquidazione ordinata dei titoli derivati basati sui mutui [...]

E’ vero: ci possono essere fallimenti a catena e cio’ è una cosa negativa. Ma tutto quello non avviene istantaneamente, non domani, non la prossima settimana, non il mese prossimo [...]

Alla fine della fiera, in un futuro immediato la situazione è questa. La Federal Reserve Bank e le sue agenzie-sorelle [...] possiedono già forti strumenti per gestire fallimenti nel sistema bancario. [...] Non abbiamo visto fallire le banche migliori, né abbiamo visto fallimenti a catena. Non ci è stato dato alcun motivo per pensare che qualcosa del genere sia imminente. [...]

Il fatto che le banche siano riluttanti a prestare le une alle altre non ha molto impatto sulla loro capacità di prestare a breve termine ai clienti. [...]

Se la Federal Reserve Bank e il Tesoro USA dispongono di informazioni in base alle quali le cose stanno peggio di quanto riferito da Bernanke, essi dovrebbero dirci quali siano quelle informazioni. In caso contrario dovrebbero dire chiaramente che l’Apocalisse non è dietro l’angolo.


Sonni Tranquilli sulla Crisi Finanziaria

2008/Set/15

Visto che Repubblica ne parla come se domani dovesse arrivare il Giudizio Universale, possiamo dormire sonni tranquilli riguardo la crisi finanziaria che ha visto Lehman Brothers dichiarare fallimento (che negli USA e’ un passo un po’ meno drammatico che in Italia).

Anzi, e’ positivo il fatto che il governo USA non e’ voluto intervenire. Spendere soldi pubblici per tenere su’ delle ditte fallimentari porta solo alla stagnazione, come in Giappone e naturalmente in Italia.

(nota: la discussione prosegue a questo link: Catastrofismo Finanziario, Non Catastrofe (per ora))


Pronostici Elettorali Obama vs. McCain

2008/Set/09

Questa lista (estratta da noisefromAmerika) porta a diversi siti web dove il pronostico per le elezioni presidenziali USA e’ fatto Stato per Stato, al di la’ cioe’ dei soliti e inutili sondaggi nazionali: per la semplice ragione che i Presidenti sono eletti dal Collegio Elettorale, e non direttamente:


Le Grandi Finzioni della Campagna Presidenziale USA 2008

2008/Set/04
  • John McCain non e’ cosi’ conservatore come si sforza di presentarsi
  • Barack Obama non e’ cosi’ conservatore come si sforza di presentarsi

E no, non c’e’ nessun errore nel testo qui sopra…


Georgia e Russia: A Che Punto Siamo?

2008/Set/01

E’ passato un mese dall’attacco georgiano contro la popolazione civile nell’Ossezia del Sud. A che punto siamo? Ecco un breve sunto ricavato da varie fonti (Il Sole 24 Ore, The Economist, International Herald Tribune/The New York Times, Spiked Online, Il Corriere della Sera, Il Riformista, The Globe and Mail):

  1. La Russia: e’ debole, e insicura. Ha “bisogno” di dimostrare di non essere tale, ma poi manda i soldati a combattere senza neanche un paio di stivali decenti. Con i suoi forti problemi interni, e un deciso complesso di inferiorita’, e’ sostanzialmente isolata, costantemente con soli due passi di vantaggio rispetto alla crisi piu’ nera. Per quanto?
  2. La Georgia: forse e’ una democrazia, forse no. Sicuramente, non e’ una democrazia solida. C’e’ troppa voglia di “menare le mani”. Mutatis mutandis, e’ la Russia del Caucaso: stessa debolezza, stesso complesso di inferiorita’, etc etc
  3. La UE: ha fatto una ottima figura con la diplomazia del cessate-il-fuoco, solo per poi ritornare alla stupida normalita’ degli interessi nazionali. La sua somma e’ decisamente minore delle parti, rendendola vulnerabile e dipendente, nonostante le sue dimensioni e ricchezza.
  4. Gli USA: la dipendenza da petrolio ha ridotto l’unica Superpotenza a uno stanco fallimento. Troppi nelle stanze dei bottoni pensano di giocare alla Guerra Fredda, e di vendicarsene venti anni dopo che e’ finita.
  5. Il Resto del Mondo: orfani di una politica USA seria, tentennano aspettandone le conseguenze, tutte da vedere.
  6. Svariati commentatori: tutti impegnati nel gioco al rilancio nello sport dell’equivalenza storica. Chi dice che e’ il 1968, chi il 1956, chi il 1938. Io propendo per il 1919. In ogni caso, circolano pericolose e perniciose idee interventiste, in un caos di ideali senza fini.