Elogio (Plurimo) Dello Scetticismo

2009/Set/20

Elogio (Plurimo) Dello Scetticismo
di Maurizio Morabito (pubblicato sul blog “Climate Monitor” il 19 Settembre 2009)

Straordinaria pagina, quella numero 35 del Domenicale del Sole24Ore del 2 agosto 2009, quasi interamente dedicata (quattro articoli, due grandissimi riferimenti) all’elogio dello scetticismo, antico e moderno, in quanto approccio più ragionevole alla conoscenza (anche a quella “scientifica”); scudo di difesa contro il dogmatismo e strumento di tolleranza, dunque indispensabile per elevarsi dal punto di vista etico.

Uno scetticismo che è arrivato a noi anche grazie all’Illuminismo. Chi lo rifiuta dunque, chi lo denigra, chi incautamente si affida a una “Autorita’ Indiscutibile” nel reame della Scienza, si pone in ultima analisi al di fuori della Scienza stessa e di quasi quattrocento anni di Filosofia.

Quello scettico è un atteggiamento diametralmente opposto dunque al cambioclimatismo attualmente di moda, dove invece una incredibile rigidità dogmatica porta più d’uno ad inalberarsi per Lesa Maestà per esempio allorquando un interlocutore si permetta di mettere in dubbio la profezia della catastrofe impellente, o alcune conclusioni dell’ultimo rapporto IPCC, se non addirittura la pericolosità del riscaldamento globale di origine antropica.

(il resto dell’articolo e’ disponibile su Climate Monitor)


Schizocronia, Malattia della Comunicazione Scientifica

2009/Gen/22

Nuovo articolo del sottoscritto, pubblicato su Svipop:

SCHIZOCRONIA, MALATTIA DELLA COMUNICAZIONE SCIENTIFICA
di Maurizio Morabito

Schizocronia” è un termine che sarebbe doveroso introdurre nel dizionario della lingua italiana. Dal greco antico schizein (“per parti separate“) e chronos (“tempo“), andrebbe definito come “un disturbo della comunicazione scientifica in genere caratterizzato da confusione tra la realtà di ciò che accade adesso, e la possibilità di ciò che potrebbe accadere decenni più tardi”. Andrebbe poi specificato che “la schizocronia è associata con il pensiero catastrofista e potrebbe avere una causa politica di fondo”.[...]


Sonni Tranquilli sulla Catastrofe Finanziaria In Corso

2008/Nov/30

E come si fa? Si fa, si fa. Perche’ in realta’ ci sono due (se non piu’) modi di intendere cosa sia una catastrofe. C’e’ la “catastrofe” secondo la definizione piu’ comune (chiamiamola “di tipo a”), un avvenimento o una serie di avvenimenti che portano a sfacelo e distruzione. Ma c’e anche la “catastrofe” nel senso di Thom e della teoria delle catastrofi (di tipo “b”), e cioe’ un “mutamento discontinuo” che porti un sistema a una condizione completamente nuova.

In campo finanziario, una catastrofe “di tipo a” vedrebbe lunghe file al monte dei pegni e alle distribuzioni di pasti caldi e gratuiti, con la nascita di baraccopoli nei parchi pubblici: una ripetizione del ‘29, insomma, anzi di quasi tutti gli anni ‘30 del XX secolo negli USA. E’ questa la catastrofe che ritengo assai improbabile: se non altro perche’ nel 1929 non c’era alcuna esperienza…del 1929; mentre noi abbiamo avuto circa 80 anni per pensarci su’, e magari se sbaglieremo sara’ per qualcos’altro e non una ripetizione idiota degli stessi errori dell’epoca.

La catastrofe finanziaria in corso e’ invece sicuramente “di tipo b”. Se e quando ne usciremo fuori, la situazione sara’ completamente diversa rispetto a quella in vigore fino all’Agosto 2008: niente piu’ bizzarrie diffuse fra le banche di investimento, molte meno opportunita’ di registrazioni “fuori bilancio”, un diverso ruole per le Banche Centrali, meno cene, colazioni e festini per coloro che regolano i mercati finanziari assieme a coloro che dovrebbero essere regolati. Ma il mio e’ solo un timido elenco: chi si fidera’ mai piu’ di chi ha rischiato di giocare le camicie di milioni di persone pur di guadagnare quel mezzo punto percentuale in piu’, e poi ha dovuto presentarsi capello alla mano per chiedere l’elemosina al Governo?

Inutile perdere il sonno, su quest’ultimo tipo di catastrofe. L’unica cosa da pregare e’ che la “correzione di rotta” non porti troppi danni essa stessa. Ma tanto, siamo tutti sulla stessa barca. Se uno diventa povero, il problema e’ suo. Se cento milioni diventano poveri, il problema e’ del Governo…


Obama – Primo Scivolone Sul Clima – Articolo su Svipop

2008/Nov/23

Terzo mio articolo su Svipop, l’agenzia online del CESPAS, il cui Presidente e’ il giornalista e scrittore Riccardo Cascioli:

OBAMA, PRIMO SCIVOLONE SUL CLIMA

di Maurizio Morabito

Nel primo intervento sulle politiche climatiche da futuro presidente degli Stati Uniti, Barack Obama ha subito inanellato una serie di sciocchezze dal punto di vista scientifico, dando per certi fenomeni (mari che salgono, siccità, uragani sempre più violenti) che sono oggetto di dibattito scientifico. Un inizio poco incoraggiante. E come pensa Obama di conciliare la filosofia del “Yes, we can” con il catastrofismo imperante?


La CO2 Non E’ D’Accordo Con I Catastrofisti – Articolo su Svipop

2008/Nov/22

Un mio nuovo articolo su Svipop, l’agenzia online del CESPAS, il cui Presidente e’ il giornalista e scrittore Riccardo Cascioli:

LA Co2 NON E’ D’ACCORDO CON I CATASTROFISTI

di Maurizio Morabito

Le oscillazioni del clima della terra sono state notevoli negli ultimi 800mila anni e 120mila anni fa erano di 5°C superiori a quelle attuali. Inoltre la concentrazione di Co2 è legata alla proporzione di ferro nelle polveri atmosferiche. Sono alcuni dei risultati delle analisi sulla carota di ghiaccio più profonda mai estratta, presentati al convegno internazionale “Epica” a Venezia. Quasi del tutto ignorato dai media. Chissa perché?

For the English version click here: “Two-Mile-Deep Antarctic Ice Core Reveals Stupidity of AGW Catastrophism


Catastrofismo Finanziario, Non Catastrofe (per ora)

2008/Set/29

Un grande articolo (in inglese) dal blog misto inglese / italiano blog “noisefromAmerika” con David K. Levine e Michele Boldrin che spiegano i motivi in base ai quali non sembra che il sistema finanziario mondiale stia per crollare domani.

A meno che la coppia Bernanke&Paulson in America  non dicano tutta la verità …

Tutto ciò spiega anche l’altrimenti assurdo comportamento di tanti politici americani, che dichiarano un imminente Armageddon con una mano, e litigano su quello che al confronto sarebbero solo sciocchezze, con l’altra.

Come di consueto, l’unica cosa di cui aver paura è la paura stessa (e una soluzione troppo affrettata). A questo ritmo, la cosa migliore che può accadere è che nulla di sostanziale sia fatto fino a dopo le elezioni presidenziali. Manca poco piu’ di un mese. Se il Presidente Bush è davvero preoccupato, può imporre un mese di ferie bancarie forzate, come fece Franklin D. Roosevelt per qualche giorno, tanti anni fa.

[...] il valore complessivo dei mutui in sospeso è di $11mila miliardi [...] mentre il valore dei contratti di assicurazione scritti su di essi è di circa cinque volte più grande. Chiaramente, le Mortgage Backed Securities (MBSs), i CDOs e così via, sono stati utilizzati come garanzia per un sacco di altri prestiti [...] Ciò spiega perché sia il valore di quei mutui a poter far cadere l’intero castello di carte [...]

Il problema nel settore bancario è la possibilità di fallimenti a cascata, con le banche insolventi che fallendo trascinano giù le banche piu’ solide [...]

Qual è la soluzione? Una è far intervenire il Governo perche’ acquisti titoli, come proposto nel piano di salvataggio [appena bocciatio dal] Congresso USA.

[Se tali titoli non sono adeguatamente valutati, il governo potra' ottenere] solo titoli a valore inferiore [a quanto stimato] con i contribuenti a dover pagare la differenza. Si noti che quelli che raccolgono i frutti sono i possessori di titoli senza valore [...] In effetti, per evitare che le banche peggiori trascinino con loro quelle migliori, salviamo le banche peggiori.

Ci sono molti sistemi alternativi a quello proposto dal Tesoro USA:

  • Richiedere alle banche di effettuare aumenti di capitale. [In quel caso] le perdite sono a carico delle banche migliori piuttosto che del contribuente
  • Scambiare debiti con partecipazioni azionarie. [E' noto che] regimi di “remissione del debito” hanno aiutato nella risoluzione di crisi finanziarie, in passato.
  • Fare comprare allo Stato USA immobili per il valore del credito ipotecario
  • Forzare una liquidazione ordinata dei titoli derivati basati sui mutui [...]

E’ vero: ci possono essere fallimenti a catena e cio’ è una cosa negativa. Ma tutto quello non avviene istantaneamente, non domani, non la prossima settimana, non il mese prossimo [...]

Alla fine della fiera, in un futuro immediato la situazione è questa. La Federal Reserve Bank e le sue agenzie-sorelle [...] possiedono già forti strumenti per gestire fallimenti nel sistema bancario. [...] Non abbiamo visto fallire le banche migliori, né abbiamo visto fallimenti a catena. Non ci è stato dato alcun motivo per pensare che qualcosa del genere sia imminente. [...]

Il fatto che le banche siano riluttanti a prestare le une alle altre non ha molto impatto sulla loro capacità di prestare a breve termine ai clienti. [...]

Se la Federal Reserve Bank e il Tesoro USA dispongono di informazioni in base alle quali le cose stanno peggio di quanto riferito da Bernanke, essi dovrebbero dirci quali siano quelle informazioni. In caso contrario dovrebbero dire chiaramente che l’Apocalisse non è dietro l’angolo.


Arcobaleno Capovolto. E Repubblica Spara Un’Altra Bufala.

2008/Set/23

(un nuovo articolo su Svipop)

ARCOBALENO CAPOVOLTO. E REPUBBLICA SPARA UN’ALTRA BUFALA
di Maurizio Morabito e Peppe Caridi

Un arcobaleno capovolto fotografato a Cambridge è stata l’occasione di un’altra invenzione di Repubblica, che ne ha approfittato per sostenere che è un effetto dei cambiamenti climatici. Nulla di più falso, è un fenomeno naturale ben conosciuto che non ha niente a che vedere con i cambiamenti del clima. Ma forse per capire l’insistenza di Repubblica è utile sapere che la proprietà del quotidiano è la stessa di Sorgenia, azienda leader nel settore dell’energia eolica. (Cliccare qui per il resto dell’articolo)


IL WWF Italia Salva Gli Orsi e Mangia la Bufala

2008/Set/20

(mia risposta, pubblicata anche su SVIPOP al (presunto?) comunicato stampa del 10 settembre da parte del WWF Italia “Nessuna Bufala sugli Orsi Polari“)

(un ringraziamento particolare a Riccardo Cascioli per la disponibilita’)

E’ con notevole disappunto che leggo l’intervento del WWF Italia riguardo l’incresciosa invenzione giornalistica dell’estate 2008, nota come “la bufala degli orsi”.

Il WWF infatti, che da una parte fa cenno alla “comunità scientifica” per ribadire che “i cambiamenti climatici sono reali”, ha perso una buona occasione per prendere le distanze da coloro che, al di fuori di ogni scienza e di ogni conoscenza, hanno distorto i comunicati…del WWF internazionale!

Innanzitutto ribadisco quanto dovrebbe essere chiaro dall’articolo su SVIPOP: La “bufala” non e’ stata perpetrata dal WWF, che e’ invece la mia fonte di riferimento nello smascherare le invenzioni giornalistiche del Daily Mail, e di Repubblica.

Confrontando quegli articoli con i comunicati stampa del WWF internazionale, si scopre infatti quanto alcuni giornalisti siano capaci di inventare certe cose di sana pianta. Insomma e’ proprio se si crede a quanto riferito dal WWF internazionale, che non si puo’ credere al Daily Mail, e a Repubblica, e che si capisce la “profondita’” (per non dire peggio) della “bufala”.

Invece adesso leggiamo il WWF Italia avventurarsi a intitolare “Nessuna bufala sugli orsi polari” per poi arrivare addirittura a dire che i nove orsi polari avvistati “nuotavano a centinaia di chilometri di distanza da un qualsiasi approdo“.

Ma tutto cio’ non e’ assolutamente vero.

Primo: ho dimostrato con dovizia di particolari come il Daily Mail e Repubblica abbiano costruito due “notizie-romanzo” intorno a nove orsi in affogamento, andando assolutamente al di la’ di quanto riportato dal WWF internazionale.

Secondo: proprio il WWF internazionale, e in particolare la loro sezione in Alaska, aveva chiaramente indicato fin dal principio che solo uno di quegli orsi era stato visto “ad almeno” cento chilometri dalla costa (gli altri otto, quindi, erano molto piu’ vicini), e non certo tutti e nove “a centinaia di chilometri da un qualsiasi approdo”.

(Dall’originale: “at least nine polar bears swimming in open water – with one at least 60 miles from shore” )

Forse ci sono dei problemi con la lingua inglese, al WWF Italia? Oppure i comunicati stampa vengono scritti senza leggere gli originali?

Oppure ancora: bisogna cominciare a pensare che il WWF Italia vuole smentire il WWF internazionale, per entrare a pieno titolo nello sporco gioco delle notizie inventate?

Negando l’evidenza dei fatti, non sta forse il WWF Italia diventando praticamente complice in quel reato morale che e’ la manipolazione di cio’ che accade in natura a scopo pubblicitario e/o sensazionalistico e/o propagandistico?

Non bisogna essere seguaci di Sarah Palin in giro per l’Alaska armati di fucile e apparato da campo per l’inscatolamento di carne di orso bianco, per capire che quanti dichiarano di voler proteggere gli orsi ma poi si inventano notizie e situazioni senza base nella realta’, commettono un triplo disservizio alla loro causa: rischiando di perdere la credibilita’ per le lotte ambientali future; di sprecare tempo in sforzi inutili perche’ ingiustificati; e di provocare interventi nocivi all’equilibrio naturale (e agli orsi) perche’ basati su false premesse.

E’ davvero interessato il WWF Italia a capire di piu’ della vita degli orsi polari? Allora il mio primo e piu’ pressante invito e’ di mantenere i venditori di fumo a distanza anche se si dichiarano “amici”, e di essere sempre precisi e puntuali. Perche’ quando si parla di Natura, la precisione e la puntualita’ non sono degli optional: sono tutto.


Citato Su Il Giornale Riguardo La “Bufala degli Orsi”

2008/Set/18

Segnalo su Il Giornale di oggi 18 settembre un pezzo di Nino Materi che riprende (citandomi) il mio articolo sulla “bufala” degli orsi polari in affogamento: “Gli orsi ‘naufraghi’ sono una bufala“.

Noto con piacere che l’articolo di Materi e’ ripreso in prima pagina.

Il Giornale - Prima Pagina 18 Settembre 2008

Il Giornale - Prima Pagina 18 Settembre 2008


Miserabilifico

2008/Set/18

miserabilìfico (agg.): si dice di persona che, convinta che stia andando tutto a rotoli, passa il suo tempo a rimproverare chiunque la pensi diversamente, nel malcelato tentativo di approfittare del “mal comune, mezzo gaudio”. Spesso associato a un complesso di superiorita’ (nel qual caso la pronuncia viene modificata in miserabilifìco. Vedi anche: riscaldamento globale, crisi finanziaria del 2008, fine del mondo nel 2012.


Sonni Tranquilli sulla Crisi Finanziaria

2008/Set/15

Visto che Repubblica ne parla come se domani dovesse arrivare il Giudizio Universale, possiamo dormire sonni tranquilli riguardo la crisi finanziaria che ha visto Lehman Brothers dichiarare fallimento (che negli USA e’ un passo un po’ meno drammatico che in Italia).

Anzi, e’ positivo il fatto che il governo USA non e’ voluto intervenire. Spendere soldi pubblici per tenere su’ delle ditte fallimentari porta solo alla stagnazione, come in Giappone e naturalmente in Italia.

(nota: la discussione prosegue a questo link: Catastrofismo Finanziario, Non Catastrofe (per ora))


La Bufala degli Orsi – Articolo su Svipop

2008/Set/08

Ringrazio il giornalista e scrittore Riccardo Cascioli che ha avuto la bonta’ di pubblicare sul suo sito Svipop – Sviluppo e Popolazione e nella sua newsletter un mio articolo sulla bufala propinata tramite stampa alla fine di Agosto, la storia dei nove orsi polari in affogamento:

LA MEGA-BUFALA DEGLI ORSI POLARI: ECCO LE PROVE

di Maurizio Morabito

E’ il 21 agosto quando la sezione USA del WWF segnala che 9 orsi sono stati avvistati in Alaska, a nuoto nel Mare di Chutki: una notizia subito ripresa da molti giornali in tutto il mondo. Il che andrebbe bene, senonché almeno uno di questi giornali, il britannico Daily Mail, ha poi pensato di infiorettarla e ingigantirla con particolari errati e/o inventati, solo per poi cancellare tutto quando la storia non poteva piu’ reggere.

Nel frattempo, a migliaia di persone sono state date informazioni errate, anche in Italia, in quella che è stata una colossale presa in giro. Ma procediamo con ordine…


Aggiornamenti Polari: Orsi OK, Ghiaccio OK

2008/Set/03

Due brevissimi aggiornamenti a post recentissimi:

  1. Il WWF ha confermato (fra le righe) che la storia degli orsi polari prossimi all’affogamento era una bufala giornalistica, inventata al Daily Mail e bevuta da tanti giornali e TV anche in Italia. Il Daily Mail ha rimosso l’articolo dal suo sito.
  2. Andrew Revkin del New York Times spiega nel suo blog come le immagini da satellite con il mare Artico senza ghiaccio non sono tutte cosi’ facili da interpretare: potrebbe esserci anche molto ghiaccio, nelle zone considerate “libere”, ma sotto certe condizioni non si vedrebbe niente nelle mappe aggiornate giornalmente. Anzi, e’ quasi certo che le notizie sul polo nord circumnavigabile per la prima volta nella storia dell’uomo, siano sbagliate.

Orsi Polari Alla Deriva, Prossimi All’Affogamento?

2008/Set/02

Orsi polari alla deriva, prossimi all’affogamento, dopo che l’iceberg su cui vivevano si e’ sciolto? Il WWF e la guardia costiera USA all’inseguimento dei plantigradi, prima che scompaiano fra i flutti?

Ma neanche per sogno!

Direi che con oggi possiamo affermare con certezza che quella del Daily Mail di sabato, ripresa da Repubblica, era una notizia si’, ma di fantascienza.

Il WWF, che dovrebbe essere impegnato a seguire questi poveri orsi alla deriva prossimi all’affogamento, non dice una parola dal 21 agosto, se non vado errato. 

Gli orsi a nuoto quindi ci sono, ma della loro sorte non e’ dato sapere. Immagino infatti che se qualcuno sapesse dove sono e cosa fanno, quegli orsi, e se davvero stessero annaspando prossimi alla morte, saremmo tempestati ormai di foto e video di ogni tipo.

Chissa’ se e’ troppo chiedere una rettifica, per tutti i lettori genuinamente dispiaciuti e preoccupati?


Nel 1932, Meno Ghiaccio Artico ?

2008/Set/01

 ”Oceano Artico circumnavigabile per la prima volta nella storia” si urla di qua e di la’ (dimenticandosi che non ci sono dati affidabili prima dei satelliti, cioe’ prima del 1979).

Poi uno cerca negli archivi del New York Times e cosa ti trova? Che il 5 dicembre 1932, un articolo parlava della “impresa, realizzata per la prima volta” di circumnavigazione della Terra di Francesco Giuseppe (in realtà, un arcipelago artico).

La stessa spedizione (guidata da un Professor N.N. Subkov) è stata descritta anche nel mese di marzo 1933 nelle pagine della rivista Nature.

Arctic Map

Arctic Map

Mappa Artico (la Terra di Francesco Giuseppe è tra il Polo Nord e la Novaja Zemlja nella mappa sopra)

In particolare, usando le parole del NYT, tale circumnavigazione era stata “finora considerata come impossibile“. In realtà ci vollero solo 34 giorni, dal 17 agosto in poi. E fu abbastanza caldo, al punto che le isole “Eva” e “Liv” furono riconosciute come unite da un “basso tratto di terra” e, di conseguenza, ribattezzate “Isola Evaliv“.

Torniamo adesso al 2008. Al 31 agosto 2008, il sito Cryosphere Today mostra due lingue di ghiaccio ancora aggrappate alla Terra di Francesco Giuseppe.

Il Prof Subkov non sarebbe stato così fortunato, quest’anno.

      


Paginone Domenicale Sole24Ore sul Clima

2008/Ago/21

Un po’ di correzioni e commenti riguardo il paginone sul Clima dal supplemento Domenicale del Sole24Ore del 29 Giugno 2008:

(a) Nella “cornice” superiore viene detto che nel 2006 lo studioso Harry Bryden rivelo’ che la Corrente del Golfo stava rallentando, fermandosi addirittura per 10 giorni nel 2004. Le dichiarazioni originali di Bryden sono in realta’ del dicembre 2005, ed e’ di circa un anno dopo la smentita da parte di Bryden stesso (cfr. p 11-12 del libro ”Six Degrees” di Mark Lynas).

A parte l’errore quasi trascurabile sull’anno, non sarebbe stato il caso di informare i lettori delle ultime ricerche di Bryden?

(b) Nell’articolo a pagina 42 “Imprese, state attente al Bau“, Francesco Daveri dice che le stime dei costi del “business as usual” cosi’ come calcolate da Nicholas Stern per il Governo britannico sarebbero approssimate “per difetto” in quanto non si valutano i costi sociali.

Sara’ anche vero, ma e’ altrettanto vero dire che quelle stime sono approssimate “per eccesso” in quanto Stern ha usato un tasso di sconto straordinariamente basso, primo economista ad aver espresso idee del genere. Daveri inoltre non mostra consapevolezza del fatto che il “disinquinamento climatico” ha dei costi di opportunita’ (opportunity costs, spero di aver tradotto bene) non indifferenti.

(c) E’ (anche) a quei costi che si rifa’ Bjorn Lomborg del cui ultimo libro si occupa Sylvie Coyaud nell’articolo “Il grande freddo sulle priorita’” a pagina 43, su cui non ho niente da eccepire, a parte esprimere un caloroso appello perche’ ci si renda conto che i “dissidenti climatici” non sono tutti pagati dall’industria carbonifera e petrolifera.

(d) Abbisogna di alcune correzioni anche l’articolo “Paure come meteore” di Patrizia Caraveo, sempre a pagina 43. Non e’ vero che l’evento di Tunguska del giugno 1908 passo’ inosservato. Per esempio, come si puo’ leggere nell’archivio del New York Times, una “strana aurora” fu osservata in Europa il 30 giugno e l’1 luglio 1908 (l’articolo e’ “STRANGE NORTHERN LIGHTS; Seen on Tuesday and Wednesday Nights in North Europe“, del 3 luglio 1908).

E’ certamente un refuso l’attribuire la scomparsa dei dinosauri a 60 milioni invece che 65 milioni di anni fa, mentre qualche specificazione in piu’ occorrerebbe riguardo “la probabilita’ di morire per l’impatto di un asteroide” che dovrebbe essere “simile a quella di soccombere all’attacco di un pescecane”. Quand’anche fosse cio’ fosse matematicamente vero (e non dico che non lo sia) bisogna distinguere fra i due eventi, perche’ il primo e’ rarissimo ma uccide milioni di persone.

(e) Infine esprimo un doppio disappunto riguardo l”articolo “Il cataclisma e’ anche sociale” di Alessandro Melazzini (in basso a pagina 43).

Prima di tutto il recente saggio della Rosenzweig su Nature non riguardatempeste, inondazioni, siccita’, incendi e maremoti” e non c’entra niente con “l’inondazione di New Orleans”. Trovo particolarmente oltraggiosa per l’intelligenza dei lettori l’idea che “il cambiamento climatico subito dalla Terra per effetto dell’azione umana” sia causa di maremoti.

Melazzini passa poi ad illustrare le ipotesi di Harald Welzer su futuri conflitti sulle risorse, che vengono accettate senza un particolare senso critico. E invece semplicemente, non ci sono esempi in epoca storica di “guerre per le risorse” dopo le invasioni barbariche. In innumerevoli occasioni nel corso dei secoli, le popolazioni che si sono ritrovate con scarsita’ di cibo e acqua sono state troppo occupate a sopravvivere, e non hanno certo organizzato invasioni dei territori altrui. E’ difficile combattere a stomaco vuoto. Le uniche “guerre per le risorse” che ci sono state, sono state dovute all’ingordigia e all’ambizione, come nel caso della idea della Lebensraum nazista.

Insomma i professori di psicologia sociale scrivano quello che vogliono, ed e’ giusto che il Domenicale riporti i libri piu’ interessanti, ma senza senso critico non si arriva davvero da nessuna parte.


Mark Lynas: Sei Gradi di Mezza Cecita’

2008/Ago/20

E’ appena uscito in Italia “Sei Gradi” di Mark Lynas, libro molto venduto in Gran Bretagna e che dovrebbe descrivere come potrebbe evolvere il pianeta se il riscaldamento globale aumentasse la temperatura media fra 1 e 6 gradi (c’e’ un capitolo per ogni grado di aumento).

Io ho recentemente deciso di leggere quel libro (nell’edizione originale) sulla base della sorprendentemente moderata recensione fatta da Eric Steig sul blog RealClimate.

Così come rivelato da Steig, devo infatti confessare che tendo a stare lontano dai libri di divulgazione scientifica che sembrano sovrastimare i loro argomenti. Sulla copertina inglese del libro di Lynas si vede un’onda gigante schiantarsi su un Big Ben mezzo-sommerso, con fulmini da una nube oscura e una citazione dal Sunday Times che definisce il libro come “terrificante” (sul retro, il Financial Times lo descrive come “apocalittico”).

Ovviamente, HarperCollins (l’editore) ha ritenuto importante per le vendite a fare Lynas guardare come un allarmista con un’incorreggibile predilezione per la “pornografia climatica”. Sembra che l’autore abbia dichiarato di essere stato malinteso, ma sospetto che comunque non controlli quanto appare sulla copertina del suo libro, e come i suoi ragionamenti vengano popolar-polverizzati dalla stampa.

In ogni caso, la scelta di citare dall’ Inferno di Dante è stata tutta di Lynas.

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Che cosa penso del libro? Non posso dire che sia “allarmista”, nel senso di cercare di gonfiare le prove per imminenti catastrofi. Lynas ha ovviamente cercato di attenersi alla “scienza disponibile”: ma questa è esattamente la principale lacuna del libro, che appare come una vittima della condizione neurologica chiamata “neglect”.

Il “neglect” succede quando un paziente semplicemente non riesce a rendersi conto di qualcosa che gli è davanti. Per esempio nel caso di “neglect visivo”, il paziente può essere in grado di descrivere in dettaglio tutta una immagine, a parte una zona o un oggetto in essa, che semplicemente non vengono registrate a livello cosciente.

Analogamente, l’attuale “scienza disponibile” in climatologia, per un qualche motivo, descrive sempre che cosa potrebbe andare male in un pianeta più caldo, dimostrando “neglect” di tutto cio’ che potrebbe andare bene.

C’e’ qualcuno che seriamente creda che le attuali condizioni climatiche siano una sorta di “optimum”, così che anche una variazione di 1C verso l’alto può portare solo o quasi cattive notizie?

Nel libro, ci si potrebbe aspettare all’inizio una situazione pari, con buone e cattive notizie in parti uguali o quasi per uno o due gradi di cambiamento, con sempre piu’ cattive notizie nei capitoli successivi.

In realta’, ho fatto due conti i cui dettagli sono nel mio blog “Numerical Analysis of Mark Lynas’ “Six Degrees” Claims” (in inglese). Orbene, ci sono 4 cattive notizie, e 2 catastrofi, per ogni buona notizia.

Ora, se Lynas, o un qualsiasi scienziato, credono veramente che un pianeta più caldo significhi che le cattive notizie supereranno in numero le buone di 4 a 1 (o includendo le catastrofi, di 7 a 1), una molto, molto buona analisi ragionata del perche’ sia cosi’ non solo sarebbe benvenuta, ma e’ anzi strettamente necessaria.

Altrimenti, come per tante altre cose in termini di clima, si trattera’ solo di un’altra affermazione straordinaria priva di alcuna prova straordinaria. E quindi, di un’affermazione vuota.

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A proposito… la preponderanza di cattive e catastrofiche notizie rende la lettura un po’ noiosa dopo un paio di pagine. Lo schema diventa troppo prevedibile. Lynas apparentemente senza accorgersene costruisce quello che i consulenti di management definirebbero il “reverse sh*t sandwich”: invece di nascondere la cattiva notizia tra due buone (il classico “sh*t sandwich”), e’ la buona notizia viene posta in mezzo a due cattive notizie.

Per esempio, a pagina 37 ci viene detto prima che il corallo ha perso i suoi colori, poi che potrebbe sopravvivere dopotutto, ma infine il sandiwch è completato con un esperto che afferma che sara’ comunque troppo caldo perche’ il corallo sopravviva.

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La soluzione di Lynas al problema è discusso a lungo nel libro, ma sembra faccia sempre perno sul concetto di “fare politica invocando la sopravvivenza della specie”. Incapace di vedere altro che brutte notizie riguardo il clima, Lynas mostra un simile grado di “neglect intellettuale” nel tentativo di accantonare ogni altro problema che c’è al mondo.

Ancora una volta, se fermare il riscaldamento globale entro 1 o 6 gradi è più importante della lotta contro la malaria o la fame, dovrebbe esserci detto esattamente perché.

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Un ultimo gioiello a dimostrare la mia critica principale a Lynas, da pagina 278:

“Le persone stavano meglio ed erano più sane in Gran Bretagna durante il razionamento alimentare nella Seconda Guerra Mondiale”

Su cosa e’ basata questa incredibile dichiarazione?

O Lynas studia per fare il comico, o a volte può davvero essere “mezzo cieco” alle cose del mondo.


Critica Gnosepistemologica alla Climatologia del Riscaldamento Globale

2008/Ago/19

Possibile che proprio nella nostra epoca, quando siamo riusciti a costruire i computer per fare i PRIMI calcoli sul clima futuro, e proprio quando abbiamo lanciato i PRIMI satelliti per osservare l’andamento dei ghiacci polari e osservare l’atmosfera terrestre nel suo insieme…possibile che GIUSTO ORA capita che scopriamo il Riscaldamento Globale e/o i Cambiamenti Climatici? Possibile che GIUSTO ORA dobbiamo rivoluzionare le nostre vite altrimenti va tutto a catafascio?

Se tutto cio’ fosse vero, sarebbe un incredibile colpo di fortuna, o molto piu’ probabilmente la prova dell’esistenza della Provvidenza, e quindi di Dio.

Amen.


Il Riscaldamento Globale Dimentica Due Terzi del Pianeta

2008/Ago/13

Nel rapporto IPCC 2007 (AR4-WG2):

(a) Il 96% dei cambiamenti riportati e’ avvenuto in Europa
(b) Per tutta l’Africa, hanno trovato solo 7 cambiamenti
(c) Per Australia e Nuova Zelanza, solo 6 cambiamenti
(d) Per l’Asia, il continente piu’ grosso, solo 114 cambiamenti
etc etc

In termini di cambiamenti per kmq, l’Europa ne ha:

1- 11,978 piu’ dell’Africa
2- 85 piu’ del Nord America
3- 853 piu’ del Sud America
4- 1,066 piu’ dell’Asia
5- 3,702 piu’ di Australia e Nuova Zelanda
6- 270 piu’ dell’Antartide

Se anche escludiamo l’Europa, e ci riferiamo al Nord America, quest’ultimo ha:

1- 142 piu’ cambiamenti per kmq dell’Africa
2- 10 piu’ del Sud America
3- 12 piu’ dell’Asia
4- 43 piu’ di Australia e Nuova Zelanda
5- 3 piu’ dell’Antartide

Insomma quando all’IPCC si parla di “verifica globale” si sta dicendo una grossa esagerazione. Prima di parlare di “globale” occorrerebbe studiare per bene l’Africa, l’Asia, l’Australia, la Nuova Zelanda, e il Sud America. Per un totale dei due terzi delle terre emerse.


L’Importanza Relativa dei Nostri Discendenti del 2100

2008/Giu/13

Discussione sul blog Oca Sapiens sul “tasso di preferenza intertemporale” (tecnicamente, PRTP), una serie di paroloni che significano “quanta importanza diamo ai nostri contemporanei rispetto alle persone del futuro, per esempio del 2100?”.

Un PRTP uguale a zero, vuol dire dare a tutti la “stessa importanza”. Maggiore di zero, vuol dire dare “maggiore importanza” ai contemporanei, e poi via via sempre meno “importanza” man mano che si va nel futuro.

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Mi e’ stato detto che il PRTP deve essere zero “per motivi etici”. Lo dice anche un professor Heal della Columbia University.

A me invece sembra un’affermazione straordinaria, che ovviamente avrebbe bisogno di prove e dimostrazioni straordinarie. Il fatto poi che certi discorsi provengano praticamente esclusivamente da “cambioclimatisti” e “economisti ambientali” non provvede granche’ fondamenta al concetto.

Usare un PRTP maggiore di zero infatti non vuol dire “chi se ne frega del 2100″ ma e’ semplicemente riconoscere la naturale, eticissima preferenza verso coloro che esistono rispetto a quelli che potrebbero esistere. Ci sono vari aspetti riguardo questo:

(1) la nostra e’ una specie tribale, e l’importanza nella nostra vita di familiari, vicini, amici e conoscenti e’ diversa da quella di completi sconosciuti. Allo stesso modo, la vita e il benessere di chi e’ nostro contemporaneo sono piu’ importanti di quelli di persone future

(2) mentre l’esistenza dei contemporanei e’ un dato di fatto, l’esistenza delle “persone future” e’ “solo” una possibilita’, e di questo bisogna tenere conto. L’esempio che ho fatto in passato e’ quello del genitore che si ritrova con il figlio malato e una medicina introvabile e/o costosissima a disposizione: che senso avrebbe non dare quella medicina a quel figlio, per tenerla da parte nel caso che in futuro nasca un altro figlio che potrebbe forse averne bisogno?

(3) e’ molto difficile prevedere, specie il futuro, ha piu’ o meno detto qualcuno prima di me. E’ molto divertente rivedere documentari di venti o cinquanta anni fa, in cui si cercava di descrivere la “vita negli anni Duemila”, proprio perche’ c’hanno azzeccato poco o niente. Non si capisce perche’ improvvisamente adesso dovremmo essere piu’ bravi a vedere nel futuro: e quindi perche’ fare finta che possiamo scegliere noi in maniera sensata per i terrestri del 2100? E se piu’ si cerca di prevedere lontano nel tempo, meno si puo’ essere sicuri, allora e’ perfettamente logico (ed etico) introdurre un “fattore di preferenza intertemporale” che vada a diminuire con la nostra sicurezza.

Purtroppo Heal rimanda, riguardo l’ultimo punto, a un suo lavoro che non e’ disponibile su Internet.