Capitalismo Autoritario in Cina: Meglio della Democrazia Liberale?

2008/Apr/29

(la risposta e’: no, non lo e’: cosi come provare a guadagnarsi da vivere al tavolo da gioco non e’ meglio dell’avere uno stipendio, anche se i potenziali ritorni economici sono molto piu’ alti)

Il capitalismo autoritario della Cina e’ forse meglio della democrazia liberale (come “condizione necessaria e motore dello sviluppo economico”)? E’ piu’ o meno quanto si chiede Slavoj Žižek, co-Direttore del Centro Internazionale per gli Studi Umanistici al Birkbeck College, una delle Universita’ di Londra, nella sezione delle lettere sulla London Review of Books (volume 30 no. 8, datato 24 aprile 2008), dopo aver descritto in maniera straordinariamente equilibrata le relazioni passate e presenti fra Tibet e Cina (che, a proposito, non sono una storia di buoni e cattivi). Scrive Žižek:

Fareed Zakaria ha indicato come la democrazia “attecchi” solo nei Paesi economicamente sviluppati: se un Paese in via di sviluppo e’ “democratizzato prematuramente”, il risultato e’ un populismo che si conclude nella catastrofe economica ed nel despotismo politico. Nessuna sorprese quindi nel notare che i Paesi del terzo mondo economicamente piu’ riusciti (Taiwan, Corea del Sud, Cile) hanno optato per una democrazia completa solo dopo un periodo autoritario.
Seguento questo stesso percorso, la Cina ha fatto uso di un sistema autoritario per gestire i costi sociali della transizione al capitalismo. La combinazione bizzarra del capitalismo e del potere politico comunista e’ risultata essere non un ridicolo paradosso, ma una benedizione. La Cina si e’ sviluppata così velocemente non nonostante l’autoritarismo comunista, ma grazie ad esso.

In realta’ c’e’ da mettere i “puntini sulle i” a questo discorso. In primo luogo, Taiwan, la Corea del Sud ed il Cile si sono transformati “Paesi del terzo mondo economicamente piu’ riuscitidopo avere superato il “periodo autoritario“. Con quelli come esempi, sembra che una dittatura possa fare da gestante ad un’economia di successo, ma che l’autoritarismo si trasforma poi in una madre soffocante, se non in una cattiva matrigna.

Ancora piu’ importante, la Cina in se e’ in un certo senso soltanto la piu’ recente manifestazione di una “verità”: una dittatura (economicamente) illuminata puo’ essere molto piu’ efficiente di cumulo di trucchi e trucchetti conosciuti come “democrazia”. Voltaire probabilmente ha creduto in questo, e anche Platone e tantissimi altri, ed anche se il tutto suona come un concetto elitista, e’ pur tuttavia ovvio: un Principe intelligente, che si preoccupa del suo Stato e dei suoi sudditi, politicamente ed economicamente saggio può decidere la cosa migliore per tutti nel giro di minuti, invece che sprecando mesi provando a convincere e negoziare, magari forse in interminabili Commissioni Parlamentari.

Un tal principe può anche garantire decenni di buon governo, davvero una benedizione per il suo popolo. C’e’ un piccolo aspetto pero’. Immaginiamo che il Principe sia Ottaviano Augusto, e la pace e la prosperità sono di tutti.

Dopo viene Tiberio, e le cose cominciano a peggiorare con la sua paranoia. Tocca quindi a Caligola, e a Nerone non manca molto.

Le cose non sono cambiate granche’ durante i passati 2.000 anni. Il problema dell’autoritaritarismo, e quindi del capitalismo autoritario, non e’ la sua capacità di generare prosperità: piuttosto, la perfettamente analoga capacità di degenerare, rapidamente perché quasi senza controllo, arrivando quindi a impedire lo sviluppo della prosperita’ se non ad ucciderla completamente.

Come si dice nel mondo finanziario: cosi’ come un nuovo Amministratore Delegato puo’ far risorgere o distruggere un’azienda, analogamente un Principe despotico (o un Comitato di Principi, altrimenti detto “Comitato Centrale del Partito Comunista della Cina”) e’ una ricetta per nuove opportunita’ di guadagno e, per gli stessi motivi, per un aumento del rischio. E cio’ andrebbe decisamente considerato, quando si vuol dare un giudizio circa che cosa scegliere come “la condizione necessaria ed il motore di sviluppo economico”.

Dopo tutto, chi desidera scommettere continuamente tutta la sua ricchezza?


Il PD di Veltroni, Sepolcro Imbiancato: Le Prove

2008/Apr/04

Attraverso il sito VoiSieteQui, che usa 25 domande per confrontare l’opinione del singolo con quella della maggior parte dei partiti, e’ possibile dimostrare che il Partito Democratico contiene ogni opinione e il suo contrario.

In pratica, PD significa “senza opinione”, “vuoto”.

Insomma, se Veltroni o qualcuno per lui non cambiano registro, stiamo assistendo a una vera tragedia: perche’ il Partito Democratico, lungi dall’aprire un capitolo nuovo nella politica italiana, e’ il sepolcro imbiancato del Catto-comunismo.

E votare PD e’ un assegno in bianco, in tutti i sensi.

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Da cosa si deduce, tutto cio’?

Basta rispondere a tutte le 25 domande alternando “Tendenzialmente Favorevole” e “Tendenzialmente Contrario”. Sia che si cominci con “Tendenzialmente Favorevole” (img), sia che si cominci con “Tendenzialmente Contrario” (img) , si verra’ sempre “orientati” verso il PD.

Notare che nel primo caso si e’ per esempio “tendenzialmente favorevoli” a “Favorire gli inquilini di case in affitto aumentando la quota di detrazione del canone dalla dichiarazione dei redditi“.

Nel secondo caso, si e’ invece di parere opposto, contrari appunto a “Favorire gli inquilini di case in affitto“. Questa situazione si ripete per tutti gli argomenti.

Ma si finisce sempre molto, troppo vicini al PD, e lontani da ogni altro partito.

Quindi due persone che abbiano opinioni completamente opposte su ogni tema ma non si vogliano sbilanciare, scegliendo quindi sempre le opzioni “tendenziali” finiranno entrambe nel Partito Democratico.

Questo paradosso non si ripete in altre “configurazioni particolari di scelta”: come ci si potrebbe aspettare, il risultato e’ sempre lontano da tutti i partiti, se si vota sempre “Tendenzialmente Favorevole” (img), sempre “Tendenzialmente Contrario” (img), sempre “Favorevole” (img), sempre “Contrario” (img), sempre “Molto Favorevole” (img), o infine sempre “Molto Contrario” (img).

Lo stesso si ripete alternando “Favorevole” e “Contrario” cominciando con “Favorevole” (img) o con “Contrario” (img). O alternando “Molto Favorevole” e “Molto Contrario” cominciando con “Molto Favorevole” (img) o con “Molto Contrario” (img).

In tutti quei casi, non e’ facile individuare il Partito da votare, perche’ le domande su VoiSieteQui sono ovviamente di tutti i tipi e di tutte le specie. Da notare pero’ che quasi sempre, il Partito Democratico rimane fra i piu’ vicini all’ “elettore”.

I grafici sopra citati sono visibili in calce a questo blog.

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Ma e’ davvero un paradosso? Non credo proprio.

Veltroni e’ gia’ famoso per i suoi “ma anche“. Un esponente PD ha recentemente dichiarato a Londra (ero presente) che il PD e’ il partito della Bonino e della Binetti “perche’ vive nella dialettica”.

Come dire, non e’ cambiato niente, dai tempi del PCI e del “Centralismo Democratico” (”tutte le opinioni accolte, a patto che si segua quella del Comitato Centrale”). O da quelli della DC e della “Balena Bianca” (”tutte le opinioni accolte, a patto che si segua quella della Direzione”).

E adesso chi glielo dice, a quelli ex-Margherita, che il Partito Democratico e’ organizzato alla maniera dei Comunisti? O agli ex-DS, che il Partito Democratico assomiglia tantissimo alla Democrazia Cristiana?

(immagino, anzi, che siano tutti a loro agio e soddisfatti della situazione…)

O agli italiani, che quanto sbandierato come “il nuovo delle elezioni 2008″ non e’ altro che il vecchio, vecchissimo, anzi una “maledizione” che torna?

(chissa’ perche’, ho l’impressione invece che gli italiani non si sentiranno proprio a loro agio e non saranno molto soddisfatti, della situazione…)

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GRAFICI DA VOISIETEQUI

1_ Tendenzialmente Favorevole - Tendenzialmente Contrario
cominciando con “Tendenzialmente Favorevole”
Tendenzialmente Favorevole - Tendenzialmente Contrario

2_ Tendenzialmente Contrario - Tendenzialmente Favorevole
cominciando con “Tendenzialmente Contrario”
Tendenzialmente Contrario - Tendenzialmente Favorevole

3_ Tendenzialmente Favorevole
Tendenzialmente Favorevole

4_ Tendenzialmente Contrario
Tendenzialmente Contrario

5_ Favorevole
Favorevole

6_ Contrario
Contrario

7_ Favorevole - Contrario
cominciando con “Favorevole”
Favorevole - Contrario

8_ Contrario - Favorevole
cominciando con “Contrario”
Contrario - Favorevole

9_ Molto Favorevole
Molto Favorevole

10_ Molto Contrario
Molto Contrario

11_ Molto Favorevole – Molto Contrario
cominciando con “Molto Favorevole”
Molto Favorevole - Molto Contrario

12_ Molto Contrario – Molto Favorevole
cominciando con “Molto Contrario”
Molto Contrario - Molto Favorevole


Solidarieta’ a Giuliano Ferrara

2008/Apr/03

La madre degli idioti e’ sempre incinta. Ecco un migliaio dei suoi figli regalare il marchio di “vittima dell’intolleranza” a Giuliano Ferrara.

Cosa si ottiene a non farlo parlare a suon di bottiglie, sedie e pomodori? In generale, che c’e’ di male a far parlare chiunque su un qualunque argomento?

L’unica cosa certa e’ che il confronto democratico, in Italia, e’ stato abortito tempo fa: specie da chi dice di volerlo difendere.


Militari Cinesi Vestiti da Monaci???

2008/Apr/03

Circola su internet una foto che sembrerebbe ritrarre dei soldati cinesi che si accingerebbero a travestirsi da monaci tibetani, per accusare questi ultimi di fomentare disordini (eccola su un sito di Libero).

Consiglierei di fare molta attenzione, perche’ le strumentalizzazioni sono molto facili.

A quanto ne so, quella immagine non e’ ancora passata nei maggiori newsmedia, e non e’ stata corroborata da organizzazioni come Amnesty International e Human Rights Watch.

Anche Libero dice che “circola in rete” e passa oltre. Ce ne e’ poi una sola, di foto, mentre si immagina che il fotografo ne abbia scattate altre. La gente sullo sfondo e’ singolarmente disinteressata, e francamente se i militari cinesi si sono fatti beccare cosi’ facilmente possiamo conquistare il Regno di Mezzo domani sera usando un rimorchiatore e una scaccia-cani.

La verita’ non si difende abbassando la soglia critica per quello che ci fa comodo.


Dichiarazioni di Non-Voto “Una Perdita di Tempo”

2008/Apr/01

Gira su internet (e al TG de La7, per bocca del direttore Antonello Piroso) una storia come questa: sarebbe possibile esprimere il proprio non voto recandosi al seggio, per prendere la scheda elettorale ma restituendola subito dichiarando il proprio rifiuto di votare. E facendo verbalizzare la scelta. La scheda, non entrando nell’urna come “bianca”, non verrebbe conteggiata nel premio di maggioranza.

Il Prof. Stefano Ceccanti, costituzionalista, intervistato a “La Zanzara” su Radio24 da Giuseppe Cruciani, ha appena dichiarato:

(a) La verbalizzazione di una dichiarazione e’ possibile ma nessuno leggera’ mai quei verbali

(b) L’effetto sul conteggio nel premio di maggioranza e’ nullo. Schede bianche, nulle e rifiutate non valgono niente.

(c) L’unica conseguenza e’ far perdere tempo al Presidente di Seggio e agli altri che sono li’ per lavorare

Sono d’accordo con Cruciani quando dice che se lo facessero in tanti, sarebbe solo l’ennesima figuraccia per l’Italia tutta.

Chi non vuole votare, se ne stia a casa. O annulli la scheda. Per quel che me ne importa: figuriamoci…se non votasse nessuno, il mio voto sarebbe determinante…


Il PD a Torino…Come a Cuba e in Kazakhstan

2008/Mar/01

Il PD sta tenendo a Torino e provincia le votazioni per eleggere i coordinatori e i direttivi dei circoli territoriali del Partito Democratico (sabato 1 e domenica 2 marzo)

Facciamo finta che vada bene il fatto che chi vorra’ esprimere preferenze, dovra’ poi indicare per forza un maschietto e una femminuccia. Ma ci sono altri dettagli di fondo che non vanno dimenticati.

Le liste sono uniche, stranamente proprio come ai bei tempi di Baffone.

Inoltre, ipotizzando trenta membri per ciascun “coordinamento”,  ci sono 2802 candidati per 2550 posti: la probabilita’ di essere eletto e’ quindi del 91%.

Per una curiosa coincidenza, 91% e’ la percentuale ottenuta dalla lista unica di Fidel Castro nel 2006 e dal Presidente Nursultan Nazarbayev del Kazakhstan nel 2005.

Da notare che questa non e’ una situazione specifica per la zona di Torino, ma mi convinco ogni giorno di piu’, il modo di fare naturale nel PD.


23/02/08 Firenze: Inaugurazione Lapida Ernesto Rossi

2008/Feb/14

(durante la campagna elettorale interrompo momentaneamente il limite autoimposto di un blog al giorno)

(ricevo e ri-pubblico volentieri)

Comune                                                  fRS FONDAZIONE
di Firenze                                              ERNESTO ROSSI
                                                                GAETANO SALVEMINI

Sabato 23 febbraio 2008

ore 10.30 - Centro Anziani - Viale Ugo Bassi, 29
Lettere di Elide e Ernesto con Antonella Braga, Elena Croce e Daniele Lamuraglia

ore 12 - Via delle Cento Stelle 48
Cerimonia d’inaugurazione della lapide

ERNESTO ROSSI
ECONOMISTA, POLITICO, GIORNALISTA
ESPONENTE DI GIUSTIZIA E LIBERTA’
SOSTENUTO DALLA MADRE ELIDE VERARDI
FECE DI QUESTA CASA LUOGO DI LOTTA ANTIFASCISTA
AL PREZZO DI CARCERE, CONFINO ED ESILIO

Interverranno:

Cristina Bevilacqua, Assessore Comune di Firenze
Alessandro Figà Talamanca, Fondazione Rossi-Salvemini
Gianluca Paolucci, Presidente Quartiere 2
Piero Piccardi, via delle Cento Stelle 48
Valdo Spini, Fondazione Circolo Rosselli

La famiglia Rossi si trasferì della casa di via delle Cento Stelle 48 nella primavera del 1929. Elide Verardi (Bologna 1870 - Firenze 1957) vi abitò fino al 1938. Fu la destinataria di circa 500 lettere dal figlio in carcere, parzialmente raccolte in Elogio della Galera (1968, 1997) e Nove anni sono molti (2001). Una scelta di pagine dalle lettere della madre fu pubblicata nei Quaderni del Ponte (Lettere a Ernesto, 1958).

Nell’ultima lettera al figlio, 29 marzo 1945:
Non è davvero il caso di rallegrarci della presente situazione, perché ancora troppi fascisti ammorbano l’aria: a furia di raccomandazioni o dopo aver voltato la giubba nell’ultimo anno, moltissimi sono riusciti a infiltrarsi anche nei partiti che si avrebbe diritto di pretendere fossero composti di persone per bene e conscie di adempiere al più sacro dei doveri: quello di non tradire le speranze che sono state riposte in noi. Per mia disgrazia, sono un’intransigente, e vorrei che ognuno dei nostri comprendesse di quali responsabilità ci siamo dovuti caricare le spalle. Ora più che mai il nostro motto dev’essere: non mollare.

Ernesto Rossi (Caserta 1897 - Roma 1967) fu antifascista nell’Italia fascista, laico ed anticlericale nell’Italia democristiana, critico implacabile dei “padroni del vapore”, l’oligarchia della grande industria e dell’alta finanza che nel nostro Paese ha prosperato con la “politica della privatizzazione dei profitti e della socializzazione delle perdite“.

Fu, coerentemente, anticomunista, quando il PCI era inserito in un sistema che faceva capo all’Unione Sovietica. Cresciuto e formatosi a Firenze, si considerò sempre fiorentino; nel 1915 prese la licenza liceale al “Galileo”. Volontario nel 1916, “non interventista intervenuto”, mutilato, nel 1919 conobbe Salvemini al Circolo di Cultura e, per suo mezzo, i Rosselli, Calamandrei e molti altri amici.

Nel 1920 si laureò in giurisprudenza all’Università di Siena. Negli anni 1920 e 1921 lavorò nell’Italia meridionale con Zanotti Bianco, all’Associazione per gli Interessi del Mezzogiorno. Segretario dell’Associazione agraria di Firenze, diresse fino al 1925 anche Il giornale degli agricoltori toscani, nel quale pubblicò scritti di economia agraria e finanziaria, ispirati ai maestri Pareto e Einaudi.

Negli anni 1924 e 1925 fu incaricato dell’insegnamento di materie economiche nell’Istituto Tecnico di Firenze. Dopo l’assassinio di Matteotti, fu con Bocci, Rochat, Rosselli, Traquandi e Vannucci tra i dirigenti di Italia Libera, associazione segreta fra ex combattenti antifascisti, ed aderì all’Alleanza Nazionale diretta da Giovanni Amendola.

Insieme a Salvemini, ai Rosselli, a Traquandi, Pilati e agli altri amici fiorentini, pubblicò e diffuse il primo giornale clandestino d’Italia, il Non mollare. Denunciato dal tipografo Pinzi, nel giugno 1925 si rifugiò in Francia. Quattro mesi dopo, nascosto dal comunissimo cognome, concorse ad una cattedra di materie economiche, riuscendo primo. Scelse di insegnare a Bergamo, per continuare l’attività cospirativa.

Nel 1929, con Parri, Rosselli, Salvemini, Lussu, Bauer, Tarchiani, fu tra i fondatori del movimento repubblicano antifascista Giustizia e Libertà e rimase nel comitato direttivo di tale organizzazione segreta fino al suo arresto. Dal 1925 al 1930 collaborò a Riforma Sociale, diretta da Einaudi, ed alla stampa clandestina di GL.

Il 30 ottobre 1930, venduto da Del Re, fu arrestato con tutti i capi in Italia di GL. Trascorse 9 anni nei reclusori di Pallanza (dove il 24 ottobre 1931 sposò civilmente Ada Rossi, sua collega nell’Istituto tecnico di Bergamo), di Piacenza e di Roma (dove fu trasferito nel 1933 dopo un terzo tentativo di fuga). Alla fine del 1939 fu assegnato al confino per un periodo di cinque anni.

Autore con Spinelli e Colorni del “Manifesto per un’Europa libera ed unita”, scritto nel 1941 a Ventotene, promosse le battaglie del Movimento federalista europeo durante gli anni dell’esilio svizzero (1943-1945) e fino al 1954, con la sconfitta del progetto di costituente legato alla Comunità europea di difesa.

Dal 1945 al 1958 è presidente dell’Azienda Rilievo Alienazione Residuati, incarico ricevuto da Parri e confermato da De Gasperi. Nell’Italia dei furbi, Rossi chiede che la sua indennità non sia superiore allo stipendio di docente; l’ARAR è protagonista della ricostruzione e della ripresa economica ed è rimasta esempio di buon governo. Dal 1949 al 1962 è l’editorialista e il giornalista d’inchiesta de Il Mondo.

Nel dicembre del 1955 è tra i fondatori del Partito Radicale, insieme a Leo Valiani. Dal 1957 al 1962 dirige la collana “Stato e Chiesa”, per l’editore Parenti. Dopo la morte di Salvemini, nel settembre del 1957, ne promuove e segue l’edizione completa delle Opere, presso l’editore Feltrinelli. Nel 1962 è tra i fondatori del “Movimento Gaetano Salvemini” e del settimanale L’Astrolabio, al quale collabora attivamente.

Nel 1966 è insignito dall’Accademia dei Lincei del premio “Francesco Saverio Nitti” per i suoi studi di politica economica e di scienza delle finanze. Muore a Roma, in seguito ad un intervento chirurgico, il 9 febbraio 1967.


Associazione Radicale Antiproibizionista

2008/Feb/14

(durante la campagna elettorale interrompo momentaneamente il limite autoimposto di un blog al giorno)

Giuliano Zincone ha scritto su un recente supplemento domenicale de IlSole24Ore, in un articolo intitolato: “Il divieto non ferma le stragi

“il proibizionismo non ha mai prodotto risult decenti. anzi: e’ una fontana perenne di contrabbandi, di delinquenze, di trasgressioni demenziali, di commerci inquinati e velenosi. Proibire e’ facilissimo, ma (spesso) e’ inutile

Ricevo dunque e giro volentieri il seguente messaggio:

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In previsione di una prossima assemblea costituente dell’ Associazione Radicale Antiproibizionista, ti inviamo una sintesi delle intenzioni che la motivano, invitandoti:

  1. a farci pervenire le tue osservazioni

  2. a dichiarare la tua eventuale disponibilità ad iscriverti e a partecipare

  3. ad esprimere la tua posizione rispetto all’iniziativa.

       Attendiamo le tue risposte per inviarti una bozza di Statuto e di lettera di convocazione e ti chiediamo di inoltrare questa comunicazione a tutti coloro che pensi possano essere interessati.
      
       Grazie per l’attenzione
,

Rispondere a antiproibizionistiradicali@gmail.com

       *******************

       Premesso che:
      
       la storica battaglia antiproibizionista radicale da molti anni sostiene la strategia antiproibizionista e nonviolenta applicata al governo dei fenomeni sociali; dal dibattito sulla legalizzazione delle droghe leggere sollevato nel 1975 dall’arresto di Marco Pannella a seguito di uno spinello fumato in pubblico, alle decine di processi per disobbedienza civile che vedono coinvolti, con Marco Pannella e Rita Bernardini, decine di dirigenti e militanti radicali, passando per l’esperienza del Coordinamento Radicale Antiproibizionista e dei referendum, costituisce un patrimonio di iniziative e di esperienze che non devono essere disperse, bensì rilanciate;

       da troppi anni il dibattito pubblico e l’iniziativa legislativa sono impantanati in una riduttiva ripetizione di luoghi comuni e errati, come l’obbligatorietà di una escalation da droghe leggere a pesanti, l’importanza delle “cattive compagnie”, ecc.;

       la legge Iervolino Vassalli prima, la Giovanardi Fini poi, non solo non sono servite ad arginare la diffusione di fenomeni drammatici come le gravi tossicodipendenze, la microcriminalità correlata, la gestione da parte della malavita organizzata di un enorme e redditizio mercato, ma ne hanno permesso l’aggravamento; sono in costante aumento la diffusione di droghe clandestine e incontrollabili, i processi e la carcerazione di cittadini coinvolti a vario titolo; le comunità di recupero godono di ingenti finanziamenti assegnati senza controllo sufficiente sul loro operato;

       è’ urgente la ripresa della battaglia antiproibizionista radicale, l’unica in grado di sollevare un serio dibattito e di produrre iniziative popolari e legislative tendenti a un radicale cambiamento di rotta.   
      
       Si intende:

       recuperare e studiare la storia dei processi per disobbedienza civile in Italia, con particolare attenzione alla perdita dei diritti elettorali passivi, alla schizofrenia delle sentenze applicate, alla giurisprudenza maturata;

       porre l’attenzione sulla convergenza “droghe come farmaci”, una duplicità che si è mantenuta nella parola inglese drug, allo stesso tempo farmaco e droga, e che ritorna chiara nelle definizioni dei manuali farmacologici e della Organizzazione Mondiale della Sanità, seconda la quale si dicono farmaci e droghe “ tutti i composti che introdotti in un organismo vivente possono modificarne una o più funzioni” e sviluppare, in sede di studio, di dibattito e di iniziativa politica, i temi: cannabis terapeutica, psicofarmaci, doping, somministrazione di eroina controllata;

       analizzare le nuove diffusioni di sostanze stupefacenti: cocaina, pasticche, ecc., e delle droghe legali come alcool, tabacco e caffeina, consolidando un discorso e un dibattito organico e strutturato sull’uso e l’abuso di sostanze psicoattive;

       allargare il punto di vista in senso transnazionale sui problemi inerenti la coltivazione, il commercio e le legislazioni internazionali, in accordo e in collaborazione con la Lega Internazionale Antiproibizionista, anche attraverso la stesura di un rapporto annuale sul rapporto costi/benefici di politiche e strategie;  

       sostenere l’antiproibizionismo anche su altri temi, come politica di sviluppo sociale e come argine ai fenomeni clandestini incontrollati: prostituzione, aborto, ricerca scientifica, immigrazione ecc.


Radicali: La Scelta Innominabile

2008/Feb/10

Adesso che ci sono di nuovo le elezioni del Parlamento, uno deve decidere: o fuori, o dentro il sistema politico.

Se uno sta fuori, o rinuncia a tutto e torna al quieto vivere, oppure trova un modo per cambiare le cose “da fuori” (eg, tramite una o mille “rivoluzioni nonviolente“) .

Se preferisce invece stare dentro, e vuole almeno tentare di cambiare le cose, o va con Berlusconi o va con Veltroni; oppure, si costruisce una “Cosa” per se’; oppure, rischia con il primo che passa.

Avendo gia’ vissuto le conseguenze della quarta esperienza (una colossale perdita di tempo), noto che prima ancora che fare lo schizzinoso sui diritti civili o le scelte economiche resta da vedere se uno e’ accettato da Silvio o Walter.

Dubito che Capezzone o Dini fossero nei disegni del secondo. Cinismo o ironia quindi (e le lamentazioni di tante vergini offese dell’ultima ora) non reggono: anzi, il loro ingresso nel PdL e’ una scelta perfettamente logica e (mettendosi dal loro punto di vista) assolutamente condivisibile.

Da rilevare inoltre che i Radicali e Pannella, che adesso (giustamente, se me lo chiedete) mettono i puntini sulle i dei “forcaioli di sinistra” di Di Pietro, sono un fastidio palesemente da dimenticare per il Sindaco di Roma.

A meno di un miracolo, ci sara’ da festeggiare se ad Aprile ci sara’ un deputato di Radicali Italiani, chiamato Emma naturalmente.

E quindi mi chiedo quale alternativa ci sia a quella attualmente “innominabile” .

A meno che non si stia davvero lavorando a una “Cosa Radicale” con la Bonino come candidato Presidente del Consiglio: ma se cosi’ fosse, che stiamo aspettando? E’ gia’ molto tardi per annunciare un’iniziativa del genere.

Oppure, come gia’ detto, si dica: “noi restiamo fuori“. Nella speranza naturalmente, di non dire anche “rinunciamo a tutto, torniamo al quieto vivere“.


Sarkozy…e gli Atei Devoti

2008/Gen/17

Segnalo le pesantissime parole di Bernard Henry-Lévy nei confronti del Presidente francese Sarkozy, riportate sul Corriere della Sera del 16 gennaio 2008 in un articolo intitolato “Il cinismo religioso di Monsieur Sarkozy“:

“Possiamo infine dare atto al Presidente di sapere, molto precisamente, quello che dice; e allora non potremo evitare di fare l’accostamento con l’unica grande ideologia fran­cese che ha pensato il cattolice­simo come «cultura» alla qua­le non si è costretti a credere ma che come nessun’altra sug­gella, se solo le viene data in subappalto, la coesione di un legame sociale: il maurrassismo.”

Suggeriscono, quelle parole, che la brutta faccia della “devozione atea” possa stare tornando in auge in Francia come in Italia (dove pero’ Ferrara e Pera non sono Presidenti della Repubblica, almeno per il momento).

Henry-Lévy richiama il maurrassismo, ma avrebbe potuto riferirsi a de Maistre, Saint-Simon, e altri in una specie di “carrellata dell’infamia” di tutto lo sbagliato generato nel pensiero politico post-illuminista. Sono convinto che il passaggio dalla devozione atea al fascismo non solo sia breve, ma obbligato (quand’anche si tratti del fascismo relativamente “dolce” come quello di Salazar in Portogallo).

E che la “devozione atea” stessa sia un’offesa, anche per il credente, uno svuotamento del “contenuto della fede dalle sue radici vere” come detto dal Cardinale Mario F Pompedda nel numero di Jesus del Marzo 2006, riducendola “solo a una realtà esteriore.

E’ una sfida, quella lanciata dagli atei devoti e dai loro compagni di merenda clericali, che sembra non aver mai fine. E’ fatta di persone che per farne un paradiso rendono il mondo un inferno: ed e’ una sfida contro la quale ci tocchera’ comunque (e sempre?) combattere.


Notizie dal Partito Smembro-(demo)-cratico

2007/Dic/30

Il carrozzone comandato (scusate la battuta) da Walter Veltroni ha ricevuto oggi ben due contributi decisamente significativi…

Sul lato preti, il Cardinale Bertone si e’ candidato a un Premio per la Comicita’ dicendo che il Partito Democratico non deve “mortificare i cattolici”. Mortificare? Mortificare??? Ma se c’hanno la sede di fronte all’unica Chiesa di Roma aperta 24h? E il leader (scusate, ancora…) non e’ neanche capace di far approvare il riconoscimento delle unioni di fatto nel Comune di Roma (figuriamoci al Parlamento).

Bertone sembra anche aver scoperto che il PCI era anch’esso fautore dello Stato Etico, e quindi Togliatti e Berlinguer parlavano la stessa lingua di certa gerarchia cattolica odierna. Non mi sembra proprio che ci sia niente di cui vantarsi.

Sul lato mangiapreti, invece, Piergiorgio Odifreddi, ultimo difensore della Vera Laicita’, ha cosi’ tanto terrore di considerare finanche la possibilita’ di un’esistenza “spirituale” , da non poter esimersi dall’inficiare i suoi giustissimi discorsi sulla separazione fra Chiesa e Stato con insulti di bassa lega (ufo e astrologia oggi, babbo natale l’anno scorso) in una maniera cosi’ vetusta che finanche Gramsci se ne era voluto allontanare.

Come faranno tutti questi signori a convivere nello stesso Partito, sara’ un mistero che bisognera’ davvero vedere per credere.


Maurizio e…i Cambiamenti Climatici

2007/Nov/25

In una mailing list italiana un noto personaggio televisivo mi ha chiesto “perche’ hai una posizione aggressiva in materia di cambiamenti climatici (peraltro ben esplicitata da quanto scrivi nel tuo blog)?”. Di seguito la mia risposta:

In realta’ scrivo tanto sui Cambiamenti Climatici (CC) ma si tratta di un effetto collaterale del mio atteggiamento scettico un po’ per istinto, un po’ per apprendimento.

Ai miei tempi mi sono formato in campo scientifico anche dietro a Skeptic Magazine, e James Randi e’ lassu’ nel mio Pantheon, assieme a Penn&Teller, Michael Shermer e tanti altri. A suo tempo leggevo anche la mailing list del Cicap.

Di astrologi e veggenti mi sono un po’ rotto, pero’, anche se trovo divertenti le pareidolie periodicamente fatte a pezzi dal Bad Astronomer (BA e’ un blog che consiglio di leggere, anche se sul clima io e Phil Plait la pensiamo molto diversamente)

Comunque, mi piace molto tenermi aggiornato dal punto di vista scientifico, sia da Scientific American, sia da Le Scienze, sia da American Scientist (piu’ una caterva di siti web di riviste varie. Ma New Scientist non lo sopporto, come stile).

Quando c’e’ bisogno mi leggo gli originali, anche se l’accesso da quando ho lasciato l’ambiente accademico e’ molto piu’ ristretto.

Se uniamo le due cose, otteniamo un tizio (me) che legge articoli scientifici con un occhio scettico, in maniera critica cioe’, perche’ quello che pretendiamo dal primo cafone illusionista lo dobbiamo richiedere anche a Lancet e Nature.

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Il CC da questo punto di vista e’ la “Tempesta Perfetta” per vari motivi.

Prima di tutto, francamente tanti studi sono campati in aria, tante affermazioni sono senza base scientifica, e tante previsioni sono solo lugubre paure del futuro. Non dico che la climatologia moderna vada buttata al macero, pero’ trovo difficile pensare che siano cose serie piu’ di una minima parte delle 428 e piu’ previsioni di cambiamento dovuto al riscaldamento globale.

Per far luce sulla situazione “vera”, proprio in questi giorni sto spulciando l’AR4-WG2 dell’IPCC pagina per pagina, per cercare finalmente di capire quali conseguenze del CC siano gia’ successe o stiano succedendo proprio adesso.

La prima cosa che salta all’occhio pero’ e’ che dei 26′200 cambiamenti riportati “consistenti con il riscaldamento” , ben 25mila siano relativi a sistemi biologici in Europa. Si tratta del 95.5% tutti da un continentino piccolo piccolo. E chissa’ quanti di quei cambiamenti sono legati fra di loro.

Insomma ci sono quasi tre volte piu’ cambiamenti “INconsistenti con il riscaldamento” in Europa (3′100) che cambiamenti “consistenti con il riscaldamento” nel resto del mondo (1′177)

E poi mi si chiede perche’ resto scettico? Che ci posso fare, se chiedo di “vedere per credere”? E cosa sbaglio?

Dei modelli del clima, non parlo neanche.

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Non si tratta comunque di attenzioni che riservo solo al CC. Ecco qui il mio commento in inglese a una fesseria pubblicata su The Lancet, l’ennesima associata alla Food Standards Agency britannica.

Questo poi e’ un mio articolo sempre in inglese sulla diatriba riguardo le linee elettriche e il cancro.

E infine una collezione di errori madornali e non, trovati sulle pagine di Astronomy Magazine.

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Ma e’ facile notare che tanti dei miei pezzi parlano di Cambiamento Climatico. Un grosso problema che ho con l’allarmismo climatico e’ infatti dovuto al suo debordare nella politica. Al momento e’ il carrozzone su cui sale chiunque vuole mangiarsi un po’ della nostra liberta’, cercando di pilotarci grazie alle paure (vedi Ban Ki-Moon e le sue stupidaggini sul Darfur).

Queste pero’ naturalmente sono considerazioni politiche per cui ciascuno la pensi come vuole.


Birmania (non Myanmar), India, Italia

2007/Set/25

(Intervento pubblicato su Notizie Radicali del 27 Settembre 2007)

Permettera’ l’Italia di farsi prendere per il naso ancora una volta dall’India?

In queste ore che ricordano quella notte del 3 giugno 1989, l’ultima prima della strage a Pechino nella Piazza Tian-an-men, puo’ risultare difficile pensare come poter appoggiare realisticamente i dimostranti Birmani per la Democrazia, a parte lanciare appelli a una Giunta Militare che pero’ non e’ probabilmente seconda a nessuna in tema di repressioni sanguinarie e strangolamento politico ed economico del proprio Paese.

Comunque, e’ possibile mettere subito in atto tre gesti non solo simbolici.

(1) Rifiutiamoci categoricamente di usare il termine “Myanmar” per indicare la Birmania.

Anche se etimologicamente “quasi corretto”, si tratta pur sempre di una invenzione della Giunta Militare imposta senza nessun controllo democratico nel 1989.

Se i Birmani vorranno cambiare il nome ufficiale “per l’estero” del loro Paese in Myanmar, lo potranno tranquillamente fare dopo essere tornati proprietari tutti della loro Nazione. Anzi: un paio di anni fa il Ministro degli Esteri Birmano protesto’ per l’uso di “Burma” da parte dello State Department americano: motivo in piu’ per non usare “Myanmar”.

(2) Diamo nomi e cognomi.

Per troppo tempo si e’ parlato della Giunta Militare Birmana come se fosse un’entita’ informe e non un gruppo di dittatori feroci (al punto di negare per esempio ad Aung San Suu Kyi di rivedere il marito morente). Ecco allora alcun delle persone che dovrebbero sedere da imputati in un tribunale, e non nei posti di comando di uno Stato:

Generale Than Shwe - Presidente
Generale Soe Win - Primo Ministro
General Maggiore Nyan Win - Ministro degli Esteri

Bisogna pubblicizzare nomi (e fotografie) di tutti quelli che comandano, perche’ non si possano nascondere dietro l’anonimato all’estero, che hanno cosi’ ben coltivato.

(3) E infine, non permettiamo all’India di prenderci per il naso per l’ennesima volta.

Gia’ il nostro Governo ha detto poco o niente sugli elicotteri Dhruv, costruiti in India usando anche forniture italiane e poi forniti alla Giunta Birmana in barba a ogni embargo della Unione Europea.

Adesso addirittura, proprio mentre fuori i monaci dimostravano, il Ministro Indiano per il Petrolio Murli Deora ha firmato un accordo di 150 milioni di dollari per ricerche di gas naturale in Birmania: un chiaro segno di appoggio alla Giunta da parte di un Governo “democratico”.

Questo comportamento da parte di Nuova Dehli deriva una miopia strategica che vede l’India cosi’ spaventata dalle ribellioni nel Nord-Est da doversi affidare alla Birmania per evitare che diventino qualcosa di piu’ grosso. E da una apparente impunita’ quando si va contro le regole stabilite da altri Paesi democratici: un modo di pensare che dovrebbe essere intollerabile con la Cina della dittatura comunista, e quindi ancora di piu’ con l’India.

Il nostro Ministro degli Esteri Massimo D’Alema, ma anche Emma Bonino come Ministro per il Commercio Internazionale, hanno insomma il dovere in questo momento drammatico di fare tutte le pressioni possibili: inclusa una protesta contro l’acquiescenza attuale se non la complicita’ Indiana futura con la Giunta Birmana, e questo prima che succeda il peggio.

(Petizione online “Stand with the Burmese Protesters”)
 


L’Idolo del Partito Democratico: Clinton, o Honecker?

2007/Lug/26

A cosa penseranno mai i nuovi membri del nascente Partito Democratico in Italia: a Bill Clinton e ai Democratici americani, o a Erich Honecker, il dittatore comunista della Repubblica Democratica Tedesca?

Il leader radicale Marco Pannella non potrà partecipare come candidato alle primarie per la segreteria del Partito democratico. Lo ha stabilito l’ufficio di presidenza del nascituro soggetto politico unitario, riunitosi questa mattina nella sede di piazza Santi Apostoli a Roma. I sei membri che compongono l’organismo (Maurizio Migliavacca, Antonello Soro, Mario Barbi, Vittoria Franco, Patrizia Toia e Lella Massari) avrebbero maturato la valutazione secondo la quale la candidatura di Marco Pannella risulta nettamente in contrasto con il regolamento e lo spirito della Costituente del Partito democratico.


Veltroni Si Da’ Alle Barzellette

2007/Lug/13

Referendum, Veltroni al comitato: “Non firmo ma vi sostengo”

Non sottoscrivo perché candidato al Pd che fa parte di una maggioranza nella quale ci sono opinioni diverse

Insomma: primo non scegliere. E guai a chi alza la testa.

Come scritto in un commento precedente a un mio blog…cosa possiamo aspettarci da un Paese che ha la forma di una scarpa?


90 Anni Dopo Il Proprio Suicidio, l’Europa Deve Scegliere

2007/Lug/02

(pubblicato su Notizie Radicali del 4 Luglio 2007)

Fra un summit UE e l’altro, e’ facile perdere di vista quanto i problemi da affrontare siano ben piu’ importanti che in passato.

Essendosi espansa a includere i Paesi precedentemente dietro la cortina di ferro, la UE deve infatti trovare un modo per funzionare malgrado i suoi Stati membri vivano in periodi storici differenti.

Chiamatela quindi “Costituzione”, chiamatelo “Trattato”, chiamatelo “Paperino” ma un nuovo insieme di regole e’ necessario per una prospettiva futura invece che un’implosione. E definirlo compiutamente non sara’ semplice.

Il vecchio nucleo occidentale e’ parecchio in avanti rispetto ai nuovi membri orientali, riguardo alla convivenza di interessi nazionali in una Unione di molti Stati. Non che i Polacchi o i Cechi siano lenti di comprendonio: il fatto e’ che dopo aver messo sotto ghiaccio il loro sviluppo nazionale sotto la dominazione sovietica, e’ per essi fin troppo naturale rimettere sul tappeto questioni storiche e di difesa strategica che potrebbero apparire a noi reliquie da seconda guerra mondiale.

E infatti e purtroppo, quelle sono esattamente le domande che non possono interessare alle loro controparti occidentali. Poiche’ per questi ultimi, per noi, la Storia e’ nel migliore dei casi un fastidio.

L’Europa e la cultura europea si sono suicidate quasi esattamente 90 anni fa, piu’ o meno nei giorni della grande, inutile strage della battaglia della Somme.

Tutti gli imperi che iniziarono baldanzosi la Prima Guerra Mondiale furono danneggiati irreparabilmente entro tre anni ed in tutti i Paesi partecipanti soltanto i nazionalisti piu’ biechi non provarono orrore di fronte alla carneficina superflua. A complicare la situazione, milioni erano andati a combattere ispirati da un patriottismo entusiastico, aromatizzato spesso da riferimenti religiosi. E questo in Gran Bretagna, in Francia, in Germania, in Russia, in Italia, dappertutto seguendo modelli molto simili: hanno marciato contenti di uccidersi l’un l’altro, apparentemente ignari delle loro straordinarie somiglianze.

Gli Europei hanno continuato a pugnalare se stessi per altri 30 anni: forse una conseguenza ovvia, con il senno di poi, perche’ la loro guerra non poteva concludersi, vista la sostanziale equivalenza sociale, culturale, economica e storica dei combattenti, che in un suicidio totale, dei corpi e della cultura.

Gli USA entrarono ufficialmente in guerra il 2 aprile 1917. Quel giorno per l’Europa, direbbe Hemingway, suono’ a lutto la campana .

Saltiamo velocemente al 1947. Decisi a distruggersi, gli Europei erano riusciti a completare la Grande Guerra con una Seconda e ancora piu’ grande. Un enorme pezzo di continente fu allora consegnato dalla Storia a quell’esperimento guasto chiamato Comunismo Sovietico.

Un altro grande pezzo, a Ovest, decise invece di rinunciare alla memoria, e far finalmente riposare i suoi fantasmi. Basta nazionalismo violento, basta con il desiderio di schiacciare il vicino, basta con le discussioni su come riparare questo o quel torto storico e quindi, avanti a a tutto vapore con un’Unione di Stati sovrani, abbandonando per strada la religione e altre vecchie abitudini (dal “padre padrone” a “il posto della donna e’ in cucina”).

Alcuni la chiamano “modernita’”. Sessanta anni piu’ tardi, il processo e’ quasi completo.

Non esiste aspetto della vita europea (occidentale) contemporanea che non sia stato influenzato dalla modernita’. Il rinnovamento artistico degli anni ‘20 ha generato una varietà incredibile di movimenti. La religione e’ in declino, particolarmente la religione organizzata. E’ diventato perfettamente normale praticare l’omosessualità e allevare bambini senza madre o padre, cose considerate devianti non piu ‘ di 30 anni fa.

E’ irragionevole immaginare i pronipoti di chi fu mandato a morire sulla Marna o a Caporetto, accettare le iniziative dei loro governi senza molto scetticismo.

Ma quella non e’ l’esperienza altrove sul continente . Per esempio la “liberazione” delle donne occidentali e’ riconducibile direttamente alla necessita’ di far funzionare l’economia anche se gli uomini erano al fronte. In paesi comunisti invece, il desiderio di “liberare” uomini e donne e’ stato storpiato sinonimo di trasformare i cittadini in Servi dello Stato.

L’esperienza in Medio Oriente e’ ancora piu’ diversa. Chissa’, forse senza Prima Guerra Mondiale ci sarebbe ancora adesso da lottare per il suffragio universale e femminile… nelle democrazie liberali! (Gli USA, naturalmente, sono un soggetto a parte).

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E così il nuovo gruppo di Paesi orientali non può semplicemente entrare nell’Unione Europea senza urla, calci e pugni: particolarmente, la Polonia, un antico impero dal Baltico al Mar Nero, smembrato e spostato con forza verso ovest dai potenti vicini.

I negoziati sempre in corso saranno fruttuosi? Speriamo ci si ricordi, che i fallimenti scompaiono dalla memoria. Speriamo invece che venga lasciato un segno nella storia. Immaginiamo la Germania riconoscere il diverso percorso storico della Polonia, per esempio, riuscire poi a convincere Varsavia a transformarsi in traino dell’Unione: chiudendo finalmente 13 secoli di inimicizia.

Se la UE riuscira’ davvero ad accomodare in maniera razionale tanti Paesi con una tal varieta’ di esperienze, desideri e preoccupazioni, sara’ pronta per un’espansione ulteriore: Turchia, Ucraina, Israele, Marocco, Tunisia… e perche’ no? Trasformandosi in una specie di nuove, spontanee Nazioni Unite , l’Unione diventera’ allora il primo regalo all’Umanità da parte di un’Europa risorta piu’ pacifica.


Terrorismo da parte de La Repubblica

2007/Lug/01

Lettera inviata a La Repubblica

To: “Lettere al Direttore Repubblica” , “Redazione La Repubblica”

Caro Direttore, cara Redazione

Negli ultimi giorni, a seguito dei presunti attentati di Londra, “La Repubblica” non ha fatto altro che parlare di paura, paura e paura.

Paura a Londra, paura per il concerto di Diana, paura a Glasgow.

Ora, non sono sicuro chi sia il vostro corrispondente da Londra ma fatelo rientrare in Italia perche’ se ha tanta paura e’ meglio che se ne vada.

Io ero a Londra il 7 luglio 2005, ero a Londra giovedi’ scorso e continuo a vivere a Londra. NON vivo in alcuna paura di attentati, e anche se sono consapevole che possono capitare, piu’ che non trascurare pacchi e valigie sospette non posso.

E quindi vado a lavorare in treno, in autobus, in taxi, in metropolitana, a piedi, come sempre.

Professionisti o dilettanti che siano, ci sono dei tizi che vogliono spaventare. Aver paura significa quindi aver perso. E quindi io non ho paura. Amen.

E questo non perche’ io sia piu’ speciale degli altri. Sono in compagnia di centinaia di migliaia di persone. Venite pure a vederli, tutti a fare il loro mestiere come al solito, altro che “paura e paura”. Amen di nuovo.

Trovatemi un Londinese che abbia paura. A parte quelli che scrivono per La Repubblica, naturalmente.

Il vostro comportamento non e’ un problema trascurabile. Grazie a voi e a tanta stampa e TV italiana, devo passare ore interminabili a tranquillizzare i miei genitori.

Possibile che non abbiate meglio da fare che terrorizzare due pensionati? E non avete miglior modo di scrivere che titillare i sentimenti piu’ primitivi dei lettori?

Fatevene una ragione di vita. In questo periodo della storia possono esserci attentati. Possono anche esserci incidenti stradali, fughe di gas, rapine a mano armata, infarti, tumori, e non e’ mai trascurabile il numero di persone che muore scivolando in bagno.

Chi e’ terrorizzato dalla toilette, smetta di lavarsi.

saluti
maurizio morabito


Nonviolenza e Liberta’ di Espressione

2007/Giu/29

Un applauso all’articolo di Francesco Pullia “Tolleranza laica e vigliaccheria blasfema” (Notizie Radicali, 25 giugno).

La difesa e la promozione dei diritti civili sono e devono essere infatti ottenute secondo il principio del Satyagraha, della nonviolenza, ben distinto sia dalla violenza, sia naturalmente dalla arrendevole non-violenza.

Se devo attraversare una citta’ in guerra e conosco quali strade sono infestate di cecchini e quali no, e scelgo le prime, cosa avro’ ottenuto dopo essermi fatto sparare? Avro’ solo dimostrato che li’ c’erano i cecchini, cosa arcinota fin dall’inizio, grazie.

Non avro’ combinato niente sul lato di come liberare la citta’ da quel poblema.

Di converso: se quel tizio che non crede che gli astronauti siano atterrati sulla Luna, si piazza davanti a Buzz Aldrin urlandogli di “Confessare la verita’“, e Aldrin gli da’ un manrovescio (o era un pugno?), e’ forse quello un attentato alla libera espressione delle idee?

Chi potrebbe mai dire che dei due, sia stato l’anziano astronauta ad evocare il demone della violenza?

Il Satyagraha, la nonviolenza Gandhiana, che non significa aspettare di farsi ammazzare, non significa neanche fare della violenza gratuita e provocatoria.

Significa seguire il Mahatma nel principio dello Swaraj, cercando di controllare la propria voglia di urlare e dominare gli altri, nel desiderio di vivere con tutti in termini di compassione ed uguaglianza (*). Perche’ i diritti civili sono di tutti.

Ora, con tutti i problemi che esistono sul pianeta, davvero non me ne importa un tubo della voglia degli organizzatori della mostra al quartiere San Vitale di Bologna, di farsi impallinare, o di riuscire a dominare chi si ritiene offeso dell’esistenza stessa di quella mostra.

Gli uni (e gli altri) fanno parte del problema, non della soluzione.

(*) libera traduzione da “The Clash Within: Democracy, Religious Violence, and India’s Future” di Martha C. Nussbaum, Belknap Press/Harvard University Press, 2007


Vittoria per Luigi Moncalvo

2007/Giu/26

Chissa’ se sono l’unico italiano che non sapeva fino ad oggi chi fosse, il Luigi Moncalvo che un mese fa e’ stato risarcito con €300 condonate, dopo che due anni fa su Internet la sua reputazione e’ stata offesa (come da sentenza) dalla frase “Gigi Moncalvo, ex idiota, ora riabilitato dai più, famosa la sua faccia da rimprovero“.

Avra’ ragione Zambardino a dire che non vale la pena di appellarsi, a quella sentenza? Forse e’ salutare per tutti diffondere il piu’ possibile la notizia, in tutti i particolari da cui poter trarre i dovuti insegnamenti.


L’Incompetenza Regna Sovrana

2007/Giu/21

Fra un fischio e una contestazione, con i sindacati che minacciano scioperi, il Governo Italiano si e’ ritrovato il Tesoretto fra le mani, e di questi giorni e’ la notizia che la disoccupazione e’ ai minimi dal 1992.

Vabbe’ che il Signor B sa anche fin troppo bene come manipolare giornali e televisione, ma possibile che nella truppa al Governo adesso non ci sia uno con mezza competenza nel migliorare l’immagine di Prodi & Co.???

Penseranno forse che darsi una lustrata sia commettere “peccato”?