2009/Lug/05
In preparazione per il G8, si prevede una nuova raffica di scandali grandi e piccoli con al centro Silvio Berlusconi. Un film gia’ visto? Ahinoi, da quindici anni. Visto come ha funzionato bene tirar fuori scandali riguardo Berlusconi per quindici anni, eccoci a ripetere l’esperienza.
Che furbata, eh?
In realta’, a furia di essere posto davanti a uno scandalo dietro l’altro, tutti invariabilmente senza alcun successo, all’elettore medio italiano degli scandali non importa piu’ di tanto.
Se odia Berlusconi, lo odiava anche prima, non c’e’ certo bisogno di un nuovo scandalo. Se non odia Berlusconi, dopo un po’ si stufa della politica degli scandali (e della indignazione) e non sara’ l’ennesimo scandalo a fargli cambiare idea.
Anzi.
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Pubblicato da omnologos
2009/Mag/09
Adriano Sofri trascrive su Facebook un articolo da Repubblica a firma Guido Rampoldi, dal titolo “Nella trincea del Pakistan assediata dai Taliban“. Sofri nota:
Vi si tratta anche dell’agghiacciante prospettiva di un “emirato atomico” talibano-militare in Pakistan (dov’è stipato un centinaio di testate atomiche!). Segnalo il passaggio sulla minaccia di attentati kamikaze nell’università di Peshawar, che prendano a bersaglio le ragazze che osano studiare.
L’articolo l’ho letto e come al solito trovo che e’ difficile sovrastimare la capacita’ di Repubblica di dipingere una situazione a tinte molto fosche.
Qualcuno per esempio si prenda la briga di vedere come sono disposte le varie etnie in Pakistan (e in Afghanistan).

Etnie in Pakistan
Il conflitto attuale infatti puo’ anche essere visto come l’episodio numero n della lotta irredentista Pashtun per abbattere l’artificialissima Durand Line che li ha divisi dal 1893 (tutto merito dell’Impero Britannico). Ora, i Taleban provengono per la maggior parte dell’etnia Pashtun, ma le armi nucleari sono (se ci sono…) nella zona del Pakistan a maggioranza Punjabi, dove i Taleban appunto non troverebbero appoggio di alcun tipo da parte della popolazione.
E la cultura Pashtun (e quindi, Taleban) non e’ semplice. C’e’ su Internet una citazione di Churchill che suona piu’ o meno cosi’:
Le tribu’ Pathan tribes sono sempre impegnate in guerre pubbliche o private. Ogni uomo e’ un guerriero, un politico e un teologo. Ogni edificio grande e’ una vera fortezza feudale….Ogni famiglia cova la sua vendetta; ogni clan, la sua faida….Niente e’ mai dimenticato e pochissimi debiti non sono riscossi
Ne parlava anche l’Economist nel dicembre 2006 e di nuovo citando Churchill sui Pashtun
Il loro sistema di etica, secondo il quale tradimento e violenza sono virtu’ invece che vizi, ha prodotto un codice d’onore cosi’ strano e inconsistente da essere incomprensibile per una mente logica
L’articolo completo e’ disponibile (in inglese) a questo link e lo consiglio a tutti coloro che vogliano andare oltre i cliche’s anti-Pashtun. Per esempio si scopre come il Pashtun d’onore sia obbligato dal suo codice a dare ospitalita’ e protezione a chiunque lo richieda (paradossalmente, anche all’omicida di un componente della propria famiglia).
Mi sembra evidente che il nostro rapporto con una cultura cosi’ aliena e “ributtante” dimostrera’ se siamo tolleranti come sognamo di essere.
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Pubblicato da omnologos
2008/Nov/07
Consueta litania di sciocchezze su Repubblica (e non solo) sulla “gaffe” di Berlusconi che avrebbe maldestramente dimostrato il suo razzismo definendo Barack Obama “giovane, bello e abbronzato” (il razzismo, evidentemente, si riferirebbe all’abbronzatura, visto che “giovane” e “bello” non sono certo le parole usate comunemente da nazisti e iscritti al Ku Klux Klan).
Sul colore della pelle (e sulla “razza”) di Obama ci sarebbe da chiacchierare un po’. Per il momento oso pensare invece che Silvio sia invidioso, e non razzista: perche’ lui (Silvio) spende soldi a palate per mostrarsi in salute, il piu’ “giovane e bello” possibile nonostante l’eta’, cominciando appunto da chissa’ quante “lampade” e chissa’ quanto trucco, con lo scopo primo di sembrare…abbronzato!
Perche’ l’abbronzatura e’ segno di salute, almeno negli ultimi 80 anni o giu’ di li’.
Alla base di tale invidia probabilmente la consapevolezza che Obama sia una versione “liberal” di Berlusconi stesso, come scrivevo pochissime ore fa: inclusa la telegenia, e la potenza mediatica.
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Pubblicato da omnologos
2008/Set/23
(un nuovo articolo su Svipop)
ARCOBALENO CAPOVOLTO. E REPUBBLICA SPARA UN’ALTRA BUFALA
di Maurizio Morabito e Peppe Caridi
Un arcobaleno capovolto fotografato a Cambridge è stata l’occasione di un’altra invenzione di Repubblica, che ne ha approfittato per sostenere che è un effetto dei cambiamenti climatici. Nulla di più falso, è un fenomeno naturale ben conosciuto che non ha niente a che vedere con i cambiamenti del clima. Ma forse per capire l’insistenza di Repubblica è utile sapere che la proprietà del quotidiano è la stessa di Sorgenia, azienda leader nel settore dell’energia eolica. (Cliccare qui per il resto dell’articolo)
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2008/Set/08
Ringrazio il giornalista e scrittore Riccardo Cascioli che ha avuto la bonta’ di pubblicare sul suo sito Svipop – Sviluppo e Popolazione e nella sua newsletter un mio articolo sulla bufala propinata tramite stampa alla fine di Agosto, la storia dei nove orsi polari in affogamento:
LA MEGA-BUFALA DEGLI ORSI POLARI: ECCO LE PROVE
di Maurizio Morabito
E’ il 21 agosto quando la sezione USA del WWF segnala che 9 orsi sono stati avvistati in Alaska, a nuoto nel Mare di Chutki: una notizia subito ripresa da molti giornali in tutto il mondo. Il che andrebbe bene, senonché almeno uno di questi giornali, il britannico Daily Mail, ha poi pensato di infiorettarla e ingigantirla con particolari errati e/o inventati, solo per poi cancellare tutto quando la storia non poteva piu’ reggere.
Nel frattempo, a migliaia di persone sono state date informazioni errate, anche in Italia, in quella che è stata una colossale presa in giro. Ma procediamo con ordine…
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Pubblicato da omnologos
2008/Set/02
Orsi polari alla deriva, prossimi all’affogamento, dopo che l’iceberg su cui vivevano si e’ sciolto? Il WWF e la guardia costiera USA all’inseguimento dei plantigradi, prima che scompaiano fra i flutti?
Ma neanche per sogno!
Direi che con oggi possiamo affermare con certezza che quella del Daily Mail di sabato, ripresa da Repubblica, era una notizia si’, ma di fantascienza.
Il WWF, che dovrebbe essere impegnato a seguire questi poveri orsi alla deriva prossimi all’affogamento, non dice una parola dal 21 agosto, se non vado errato.
Gli orsi a nuoto quindi ci sono, ma della loro sorte non e’ dato sapere. Immagino infatti che se qualcuno sapesse dove sono e cosa fanno, quegli orsi, e se davvero stessero annaspando prossimi alla morte, saremmo tempestati ormai di foto e video di ogni tipo.
Chissa’ se e’ troppo chiedere una rettifica, per tutti i lettori genuinamente dispiaciuti e preoccupati?
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Pubblicato da omnologos
2008/Ago/30
Nuovo allarme per articolo probabilmente infondato su La Repubblica: quello di oggi si intitola “Il dramma degli orsi naufraghi“. Quasi sicuramente una specie di incrocio fra una bufala e una mongolfiera, visto che:
- Sul sito WWF sono ancora fermi all’avvistamento originale del 21 agosto
- La notizia originale e’ uscita sul Daily Mail, cioe’ un giornale di bassa qualita’. Viene ora ripresa dal Telegraph (dove la qualita’ e’ scarsa, anche se meglio che al Daily Mail) e da qualche altra fonte, che pero’ ricopia pari pari l’articolo dal Daily Mail.
- In Italia, la notizia e’ uscita su La Repubblica
- Gli orsi polari in questione sono stati avvistati per caso. Se un giro di esplorazione ne tira fuori 9, chissa’ quante centinaia e centinaia ce ne sono.
- Fino a pochi anni fa, non si sapeva neanche che gli orsi fossero capaci di nuotare piu’ di 100 miglia
L’orso polare e’ una specie onnivora senza predatore alcuno, che vive sulla terraferma e nuota per decine e decine di chilometri nell’acqua ghiacciata. Il numero di tale specie e’ in aumento negli ultimi 40 anni.
- La famosa “foto degli orsi bianchi in difficolta’” di qualche tempo fa si e’ poi scoperto essere due orsi che prendevano il sole su una lastra di ghiaccio. e stavano benissimo.
Analizziamo in particolare il punto 3. Ci sono altri esempi di “perle” uscite sul quotidiano La Repubblica?
- Una volta hanno tradotto “il treno della metropolitana diretto a ovest” con “la stazione della metropolitana ‘Verso Ovest’“
- Un’altra volta non hanno capito niente dei risultati di una ricerca francese sugli inceneritori, travisandone completamente i risultati
- Nelle loro pagine scientifiche, lo Sri Lanka si sposta magicamente dall’Equatore al Polo Nord
- Si sono fatti anche beccare con una intera serie di interviste-scoop da parte di tal Jordi Valle, tutte pubblicate sul Venerdi’ e tutte fasulle
Insomma, una panzana tira l’altra. Niente di strano se ne appare un’altra.
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Pubblicato da omnologos
2008/Mag/14
Quello sconosciuto di D’Avanzo non basta…sentiamo cosa dice Vittorio Zucconi, anch’egli difficilmente inquadrabile fra i seguaci di Berlusconi e di Schifani (al quale riserva giudizi molto pesanti, del tipo “siamo di fronte al cavallo di Caligola“), riguardo la Bocca della Verita’, alias Marco Travaglio:
Il diritto di esprimere pubblicamente la propria opinione, cosa assai diversa dalla libertà di opinione che senza mezzi per esprimerla serve al massimo a litigare al bar, non significa il diritto di dire qualsiasi cosa e soprattutto non comporta il diritto di accusare.
[...] Un giornalista non è un magistrato, come un magistrato non è un giornalista. Cadere nella presunzione del proprio ruolo inquisitorio, soltanto perché si dispone dello strumento per farlo, non è informazioni, è egolatria da indici d’ascolto e diritti d’autore. Gli standard giornalistici per un’inchiesta, anche la più rigorosa, non sono fortunatamente quelli della giustizia penale e la giustizia penale non dovrebbe esprimersi attraverso i mass media, ma attraverso gli atti.
Un’accusa non è una denuncia, una denuncia non è un’incriminazione, un’incriminazione non è una sentenza. Sembra ovvio, ma in Italia non lo è.
[...] Le accuse restano per sempre, e qualcosa rimane comunque appiccicato, come ben sa chi le lancia, soprattutto oggi grazie alla Rete che diffonde informazione e disinformazione con equanime indifferenza, senza distinguere, e non è la bocca della verità, ma soltanto una enorme bocca. Il 15% degli americani è, e sarà per sempre, convinto che Barack Obama sia mussulmano, perché la falsa notizia è circolata in Rete. E se essere mussulmano non è una colpa, altro che agli occhi di celebri impostori, certamente è un formidabile handicap politico.
[...] La censura ha i propri migliori amici in coloro che abusano della libertà di espressione.
[...] Lei si rende conto di offendere senza volerlo i magistrati che in Sicilia hanno incriminato legioni di pezzi grossi, hanno rischiato carriere e perduto la vita nella lotta infinita contro la Mafia, affermando, come nella sostanza fanno i cavalieri della verità da talk show e da blog, che in 30 anni, dalla famosa società di Schifani nel 1979, non avrebbero mai trovato il coraggio, o la materia, per denunciarlo e incriminarlo? Tutti complici? Tutti vigliacchetti? Tutti servi del potere, anche quando il potere apparteneva ad altri? Tutti mafiosi pure loro?
[...] Anche travestire opinioni, o interpretazioni, da fatti è una maniera micidiale per inquinare e perciò inesorabilmente distruggere l’informazione, non c’è soltanto la censura con l’accetta. Condivido appieno la sua angoscia, ma non supereremo questa fase orribile dell’informazione italiana idolatrando o demonizzando chi accarezza o arruffa il pelo del nostro rancore tifoso.
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Pubblicato da omnologos
2008/Mag/13
Sante parole, quelle di Giuseppe D’Avanzo su La Repubblica di oggi (La lezione del caso Schifani):
[e' possibile] dimostrare quanto possono essere sfuggenti e sdrucciolevoli “i fatti” quando sono proposti a un lettore inconsapevole senza contesto, senza approfondimento e un autonomo lavoro di ricerca. E’ un metodo di lavoro [quello di Travaglio] che soltanto abusivamente si definisce “giornalismo d’informazione”.
[...] Si può allora dire che Travaglio è sincero con quel dice e insincero con chi lo ascolta. [...] Non è giornalismo d’informazione, come si autocertifica. E’, nella peggiore tradizione italiana, giornalismo d’opinione che mai si dichiara correttamente tale al lettore/ascoltatore.
[...] E’ un metodo di lavoro che non informa il lettore, lo manipola, lo confonde. E’ un sistema che indebolisce le istituzioni. Che attribuisce abitualmente all’avversario di turno (sono a destra come a sinistra, li si sceglie a mano libera) un’abusiva occupazione del potere e un’opacità morale. Che propone ai suoi innocenti ascoltatori di condividere impotenza, frustrazione, rancore. Lascia le cose come stanno perché non rimuove alcun problema e pregiudica ogni soluzione. Queste “agenzie del risentimento” lavorano a un cattivo giornalismo. Ne fanno una malattia della democrazia e non una risorsa. Si fanno pratica scandalistica e proficuamente commerciale alle spalle di una energica aspettativa sociale che chiede ai poteri di recuperare in élite integrity, in competenza, in decisione. Trasformano in qualunquismo antipolitico una sana, urgente, necessaria critica alla classe politico-istituzionale
:Il problema, in fondo, non e’ Travaglio: il problema e’ in questo frangente della storia d’Italia, ogni cretino che gioca ad andare controcorrente e’ capace di raccogliere uno stuolo di sostenitori, tutti volenterosamente impegnati contro “il sistema” ma senza alcuna speranza di risolvere alcunche’.
Masaniello, dopotutto, non era francese, tedesco o spagnolo.
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Pubblicato da omnologos
2008/Gen/12
Verrebbe da chiedersi… “ma che fumano?”
“Cassazione, vietato coltivare cannabis – Anche se si tratta di una sola piantina“
[...] La sentenza di oggi, però, smentisce quella del 10 maggio dello scorso anno. Allora la VI Sezione Penale della Suprema Corte aveva annullato la decisione della corte d’Appello di Roma che aveva condannato un giovane per aver coltivato nel proprio fondo cinque piante di marijuana. La Cassazione aveva assolto il ragazzo perché il fatto non sussisteva, individuando una netta differenza tra la coltivazione in senso tecnico e la detenzione per uso personale. Sostenendo che la cosiddetta coltivazione “domestica” era equiparata alla detenzione per uso personale, ragione per cui la condanna del giovane romano era stata annullata senza rinvio.
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Droga, Italia, Repubblica, Umorismo |
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Pubblicato da omnologos
2007/Dic/23
Quanto rumore su La Repubblica riguardo l’intercettazione pubblicata di una telefonata fra Silvio Berlusconi e Agostino Sacca’ della Rai…
Avendone letta la trascrizione pero’, a me sembrano i soliti discorsi all’italiana che hanno fatto la fortuna di tanti film di Alberto Sordi svariati decenni fa (altro che fantasie di Curzio Maltese su “la politica al tempo di Berlusconi“).
Quali parti della conversazione sono da gran scandalo? Boh? (per favore se qualcuno puo’, citi)
La Repubblica ultimamente non si tira indietro quando c’e’ da sollevare un polverone, anche in maniera assolutamente speciosa, come il finto scoop sul finto plagio di un comico americano da parte di Daniele Luttazzi. E uno allora comincia a dubitare se quanto riferito riguardo Treviso sia vero, o un altro concentrato di propaganda.
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Pubblicato da omnologos
2007/Nov/24
Sembra che finalmente qualcuno si sia deciso a scavare sott’acqua di fronte a Reggio Calabria, a Calamizzi, la’ dove sorgeva un intero promontorio poi inabissatosi.
L’articolo di oggi su Repubblica, riportando parte di quello che appare essere un comunicato stampa, dice a proposito: “La vicenda del promontorio di Calamizzi ha una fine dovuta all’incapacità progettuale degli uomini del ‘500 [quando] si pensò di deviare il corso del fiume Calopinace verso sud, costruendo due enormi argini, che ancora oggi sussistono [...] poco dopo, Punta Calamizzi sprofondò in mare. Di fatto, la deviazione del corso del torrente, molto probabilmente, ha minato le fragili basi del promontorio, che non resistette alla forza delle correnti dello Stretto.”
Questa storia non mi convince molto. Il promontorio di Calamizzi faceva parte delle parti di Reggio abitate piu’ anticamente (e per questo e’ archeologicamente interessantissimo).
Ma questo significa anche che ha resistito a terremoti, correnti marine e alluvioni dell’Apsias/Calopinace per almeno duemila anni. Poco piu’ corto di un chilometro, ospitava finanche un Monastero, denominato appunto “San Nicola di Calamizzi” .
Come poteva dunque avere “fragili basi“? E cosa e’ successo, quindi, al promontorio di Calamizzi?
Il CNR ne classifica la scomparsa fra le “frane“, riportando un libro del 1910 “Studi Geografici sulle Frane in Italia” di R. Almagia’, che indica come data il 20 Ottobre 1562. La Sezione di Sismologia e Tettonofisica dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia dice “1562 – Reggio Calabria: una forte scossa sismica fece sprofondare Punta Calamizzi, l’antica foce del Calopinace, privando la città del suo porto naturale.“
Il Circolo Culturale Agora’ entra in dettagli: “1562: 22.10 Alle ore 23,00 l’antico promontorio di Punta Calamizzi, contiguo al tratto di Nacareri, che si protendeva ad Ovest per oltre mezzo miglio sprofonda inghiottito dalle acque dello Stretto“.
Su Wikipedia si parla di un “movimento bradisismico” (abbassamento del livello del suolo) nella stessa data (le cartine in quella pagina, pero’, si contraddicono. E il bradisismo non dovrebbe essere un fenomeno lento per definizione?).
E’ interessante notare che quello di Calamizzi non fu l’unico inabissamento a Reggio Calabria nel XVI secolo, visto che ce ne fu uno a Pellaro, e un altro a Catona. Per qualche motivo pero’, un altro sito di Itinerari Turistici pone invece il fenomeno al 16 Dicembre 1562 (due mesi dopo).
=====
Quindi per tirare le prime somme: il 20 Ottobre 1562, a seguito di un terremoto, quasi tutto il promontorio di Calamizzi si ritrovo’ improvvisamente anche se di pochissimo sotto il livello del mare, probabilmente a causa di un movimento naturale del fondo marino. La concomitanza dei lavori al Calopinace fu altrettanto probabilmente casuale.
Perche’ “quasi tutto“? Perche’ a quanto pare, la Chiesa del Monastero di San Cipriano di Calamizzi rimase in piedi fino al terremoto del 1783. Evidentemente, una parte di Calamizzi era rimasta all’asciutto.
Adesso “Calamizzi” e’ una spiaggia. Ma quando c’e’ il mare in tempesta, si dice che si sentano ancora suonare delle campane ormai sommerse e sepolte.
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Pubblicato da omnologos
2007/Ott/17
Alla redazione de La Repubblica non si smentiscono mai: hanno abboccato un’altra volta, dopo essere cascati per anni nelle trappole mediatiche di Berlusconi, e non aver resistito alla tentazione di abboccare alle provocazioni di Der Spiegel, eccoli li’ di nuovo pronti a fare pubblicita’ a Calderoli:
From: “Maurizio Morabito”
Subject: La Lega e la Sen. Montalcini (ma perche’ ci cascate sempre?)
To: “Lettere al Direttore Repubblica” , “Redazione La Repubblica”
Caro Direttore, cara Redazione
Ma e’ mai possibile che vi (e ci) facciate sempre prendere in giro in base al “diritto di cronaca” (che non e’ un dovere)?
Una volta abboccavate a tutte quello che usciva dalla bocca di Berlusconi, anche se completamente campato in aria, regalandogli titoloni su titoloni sul giornale.
Oggi invece e’ toccato alla Lega acquisire spazio gratuito sul sito con la proposta assolutamente velleitaria di togliere i finanziamenti all’istituto della Sen. Montalcini.
L’emendamento-Calderoli non ha nessuna speranza di essere approvato. L’unico motivo per presentarlo e’ perche’ Calderoli ottenga gratis uno spazio e pubblicita’ sui giornali.
E voi come tanti pesci lessi, naturalmente gli avete dato l’uno e
l’altra. E non mi venite a raccontare che siete obbligati a dare tutte le notizie, perche’ non e’ vero. Se lo fosse allora Repubblica non sarebbe un giornale, ma una successione di comunicati stampa.
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Pubblicato da omnologos
2007/Set/24
Nella rubrica “Lettere al Direttore” su La Repubblica di oggi il lettore Carlo Bertonotti chiede a Vittorio Zucconi “qualche consiglio per imparare questa ‘maledetta’ lingua [tedesca]“.
Io il modo l’ho trovato (no, niente fidanzatina indigena).
Semplicemente, visto che ha il privilegio di vivere in Germania, Bertonotti si deve incaponire a parlare in tedesco in ogni momento della sua giornata (a parte quando lavora ovviamente almeno finche’ non arriva a un livello sufficiente per comunicare bene e in fretta).
Quando dico “in ogni momento” voglio proprio dire “in ogni momento”: quando si fa la spesa, quando si compra una camicia o un pantalone, quando uno e’ al ristorante (menu’ da leggere rigorosamente in tedesco). Al cinema, solo per vedere film in tedesco. Discussioni con gli amici, tutte in tedesco.
Due dettagli non trascurabili: un dizionario italiano-tedesco in tasca a ogni ora, e poi non dimenticarsi che bisogna imparare un tedesco grammaticalmente corretto, altrimenti i nativi storceranno i nasi e chiuderanno le orecchie a sentire la propria lingua storpiata impunemente (quindi, una buona scuola serale e’ obbligatoria).
Lo sforzo che uno fa di parlare invece sempre e bene in tedesco lo apprezzano molto, e aspettano anzi con pazienza che uno riesca a mettere assieme le frasi: perche’ evidentemente, per i primi sei mesi uno non potra’ che parlare molto, molto lentamente (con grande soddisfazione degli amici, naturalmente…)
Attenzione pero’ quando si parla con i medici. Una volta l’oculista mi ha detto che la mia vista era a posto, ma io ho capito che la cecita’ era incipiente…
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Pubblicato da omnologos