Oltre L’Incredibile

2008/Gen/29

Notizie dalla BBC:

insomma…l’ ultima notizia non e’ incredibile, anzi che altro dovremmo aspettarci?


UK: Inventato, Abbandonato

2007/Nov/15

La sindrome del “non inventato qui” affligge il mondo, ma non Albione.

E’ quel modo di pensare secondo il quale tutto cio’ che viene “da fuori” va considerato con sospetto, anche se palesemente migliore di quello che si ha. E cosi’ per esempio l’Airbus, il gigante europeo dell’aeronautica, si e’ scontrata con un muro di gomma quando ha cercato di far usare un sistema francese ai tecnici tedeschi (che scandalo!).

I quali tecnici hanno continuato a lavorare come prima, con il risultato che l’enorme aeroplano A380 ha avuto gravisimi ritardi di consegna, per problemi con i cavi elettrici.

In Gran Bretagna invece i conservatorissimi indigeni hanno paradossalmente un atteggiamento che forse li distingue davvero dal resto del pianeta: nonostante la loro passione per inventare cose nuove, dopo un po’ quasi se ne disinteressano o comunque se ne curano poco. Visitare Londra e dintorni puo’ quindi sembrare un viaggio nel tempo, con varie idee e tecnologie congelate nel tempo ognuna ad un’epoca diversa..

La possiamo chiamare la “maledizione dell’inventato qui”. Di esempi ce ne sono davvero tanti: a cominciare dagli sport moderni, per passare ai computer, al radar, e naturalmente al trasporto ferroviario. Persino, un parco di dinosauri.

Partiamo dal calcio: uno sport con una storia lunga e complessa che include le risse alla fiorentina, e le partite in cui i Maya calciavano un capelluto “pallone”, la testa mozzata di un principe nemico. Per fortuna la tradizione calcistica non ci e’ arrivata dal Messico pre-colombiano, ma dai colleges di Eton e Westminster. E da li’, tramite l’Impero Britannico ma non solo, lo sport si e’ propagato in tutto il mondo, e anche in Italia dove il primo club e’ del 1887 a Torino.

Ma se prima della XX guerra mondiale le squadre inglese, scozzese, gallese e irlandese si crogiolavano nel rifiuto di partecipare ai Campionati del Mondo adducendo una palese superiorita’, tale sogno compiacente si frantumo’ nel 1950 quando gli USA addirittura sconfissero gli Inglese per 1 a 0. Tuttora, i britannici inventori del gioco hanno solo una Coppa del Mondo, vinta in Inghilterra con un quasi-goal e piu’ di quaranta anni fa.

Una situazione analoga riguarda il tennis moderno, nato e cresciuto a Wimbledon, sobborgo di Londra dove misteriosamente, un inglese non vince da ormai settanta anni. Nel golf ogni tanto c’e’ qualche inglese o scozzese ma se ne vedono pochi, e nel cricket, insomma, e’ una grande notizia quando l’Inghilterra vince, proprio perche’ capita poco (Coppe del Mondo, zero).

E non e’ solo una faccenda di sport. Intorno ai computers durante la guerra ci fu molto lavoro in Inghilterra, per decifrare i messaggi tedeschi. Solo che poi a guerra finita il tutto fu secretato (come anche il radar), neanche ci fosse stato il pericolo che Hitler e soci ricomparissero da un momento all’altro. Il primo computer programmabile e’ quindi americano (ENIAC, 1948). E nessuno penso’ a stabilire una IBM anglosassone.

Anche la storia ferroviaria inglese e’ davvero strana. Una volta “inventato” il treno (Stevenson, 1814), i britannici decisero di distribuirlo su tutta l’isola con i grandi progetti di Isambard K. Brunel. Arrivarono pure ad escogitare il mezzo di trasporto di massa che chiamiamo metropolitana, e il treno ad alta velocita’. Ma una trentina di anni fa, i soldi per proseguire nel migliorare le ferrovie finirono, e le idee furono abbandonate. Gli standard di viaggio sono oggi molto peggio che in Francia, Italia e Germania.

Un altro bell’esempio di questa abitudine all’abbandono sono i dinosauri a Crystal Palace. Nel 1851 la passione e le scoperte per i dinosauri erano appena cominciati. Questi mostri colossali affascinavano allora come oggi: e per permettere a un vasto pubblico di apprezzarne le fattezze e dimensioni, fu deciso di costruire dei modelli in scala 1:1 da esporre negli ampi spazi del nuovo parco di Crystal Palace, a sud di Londra. Come riportato dai giornali uno dei lucertoloni era cosi’ grande che un banchetto fu servito all’interno del suo stampo a un gruppo di egregi commensali la notte di Capodanno del 1853.

I dinosauri di Crystal Palace sono ancora li’, e attraggono ancora qualche turista. Ma sono vecchi d’aspetto, dopo un secolo di intemperie e di scoperte scientifiche che hanno radicalmente alterato le nostre conoscenze, e i nostri modelli, in fatto di dinosauri. Ai bestioni un po’ troppo rotondi e bruttini di Crystal Palace si contrappongono al giorno d’oggi gli agili e cattivi Velociraptor di Jurassic Park.

Il problema e’ che nessuno ha pensato di aggiornare i modelli in mostra a Crystal Palace.

Ecco, forse questo voler rinunciare a migliorare quello che si ha, preferendogli l’eccitazione del nuovo, e’ un modo incoscio di fissare nel passato l’attimo sfuggente di gloria, indubbiamente da non ripetere anche per non contaminarne la memoria.
Una specie di circolo virtuoso e vizioso allo stesso momento, insomma, amplificato dalle opportunita’ sociali offerte agli inventori. I quali, in una societa’ profondamente classista come quella inglese, possono comprarsi la scalata sociale a colpi di genio, ma una volta arrivati li’ non hanno alcun interesse a migliorare le idee iniziali.

Anzi, faranno di tutto perche’ non lo possa fare nessun altro.


UK: Un Abominio da Fermare

2007/Ott/22

Sir David King, il referente scientifico del Governo Britannico, ha deciso in barba a tutto cio’ che dice la Scienza di proporre l’uccisione in massa dei tassi nell’isola, per far diminuire il numero di casi di Tubercolosi Bovina.

Poco gli importa, a Sir David, se giusto un mese fa e’ stato pubblicato un rapporto secondo il quale tale uccisione sarebbe utile solo se completa, e quindi costosissima. Poco gli importa anche sapere che il 60% delle infezioni sono fra un bovino e l’altro.

Quello che davvero importa e’ poter dimostrare che il Governo sta “facendo qualcosa”. Speriamo che l’avere il 95% della popolazione contraria all’idea di eliminare i tassi, sia abbastanza per fermare un’abominevole strage.

Dovrebbe far riflettere il fatto che si tratta dello stesso Sir David che urla da alcuni anni che il Riscaldamento Globale e’ piu’ pericoloso del Terrorismo.

Un pericolo molto grande, tutto sommato, sembra essere rappresentato dagli scienziati-politici che non faticano ad ostentare sicurezza nella direzione che piu’ conviene al Governo cui rispondono.


Ufficiale di Polizia propone la Legalizzazione delle Droghe in Gran Bretagna

2007/Ott/15

BBC News - 15 Ottobre 2007
Corpo di Polizia Gallese d’accordo sulla liberalizzazione delle droghe

L’Ente di Polizia del Nord del Galles ha annunciato oggi il suo supporto per le proposte di revisione del proibizionismo sulle droghe, proposte avanzate dal suo Commissario Capo Richard Brunstom.

Tali proposte verranno presentate al Ministro dell’Interno del Governo Brown e al Parlamento del Galles, nell’ambito di consultazioni per tutto il Regno Unito riguardo la Legge sull’Abuso di e Tossicodipendenza da Droghe (”Misuse of Drugs Act”, del 1971).

Brunstom vorrebbe sostituire “Droghe” con “Sostanze” in modo da regolamentare anche nicotina ed alcool secondo una scala del danno invece che semplicemente proibire una lista di droghe illegali.

Brunstom ha dichiarato che la “guerra contro le droghe” non puo’ essere vinta e che non vuole che la situazione precipiti verso uno stato di anarchia dell’uso e dell’abuso. Ha poi paragonato i proibizionisti che si oppongono a una revisione delle leggi vigenti, a chi crede che la Terra sia piatta nonostante tutte le prove contrarie.

Anche Leanne Wood, ex-poliziotta adesso parlamentare per il Partito Gallese del Plaid Cymru ha detto che la legge del 1971 non e’ assolutamente efficace e che la strategia corrente proibizionista non puo’ portare ad alcuna vittoria.

Altri politici locali e nazionali sono intervenuti sull’argomento, per lo piu’ contro le nuove proposte, cosi’ come l’Associazione degli Ufficiali di Polizia, una cui portavoce ha definito le idee di Brunstom come “frutto della disperazione” perche’ “porterebbero ad esacerbare il problema”.

NOTE A COMPLEMENTO DELLA NOTIZIA DELLA BBC

Il dibattito sulla liberalizzazione delle droghe va avanti da alcuni anni nel Regno Unito, dove proposte in tal senso sono gia’ venute piu’ volte dalla Polizia stessa, piu’ incline a occuparsi di criminalita’ invece di chi fa uso personale di sostanze.

In generale le droghe sono classificate a seconda del danno, da “A” (eroina, morfina) a “B” (anfetamine) a “C” (steroidi anabolizzanti). Nel 2004, dopo un periodo di sperimentazione, la Cannabis e’ stata declassata da B a C, con la conseguenza che chi ne e’ scoperto in possesso non e’ piu’ arrestato “per principio”, anche se la droga stessa viene sequestrata dalla Polizia. Una revisione della situazione nel 2005 non ha portato ad alcun cambiamento, anche se Gordon Brown ne ha annunciata un’altra lo scorso Luglio.

Secondo il Sistema Sanitario Nazionale in Inghilterra e Galles, nel periodo 2004/2005 il 26% dei giovani nella fascia di eta’ 16/24 ha ammesso di aver usato droghe nell’anno precedente, e la meta’ ha detto di averle provate almeno una volta nella vita. Fra chi usa droghe, la meta’ ha dichiarato di aver iniziato fra le eta’ di 10 e 15 anni.

Il Ministero dell’Interno ha riportato nel 2005 una riduzione generalizzata del consumo e uso di droghe, con l’unico indicatore stabile rappresentato dalla percentuale di chi fa uso di droghe pesanti (classe “A”). In particolare, l’uso di cannabis dopo la parziale liberalizzazione del 2004 e’ leggermente diminuito.


La Quinta Regina

2007/Lug/11

Fu il Re Farouk d’Egitto a dichiarare, appena deposto negli anni ’60, che si aspettava solo cinque regine arrivare al nuovo secolo: quelle di cuori, quadri, fiori e picche, ed Elisabetta d’Inghilterra.

In realta’ e’ il 2007 e di casate regnanti ce ne sono ancora un po’: nell’Arabia dei diecimila principi e principesse, nel Giappone dove il Tenno e’ a capo di una famiglia che comanda da quasi duemila anni, in Brunei dove il sultano paga cinque concerti di Michael Jackson per festeggiare il compleanno (del sultano, non di Michael Jackson). E in Europa, naturalmente, con le casate di Danimarca, Svezia, Norvegia e Olanda.

Ma una parte manca una lunga tradizione, da un’altra la regina va in bicicletta forse in eccesso di modernita’. Insomma, Elisabetta Alessandra Maria Windsor, Regina del Regno Unito, Canada, Australia, etc etc, rimane a livello globale forse l’ultimo epitome di cosa dovrebbe dire ritrovarsi a comandare una Nazione per (s)fortuna di nascita.

E cosa dovrebbe dire? A quanto sembra, dovrebbe dire che la Regina debba volente o nolente vivere in un mondo a parte, a meta’ fra il Tutti Vissero Felici e Contenti e la ridicola pantomima, e in ogni caso su un pianeta lontano da quello dove vive la maggior parte di noi.

Suscito’ infatti scalpore anni fa la notizia che la Regina andasse pazza per il Tupperware, quei contenitori di plastica per conservare il cibo che si sigillano premendo al centro del tappo: che ci faceva la Regina di fronte al frigorifero, ci si chiedeva? E invece e’ considerata normalissima l’innumerevole quantita’ di paggi che circondano la Sovrana e tutta la famiglia, addestrati e pagati per star dietro alle mansioni piu’ strane. Per esempio c’e’ un tizio il cui unico impiego sembra essere mettere il dentifricio sullo spazzolino del Principe Carlo, la mattina. Per il resto della giornata, cosa fara’ costui (il paggio, non Carlo)? Provera’ esperimenti su come distribuire il Colgate in maniera piu’ efficiente? Scrivera’ un libro di “Memorie dello Spazzolino”?

Il rapporto fra i regnanti d’Inghilterra e la servitu’ e’ rimasto al XVII secolo, altro che XXI (a parte il fatto che la toeletta regale non e’ piu’ spettacolo per la Corte, o almeno, speriamo sia cosi’!). Il Galateo regale, per chi invidiasse i padroni di casa a Buckingham Palace, e’ infestato da un numero immenso di regole che non devono rendere la vita poi cosi’ facile. Pensiamo ancora ai paggi, tapini, che devono rendersi il piu’ possibile invisibili, con risultati comici. Per non rovinare i tappeti e i pavimenti con le loro scarpe plebee, allora, eccoli dunque a camminare rasenti al muro e ai mobili, circumnavigando le stanze per andare da una porta all’altra invece di seguire il percorso piu’ breve, in linea retta, come le persone comuni.

L’attaccamento a queste cose e’ tenero, assurdo, drammatico e stucchevole allo stesso tempo. Tenero perche’ davvero per milioni di persone, vedere la Regina passare in auto o carrozza e’ una cosa speciale, paragonabile forse a riuscire a stringere la mano del Papa. E l’intervento in diretta TV, il 25 dicembre, e’ un momento importantissimo delle celebrazioni natalizie, vissuto piu’ intensamene che da noi, il discorso di Capodanno del
Presidente della Repubblica.

Ma allo stesso tempo tutto cio’ e’ palesemente assurdo. Se un domani l’intera Casa Reale si trasferisse sulla Luna, non ci sarebbe alcun cambiamento pratico nella vita della Nazione. Il potere politico e amministrativo reale e’ quasi zero, e tutte le varie cerimonie come il cambio della guardia fra tizi che indossano improbabili cappelloni non hanno ragion d’essere in un’epoca di attentati suicidi. Anche se si dice attirino i turisti non e’ certo quello un buon motivo per continuarle. Il tempo perso per prepararle e’ enorme, rispetto a una pantomima lenta il cui significato sfugge a tutti. Quand’anche servisse ad attirare turisti da tutto il mondo, chi proporrebbe che i Granatieri del Quirinale facessero le piroette? Quantomeno, le piume dei Bersaglieri non pesano il chilogrammo dei gia’ menzionati cappelloni.

C’e’ comunque un dramma di fondo, una specie di teatro collettivo che non puo’ mai essere dimenticato quando si parla di Regno Unito e specialmente di Inghilterra. La Nazione e lo Stato sono stati fondati su secoli di dominazione del Mondo. Alla vigilia della Prima Guerra Mondiale un terzo degli abitanti del pianeta erano sudditi britannici. Sarebbero stati ancora di piu’ se Londra non avesse perduto per incompetenza le colonie americane (il nucleo degli USA), e preso la decisione conscia di rinunciare a sottomettere l’immenso Impero Cinese.

Il periodo di Britannia Caput Mundi e’ finito intorno al 1917, quando gli USA stessi hanno dovuto dar manforte contro l’esercito tedesco; si e’ concluso intorno al 1960 con la fine quasi ovunque della dominazione coloniale britannica; ed e’ scomparso dalla faccia della Terra nel 1997 con la consegna di Hong Kong alla Cina.

Sopravvivere a tali sconvolgimenti non e’ cosa facile: un po’ come il Capofamiglia che un giorno scopra di non poterlo essere piu’ a causa della vecchiaia, il Regno Unito continua a struggersi nel vano tentativo di rimanere fedele al proprio passato di gloria e comando letteralmente sui sette mari. Forse la Corona e’ l’ultima traccia rimasta di quel periodo d’oro, e quindi rinunciarvi sarebbe un po’ come immaginarsi i Francesi abbandonare Parigi: con la non-sottile differenza che la Casa Reale britannica non e’ britannica per niente.

I Windsor, fino al 17 luglio 1917, portavano infatti il cognome tedesco “Saxe-Coburgo e Gotha”, e per parte della regina Vittoria sono discendenti dei principi Hanover, protestanti tedeschi chiamati al trono (dal Parlamento) dopo che si estinse la dinastia degli Orange (i quali erano olandesi…insomma, e’ una storia complessa, ma comunque dal 1066 ad oggi nessun inglese e’ piu’ diventato Re d’Inghilterra)..

Il Principe Consorte, e’ tedesco pure lui. Anzi, visti gli incredibilmente inopportuni matrimoni delle sorelle di Filippo negli anni ’30, Elisabetta II si ritrova bonta’ sua cognata di alcuni alti gerarchi nazisti.

L’identificazione Corona-Nazioni Britanniche e’ quindi quantomeno ironica dal punto di vista storico (e la Regina e’ tale solo per invito del Parlamento). Ma e’ l’impressione, quella che conta: anzi, probabilmente, finche’ Buckingham Palace servira’ a ricordare l’Impero ed i suoi Fasti, i sudditi resteranno recalcitranti sull’Europa, per evitare di dover ammettere che quell’altra epoca e’ davvero finita.

Alla fine tutto cio’ e’ pittoresco per non dire stucchevole. Con tutte le energie che hanno e tutto quello che dovrebbero fare (come per esempio, rendere il tenore di vita minimo un po’ piu’ decente di quello che e’, cominciando con l’abbattere i lager dell’edilizia popolare), e con tutto quello che potrebbero contribuire all’Europa unita invece di fare i soliti giochettini come un bambino che si lagna continuamente: ma perche’ non si svegliano invece di trastullarsi nel passato, e peche’ non guidano l’Europa nella direzione preferita?

Tutto sommato non sarebbe cosi’ male se nel Continente ci fossero condizioni di occupazione come sull’Isola (4-5% di disoccupati) o addirittura a Londra (ZERO percento)

Una speranza c’e’. Elisabetta non ha vent’anni, e anche se glie ne auguriamo altri quaranta sul trono, prima o poi la campana suonera’ anche per lei. Carlo e’ fondamentalmente inadatto a guidare un carrettino del golf (e a dirigere il dentifricio sullo spazzolino…) per cui ci andra’ bene se il suo Regno (se e quando arrivera’) non lascera’ granche’ traccia.

Ma il giovane Guglielmo (William) forse ha ereditato dalla madre Diana Spencer un po’ di consapevolezza del mondo reale in cui vivono persone normali, e i paggi non fanno le circonvoluzioni delle stanze. Non e’ forse nato e cresciuto sotto gli occhi dei fotografi, abituandosi per forza di cose al feroce scrutinio dei Reali che e’ diventato passione di centinaia di giornali e giornalisti da quando Carlo e Diana hanno divorziato?

E quindi, magari intorno al 2027, per necessita’ o per virtu’, la Monarchia inglese potra’ forse permettersi di togliersi fronzoli e paggi, ed entrare nell’era moderna: un po’ come quando Paolo VI libero’ il Papato dalla vetusta nobilta’ vaticana dei Corpi Armati Pontifici della Guardia Palatina d’Onore e della Guardia Nobile (e dai baldacchini).

Il che non vuol dire che Benedetto XVI debba adesso sentirsi in dovere di andare in giro in bicicletta, per dimostrare di essere “una persona normale”.


L’Ignoranza Uccide Piu’ dello Spinello

2007/Mar/19

Tam-tam mediatico fin da ieri dopo che il britannico The Independent avrebbe annunciato di aver cambiato idea sulla legalizzazione dell’uso di marijuana.

Andiamo invece a vedere cosa davvero ha scritto, l’Independent: che ci sono in giro nuove droghe che stanno allo spinello come i superalcolici al vino novello, e che alla base di tutto non e’ la disponibilita’, ma l’ignoranza a fare male.

Dall’articolo “Eravamo fuori di testa? No, ma adesso c’e’ lo skunk” di Jonathan Owen, 18 marzo 2007:

[lo skunk una versione selezionata e particolarmente potente della Cannabis]

C’e’ aumentata preoccupazione fra gli esperti riguardo i rischi per la salute mentale, particolarmente per adolescenti che fumano lo Skunk che a detta degli stessi esperti assomiglia ad uno spinello come un cocktail di birra e limonata assomiglia a un brandy. [...]

E’ venuto il momento di cambiare una degli obiettivi del nostro quotidiano. E’ importante sottolineare le differenze fra gli spinelli di vari anni fa e lo skunk attuale, e i rischi per la salute mentale.

Dal commento “Il problema e’ la schizofrenia giovanile, non la legalita’” di Robin M Murray, professore di Psichiatria e Primario al Maudsley Hospital di Londra:

Certamente la maggior parte dei fumatori di cannabis non sviluppano nessun problema, cosi’ come la maggior parte dei bevitori non hanno problemi di fegato. E’ semplicemente che piu’ ne assumi, piu’ ti aumenta il rischio.

Il consumo di cannabis e le psicosi che ne risultanto sono nel Regno Unito fra i piu’ alti in Europa. Non sono pero’ convinto che classificare la cannabis legalmente [come droga piu' o meno pericolosa] importi granche’. L’errore del Governo fu dare l’impressione che la cannabis fosse innocua e che non ci fossero legami con la psicosi.


Lettera a Uno Schoolboy

2007/Feb/14

   

Caro Padrone di Casa e Futuro Scolaretto Britannico

Alla veneranda eta’ di quattro anni (e mezzo) sei stato appena chiamato alla scuola dell’obbligo di Sua Maesta’, smetterai di vivere di soli giochi e ti ritroverai ad affrontare libri, quaderni e computer in classi che (speriamo) conterranno meno di due dozzine di tuoi coetanei.

Permettimi dunque di spiegarti quale passato hanno quasi tutti i tuoi nuovi compagni, che esperienza ti aspetta adesso e soprattutto cosa ci puo’ raccontare il Fantasma degli Anni Scolastici Futuri

Appena nati nei lontani 2001 e 2002, i tuoi amichetti hanno trovato genitrici convinte dell’importanza della routine nei poppanti. Intere biblioteche dimostrano che il problema delle continue chiamate notturne da parte dell’affamato pargoletto e’ risolvibile convincendolo a seguire una tabella oraria prestabilita dalla divinita’, volevo dire dal genitore.

Queste giornate tutte uguali faranno credere alla madre che e’ tutto sotto controllo: ma sono propagandate come una necessita’ per il bambino, per crescere sano, forte, e abituato a rispondere al comando. Non sai come sono fiere, certe amiche, di sapere quanto e’ stata brava la nuova mamma nell’imporre la routine.

Ora, l’urlante mucchiettino di carne ed ossa che disturba il sonno dei vivi non e’ un buon ascoltatore. Come stabilire questa routine quindi? La soluzione, scritta probabilmente dalla cugina cattiva della Signorina Rottermeyer (eh? Quella di Heidi…ah gia’, la storia di Heidi non l’abbiamo ancora letta) e’ persuadere il bambino tramite l’abbandono.

Non voglio dire che il frugoletto venga messo in strada e lasciato li’ finche’ non smetta di piangere e impari a fare il caffe’ ai genitori. Semplicemente, il neonato e’ accudito soltanto quando la routine lo stabilisce. Se ha fame mezz’ora prima del pasto comandato, che pianga pure. Se non ha voglia di fare il bagnetto alle 18, sara’ un bagnetto piu’ movimentato ma sempre un bagnetto sara’.

Se e’ deciso che il pulcino deve dormire alle 18.30, e’ a quell’ora che viene parcheggiato nella culla e lasciato finche’ stanco dei pianti continui, non si addormenti da solo. Tu mi dirai, ma come, le 18.30? E in estate, quando il sole tramonta tardi? Ebbene, una volta stabilita, la routine ti entra nel sangue.

E mi chiederai anche: ma se tu Papa’ arrivi a casa fra le 19 e le 20, come faranno quegli altri papa’ a giocare con i loro bambini che vanno a letto cosi’ presto? E’ vero, spesso e volentieri tornano a casa quando i figli gia’ dormono. Sai che rilassamento pero’, durante il Tempo degli Adulti, quando in casa non si sente rumore di bambino? (questo si chiama sarcasmo e te lo spiego nel 2010). Vorra’ dire che vedranno i figli solo nel fine settimana.

Come faranno ad andare assieme al cinema o al ristorante, le famiglie, tranne che durante il giorno nei weekend? Ma e’ semplice, non ci andranno. Al massimo i genitori prenderanno una baby-sitter per passare qualche serata nel loro bozzolo privo di piccole pesti. E infatti, a parte le catene specializzate, i ristoranti appaiono completamente impreparati all’arrivo dei clienti piu’ minuscoli.

Un meravigliato reporter della BBC in visita in Italia con una bambina di circa un anno, ha scritto “e’ difficile andare da una strada all’altra senza che i bambini locali corrano a guardare il ‘bambolotto’. Una volta tre generazioni di una famiglia [di Napoli] sono comparse da un oscuro vicolo per fare ogni sorta di rumore festoso intorno alla bambina. E sono ancora stupefatto per quella piccola sedia per bambini che un ristoratore romano ha appeso al lato del nostro tavolo”.

Non si tratta di una tradizione solo italiana: una passeggiata in Piazza dei Miracoli a Pisa con un paffutello in carrozzina, e imparerete come si dice “Carino!” in Giapponese (“Su Goi!”)

Niente di tutto cio’ pero’ in Gran Bretagna, dove i pochissimi bambini che entrano nei ristoranti durante il Tempo Degli Adulti non sono certo visti di buon occhio. Una cecita’ e sordita’ questa nei confronti di chi non ha ancora raggiunto la maggiore eta’ che non si ferma qui, perche’ bambino in eta’ scolare dovra’ imparare il conformismo sociale, dopo quello familiare.

Quando tuo padre andava a scuola in Italia un millennio fa, indossava il grembiule all’asilo e alla scuola elementare. L’obiettivo principale era (e’?) evitare che i bambini si sporchino troppo, uniformandoli ma solo fino a circa undici anni.

La situazione e’ opposta nelle scuole inglesi. Le uniformi sono imposte man mano che si cresce: quindi, proprio nel periodo in cui viene definita la personalita’, e’ un palese incentivo ad uniformarla, ad abbandonare l’individualita’ e a essere conformisti in senso reale e metaforico.

Il punto e’ dimostrato dal fatto che l’uniforme, rigidamente richiesta nelle scuole dove e’ imposta, e’ de rigueur nelle scuole private anche se elementari, e nelle scuole pubbliche dalla pre-adolescenza in poi. Il business delle uniformi e’ molto sofisticato, con scuole che fanno a gara ad avere quelle piu’ alla moda (una moda ahime’ anni ’50), e genitori che devono spendere i loro soldi in giacchette, camicie, finte cravatte, etc etc tutte obbligatoriamente uguali.

E cosi’ se rimarremo da queste parti anche tu dovrai andare vestito come tutti gli altri, radunato la mattina a salutare il Preside, e l’organizzazione e il rispetto dell’autorita’ saranno i cardini dell’insegnamento. Probabilmente se non ci fossero stati gli eccessi del Ventennio (come? Ah si’, poi nel 2015 ti spiego cos’era, il Ventennio), ci sarebbe qualcosa di simile anche in Italia.

Quando si impara? Il numero di promossi a gonfie vele continua ad aumentare e come dicono tutti, tutto cio’ e’ visto come un segno di standards in caduta libera. C’e’ anche in aumento il problema dei maschietti i cui risultati scolastici sono molto peggiori di quelli delle femminucce.

Forse, come suggerisce il settimanale The Economist, si tratta del misterioso fenomeno che fa coincidere l’eccellenza accademica con gli anni di studio l’opinionista.

Disinteressato a questioni cosi’ auliche, e molto sensibile a quanto pubblicano le prime pagine dei tabloid, i vendutissimi quotidiani di bassa qualita’, da buon statalista il Governo britannico si impegna a migliorare l’insegnamento pubblicando ogni anno una molto attesa classifica con la media dei risultati degli alunni di ogni scuola.

I Presidi si adopereranno quindi per fornire un ambiente dove sia facile e divertente imparare cose nuove, o se furbi (o stanchi dell’ennesima classifica) escogiteranno trucchetti per apparire in alto in classifica, con sotterfugi degni della peggiore tragicommedia italica.

Le scuole dal basso rendimento rischiano la chiusura…o la vendita. Danarosi sponsor possono infatti dichiarare il loro intento di migliorare l’apprendimento britannico finanziando una propria scuola. Non essendo ben chiaro il vantaggio economico, c’e’ adesso preoccupazione che ci siano ragioni ideologiche, visto che in alcune di queste nuove scuole sembra che si cominci a dubitare della teoria dell’evoluzione, seguendo i malaccorti passi di un certo fondamentalismo religioso di origine americana.

E’ dunque imperativo per la famiglie cercare di entrare in una scuola che non sia in mano a furbetti o propagandisti. Ecco quindi perche’ ogni anno milioni sospirano in attesa di scoprire se il loro gioiello diventera’ o meno pupillo di una buona scuola. E il grado di sospiro aumenta con l’eta’ del gioiello.

Un giovane che ottenga un posto all’universita’ di Oxford o Cambridge avra’ altissime probabilita’ di una carriera sfolgorante, magari come banchiere laureato in storia (la disciplina importa poco). Un ragazzino che riesca ad entrare alla scuola superiore piu’ attrezzata in un’area considerata prestigiosa avra’ altissime probabilita’ di ottenere un posto all’universita’ di Oxford o Cambridge. Un bambino che entrera’ nella scuola elementare migliore potra’ magari imparare qualcosa.

I tuoi volenterosi genitori hanno dovuto quindi visitare qualche mese fa quattro primary school locali cercando di capire quale fosse quella giusta. Sono stati accompagnati di classe in classe da Presidi entusiasti, e poi considerate anche varie dicerie e reputazioni hanno scelto una scuola per il tuo futuro (non cosi’ semplice: abbiamo dovuto elencare tre scuole in ordine di preferenza, ma poi fortunatamente ci hanno dato la nostra prima scelta).

Vai quindi tranquillo, e’ una scuola elementare buona e ben attrezzata. Goditela finche’ puoi, perche’ le Storie degli Anni Scolastici Successivi alle Elementari raccontano la guerra della societa’ inglese contro la gioventu’.

L’Autorita’ lotta contro i cittadini fra i dieci e i diciotto anni che cerchino di fare l’impensabile e rompere un qualunque divieto, fumando tabacco o cannabis, bevendo alcolici, marinando la scuola, “imbrattando” grigi vagoni ferroviari.

Non avrebbe certo senso incoraggiare certi comportamenti. Ma non c’e’ saggezza neanche nella “tolleranza zero” oggi in vigore. Prendiamo ad esempio il Problema-Espulsioni, con alunni minacciati dall’autorita’ scolastica, per molto meno di una testata al plesso solare in diretta TV. Basta essere un po’ recalcitranti per rischiare di ritrovarsi letteralmente per strada, destinati a istituti speciali, il cui radunare riottosi di ogni tipo non giovera’ certo ne’ alla carriera scolastica dello studente, ne’ al successo in una futura professione.

L’uso e abuso delle espulsioni trasforma le scuole in tanti Ponzio Pilato, pronti a lavarsi le mani di ogni problema di educazione del bambino e del ragazzo. Tanti istituti non sembrano interessati allo sviluppo dei giovani “utenti” quanto a stabilire disciplina attraverso l’instigazione della paura nella scolaresca.

Di nuovo, l’esistenza di sanzioni disciplinari e’ normale e doverosa: cio’ che e’ anormale e indica un clima di guerra aperta, e’ l’includere fra quelle l’abbandono del “colpevole” e della sua famiglia a un triste destino.

La guerra continua all’esterno. E’ diventato moda fra gli adolescenti il coprire la testa con un cappuccio di quelli comuni in tute da ginnastica. E’ un modo di essere simile al vetusto Paninaro italiano che non doveva indossare giacche da omino Michelin. Ma appena e’ girata voce che i cappucci sono stati usati (forse?) per nascondere alle telecamere di sicurezza i volti di alcuni delinquenti, ecco subito che l’intera popolazione di adolescenti e’ stata etichettata come criminale, e in alcune zone e centri-spesa e’ stato imposto il divieto…del cappuccio.

In questo clima assurdamente esasperato, e’ naturale che la risposta dei giovani sia una diffusa “bassa” criminalita’. Una societa’ conformista non si e’ ancora resa conto del fascino del proibito fra chi si avvicina all’eta’ adulta: ne sia prova il calo del consumo di cannabis dopo che e’ stata decriminalizzata.

E invece il Governo non perde occasione di stabilire nuove regole durissime contro chi infrange le regole, come gli ASBO (anti-social behaviour orders, “sanzioni per comportamento anti-sociale”) che implacabili giudici impongono su empi individui, voglio dire ragazzi magari con grossi problemi ma senza alcuna speranza di essere recuperati da un sistema cosi’ spietato; e i coprifuoco indetti in varie cittadine, per impedire a ogni minore di uscire in strada (qualcuno un giorno suggerira’ forse di diminuire il numero di incidenti d’auto tagliando le mani a tutti i maschi fra i 16 e i 30 anni?)

Eppure ci sara’ una terza via, la formula tanto cara al quarantenne Tony Blair di tanti anni fa: in questo caso, una scelta fra un conformismo succube e forzato e la ribellione insensata di chi rifiuta tutto?
 
Cosa ti posso suggerire? Rimaniamo pur sempre stranieri. La societa’ e’ la loro. Se vorranno cambiare lo faranno molto meglio da soli. Cerca almeno di non piegarti troppo al conformismo locale. Accetta la lettera, non lo spirito delle uniformi, ma soprattutto convoglia le tue energie di ribellione su qualcosa che puo’ avere un futuro, invece che dare fastidio a un conducente d’autobus.

Ma di questo ne riparliamo nel 2013. Quando avrai undici anni.


La Guerra dei Cuori E’ Perduta

2006/Set/23

Fra il venezuelano Chavez che fa le parodie del “Diavolo Cowboy George W Bush” e l’iraniano Ahmadinejad che piccona le Nazioni Unite, B&B (GW & Tony Blair) la loro guerra per conquistare i cuori e le menti dell’umanita’ la perderanno di brutto…

specie se quegli altri due saranno capaci di liberarsi delle stupidaggini che mettono in dubbio l’Olocausto, o favoriscono un curioso comunismo ultrapopulista…diventando allora “vendibili” anche in Occidente

quando comincia, questo XXI secolo???


Antiterrorismo piu’ cinematografico che serio

2006/Ago/12

Le analisi che ho letto riguardo la spettacolare azione antiterrorismo del 10 agosto 2006 sono omnicomprensive a parte un
punto che mi e’ molto a cuore come abitante di Londra dalle fattezze vagamente mediorientali

La polizia inglese dice di aver sventato una dozzina di attentati in tutti questi anni. Prove non se sono viste molte. Anche il 10 agosto 2006, zilch, niente, nisba, nada

L’unica cosa seria dall’11 settembre ad oggi e’ stato lo shoebomber, che infatti e’ stato catturato (all’ultimo momento), processato, e condannato. La foto della scarpa e’ stata subito disponibile

Di tutti gli altri possibili attentatori e attentati, nessuna traccia se non nelle dichiarazioni della polizia

In compenso, un Brasiliano innocente e’ stato ucciso dalla stessa polizia, e un inglese con la barba lunga e l’origine asiatica e’ stato colpito da un proiettile in casa sua dopo una irruzione gigantesca, assolutamente inutile e basata su chiacchiere

Con quale fiducia dobbiamo quindi prendere questa ultima azione altamente cinematografica?

E’ altamente probabile che fra due, tre, quattro settimane la maggior parte degli “attentatori” di ieri siano liberati con tante scuse, e magari due di loro condannati per infrazioni minori e senza relazione alcuna con il terrorismo

Un radioascoltatore ha insinuato venerdi’ in un messaggio a Radio 24 che c’e’ un complotto per nascondere la guerra in Libano. Io non sono d’accordo: c’e’ che (in UK, ma ahime’ temo anche altrove) siamo in mano a un gruppo di incompetenti esagitati che farebbe bene a lavorare seriamente e con meno cagnara

Basti pensare al cappellano islamico di Guantanamo (arrestato come spia, condannato per le foto di quattro ragazze nude sul suo PC); o all’avvocato di tanti falsamente accusati di terrorismo negli USA anche lui incarcerato con tanta fanfara, e poi liberato poco dopo senza mezza accusa); ai tredici “terroristi pachistani” arrestati in Italia anni fa (solo dei poveracci)

Dall’altra parte, gli attentati di Madrid e Londra compiuti senza problemi

Uno certo non pretende che la polizia le azzecchi tutte, ma insomma speriamo che ne azzecchi una volta, almeno una


Come Condurre una Campagna Politica di Successo

2006/Lug/31

Note da una presentazione del parlamentare britannico Lembit Oepik, tenuta alla British Inteplanetary Society di Londra il 29 Giugno 2006 

Suggerimenti su Come Condurre una Campagna Politica di Successo

Le idee di fondo sono tre: (a) essere preparati; (b) imparare a comunicare, e soprattutto (c) non agire come Profeti disdegnando chiunque non abbia ancora “visto la Luce” 

  • Diventa un esperto del settore
  • Descrivi un pericolo o un problema che il pubblico puo’ capire
  • Rimani sempre sorridente e ottimista
  • Non perdere tempo con altre lotte e cause
  • Mantieni a fuoco l’obiettivo: essere pronti quando il pericolo si materializzera’
  • Chiarifica dall’inizio le tue ipotesi di lavoro, le barriere fra te e il successo, e di che tipo di organizzazione hai bisogno
  • Politicamente, lo scopo principale e’ convincere il Governo ad organizzare una Task Force che si occupi del problema, in modo che il Governo stesso lo prenda a cuore e sia fortemente incentivato a risolverlo
  • Chiarisci fatti e responsabilita’. Punta sempre a responsabilizzare “chi comanda”, cioe’ il Governo
  • Prepara in anticipo il dibattito parlamentare
  • Chiediti: perche’ dovrebbe interessarsi a questo problema, il Governo?
  • Scrivi ai tuoi Parlamentari, chiedendo che venga fatto qualcosa
  • Visto che le tue lettere saranno lette da membri dei loro rispettivi staff, scrivile in modo da aiutare i lettori a trovare le informazioni necessarie
  • Per i Media, prepara una manciata di immagini significative, e non cambiarle mai. In questo modo non dovrai ogni volta descrivere di nuovo il problema o pericolo: bastera’ l’immagine
  • Preparati a lunghe attese per “il prossimo passo” quando la Campagna si arenera’ periodicamente 

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Lembit Oepik e’ il parlamentare Liberal-Democratico per il Montgomeryshire in Galles dal 1997 

La sua presentazione alla British Interplanetary Society a Londra il 29 giugno era intitolata molto allegramente “Moriremo Tutti” (“We are all going to die”) 

La prima diapositiva conteneva un profilo del parlamentare: figlio di una coppia Estone rifugiatasi dalle persecuzioni di Stalin in Irlanda del Nord (non il miglior posto dove rifugiarsi, negli anni ‘60), laureato, con una lunga passione per l’Astronomia e un po’ scavezzacollo 

Il suo nonno era Ernst Julius Oepik, che lavoro’ negli anni ‘50 e ‘60 a un argomento allora poco in voga, i NEO (”Near Earth Objects”, cioe’ asteroidi e comete che passano vicino al nostro pianeta) 

Eletto in Parlamento, Lembit Oepik penso di convincere il Governo a occuparsi dei NEO, vista la loro drammatica pericolosita’ 

Comincio’ chiedendosi cosa mai renderebbe il problema interessante per un Governo, al punto da far loro prendere seriamente il pericolo che un asteroide collida con il nostro pianeta 

Se guardiamo la cosa cinicamente, un Governo trascurerebbe qualunque evento a “estinzione totale”: se tutta o quasi l’umanita’ perirebbe, non ci sarebbero piu’ neanche elezioni da perdere… 

La faccenda e’ diversa per impatti relativamente piu’ piccoli: un asteroide di 300 metri potrebbe causare effetti catastrofici sull’economia e la societa’, senza uccidere miliardi di persone. Il Governo si troverebbe anzi a dover rimettere in piedi la nazione in condizioni disperate 

Come stabilire allora una Campagna per difenderci dai NEO? Oepik e il suo team partirono da alcune semplici ipotesi di lavoro (all’inizio del 1999) 

1. Un futuro impatto e’ una certezza

2. Puo’ distruggere la civilta’ umana senza annichilire la nostra specie

3. Ci occupiamo gia’ di rischi molto inferiori, incidenti e disastri con conseguenze molto minori

4. Il pericolo dei NEO non e’ considerato seriamente

5. Non c’e’ segno di alcuna azione da parte del Governo 

(A proposito, tre fatti interessanti:

(i) Se l’asteroide o cometa di Tunguska in Siberia nel 1908 avesse ritardato di poche ore, avrebbe colpito l’abbazia di Westminster in piena Londra (la latitudine e’ simile), e la capitale inglese sarebbe andata quasi completamente distrutta

(ii) Un asteroide di 15 km ucciderebbe il 90% dell’umanita’. Rimarrebbe comunque un rispettabilissimo numero (600 milioni) di persone

(iii) Qualunque soluzione troveremo riguardo i NEO, il pericolo non sara’ mai zero. Un asteroide che provenga dall’altro lato del sistema solare, e che venisse verso di noi perso nel bagliore solare, sarebbe invisibile quasi fino al momento dell’impatto) 

Oepik si occupo’ anche delle barriere che aveva davanti: 

1. Un Governo democratico segue la “moda” prevalente

2. Per forza di cosa, pensera’ prima di tutto alle elezioni, alle paure dei votanti, e a difendersi da qualunque possa fargli “del male”

3. Su scale di vita umane, impatti disastrosi sono rari. Ma se vivessimo 100 mila anni, avremmo gia’ esperito due impatti terribili

4. Un evento come quello di Tunguska capita ogni cento anni piu’ o meno

5. Lo spazio non e’ cosi’di moda adesso come nel 1969 

La Campagna fu quindi organizzata su queste basi: 

a) Obiettivo

b) Proposta di Base

c) Calendario

d) Team

e) Strategia Politica

f) Strategia Mediatica 

Obiettivo: Creare una Task Force sui NEO per investigare il pericolo e pubblicare un rapporto governativo con precise raccomandazioni su cosa fare 

Proposta di Base: Presentare l’impegno di seguire gli spostamenti dei NEO come una polizza assicurativa (calcolata infine a circa 10€ per persona). I calcoli furono basati su rischi assicurativi (attuariali): esperti furono chiamati a stimare i costi a breve e lungo periodo  sia per gli Stati che per le compagnie assicurative. Questi divennero quindi facili da comparare con la devastazione da impatto, e con altri rischi 

Calendario: Il ministero competente fu contattato nel Marzo 99; il dibattito parlamentare tenuto un mese dopo, e la Task Force implementata nel Dicembre 99; il Rapporto fu pubblicato un anno dopo e le prime azioni basate su quello cominciarono nel 2001 

(In realta’, trovare il Ministero giusto per parlare di asteroidi e’ stata una sfida a se’. Oepik ha avuto un po’ di fortuna nel fatto che il ministro per l’Industria Lord Sainsbury, al dicastero da moltissimo tempo, e’ personalmente interessato all’argomento)  

Strategia Politica: Fare in modo che la minaccia dei NEO diventi di pubblico interesse e faccia parte del dibattito pubblico. Stabilire fatti e responsabilita’, e quindi coinvolgere il Governo 

E’ stato anche importante preparare il dibattito parlamentare in anticipo, in modo che il rappresentante del Governo quel giorno sapesse in anticipo i contenuti e i retroscena della richiesta di Oepik, e potesse dichiarare subito l’interesse da parte del Ministero dell’Industria 

Strategia Mediatica: Sollecitare interesse nella stampa. In questo caso e’ etico cercare di spaventare i lettori, visto che il fatto che un asteroide cadra’ sul pianeta e’ una certezza. Pubblicizzare i NEO che passano molto vicini al pianeta, assieme a quali effetti avrebbero avuto se ci avessero colpiti 

Bisogna bilanciare il disinteresse dei politici con il sensazionalismo dei media, a volte anche ironici e sarcastici in maniera distruttiva 

(Oepik stesso ha avuto articoli su di lui come Salvatore, ma anche come Distruttore del Mondo, quando l’asteroide che porta il nome di suo nonno fu considerato per errore in rotta di collisione con il nostro pianeta) 

E’ utile avere a disposizione una manciata di illustrazioni chiare e facili da ricordare. Una volta pubblicate sui giornali, queste permetteranno in futuro di “richiamare” il problema-NEO nelle menti dei lettori senza
dover spiegare di nuovo tutto da capo
 

(In un altro caso di fortuna sfacciata, Oepik fu beneficiato da un “miracolo”: nel mezzo dei suoi sforzi, due film di Hollywood si occuparono di asteroidi, “Deep Impact” e “Armageddon”, quest’ultimo addirittura con Bruce Willis: la stampa non ebbe piu’ remore a mostrare interesse nei NEO) 

Situazione attuale: La Task Force ha compiuto il suo lavoro senza problemi. Formata da scienziati famosi, la sua composizione ha dimostrato la solidita’ della Campagna, visto che Oepik non ha avuto bisogno di farne parte 

Dopo un anno, la Task Force ha pubblicato 14 raccomandazioni. Solo una di loro e’ stata implementata: il Governo pubblicizza come notizie tutte le volte che un asteroide passa vicino alla Terra, e i mass-media se ne occupano regolarmente. 

Oepik aspetta adesso l’occasione per un nuovo “balzo in avanti”, che trasformi in realta’ le rimanenti 13 raccomandazioni della Task Force 

Oepik chiede anche a tutti coloro che sono interessati, di scrivere ai propri parlamentari chiedendo che il Governo si muova ulteriormente nella giusta direzione 

La serata si e’ concluda con una sessione di domande e risposte. Oepik ha ribadito la sua convinzione che e’ giustificato nel cercare di instillare paura negli interlocutori, perche’ le probabilita’ di morire a causa di un asteroide sono superiori a quelle di vincere la lotteria britannica. Non ha pero’ chiarito come pensa di differenziarsi da tutte le altre campagne basate anche esse sulla paura 

Infine, Oepik ha suggerito di non impantanarsi cercando di seguire piu’ di una campagna politica alla volta, altrimenti si perde solo tempo 


Il Multiculturalismo, la Tolleranza e…il Test del Cricket

2006/Giu/09

Il Regno Unito, e in particolare l’Inghilterra e la zona di Londra, sono il laboratorio dove il futuro multiculturale dell’Europa viene sperimentato e i suoi problemi risolti con discreto successo.

Definiamo multiculturale: una societa’ fatta di persone che convivono pacificamente anche se in forte, irreconciliabile disaccordo sui “valori”, gli ideali per i quali sono disposti a (metaforicamente) combattere. Non quindi solo l’idea che “se al mio vicino non piacciono le rose rosse, piantero’ le rose gialle”. “Multiculturalismo” significa risolvere il problema: “al mio vicino non piacciono le rose, ma io non posso neanche pensare di lasciare il giardino senza quei fiori”. Non bastano buona volonta’ e un romanesco “Volemose bbene!”: ci sono questioni fondamentali di tolleranza reciproca.

Come suggerito dal filosofo Kwame A. Appiah della prestigiosa Princeton, e’ quanto gia’ avviene anche in piccole comunita’: per esempio certuni sono favorevoli all’aborto libero, altri lo praticano addirittura invece dei metodi anticoncezionali, mentre altri ancora lo considerano un omicidio, anzi piu’ grave perche’ praticata su un esserino indifeso. C’e’ chi ritiene l’omosessualita’ un “atto contro natura”, nell’intimita’ dei suoi pensieri o nelle smorfie rivolte a uomini (o donne) che camminano mano nella mano: i quali vivono magari il loro rapporto come simbolo dell’Amore che fa girare il Mondo, altro che abominio. Valori irreconciliabili ed irreconciliati, ma la cui esistenza non causa violente sommosse o la rovina della societa’.

Nell’uso contemporaneo, la parola multiculturalismo si riferisce all’esistenza in uno Stato di usi e tradizioni che si ispirano a religioni diverse. Vista da alcuni come nuova, diversa e pericolosa, questa situazione e’ il pane quotidiano per il Regno Unito, dove la maggioranza, di tradizione Cristiana (senza molti praticanti) e’ differenziata in Cattolici (Riformati/Anglicani, e Romani/Papisti) e Protestanti (Luterani, Metodisti, e altri), con solide comunita’ Ebraiche, Musulmane e Induiste: il risultato di un espansionismo commerciale globale e continuato, dalla pirateria autorizzata da Elisabetta I alla crisi di Suez del 1956. Quando un secolo fa le terre emerse appartenevano in gran parte all’Impero britannico, merci, ricchezza e sudditi gravitarono verso il centro. Dopo la fine del colonialismo, l’immigrazione e’ continuata, grazie all’Unione Europea e soprattutto alla uso dell’Inglese come lingua franca di quasi tutte le attivita’ umane.

Alcune questioni riguardo i “nuovi arrivi” vengono poste spesso: sono ospiti, o lavoratori, o cittadini? Risiedono per concessione, o acquisiscono diritti grazie al sudore della fronte? Quali diritti: liberta’ personale, o anche la possibilita’ di eleggere il Governo locale o della nazione? E poi, questi “estranei” cosa cambieranno, magari contro le aspirazioni degli indigeni? Problemi discussi per secoli da fior di intellettuali, filosofi e scienziati, senza una risposta teorica soddisfacente: pero’, l’esperimento chiamato United Kingdom sta gia’ dando risultati interessanti. Guardiamo infatti alla attuale “seconda generazione”, per lo piu’ figli di coloro che immigrarono negli anni ’50 e ’60.

Come testimoniato dai vari conduttori radiotelevisivi, gli accenti originari sono quasi scomparsi. Fra i giovani, le mode non sembrano avere confini cultural-religiosi, ne’ nel vestirsi, ne’ nel gergo, ne’ infine nella musica: al fallimento dei canali specializzati di musica “asiatica” e “afro-caraibica” della BBC, si contrappone il contributo culturale dato da artisti di ogni tradizione al panorama musicale britannico. Anche a livello politico sembrano esistere poche barriere, fino ai livelli ministeriali.

C’e’ pero’ un aumento della separazione sociale a seconda delle origini, con interi quartieri monoculturali. Un fenomeno sostanzialmente naturale (pensiamo a Little Italy, la piccola Italia di New York) che potrebbe preludere alla ghettizzazione. Pensiamo allo sport professionistico, con calciatori di origine afro-caraibica, e giocatori di cricket di famiglia indo-pakistana, comunita’ sottorappresentate nel nuoto o nell’hockey su ghiaccio. Al bando assurdi discorsi basati su presunte incapacita’ razziali: quanti ragazzini (e ragazzine!) indo-britannici potrebbero eccellere, per esempio, nel tennis, e non lo fanno perche’ tale attivita’ non e’ considerata “indiana” dalla comunita’ in cui vivono? Passando a livelli ben piu’ seri, quanti potenziali scrittori, educatori, giornalisti non diventano tali a causa di pressioni sociali su giovani e giovanissimi?

Un triste esempio e’ la tragedia delle case popolari: nei pressi di Londra una settantina di anni fa e’ sorto il complesso residenziale pubblico di Becontree, il piu’ grande del mondo con 27mila appartamenti ospitanti 100mila persone: ma nella maggior parte delle innumerevoli iniziative governative per dare una casa a tutti, si e’ creato un ambiente poverissimo sia socialmente che igienicamente, dove, diabolici idoli per le nuove generazioni, pochi ma violenti criminali e drogati in cerca di soldi facili terrorizzano il quartiere.

L ‘emarginazione economica nutre quella sociale, e viceversa, e a cio’ si aggiunge l’emarginazione culturale degli immigrati. Ma non e’ corretto mischiare culture e poverta’ britanniche: alcuni discendenti di famiglie islamiche o di colore sono perfettamente integrati, anglo-musulmani, o anglo-africani, mentre coetanei con radici simili sono ai margini della societa’. Un recente studio mostra che le famiglie afro-caraibiche “fortunate” che ottennero una casa popolare sono piu’ povere di quelle che ebbero la “sventura” di dover sistemarsi per conto loro. Come dire che la cattiva sorte di oggi e’ figlia della buona sorte di ieri.

Forse anche per questo la societa’ inglese e’ restia all’ ingegneria sociale, una “difesa” dei poveri che si trasforma spesso nella loro rovina. Tutti i giornali protestano contro pur timidi interventi governativi nella vita privata dei sudditi, accusando il Primo Ministro di voler creare il Nanny State, lo Stato-Tata che controlla, guida, rimprovera e castiga i Sudditi-Bambini. Un rimarchevole risultato di questo modo di pensare e’ l’assenza di polemiche per la recente istituzione dei matrimoni omosessuali, un concetto che continua ad ispirare battaglie feroci: in America, Bush si oppone al punto da voler cambiare la Costituzione; in Spagna, Zapatero ha dovuto far fronte a migliaia di dimostranti; e in Italia, certi partiti offrono un incerto appoggio ai minimalisti PACS pur di non spaventare gli elettori.

In Inghilterra nessuna dimostrazione contro, ne’ a favore: come se il matrimonio gay (Civil Partnership, la Coppia Civile senza differenza pratica con il matrimonio) fosse la cosa piu’ normale del mondo, invece che alternativamente una conquista sociale o la picconata finale contro la societa’. Chiediamoci perche’ nessuno dei tanti contrari a una novita’ del genere si sia sentito minacciato al punto da scendere in piazza. E se fosse questa capacita’ di tollerare e disapprovare, la risposta che ci puo’ dare l’Esperimento Gran Bretagna? E’ quella, la via al multiculturalismo? Parafrasando quanto scritto da Remo Bodei poche settimane fa sul Domenicale del Sole 24Ore,  ha una societa’ finalmente preso coscienza del suggerimento semplice e profondo di Michel de L’Hopital “Non importa quale sia la vera religione, ma come si possa vivere insieme”?

E se fosse ipocrisia? La polizia inglese ha radiato delle reclute che rivelarono in un documentario televisivo un razzismo spregevole ed indegno, tenuto consciamente nascosto in pubblico. Tempo fa certi preconcetti erano certo piu’ diffusi: lo stesso Primo Ministro Chamberlain negli anni ’30 non faceva remore di esser membro di un Gentlemen’s Club ufficialmente chiuso agli Ebrei (per non parlare, naturalmente, dei doppiamente alieni, i Cattolici Irlandesi). Al giorno d’oggi, certi pregiudizi prendono aria “legalmente” in due partiti: l’UKIP, il Partito per l’Indipendenza del Regno Unito (che vorrebbe espellere tutti gli immigrati; che dite, mi restituiranno nove anni di tasse?); e il BNP, Partito Nazionale Britannico, (loschi, a volte incravattati figuri cosi’ xenofobi da far sembrare progressista il Le Pen del Fronte Nazionale francese).

Si tratta anche ma non solo dei “prodotti” di una certa sottocultura purtroppo in auge di qua’ della Manica, il cosiddetto movimento degli Yobs, che potremmo vagamente tradurre con il dialettale Trucidi: bianchi, rasati, pronti a ridursi ad ogni bassezza per sfogare una luciferina, presunta mascolinita’, la cui dimostrazione per qualche motivo include picchiare/accoltellare anche bambini dalla pelle o atteggiamento “sbagliati”. Un’emarginazione fra coloro che in teoria fanno parte della cultura “indigena”, e che nella sua violenza inutile e disutile fa il paio con l’al-Qaeda casareccia responsabile delle bombe del 7 Luglio 2005, e formata da cittadini inglesi di discendenza pachistana e afro-caraibica, apparentemente piu’ pronti a un suicidio stupido che all’integrarsi nelle loro stesse comunita’, figuriamoci nella societa’ inglese tutta.

Questi “rifiuti del multiculturalismo” sono fenomeni pericolosi da analizzare, prevedere e contenere: ma se difficili da evitare, non vanno certo ingigantiti oltre il dovuto, dando una mano agli estremisti. Perche’ la speranza di una sana societa’ multiculturale del XXI secolo e’ gia’ nella reazione di Londra, degna del Nobel per la Pace, dove in risposta agli attentati di Luglio tutti si sono uniti, quale che fosse la loro origine e la loro cultura, per continuare la loro vita e dimostrare che la migliore arma contro il terrore e’ la normalita’ della consapevolezza, che non si fa vincere dalla paura che il suicida/omicida di turno abbia deciso che e’ il tuo momento.

Londra: da piu’ di mezzo millennio la Citta’ Multiculturale grande argomento contro i profeti di sventura odierni: prima i sassoni, i danesi, poi i banchieri lombardi, gli ebrei, gli ugonotti, i giacobini, poi ancora gli irlandesi e tanti italiani, e infine gli indiani, i pakistani, gli egiziani e gli ugandesi: oggi i “volti nuovi” sono Lituani e Polacchi, in lavori adesso umili ma gia’ portatori di ricchezza per il Regno per il semplice fatto che devono mangiare, vestirsi…e divertirsi anche loro.

Una citta’ “meticcia”: termine che e’ un insulto solo per chi culla un irresponsabile ed anacronista culto della razza. Un luogo dove prendono corpo i principi del Cosmopolitanismo recentemente auspicati in un libro di Appiah. D’altronde quale sarebbe l’alternativa? Quale “monocultura a base religiosa” potrebbe mai imporsi su Londra, sull’Inghilterra, sull’Europa, quando le stesse tradizioni Cristiane sono cosi’ variegate, e hanno imparato a suon di cannonate e stragi il valore della tolleranza? L’uniculturalismo suona piu’ come l’imposizione esterna di un conformismo stantio, invece che un progetto per il futuro.

Il proverbio dice, “Chi e’ stanco di Londra e’ stanco della vita”…la coesistenza pacifica nella tolleranza quasi totale lungo il Tamigi, suggesisce che “chi e’ stanco del multiculturalismo” e’ stanco in primis della propria cultura. Ma se il Londinese e’ un individuo costretto a, e capace di riconciliare il proprio stile di vita con le centinaia di stili di vita che lo circondano, chi e’, allora, l’Inglese?

In un tacito e incontrovertibile abbraccio per il multiculturalismo, Tony Blair ha risposto con una scelta all’americana,. Chi volesse prendere la cittadinanza ha bisogno di dimostrare una certa conoscenza dei moderni usi e costumi della non piu’ perfida Albione. Niente di trascendentalmente difficile e oscuro, per coloro che perfettamente integrati non solo imparano e si adattano a tali tradizioni, ma contibuiscono alla loro evoluzione.

Tempo fa un potente politico conservatore propose in maniera semiseria di usare il cosiddetto Test del Cricket: la dimostrazione del proprio essere cittadini sarebbe, per esempio durante un match fra Pakistan e Inghilterra, tifare anima e corpo per i rappresentanti isolani. La risposta sembra invece essere che un Inglese puo’ tifare Pakistan, e rimanere 100% inglese. Asiatico, ed inglese.


Buonaparte non e’ venuto qui

2006/Giu/09

E se il nostro rapporto con la Unione Europea dipendesse dalle azioni del piu' famoso Corso della Storia?

Prendiamo ad esempio…il Regno Unito! Ma come, diranno i miei due lettori, lo sanno tutti che l’Imperatore di Francia non riusci’ mai a traversare la Manica, quei 40 chilometri di mare avevano visto trionfare Giulio Cesare, Claudio Augusto e Guglielmo il Conquistatore, ma sui quali il Vincitore di Austerlitz non ebbe fortuna, ne’ con la flotta (sbaragliata a Trafalgar dall'Ammiraglio Nelson poco piu’ di 200 anni fa), e neanche con un azzardato tunnel dalla zona di Calais.

Ma e’ proprio questo il punto: Inglesi (e Gallesi, e Scozzesi) non hanno subito l’invasione del Tricolore francese, e quindi non hanno fatto esperienza di alcuni cambiamenti importantissimi, “dettagli” ormai insiti nella cultura e nella societa’ degli altri Paesi dell’Unione Europea, intorno all’anno 1800 erano quasi tutti vassalli o sudditi di Parigi al contrario della Gran Bretagna,.

Tanti degli scontri e delle incomprensioni fra le nazioni britanniche e il resto dell’Europa possono quindi essere considerati conseguenze…della Presa della Bastiglia (dando fra l’altro ragione al Presidente Cinese Mao, che alla domanda “Qual’e’ stato l’impatto della Rivoluzione Francese del 1789?” rispose nel 1950 con una battuta “E’ passato ancora troppo poco tempo per saperlo&rdquo ;)

Alcune differenze fra la Gran Bretagna e il Continente sono ben note e palesi: per esempio, Napoleone impose che i cimiteri venissero trasferiti fuori citta’, mentre non e’ raro vedere a Londra dei camposanti annessi alle Chiese, usati fino a pochi decenni fa. Ma cio’ che aveva dato impeto alle grandi battaglie dopo la fine violenta del Regno di Luigi XVI, era qualcosa di piu’ significativo che semplici decisioni amministrative di igiene pubblica.

Il popolo e le elite francesi volevano esportare i principi della Rivoluzione: Liberta’, Uguaglianza e Fraternita’. Si tratta di tre concetti straordinariamente nuovi e davvero…rivoluzionari per un’Europa allora (e forse anche tuttora) rigidamente suddivisa in Stati sovrani dediti principalmente a fare i propri interessi, o meglio quelli delle rispettive classi dirigenti . L’avanzata delle armate francesi in Germania, Spagna, Italia e oltre semino’ i tre principi rivoluzionari nelle coscienze popolari di tutti i territori coinvolti. Gli eserciti transalpini e le amministrazioni che li seguivano avevano come scopo dichiarato il liberare i “fratelli”, vale a dire le nazioni vicine, e per riorganizzarle intorno all’idea che tutti i Cittadini hanno gli stessi diritti, e sono uguali di fronte alla Legge.

L’idea stessa di un’Unione Europea deve molto a questo concetto di Fraternita’ Militante fra i popoli (un atteggiamento curiosamente detestato, al giorno d’oggi, quando e’ rimasto un ideale principalmente americano). Di piu’: nel suo impeto di distruzione dell’Ancien Regime la Francia permise all’epoca l’ascesa al comando generale delle truppe, poi a quello della nazione e infine addirittura al Trono Imperiale, di una persona quasi rappresentante di quanto di piu’ lontano si potesse immaginare dalle vecchie elite borboniche. Di origine italiana, privo di parentele con l’alta nobilta’, e senza una robusta eredita’ e/o potenti interessi commerciali, Napoleone proveniva da un territorio come la Corsica, acquisito da poco, lontano dal centro e per questo a dir poco riottoso.

Insomma i vincitori Francesi, ad un certo padroni d’Europa, liberatori potentissimi ed invincibili (a parte le isole britanniche e poco piu’), mostrarono a tutti i popoli del continente che ne’ la casata, ne’ il commercio, ne’ il denaro, ne’ le origini e neanche l’accento erano necessari per poter entrare nelle “stanze dei bottoni”. Invece non c’e’ traccia nella storia (e quindi nella societa’ del Regno Unito) della possibilita’ che una rivoluzione popolare possa cambiare una nazione e sovvertire gli strati sociali prestabiliti, e che una persona “qualunque” per quanto eccezionale come il Bonaparte, possa prendere il controllo dell’autorita’. E qualunque Primo Ministro deve far bene attenzione a non parlare se non con un accento pulito (ed elitario).

Sommosse popolari, naturalmente, sono accadute anche a Londra e dintorni, e sono tutte fallite. La piu’ seria, nel 1381, quando migliaia di contadini marciarono sulla Capitale, solo per vedere le promesse del giovane re rinnegate dopo pochi istanti (e i loro capipopolo, giustiziati). L’unica Rivoluzione di successo e’ stata quella che porto’ nel 1646 al potere il nobiluomo Oliver Cromwell, che governo’ rifutando di farsi proclamare sovrano (altro che Napoleone, il quale invito’ il Papa volente o nolente a Parigi, e poi si incorono’ da solo).

Pensiamo invece alla filoeuropeista Irlanda, dove Bonaparte non arrivo’ ma che si rese indipendente dal Regno Unito all’inizio del XX secolo proprio con una insurrezione. Non e’ impossibile quindi stabilire un trait-d’union fra l’assenza di rivoluzioni popolari di successo, e l’apparente riluttanza, particolarita’, finanche ambivalenza britannica verso l’Unione Europea. Ricordiamo la borsetta agitata dalla ferrea Thatcher, e l’impopolarita’ dell’Euro nello stesso Governo Blair.

Le conseguenze non sono difficili da immaginare. Priva anche dell’esempio franco-napoleonico, la popolazione britannica e’ divenuta refrattaria a qualunque accenno di possibile rivoluzione, e ha conservato un fortissimo senso dell’Autorita’. In quale altro stato moderno potremmo trovare i cittadini definiti ufficialmente “sudditi” della Regina? E con tutte le guerre e i rivolgimenti del XIX e XX secolo, dove altro e’ il “comando” saldamente in mano dell’Establishment, l’Autorita’ Costituita, classi dirigenti, i cosiddetti “The Great and the Good” (Grandi e Bravi), un misto di nobilta’ ereditaria e mercantile ininterrottamente al potere almeno dall’epoca di Guglielmo d’Orange (a capo della “Rivoluzione” del 1688, dietro invito un gruppo di nobili inglesi)?

Come prova, guardiamo ai leader dei maggiori partiti politici degli ultimi tre secoli. Non tutti, ovviamente, di alto lignaggio o di famiglia ricca e potente, ma ognuno di essi saldamente parte dell’Establishment, anche coloro apparentemente ai margini, come quella Thatcher, in teoria un’outsider donna fra tantissimi uomini, e che invece dedico’ i suoi Governi a ristabilire una certa idea di societa’ britannica (centrata non per caso sulla sua persona), e non per fondare un “ordine nuovo”.

La tradizione dell’Autorita’ si rinnova continuamente, e non solo con il cambiare di Sovrani e Primi Ministri, anche negli aspetti apparentemente piu’ democratici. Per esempio, la definizione dei piani di implementazione delle politiche governative, processo teoricamente aperto alle opinioni di tutti i sudditi, e’ cosi’ misteriosa ed improntata al consenso da non poter risultare che in annacquati progetti difficilmente volti a stravolgere lo status quo.

Inoltre, e’ tuttora comune che venga favorito un approccio alla vita caratterizzato dallo stiff upper lip. Si tratta di un’espressione difficilmente traducibile: pensiamo a una persona che non riveli sentimenti ed emozioni, e la cui bocca non tradisca quindi mai ne’ gioia ne’ nervosismo: le cui passioni, e le cui rabbie quindi, rimangano nascoste, affinche’ il quieto vivere domandato dalla Societa’ non venga disturbato. Di conseguenza, il cittadino medio britannico e’ educato a non lamentarsi mai in maniera efficace. Magari parlera’ male della qualita’ dei treni, pero’ niente piu’, stoicamente deciso a sopportare antiquati treni da Far West o carrozze finto-moderne che altrove in Europa sarebbero gia’ vecchie di venti anni.

Una situazione simile e opposta a quanto succede nel Sistema Sanitario Nazionale, dove si sperimenta quello che probabilmente si cerchera’ ahime’ di esportare un po’ ovunque entro il decennio. Al posto dei medici, in fase diagnostica vengono infatti utilizzati infermieri specializzati istruiti a seguire rigidi criteri basati sui sintomi riportati, invece che ad analizzare il paziente in modo attento e completo. Gli “utenti”, ligi al dovere, accettano la situazione come una necessita’, come ignari del fatto che le vessazioni di oggi diventeranno la routine di domani. Dal loro canto, gli amministratori delle strutture di medicina di base, possono escogitare nuovi sistemi per risparmiare sulle spese, senza preoccuparsi troppo della sempre peggiore qualita’ del servizio.

La burocrazia britannica e’ infatti particolarmente rigida e inamovibile, fredda e impersonale, come si addice appunto a una nazione comandata dall’alto. Il 2006 si e’ aperto con il caso di una coppia di anziani separati loro malgrado dagli assistenti sociali, lui veterano della Seconda Guerra Mondiale, lei cieca. Al marito e’ stato ordinato dal medico curante di andare in una casa di riposo, alla moglie e’ stato proibito, perche’ certi oscuri criteri stabiliti dalle amministrazioni locali sono soddisfatti dalla situazione dell’uno, ma non dell’altra. Tutte le persone coinvolte si trovano quindi in una situazione che potrebbe sembrarci paradossale, e che purtroppo ha una sua logica riconducibile ancora al “Senso dell’Autorita’”.

Il marito e’ in un ospizio suo malgrado, ma non pensa di tornare a casa perche’ gli e’ stato proibito dal medico. La moglie e’ accudita dalla sua famiglia ma si sente ovviamente molto sola. Fosse stato per lei, pero’, la storia sarebbe potuta finire li’, visto che a ribellarsi a certe decisioni sono stati i figli, che pero’ lasciano il padre dov’e’ e non ci pensano neanche a riunire i genitori in una casa di riposo privata, o a prendere una badante, “proteste” molto piu’ efficaci di una lettera o visita all’autorita’ costituita. Gli assistenti sociali, invece di far vivere meglio i cittadini, si sono resi responsabili di una grave e palese ingiustizia che ha rovinato la vita di due anziani innocenti, una dei quali non vedente. Ma neanche loro possono farci niente: per chi le deve applicare, alle regole non c’e’ alternativa. Qualunque interpretazione personale sarebbe interpretata come insubordinazione e la carriera del “colpevole” terminata all’istante. Dulcis in fundo, non esiste nessun canale ufficiale per chiedere deroghe ai regolamenti in casi eccezionali.

Insomma, in una struttura dirigista, ferrea, piramidale e congelata, l’assistente sociale, come qualunque altro rappresentate dello Stato o di una organizzazione, e’ solamente un messaggero, un tramite fra le regole da servire e riverire e il suddito che ci si deve abituare. Il cittadino che non lo volesse fare, o l’assistente sociale che volesse aiutare i suoi utenti, rischiano il loro benessere e la pace loro e quella delle loro famiglie.

Anche grazie al disastro di Trafalgar, e alla disfatta di Waterloo, il pensare altrimenti e’ imprescindibilmente legato in Gran Bretagna all’idea dell’Europa, e quindi del caos, delle guerre, dei potenziali invasori, dei Nemici. Al singolo, senza appoggi fra le alte sfere, rimane solo uno sterile ribellarsi, curiosamente concentrato nella sfera privata. E infatti ai rivoltosi del 1968 in Francia, Italia e Germania corrisposero i ribelli degli anni ’60 inglesi: le bande di ragazzi descritte nel famoso film Quadrophenia, pronti a picchiarsi con la Polizia, ma assolutamente privi di qualunque connotato politico e senza alcuna intenzione di cambiare la societa’.

Al giorno d’oggi, ai pendolari che si siedono di fronte agli affollatissimi treni di Torino o Milano corrispondono le battute di spirito inglesi sullo stato delle loro ferrovie. Non e’ certo un caso che l’umorismo britannico sia cosi’ famoso e sviluppato (e tollerato), quasi una delle tre principali valvole di sfogo per rendere piu’ sopportabile la vita del cittadino vaso-di-coccio. Una seconda “valvola di sfogo” e’ la fissazione con il creare e distruggere miti (come descritto poco tempo fa riguardo Tony Blair). La terza e’ l’ambigua celebrazione dell’alcol, e  dell’alcolismo, ma questo argomento merita un articolo a parte.

Per ora ci rimane solo sospirare alla domanda: Napoleone perche’ non sei venuto qui?


Le Piu’ Grandi Ipocrisie

2006/Giu/09

Con quante palesi falsita' dobbiamo convivere?

1. "Sviluppo Del Terzo mondo"? E' solo colonialismo vecchio-stile sotto una nuova apparenza. La prova è il fatto che così poche "pæsi in via di sviluppo" hanno potuto "emergere": e non c'e' stato nessun paese "emergente" capace di sedersi con le "Grandi Potenze" (la Cina è un caso speciale semplicemente per le dimensioni). Così il risultato di decenni di "sviluppo" e' che le cose sono più o meno esattamente com'erano

2. "Democrazia Liberale"? E invece, continua a evolversi in oligarchie auto-perpetuantisi. Si veda la creazione dei partiti-personalità in Francia ed in Italia; ed il numero osceno di figli e figlie di ex presidenti e di altri politici, che ereditano dai genitori dei posti di potere all'apparenza elettivi

3. "Guerra alle Droghe"? Soltanto un idiota non capisce che una tal "guerra" è stata vinta, ma dai cartelli e dalle mafie della droga in tutto il mondo. Completamente ma speriamo involontariamente immemori del disastro proibizionista americano negli anni 20, spendiamo e spandiamo soldi e risorse, in qualcosa che può essere solo descritto come un elaborato schema per finanziare i trafficanti

4. "Servizio Pubblico"? In realtà, meglio descritto come un "contentino a minimo costo" visto che la maggior parte del tempo, non si fornisce alcun servizio, anzi l'efficacia è misurata dai soldi risparmiati, piuttosto che dalla qualità dell'assistenza fornita alla gente nel bisogno

5. "Reality TV"? Manco per niente. La televisione può ritrarre la "realta'" usando le tecniche di candid camera, forse, ma definitivamente nessuna persona sensata al mondo si comporterebbe "naturalmente" e "realisticamente" con al seguito una squadra di tecnici della luce, della fotografia e del suono. L'unica speranza di vedere "la realtà" è se i personaggi dimenticano l'esistenza di tutta quella gente intorno. Ma allora, è solo Televisione, una specie di teatro aumentato in cui le cose accadono a causa del loro valore intrattenitivo

6. "Stato Etico"? L'Inferno sulla Terra. Quante volte abbiamo bisogno di ripetere gli errori orrendi dell'inizio del XX secolo, dove gente altrimenti buona e intelligente ha inventato, approvato, incoraggiato e promulgato crimini in nome dell'Eugenica, nella speranza di rendere il mondo e l'umanita' migliori? E così dovremmo stare lontani da soluzioni semplicistiche su come abbellire noi e il pianeta, specialmente quando portate avanti indipendentemente dal resto: cosi' come, contrariamente a quanto suggerito da D.H. Lawrence, la povertà urbana non può essere risolta seriamente intossicando tutti i poveri in una costruzione grande quanto il vecchio Crystal Palace

7. "Amore Cristiano"? E perchè allora si trasforma così facilmente in crudeltà illimitata, come quando prova ad ostacolare l'amore tra omosessuali? Crudelta' durissima, per esempio in Italia, pronta a rendere l'inseminazione artificiale quasi impossible, in nome della protezione delle vite di feti che ora non saranno mai impiantati? E che finge di risolvere il problema dell'aborto rendendolo illegale? Ed che infine lascia tranqullamente a soffrire malati terminali in un'agonia indescrivibile, solo per difendere un diritto alla vita che diventa un obbligo di essere torturato dal proprio stesso corpo?

8. "Fondamentalismo Islamico"? Magari! Nelle ultime due decadi, ogni sforzo armato per "proteggere l'Islam" e' riuscito in primis ad eliminare…altri musulmani. Si pensi a tutti i morti dopo la bomba all'ambasciata degli Stati Uniti in Tanzania. Si pensi agli algerini uccisi durante la guerra civile negli anni 90. Si pensi alla vasta maggioranza delle vittime in quasi tutti gli attentati in Egitto. Si pensi alle nozze palestinesi misteriosamente designate come obiettivo per le bombe ad Amman nel 2005. E si pensi ai bambini musulmani uccisi durante l'attacco contro il quartierino per stranieri nella capitale saudita

9. "Guerra al Terrorismo"? Che cosa sta venendo fuori è invece un riposizionamento forte dei Governi, negli USA, in Gran Bretagna, in Europa ed altrove. I governi di tutti i colori e gusti sembrano provare a infiltrarsi sempre più nelle vite private dei loro cittadini. L'unica cosa che non hanno ancora giustificato con "la guerra al terrorismo" sembra essere la visita proctologica. Per il resto, cimici, macchine fotografiche nascoste, burocrazia supplementare, passaporti complicati, per non parlare della museruola del dissenso anche vicino al Parlamento di Londra. E chi osare fermarli, senza timore di essere identificato come un terrorista, o peggio, un debole nei confronti dei terroristi

10. "Valutazione Logica"? Sarebbe ridicola se non fosse così perniciosa. In tutti i generi di aziende e agenzie governative, le decisioni sembrano su carta essere il risultato di una larga consultazione con tutti gli interessati: perche' allora sono solitamente così vicine ai pregiudizi di chiunque sia in carica?Semplicemente troppo di quanto facciamo finisce nelle mani di chi ha l'oratoria piu' fine, invece che in quelle di chi ne avrebbe davvero bisogno

Ed ancora ipocrisie:

a. Chiamano "esportazione della democrazia" un modo di ottenere il controllo di una zona bombardando i potenziali "elettori"

b. Chiamano "protezione dell'ambiente" la fissazione di considerare ogni cosa fatta dagli esseri umani come "tossica". Nel frattempo, gli schemi di riduzione delle emissioni di CO2 forniscono finanziamento supplementare…alle grandi compagnie petrolifere

c. Dicono che "sport" è una competizione fisica in cui un'etica specifica permette divertimento in un ambiente giusto. Peccato sia solo un altro gigantesco business dell'intrattenimento, oppio delle grandi masse che si sottometto, scaricando la violenza intorno ad un campo verde piuttosto che sul tarmac grigio di una città

d. Denominano "processo di pace Israelo-Palestinese" cio' che ovviamente e' una serie di pazzi colpi di coda nell'affano che precede la stabilizzazione, un acchiappa-e-bombarda-mentre-puoi.

e. Dicono che stanno sviluppando "nuovi farmaci", mentre una grande parte di quelli e' solo una serie di sostituzioni superflue


Il momento giusto per lasciare l’Iraq

2006/Giu/08

o almeno per cominciare ad impacchettare?

Realizzando un colpo importante di propaganda eliminando il ba-bau Abu Musab al-Zarqawi nemico di Abu Musab, non dovrebbero gli USA e la Gran-Bretagna per approfittare della situazione per uscire dall'Iraq?

È apparente che entrambi i governi farebbero piuttosto a meno di avere truppe in quel di Baghdad e dintorni, e guadagnerebbo molto electoralmente persino annunciando giusto un inizio del loro ritiro

Inoltre hanno bisogno di proteggere la propria reputazione, senza sembrare deboli agli occhi dei loro nemici (in Irak ed altrove)

L'opportunita' e' adesso: c'e' un risultato chiaro e per un certo tempo non ci sarà nessun attacco di insurrezione a controbilanciarlo

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Con le elezioni parlamentari americane che si avvicinano a un Presidente estremamente impopolare, e Blair incapace di prevalere nei sondaggi anche contro il guscio vuoto conservatore David Cameron, possiamo sperare soltanto che entrambi realizzino che grande occasione hanno per smettere di fare parte del problema in Iraq, e di mandare i loro soldati verso morti inutili


Tony Blair, o Il Crepuscolo degli Idoli

2005/Nov/29

Era l’inizio d’aprile del 1997, quando l'avvento al potere del temuto avversario politico, il Laburista Anthony Charles Lynton "Tony" Blair, fu celebrato dal quotidiano inglese filo-conservatore The Daily Telegraph con una vignetta del premiato cartoonist Matt, con un bambino che chiedeva al suo esterrefatto genitore: Papa’, ma perche' Tony Blair permette che capitino i terremoti?

Insomma, anche se con una patina di satira, otto anni fa non si parlava di un semplice capo di governo, e neanche di un leader carismatico, ma addirittura di una figura divina, dai poteri sovrumani, pronto a mettere a posto un Regno Unito che si sentiva sfruttato e spolpato da due decenni di guida conservatrice, prima con la Dama di Ferro Margaret Thatcher, e poi con John Major e la sua banda di ministri e sottosegretari scoperti in intimita' con prostitute, o con le mani su delle mazzette appena ricevute.

Cio’ che rimane oggi e’ invece una figura un po’ rugosa, con il sorriso sempre piu’ tirato, ancora di casa nella mitica residenza ufficiale di 10 Downing Street (anzi, all'11, piu’ grande per la famiglia numerosa), e con una telegenia e una gran capacita’ di chiacchierare ad effetto che non aiutano piu’. Tony Blair e’ diventato un uomo sostanzialmente isolato, appoggiato magari da tanti in privato ma da pochissimi in pubblico, un personaggio che anzi suscita un odio decisamente alla moda specie nei giornaletti pseudoseri come il Sun e il Daily Express, un Ba-bau per chi sta a destra come per chi sta a sinistra.

E' ormai cosi' strano che qualcuno anche del suo partito lo difenda apertamente, che non fa piu' notizia sapere che questa o quella politica di Blair non ha portato i frutti sperati, o che alcuni ministri hanno fatto la voce forte senza essere toppo ossequiosi nei confronti di chi guida i Laburisti da piu’ di dieci anni .L'unica notizia che davvero interessa e’ che Blair ha preannunciato di lasciare l’incarico prima delle prossime elezioni (2009 o 2010), ma non ha ancora precisato esattamente quando, lasciando il collega/compagno/rivale Gordon Brown a cuocere ancora un po’ nella carica di Cancelliere dello Scacchiere, il Superministro britannico per l’Economia e il Tesoro.

Nel frattempo c'e' chi aspetta di poter ballare sulla tomba di quell'altro Primo Ministro, una famosa figura storica ancora vivente e sempre piu’ dipinta a tratti satanici, Margaret Thatcher. E davvero c'e' un collegamento fra i due.

Dopo 8 anni e mezzo e tre elezioni vinte, l'ex-mitico Tony ha infatti il suo catalogo di promesse e di relativi fallimenti, specie in quelli che dovevano essere i capisaldi della sua politica, i servizi pubblici e l'educazione, dove situazioni paradossali sono create continuamente dal suo approccio tutto “immagine e poca sostanza” sempre all’inseguimento della prima pagina dei giornali, e dalle contraddizioni di chi unisce una mentalita’ dirigista ad una apparente incapacita’ di anticipare, capire e trattare i dettagli delle iniziative annunciate a raffica in maniera magniloquente.

Per esempio, le scuole pubbliche di ogni ordine e grado sono adesso classificate a livello nazionale in termini di successo ai vari esami da parte dei loro studenti; una specie di Serie A dell’Educazione, con i vincitori premiati ufficialmente e gli ultimi della fila castigati, fino alla massima ignominia di vedere un Preside sostituito perche’ considerato incapace. Un’idea forse buona, se non fosse che le stesse Scuole sono poi forzate, sulla base ad un’altra iniziativa, ad accogliere il maggior numero di disabili possibili. Cosa dovrebbe fare allora, quel Preside? Preoccuparsi di avvicinare la propria Scuola alla testa della classifica, o fare in modo che tutti gli studenti, inclusi quelli disabili, siano seguiti e aiutati nel miglior modo possibile? Purtroppo non c’e’ coordinamento alcuno fra le varie politiche, e le indicazioni ministeriali sono contrastanti se non mutevoli con la stagione.

Gli stessi problemi gravano sulla Sanita’. Altro esempio: un giorno ormai lontano, per chissa’ quale motivo, Blair e il suo Governo hanno deciso che i Medici di Famiglia debbano sempre dare appuntamento entro poche ore, sotto pena di multa severa, invece che allocare il loro tempo da qui a qualche giorno a seconda della gravita’ della richiesta. Il risultato e’ che non si fa piu’ differenza fra il giovanotto con l’orecchio arrossato e l’anziano o il bambino con la febbre alta, e tutti devono aspettare ore nell’anticamera dell’Ambulatorio.

Ogni nuovo intervento del Primo Ministro sembra portare nuove classifiche, nuovi obblighi e nuove richieste, prive di alcun collegamento fra di loro. La risposta del servizio pubblico britannico e’ ed e’ stata ovvia, una rincorsa a come fare il minimo possibile per non incappare nelle ire ministeriali, senza nessuna considerazione per gli utenti del servizio stesso. Il Preside di cui sopra cerchera’ di far eccellere quanti piu’ studenti puo’, e non si preoccupera’ se i disabili nella sua scuola non impareranno il minimo indispensabile. Il Medico di Famiglia si rifiutera’ di vedere subito i malati piu’ gravi e/o piu’ a rischio, ma apparira’ di successo nella lista del tempo medio di attesa nel suo Ambulatorio. E cosi’ via.

D’altronde, come c’e’ da aspettarsi, cominciano ad affiorare sempre piu' storie legate al cliche' della corruzione generata dal potere. Non c'e' anno che passa senza un ministro che debba dimettersi nella vergogna (anche due volte). Lo stesso Blair, invece di impedire terremoti, e’ stato rilevato in pubblico coltivare legami, quelli si' un po’ sulfurei, con le multinazionali del tabacco e soprattutto con i mercanti d'armi, dopo aver detto di voler essere piu' immacolato di un lenzuolo bianco.

Infine c’e’ il grosso scheletro nell’armadio chiamato Iraq, con il Regno Unito partner minore in un’alleanza con gli USA osteggiata da quasi tutto l’elettorato, senza nessuna prova che il Presidente Bush abbia mai davvero dato ascolto al suo “amicone” Tony, incastrato in una guerra che non sembra finire mai.

Insomma da criticare ce ne sarebbe un po’ tanto…ma potrebbe quanto sopra giustificare l'odio attuale ? La verita' e' che la societa' inglese e' ammalata di Iconoclastofilia…il piacere di crearsi delle icone, dei miti, accoppiato poi al piacere di distruggerli. E’ questa probabilmente una reazione riflessa al fatto che nell'antica terra dei Britanni, non c'e' mai stata una rivoluzione popolare di successo. “Comandare” significa da secoli farsi accettare dall'Establishment, e nessuna persona di umili origini e' mai salita all'antico trono inglese, o al potente Premierato moderno, a meno che non si sia fatta accettare da chi comandava gia’. I servi dell’Essex arrivarono a invadere la Torre di Londra nel 1381, ma appena tornarono a casa il giovanissimo Riccardo II spergiuro’ su tutte le sue recenti promesse e mando’ a morte i capi rivoltosi.

Nel momento piu' significativo della storia del Regno, dopo l’esecuzione di Re Carlo I arrivo’ il dominio dell’aristocratico Oliver Cromwell, non di un capopopolo e neanche di un homo novus. Piu’ recentemente, la colpa si potrebbe dire che sia stata di…Bonaparte e del suo fallito tentativo di attraversare la Manica. Niente Napoleone, e allora niente Rivoluzione Francese, niente messa da parte dell’Ancien Regime e ufficialmente cittadini che non sono "cittadini", ma "soggetti alla Corona", cioe' sudditi, cui e’ richiesto di seguire prontamente e alla lettera le indicazioni del Governo.

Tuttora, non puo’ esserci radicalismo al governo; i sindacati hanno preferito il meno rivoluzionario partito dei Lavoratori, i Laburisti, appunto, piuttosto che affidarsi al Partito Comunista. Le figure troppo controverse vengono messe alla porta in un modo o nell'altro, e non e' un caso che il Re che prima entro’ nei saloni alla moda e piu' tardi quasi simpatizzo' per Hitler, fu quell'Edoardo VIII costretto ad abdicare dopo neanche 11 mesi di regno.

A controbilanciare tutta questa reverenza e sottomissione, c’e’ pero’ un un diffuso piacere nel vedere gli eroi di ieri come i cattivi o i falliti di oggi, e nel scegliere periodicamente un personaggio come “idolo del momento”, da conservare per poter sfogare il proprio disprezzo piu' in la' (e piangerne la dipartita nei casi piu’ tragici)..

Pensiamo, ovviamentemente, a Diana, destinata non ad essere la Regina di un nuovo Re Carlo ma a diventare rapidamente un simbolo della vita ricca, glamourous ed in stile, per poi essere trasformata in pochi anni in un oggetto di attacchi continui su giornaletti e rotocalchi, sempre affamati di foto “compromettenti” incluso gemme del tipo "Diana esce dalla palestra" e "Diana mette gli sci", tutti pronti a descriverla come una fredda arrivista, manipolatrice e libertina (proprio quelli che poi fecero a gara a chi piangeva di piu' dopo l'incidente di Parigi).

Pensiamo finanche al famoso calciatore David Beckham, probabilmente l'ex-idolo-eroe-diventato-cattivo meno pericoloso al mondo. Osannato quando giovanissimo mostrava il suo talento al Manchester United, idolatrato in tutti i sensi del termine quando comincio' ad indossare un sarong a mo' di gonna maschile per uscire con Posh Spice, diva pop delle Spice Girls, ed adesso l'oggetto di vario scherno e disprezzo nonostante il fatto che senza un paio dei suoi goal l'Inghilterra non sarebbe recentemente andata alle finali mondiali, europee e probabilmente neanche a quelle dell'oratorio. Mister Beckham, adesso in forza al Real Madrid, passa la sua vita extracalcistica a lottare periodicamente contro chi cerca di pubblicare particolari della vita di famiglia, o accuse di infedelta' alla moglie, o chissa' quanti altri pettegolezzi (senza neppure badare a che i due figli piccoli possano vivere un giorno senza un flash di un fotografo in faccia).

Insomma, la parabola dell'eroe britannico, quella di