Travaglio secondo Zucconi

2008/Mag/14

Quello sconosciuto di D’Avanzo non basta…sentiamo cosa dice Vittorio Zucconi, anch’egli difficilmente inquadrabile fra i seguaci di Berlusconi e di Schifani (al quale riserva giudizi molto pesanti, del tipo “siamo di fronte al cavallo di Caligola“), riguardo la Bocca della Verita’, alias Marco Travaglio:

Il diritto di esprimere pubblicamente la propria opinione, cosa assai diversa dalla libertà di opinione che senza mezzi per esprimerla serve al massimo a litigare al bar, non significa il diritto di dire qualsiasi cosa e soprattutto non comporta il diritto di accusare.

[...] Un giornalista non è un magistrato, come un magistrato non è un giornalista. Cadere nella presunzione del proprio ruolo inquisitorio, soltanto perché si dispone dello strumento per farlo, non è informazioni, è egolatria da indici d’ascolto e diritti d’autore. Gli standard giornalistici per un’inchiesta, anche la più rigorosa, non sono fortunatamente quelli della giustizia penale e la giustizia penale non dovrebbe esprimersi attraverso i mass media, ma attraverso gli atti.

Un’accusa non è una denuncia, una denuncia non è un’incriminazione, un’incriminazione non è una sentenza. Sembra ovvio, ma in Italia non lo è.

[...] Le accuse restano per sempre, e qualcosa rimane comunque appiccicato, come ben sa chi le lancia, soprattutto oggi grazie alla Rete che diffonde informazione e disinformazione con equanime indifferenza, senza distinguere, e non è la bocca della verità, ma soltanto una enorme bocca. Il 15% degli americani è, e sarà per sempre, convinto che Barack Obama sia mussulmano, perché la falsa notizia è circolata in Rete. E se essere mussulmano non è una colpa, altro che agli occhi di celebri impostori, certamente è un formidabile handicap politico.

[...] La censura ha i propri migliori amici in coloro che abusano della libertà di espressione.

[...] Lei si rende conto di offendere senza volerlo i magistrati che in Sicilia hanno incriminato legioni di pezzi grossi, hanno rischiato carriere e perduto la vita nella lotta infinita contro la Mafia, affermando, come nella sostanza fanno i cavalieri della verità da talk show e da blog, che in 30 anni, dalla famosa società di Schifani nel 1979, non avrebbero mai trovato il coraggio, o la materia, per denunciarlo e incriminarlo? Tutti complici? Tutti vigliacchetti? Tutti servi del potere, anche quando il potere apparteneva ad altri? Tutti mafiosi pure loro?

[...] Anche travestire opinioni, o interpretazioni, da fatti è una maniera micidiale per inquinare e perciò inesorabilmente distruggere l’informazione, non c’è soltanto la censura con l’accetta. Condivido appieno la sua angoscia, ma non supereremo questa fase orribile dell’informazione italiana idolatrando o demonizzando chi accarezza o arruffa il pelo del nostro rancore tifoso.


Travaglio: Un Sintomo del Disastro Italiano, non la Cura

2008/Mag/13

Sante parole, quelle di Giuseppe D’Avanzo su La Repubblica di oggi (La lezione del caso Schifani):

[e' possibile] dimostrare quanto possono essere sfuggenti e sdrucciolevoli “i fatti” quando sono proposti a un lettore inconsapevole senza contesto, senza approfondimento e un autonomo lavoro di ricerca. E’ un metodo di lavoro [quello di Travaglio] che soltanto abusivamente si definisce “giornalismo d’informazione”.

[...] Si può allora dire che Travaglio è sincero con quel dice e insincero con chi lo ascolta. [...] Non è giornalismo d’informazione, come si autocertifica. E’, nella peggiore tradizione italiana, giornalismo d’opinione che mai si dichiara correttamente tale al lettore/ascoltatore.

[...] E’ un metodo di lavoro che non informa il lettore, lo manipola, lo confonde. E’ un sistema che indebolisce le istituzioni. Che attribuisce abitualmente all’avversario di turno (sono a destra come a sinistra, li si sceglie a mano libera) un’abusiva occupazione del potere e un’opacità morale. Che propone ai suoi innocenti ascoltatori di condividere impotenza, frustrazione, rancore. Lascia le cose come stanno perché non rimuove alcun problema e pregiudica ogni soluzione. Queste “agenzie del risentimento” lavorano a un cattivo giornalismo. Ne fanno una malattia della democrazia e non una risorsa. Si fanno pratica scandalistica e proficuamente commerciale alle spalle di una energica aspettativa sociale che chiede ai poteri di recuperare in élite integrity, in competenza, in decisione. Trasformano in qualunquismo antipolitico una sana, urgente, necessaria critica alla classe politico-istituzionale

:Il problema, in fondo, non e’ Travaglio: il problema e’ in questo frangente della storia d’Italia, ogni cretino che gioca ad andare controcorrente e’ capace di raccogliere uno stuolo di sostenitori, tutti volenterosamente impegnati contro “il sistema” ma senza alcuna speranza di risolvere alcunche’.

Masaniello, dopotutto, non era francese, tedesco o spagnolo.

 


Di Girolamo: Senatore o Non Senatore?

2008/Mag/12

Fra tutti i “miei candidati” quest’anno (i 9 Radicali nel PD; l’on. Guglielmo Picchi per la Camera, e l’avv. Raffaele Fantetti per il Senato per il PDL; e il conservatore Boris Johnson come Sindaco di Londra) solo uno sembra(va) non aver raggiunto il suo scopo: Fantetti, primo dei non eletti in Europa, dietro a Nicola di Girolamo.

Qualcosa pero’ non tornava fin da subito, nella vittoria di Di Girolamo,  la cui apparizione all’estero e’ stata quantomeno repentina. E infatti, ci sono sviluppi molto interessanti:

12/05/2008 ore 16.50
Italiani nel mondo
PER LA PROCURA IL SENATORE DI GIROLAMO (PDL) NON HA MAI RISIEDUTO IN BELGIO: INDAGATO PER FALSO IN ATTO PUBBLICO/ RAFFAELE FANTETTI ALL’AISE: ECCO COSA HO DETTO AGLI INQUIRENTI
ROMA\ aise\ - Violazione della legge elettorale e falso in atto pubblico: questi i reati contestati a Nicola di Girolamo, senatore del Pdl eletto in Europa, che da oggi è iscritto nel registro degli indagati all’interno dell’inchiesta sulle irregolarità sul voto all’estero condotta dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dal Pubblico ministero, Giovanni Bombardieri.

Ad essere contestata a Di Girolamo sarebbe la dichiarazione di residenza in Belgio che, venendo a mancare, farebbe cadere l’elezione all’estero per la quale, come ovvio, è indispensabile vivere fuori dall’Italia.

Tra gli accusatori di Di Girolamo da tempo c’è Raffaele Fantetti, primo dei non eletti al Senato nelle file del Pdl che già il 10 aprile scorso dichiarava: “non abbiamo bisogno di gente, come Nicola Di Girolamo, che si iscrive all’Aire un mese prima delle elezioni per poter essere candidato, come rappresentante degli italiani all’estero, da qualche stolto sodale romano“.

E proprio Fantetti, che già si era rivolto alla Giunta per le elezioni del Senato, è stato ascoltato oggi dai due inquirenti cui avrebbe confermato il contenuto della denuncia presentata la settimana scorsa.

Raggiunto al telefono dall’Aise, Fantetti ha spiegato su cosa fonda la sua denuncia. “Stavo valutando da tempo l’opportunità di un ricorso sul quantum dell’iscrizione all’Aire di Di Girolamo perché valutavamo che, essendo datata il 15 febbraio 2008, cioè una settimana dopo l’indizione dei comizi elettorali, la sua candidatura non fosse in linea se non con il dettato almeno con la ratio della legge Tremaglia“.

Nel preparare il ricorso – ci ha spiegato Fantetti – abbiamo fatto richiesta di vedere gli atti al comune di provenienza di Di Girolamo, cioè quello di Roma, dal quale è risultato residente dal 15 febbraio nel comune di Etterbeek a Bruxelles, in Belgio. Da un accesso agli atti, fatto tramite colleghi avvocati a Bruxelles, è risultato che a Etterbeek Di Girolamo non è mai stato iscritto e che il posto dove aveva indicato la sua residenza non ricade nella circoscrizione di Etterbeek ma in quella di un altro comune che si chiama Woluwe Saint Pierre dove non risulta Di Girolamo come iscritto. Noi – precisa ancora Fantetti – abbiamo fatto questa verifica il 7 maggio. Improvvisamente l’8 maggio, quando abbiamo chiesto a quest’ultimo comune un’attestazione di questo fatto, ci hanno confermato che Di Girolamo si era presentato proprio quel giorno, cioè l’8 maggio, per richiedere l’iscrizione“.

Il senatore, insomma, era stato cancellato dai residenti del Comune di Roma senza essere contestualmente iscritto in quello di un comune estero. Cosa possibile perché, ci ha spiegato Fantetti, “al momento in cui si è iscritto all’anagrafe consolare di Bruxelles aveva autocertificato al consolato la sua residenza nel comune belga, anche se non corrispondeva a realtà“.

Alla domanda su cosa si aspetti, ora, circa una sua eventuale elezione, Fantetti chiaramente non si sbilancia: “non so cosa accadrà, dipende dalla Procura e dalla Giunta per le elezioni cui noi abbiamo esposto tutti i fatti e che ora faranno il loro corso. Vedremo quali saranno i risultati, noi venuti a conoscenza di questi fatti e della documentazione che li comprova dovevamo procedere a segnalarli. Aspettiamo di vedere cosa accadrà“. (ma.cip.\aise)

La Giunta delle Elezioni nel Parlamento passato e’ stata un vero schifo. Quella che si insiedera’ fra poco forse non potra’ essere peggio: speriamo allora che sia meglio, e che sia almeno un po’ interessata al rispetto della legalita’. Ma se quanto dice Fantetti e’ vero, per rispetto al Parlamento e alla Costituzione l’avv. Di Girolamo farebbe meglio a dimettersi quanto prima, e tentare magari l’anno prossimo alle elezioni europee.


Serbia: Facciamo gli Scongiuri!!!

2008/Mag/11

Sono il primo a dire che la Serbia non va lasciata isolata, chiunque vinca le elezioni di oggi, ma lasciatemi esprimere un deciso entusiasmo al sentire che il Presidente Tadic ha probabilmente resistito all’assalto elettorale degli ultranazionalisti di Nikolic (e dei confusi di Kostunica).

Quasi un regalo di Natale in anticipo…


Munizioni a Grappolo: Appello Urgente per un Trattato Internazionale

2008/Mag/10

(aggiornamento 14 maggio: la mia lettera, con un preambolo esplicativo, e’ stata pubblicata su Notizie Radicali nella sezione Documenti)

(testo ispirato a una lettera in inglese di Jakob Kellenberger, Presidente a Ginevra, Comitato Internazionale della Croce Rossa, pubblicata sull’International Herald Tribune il 10 maggio 2008. Chi volesse aderire mandi un commento con nome, cognome, citta’, professione)

Onorevole Ministro Dott. Franco Frattini
Ministero degli Affari Esteri
Piazzale della Farnesina, 1
00194 Roma

Londra, 10 Maggio 2008

Onorevole Signor Ministro

Nel complimentarmi per la Sua recentissima nomina, pur consapevole del gran numero di impegni che La attendono e ancor di piu’ in questi primi giorni nuovamente al Ministero degli Esteri, desidero attirare la Sua attenzione sull’urgentissima scadenza del 19 maggio riguardo il Trattato Internazionale che mettera’ al bando le “munizioni a grappolo” (Cluster Munitions), responsabili di inaccettabili sofferenze per le popolazioni civili.

I rappresentanti di più di 100 Paesi sono appunto attesi a Dublino dal 19 al 30 maggio 2008 per negoziare tale Trattato. E’ auspicabile che quei rappresentanti approfittino di questa occasione storica per impedire che queste armi uccidano e feriscano innumerevoli altri uomini, donne e bambini: il contributo italiano puo’ e deve rimanere determinante al successo della Conferenza.

Il Comitato Internazionale della Croce Rossa fra gli altri ha potuto ripetutamente verificare il terribile effetto delle munizioni a grappolo sui civili in conflitti armati in tutto il mondo. La loro eredità mortale può continuare per generazioni.

Il Laos, per esempio, il Paese che soffre di questa piaga di piu’ al mondo, sta ancora lottando contro le circa 270 milioni di munizioni là lanciate negli anni ‘60 e ‘70 del secolo scorso. Decine di milioni di quelle non esplosero allora e continuano ancora oggi a uccidere tante persone.

In più di 20 Paesi sparsi per tutto il mondo, inesplose munizioni a grappolo hanno reso ampie zone a tutti gli effetti altrettanto pericolose che campi minati.

Senza un accordo internazionale, e un’azione urgente, il tributo umano delle munizioni a grappolo potrebbe diventare molto peggio di quello delle mine antiuomo, al momento vietate in tre quarti degli Stati.

Le mine antiuomo erano un tempo nei depositi di virtualmente tutte le forze armate. Le miliardi di munizioni a grappolo oggi esistenti, invece, sono in possesso solamente di circa 75 Paesi. Molte di quelle sono vecchie, inaccurate e inaffidabili.

La Conferenza Diplomatica di Dublino è il punto di arrivo di un processo cominciato con la Dichiarazione di Oslo nel febbraio del 2007, e continuato con la Conferenza di Wellington nel febbraio di quest’anno grazie all’azione di un gruppo di Paesi: Austria, Citta’ del Vaticano, Irlanda, Nuova Zelanda, Norvegia, Messico e Peru’, cui si sono uniti le Nazioni Unite, il Comitato Internazionale della Croce Rossa e la Cluster Munition Coalition

E’ di fondamentale importanza che i Partecipanti trovino un accordo per un Trattato che proibisca le munizioni a grappolo inaccurate e inaffidabili, quelle che se impiegate in un conflitto resteranno in gran parte inesplose, pronte ad uccidere uomini, donne e bambini anni e anni dopo la fine delle ostilita’. Il Trattato dovra’ anche provvedere al loro smaltimento ed ad assicurare l’assistenza alle vittime.

Onorevole Signor Ministro,
sono sicuro che l’Italia e il nuovo Governo faranno quanto dovuto per interrompere la tragedia delle munizioni a grappolo inesplose, e per questo motivo La invito a far si’ che la Delegazione Italiana alla Conferenza Diplomatica di Dublino dia il massimo appoggio affinche’ il nuovo Trattato venga redatto ed approvato dal maggior numero possibile di Stati.

Con l’auspicio di non aver abusato della Sua cortese attenzione e del Suo preziosissimo tempo, voglia gradire distinti saluti


Il Principe Berlusconi Si E’ Insediato

2008/Mag/09

Io lo avevo scritto quasi un mese fa: con una vittoria schiacciante alle sue spalle, Silvio Berlusconi e’ il Principe della Politica Italiana e puo’ fare quello che vuole.

Poco da meravigliarsi allora che il nuovo Governo sia cosi’ dichiaratamente berlusconiano.

Della cosa cominciano ad accorgersi anche le menti un po’ lente di certo giornalismo italiano, e di quella che dovrebbe essere l’opposizione. Chissa’, un giorno magari saranno anche capaci di essere strategicamente un passo avanti rispetto al Primo Ministro: per ora, sara’ il caso di abituarsi al regno del Principe Berlusconi.


Inceneritori: Dietro la Scienza di Montanari

2008/Mag/09

Ho avuto il piacere di essere uno degli ascoltatori fatti intervenire questa sera a La Zanzara, il programma di approfondimento condotta da Giuseppe Cruciani su Radio24 dal lunedi’ al venerdi’ dalle 19.15 alle 21 circa.

I miei quattro minuti e mezzo sono ascoltabili in formato MP3: Maurizio Morabito - Inceneritore - La Zanzara - 20080509.

L’argomento che ho trattato e’ stata l’interpretazione dei dati presentati da Stefano Montanari, recentemente anche in noti programmi televisivi, come prova scientifica incontrovertibile che gli inceneritori causano tumori (e quindi non vanno comunque costruiti).

Cosa dico, per chi non ha voglia di ascoltare la mia voce? Dico che, scientificamente parlando, i dati suggeriscono al piu’ una possibilita’, e sono ben lontani dall’essere “prova incontrovertibile”. E che chi si lamenta tanto che “gli altri” non la raccontano sempre giusta, dovrebbe dare l’esempio, invece di manipolare per primo i risultati scientifici a suo piacimento.

In campo epidemiologico, infatti, la “certezza” si ha solo quando il rischio relativo triplica. Cioe’, quando l’incidenza di questa o quella malattia e’ almeno il 300% del normale: per esempio nel caso dei tumori al polmone, che colpiscono i fumatori con un’incidenza del 4′000% rispetto alla norma. Valori piu’ bassi non possono dare indicazioni “incontrovertibili”, semplicemente perche’ ci sono tante cause per ogni tumore e per ogni malattia.

Quindi se i tumori al fegato sono aumentati vicino a un inceneritore del 9% o del 16%, si tratta di fare una valutazione di rischio (che, a parer mio, rimane comunque basso), perche’ certezza proprio non ce n’e’.

Questo non cambia comuqneu la mia opinione che bruciare i rifiuti e’ una pessima idea, perche’ la spazzatura di oggi e’ sicuramente la miniera d’oro di domani. Buttando tutto nell’atmosfera, insomma, stiamo rubando ai nostri pronipoti senza granche’ vantaggio per noi stessi.


Aghi nel Colletto: Propaganda Anti-cinese sul Corriere Semplicione

2008/Mag/08

Promette bene, il sito del Corriere della Sera. “Soldati cinesi, gli aghi nel colletto - Foto choc pubblicate dal Daily Mail: ecco come il regime fa stare sull’attenti i militari“: un articolo corredato da primo piano di un collo a cui e’ appoggiato quello che appare un oggetto appuntito.

Dimostrazione della ferocia dell’esercito di Pechino, o della credulonita’, se non propaganda intenzionale da parte della vetusta testata milanese?

Bastano pochi minuti in Google infatti per capire meglio di cosa si tratti: una serie di fotografie di natura propagandistica/pubblicitaria, scattate e distribuite ovviamente dal governo di Pechino, tramite la Reuters (e non il Daily Mail!!!), per dimostrare quanto le Olimpiadi siano prese seriamente, da quelle parti.

Gli aghi nei colletti sarebbero a scopo d’addestramento (e dove sarebbe lo scandalo e lo choc? come se diventare militari in Cina fosse roba per mammolette.. .), e comunque li si vede solo al collo di un malcapitato (mentre le croci alla schiena sono ben diffuse)

In generale, comunque: mai, dico MAI prendere per buono quanto scritto sul Daily Mail. Al confronto, la Padania e’ la Divina Commedia, e il Manifesto un covo di libertari


Vattimo, o La Faccia Brutta dell’Antisemitismo

2008/Mag/07

Gianni Vattimo…c’e’ oppure “ci fa”? boh? Eccolo a dire fesserie riguardo l’invito a Israele come Paese ospite alla Fiera del Libro di Torino 2008:

Dita puntate contro un grande complotto non solo mediatico, Vattimo evoca persino i Protocolli dei savi di Sion, e cioè il famoso libello confezionato dalla polizia zarista all’origine dell’antisemitismo moderno, dicendo che non ci ha mai creduto, ma ora comincia a ripensarci

Di due cose non c’e’ davvero dubbio…primo, Vattimo e’ un sicuro candidato al premio “Nicola Palumbo” (il dimenticabilissimo personaggio dell’intellettualoide interpretato da Stefano Satta Flores nell’indimenticabile “C’eravamo tanto amati“). Secondo, che se non e’ condizione necessaria, l’essere antisemiti, per inneggiare al boicottaggio di Israele, certo e’ condizione sufficiente: come si puo’ evincere dagli interventi questa mattina alla trasmissione “Boicottare Israele“, a VivaVoce, su Radio24.


Capitalismo Autoritario in Cina: Meglio della Democrazia Liberale?

2008/Apr/29

(la risposta e’: no, non lo e’: cosi come provare a guadagnarsi da vivere al tavolo da gioco non e’ meglio dell’avere uno stipendio, anche se i potenziali ritorni economici sono molto piu’ alti)

Il capitalismo autoritario della Cina e’ forse meglio della democrazia liberale (come “condizione necessaria e motore dello sviluppo economico”)? E’ piu’ o meno quanto si chiede Slavoj Žižek, co-Direttore del Centro Internazionale per gli Studi Umanistici al Birkbeck College, una delle Universita’ di Londra, nella sezione delle lettere sulla London Review of Books (volume 30 no. 8, datato 24 aprile 2008), dopo aver descritto in maniera straordinariamente equilibrata le relazioni passate e presenti fra Tibet e Cina (che, a proposito, non sono una storia di buoni e cattivi). Scrive Žižek:

Fareed Zakaria ha indicato come la democrazia “attecchi” solo nei Paesi economicamente sviluppati: se un Paese in via di sviluppo e’ “democratizzato prematuramente”, il risultato e’ un populismo che si conclude nella catastrofe economica ed nel despotismo politico. Nessuna sorprese quindi nel notare che i Paesi del terzo mondo economicamente piu’ riusciti (Taiwan, Corea del Sud, Cile) hanno optato per una democrazia completa solo dopo un periodo autoritario.
Seguento questo stesso percorso, la Cina ha fatto uso di un sistema autoritario per gestire i costi sociali della transizione al capitalismo. La combinazione bizzarra del capitalismo e del potere politico comunista e’ risultata essere non un ridicolo paradosso, ma una benedizione. La Cina si e’ sviluppata così velocemente non nonostante l’autoritarismo comunista, ma grazie ad esso.

In realta’ c’e’ da mettere i “puntini sulle i” a questo discorso. In primo luogo, Taiwan, la Corea del Sud ed il Cile si sono transformati “Paesi del terzo mondo economicamente piu’ riuscitidopo avere superato il “periodo autoritario“. Con quelli come esempi, sembra che una dittatura possa fare da gestante ad un’economia di successo, ma che l’autoritarismo si trasforma poi in una madre soffocante, se non in una cattiva matrigna.

Ancora piu’ importante, la Cina in se e’ in un certo senso soltanto la piu’ recente manifestazione di una “verità”: una dittatura (economicamente) illuminata puo’ essere molto piu’ efficiente di cumulo di trucchi e trucchetti conosciuti come “democrazia”. Voltaire probabilmente ha creduto in questo, e anche Platone e tantissimi altri, ed anche se il tutto suona come un concetto elitista, e’ pur tuttavia ovvio: un Principe intelligente, che si preoccupa del suo Stato e dei suoi sudditi, politicamente ed economicamente saggio può decidere la cosa migliore per tutti nel giro di minuti, invece che sprecando mesi provando a convincere e negoziare, magari forse in interminabili Commissioni Parlamentari.

Un tal principe può anche garantire decenni di buon governo, davvero una benedizione per il suo popolo. C’e’ un piccolo aspetto pero’. Immaginiamo che il Principe sia Ottaviano Augusto, e la pace e la prosperità sono di tutti.

Dopo viene Tiberio, e le cose cominciano a peggiorare con la sua paranoia. Tocca quindi a Caligola, e a Nerone non manca molto.

Le cose non sono cambiate granche’ durante i passati 2.000 anni. Il problema dell’autoritaritarismo, e quindi del capitalismo autoritario, non e’ la sua capacità di generare prosperità: piuttosto, la perfettamente analoga capacità di degenerare, rapidamente perché quasi senza controllo, arrivando quindi a impedire lo sviluppo della prosperita’ se non ad ucciderla completamente.

Come si dice nel mondo finanziario: cosi’ come un nuovo Amministratore Delegato puo’ far risorgere o distruggere un’azienda, analogamente un Principe despotico (o un Comitato di Principi, altrimenti detto “Comitato Centrale del Partito Comunista della Cina”) e’ una ricetta per nuove opportunita’ di guadagno e, per gli stessi motivi, per un aumento del rischio. E cio’ andrebbe decisamente considerato, quando si vuol dare un giudizio circa che cosa scegliere come “la condizione necessaria ed il motore di sviluppo economico”.

Dopo tutto, chi desidera scommettere continuamente tutta la sua ricchezza?


Ai Radicali: Non Ci Vediamo A Chianciano

2008/Apr/23

Carissimi

E’ con profondo senso di rammarico etc etc che annuncio la mia assenza dall’Assemblea dei Mille di dei Radicali a Chianciano (1-4 Maggio).

A parte il fatto che non so ancora se sia saggio farmi vedere in giro con iscritti e simpatizzanti PD prossimi venturi 8-) c’e’ l’International Booktown Festival, dove forse potro’ ottenere l’autografo di Michele Cucuzza e Enrica Bonaccorti (‘nzomma…).

Data l’assenza del considerevole volume di uno sproloquiante rompiscatole, potrete cosi’ essere in 1,001.

saluti
maurizio

ps avendo aumentato il mio contributo annuale al Partito posso dire senza ritegno alcuno che cosi’ come si presenta, “Chianciano 2008” mi sembra come organizzare un meeting di automobilisti per decidere da che parte andare, in una strada a senso unico. Un appuntameno perdibile? Saro’ felicissimo di essere smentito.


Tibet e Olimpiadi: Non Dimentichiamo Jin Jing

2008/Apr/22

L’autore di EastWestSouthNorth si chiede (e non e’ il solo): chi ha perso la faccia in quest’epoca di proteste che coinvolgono la torcia olimpica?

Una risposta e’ facile: certo non il Governo Cinese, la cui autostima cresce di giorno in giorno e che puo’ sfruttate anche la luce riflessa dalla gloria di Jin Jing, la sorridente atlente Paralimpica costretta su una sedia a rotelle dopo un tumore e che ha difeso la torcia olimpica con tutta se stessa contro non uno, ma ben due assalitori a Parigi.

Qualunque siano i meriti della “causa” tibetana, mi ha intristito fin dall’inizio vedere la staffetta Olimpica diventare occasione per confronti violenti, anche se solo nella forma di “pacifici” attraversamenti di fronte al tedoforo. Queste foto mi hanno convinto ancora di piu’:

Le proteste continueranno: ma dopo quanto accaduto a Jin Jing, saranno peggio che inutili. Come lo si volti o lo si giri, ogni tentativo futuro di collegare le Olimpiadi di Pechino alla situazione in Tibet sara’ quasi sicuramente una manna per quel nazionalismo Cinese che vuole andare contro tutto e tutti, Tibetani inclusi.

NOTA BENE: C’e’ chi dice di avere le prove che sia stata tutta una montatura. Ma in realta’, non e’ che importi piu’ di tanto. Le immagini sono state viste da decine di miloni di persone. Ci sono stati due assalti a Jin Jing da parte di manifestanti. L’espressione facciale dell’atleta e’ quella di una persona scossa e spaventata, o di un’attrive insuperabile, fino ad’oggi sconosciuta.

E quindi che senso ha mettersi a disquisire sui dettagli delle fotografie? Sarebbe un po’ come difendersi dallo tsunami con un cucchiaino.


Italiani All’Estero: Picchi al posto di Danieli?

2008/Apr/19

Una proposta molto sensata da Sergio Coggiola sul sito PoliticamenteCorretto: nominare l’on. Guglielmo Picchi, appena riconfermato in Europa alla Camera per il PDL, al posto dell’on. Franco Danieli.

Danieli chi, direte voi? Appunto, rispondo io.

Franco Danieli e’ stato “viceministro degli Esteri con una delega particolare per gli italiani nel mondo” nel Governo Prodi dal 18 maggio 2006. Ha sicuramente lavorato tantissimo, o almeno abbastanza da non avere tempo per ottenere granche’ visibilita’.

L’esperienza da Italiano all’Estero del Sen. Danieli non e’ facile da scoprire. Probabilmente ha fatto qualche missione per conto del Ministero degli Esteri ai tempi del Governo Amato. L’esperienza dell’on. Picchi invece, si sa benissimo, visto che ha studiato nell’ambito dell’Erasmus all’Universita’ di Birmingham e ha lavorato a Londra dal 2002 al 2006 per una grande banca di investimento.

E quindi, come scrive Coggiola:

per il ruolo di responsabile politico di noi “esteri” valga l’equazione: “l’uomo giusto al posto giusto”. E chi meglio di un parlamentare eletto all’estero può ricoprire questa carica? Perché? Semplicemente perché quando era un semplice cittadino come noi ha fatto la coda al Consolato, ha assistito, annoiato, a manifestazioni culturali, ma soprattutto conosce la tipologia sociologica dell’italiano che vive all’estero [...] Personalmente per la carica di vice ministro, e aggiungo con delega, io candido Guglielmo Picchi,  mi piace il suo programma, mi è piaciuta la sua attività parlamentare

Chissa’, l’Italia potrebbe diventare utile e amica invece che matrigna, lontana e disinteressata. Forse non sentiremmo piu’ parlare dei programmi a basso QI su RAI International, o dei Consolati che pretendono viaggi di duecento chilometri perche’ venga esercitato il diritto al voto, se viene smarrito il plico elettorale. Ci sarebbe un ufficio disponibile per questioni di carattere legale, e modalita’ di deposito delle denunce senza dover viaggiare migliaia di chilometri fino alla prima caserma dei Carabinieri.

Anche le modalita’ di elezione all’estero, potrebbero essere migliorate in modo che non capitino piu’ decine di schede tutte con la stessa calligrafia.

All’inizio di una Legislatura, possiamo sognare. Di una cosa c’e’ comunque certezza: con Picchi, non rischieremmo certo di tornare agli aspetti “pittoreschi” dei tempi di Tremaglia…


Pena di Morte negli USA: Non Fasciamoci La Testa

2008/Apr/18

RaiNews24 ha riportato ieri commenti molto pessimisti da parte del prof. Cassese riguardo la recente sentenza della Corte Suprema USA che ha legittimato l’uso del sistema a tre iniezioni per le esecuzioni capitali in Kentucky.

La sentenza rappresenta “un macigno sulla strada della moratoria nell’esecuzione della pena capitale“, denuncia il professor Antonio Cassese, oggi, in un editoriale sul quotidiano La Repubblica. “Questa sentenza - spiega Cassese - è una gravissima ferita alle speranze di molti: che lentamente anche in quella grande democrazia prendesse piede una moratoria di fatto della pena capitale“.

Con tutto il rispetto, ho l’impressione che il prof. Cassese parli piu’ per emotivita’ che dopo un’analisi tecnica della sentenza. Ecco una dichiarazione di Sergio D’Elia, Presidente di “Nessuno Tocchi Caino”:

La Corte Suprema degli Stati Uniti non era chiamata a decidere sulla pena di morte in sé ma sulla crudeltà e inusualità del metodo di esecuzione. Ma il problema di fondo non è la umanità o meno, la civiltà o meno del modo di eseguire una sentenza capitale, ma l’anacronismo della pena di morte nel terzo millennio in cui ormai siamo.
Ragion per cui la sentenza della Corte Suprema non può essere considerata uno stop al processo abolizionista tanto meno una controindicazione rispetto al valore politico e di indirizzo della risoluzione Onu, peraltro non vincolante giuridicamente, sulla moratoria universale delle esecuzioni capitali.
La recente abolizione della pena di morte nel New Jersey e le moratorie legali o di fatto in atto in Illinois, Maryland, California, New York, North Carolina sono prova di un processo irreversibile in atto anche negli Stati Uniti, dove le abolizioni e le moratorie possono essere decise solo dal Congresso oppure, dato il sistema federale, dalle assemblee legislative o dai Governatori dei singoli Stati federati.

Quanto affermato da D’Elia trova conferma in un paio di articoli dal New York Times/International Herald Tribune.

Nel primo “Pena di morte un caso non ancora chiuso negli USA dopo la sentenza sulle iniezioni letali“, Adam Liptak riporta l’opinione di esperti legali secondo cui la decisione allarghera’ il divario fra gli stati che praticano attivamente la pena di morte, e quelli che sostanzialmente la conservano ancora ma solo a statuto.

L’opinione di maggioranza scritta dal Giudice Capo John Roberts Jr. dice che per evitare le iniezioni letali e usare un altro metodo di esecuzione, il condannato deve dimostrare non solo che dette iniezioni “creano un rischio dimostrato di forti dolori“, ma anche che ci sono alternative “praticabili” e “pronte da usare” che riducono “significativamente” tale rischio. Roberts ha poi esplicitato che tali considerazioni si applicano a tutti gli stati che usano procedure “sostanzialmente simili” a quelle del Kentucky.

Visto pero’ che le procedure del Kentucky sono poco conosciute, e non e’ facile trovare due stati che usino esattamente gli stessi protocolli, c’e’ da aspettarsi tutta una serie di cause e ricorsi, specie in quegli stati dove sono noti i problemi legati all’uso delle iniezioni (ad esempio, se il sedativo iniettato per primo non funziona adeguatamente, il paralizzante e il bloccante cardiaco somministrati dopo possono causare soffocamento e dolore intenso).

Il Giudice Roberts, insomma, volente o nolente ha incoraggiato coloro che vogliono piu’ trasparenza nei metodi di applicazione della pena capitale. Aspettiamoci anche un deciso aumento del numero e della qualita’ dei dettagli riguardo esecuzioni fatte male e/o cruente.

Il secondo articolo degno di nota dal NYT/IHT e’ di Linda Greenhouse e parla del Giudice John Paul Stevens, che a 88 anni e dopo 32 anni da Giudice della Corte Suprema USA ha scritto che la pena di morte e’ incostituzionale.

Stevens e’ lo stesso che nel 1976 approvo’, a nome della maggioranza della Corte, il ripristino delle esecuzioni in Texas, scrivendo che quello stato aveva “trovato un modo per promuovere l’imposizione delle sentenze capitali legali in maniera equilibrata, razionale e coerente“.

Adesso Stevens dice che nel 1976 credeva che “ci fossero procedure adeguate” perche’ la possibilita’ di sentenze di morte facesse trattare quei casi in maniera speciale, in modo da minimizzare gli errori. E invece, “casi piu’ recenti” hanno portato ad accettare “procedure che provvedono meno protezione a chi rischia la pena di morte, che ad altri imputati“: insomma il contrario di quanto si aspettava 32 anni fa.

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La pena di morte, eliminata in Europa e in tantissimi altri Paesi, sopravvive ancora negli USA per accidenti storici che sarebbe interessante esaminare, visto anche che accomunano la Superpotenza democratica a nazioni poco salubri come la Corea del Nord. Il dibattito adesso li’ in corso si svolge su un piano per lo piu’ giuridico/costituzionale, come un tempo riguardo l’aborto, a dimostrazione del fatto che le esecuzioni capitali sono una patata troppo bollente per la politica. Ma a differenza dell’aborto, tale dibattito si fa sempre piu’ complesso e si riempie di sfumature. Senza aspettarci quindi miracoli da un giorno all’altro, quello che possiamo fare e’ incoraggiare gli USA nella direzione giusta, e sopratutto mai e poi mai perdere la speranza.


La Novita’ di Berlusconi…

2008/Apr/17

…e’ che a lui personalmente, delle opinioni degli elettori nei prossimi anni non potra’ importare meno, visto che per forza di cose non si ripresentera’ mai piu’ alle Politiche. Se cadesse questo Governo nuovo, infatti, nonostante la maggioranza schiacciante in entrambi le Camere, non potrebbe certo ricandidarsi.

E se il Governo andasse “a termine”, sara’ davvero troppo vecchietto per ricandidarsi nel 2013. Al massimo Silvio dovra’ manovrare per diventare Presidente della Repubblica, ma per quello occorre convincere i parlamentari, non i cittadini.

Queste “mani libere” sono una novita’ non necessariamente negativa, anzi. Roba da Principe della Politica (a termine, pero’). E infatti gia’ accenna a pianti e stridore di denti per rimettere a posto l’economia.

Come gia’ detto, aspettiamoci presto anche le prime manovre e scontri fra i Colonnelli dentro il PDL, adesso che al Capo non interessera’ di loro piu’ del necessario.


Elezioni 2008: Fra Radicali e PDL, Ho Fatto Quasi L’En-Plein

2008/Apr/17

Con i Radicali nelle liste PD tutti eletti in Italia, e l’on. Guglielmo Picchi riconfermato alla Camera per il PDL in Europa, in queste elezioni ho fatto quasi l’en-plein dei “miei” candidati, con unico escluso l’avv. Raffaele Fantetti al Senato per il PDL in Europa (e’ comunque il primo dei non eletti, se non vado errato).

Alle prossime elezioni, mi vendero’ come portafortuna…


Elezioni 2008: Vincitori e Vinti

2008/Apr/15

Berlusconi: Vincitore: Voleva stravincere, e ha stravinto. E’ riuscito a smentire ogni fantasia di rincorsa elettorale del PD, non ha problemi al Senato, e data l’eta’ non deve neanche preoccuparsi di essere rieletto.

PDL: Vincitore: Almeno per ora. Forniti i contentini giusti alla Lega, ogni progetto potra’ essere realizzato. Il problema pero’ e’ che i pidiellini, a differenza del Capo, dovranno affrontare nuove elezioni, prima o poi…quando comincera’, la guerra fra i Colonnelli?

Veltroni e il PD: un po’ Vincitori, un po’ Vinti: Come (segretamente ma non troppo) auspicato, ha evitato di prendersi la patata bollente di governare. Si e’ sbarazzato della truppa della falce e martello. Adesso ha tutto il tempo di fornire contenuti meno putrefatti del solito al suo sepolcro imbiancato. Pero’ ha perso un po’ tanto, contro Silvio, e la nottata del PD deve ancora passare.

Bossi e la Lega Nord: Vincitori fino a un certo punto. Un risultato elettorale schiacciante che sembra aver disorientato una dirigenza dalla parlantina roboante che pero’ deve ora superare “la strizza” di responsabilita’ precise nei confronti dell’elettorato. Il futuro e’ solo nel PDL, e lo capisce anche Bossi quando non perde occasione di manifestare ubbidienza a Berlusconi.

DI Pietro: Vincitore: Anche lui fino a un certo punto, in una situazione in cui i paralleli con la Lega si sprecano. “Obbligato” a confluire nel PD, perdendo un po’ di pezzi fra coloro che vogliono solo protestare. Attenzione a un altro ribaltone come quello di De Gregorio due anni fa, o a qualche passo falso di Di Pietro stesso obnubilato dal suo giustizialismo nell’appoggiare il Governo in qualche occasione contro il volere di Veltroni.

Rifondazione Comunista e affini, Bertinotti, Mussi, Giordano, etc: Vinti: Speriamo solo che in futuro mai piu’ ci sia chi governi la mattina per poi protestare contro il governo al pomeriggio. Invece di rifondare il comunismo, lo hanno sfondato per i secoli a venire.

Pecoraro Scanio e i Verdi: Vinti: Occuparsi di ecologia non e’ appannaggio della sinistra. E spingere l’ecologismo italiano nella sinistra estrema e’ stata una colossale stupidaggine.

Casini; un po’ Vincitore, un po’ Vinto: Puo’ gongolare quanto vuole con 36 deputati e 3 senatori, ma in un Parlamento polarizzato al massimo riuscira’ a “reggere il moccolo”. Se e’ scaltro rientrera’ nel PDL giusto in tempo per sgambettare Fini.

La Destra: Vinti: Si sono contati, e adesso sappiamo che non sono abbastanza.

Boselli e il PSI: Vinti: Tentennare fra il laicismo, i diritti civili e improbabili ritorni di fiamma con Craxi e De Michelis e’ un buon modo per finire nel dimenticatoio

Beppe Grillo e il voto di protesta: Vinti: Tanto rumore per nulla. E’ proprio vero che su Internet, ogni idiota puo’ radunare un esercito (finto).

E per finire:

Radicali Italiani: Vincitori: Per un caso di fortuna colossale, sono stati eletti tutti e 9 i Radicali nelle liste PD. Chi si contenta, gode: gli altri riflettano sul significato di rimaner fuori, a questo punto, dal PD stesso.


Bye Bye Falce, Bye Bye Martello (bye bye Verdi)

2008/Apr/14

Fusse che fusse…19 anni dopo il 1989, anche in Italia scompare il Comunismo dal Parlamento.

E magari!!!

Un sentito grazie, anche perche’ hanno eliminato anche i Verdi di Pecoraro Scanio. Gaudio e tripudio!!!


E Se Fosse Tutta Colpa di Leone XIII?

2008/Apr/08

Dice Michele Boldrin su noisefromamerika (”De te fabula narratur“,  8 Aprile 2008):

[...] la scelta del Programma del Pd: riduzione della pressione fiscale (agendo sull’Irpef o con la contribuzione figurativa) sulla quota di salario da contrattazione di secondo livello [azienda, territorio, distretto] [e'] una burla che mira solo a mantenere il potere dei bonzi sindacali romani.[...]

[...] L’unica cosa decente del governo BS 2001-2006 - aver tentato di fare a meno della paralizzante concertazione nel produrre le poche cose utili come la legge Biagi - per lui, per la testa pensante “”economica”" e “”liberista”" del PD, QUESTA è la grande colpa. Lì è la grande differenza che vuole sottolineare: che lui ed i suoi compagni democratici con i sindacati intendono continuare a “concertare” l’economia italiana [...]

E’ quindi confermato: Veltroni “partito democratico, e’ ritornato democristiano” (perche’ il PD e’ il “sepolcro imbiancato” del compromesso storico fra PCI e DC, di cui parlavo un paio di giorni fa). Passano i decenni, ma la politica italiana non va da nessuna parte.

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Io un “colpevole” per tutto cio’ ce l’avrei anche: Leone XIII. Il quale nella enciclica Rerum Novarum (1891) scriveva a proposito del conflitto fra capitalisti e lavoratori:

“Nella presente questione, lo scandalo maggiore è questo: supporre una classe sociale nemica naturalmente dell’altra [...] In vece è verissimo che, come nel corpo umano le varie membra si accordano insieme e formano quell’armonico temperamento che si chiama simmetria, così la natura volle che nel civile consorzio armonizzassero tra loro quelle due classi, e ne risultasse l’equilibrio. L’una ha bisogno assoluto dell’altra: né il capitale può stare senza il lavoro, né il lavoro senza il capitale. La concordia fa la bellezza e l’ordine delle cose, mentre un perpetuo conflitto non può dare che confusione e barbarie. “

Eccola li’, la benedizione papale per la “concertazione” (e quindi anche se forse in maniera non originariamente voluta, per i sindacati).

Una benedizione che si e’ poi propagata in Italia per tutto il XX secolo, dapprima con le Corporazioni fasciste, poi con la Democrazia Cristiana e il patto con i sindacati anche se comunisti. Per poi finire nel compromesso storico, che qualcuno sta tentando di nuovo, trent’anni dopo…


L’Economist Appoggia Berlusconi (forse, senza accorgersene)

2008/Apr/05

Qualcuno prima di me ha detto che non esiste pubblicita’ negativa: perche’ chi si sgola per disprezzarti, in fondo, non fa che affermare la tua importanza. E il suo rispetto nei tuoi confronti.

E cosi’ l’Economist, che scende in campo questa settimana per dire la sua sulle elezioni italiane, praticamente (forse) senza accorgersene dice un po’ a tutti: votate Berlusconi!.

Cosa appare infatti addirittura sulla copertina dell’Economist del 5 Aprile 2008 in tutte le edizioni (USA, UKAsia/Pacifico, Europa)?  ”Why Berlusconi is still unfit“, “Perche’ Berlusconi e’ ancora inadatto“  (a diventare Primo Ministro italiano, cioe’).

Sara’, ma vuole anche dire che a svariati milioni di lettori dell’Economist in tutto il mondo il nome “Berlusconi” proprio non potra’ sfuggire.

Si passa dunque all’interno, e fra gli editoriali (”Leaders”) ce n’e', appunto, uno su Berlusconi. Il pezzo e’ a pagina 17, terzo di cinque e quindi sara’ fra i piu’ letti, anche da coloro che non hanno molto tempo per leggere un settimanale. Il titolo: “A Leopard, spots unchanged“, “Un Gattopardo, con le stesse macchie” (tutti i riferimenti a Tomasi di Lampedusa e alle “macchie” nel personaggio-Berlusconi, intensamente voluti dalla redazione dell’Economist…).

Sottotitolo: “Silvio Berlusconi has failed to show that he is any more worthy of leading Italy today than he was in the past“, “Silvio Berlusconi non e’ riuscito a dimostrare di essere in alcun modo piu’ degno di guidare l’Italia adesso di quanto lo fosse in passato“. L’editoriale poi si lancia nell’elenco delle solite storie di corruzione, falsi in bilancio, conflitti d’interesse.

Si noti pero’ la debolezza del ragionamento. L’Economist (gli articoli, come da tradizione, non sono mai firmati) ribadisce , come piu’ volte in passato, che Berlusconi non dovrebbe diventare Primo Ministro perche’ non ne e’ “adatto”, e non ne e’ “piu’ degno che prima”. Ma naturalmente non e’ questa, la domanda da porsi: in un sistema come quello italiano di oggi, invece di analisi per assoluti bisognerebbe chiedersi chi e’ relativamente “piu’ degno” e “piu’ adatto” a guidare l’Italia, fra Berlusconi e gli altri candidati alla Presidenza del Consiglio.

Di tutti quelli, nell’editoriale dell’Economist, non e’ dato sapere: tranne che per una fugace e totalmente immotivata richiesta di votare per il maggiore rivale di Berlusconi, proprio in fondo all’articolo (e quasi invisibile, dunque, visto che e’ posta la’ dove si sa che meno lettori arrivano).

Ma andiamo oltre: a pagina 51, nella sezione “Europa” i lettori proprio interessati trovano un articolo sui progetti per l’economia italiana da parte del Popolo delle Liberta’ e del Partito Democratico (un pezzo giustamente pessimista, se me lo chiedete): “Rival plans - Both main parties have similar plans - but neither is bold enough“, “Progetti rivali - Entrambi i partiti principali hanno progetti simili - ma nessuno dei due e’ abbastanza coraggioso“.

Di nuovo, il nome di Berlusconi e’ ripetuto spesso (6 volte, contro le 4 di Veltroni). Anche nella colonna accanto, dedicata alla pittoresca storia di Giuseppe Pizza, si parla di Berlusconi (e di Casini), non di altri.

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Nell’archivio dell’Economist, da Gennaio 2008 ad oggi ci sono 9 articoli che menzionano Veltroni. Ci sono ben 18 articoli (il doppio!) che parlano di Berlusconi.

Fossi in Silvio, chiuderei le vecchie azioni legali contro il settimanale londinese, e direi: Thank you, Mr Economist!!!