San Paolo Contro L’Ingerenza della Chiesa in Politica

2008/Mar/18

2 Corinzi 9, 7: “Dia ciascuno come ha deliberato in cuor suo; non di mala voglia, né per forza, perché Dio ama un donatore gioioso.”

E’ un vero peccato che gli attuali gestori del Cattolicesimo abbiano deciso di dimenticare completamente il messaggio paolino: e’ la Grazia a giustificare, non la Legge (divina)…e men che meno, la legge umana. I loro affanni perche’ la politica segua l’etica cattolica, suonano come una terribile mancanza di fede.


Federica Migliardo e la Tempesta sull’Oca

2008/Mar/11

Il solitamente rilassato blog “Oca Sapiens” della giornalista scientifica Sylvie Coyaud (gia’ a Radio24, ora su Repubblica D e IlSole24Ore) ha visto recentemente un’attivita’ piuttosto insolita, anche per i toni peculiarmente accesi dei commenti contro la Coyaud stessa.

La quale Coyaud ha avuto l’ardire di protestare qualche tempo fa contro la mancata assunzione come ricercatrice di una scienziata italiana, Federica Migliardo, che invece in campo internazionale ha ricevuto gia’ alcuni premi.

La Migliardo e’ stata “bocciata” due volte a Messina, sede di un’Universita’ non sempre nota in maniera positiva. “Oca Sapiens” si e’ occupata ben cinque volte dell’Ateneo dell’antica Zancle, e questi sono i link per saperne di piu’:

1: Ocasapiens - Messina I Puntata
2: Ocasapiens - Messina II Puntata
3: Ocasapiens - Messina III Puntata
4: Ocasapiens - Messina IV Puntata
5: Ocasapiens - Messina V Puntata

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Che c’abbia azzeccato o no con la protesta, io penso che Sylvie Coyaud abbia fiutato che una notizia in questa storia c’e’ davvero.

La Migliardo ha il suo nome in decine di pubblicazioni, cosi’ tante che un elenco completo non e’ facilmente ricostruibile. Pero’ e’ in prima fila solo in 8 articoli, e in ultima posizione in 20. Consideriamo anche la sostanziale assenza da PubMed, il noto archivio statunitense dove si trova di solito tutto ma proprio tutto.

Che dobbiamo capirci?

Permettetemi di pensare ad alta voce.

La Migliardo non e’ un genio incompreso (avrebbe avuto piu’ prime-file) ma e’ fuori dall’ordinario come esperta delle tecniche (per cui, tutti quegli articoli come ultimo nome, posizione riservata di solito alla persona seconda in importanza nel lavoro svolto).

Questo spiegherebbe tutti quei premi, e metterebbe dubbi legittimi sulla sua mancata assunzione come ricercatrice.

Certo non le ha fatto male essere figlia-di nel laboratorio di un “nome” del settore.

Questo spiegherebbe il motivo di tutti quegli articoli in posizione subalterna.

Ma al contempo uno si chiede perche’ Branca e Magazu’, primi autori in moltissimi degli articoli della Migliardo, siano cosi’ impegnati a farla apparire quasi sempre seconda.

Considerando anche il fatto che la Migliardo non appaia tanto in PubMed, il mio suggerimento e augurio da quattro soldi e’ che anche se non piu’ giovincella, trovi lavoro come ricercatrice lontano da Messina.

Per poi magari tornarci, come Professore Ordinario.


La Luna e…i Rifiuti

2008/Feb/27

Hans Blumenberg (autore di “Juenger: Non Sporcate la Luna“, supplemente Domenicale del Sole24Ore, 17/2/200 8) sembra essere riuscito nell’impresa di sbagliarle tutte o quasi.

Contrario alla preoccupazione di Juenger che le missioni abitate lunari avrebbero lasciato spazzatura sul nostro satellite naturale, Blumenberg scrive che sulla Luna non sono state lasciate tracce di “bisogni” terrestri, come le lattine di Coca-Cola.

Sara’, ma sicuramente ci sono molte tracce di “bisogni” lunari: come per esempio i rottami distrutti degli ultimi stadi del lanciatore Saturno, e delle cabine abitate dei moduli lunari (”LEM“), regolarmente mandati a impattare la Luna dopo aver svolto il loro compito. Chissa’ quanti pezzetti di plastica e metallo sono li’, sparsi a luccicare per miliardi di anni a venire.

Blumenberg sbaglia anche quando dice che, a differenza della “classica spedizione degli esploratori“, le spedizioni Apollo non soffrivano di “scarsita’ dell’equipaggiamento“.

In realta’, per raggiungere la Luna in meno di un decennio, e farlo prima dei Sovietici, alla NASA hanno davvero dovuto tirare tutto fino all’osso: evitando, appunto, “ogni grammo di bagaglio superfluo“.

Un esempio per tutti: come ben descritto da Andrew Chaikin in “A Man on the Moon“, libro ahime’ ancora non tradotto in italiano, nella progettazione del LEM la massa di materiale usato e’ stata pensata e ripensata piu’ volte, eliminando tutto il superfluo (piu’ di una tonnellata in totale, inclusi 57 chilogrammi nella disperatamente denominata “Operazione Raschiatura“).

Via le finestre panoramiche, via i sedili, via ogni struttura non strettamente necessaria: alla fine il portello di uscita, spesso pochi millimetri di alluminio, tendeva a bombare verso l’esterno a causa delle pressione atmosferica nella cabina, in maniera definita “inquietante” dagli stessi astronauti.

A ben pensarci comunque, anche una “classica spedizione degli esploratori” non e’ mai stata come descritto da Blumenberg. Amundsen, Scott, Shackleton non avevano certo remore ad abbandonare lungo il percorso le latte dei cibi in scatola che si erano portati dietro. I grandi alpinisti del passato non perdevano certo tempo “ripulendo” le pareti appena scalate da corde, chiodi, e ogni altro equipaggiamento che aveva gia’ fatto la sua parte.

E perche’ quelle latte, quei chiodi e quelle corde non potrebbero essere qualificate come “resti culturali“? Non sono forse tutti oggetti figli del loro tempo, facilmente identificabili anche storicamente a seconda del materiale e della fattura?

Aveva perfettamente ragione Juenger, quindi: si’, l’uomo continua a manifestarsi nei suoi “rifiuti“. E si’, era giusta la prognosi che “l’uomo nel cosmo si sarebbe comportato come se fosse a casa“.

Solo, “i resti culturali piu’ evidenti” non sono sempre gli stessi, ovunque. Una “natura altra” accogliera’ semplicemente le tracce dei resti di “altri bisogni“: prima ancora di essre una rampa di lancio per il ritorno, il “rifiuto” piu’ evidente che gli astronauti hanno lasciato sulla Luna era la base, il motore e i piedi del modulo di allunaggio.

E il fondo della bottiglia di Coca Cola che si butta via a Milano e Roma, viene messo capovolto a proteggere i paletti nei campi della Lunigiana. Quanti scarponi da neve ci sono nella spazzatura in Tanzania? E quante creme di protezione solare nei rifiuti dei siberiani?

A proposito: Blumenberg parla anche di una presunta “assurdita’ di un marchio di fabbrica speciale che contraddistingua l’ossigeno migliore per i turisti lunari“. Ed e’ quasi sicuramente in errore di nuovo, perche’ invece non e’ difficile pensare che fornitori diversi potranno vendere bombole di ossigeno di design, ingombro, peso a vuoto differenti (per non parlare del loro “mix” di ossigeno puro, aria e vapor d’acqua), in una situazione analoga a quella dell’acqua minerale in bottiglia.


Gli Incorreggibili, Fondamentali Difetti del Giornalismo (specie Televisivo)

2008/Feb/15

Questa e’ la traduzione di un saggio da poco pubblicato sul sito della Skeptics Society americana

Originale: Journalist-Bites-Reality! How broadcast journalism is flawed
in such a fundamental way that its utility as a tool for informing viewers is almost nil.
. by Steve Salerno

Si tratta di un’analisi molto interessante e che si puo’ applicare praticamente identica al giornalismo italiano: con la carta stampata spesso prona a far chiasso intorno a stupidaggini e i telegiornali quasi sempre decisi a rinforzare quasi tutti i pregiudizi dei loro spettatori.

Giornalista-Morde-la Realta’!
Come il giornalismo televisivo ha cosi’ tanti difetti fondamentali da rendere la sua utilita’ come strumento di informazione quasi nulla.
di Steve Salerno

Una misura dell’ossessione dei media con le notizie sui “pedofili senza freni!” e’ che tanti di noi conoscono le vittime per nome: Polly, Ambra, JonBenet, Danielle, Elizabeth, Samantha. E adesso c’e’ Madeleine. Chiaramente questi crimini erano e sono orribili e niente qui va inteso come un tentativo di sminuire la perdita subita dai loro genitori.

Ma qualcos’altro e’ stato perso con i giornalisti che ispirano instancabilmente il timore per gli sconosciuti, facendo seguire reportage notturni sui “cyber-stalkers” e “il violentatore nel vostro quartiere” a servizi in prima serata intitolati “Come Catturare un Predatore” (dal programma Dateline della rete NBC)..

Quel “qualcos’altro” perduto e’ la realta’. Secondo il Ministero della Giustizia degli Stati Uniti, in un anno ci sono circa 88.000 casi documentati di abuso sessuale fra giovani. Nei circa 17.500 casi che coinvolgono bambini fra 6 e 11 anni, i colpevoli sono degli sconosciuti appena il 5% delle volte - e se la vittima e’ sotto i 6, solo il 3% (e non solo: piu’ di un terzo dei molestatori sono giovani essi stessi, piu’ che “predatori” adolescenti confusi o inquieti)

In generale, la probabilita’ che uno dei 48 milioni di bambini in America sotto l’eta’ di 12 anni incontri un adulto pedofilo al parco e’ eccezionalmente remota. L’Istituto di Ricerca & Prevenzione delle Molestie Sessuali contro i Bambini la mette cosi’: “Adesso, il 90% dei nostri sforzi vanno nella direzione di proteggere i bambini dagli sconosciuti, quando quello che c’e’ bisogno di fare e’ concentrare il 90% dei nostri sforzi per proteggere i bambini dai violentatori che non sono degli sconosciuti.”

Quello e’ un modo diplomatico di esprimere una verita’ scomoda ma provata dai fatti: che se il vostro bambino non e’ molestato a casa vostra - da voi, dal vostro partner, o da qualcun’altro che avete fatto entrare –e’ alta la probabilita’ che il vostro bambino non sara’ mai molestato da nessuna parte. La copertura mediatica ha precisamente invertito sia la realta’ che il rischio di assalti sessuali contro i bambini. E lungo la via, ha anche sovverito il genere delle vittime piu’ tragiche: malgrado la parata senza fine di giovani volti di bambine in TV, i bambini (maschi) hanno piu’ probabilita’ di essere uccisi nel corso di una violenza.

Pensiamo di conoscere i difetti del “grande giornalismo” dai suoi errori spesso sbandierati ai quattro venti - i relativi scandali, le gaffes e gli “incidenti” - come pure da un recente flusso di rivelazioni dall’interno del sistema. Quando Dan Rather va in trasmissione con una denuncia sensazionale [contro il Presidente] ma basata su documenti falsi; quando il giornale Constitution di Atlanta sbaglia a identificare Richard Jewell come l’autore della bomba alle Olimpiadi; quando a Dateline ricorrono a inserire esplosivi nei serbatoi della benzina dei camion “pericolosi” che, durante le prove, proprio non esplodevano da se’ [quanto volevano invece denunciare]; quando al New York Times il reporter Jayson Blair ruba ad altri reporter le storie citando fonti che non esistono…Vediamo questi avvenimenti come atipici, le eccezioni che dimostrano la regola.

Purtroppo, ci sbagliamo. E sostenere che il giornalismo moderno e’ stato invaso da una mancanza di professionalita’, e che i media “sono comandati da [inserire qui il gruppo politico meno amato]“, significa mancare completamento il punto; suggerisce che tutto quello che dobbiamo fare per rimettere le cose apposto e’ filtrare via le interferenze politiche gratuite o rinforzare le regole un poco piu’ strette.

In verita’, l’odierno sistema di distribuzione delle notizie e’ un’impresa le cui procedure, protocolli e presupposti di fondo sono praticamente la garanzia che non può riuscire nella missione che si e’ ufficialmente dato. Il giornalismo televisivo in particolare e’ incrinato cosi’ fondamentalmente che la sua utilita’ relativa come strumento per illuminare la vita, se non addirittura interpretarla, e’ quasi nullo.

“Dateci 22 minuti (il tempo standard di un giornale radio americano) e vi daremo… che cosa, esattamente?”
Guardiamo le notizie per “vedere che cosa succede nel mondo.” Ma c’e’ subito un problema. Nella concezione classica, la notizia e’ basata sull’anomalia: uomo-morde-cane, per usare l’inflazionatissimo esempio da scuola di giornalismo. L’importanza di questo non può essere esagerata. Significa che, per definizione, il giornalismo nella sua forma piu’ fondamentale si occupa di riportare cio’ che la vita non e’.

Un giornalista famoso al giorno d’oggi, tuttavia, fa molti sforzi per allontanarsi dalla tradizione del cane morso dell’uomo. L’ammettere che cio’ che sta presentando e’ in gran parte “marginalia”, note a margine (o nel migliore dei casi “musica di sottofondo”) sgonfierebbe infatti l’importanza del giornalista stesso in un ambiente in cui i membri piu’ importanti si considerano degli Sciamani e degli Oracoli contemporanei.

In un memorabile articolo del 2002, “Il Peso del Presentare un Telegiornale” l’opinionista Frank Rich la mette cosi’ riguardo i 3 Grandi di allora negli USA (Brokaw, Jennings e Rather): “Non proprio stelle del cinema, non abbastanza parte delle istituzioni, sono piu’ famosi della maggior parte delle stelle del cinema e piu’ potenti della maggior parte dei politici.”

Quindi, il giornalismo come attualmente esercitato comunica due messaggi contradittori: che quello di cui parla (a) e’ un’anomalia (il vecchio standard dell’uomo che morde il cane), ma anche (b) cattura lo zeitgeist, lo spirito del tempo. (”dateci 22 minuti, noi vi daremo il mondo,” dicono tutti i notiziari delle stazioni della radio per tutto il Paese.)

I mezzi di informazione non possono seriamente fare le due cose simultaneamente. In pratica, vengono anzi entrambe a mancare. Dipingendo la vita in termini di anomalie, il giornalismo non rende una istantanea del mondo, ma qualcosa di piu’ vicino ad un negativo fotografico.

E anche quando il giornalismo non sta chiaramente rovesciando la realta’, fornisce un’informazione che varia fra l’immateriale e l’ingannevole. Presentati come cinema-verité, i giornalisti “embedded” nei battaglioni in guerra, come mostrato in Irak e nella recente serie “sulla guerra dimenticata in Afghanistan” su Nightline della rete ABC, mostrano soltanto cosa succede nelle loro vicinanze immediate. E cio’ non e’ per niente utile per dare un senso generale del progresso di una guerra, e potrebbe facilmente essere controproducente: interpretare tali reportage sul campo come un microcosmo valido e’ l’equivalente di stare in un punto in cui piove e presupporre che stia piovendo dappertutto.

I paradossi ed i problemi del giornalismo vengono al pettine nel concetto del “newsmagazination”, il “magazine televisivo di notizie”, di cui sono stati pionieri a “60 minuti” della CBS e che e’ poi divenuto la modalita’ standard di popolari cloni come Dateline, “48 ore” della CBS e “20/20” della ABC. Uno dei fenomeni piu’ intellettualmente disonesti delle annate recenti, la “newsmagazination” si presenta al telespettatore con un minestrone di circostanze messo insieme da:
* una manciata di soundbites, frasi brevissime estratte da fonti aneddotiche,
sondaggi d’opinione (che ci dicono niente tranne cosa pensi la gente)
* statistiche che hanno niente peso come evidenze reali e/o solo attinenza limitata con il punto che dovrebbero “provare”
* enormi difetti dell’argomentazione come l’uso del “post hoc ergo propter hoc”: se un evento ne segue un altro, allora si dice che ne e’ stato causato
* ipotesi di base “esperte” ma erronee o, nel migliore dei casi, non dimostrate, o altro “senso comune” che non viene seriamente esaminato
* una conoscenza riservata dei pensieri nascosti o dei motivi delle persone (come quando un corrispondente della Casa Bianca minimizza le dichiarazioni del Presidente per rivelarci ogni giorno il “vero pensiero” del Presidente stesso), ecc.

Esempio calzante: Il 5 novembre 2004, Dateline sul canale NBC e’ stato dedicato ai pericoli della chirurgia del bypass gastrico per dimagrire. L’argomento era ovvio per Dateline, poiché Al Roker del Today Show della stessa NBC, che ha curato gran parte del servizio, aveva subito l’operazione realizzando una perdita sbalorditiva di peso. Il celebre presentatore Storm Phillips ha cominciato dicendo che il tasso di mortalita’ per il bypass gastrico e’ 1 su 200 (traduzione: il tasso di sopravvivenza e’ 199 su 200, o 99.5 per cento). Phillips ha passato la parola a Roker il quale come sempre affabile ha parlato per alcuni momenti felici del proprio successo, solo per poi trovare la sua faccia triste continuando con la storia tragica di Mike Butler, morto dopo l’intervento.

La storia di Butler ha occupato meta’ del tempo di trasmissione, 30 minuti punteggiati dal classico e obbligatorio soliloquio della giovane vedova. Cosi’, nell’occuparsi di una procedura che aiuta (o almeno, non uccide) circa il 99.5 per cento dei pazienti, Dateline ha scelto di raccontare la storia in termini dello zero virgola cinque percento che ha avuto risultati tragici. Avesse la NBC cercato di riportare equamente il lati positivi e negativi del bypasso gastrico, avrebbe dedicato 1/200mo dell’esposizione - 18 secondi in totale – a Butler.

E inoltre: non sarebbe stato giornalisticamente piu’ responsabile per Dateline dedicare una buona parte della trasmissione ai rischi dell’obesita’ come malattia, che superano di gran lunga i rischi del bypass chirurgico?

Qualcuno faccia i conti…
Un fattore di fondo qui e’ che i giornalisti o non capiscono la differenza fra dati casuali e genuine prove statistiche, o trovano quella distinzione inopportuna per il loro scopo piu’ grande: rendere le notizie drammatiche ed accessibili. I media hanno bisogno di una storia - una descrizione coerente, idealmente con un eroe e un furfante identificabili. Come disse una volta Tom Brokaw, forse rivelando piu’ di quanto intendesse, “Sapete, si tratta proprio di raccontare una storia. Ecco cos’e’ il giornalismo.”

La grande industria tradizionale delle notizie e’ cosi’ poco abituata ad entrare in un qualunque livello di complessita’ e sfumatura che non perdono occasione per semplificare eccessivamente le loro stesse storie al punto di ridurle in caricature. L’esempio contemporaneo migliore e’ la dicotomia Stato Rosso (Repubblicano) /Stato Blu (Democratico), invocata come facile metafora per esprimere il presunto scisma filosofico che divide “le due Americhe.”

Guardando Bill Schneider alla CNN librarsi sopra le mappe all’indomani delle Elezioni Presidenziali del 2004, disegnando linee rigide fra i colori, uno avrebbe potuto pensare che non ci fossero Repubblicani in California, o che un Democratico che arrivi al confine del Texas sarebbe rimandato via sotto minaccia armata. Bene, provate a indovinare: la dicotomia non esiste - certamente non nei termini usati dai giornalisti. E’ solo una finzione pratica e “sexy” inventata dai media.

Anche se la California e’ finita per appoggiare Kerry nel 2004, circa 5.5 milioni di Californiani hanno votato per George W. Bush. Cio’ rappresenta circa il 45 per cento dell’elettorato dello Stato e un collegio elettorale molto piu’ grande nei numeri che quanto ha appoggiato Bush in Stati dove questi ha vinto, compreso il Texas. Parlando del quale: anti-Yankee, ha dato a John Kerry 2.8 milioni di voti. Due-punto-otto milioni. Tuttavia a quanto dicono i media, la California e’ di colore azzurro, profondo e freddo, mentre il Texas e’ brillante, monoliticamente di colore rosso.

Tali montature non sono solo sciocche. Vengono istituzionalizzate nella cultura e colorano - in questo caso letteralmente - il senso in cui che gli Americani osservano la nazione in cui vivono. Ma il mitico paradigma Stato Rosso / Stato Blu e’ solo una delle indicazioni piu’ impressionanti di un’inabilita’ generale dei media nel capire i dati.

Una serie di eventi casuali non fa “una nuova tendenza preoccupante!” - ma cio’ non impedisce ai giornalisti di individuare “modelli” in quanto succede per caso. Pensiamo ai fulmini. Essi uccidono con una strana prevedibilita’: circa 66 Americani ogni anno. Ora, quelle morti potrebbero capitare uniformemente per tutta la Primavera e l’Estate, o potrebbero, in teoria, uccidere quei 66 in una domenica realmente spaventosa a Maggio.

Ma una domenica spaventosa a Maggio non significherebbe necessariamente che stiamo in un anno in cui i fulmini uccideranno 79.000 persone (cosi’come se uccidesse una mezza dozzina di persone chiamata Johanssen quella domenica, non significherebbe che improvvisamente gli Svedesi sono i bersagli.) Tuttavia potete scommettere che se una domenica qualsiasi, mezza dozzina di persone e’ uccisa dai fulmini, presto vedrete un reportage speciale del tipo, FULMINI: DECISI A COLPIRCI?

Abbiamo visto questa tendenza nelle notizie sugli attacchi degli squali, la meningite, l’aumento l’anno scorso degli infortuni mortali nei parchi-divertimenti e ogni qual volta ci sia una serie di accadimenti simili che si presentano tutti insieme per motivi che nessuno riesce a spiegare. I giornalisti reagiscono esageratamente ad eventi che capitano in conformita’ alle leggi della probabilita’. Trattano il fatto che qualcosa sia accaduto come se mai prima avessimo avuto motivo di pensare che potrebbe accadere - come se fosse un rischio completamente nuovo con causa precedentemente imprevista.

L’America e’ diventata piu’ vulnerabile dopo l’11 settembre? O era stata vulnerabile anche prima? Effettivamente, si potrebbe proprio dire che l’America oggi e’ meno vulnerabile, a causa della vigilanza aggiuntiva ispirata dall’11 settembre. Si puo’ evincere quello dai media? Similmente, un crollo di un ponte e’ motivo affinche’ i giornalisti suppongano automaticamente che i ponti siano meno sicuri adesso che nei decenni passati. Certamente invece non e’ motivo di saltare alla conclusione che l’infrastruttura della nazione stia sbriciolandosi, che e’ il modo in cui parecchi notiziari e giornali incorniciarono il crollo del ponte sull’Interstate 35W l’estate scorsa. Direbbe Freud, a volte il crollo di un ponte e’ solo il crollo di un ponte. Ma sfortunatamente, il giornalismo ha proprio bisogno di una “storia”.

Per un esempio lampante della sterilita’ intellettuale di tanto che ci e’ presentato come “notizie principali”, consideriamo il Consumer Confidence Index, l’indice di ottimismo del consumatore e come questo venga riportato dai media. Per decenni, tale indice ha detto all’America come la pensa riguardo le prospettive economiche. Il CCI, l’indice piu’ conosciuto, e’ stato compilato ogni mese dal 1967 dal Conference Board, un’organizzazione senza scopo di lucro nata nel 1916. Il CCI e’ composto da un numero arbitrario di indicatori basati su cinque domande altrettanto arbitrarie, e questionari spediti a 5000 famiglie. (”ritenete un nuovo lavoro come piu’ facile o piu’ difficile da ottenere l’anno prossimo?”).

Martedi’, 30 ottobre 2007, il Conference Board ha riportato che l’ultimo CCI era arrivato al minimo degli ultimi due anni. I mezzi sono immediatamente saltati sulla storia, come sempre quando il CCI scende. (raramente gli spostamenti verso l’alto sono segnalati con lo stesso fervore.). E cosi’, come sicuramente molte delle sue controparti a livello nazionale, una televisione di Filadelfia ha mandato una sua reporter a scovare consumatori che difettavano di ottimismo. C’e’ riuscita.

Pochi reporter si preoccupano di accennare al fatto che, abitualmente, c’e’ stato solo un collegamento molto tenue fra i numeri del CCI e i comportamenti reali di spesa del consumatore, o la salute generale dell’economia come obiettivamente misurata. Infatti, giusto giorni dopo la notizia mogia del CCI, il Ministero del Lavoro ha segnalato che l’economia aveva generato 166.000 nuovi posti di lavoro a Ottobre - due volte la previsione. Quella statistica, che misura la realta’, non ha ottenuto per niente la considerazione del CCI, che misura una percezione.

Ricapitoliamo. Abbiamo una fantasiosa misura che e’ giusto la compilazione di un’opinione, stratificata su altre opinioni basate sul pensiero di passanti e sottoposta ad un’analisi arbitraria (aggiungendo ancora opinione). Questa e’ presentata a lettori e telespettatori come… notizia.

Il problema per la societa’ e’ che far risaltare eventi insignificanti o marginali come principali esalta quegli eventi alla condizione di “senso comune”. “Il reporting conferisce legittimita’ e rilevanza,” scrive Russell Frank, professore di etica del giornalismo a Penn State University. “Quando un giornale mette una determinata storia in prima pagina o un telegiornale la mette nei primi minuti, sta dicendo al pubblico, senza incertezza, che `questa storia e’ importante.’”

La natura auto-alimentante di tutto questo dovrebbe essere chiara: i media decidono cosa e’ importante, lo modificano a loro piacimento, se ne occupano fino alla nausea, e poi lo descrivono - senza ironia - come “il problema che proprio non vuole andare via.” Ciò non e’ dissimile da quegli annunci pubblicitari che invitano a vedere serie televisive “di cui tutti stanno parlando” nella speranze di convincere la gente a guardare quei programmi di cui nessuno apparentemente, sta parlando.

Stasera alle 11… l’Apocalisse!
Ancora peggio del pompare una storia che rappresenta lo 0.5 percento della realta’, e’ l’occuparsi di “notizie” che riguardano lo zero percento della realta’: letteralmente, non c’e’ nessuna storia. Nondimeno, se la non-storia risponde ad altre esigenze, sara’ comunque notizia. Questa verita’ non e’ sfuggita al defunto David Brinkley, che, verso la conclusione della sua vita, ha osservato, “L’unica cosa che i notiziari televisivi fanno molto bene, e’ che quando non ci sono notizie, ve le diamo noi con la stessa enfasi come se ci fossero.”

Il 9 giugno 2005, nell’ambito della sua serie serie “Aggiornamenti sulla Sicurezza,” la CNN ha mandato in onda un reportage speciale intitolato “Mantenere il Latte Sicuro.” Sopra immagini di adorabili bambini di prima elementare che sorseggiavano dai loro cartoncini di latte, la CNN ha detto ai telespettatori che la catena di distribuzione dalla mucca al supermercato e’ vulnerabile in ogni punto, cominciando dall’animale; con grande effetto drammatico, il rapporto ha dato risalto alle conseguenze terrificanti che tale alterazione potrebbe avere. Da nessuna parte la CNN ha fatto menzione del fatto che nella storia dell’industria del latte, non e’ mai successo nessun caso di alterazione, dovuto a terrorismo o ad altro. Similmente, dopo che gli tsunami in Asia hanno colpito a Natale del 2004, Dateline non ha perso tempo per trovare un allarmista che potesse portare la tragedia piu’ vicino a casa: la familiare domanda “potrebbe accadere anche qui?”.

I produttori della trasmissione hanno trovato Stephen Ward, Ph.D., dell’Universita’ di California a Santa Cruz. In gennaio, i telespettatori della costa orientale hanno sentito Ward prevedere che un’anomalia geologica nell’oceano potrebbe generare l’equivalente dell’esplosione “immediata di tutte le bombe sulla Terra”. Il disastro profetizzato da Ward libererebbe su New York City un’onda contenente “15 o 20 volte l’energia” degli tsunami asiatici. Per dare un contesto, Dateline ha mostrato le spettacolari immagini dal film “The Day After Tomorrow”, con i grattacieli che scompaiono all’arrivo di un’onda grossa e spumosa a Manhattan.

Ma per pura assurdita’, e’ duro battere quanto avvenuto a meta’ settembre del 1999. Per sei giorni completi, i giornalisti si sono comportati come se ci fosse soltanto una ed una sola storia: l’uragano Floyd. La tempesta televisiva e’ cominciata il sabato, mentre la tempesta reale era a centinaia di miglia in mare aperto, e non vi era alcuna certezza della reale minaccia di Floyd, che avrebbe potuto scomparire ancor prima di colpire terra (come accade spesso - Katrina ha cambiato il modo in cui pensiamo agli uragani, ma Katrina e’ stato un evento che capita una volta in una generazione). Entro il martedi’ l’uragano ancora latitante aveva inghiottito le notizie della sera. Mentre i residenti delle zone a rischio erano evacuati, dall’altro lato delle strade principali si affollavano le squadre televisive, che correvano in senso opposto.

Entro mercoledi’ tutte le reti hanno avuto i loro corrispondenti imbacuccati su spiagge e litoranee, determinati a sembrare piu’ bagnati e piu’ sferzati dal vento che i colleghi li’ vicino. Spruzzate fra tutto questo erano interviste a uomini e donne per strada - cosi’ come nelle societa’ di assicurazioni, negli uffici dei servizi di emergenza, nei ristoranti locali etc etc. Privo pero’ di un uragano reale da mostrare durante questa febbrile attesa, il Today Show mando’ in onda materiale di archivio su Hugo, l’uragano che colpi’ Charleston in South Carolina nel 1989, in preparazione del disastro a venire.

Floyd ha causato una quantita’ ingente di danni quando infine ha colpito, il giovedi’: 57 morti e 6 miliardi di dollari in termini di danni alle proprieta’. Ma qui e’ che le cose diventano curiose. Quando Floyd e’ arrivato, l’interesse dei media stava chiaramente scemando. Almeno in televisione, se ne e’ parlato per un giorno o due, con cenni storici occasionali in questo o quel telegiornale. Insomma, la copertura mediatica riservata a Floyd prima che fosse una storia reale fu molto piu’ grande di quella fatta dopo. Evidentemente l’immagine delle onde di marea che distruggono i litorali erano piu’ eccitanti per i produttori che quelle di proprietari d’abitazione che ripuliscono scantinati da liquami brunastri.

I giornalisti di oggi hanno migliorato sostanzialmente rispetto a uno degli assiomi senza tempo del loro mestiere: “Se c’e’ del sangue, e’ la notizia principale”. Preferiscono preannunciare brutte notizie difettose, piuttosto che occuparsi di quanto accade davvero. Il risultato e’ giornalismo come lo farebbe Stephen King: la vendita ostinata del “cataclisma dietro l’angolo”, completa dell’illuminazione giusta e di scene inventate per scopi drammatici. E’ vero, la telecamera ama la suspense. Ma… e’ la suspense, una notizia? E’ realmente notizia che qualcuno pensi che un uragano potrebbe uccidere migliaia di persone? Potrebbe anche non uccidere nessuno, qualcosa storicamente piu’ vicina alla verita’. Il giornalismo onesto attenderebbe per vedere cosa la tempesta faccia, prima di parlarne.

E’ anche vero che Floyd ha colpito durante una settimana “lenta”. Di seguito, pero’, una lista di eventi in gran parte ignorati mentre i media stavano aspettando Floyd:
La Camera dei Rappresentanti ha preso una dura presa di posizione sui finanziamenti delle campagne elettorali, approvando dei limiti di spesa
La Commissione per le Eque Opportunita’ di Lavoro ha lanciato un’indagine sulla propensione per le grandi aziende di usare Fondi Pensione “Cash Balanced”, un problema che interessa milioni lavoratori e potrebbe interessarne ancora di piu’
I 17 membri della Commissione Unita per la Sicurezza hanno pubblicato un rapporto raggelante sulla gestione delle richieste di accesso a vari livelli di sicurezza. Ciò, ricordiamo, due anni prima degli attacchi terroristici dell’11 settembre

Inoltre in quella settimana sono stati trattati con l’equivalente giornalistico di uno sbadiglio, un attentato terrorista nell’ex-Unione Sovietica e l’orribile e continuo genocidio in Timor Orientale. Lo spazio dato in anticipo Floyd testimonia della oscura tendenza delle notizie radiotelevisive a diventare teatro. Abbiamo visto lo stesso fenomeno durante l’attesa per l’Operazione Desert Storm, il Millennium Bug e l’impeachment di Bill Clinton.

Crociate – in stile postmoderno
In nient’altro sono questi difetti piu’ notevoli - o piu’ una minaccia all’integrita’ giornalistica - che quando si raggruppano in una causa: la cosiddetta “advocacy” o “giornalismo sociale”.

Per cominciare, c’e’ da chiedersi legittimamente se il giornalismo dovrebbe persino avere una “causa” da perorare. Forse solo il giornalista conosce cio che e’ obiettivamente e astrattamente buono o diabolico? E cio’ che merita sostegno o riforma? Non appena i giornalisti pretendono di poter considerare degli eventi in modo comprensivo o cinico, ci troviamo davanti il problema di che cosa vada considerato in modo comprensivo o cinico, dove fermarsi e - soprattutto – chi decide dove fermarsi.

Ci sono molto pochi problemi che uniscono tutta l’umanita’. In ogni caso, come ha detto a USA Today Tom Rosenstiel del Progetto per l’Eccelkenza nel Giornalismo, “Giornali e notiziari hanno scoperto che possono generare piu’… identita’ facendosi un nome riguardo dei problemi, o dei punti di vista.”

Peggio, per i nostri scopi: i dati da cui partono i giornalisti per le loro crociate sono tratti dai “marginalia” sopra discussi. Quando Francisco Serrano e’ stato scoperto vivere nel Liceo in Minnesota dove era stato studente, i media parlarono di quella storia nel 2005 come se in ogni Liceo americano vivesse una mezza dozzina di senzatetto. L’episodio Serrano, benche’ eccezionalmente raro se non unico, e’ stato trasformato in una occasione per mostrare i fallimenti sociali della nazione.

Nel suo pensare e nella sua metodologia, il giornalista di oggi assomiglia al poliziotto della squadra omicidi che, convintosi su un sospetto, comincia a raccogliere le prove specificamente contro di quello, trascurando tutte le informazioni che vadano contro la sua idea riguardo quel crimine. Troppi giornalisti pensano a rimpolpare un argomento deciso a priori, o ad arricchire un senso della “storia” acquisito molto presto nella loro ricerca. Questo modo di pensare e’ formalizzato nel piu’ alto premio del giornalismo: il Premio Pulitzer.

Tradizionalmente, le storie ritenute degne di considerazione per il Pulitzer hanno rivelato un lato oscuro (e, piu’ spesso che no, statisticamente insignificante) della vita americana. Nel 2007 il Pulitzer per “Giornalismo di servizio pubblico” e’ andato al Wall Street Journal, per la sua “indagine creativa e completa nelle Opzioni retrodatate…”. Il Journal ha riportato riguardo “possibili” violazioni in 120 aziende allora in esame. Pero’ ci sono 2764 aziende quotate in Borsa a New York e il Nasdaq ne aggiunge altri 3200. Non per sminuire la sincerita’ e il diligente lavoro del Journal, ma che cosa e’ stato ottenuto, alla fine? Che 120 aziende (2%) “forse” hanno truffato? O che - per quanto se ne sappia - almeno 5844 altre non l’hanno fatto?

Argomento di riflessione: Ogni volta che volo, sono stupito come queste macchine enormi e alate decollino, rimangano per aria e non ritornino a terra se non quando previsto. Pensiamo a quanto spesso si guastino i prodotti ordinari: Le lampadine bruciano. Si rompono le cinghie del ventilatore. I frigoriferi smettono di refrigerare. Ma gli aerei non si schiantano. Parlando in maniera attuariale, semplicemente non lo fanno. L’intera procedura del volo commerciale e dei sistemi che lo sostengono e’ notevole. La capite completamente? Io no. Sono sicuro che tanta gente non la capisca. Eppure, non vincerete un Pulitzer per un articolo che faccia luce sugli innumerevoli “piccoli miracoli” che cospirano per produrre la normalita’, la stabilita’ ed il successo dell’aeronautica. Vi riderebbero dietro in redazione persino alla sola proposta di un articolo del genere (a meno che non lo proponiate come l’articoletto edificante che ai Direttori piace dare al pubblico come regalo per le feste).

Ma cada un volo - un volo, una volta - e se un reporter scova un certo operatore del traffico aereo oberato di lavoro o un’altra aberrazione che puo’ aver causato il disastro e voila’! Eccolo nei pressi del Pulitzer per aver scritto circa qualcosa che - essenzialmente - non accade mai.

E cosi’ come giornalisti che scarseggiano di notizie le possono creare, cosi’ giornalisti che scarseggiano di “cause” reali possono inventarle. Non e’ difficile. Tutto quello di cui c’e’ bisogno e’ un fatto o due, da “contestualizzare” con il parere di cosiddetti esperti.

Il 10 dicembre 2004 e’ stata una notte speciale per esporre quelle tane di iniquita’ che si spacciano come colonie Amish, le comunita’ di ispirazione cristiana che vivono fuori dalla modernita’. Le storie circa violenza e incesto fra gli Amish sono apparse sia su Dateline che su 20/20. Il reportage su Dateline ha persino fatto riferimento al carattere principale di quello mandato in onda un’ora piu’ tardi a 20/20 – il che vi da’ una certa idea di quanto diffuso l’abuso possa mai (non) essere, visto che esperti giornalisti devono coreografare le loro denunce intorno allo stesso preciso avvenimento.

Questo ci porta ad Elizabeth Vargas della ABC e alla sua domanda per l’esperto di 20/20 sugli Amish: Quanto e’ diffuso questo abuso? Mentre si vedono immagini di repertorio di bambini adorabili che passeggiano per una strada al tramonto in bretelle e cappelli di paglia, l’esperto dice all’America che “non e’ affatto un’eccezione”.

Che genere di reportage e’ quello? Indica che l’1 per cento dei bambini Amish soffre di abusi? Il dieci per cento? Il quaranta per cento? Chi lo sa? E quello viene passato al giorno d’oggi come “giornalismo investigativo”.

Il loro mondo… e ne sono benvenuti
Il mondo che ci “viene offerto” ha un incontestabile effetto su come gli Americani vedano e vivano le loro vite. (quanti altri avvenimenti sono ispirati alle “verita’” che la gente pensa di trovare nelle notizie?). Qui entriamo nel regno del “reportage iatrogenico”: danni dimostrabili, che non esistevano fino a che il giornalismo non e’ stato coinvolto.

Nel giornalismo scientifico in particolare, l’uso di informazioni aneddotiche può avere risultati che sarebbero comici, se non fosse per l’allarme pubblico che spesso provocano in risposta. Un Pop Quiz: Quanti Americani sono morto della morbo della mucca pazza?

Prima che rispondiate, osserviamo la Gran-Bretagna, in cui le preoccupazioni cominciarono maggiormente circa intorno al 1995 dopo che alcune mandrie sono state trovate infette. In primo luogo, nelle stesse mucche, cio’ che chiamiamo “mucca pazza” e’ tecnicamente l’Encefalopatia Bovina Spongiforme, o in inglese BSE. Quando la BSE salta di specie e arriva agli esseri umani, si manifesta come una malattia denominata variante di Creutzfeldt Jacob, o vCJD. (La CJD “non-variante” si presenta indipendentemente dalle mucche e può persino essere ereditata.).

Un collegamento fra BSE e vCJD e’ stato stabilito nel 1996. I reporter britannici non hanno perso tempo nel trovare epidemiologi allarmati dalla scoperta, alcuni dei quali hanno servizievolmente stimato il tributo di morte durante gli anni a venire come superiore a 500.000.

Per la fine del 2006, la conclusione della prima decade documentata della Mucca Pazza, il Regno Unito ha avuto un totale confermato di 162 morti umane – certo non trascurabile. Ma lontano da 500.000. (Non scoraggiati, i reporter britannici piu’ intraprendenti hanno cominciato a parlare di “pecora pazza.” Non scherzo.)

E qui negli USA? Il Centro per il Controllo delle Malattie (CDC) parla di due morti confermate, entrambe riguardo persone nate e cresciute all’estero. Un terzo caso riguarda un uomo dall’Arabia Saudita che rimane vivo al momento della stesura di questo articolo. Non quanto avreste previsto, eh? Tuttavia, quando una donna del New Jersey, Janet Skarbek, si e’ convinta che un epidemia aveva ucciso dei suoi vicini, ha trovato un’accoglienza calorosa nelle redazioni.

Le sue dichiarazioni terribili hanno ispirato una mini isteria. Anche dopo che il CDC ha eliminato la vCJD come responsabile, i media hanno continuato a rinfocolare le preoccupazioni del pubblico, tipicamente citando il Dott. Michael Greger, uno Chef per meta’ del suo tempo e un allarmista a tempo pieno che parla della mucca pazza come della “peste del ventunesimo secolo.” Quando i giornalisti desiderano una bella dichiarazione fatalistica sulla malattia, telefonano a Greger.

Comunque la storia possa ricordarsi della Mucca Pazza come patologia reale, una cosa e’ davvero sicura: i media hanno suscitato una paura che e’ stata fatale per molti posti di lavoro - nell’industria dell’imballaggio della carne, ma anche nelle imprese a quella connesse. Ha allontanato i consumatori dalla carne bovina. Ha causato oscillazioni consistenti nei prezzi del bestiame. Ha ispirato nuovi protocolli obbligatori che aggiungono centinaia di migliaia di dollari ai costi del ranch medio. Ci ha indotti a interrompere forniture chiave, fomentando crisi secondarie diiplomatiche e commerciali.

Un’indagine del 2005 ha stimato il costo complessivo della Mucca Pazza agli interessi agricoli degli USA fra 3.2 e 4.7 miliardi di dollari. Ciò, per qualcosa che uccide molti meno Americani in 10 anni che i 200 soffocati ogni mese dai cibi. A sentire i media, siamo sotto l’assedio perpetuo di questa o quella nuova malattia terrificante che minaccia di terminare la vita come la conosciamo. E’ troppo presto per avere un verdetto sugli effetto ultimi dell’influenza aviaria, ma quell’agente patogeno dovrebbe eliminare molti milioni di persone per giustificare l’allarme creato fino ad ora.

E la malattia di Lyme? La clinica Cleveland ha questo da dire: “Anche se raramente mortale e poco spesso una malattia seria, la malattia di Lyme e’ stata ampiamente divulgata, frequentemente ed eccessivamente drammatizzata ed a volte collegata a circostanze non dimostrate.” E’ coincidenza che le visite ai Parchi Nazionali abbiano cominciato a diminuire verso il 1999, quando i media parlavano come se le zecche dei cervi ed il resto della “fanteria di madre natura” avessero dichiarato guerra all’umanita’? Forse. Forse no.

Nei reportage scientifici e dappertutto, non c’e’ alcun motivo per minimizzare gli effetti psichici legati al consumo regolare di una visione del mondo radicata nella anomalia, molto della quale pessimista. In un sondaggio Gallup del 2003, appena l’11 per cento do quanti hanno risposto hanno valutato il crimine “nelle loro vicinanze” come “molto serio” o “estremamente serio,”; tuttavia il 54 per cento di quegli stessi hanno detto che complessivamente in America la situazione e’ “molto seria” o “estremamente seria.”. La contraddizione intrinseca dovrebbe essere chiara a tutti: se il crimine fosse davvero a livelli preoccupanti, dovrebbe essere percepito come tale “nelle vicinanze” in molto piu’ che l’11 per cento dei rispondenti.

Un tale enigmatico sbilanciamento può essere spiegato soltanto in termini di differenza fra quanto la gente sperimenta personalmente - che cosa conoscono di prima mano - e le impressioni a piu’ largo raggio che ottengono dalle notizie.

Parlando figurativamente, finiamo come sommersi dall’onda di marea di un uragano che non arriva mai a terra.

Eccovi un ritratto sommario del vostro mondo, e in meno dei classici 22 minuti:
Il tasso di occupazione corrente e’ del 95.3 per cento.
Su 300 milioni di Americani, approssimativamente 299.999954 milioni non sono stati assassinati oggi.
Giorno dopo giorno, circa 35.000 voli commerciali attraversano i nostri cieli senza che accada nulla di strano.
La vasta maggioranza degli studenti universitari che si sono ubriacati lo scorso fine settimana non hanno violentato nessuno, e non hanno ucciso se stessi o chiunque altro avendo perso il controllo di se’ o dell’auto. Il lunedi’, si sono alzati e sono tornati in classe, con gli occhi un po’ stanchi ma per il resto OK.

Non bisogna essere inguaribilmente ottimisti per dichiarare tali fatti, perché sono fatti. La volta prossima che guardate le notizie, tenete presente che cio’ che state vedendo sono spesso trivialita’ incorniciate come Verita’. O come disse un po’ capricciosamente l’umorista e filosofo britannico G.K. Chesteron alcuni decenni fa, “il giornalismo consiste nel dire ‘Lord Jones e’ morto’ a persone non hanno mai saputo che Lord Jones fosse vivo.”


Congresso Associazione Coscioni - Salerno 15-17 febbraio

2008/Feb/14

Congresso Associazione Coscioni - Salerno 15-17 febbraio

(Palazzo di Città - Sala dei Marmi, 15-17 febbraio 200 8)
MOZIONE PRE-CONGRESSUALE

[...] Questo documento è una sintesi delle proposte dell’associazione degli ultimi mesi e anni. [...]

LIBERTA’ DI RICERCA / FECONDAZIONE ASSISTITA
- calendarizzazione della riforma radicale della legge 40, per legalizzare la ricerca sugli embrioni, l’analisi pre-impianto, la fecondazione eterologa (leggi la “proposta di legge Coscioni”)
- aggiornamento delle linee-guida della legge 40 (leggi l’appello delle associazioni dei Pazienti della PMA) al fine di consentire:
*l’accesso alle tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita ai portatori di patologie genetiche;
* la diagnosi preimpianto;
* l’utilizzo per la ricerca degli embrioni non idonei per una gravidanza;
* la crioconservazione degli embrioni, nella tutela della salute della gestante e del nascituro
- finanziamento pubblico della ricerca sulle staminali embrionali (fino ad oggi illegalmente impedito) aiutando i laboratori italiani che effettuano tale ricerca a ricorrere in giustizia contro esclusioni realizzate in base a discriminazione ideologica
- aiuto al trasferimento a centri di ricerca non-italiani embrioni abbandonati non più impiantabili
- assistenza giuridica per ricorsi contro la legge 40

SCELTE DI FINE VITA
- legalizzazione dell’eutanasia (leggi la prorposta di legge depositata in Parlamento)
- legge sul testamento biologico che garantisca il rispetto dell’art.32 della Costituzione anche per le persone non più capaci di intendere e di volere [audizione Associazione Coscioni]
-
assistenza medica e giudiziaria al rispetto dell’art. 32 nelle decisioni di interrompere terapie, anche vitali;
-
indagine sull’eutanasia clandestina, sia nazionale che regionale (Leggi la “petizione Welby” ); sollecitare; inchiesta “Come si muore in Italia”, preannunciata dal Ministro Turco;
-decreti attuativi Convenzione di Oviedo

ABORTO
- revisione della legge, attraverso:
- il miglioramento nella diffusione di informazioni sulle misure di contraccezione;
- l’estensione della possibilità di praticare l’interruzione volontaria di gravidanza alle strutture sanitarie private;
- il rispetto di tempi certi da parte delle strutture che debbono assicurare l’intervento;
- la legalizzazione delle tecniche meno invasive già operanti in molti altri paesi europei, come la pillola RU-486

RICERCA
-
meritocrazia e trasparenza nell’assegnazione dei fondi in ogni settore scientifico-disciplinare, a partire dalle proposte di 500 accademici sui fondi del Ministero della Salute ma a seguire in ogni ambito nel quale irrazionalismi di ogni tipo (religioso, ambientalista, politico) rendono inefficiente la ricerca orientandola con la distribuzione dei fondi.
In particolare:
* Non può far parte della Commissione chi partecipa al bando con proposte proprie o dei propri diretti collaboratori.
* La Commissione si avvale di revisori esterni per corrispondenza, anche stranieri. Non può essere revisore chi partecipa al bando con proposte proprie o dei propri diretti collaboratori.
* I ricercatori riceveranno notifica della decisione con copia integrale del giudizio dei singoli revisori esterni. Sono rese pubbliche la graduatoria e le motivazioni dei progetti finanziati. (Leggi l’appello sottoscritto da centinaia di professori)
- diffusione a livello locale dell’insegnamento del metodo scientifico, secondo il modello del progetto “Scolar-mente”(leggi la relazione della prima edizione del Progetto) che prevede discussioni guidate tra scienziati e studenti di liceo;


DISABILITA’ E ASSISTENZA
- aggiornamento del Nomenclatore Tariffario degli ausili, su cui il ministro si era impegnato entro dicembre 2007; modifica delle procedure di aggiornamento in modo che possa avvenire contestualmente al progredire delle tecnologie.
- corretta gestione dei 10 milioni di euro stanziati dal ministero della Salute per la fornitura dei comunicatori simbolici per la libertà di parola dei disabili
- riforma della legge elettorale per l’esercizio del voto alle persone disabili.
- rispetto degli impegni del nuovo contratto di servizio Rai su sottotitolazione e potenziamento del servizio di segretariato sociale.
- emendamenti al disegno di legge Gentiloni di riordino del sistema radiotelevisivo volti a far si che anche le radio e televisioni private garantiscano l’accessibilità dei contenuti su tutte le piattaforme tecnologiche.
- accesso facilitato alla banda larga per persone affette da disabilità sensoriali, motorie e cognitive;
- accessibilità dei film (e delle sale cinematografiche) alle persone affette da disabilità sensoriale; richiesta al Ministero dei Beni Culturale di vincolare i finanziamenti al requisito dell’accessibilità per i disabili dei prodotti audiovisivi realizzati ;
- richiesta al Ministero dell’Innovazione della Pubblica Amministrazione di rendere accessibili ed usabili ai disabili tutti i siti della pubblica amministrazione, nell’ambito del progetto di messa in rete annunciato dal Ministro Nicolais.
- utilizzo agevolato degli Sms, MMS e della banda larga mobile umts a coloro che sono affetti da disabilità: Vigilare affinché la delibera dell’Agcom (leggi la delibera e le tappe della campagna condotta) in materia di sms, videochiamate e facilitazione per i ciechi sia applicata.

OBIETTIVI “INTERNI”
- campagna iscrizioni straordinaria: 1.000 iscritti accademici scienziati e medici italiani e internazionali e 20 cellule attive nelle università (costituzione di un comitato universitario nazionale permanente)
- gruppo permanente medici e giuristi su rispetto scelte di fine-vita e sulla legge 40:
- “liste coscioni-welby” alle elezioni studentesche nelle scuole superiori e le università;
il congresso su questo obiettivo decide di lanciare una campagna iscrizioni speciale e per questo delibera (come norma transitoria valida solo per l’anno 200 8) una quota di iscrizione all’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica di 10 euro per chi non abbia superato i 21 anni di età.
- “liste coscioni-welby” alle elezioni per gli ordini dei medici;
- campagna di iscrizione di parlamentari: obiettivo 100 parlamentari iscritti e 200 consiglieri regionali
- database di autenticatori (consiglieri comunali, provinciali e assessori) “amici dell’associazione”

INTERNAZIONALE
- convocazione del prossimo Congresso Mondiale per la libertà di ricerca in Turchia
- campagna di iscrizioni scienziati internazionali, anche attraverso la distribuzione degli atti del primo incontro.


Storia d’Autostrada

2008/Feb/14

Quando guido fino in Italia, tutte le sante volte il benvenuto nel Belpaese mi viene dato da chi viaggia a ben piu’ di 130km/h. Ecco perche’ ho deciso di cominciare a denunciare l’imbecillita’.

Ricordo pero’ una volta di aver “risolto” il problema almeno momentaneamente. Fu quando a me (che pur tuttavia le evoluzioni al volante di solito le evito, per istinto paterno) capito’ di superare una fila di autotreni sulla A12 verso Carrara, in direzione Sud, con codazzo di fissati della velocita’ che sfanalavano non proprio allegramente (uno ha cercato di superarmi due volte a destra, solo che sarebbe andato a sbattere contro un camion).

Certo puo’ sempre capitare che qualcuno sia in ritardo per il matrimonio o stia per partorire in automobile o abbia reciso la carotide proprio in quel momento e trenta secondi in piu’ sarebbero fatali: ma mi sembrava curioso che cosi’ tante persone con cosi’ tanti problemi cosi’ tanto urgentissimi, si fossero tutte raccolte proprio li’ dietro di me, proprio per una volta che arrivavo dall’Inghilterra.

“Sbadatamente” mi capito’ quindi di decelerare, piano piano naturalmente, cosi’ che a un certo punto ci fu una lampeggia-lampeggia generalizzato a 110km/h (e solo perche’ mi sentivo buono). Furono cosi’ contenti della mia iniziativa, che quando la bonta’ prese proprio il sopravvento e mi scostai, mi salutarono strombazzando.


Associazione Radicale Antiproibizionista

2008/Feb/14

(durante la campagna elettorale interrompo momentaneamente il limite autoimposto di un blog al giorno)

Giuliano Zincone ha scritto su un recente supplemento domenicale de IlSole24Ore, in un articolo intitolato: “Il divieto non ferma le stragi

“il proibizionismo non ha mai prodotto risult decenti. anzi: e’ una fontana perenne di contrabbandi, di delinquenze, di trasgressioni demenziali, di commerci inquinati e velenosi. Proibire e’ facilissimo, ma (spesso) e’ inutile

Ricevo dunque e giro volentieri il seguente messaggio:

=====================================================

In previsione di una prossima assemblea costituente dell’ Associazione Radicale Antiproibizionista, ti inviamo una sintesi delle intenzioni che la motivano, invitandoti:

  1. a farci pervenire le tue osservazioni

  2. a dichiarare la tua eventuale disponibilità ad iscriverti e a partecipare

  3. ad esprimere la tua posizione rispetto all’iniziativa.

       Attendiamo le tue risposte per inviarti una bozza di Statuto e di lettera di convocazione e ti chiediamo di inoltrare questa comunicazione a tutti coloro che pensi possano essere interessati.
      
       Grazie per l’attenzione
,

Rispondere a antiproibizionistiradicali@gmail.com

       *******************

       Premesso che:
      
       la storica battaglia antiproibizionista radicale da molti anni sostiene la strategia antiproibizionista e nonviolenta applicata al governo dei fenomeni sociali; dal dibattito sulla legalizzazione delle droghe leggere sollevato nel 1975 dall’arresto di Marco Pannella a seguito di uno spinello fumato in pubblico, alle decine di processi per disobbedienza civile che vedono coinvolti, con Marco Pannella e Rita Bernardini, decine di dirigenti e militanti radicali, passando per l’esperienza del Coordinamento Radicale Antiproibizionista e dei referendum, costituisce un patrimonio di iniziative e di esperienze che non devono essere disperse, bensì rilanciate;

       da troppi anni il dibattito pubblico e l’iniziativa legislativa sono impantanati in una riduttiva ripetizione di luoghi comuni e errati, come l’obbligatorietà di una escalation da droghe leggere a pesanti, l’importanza delle “cattive compagnie”, ecc.;

       la legge Iervolino Vassalli prima, la Giovanardi Fini poi, non solo non sono servite ad arginare la diffusione di fenomeni drammatici come le gravi tossicodipendenze, la microcriminalità correlata, la gestione da parte della malavita organizzata di un enorme e redditizio mercato, ma ne hanno permesso l’aggravamento; sono in costante aumento la diffusione di droghe clandestine e incontrollabili, i processi e la carcerazione di cittadini coinvolti a vario titolo; le comunità di recupero godono di ingenti finanziamenti assegnati senza controllo sufficiente sul loro operato;

       è’ urgente la ripresa della battaglia antiproibizionista radicale, l’unica in grado di sollevare un serio dibattito e di produrre iniziative popolari e legislative tendenti a un radicale cambiamento di rotta.   
      
       Si intende:

       recuperare e studiare la storia dei processi per disobbedienza civile in Italia, con particolare attenzione alla perdita dei diritti elettorali passivi, alla schizofrenia delle sentenze applicate, alla giurisprudenza maturata;

       porre l’attenzione sulla convergenza “droghe come farmaci”, una duplicità che si è mantenuta nella parola inglese drug, allo stesso tempo farmaco e droga, e che ritorna chiara nelle definizioni dei manuali farmacologici e della Organizzazione Mondiale della Sanità, seconda la quale si dicono farmaci e droghe “ tutti i composti che introdotti in un organismo vivente possono modificarne una o più funzioni” e sviluppare, in sede di studio, di dibattito e di iniziativa politica, i temi: cannabis terapeutica, psicofarmaci, doping, somministrazione di eroina controllata;

       analizzare le nuove diffusioni di sostanze stupefacenti: cocaina, pasticche, ecc., e delle droghe legali come alcool, tabacco e caffeina, consolidando un discorso e un dibattito organico e strutturato sull’uso e l’abuso di sostanze psicoattive;

       allargare il punto di vista in senso transnazionale sui problemi inerenti la coltivazione, il commercio e le legislazioni internazionali, in accordo e in collaborazione con la Lega Internazionale Antiproibizionista, anche attraverso la stesura di un rapporto annuale sul rapporto costi/benefici di politiche e strategie;  

       sostenere l’antiproibizionismo anche su altri temi, come politica di sviluppo sociale e come argine ai fenomeni clandestini incontrollati: prostituzione, aborto, ricerca scientifica, immigrazione ecc.


Mio Commento (con Foto) sul sito della BBC News

2008/Feb/08

Un mio commento e’ apparso oggi (con foto) sul sito della BBC News.

Maurizio Morabito - Commento e foto sul sito della BBC News

E’ stato selezionato fra oltre 17,000 pervenuti alla BBC stessa riguardo la proposta dell’Arcivescovo di Canterbury Dr. Rowan Williams di permettere la legalizzazione di “tribunali islamici” alla stregua degli esistenti “tribunali ebrei-ortodossi” (in UK) e “tribunali tribali Inuit” (in Canada).

E’ una proposta a tutta prima assurda, ma in realta’ molto ragionata e anche sensata, la comprensione della quale pero’ presuppone la lettura attenta di otto fitte pagine scritte dal Dr. Williams stesso (un esercizio mentale che apparentemente supera le capacita’ dei piu’, visto che il 99% delle persone non ci hanno capito niente…).

Il testo dell’Arcivescovo e’ tutto da tradurre. Per ora mi limito, appunto, al mio commento:

Dr. Rowan Williams, Arcivescovo di Canterbury, ha scritto un saggio estremamente penetrante riguardo “L’Islam e la Legge Inglese”.

E’ un pezzo che tutti dovrebbero leggere, perche’ e’ intelligente, pensato, umile e descrive praticamente da solo le basi sulle quali risolvere la Questione Islamica nelle societa’ occidentali, una volta per tutte.

Puo’ inoltre essere visto come l’ispirazione per una riscrittura della Dichiarazione Universale ONU dei Diritti dell’Uomo, per renderla ancora piu’ universale che al momento.

Il Dr. Williams non esita a entrare nei dettagli e ad analizzare i possibili svantaggi del permettere che venga usata la Legge Islamic (ma non solo) nel quadro della legge (secolare) inglese, e offre sfide e soluzioni in tutte le circostanze. Accenna persino alle regole gia’ presenti per le comunita’ Inuit in Canada, come esempio da seguire.

Io dico, raramente ho visto un documento più profondamente Cristiano di questo, nel senso migliore della parola. Eppure (o… Naturalmente!) le reazioni sono state profondamente negative!!!.

Il numero e la virulenza dei malinformati attacchi contro il Dr. Williams sono un’indicazione chiara di quanto la Islamofobia sia ormai diventata “accettabile” e “mainstream”.


Cercasi Alternative al Massacro degli Animali da Laboratorio

2008/Gen/31

Dal blog “Oca Sapiens” di Sylvie Coyaud:

Mi piacerebbe se trovassimo il modo di rendere se non proprio famosi, almeno visibili i ricercatori che scoprono alternative al massacro degli animali di laboratorio. Per ora in Europa se ne uccidono 12,1 milioni all’anno, dice l’ultimo e quinto rapporto (dati 2005). [...] Pensavo a una medaglia di cioccolato uguale a quella del premio Nobel, ma con il profilo di un topolino invece che di Alfred, data ogni anno da un’associazione ambientalista diversa il 4 ottobre, giorno mondiale degli animali. Se avete idee, sono benvenute.


Oltre L’Incredibile

2008/Gen/29

Notizie dalla BBC:

insomma…l’ ultima notizia non e’ incredibile, anzi che altro dovremmo aspettarci?


Marx e Nietzsche sui Comunisti Invidiosi

2008/Gen/20

(a completamento del mio precedent blog: “Socialisti? Comunisti? Invidiosi!“)

(mille grazie ai mie amici M ed E per queste segnalazioni)

Sul tema dell’invidia come la base del socialismo e del comunismo come vengono intesi adesso (e anche: come sono stati implementati nei “Paesi Socialisti”, e nella forma che ricorre oggi sotto la forma dell’”ecologismo verde-rosso”), cominciamo da Karl Marx, che riguardo alle proposte egualitariste come quelle di Babeuf, rispondeva (nei “Manoscritti Economico-Filosofici del 1844“):

Il comunismo rozzo non è che il compimento di questa invidia e di questo livellamento partendo dalla rappresentazione minima. Esso ha una misura determinata e limitata. Proprio la negazione astratta dell’intero mondo della cultura e della civiltà, il ritorno alla semplicità innaturale dell’uomo povero e senza bisogno, che non solo non è andato oltre la proprietà privata ma non vi è neppure ancora arrivato, dimostrano quanto poco questa soppressione della proprietà privata sia un’appropriazione reale

Ecco invece Friedrich Nietzsche nell’Anti-cristo (#57):

Chi detesto di piu’ fra gli agitatori di oggi? Gli agitatori socialisti, gli apostoli del Chandala [da un nome per gli "intoccabili" dell'India], che minano l’istinto, il piacere, il senso di soddisfazione del lavoratore con la sua piccola esistenza-che lo rendono invidioso, che gli insegnano la vendetta. La fonte del torto non è mai diritti disuguali ma la richiesta di diritti ‘uguali’“.

Nietzsche si occupa del socialismo anche negli aforismi 446 e 473 del libro “Umano, troppo umano”.


Socialisti? Comunisti? Invidiosi!

2008/Gen/15

Michael Shermer scrive sul Los Angeles Times:

“Preferiresti guadagnare $50,000 all’anno mentre gli altri ne guadagnano $25,000 oppure $100,000 all’anno quando gli altri ne ricevono $250,000? Ipotizza per il momento che non ci siano variazioni di prezzi nei due casi.

Sorprendentemente - incredibilmente, infatti - recenti studi mostrano che la maggior parte delle persone sceglie la prima opzione; vogliono cioe’ guadagnare il doppio degli altri, anche se cio’ significa guadagnare la meta’ di quanto avrebbero potuto. Quanta irrazionalita’ c’e’ in quel comportamento?”

E quindi adesso abbiamo le prove che il Socialismo (e il Comunismo, evidentemente) inteso come il credere che le societa’ umane debbano essere “giuste ed eque” significa piu’ che altro assicurarsi che nessuno guadagni piu’ di te.

C’e’ quindi poco da meravigliarsi del fatto che le “economie socialiste” non abbiano mai arricchito alcuna popolazione: l’obiettivo di tutti era…fare in modo che nessuno volasse piu’ in alto degli altri!


Il Modo Sbagliato di Discutere di Pena di Morte negli USA

2008/Gen/09

(una versione ridotta del testo sotto e’ pubblicata nella sezione Lettere sull’International Herald Tribune del 10 Gennaio 2008)

Alla Corte Suprema americana si discute in questi giorni se la procedura di esecuzione dei condannati a morte in Kentucky, basata su tre iniezioni, puo’ essere definita “punizione crudele e inusuale” e quindi incostituzionale (in base all’Ottavo Emendamento).

In realta’, e molto curiosamente, quanto sopra non e’ strettamente vero. Quello che si chiede alla Corte e’ di accettare o rigettare la proposta di due condannati a morte in Kentucky, che vorrebbero morire dopo un’iniezione singola.

In una situazione supremamente ridicola, l’avvocato dei condannati sta cercando di dimostrare la bonta’ del morire dopo la somministrazione di un singolo composto chimico…

Alcuni dei membri della Corte hanno problemi con quel modo di ragionare…e a ragione! Cosa impedirebbe per esempio un condannato in futuro dal chiedere di cambiare ancora, dopo aver detto che anche l’iniezione singola e’ incostituzionale?

E perche’ non continuare a usare qualcosa di ben noto (le tre iniezioni) visto che non c’e’ (ancora) prova che quella singola sia meno crudele o meno inusuale?

========

In realta’ il problema di fondo e’ che l’intera questione e’ veramente mal posta.

La Costituzione dice “[...] punizioni crudeli e inusuali [non saranno] inflitte“.  Non suggerisce di usare il metodo “meno crudele” e/o “meno inusuale”.

Se la procedura a tre iniezioni e’ crudele/inusuale, allora ipso facto non va usata: anche se e’ il metodo meno crudele e meno inusuale che sia stato escogitato al momento.

E l’onere di trovare un modo per applicare la pena di morte in maniera costituzionale deve naturalmente pesare su chi vuole che la pena di morte venga applicata (e non con l’avvocato di due condannati). Il resto, e’ proprio insensato.


Distanza di Sicurezza: 4 Colpevoli

2008/Gen/07

I conducenti dei seguenti veicoli sono stati visti non rispettare la distanza di sicurezza su alcune autostrade italiane, fra il 26 dicembre e il 5 gennaio:

DD521PF
AX423FC
DJ179WC
CH396EE

Ricordiamo che la distanza di sicurezza causa intorno al 9.7% degli incidenti, in Italia. I 4 incoscienti di cui sopra fanno parte insomma di quell’esercito di folli al volante che causano forse 23mila incidenti stradali all’anno, 560 morti, e 33mila feriti. La probabilita’ che vengano comunque “beccati” e’ praticamente zero, quindi che puo’ mai importare loro?

Buonanotte!


Una Prece Per I Preti

2008/Gen/06

In seguito al mio intervento riguardo il Papa, la Famiglia e la Pace, mi e’ stato chiesto: “Ma se si accettano nella grande famiglia umana anche le altre famiglie, perchè non dare loro anche pari opportunità e pari diritti?” Ecco la mia risposta:

Per lo stesso motivo per cui qualcuno ha avuto la bella pensata di pugnalare nell’anima la madre di Piero Welby; e per il quale fino a pochi anni fa i suicidi e i bambini morti prima del battesimo non erano sepolti in terra consacrata, lo Stato della Chiesa praticava la pena di morte, la Messa era in latino e consisteva nell’osservazione della schiena del prete da parte dei fedeli; etc etc

C’e’ un gruppo di tizi tutti maschi che affidano la loro vita alla propria organizzazione nella consapevolezza che la vecchiaia sara’ in fondo in fondo solitaria e una bella, potenzialmente gioiosa ed entusiasmante parte della loro natura umana non potra’ mai essere espressa pubblicamente. Una vita intera senza una passeggiata per mano in pubblico in un parco: e ci meravigliamo se si mostrano tradizionalisti, vendicativi e puntigliosi?

Oltre a sottolineare tutte le volte che nonostante le chiare indicazioni da parte dei loro testi sacri, riescono a mostrare una straordinaria mancanza di carita’, bisogna capire e incoraggiare quando si dimostrano capaci di azzeccare qualche decisione e ragionamento riguardo al mondo reale nel quale non vivono, qualcosa che tutto sommato ha del miracoloso.

Giuseppe R. probabilmente non lo fara’ mai, ma il prossimo Papa potra’ usare il discorso di Benedetto XVI dell’1 gennaio 2008 per “riconoscere” che ci sono tanti tipi di famiglie, da marito-moglie- figli a 7-miliardi-di- fratelli- e-sorelle passando per uomo-uomo, donna-donna, marito-marito, moglie-moglie, fratell-sorella, sorella-sorella, e ogni altra combinazione mai pensabile e attuabile, inclusa quella di padre-figli spirituali (come quella di tal Carlo “Giovanni Paolo” W): perche’ dal punto di vista della “pace” cio’ che importa e’ che le nuove generazioni vedano prima di tutto in casa, fra le altre cose, anche come si risolvono “in pace” i conflitti.


Appello Per il 2008

2008/Gen/04

Siamo ormai circondati da esperti di ogni ordine e grado pronti a diagnosticare il futuro.

Ricordiamoci invece che la strada per l’inferno (presente) e’ lastricata di buone intenzioni (per il futuro).

Pensiamo quindi a risolvere i problemi dell’oggi, invece di cercare capacita’ divinatorie sulla politica, sull’economia, sull’ecologia tirando a caso su questo o quell’indicatore.

Ci stiamo trasformando in una societa’ “ospedalizzata”, e come i miserrimi contadini nella commedia “Trionfo della Medicina“, pur di prevenire i piu’ remoti ed improbabili disastri futuri, ci roviniamo la vita qui-e-ora in una serie infinita di diagnosi a tinte fosche.

Per una volta, e’ davvero tempo di occuparci dell’oggi.


Quale Famiglia per il Papa

2008/Gen/01

Presentato su Repubblica (ma non solo) come l’ennesima difesa della famiglia intesa come fondata sul matrimonio fra un uomo e una donna, il messaggio del Papa per la Celebrazione della Giornata Mondiale della Pace 2008 andrebbe invece letto.

Di riferimenti al “matrimonio tra un uomo e una donna” ce ne sono ben…quattro!

Fosse una Legge dello Stato, il Messaggio sarebbe facilmente emendabile tramite un referendum che abrogasse quei passaggi, che sembrano quasi aggiunti come postille.

Nel resto del testo la definizione tradizionale della “famiglia” non sembra, infatti, assolutamente necessaria. Si tratta di una serie di affermazioni sulle quali sarebbe difficile polemizzare, e che possono essere sintetizzate in un ovvio “la Pace si stabilisce e si impara prima di tutto in casa propria“, piu’ alcuni doverosi riferimenti a guerre civili, corse al riarmo e l’onnipresente minaccia di una guerra atomica regionale o mondiale.

Oserei dire che ci sono echi Gandhiani ma ne riparlero’ in altro blog.

D’altronde, se il Papa puo’ allargare la definizione di “famiglia” per comprendere la “famiglia umana” formata da tutti ma proprio tutti, e quindi priva di un uomo e una donna come “genitori”, non vedo perche’ non poter definire “famiglia” anche altri modi di convivenza.


Trasformismo, Mal Comune

2007/Dic/26

Jacques Dutronc - L’OPPORTUNISTE

Je suis pour le communisme
Je suis pour le socialisme
Et pour le capitalisme
Parce que je suis opportuniste

Il y en a qui conteste
Qui revendique et qui proteste
Moi je ne fais qu’un seul geste
Je retourne ma veste, je retourne ma veste
Toujours du bon côté

Je n’ai pas peur des profiteurs
Ni même des agitateurs
Je fais confiance aux électeurs
Et j’en profite pour faire mon beurre

Il y en a qui conteste
Qui revendique et qui proteste
Moi je ne fais qu’un seul geste
Je retourne ma veste, je retourne ma veste
Toujours du bon côté

Je suis de tous les partis
Je suis de toutes les patries
Je suis de toutes les coteries
Je suis le roi des convertis

Il y en a qui conteste
Qui revendique et qui proteste
Moi je ne fais qu’un seul geste
Je retourne ma veste, je retourne ma veste
Toujours du bon côté

Je crie vive la révolution
Je crie vive les institutions
Je crie vive les manifestations
Je crie vive la collaboration

Non jamais je ne conteste
Ni revendique ni ne proteste
Je ne sais faire qu’un seul geste
Celui de retourner ma veste, de retourner ma veste
Toujours du bon côté

Je l’ai tellement retournée
Qu’elle craque de tous côtés
A la prochaine révolution
Je retourne mon pantalon


L’Italia delle Rime Bacate

2007/Ott/01

(c) M Morabito 2007

Ho cercato la Repubblica Sovrana
Per trovarla sono andato in Parlamento
Mi hanno detto, Cosa Vuole, Cosa Crede
Qui comanda il Partito e pure il Prete

Ho cercato la Repubblica Sovrana
Di cui traccia niente era nel Governo
La’ regnavano forti gli interessi
Impegnati tutti a farsi tutti fessi

Ho cercato la Repubblica Sovrana
Nella piazza con la gran manifestazione
Ma deluso ho lasciato quelle urla
Liberta’, diritti? Tutte tante solo burla

Ho cercato la Repubblica Sovrana
Dentro i sommi ed aulici Atenei
Dove invece lo Stato e’ solo ostaggio
Dei Baroni e di ogni vassallaggio

Ho cercato la Repubblica Sovrana
Visitando i Signor d’Economia
L’evasione, ahi volevano un po’ tutti
Affidandosi a imbroglioni e farabutti

Ho cercato la Repubblica Sovrana
Forse vive in mezzo agli operai?
Ma la’ dettan legge sindacati
Del potere fin troppo innamorati

Ho cercato la Repubblica Sovrana
Fra chi scrive per giornal e televisione
Tanti tanti, fatto molto assai scocciante
Aspettavan sol il soldo ben sonante

Ho cercato la Repubblica Sovrana
Sperando di scovarla fra la gente
Quanti i furbi che pretendon pulizia
Che risate, mai piu’ grande l’idiozia

Ho trovato la Repubblica Sovrana!
Occupata era, contro i clandestini…
Diventata forte, ligia e risoluta
Sol con chi ha la speranza muta


Una Questione Birmana per la Total

2007/Set/29

Daniel Altman dell’International Herald Tribune menziona sul suo blog “Gestire la Globalizzatione” la riluttanza da parte del gigante francese del petrolio Total di abbandonare i le attivita’ in Birmania.

Malgrado infatti decenni di dittatura e la crisi in corso, Total “insiste che la sua presenza migliora le vite quotidiane di decine di migliaia di persone del luogo“.

Orbene, e’ difficile immaginare Total come un gruppo di angeli verginali preoccupati delle potenziali ricadute negative dei loro comportamenti.Quello che sappiamo e’ che qualcuno li’ ovviamente decise un certo tempo fa che sarebbe una buona idea investire in una dittatura.

E’ ancora piu’ difficile immaginare che uno Stato dia via le proprie risorse gratis: e quindi e’ evidente che Total ha contratti in cui si spartisce i profitti con il Governo Birmano: cioe’, Total sta finanziando la continuazione della dittatura.

Ma c’e’ di piu’: la Birmania e’ il Paese piu’ corrotto al mondo insieme alla Somalia (secondo l’indice appena pubblicato da Transparency International e segnalato dal Washington Post il 27 settembre).

Chi allora potrebbe seriamente sostenere che Total (o qualunque altra azienda per quello che importi) abbia trovato il modo di ottenere il petrolio o il gas dalla Birmania senza partecipare ad alcuna corruzione?

Quello sarebbe davvero un miracolo. E quindi possiamo ragionevolmente dire che con tutta probabilita’, ci sono tutti i segni che Total, ancora una volta, sta appoggiando la dittatura birmana (e no, non e’ sola).

Di conseguenza la presenza di Total e’ direttamente collegata alla sofferenza di circa 50 milioni di persone in Birmania. Ma i diritti di quelli superano forse i miglioramenti grazie alla Total alle “vite quotidiane di decine di migliaia di persone del luogo“?

Se cosi’ non fosse, si potrebbe giustificare qualunque violazione dei diritti umani a patto che una quantita’ ragionevole di persone appaiano guadagnarne economicamente. Non sono sicuro che quella sia la strada da percorrere.

Cosa dovrebbe fare la Total, allora? Dipende dal suo rapporto con la Giunta Militare al momento.

Se Total deve essere supina perche’ teme di perdere i contratti ed non se