2008/Mag/04
SEMINARIO - ALTE QUOTE 2008
ALTE QUOTE - Verso la costituzione di un gruppo di attenzione interdisciplinare per la ricerca meteo-climatica in alta montagna e gli aspetti ambientali correlati
SEMINARIO - 14 maggio 2008
Università degli Studi - Facoltà di Agraria
Aula Magna (C03) - Via Celoria, 2 - Milano
OBIETTIVI - Le grandi montagne sono ecosistemi unici la cui sopravvivenza è un dovere sia nei confronti delle future generazioni sia per la salvaguardia di risorse turistiche e culturali di inestimabile valore. Dalle grandi montagne dipendono le popolazioni della pianura per l’approvvigionamento idrico, per la produzione di legname e più in generale le montagne racchiudono un patrimonio di diversità biologica ed antropologica che trova pochi eguali nel resto del mondo.
Le grandi catene montuose hanno un effetto rilevantissimo sul clima del pianeta sottraendo umidità alla circolazione generale ed alterando la circolazione generale stessa. Basti pensare, ad esempio, a quanto diverso sarebbe il clima padano senza la presenza delle Alpi o il clima europeo senza la presenza delle montagne Rocciose: recenti studi (Seager, 2002) hanno, infatti, evidenziato che la mitezza del clima europeo è in larga misura determinata non dalla Corrente del Golfo, ma dalla circolazione atmosferica che sull’Europa assume una caratteristica componente da sud per effetto delle Montagne Rocciose.
L’importanza ambientale ed economica, oltre che l’amore per la montagna, hanno spinto negli ultimi 50 anni ad intensificare le attività di ricerca negli ambienti estremi montani, sia per conoscerne le peculiari caratteristiche ancora oggi poco note sia, più recentemente, per cogliere testimonianze di cambiamenti i cui processi sono ancora da identificare completamente.
In tale attività è particolarmente attivo da oltre venti anni il Comitato Ev-K2-CNR, che promuove, anche attraverso l’Unità di Ricerca del Dipartimento Terra e Ambiente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, recentemente costituito presso l’associazione, la ricerca scientifica interdisciplinare utilizzando dati provenienti dai monitoraggi effettuati nelle catene dell’Himalaya, Karakorum, Alpi, Appennino e Ruwenzori nell’ambito del loro Progetto SHARE (Stations at High Altitude for Research on the Environment). In occasione del seminario, Ev-K2-CNR allestirà un collegamento in diretta con la spedizione SHARE-Everest 2008, che sarà impegnata nell’installazione dei una stazione meteorologica a Colle Sud, Monte Everest, a 8000 metri di quota.
Da tali presupposti e da altri che emergeranno nel corso del seminario nasce l’idea di attivare un gruppo di attenzione ai temi della ricerca meteo-climatica applicata in alta montagna che veda il più ampio coinvolgimento di università, enti di ricerca ed appassionati.
PROGRAMMA RELAZIONI
09:15-09:30 Saluti autorità
Preside della facoltà di Agraria, Claudia Sorlini
Direttore del DiProVe, Maurizio Cocucci
Rappresentante Unimib, Angelo Cavallin
Direttore Generale Ev-K2-CNR, Beth Schommer
Parte Prima: Lo stato delle conoscenze
09:30-09:45 Serie storiche dell’area alpina e delle zone al contorno (Maurizio Maugeri)
10:00-10:15 L’alta montagna e la scienza del suolo (Roberto Comolli)
10:15-10:30 L’alta montagna e le risorse idriche (Claudio Smiraglia)
10:30-10:45 L’alta montagna e le tracce dell’inquinamento globale (Valter Maggi)
10:45-11:00 L’alta montagna e la misura del trasporto degli inquinanti nell’aria (Paolo Bonasoni)
11:00-11:30 Pausa
Parte Seconda: Prospettive di ricerca
11:30-11:45 Il Progetto SHARE e le basi di dati disponibili per l’alta montagna (Elisa Vuillermoz)
11:45-12:00 Le serie storiche della valle del Khumbu (Simone Parisi, Emanuele Cabini, Luigi Mariani,
Elisa Vuillermoz, Gianni Tartari)
12:00-12:15 Iniziative internazionali di ricerca in alta quota e la neonata attività CEOP-High Elevations
(Gianni Tartari, Emanuela Manfredi)
DIBATTITO
12:15-13:00 Verso un gruppo di attenzione interdisciplinare alla ricerca meteo-climatica in alta
montagna ed agli aspetti ambientali correlati (coordina: Luigi Mariani)
COME RAGGIUNGERE LA SEDE
In auto: chi arriva dalle autostrade può raggiungere via Celoria dalla tangenziale Est (uscite v.le Rubattino o Lambrate). Dalle stazioni ferroviarie di Milano Centrale, Stazione Nord, Porta Garibaldi o Lambrate, la sede del convegno è facilmente raggiungibile con la linea 2 (linea verde) della metropolitana, scendendo alla stazione di Piola. Dall’aeroporto di Linate: bus 73, scendere all’incrocio con Corso 22 marzo e prendere il filobus 91 che percorre viale Romagna, scendendo all’incrocio con Via Pascoli. Dall’aeroporto di Malpensa: treno Malpensa Express fino alla Stazione Nord ove si prende la linea 2 (verde) della metropolitana scendendo alla fermata di Piola. I bus e filobus sopra indicati sono usufruibili con il semplice biglietto urbano ATM, che dopo la vidimazione ha validità per 75’. Per usufruire del Malpensa Express occorre un apposito biglietto che si acquista all’aeroporto o alla Stazione Nord.
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Pubblicato da omnologos
2008/Apr/26
Carlo Stagnaro (si’, proprio lui) ha deciso di citarmi sul blog de Il Foglio: “Gli ambientalisti costruiscono la loro nuova fede alla Nicea del global warming“:
La religione del global warming ha finalmente avuto il suo Concilio di Nicea. Il blog RealClimate.org – una specie di assemblea dei saggi dell’allarmismo climatico – ha pubblicato un importante post in seguito alla scomparsa di Ed Lorenz. Lorenz ha conquistato la fama pubblica e l’immortalità scientifica inaugurando le teorie del caos e sintetizzandole nell’effetto farfalla: il battito d’ali di una farfalla in Brasile può causare un uragano in Texas. I redattori di RealClimate.org si sono sentiti in dovere di spiegare che sì, l’effetto farfalla crea qualche grattacapo a chi vorrebbe sfruculiare le interiora di gallina per cavarne previsioni affidabili sulle temperature tra cent’anni. Però, nessun grattacapo è insuperabile se lo si seppellisce sotto una dichiarazione di fede: e hanno risolto la questione deliberando in questa maniera: “But how can climate be predictable if weather is chaotic? The trick lies in the statistics. In those same models that demonstrate the extreme sensitivity to initial conditions, it turns out that the long term means and other moments are stable. [...] Climate change then is equivalent seeing how the structure changes, while not being too concerned about the specific trajectory you are on”. Che può essere liberamente tradotto così: non importa cosa succede oggi, cosa è accaduto ieri, come andranno le cose domani; i nostri modelli guardano oltre, all’alba del giorno dopo, e allora si dimostreranno infine giusti e il mondo sarà un’immensa palla rovente a causa dell’uso indiscriminato degli spazzolini elettrici. Come ha rivelato l’attento Maurizio Morabito, “la mancanza di attenzione per la traiettoria specifica del riscaldamento globale fa sì che letteralmente non possa esistere alcun set di osservazioni in grado di falsificare i modelli”. A differenza del Concilio di Nicea del 325 dC, che era una cosa seria tanto che siamo qui a quasi due millenni di distanza e ancora ne parliamo, il pronunciamento di RealClimate.org non ha a che fare con la Verità ma con la fuffa, non con la vita eterna ma col cattivo tempo. Non c’è proprio più religione.
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Pubblicato da omnologos
2008/Apr/24
Momenti di comicita’ involontaria sul sito RealClimate, considerato da molti il Faro e/o l’Oracolo per cio’ che concerne i cambiamenti climatici di origine antropogenica.
Gestito da ricercatori della NASA sotto lo sguardo dell’esimio James Hansen, “RealClimate” si propone da anni come il sito “de rigueur” per chi crede che le attivita’ umane stiano cambiando il clima in una maniera che a breve (nel giro di qualche decennio) si rivelera’ disastrosa.
Il problema pero’ e’ che come si sa, anche le previsioni del tempo a due settimane se non due giorni possono essere completamente sbagliate, per cui a tutta prima pensare di sapere quanto piovera’ nel 2087 o quanto saranno estese le zone desertiche nel 2103 sembrerebbe davvero eccessivo. Il tempo contiene elementi molto instabili, per cui una piccola variazione iniziale puo’ portare a risultati assolutamente divergenti.
RealClimate (attenzione: il gruppo intero, non solo uno o due persone come di solito) ha deciso di rispondere a quel dubbio approfittando della morte di Ed Lorenz, lo scienziato americano che sviluppo la Teoria del Caos proprio a partire dalle sue esperienze di metereologo.
Sfortunatamente, in “Le Farfalle, I Tornado e I Modelli Climatici” il gruppo di RealClimate ha inavvertitamente dichiarato al mondo che i modelli climatici non possono praticamente essere mai falsificati: qualunque cosa succeda, cioe’, sia che faccia caldo, o freddo, o piova, o sia secco, o se ci sono piu’ uragani, o meno uragani, o piu’ tornado, o meno tornado, o se la calotta polare si scioglie, oppure se ingrandisce di dimensione: qualunque fenomeno atmosferico, semplicemente non potra’ mai essere usato per negare veridicita’ ai modelli climatici che prevedono il riscaldamento globale e il cambiamento climatico.
Discorsi perfettamente analoghi si applicano anche a qualunque insieme di fenomeni atmosferici nel breve periodo, dove per “breve periodo” si intende probabilmente “di durata inferiore ai venti o trenta anni”.
Entro in piu’ dettagli nel mio blog sul clima (in inglese: “RealClimate rende la vita piu’ difficile ai modelli climatici” e “Ulteriori considerazioni sulla infalsificabilita’ dei modelli climatici su RealClimate“) quindi almeno per ora mi limito a una brevissima citazione:
[...] per il problema del clima, il tempo metereologico (o la traiettoria individuale) e’ [solo] rumore [...]
Se per esempio i modelli indicano riscaldamento prossimo venturo, e i termometri indicano Gennaio e Febbraio 2008 come abbastanza piu’ freddi del solito, RealClimate puo’ comunque dire che i modelli sono giusti, e si tratta solo un fenomeno momentaneo (il “tempo”, appunto: “rumore”).
E se i modelli dicono che all’aumentare della concentrazione di gas-serra devono aumentare le temperature globali, mentre tale aumento si e’ interrotto dal 1998, di nuovo RealClimate puo’ dire che i modelli sono giusti, e che semplicemente la strada verso un pianeta piu’ caldo passa per alcuni anni senza aumento del riscaldamento (la “traiettoria individuale”).
L’unica maniera per verificare i modelli climatici sembra essere l’aspettare venti o trenta anni per vedere se il riscaldamento c’e’ stato. Difficilmente pero’ un tale atteggiamento puo’ essere usato per giustificare gli interventi drastici e illiberali che tanti richiedono, anzi pretendono.
Lo stesso Gavin Schmidt di RealClimate, in un blog di qualche mese fa, ha detto esplicitamente che le osservazioni servono “a migliorare i modelli” (invece che, che ne so, elaborare quelle “bestemmie” che sarebbero nuove interpretazioni). In altre parole: non e’ il modello climatico ad essere subordinato al mondo esterno, ma l’esatto opposto…
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Forse e’ solo un triste caso di “amore soffocante”, con i modellisti cosi’ innamorati dei modelli, da proteggerli a ogni costo, estraniandoli pero’ allora dalla “scienza” che e’ fatta, appunto, di teorie falsificabili, non corazzate contro qualunque critica o osservazione.
E’ davvero ironico che cio’ accada su RealClimate, dove non e’ praticamente possibile postare commenti se non di elogio e di accordo per i gestori del sito.
RealClimate, insomma, e’ il posto impermeabile al mondo esterno, dove modellisti impermeabili al mondo esterno pubblicano articoli impermeabili al mondo esterno…
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Pubblicato da omnologos
2008/Apr/22
Ricevo e rimando l’intervista andata al noto ingegnere e scrittore Roberto Vacca, oggi a skytv.it in occasione dell’”Earth Day”:
E’ ragionevole minimizzare l’uso di energia, acqua, metalli: il risparmio evita sprechi e ci rende più ricchi ed efficienti. Meno ragionevole installare pannelli fotovoltaici perché hanno rendimento basso (14%) e sono costosi, quindi sprecano risorse: meglio investirle in ricerca per realizzare fotovoltaico ad alto rendimento.
Il risparmio non va fatto per i motivi sbagliati, ad es. per timore che le attività umane producano riscaldamento globale del pianeta. Non lo producono: gli allarmi di Al Gore e IPCC sono infondati. Il clima varia per cause astronomiche con ciclo di 100.000 anni. Su Nord Europa e America 20.000 anni fa c’era uno strato di ghiaccio spesso 2 km: in 10.000 anni si è sciolto e il clima interglaciale ha favorito lo sviluppo delle nostre civiltà. L’attività solare, poi, produce un ciclo di mille anni: ora siamo in fase di alta temperatura, ma era più alta 1000 anni fa quando la Groenlandia era verde. Queste spiegazioni sono condivise da Freeman Dyson (uno dei maggiori fisici viventi) e da climatologici esperti (ad es. Prof. Luigi Mariani, Università di Milano, IBIMET, Istituto Biometeorologia CNR Bologna, etc.).
Le ragioni giuste per risparmiare sono, ad es., che il petrolio è più utile per alimentare l’industria petrochimica e quella farmaceutica, che non per essere bruciato.
Le iniziative come Earth Day sono inopportune: Il pubblico, esortato a risparmiare per ragioni sbagliate, quando capirà che non è l’uomo a modificare il clima del pianeta, ricomincerebbe a sprecare allegramente.
Iniziativa giusta sarebbe quella di far capire a tutti come stanno davvero le cose. Va fornita al pubblico informazione su quanta energia, quanta acqua, quante risorse consumiamo giorno per giorno. Poi sfidiamoci a risparmiare e controlliamo che cosa abbiamo ottenuto.
Il risparmio non si ottiene, ad esempio, usando un’auto che consuma pochissimo – se pi la usiamo per viaggi che si rivelano inutili. Serve organizzazione logistica per aumentare i rendimenti, evitare di costruire macchine e strutture inutili e risparmiare non solo energia ma anche tempo.
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Pubblicato da omnologos
2008/Apr/08
Risposte al blogger Leucophaea che dice di voler restare calmo riguardo il recente “Caso Gonfiato dell’Iceberg Antartico“:
- Il riscaldamento globale non c’e': o meglio, se c’e', non sappiamo ancora se sia globale o no, visto che all’IPCC ammettono a denti stretti che le osservazioni del riscaldamento sono quasi tutte europee.
- E’ la fine dell’estate, il periodo di massimo riscaldamento. E quindi il momento piu’ probabile perche’ la banchisa si frantumi. Mi sembra un punto rilevante.
- In alcuni punti il Polo sud si riscalda, in altri si raffredda. Cosa succeda in Antartide e’ una cosa ancora tutta da scoprire. L’immagine sopra mostra trend dal 1981 al 2007 che arrivano al massimo a +/-0.1C per decade (quindi un totale inferiore a 0.3C. E visto che l’Antartide e’ freddo, non sono quelle differenze a causare granche’ cambiamenti). Ne parlavo giusto ieri, perche’ dalla NASA arrivano informazioni almeno apparentemente contraddittorie, sull’Antartide, incluso il fatto che l’area di scioglimento, nel 2008, e’ stata di 300mila kmq, lontano dalla media storica che e’ 860mila kmq. Il gia’ citato IPCC, poi, sottolinea continuamente come il riscaldamento al Polo Sud si e’ visto chiaramente solo nella Penisola Antartica: guarda caso, proprio’ dov’e’ la banchisa Wilkins.
- Le dimensioni dell’iceberg sono minime: minime rispetto all’intera banchisa Wilkins. Non dico di aspettare che si sciolga tutta…ma perche’ preoccuparsi se se ne stacca meno dell’1%? Altri e ben piu’ grandi iceberg si sono staccati dalle banchise antartiche, in passati recenti e remoti.
- L’estensione dei ghiacci marini antartici e’ un milione di kmq superiore alla media storica. Io il link l’avevo messo: al famoso sito Cryosphere Today dell’Universita’ dell’Illinois a Urbana-Champaign.
- I mesi appena trascorsi sono stati a livello globale fra i piu’ freddi degli ultimi anni. Non ho citato, quello, a riguardo del riscaldamento globale, ma proprio riferendomi alla banchisa Wilkins e al nuovo iceberg gigante. Se si e’ staccato in un periodo freddo, non possiamo certo imputare la sua dipartita al riscaldamento.
- Le conferme che la presunta instabilita’ climatica sia da imputare all’uomo non sono “infinite”. Sono tutte nelle pagine del secondo gruppo di lavoro del quarto rapporto IPCC, capitolo 1. A proposito, sono 26.285 conferme, insieme a 3.174 smentite.
- Su Franco Battaglia non mi pronuncio. Difendera’ le sue opinioni come piu’ gli aggrada. C’e’ da considerare che mentre chi crede nel riscaldamento antropogenico ha qualcosa in cui credere, appunto, chi ne e’ scettico per definizione non ha altro in comune con gli altri scettici, se non lo scetticismo. Sono consapevole quindi che ci sono un mucchio di svitati che non credono al riscaldamento globale, e che tanti di loro non usano i miei stessi argomenti, ne’ io i loro.
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2008/Mar/28
(grazie a FM per aver raccolto parte di queste informazioni)
“Alla deriva un iceberg gigantesco“, tuona il Corriere della Sera del 26 Marzo. “Antartide: l’iceberg gigante fa tremare il pianeta“, dice Il Manifesto. “COLLASSO ANTARTICO, ICEBERG DA 415 KMQ“, tuona l’ANSA.
Peccato siano le solite esagerazioni: anzi, ancora piu’ esagerate del solito: ingiustificatamente gonfiate nei numeri, e nell’analisi.
(1) NUMERI GONFIATI, ZERO IN GEOMETRIA
Ad esempio si dice un po’ ovunque che l’iceberg e’ “sette volte Manhattan“. Ora, Manhattan e’ di circa 80 kmq…come si arriva all’iceberg di 7×80=560 Kmq?
La fonte originale era chiara:
“[...] un grande iceberg, 41×2.5km (102kmq) si e’ staccato…portando alla disintegrazione di 405kmq della banchisa [di Wilkins] interna [...]
In Italia invece tutto cio’ è diventato, su RaiNews24 (dove la geometria piu’ elementare e’ sconosciuta):
“Un mastodontico frammento di una banchisa antartica grande 415 chilometri quadri si e’ staccato [...] Il blocco e’ lungo 41 chilometri ed e’ largo 2,4“
Anche sui quotidiani italiani, una serie di strafalcioni hanno mostrato un “pensiero unico”. A parte il Corriere e il Manifesto gia’ menzionati:
Il Giornale: “La natura non fa sconti: un gigantesco frammento di Antartide, vasto circa 405 chilometri quadrati, si sta staccando dalla piattaforma principale di Wilkins Ice Shelf“.
La Repubblica: “Il frammento di 415 km quadrati si è separato dall’area dello Wilkins Ice Shelf - Antartide, si stacca iceberg gigante ‘E’ grande sette volte Manhattan’”
Wall Street Italia: “Il frammento di 415 km quadrati si è separato dall’area dello Wilkins Ice Shelf
Antartide, si stacca iceberg gigante ‘E’ grande sette volte Manhattan’“
E’ evidente che in molte redazioni si copia dall’ANSA senza neanche fare una verifica anche minima.
Se non altro alla CNN non hanno sbagliato i conti. Alla BBC, poi, cercano di essere molto molto cauti, e non si pronunciano sul “distacco”.
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(2) L’ICEBERG E… IL RISCALDAMENTO GLOBALE (CHE NON C’E')
La notizia di un iceberg che si stacca da una banchisa al Polo Sud, naturalmente, diventa subito “prova” del riscaldamento globale. Ma anche su questo si tratta di un’interpretazione praticamente senza base alcuna:
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E’ la fine dell’estate, al Polo Sud, il momento cioe’ di massimo riscaldamento
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La zona interessata e’ quella della
Penisola Antartica, dove da vari anni si nota un innalzamento delle temperature in opposizione all’abbassamento in corso in altre parti dell’Antartide stesso, come si vede in questa elaborazione della NASA

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La banchisa interessata ha una superficie fra i 13mila e i 16mila kmq, piu’ di 100 volte l’iceberg e piu’ di 25 volte la zona “disintegrata” (termine che fra l’altro vuol dire semplicemente “separatasi in blocchi di ghiaccio liberi di muoversi l’uno contro l’altro”, e non “scomparsa completamente”)
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Tutto considerato insomma, non ci sono le basi per dire che l’iceberg del 2008 “conferma che il clima sta cambiando e sta cambiando adesso“, come scrive invece EcoAlfabeta.
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2008/Mar/27
Quanti si preoccupano del “riscaldamento globale causato dalle attivita’ umane” non perdono quasi mai occasione di portare fenomeni metereologici fuori stagione come prova che il clima della Terra stia davvero cambiando.
Il problema è che il “tempo fuori stagione” ha accompagnato l’umanità molto a lungo. Così a lungoi, infatti, che la gente ha avuto modo di assegnare dei nomi precisi agli eventi metereological ritenuti eccezionali, e tuttavia ricorrenti.
Ecco una lista estratta da un articolo dal New York Times Magazine del 5 novembre 1933 (”L’Estate Indiana: un Mito ma anche un Fatto: cosa dicono i metereologi riguardo il periodo caldo autunnale“, di Charles Fitzhugh Talman):
Nomi per periodi caldi fuori stagione:
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Scioglimento di Gennaio (America del Nord; caldo sopra 0C, appunto, a Gennaio)
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Estate indiana (America del Nord, fra settembre a dicembre; giorni caldi e confortevoli d’autunno)
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Estate di San Martino (Europa, novembre; intorno ai giorni dedicati ai santi Luca, Martino, Michele, Brigitta, Teresa, o Venceslao; il nome esatto cambia a seconda della zona, e del santo)
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Altweibersummer (”Estate delle Vecchie Mogli”, Germania; periodo caldo a novembre)
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Giorni d’Alcione (Grecia antica, 14 giorni di tempo calmo intorno al solstizio di inverno)
Nomi per periodi freddi fuori stagione:
- Inverni dei Fiori (per esempio in Inghilterra, l’inverno del prugnolo, e l’inverno della bursaria; gli inverni dei Cercis e del corniolo in America del Nord; periodi freddi durante la primavera, fra aprile e maggio)
- Santi di Ghiaccio (Europa, maggio; giorni freddi intorno alle festivita’ dei Santi Mamerto, Pancrazio, Servazio e Bonifacio fra l’11 e il 14 maggio)
- Schafkaelte (”Freddo delle Pecore”, Germania, giugno; freddo abbastanza da causare problemi con gli agnelli piu’ giovani)
- Inverno della Squaw (America del Nord, fra settembre a novembre; freddo e neve prima dell’estate indiana)
- Inverno della Barbabietola (Francia, settembre a novembre; freddo abbastanza da gelare le barbabietole non ancora raccolte)
Nomi per periodi piovosi fuori stagione:
- Alluvioni Lammas (Inghilterra, inizio di agosto)
- Tempeste equinoziali (Roma antica ed Europa, entrambe intorno agli equinozi; America del Nord, intorno all’equinozio d’autunno; pioggie torrenziali, in America probabilmente le estremità settentrionali degli uragani)
Sono sicuro che ci sono molti più esempi in molte altre culture. La “verità” è semplicemente che “il tempo di stagione” non è scritto nella rocca: e non è mai stato…
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Pubblicato da omnologos
2008/Mar/26
Intervista a Luca Lombroso da GreenReport: ‘Il global warming “è finito” solo sui titoli dei giornali’ (6 Marzo 2008):
Cominciamo dall’Italia, dove il global warming era evidente fino a 3 giorni fa, tanto che in alcune località si è registrata la temperatura di 27 gradi, che “abitualmente” dovremmo avere a metà maggio
E’ davvero tremendo leggere dichiarazioni cosi’ profondamente errate da chi si fa passare per esperto del settore.
Le alte temperature che a volte si verificano d’inverno e cui si riferisce Lombroso, sono dovute all’effetto-Foehn, il vento che i Romani chiamavano Favonio e che si verifica vicino alle catene montuose. Il riscaldamento globale non c’entra assolutissimamente niente.
Una “svista” del genere e’ cosi’ madornale da far dubitare di ogni dichiarazione sul clima da parte del “tecnico” Lombroso. E’ come se un matematico dicesse che pi-greco e’ uguale a 3, o un giurista confondesse una causa civile con una penale. E Lombroso parla pure di “rigore scientifico”? Si vada a studiare un po’ di metereologia, e pensi al suo, di “rigore”…
E si legga un po’ di climatologia, gia’ che c’e': nessuno climatologo, neanche su RealClimate.org, dira’ mai che il riscaldamento globale e’ “evidente” in un episodio caldo…
Il resto dell’intervista non e’ meglio. Si arriva all’estremo ridicolo quando da una parte si lamenta il fatto che sul clima “intervengono non climatologi, ma esperti di altri settori“, e poi si elogia il lavoro dell’IPCC, che si appoggia all’intervento, appunto, di esperti di molti altri settori, e non solo di climatologi.
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2008/Gen/11
(commento al blog sull’IHT “Benvenuti nella nuova Era Nucleare“)
Vediamo se ho capito bene…finora, le uniche conseguenze pratiche di tutto il casino fatto intorno ai presunti, futuri cambiamenti climatici sono state:
(1) Il trasferimento di miliardi di euro dai contribuenti UE alle multinazionali del petrolio e dell’energia, grazie allo Schema di Compravendita delle Emissioni
(2) Un enorme incremento di sussidi all’agricoltura per spronare la coltivazione del granturco (nonostante sia ben noto l’estrazione di carburante dal granturco sia ecologicamente peggiore di quella dal petrolio)
(3) Un sostanziale aumento dei prezzi specialmente per popolazioni molto povere, in molte parti del mondo (visto che il prezzo del granturco e della soya sono aumentati)
(4) Il ritorno di una industria nucleare che prosperera’ grazie a garanzie (soldi) statali, e produrra’ montagne di scorie radioattive che nessuno sa ancora come gestire
Eh???
Se quanto sopra dovrebbe essere il mondo “piu’ pulito, piu’ verde” come ci viene detto, allora preferisco averlo sporco e marroncino, grazie!
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Pubblicato da omnologos
2008/Gen/08
Greenpeace ha annunciato che prendera’ le vie legali per fermare la decisione del Governo britannico di ricominciare a costruire centrali nucleari. Chissa’ quanti soldi saranno spesi in inutili avvocati…
Personalmente, a quelli di Greenpeace mi verrebbe da dire come Bart Simpson, “ciucciatevi il calzino!!!”.
Cosa si aspettavano? Greenpeace e tante altre organizzazioni di ogni genere e specie che piacciono sicuramente molto al nostro Pecoraro Scanio, non sono forse venute fuori anni fa con proclami del tipo “il cambiamento climatico (CC) e’ la piu’ grande sfida dell’umanita’” e “il riscaldamento globale (RG) e’ la piu’ grande minaccia alla sopravvivenza (del pianeta, di solito)”?
Perche’ abbiano deciso di parlare per iperboli penso di saperlo: non hanno saputo resistere alla ghiotta occasione di occupare il palco nel teatro delle decisioni politiche. O almeno, cosi’ la pensavano.
Ora, naturalmente chi era un po’ furbo ha fatto due piu’ due e capito che se CC e RG vengono davanti a tutto il resto, e’ chiaro che anche l’etanolo e l’uranio (e l’ETS europeo con i soldi aggratisse) sono soluzioni “vendibili”: e infatti sono state vendute e anche acquistate.
Per definizione, se OGNI altro problema ambientale e’ INFERIORE a quello del CC e del RG, allora e’ preferibile e puo’ essere scelto. Sono sicuro che non abbiamo ancora visto l’ultima furbata.
D’altronde, se sei nella padella e stai per morire anche la brace ti sembrera’ invitante.
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Questa “lobby ambientalista” tatticamente e strategicamente imbelle e’ sicuramente il miglior nemico che uno possa mai sognare di avere.
Idioti: perche’ se invece di isterismi politicamente dubbi (non si sa perche’, tutte le soluzioni sembrano invocare un aumento della presenza statale?) Greenpeace avesse POSTO LA DOMANDA GIUSTA, vale a dire la questione ambientale/antropica (occupazione del territorio; abuso del “bene comune” ambientale; demografia; poca differenziazione delle fonti energetiche; etc), ALLORA il NUCLEARE e l’ETANOLO NON SAREBBERO STATI proponibili come soluzioni. E non saremmo qui a lamentarcene.
Guarda caso, invece, i negoziati sul contenimento delle emissioni vanno a rilento, l’accordo di Kyoto era una presa in giro, quasi nessuno e’ riuscito a rispettarlo, etc etc.
Se adesso (puta caso) si scopre poi che il RG e il CC non ci sono o comunque non sono poi dei problemi cosi’ gravi, Greenpeace e gli altri, che hanno messo tutte le loro uova nello stesso cesto perderanno ogni credibilita’.
E chi se ne approfittera’, se non quelli che se ne sono gia’ approfittati fino ad adesso?
Nel frattempo, la questione ambientale/antropica non se la impippera’ nessuno. E noi, cui anni fa la benzina senza piombo era stata propagandata come “verde”, e adesso ci viene detto di comprare la lavatrice “verde”, rimarremo qui ad aspettare la prossima trovata sempre piu’ fortissimamente e inutilissimamente “verde”…
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2007/Dic/12
A chi si prenda la briga di leggere l’AR4-WG2, il resconto del Gruppo di Lavoro 2 nel Quarto Rapporto di Valutazione dell’IPCC (l’organizzazione ONU che si occupa di cambiamento climatico) potra’ sicuramente essere perdonato il pensiero che dietro alle tante paure legate al riscaldamento globale ci sia un colossale malinteso su quali siano i dati davvero disponibili
Quel documento contiene infatti una mappa di “cambiamenti significativi” (CS) osservati nel mondo, ripetuta dappertutto e che si puo’ ad esempio vedere nel Sommario per i Legislatori (a pagina 10, figura SPM.1).
Viene indicato un totale di 29.459 “cambiamenti significativi” (CS). Un numero impressionante, alla prima occhiata.
Peccato pero’ che ben il 96% di quei cambiamenti siano tutti in Europa. Insomma neanche l’IPCC e’ riuscita a scovare piu’ di 1.225 CS fuori dall’Europa.
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Questa enorme disparita’ geografica enorme non migliora quando contiamo quanti di quei CS siano realmente “concordanti con il riscaldamento globale”.
Di quelli l’IPCC ne trova, su tutto il pianeta, 26.285. Di nuovo, il 96% sono in Europa. Anzi, 25.022 sono CS europei e relativo “a sistemi biologici”. Cioe’, il 95% del totale.
Quello significa fuori dall’Europa, il IPCC non ha trovato che 1.150 CS “concordanti con il riscaldamento globale”. Si confronti quel numero con quanti CS europeo non sono “concordanti con il riscaldamento globale”: 3.100
Quindi, abbiamo due volte piu’ cambiamenti in Europa che CONTRADDICONO il riscaldamento globale, che cambiamenti nel resto del mondo CONCORDANTI con esso.
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Notevole anche la distribuzione dei “cambiamenti osservati” non-Europei. Soltanto 7 di numero per tutta l’Africa, 114 per l’Asia e 144 per le regioni polari.
Ma ancora piu’ rimarchevole e’ che nell’America del Nord (dove ci si aspetterebbe molti ricercatori risiedano, e molte osservazioni vengano condotte), solo 810 “cambiamenti significativi” sono stati segnalati.
Di quelli, 752 sono consistenti con il riscaldamento globale, cioe’ il 3% del totale.
E quindi per tirare le somme: 96% dall’Europa. 3% dal Nord America. Quasi niente, altrove.
Qualcuno mi spieghi quanto globale possa cio’ essere…
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Pubblicato da omnologos
2007/Nov/25
In una mailing list italiana un noto personaggio televisivo mi ha chiesto “perche’ hai una posizione aggressiva in materia di cambiamenti climatici (peraltro ben esplicitata da quanto scrivi nel tuo blog)?”. Di seguito la mia risposta:
In realta’ scrivo tanto sui Cambiamenti Climatici (CC) ma si tratta di un effetto collaterale del mio atteggiamento scettico un po’ per istinto, un po’ per apprendimento.
Ai miei tempi mi sono formato in campo scientifico anche dietro a Skeptic Magazine, e James Randi e’ lassu’ nel mio Pantheon, assieme a Penn&Teller, Michael Shermer e tanti altri. A suo tempo leggevo anche la mailing list del Cicap.
Di astrologi e veggenti mi sono un po’ rotto, pero’, anche se trovo divertenti le pareidolie periodicamente fatte a pezzi dal Bad Astronomer (BA e’ un blog che consiglio di leggere, anche se sul clima io e Phil Plait la pensiamo molto diversamente)
Comunque, mi piace molto tenermi aggiornato dal punto di vista scientifico, sia da Scientific American, sia da Le Scienze, sia da American Scientist (piu’ una caterva di siti web di riviste varie. Ma New Scientist non lo sopporto, come stile).
Quando c’e’ bisogno mi leggo gli originali, anche se l’accesso da quando ho lasciato l’ambiente accademico e’ molto piu’ ristretto.
Se uniamo le due cose, otteniamo un tizio (me) che legge articoli scientifici con un occhio scettico, in maniera critica cioe’, perche’ quello che pretendiamo dal primo cafone illusionista lo dobbiamo richiedere anche a Lancet e Nature.
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Il CC da questo punto di vista e’ la “Tempesta Perfetta” per vari motivi.
Prima di tutto, francamente tanti studi sono campati in aria, tante affermazioni sono senza base scientifica, e tante previsioni sono solo lugubre paure del futuro. Non dico che la climatologia moderna vada buttata al macero, pero’ trovo difficile pensare che siano cose serie piu’ di una minima parte delle 428 e piu’ previsioni di cambiamento dovuto al riscaldamento globale.
Per far luce sulla situazione “vera”, proprio in questi giorni sto spulciando l’AR4-WG2 dell’IPCC pagina per pagina, per cercare finalmente di capire quali conseguenze del CC siano gia’ successe o stiano succedendo proprio adesso.
La prima cosa che salta all’occhio pero’ e’ che dei 26′200 cambiamenti riportati “consistenti con il riscaldamento” , ben 25mila siano relativi a sistemi biologici in Europa. Si tratta del 95.5% tutti da un continentino piccolo piccolo. E chissa’ quanti di quei cambiamenti sono legati fra di loro.
Insomma ci sono quasi tre volte piu’ cambiamenti “INconsistenti con il riscaldamento” in Europa (3′100) che cambiamenti “consistenti con il riscaldamento” nel resto del mondo (1′177)
E poi mi si chiede perche’ resto scettico? Che ci posso fare, se chiedo di “vedere per credere”? E cosa sbaglio?
Dei modelli del clima, non parlo neanche.
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Non si tratta comunque di attenzioni che riservo solo al CC. Ecco qui il mio commento in inglese a una fesseria pubblicata su The Lancet, l’ennesima associata alla Food Standards Agency britannica.
Questo poi e’ un mio articolo sempre in inglese sulla diatriba riguardo le linee elettriche e il cancro.
E infine una collezione di errori madornali e non, trovati sulle pagine di Astronomy Magazine.
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Ma e’ facile notare che tanti dei miei pezzi parlano di Cambiamento Climatico. Un grosso problema che ho con l’allarmismo climatico e’ infatti dovuto al suo debordare nella politica. Al momento e’ il carrozzone su cui sale chiunque vuole mangiarsi un po’ della nostra liberta’, cercando di pilotarci grazie alle paure (vedi Ban Ki-Moon e le sue stupidaggini sul Darfur).
Queste pero’ naturalmente sono considerazioni politiche per cui ciascuno la pensi come vuole.
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Pubblicato da omnologos
2007/Ott/13
Ho pubblicato ieri una delle notizie false della MNN, nella quale si incolpava il Cambiamento Climatico della grande frana di Sesto Pusteria.
Per ora la previsione dell’ascesa del Ministro Pecoraro Scanio a Maresciallo d’Italia Plenipotenziario non si e’ avverata.
Pero’, a dimostrazione che ormai qualunque cosa accada non si smette mai di dire sciocchezze sul riscaldamento globale, qualcuno e’ saltato subito fuori dicendo davvero che le frane sulle Dolomiti le causa il clima che cambia…
Quei segnali dai monti in agonia
Da Cortina al Cervino, 15 anni di emergenza
di PAOLO RUMIZ
Quei segnali dai monti in agonia Da Cortina al Cervino, 15 anni di emergenza - cronaca - Repubblica.it
“in montagna ogni senso di sicurezza è diventato illusorio, da quando il clima è cambiato e le Alpi hanno preso a franare come colpite dalla lebbra.”
Prima di spaventarsi conviene leggere altre fonti, come per esempio Il Giornale
«Fenomeno naturale, e il clima non c’entra»
di Enza Cusmai - sabato 13 ottobre 2007, 07:00
ilGiornale.it - «Fenomeno naturale, e il clima non c’entra» - n. 242 del 13-10-2007
“Il clima non c’entra?
«Nessuna variazione climatica può incidere su sedimenti vecchi 200 milioni di anni. Per loro, cento anni in più o in meno sono irrilevanti».”
Inoltre ricordiamo il Sommo Poeta
> Qual è quella ruina che nel fianco
> di qua da Trento l’Adice percosse,
> o per tremoto o per sostegno manco,
>
> che da cima del monte, onde si mosse,
> al piano è sì la roccia discoscesa,
> ch’alcuna via darebbe a chi sù fosse:
>
> cotal di quel burrato era la scesa;
> Dante Aligheri - Divina Commedia Inferno Xii
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Pubblicato da omnologos
2007/Ott/12
Una volta c’era la Guerra Preventiva (Iraq), oggi c’e’ il Nobel Preventivo per la Pace (ad Al Gore e all’IPCC, per la prima volta nella Storia un Premio assegnato non per quanto fatto in passato, ma sulla base di qualcosa che, forse, potrebbe accadere in futuro).
Perche’ allora non dare spazio anche a Notizie Preventive? Per esempio questo comunicato stampa dal futuro:
Roma, 12 Ottobre (MNN) - I Cambiamenti Climatici dietro l’enorme frana sulle Dolomiti
Sesto Pusteria: un boato alle 9; il crollo da Cima Una. Dal rifugio in val Fiscalina chiamano soccorsi: “L’intera valle è invasa da detriti e polvere” (foto). I soccorritori: “Aiutati alcuni escursionisti, non ci sono feriti“.
Il Ministro Pecorario Scanio ha dichiarato: “Si tratta dell’ennesimo segno che i cambiamenti climatici stanno minando la sicurezza ambientale e sociale della Nazione. Stabiliro’ questa sera stessa un Comitato di Salute Pubblica che prendera’ in mano le redini del Paese. Dirameremo a breve un bollettino di informazione che andra’ a sostituire i giornali risparmiando cosi’ da morte certa milioni di alberi“.
Il Maresciallo d’Italia Plenipotenziario Pecoraro Scanio ha poi confermato l’abbattimento di una quercia “sacrificata per costruire la ghigliottina che ci aiutera’ a liberarci dai dissenzienti“.
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Pubblicato da omnologos
2007/Set/22
(Note: I have translated this blog in English: How to Be Right About the Climate: Always!)
(Grazie ad Antonio Gaspari di Svipop per questo straordinario documento [riscoperto poco tempo fa da Fabio Malaspina])
Vincenzo Ferrara, lo scienziato coordinatore della Conferenza Nazionale Sui Cambiamenti Climatici (quella della famosa bufala del Ministro Pecoraro Scanio sull’Italia che si riscalderebbe quattro volte piu’ in fretta del resto del pianeta), spiega in questo articolo del 1982 (”Rivista di Meteorologia Aeronautica”, Volume XLII n. 1, Gen-Mar 1982) come si diventa un climatologo famoso:
[...] se voi siete climatologo e contemporaneamente desiderate sopravvivere come un climatologo, accrescendo magari la vostra fama, non avete che da [fornire] proprio la diagnosi e la prognosi che la gente si aspetta.
Guai a rispondere: “Ma no, è tutto normale”, oppure: “Sono tutte balle montate dai giornali e dalla televisione” [...] perché la gente [...] conclude all’unanimità che [...] non capite un accidente né di tempo, né di clima. Sarebbe la fine della vostra carriera
[...] L’unica risposta sensata alla domanda: “Il clima sta cambiando?” è: “Ma certo che sta cambiando! E’ ormai una cosa nota, scientificamente accertata e fuori discussione”. A questo punto prevedete per il futuro e per il prossimo secolo un clima esattamente uguale al tempo atmosferico presente, esaltando magari il fenomeno fino alle estreme conseguenze. Così, se fa freddo prevedete “glaciazioni”, se fa caldo prevedete una “era torrida”, e se vi sono condizioni di forte variabilità prevedete “estremi climatici” a breve termine e clima più o meno immutato a lungo termine (secolare).
Ma, direte voi, come fa un climatologo serio a fornire previsioni climatiche, attualmente impossibili, e [...] così opposte senza sentirsi un buffone? Non temete c’è la scienza che vi sorregge, perché la scienza in questo campo ha pensato a tutto e fornisce la soluzione per ogni caso, anche per quelli più disperati.
Perciò, se fa freddo, il discorso scientifico da fare è il seguente: “Il clima sta cambiando e ci avviamo verso una nuova glaciazione. Questo fatto è già stato accertato perché a partire dal 1940, la temperatura media dell’emisfero nord è diminuita di circa 0,4°C, a causa probabilmente della minor trasparenza dell’atmosfera intorbidita dal sempre maggior inquinamento dell’aria. Il raffreddamento dell’aria provoca una maggiore estensione dei ghiacciai e dei mantelli nevosi, i quali essendo altamente riflettenti (albedo elevata) per la radiazione solare provocano a loro volta un successivo raffreddamento e quindi nuovi e più vasti ghiacciai, e così via in una spirale che porterà ad una nuova glaciazione nel giro di un secolo e forse meno”.
Già, ma se fa caldo come si fa a giustificare una previsione di era torrida con questi dati di fatto sul raffreddamento? [...] da un altro punto di vista altrettanto scientifico [...] il discorso è: “Il clima sta cambiando e ci avviamo verso un’era torrida. Tutto ciò è stato già scientificamente accertato perché a partire dal 1850 il contenuto di anidride carbonica nell’atmosfera è andato progressivamente aumentando e solo in questi ultimi venti anni si è passati da 315 a 334 parti per milione. Ciò significa che nel 2020 l’accumulo di anidride carbonica sarà più che raddoppiato se si tiene anche conto dei sempre crescenti consumi di energia e di utilizzo dei combustibili fossili. L’aumento di anidride carbonica riduce le perdite di radiazione ad onda lunga dalla terra verso lo spazio (effetto serra) e nel giro di meno di mezzo secolo la temperatura media dell’aria aumenterà di circa 2 o 3°C; ci sarà scioglimento dei ghiacci polari ed un aumento medio del livello del mare che sommergerà parecchie località costiere”. [...]
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Insomma parafrasando una vecchia barzelletta: un fisico atmosferico, un metereologo e Vincenzo Ferrara partecipano a un colloquio per diventare climatologo.
Al fisico atmosferico viene chiesto: “Come prevede che sara’ il clima per l’anno prossimo?“. Quello risponde: “Non ne sono sicuro, ma se mi date un supercomputer so come impostare i calcoli per fare una previsione di massima“. Tocca poi al metereologo, cui viene chiesto: “Come prevede che sara’ il clima per l’anno prossimo?“. Egli risponde: “Non ne sono sicuro, ma se mi date le carte stagionali e un buon archivio degli anni passati, so come impostare i calcoli per fare una previsione di massima“.
Tocca infine a Ferrara, che alla domanda: “Come prevede che sara’ il clima, l’anno prossimo?” risponde: “Cio’ che volete che io preveda…“.
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Pubblicato da omnologos
2007/Set/12
Dopo tante chiacchiere sulle banane made in Italy, e l’ennesimo rapporto “scientifico” dove si trovano cambiamenti climatici ma solo quelli cattivi, emblematica la fine dell’articolo su La (surriscaldatissima) Repubblica:
nei corridoi del palazzo della Fao dove sono riunite le centinaia di esperti chiamati a raccolta per la Conferenza già si sussurra dei primi dissidi sul tenore del documento di sintesi da consegnare domani a Romano Prodi. Da un lato ci sarebbero i “politici” del ministero dell’Ambiente che chiedono conclusioni in grado di passare all’azione immediata, dall’altra i tecnici dell’Apat, l’Agenzia per la protezione dell’ambiente e del territorio che vorrebbero approfondire ancora scenari e conoscenze.
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Pubblicato da omnologos
2007/Set/10
Di una cosa possiamo essere certi, riguardo la Conferenza Nazionale sui Cambiamenti Climatici 2007, il 12-13 Settembre a Roma: che lascera’ il tempo che trova.
In tutti i sensi. Figuriamoci, ci sono i soliti inutili saluti delle Autorita’, e anche una tavola rotonda con i rappresentanti dei sindacati.
Che faranno, uno sciopero se fa troppo caldo?
Manchera’ solo Beppe Grillo con una proposta di legge di iniziativa popolare per mettere in galera tutti i politici beccati ad emettere anidride carbonica nel loro respiro.
In ogni caso, la Conferenza e’ tutta improntata a come adattarsi ai cambiamenti climatici, e quindi rallegriamoci almeno che Pecoraro Scanio e compagni non si perderanno in chiacchiere su come rovinarci la vita.
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Pubblicato da omnologos
2007/Ago/12
Quanto e’ piu’ semplice credere al Riscaldamento Globale, e pensare che le temperature, i cambiamenti delle coste, gli uragani, tutto quello che riguarda il Clima sia legato alle attivita’ umane?
Si chiedeva il New York Times il 13 Marzo del 1898: Perche’ il tempo metereologico e’ cosi’ inesplicabile?
Centonove anni dopo, eccoci qui allora con una larga fetta dell’umanita’ che si sente capace di dare una risposta, tutti sicuri che quella bestia selvaggia che chiamiamo Clima sia stata domata, e si muova proprio nella direzione che stiamo impartendo noi.
Secoli fa, avremmo visto sorgere come funghi, templi al Dio del Tempo dove sacrificare bovini e ovini. Adesso, ci viene chiesto di essere “climaticamente virtuosi”, e il sacrificio e’ magari acquistare automobili a emissione ridotta, e donare i nostri soldini dopo aver commesso l’atto impuro di volare in aeroplano.
Facciamoci coraggio, prima o poi passera’ anche questa.
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Pubblicato da omnologos
2007/Lug/20
E’ stata presentata il 2 luglio 2007 la “relazione della VIII commissione (Ambiente, territorio e lavori pubblici)” della Camera dei Deputati “sulle tematiche relative ai cambiamenti climatici”.
Il fatto che menzionino Katrina fa pensare a un percorso istruttorio a senso unico, cosi’ come l’auspicio che la “difesa del clima” diventi un motivo di ispirazione per l’Europa e la richiesta che tutti si impegnino a livello personale (quasi un ritorno al vetusto “la Patria si difende anche facendo la guardia a un bidone di benzina“).
Buona l’analisi dei problemi riguardo l’ETS, anche se potevano essere piu’ espliciti sullo scandalo dei miliardi regalati ai “padroni del vapore”. Manca invece una critica seria al perche’ l’Italia, e non solo
l’Italia, ha fallito sugli obiettivi di Kyoto.
Non sono molto sicuro sui numeri che vengono distribuiti qua’ e la’…la solita primitivita’ delle valutazioni economico-ambientali-strategiche, se non ci va bene riguardo la TAV, non dovrebbe andarci bene neanche riguardo l’immenso sforzo richiesto per “difendere il clima”.
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Pubblicato da omnologos
2007/Lug/09
To: lettere@lastampa.it
Cara Redazione del quotidiano La Stampa
Antonio Scurati, bonta’ del suo nome, tratteggia il clima a tinte fosche su La Stampa di oggi (”Apocalypse Gore”), per poi dirci che bisogna passare dalle ansie ai fatti, prima che compaia l’atmoterrorismo.
Scurati sembra particolarmente entusiasta dell’idea che tutto cio’ inspiri una “missione generazionale” in coloro abituati alla “pappa pronta”.
Ma io che ho quaranta anni, ce l’ho gia’, le mie missioni generazionali.
Una e’ quella di mandare a quel paese chi passa il suo tempo nella paura e nell’impaurire. Che si prenda un Prozac, il sig. Scurati.
L’altra missione e’ diminuire gli incidenti di battitura sui giornali. E quindi se vi perdono per aver scritto “Giocchino Murat” (ultimo paragrafo, seconda frase) proprio non posso fare a meno di brontolare per quel “Giocacchino Murat” scritto a quattro righe dalla fine dell’articolo di Scurati.
saluti
maurizio morabito
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Pubblicato da omnologos