La Religione Ambientalista del Riscaldamento Globale

2008/Apr/26

Carlo Stagnaro (si’, proprio lui) ha deciso di citarmi sul blog de Il Foglio: “Gli ambientalisti costruiscono la loro nuova fede alla Nicea del global warming“:

La religione del global warming ha finalmente avuto il suo Concilio di Nicea. Il blog RealClimate.org – una specie di assemblea dei saggi dell’allarmismo climatico – ha pubblicato un importante post in seguito alla scomparsa di Ed Lorenz. Lorenz ha conquistato la fama pubblica e l’immortalità scientifica inaugurando le teorie del caos e sintetizzandole nell’effetto farfalla: il battito d’ali di una farfalla in Brasile può causare un uragano in Texas. I redattori di RealClimate.org si sono sentiti in dovere di spiegare che sì, l’effetto farfalla crea qualche grattacapo a chi vorrebbe sfruculiare le interiora di gallina per cavarne previsioni affidabili sulle temperature tra cent’anni. Però, nessun grattacapo è insuperabile se lo si seppellisce sotto una dichiarazione di fede: e hanno risolto la questione deliberando in questa maniera: “But how can climate be predictable if weather is chaotic? The trick lies in the statistics. In those same models that demonstrate the extreme sensitivity to initial conditions, it turns out that the long term means and other moments are stable. [...] Climate change then is equivalent seeing how the structure changes, while not being too concerned about the specific trajectory you are on”. Che può essere liberamente tradotto così: non importa cosa succede oggi, cosa è accaduto ieri, come andranno le cose domani; i nostri modelli guardano oltre, all’alba del giorno dopo, e allora si dimostreranno infine giusti e il mondo sarà un’immensa palla rovente a causa dell’uso indiscriminato degli spazzolini elettrici. Come ha rivelato l’attento Maurizio Morabito, “la mancanza di attenzione per la traiettoria specifica del riscaldamento globale fa sì che letteralmente non possa esistere alcun set di osservazioni in grado di falsificare i modelli”. A differenza del Concilio di Nicea del 325 dC, che era una cosa seria tanto che siamo qui a quasi due millenni di distanza e ancora ne parliamo, il pronunciamento di RealClimate.org non ha a che fare con la Verità ma con la fuffa, non con la vita eterna ma col cattivo tempo. Non c’è proprio più religione.

 


RealClimate: (quasi) Niente Puo’ Falsificare i Nostri Modelli

2008/Apr/24

Momenti di comicita’ involontaria sul sito RealClimate, considerato da molti il Faro e/o l’Oracolo per cio’ che concerne i cambiamenti climatici di origine antropogenica.

Gestito da ricercatori della NASA sotto lo sguardo dell’esimio James Hansen, “RealClimate” si propone da anni come il sito “de rigueur” per chi crede che le attivita’ umane stiano cambiando il clima in una maniera che a breve (nel giro di qualche decennio) si rivelera’ disastrosa.

Il problema pero’ e’ che come si sa, anche le previsioni del tempo a due settimane se non due giorni possono essere completamente sbagliate, per cui a tutta prima pensare di sapere quanto piovera’ nel 2087 o quanto saranno estese le zone desertiche nel 2103 sembrerebbe davvero eccessivo. Il tempo contiene elementi molto instabili, per cui una piccola variazione iniziale puo’ portare a risultati assolutamente divergenti.

RealClimate (attenzione: il gruppo intero, non solo uno o due persone come di solito) ha deciso di rispondere a quel dubbio approfittando della morte di Ed Lorenz, lo scienziato americano che sviluppo la Teoria del Caos proprio a partire dalle sue esperienze di metereologo.

Sfortunatamente, in “Le Farfalle, I Tornado e I Modelli Climatici” il gruppo di RealClimate ha inavvertitamente dichiarato al mondo che i modelli climatici non possono praticamente essere mai falsificati: qualunque cosa succeda, cioe’, sia che faccia caldo, o freddo, o piova, o sia secco, o se ci sono piu’ uragani, o meno uragani, o piu’ tornado, o meno tornado, o se la calotta polare si scioglie, oppure se ingrandisce di dimensione: qualunque fenomeno atmosferico, semplicemente non potra’ mai essere usato per negare veridicita’ ai modelli climatici che prevedono il riscaldamento globale e il cambiamento climatico.

Discorsi perfettamente analoghi si applicano anche a qualunque insieme di fenomeni atmosferici nel breve periodo, dove per “breve periodo” si intende probabilmente “di durata inferiore ai venti o trenta anni”.

Entro in piu’ dettagli nel mio blog sul clima (in inglese: “RealClimate rende la vita piu’ difficile ai modelli climatici” e “Ulteriori considerazioni sulla infalsificabilita’ dei modelli climatici su RealClimate“) quindi almeno per ora mi limito a una brevissima citazione:

[...] per il problema del clima, il tempo metereologico (o la traiettoria individuale) e’ [solo] rumore [...]

Se per esempio i modelli indicano riscaldamento prossimo venturo, e i termometri indicano Gennaio e Febbraio 2008 come abbastanza piu’ freddi del solito, RealClimate puo’ comunque dire che i modelli sono giusti, e si tratta solo un fenomeno momentaneo (il “tempo”, appunto: “rumore”).

E se i modelli dicono che all’aumentare della concentrazione di gas-serra devono aumentare le temperature globali, mentre tale aumento si e’ interrotto dal 1998, di nuovo RealClimate puo’ dire che i modelli sono giusti, e che semplicemente la strada verso un pianeta piu’ caldo passa per alcuni anni senza aumento del riscaldamento (la “traiettoria individuale”).

L’unica maniera per verificare i modelli climatici sembra essere l’aspettare venti o trenta anni per vedere se il riscaldamento c’e’ stato. Difficilmente pero’ un tale atteggiamento puo’ essere usato per giustificare gli interventi drastici e illiberali che tanti richiedono, anzi pretendono.

Lo stesso Gavin Schmidt di RealClimate, in un blog di qualche mese fa, ha detto esplicitamente che le osservazioni servono “a migliorare i modelli” (invece che, che ne so, elaborare quelle “bestemmie” che sarebbero nuove interpretazioni). In altre parole: non e’ il modello climatico ad essere subordinato al mondo esterno, ma l’esatto opposto…

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Forse e’ solo un triste caso di “amore soffocante”, con i modellisti cosi’ innamorati dei modelli, da proteggerli a ogni costo, estraniandoli pero’ allora dalla “scienza” che e’ fatta, appunto, di teorie falsificabili, non corazzate contro qualunque critica o osservazione.

E’ davvero ironico che cio’ accada su RealClimate, dove non e’ praticamente possibile postare commenti se non di elogio e di accordo per i gestori del sito.

RealClimate, insomma, e’ il posto impermeabile al mondo esterno, dove modellisti impermeabili al mondo esterno pubblicano articoli impermeabili al mondo esterno…


L’Inopportuno “Earth Day”: Intervista a Roberto Vacca su skytv.it

2008/Apr/22

Ricevo e rimando l’intervista andata al noto ingegnere e scrittore Roberto Vacca, oggi a skytv.it in occasione dell’”Earth Day”:

E’ ragionevole minimizzare l’uso di energia, acqua, metalli: il risparmio evita sprechi e ci rende più ricchi ed efficienti. Meno ragionevole installare pannelli fotovoltaici perché hanno rendimento basso (14%) e sono costosi, quindi sprecano risorse: meglio investirle in ricerca per realizzare fotovoltaico ad alto rendimento.
Il risparmio non va fatto per i motivi sbagliati, ad es. per timore che le attività umane producano riscaldamento globale del pianeta. Non lo producono: gli allarmi di Al Gore e IPCC sono infondati. Il clima varia per cause astronomiche con ciclo di 100.000 anni. Su Nord Europa e America 20.000 anni fa c’era uno strato di ghiaccio spesso 2 km: in 10.000 anni si è sciolto e il clima interglaciale ha favorito lo sviluppo delle nostre civiltà. L’attività solare, poi, produce un ciclo di mille anni: ora siamo in fase di alta temperatura, ma era più alta 1000 anni fa quando la Groenlandia era verde. Queste spiegazioni sono condivise da Freeman Dyson (uno dei maggiori fisici viventi) e da climatologici esperti (ad es. Prof. Luigi Mariani, Università di Milano, IBIMET, Istituto Biometeorologia CNR Bologna, etc.).
Le ragioni giuste per risparmiare sono, ad es., che il petrolio è più utile per alimentare l’industria petrochimica e quella farmaceutica, che non per essere bruciato.
Le iniziative come Earth Day sono inopportune: Il pubblico, esortato a risparmiare per ragioni sbagliate, quando capirà che non è l’uomo a modificare il clima del pianeta, ricomincerebbe a sprecare allegramente.
Iniziativa giusta sarebbe quella di far capire a tutti come stanno davvero le cose. Va fornita al pubblico informazione su quanta energia, quanta acqua, quante risorse consumiamo giorno per giorno. Poi sfidiamoci a risparmiare e controlliamo che cosa abbiamo ottenuto.
Il risparmio non si ottiene, ad esempio, usando un’auto che consuma pochissimo – se pi la usiamo per viaggi che si rivelano inutili. Serve organizzazione logistica per aumentare i rendimenti, evitare di costruire macchine e strutture inutili e risparmiare non solo energia ma anche tempo.

 


Presentazione Forum delle Associazioni per l’Ecologia Umana

2008/Mar/29

Ricevo e rimando

Presentazione Forum delle Associazioni per l’Ecologia Umana

Ambiente è Sviluppo

Forum delle Associazioni per l’Ecologia Umana composto da:
Ambiente azzurro
Ambiente e Libertà
ANEV
Cespas
Cristiani per l’Ambiente
Fare Ambiente
Forza Verde
Mare Amico
Movimento Azzurro
Sorella Natura
Umana Dimora
VIVA

Info: info@vivaaa.org Tel. 063222820

Vi invita alla conferenza stampa indetta per illustrare le basi di una nuova cultura ambientale caratterizzata da una forte connotazione antropocentrica.

Martedì 8 aprile alle ore 11.00 presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati Via della Missione, 4 - Roma

Partecipano i rappresentanti delle associazioni membri del forum:

Comunicato stampa

Ambiente da problema a risorsa

Il Forum delle associazioni per l’ecologia umana propone la difesa dell’ambiente per lo sviluppo

L’Italia soffre di un cronico ritardo infrastrutturale. La produzione di energia è carente e monodipendente dalle fonti fossili. Lo sviluppo di vie di comunicazione, strade, ponti, ferrovie è tra i più bassi d’Europa.

Nonostante le tante parole, poco o nulla è stato fatto per migliorare le circolazione ed il trasporto nei centri cittadini. Nessuna promozione delle auto ibride, nessun incremento e miglioramento dei trasporti pubblici.

I progetti per la costruzione di parcheggi è risultata ridicola. La carbon tax, le multe e la circolazione a targhe alterne, hanno penalizzato i cittadini senza nessun beneficio né in qualità della vita né tantomeno in difesa ambientale.

Gravissima la situazione creatasi a Napoli con il fallimento dei piani di trattamento rifiuti.

Napoli sommersa dalla “munnezza” è la più chiara espressione del fallimento di un modo di guardare alla crescita dell’umanità ed al suo sviluppo come causa dell’inquinamento.

Ma l’uomo non è “il cancro del pianeta” né “lo sviluppo la causa dell’inquinamento”.

Al contrario è solo con lo sviluppo favorito e diretto dalla comunità di persone, che si possono risolvere anche i problemi ambientali.

Al fine di presentare una nuova cultura d’ambiente, un’ecologia fondata su un idea più ottimista della comunità umana e delle sue attività. Un umanità che non è maledizione ma medicina del pianeta, non è impoverimento ma ricchezza per il mondo, il Forum delle associazioni per l’ecologia umana, ha organizzato una conferenza stampa che si terrà Martedì 8 aprile alle ore 11.00 presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati Via della Missione, 4 - Roma.

Il Forum “Ambiente & Sviluppo”intende presentare un programma culturale e di comunicazione al fine di rendere possibile la realizzazione di impianti nucleari per la generazione di energia elettrica, la costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina, la realizzazione di porti, strade, autostrade, metropolitane, parcheggi, ferrovie e linee ad alta velocità per rendere più agevole ed economico il trasporto di persone e merci.

Ambiente & Sviluppo intende inoltre liberare l’Italia dalla dittatura anti-OGM e fornire agli scienziati, agli agricoltori, ed alle famiglie italiane la libertà di poter ricercare, coltivare e consumare prodotti OGM, usufruendone della migliore qualità e del prezzo più basso.

Intendiamo superare la dittatura dell’ecologismo catastrofista, proponendo l’ecologia umana in cui la crescita demografica e lo sviluppo economico e civile suscitino speranza e non disperazione.


La Normalita’ del Tempo Fuori Stagione

2008/Mar/27

Quanti si preoccupano del “riscaldamento globale causato dalle attivita’ umane” non perdono quasi mai occasione di portare fenomeni metereologici fuori stagione come prova che il clima della Terra stia davvero cambiando.

Il problema è che il “tempo fuori stagione” ha accompagnato l’umanità molto a lungo. Così a lungoi, infatti, che la gente ha avuto modo di assegnare dei nomi precisi agli eventi metereological ritenuti eccezionali, e tuttavia ricorrenti.

Ecco una lista estratta da un articolo dal New York Times Magazine del 5 novembre 1933 (”L’Estate Indiana: un Mito ma anche un Fatto: cosa dicono i metereologi riguardo il periodo caldo autunnale“, di Charles Fitzhugh Talman):

Nomi per periodi caldi fuori stagione:

  • Scioglimento di Gennaio (America del Nord; caldo sopra 0C, appunto, a Gennaio)
  • Estate indiana (America del Nord, fra settembre a dicembre; giorni caldi e confortevoli d’autunno)
  • Estate di San Martino (Europa, novembre; intorno ai giorni dedicati ai santi Luca, Martino, Michele, Brigitta, Teresa, o Venceslao; il nome esatto cambia a seconda della zona, e del santo)
  • Altweibersummer (”Estate delle Vecchie Mogli”, Germania; periodo caldo a novembre)
  • Giorni d’Alcione (Grecia antica, 14 giorni di tempo calmo intorno al solstizio di inverno)

Nomi per periodi freddi fuori stagione:

  • Inverni dei Fiori (per esempio in Inghilterra, l’inverno del prugnolo, e l’inverno della bursaria; gli inverni dei Cercis e del corniolo in America del Nord; periodi freddi durante la primavera, fra aprile e maggio)
  • Santi di Ghiaccio (Europa, maggio; giorni freddi intorno alle festivita’ dei Santi Mamerto, Pancrazio, Servazio e Bonifacio fra l’11 e il 14 maggio)
  • Schafkaelte (”Freddo delle Pecore”, Germania, giugno; freddo abbastanza da causare problemi con gli agnelli piu’ giovani)
  • Inverno della Squaw (America del Nord, fra settembre a novembre; freddo e neve prima dell’estate indiana)
  • Inverno della Barbabietola (Francia, settembre a novembre; freddo abbastanza da gelare le barbabietole non ancora raccolte)

Nomi per periodi piovosi fuori stagione:

  • Alluvioni Lammas (Inghilterra, inizio di agosto)
  • Tempeste equinoziali (Roma antica ed Europa, entrambe intorno agli equinozi; America del Nord, intorno all’equinozio d’autunno; pioggie torrenziali, in America probabilmente le estremità settentrionali degli uragani)

Sono sicuro che ci sono molti più esempi in molte altre culture. La “verità” è semplicemente che “il tempo di stagione” non è scritto nella rocca: e non è mai stato…


Lombroso Cade Sul Favonio

2008/Mar/26

Intervista a Luca Lombroso da GreenReport: ‘Il global warming “è finito” solo sui titoli dei giornali’ (6 Marzo 2008):

Cominciamo dall’Italia, dove il global warming era evidente fino a 3 giorni fa, tanto che in alcune località si è registrata la temperatura di 27 gradi, che “abitualmente” dovremmo avere a metà maggio

E’ davvero tremendo leggere dichiarazioni cosi’ profondamente errate da chi si fa passare per esperto del settore.

Le alte temperature che a volte si verificano d’inverno e cui si riferisce Lombroso, sono dovute all’effetto-Foehn, il vento che i Romani chiamavano Favonio e che si verifica vicino alle catene montuose. Il riscaldamento globale non c’entra assolutissimamente niente.

Una “svista” del genere e’ cosi’ madornale da far dubitare di ogni dichiarazione sul clima da parte del “tecnico” Lombroso. E’ come se un matematico dicesse che pi-greco e’ uguale a 3, o un giurista confondesse una causa civile con una penale. E Lombroso parla pure di “rigore scientifico”? Si vada a studiare un po’ di metereologia, e pensi al suo, di “rigore”…

E si legga un po’ di climatologia, gia’ che c’e': nessuno climatologo, neanche su RealClimate.org, dira’ mai che il riscaldamento globale e’ “evidente” in un episodio caldo…

Il resto dell’intervista non e’ meglio. Si arriva all’estremo ridicolo quando da una parte si lamenta il fatto che sul clima “intervengono non climatologi, ma esperti di altri settori“, e poi si elogia il lavoro dell’IPCC, che si appoggia all’intervento, appunto, di esperti di molti altri settori, e non solo di climatologi.


Associazione Galileo 2001

2008/Feb/25

Ricevo e rimando:

L’Associazione Galileo 2001 si propone, nell’interesse e per il progresso civile del Paese, di costituire un punto d’incontro, di discussione e di unione tra quanti - enti, istituzioni, imprese e persone fisiche - sono interessati allo sviluppo delle conoscenze scientifiche e della ricerca e al trasferimento dei risultati alla società civile in favore del progresso tecnologico, industriale, economico e sociale.

L’associazione in particolare ha ereditato lo spirito e la lettera del movimento Galileo 2001 e si propone di affermare i criteri della metodologia e dell’affidabilità scientifica contro ogni distorsione proveniente dalla disinformazione e dal pericolo di un invadente oscurantismo scientifico.

Dell’Associazione, presieduta dal Prof. Renato Angelo Ricci (presidente onorario della Società Italiana di Fisica ed ex Commissario Straordinario dell’ANPA), fanno parte attiva, fra gli altri: i Professori Bernardini, Garattini; Regge, Sala, Salvini, Scarascia Mugnozza, Tirelli, Veronesi.

L’Associazione non ha scopo di lucro e si sovvenziona grazie alla quota di iscrizione dei soci per cui le attività sinora svolte si sono rese possibili grazie proprio al sostentamento dei soci e alla faticosa ricerca di eventuali sponsor per i Convegni sino ad oggi organizzati.

Le principali attività svolte a partire dalla costituzione dell’Associazione (19 febbraio 2003) si possono così riassumere:

a. Convegno annuale 2004 (svoltosi il 19 febbraio 2004), sul tema IL PRINCIPIO DI PRECAUZIONE: I COSTI DELLA NON SCIENZA

b. Convegno annuale 2005 (svoltosi il 9 marzo 2005), sul tema I COSTI DELLE SCELTE DISINFORMATE: IL PARADOSSO DEL NUCLEARE IN ITALIA

c. Convegno annuale 2006 (28 marzo 2006), sul tema I RISCHI DI UNA SCELTA DISINFORMATA: PRECLUDERSI L’USO DEGLI OGM IN AGRICOLTURA

d. Convegno annuale 2007 (Milano, 18 aprile 2007) sul tema LA SCIENZA E LE MEDICINE ALTERNATIVE

e. Operazione di sensibilizzazione, presso i responsabili politici, in ordine alla necessità di affrontare, seguendo le indicazioni della scienza più accreditata, vari temi di interesse per la collettività, con particolare riferimento a quelli di protezione dell’ambiente (appelli inviati al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio e al Ministro all’Istruzione, a proposito della posizione della scienza sull’uso in agricoltura dell’ingegneria genetica e sull’insegnamento dell’evoluzione biologica nelle scuole)

f. Partecipazione dei Soci Fondatori dell’Associazione a Convegni e meeting presso scuole, associazioni, circoli, camere di commercio, assessorati comunali, provinciali e regionali intervenendo sui seguenti temi: elettrosmog, Ogm, cambiamenti climatici, politica energetica, salute, etc. con l’obiettivo di riportare e affermare la voce della comunità scientifica accreditata

Alla luce di quanto sopra abbiamo organizzato una campagna di iscrizione di nuovi soci proprio per poter continuare a svolgere il ruolo che ci siamo prefissi quando è nata l’Associazione 2001.

Se condivide anche Lei gli scopi della nostra Associazione può associarsi e collaborare con noi allo scopo di non far prevalere in Italia la voce degli allarmisti (vedi OGM, elettrosmog, energia nucleare) ma di trattare i problemi in modo rigorosamente scientifico e porli in termini socio-politici con grande discernimento e cautela.

Ulteriori informazioni sull’Associazione Galileo 2001 Le può trovarle sul sito www.galileo2001.it

La ringraziamo e Le inviamo cordiali saluti.
Dr.a Angela Rosati
Segretario Generale Associazione Galileo 2001


Festival delle Scie(me)nze a Roma?

2008/Gen/14

Pianto e stridore di denti in programma al Festival delle Scienze a Roma (14-20 gennaio, Auditorium - Parco della Musica).

Il finto documentario (come definire un “film sul futuro”? fantascienza?) intitolato “6 gradi” viene proiettato ai bambini. Quattro “lectiones magistrales” su sei riguardano disastri (tutti futuri, naturalmente).

C’e’ Pachauri dell’IPCC e il chetempochefaista Luca Mercalli a parlare di clima (che volete che diranno? “Siamo di fronte alla piu’ grande sfida dei nostri tempi” e “Abbiamo pochi anni per evitare il peggio“. Speriamo almeno qualcuno abbia il buon senso di spegnere l’aria condizionata, per mostrare come si viva emettendo meno CO2)

David King (quello che disse che il riscaldamento globale e’ piu’ importante del terrorismo) discettera’ sul XXI secolo, mentre Mario Tozzi (rimproverato anni fa per il suo catastrofismo non-scientifico addirittura da Mercalli stesso) ponderera’ sulla sopravvivenza umana (addirittura!).

A concludere, Stefano Benni, a dimostrare che si fa sempre in tempo a essere alla moda, fara’ l’elogio apocalittico…della blatta!

Due uniche note positive: Frank Furedi, il professore britannico che ha piu’ volte denunciato la “politica della paura”, parlera’ di manipolazione del rischio sabato 19 (Sala Petrassi, ore 11).

E Roberto Vacca, il noto ingegnere, giornalista e scrittore, interverra’ al Caffe’ Scientifico (BArt, domenica 20 alle ore 17) a parlare di Informatica e Tecnologia delle Comunicazioni, con uno sguardo non secondario ai pervadenti disastri culturali.


Conseguenze Pratiche delle Paure Climatiche

2008/Gen/11

(commento al blog sull’IHT “Benvenuti nella nuova Era Nucleare“)

Vediamo se ho capito bene…finora, le uniche conseguenze pratiche di tutto il casino fatto intorno ai presunti, futuri cambiamenti climatici sono state:

(1) Il trasferimento di miliardi di euro dai contribuenti UE alle multinazionali del petrolio e dell’energia, grazie allo Schema di Compravendita delle Emissioni

(2) Un enorme incremento di sussidi all’agricoltura per spronare la coltivazione del granturco (nonostante sia ben noto l’estrazione di carburante dal granturco sia ecologicamente peggiore di quella dal petrolio)

(3) Un sostanziale aumento dei prezzi specialmente per popolazioni molto povere, in molte parti del mondo (visto che il prezzo del granturco e della soya sono aumentati)

(4) Il ritorno di una industria nucleare che prosperera’ grazie a garanzie (soldi) statali, e produrra’ montagne di scorie radioattive che nessuno sa ancora come gestire

Eh???

Se quanto sopra dovrebbe essere il mondo “piu’ pulito, piu’ verde” come ci viene detto, allora preferisco averlo sporco e marroncino, grazie!


Ambiente: Maledette Iperboli

2008/Gen/08

Greenpeace ha annunciato che prendera’ le vie legali per fermare la decisione del Governo britannico di ricominciare a costruire centrali nucleari. Chissa’ quanti soldi saranno spesi in inutili avvocati…

Personalmente, a quelli di Greenpeace mi verrebbe da dire come Bart Simpson, “ciucciatevi il calzino!!!”.

Cosa si aspettavano? Greenpeace e tante altre organizzazioni di ogni genere e specie che piacciono sicuramente molto al nostro Pecoraro Scanio, non sono forse venute fuori anni fa con proclami del tipo “il cambiamento climatico (CC) e’ la piu’ grande sfida dell’umanita’” e “il riscaldamento globale (RG) e’ la piu’ grande minaccia alla sopravvivenza (del pianeta, di solito)”?

Perche’ abbiano deciso di parlare per iperboli penso di saperlo: non hanno saputo resistere alla ghiotta occasione di occupare il palco nel teatro delle decisioni politiche. O almeno, cosi’ la pensavano.

Ora, naturalmente chi era un po’ furbo ha fatto due piu’ due e capito che se CC e RG vengono davanti a tutto il resto, e’ chiaro che anche l’etanolo e l’uranio (e l’ETS europeo con i soldi aggratisse) sono soluzioni “vendibili”: e infatti sono state vendute e anche acquistate.

Per definizione, se OGNI altro problema ambientale e’ INFERIORE a quello del CC e del RG, allora e’ preferibile e puo’ essere scelto. Sono sicuro che non abbiamo ancora visto l’ultima furbata.

D’altronde, se sei nella padella e stai per morire anche la brace ti sembrera’ invitante.

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Questa “lobby ambientalista” tatticamente e strategicamente imbelle e’ sicuramente il miglior nemico che uno possa mai sognare di avere.

Idioti: perche’ se invece di isterismi politicamente dubbi (non si sa perche’, tutte le soluzioni sembrano invocare un aumento della presenza statale?) Greenpeace avesse POSTO LA DOMANDA GIUSTA, vale a dire la questione ambientale/antropica (occupazione del territorio; abuso del “bene comune” ambientale; demografia; poca differenziazione delle fonti energetiche; etc), ALLORA il NUCLEARE e l’ETANOLO NON SAREBBERO STATI proponibili come soluzioni. E non saremmo qui a lamentarcene.

Guarda caso, invece, i negoziati sul contenimento delle emissioni vanno a rilento, l’accordo di Kyoto era una presa in giro, quasi nessuno e’ riuscito a rispettarlo, etc etc.

Se adesso (puta caso) si scopre poi che il RG e il CC non ci sono o comunque non sono poi dei problemi cosi’ gravi, Greenpeace e gli altri, che hanno messo tutte le loro uova nello stesso cesto perderanno ogni credibilita’.

E chi se ne approfittera’, se non quelli che se ne sono gia’ approfittati fino ad adesso?

Nel frattempo, la questione ambientale/antropica non se la impippera’ nessuno. E noi, cui anni fa la benzina senza piombo era stata propagandata come “verde”, e adesso ci viene detto di comprare la lavatrice “verde”, rimarremo qui ad aspettare la prossima trovata sempre piu’ fortissimamente e inutilissimamente “verde”…


Appello Per il 2008

2008/Gen/04

Siamo ormai circondati da esperti di ogni ordine e grado pronti a diagnosticare il futuro.

Ricordiamoci invece che la strada per l’inferno (presente) e’ lastricata di buone intenzioni (per il futuro).

Pensiamo quindi a risolvere i problemi dell’oggi, invece di cercare capacita’ divinatorie sulla politica, sull’economia, sull’ecologia tirando a caso su questo o quell’indicatore.

Ci stiamo trasformando in una societa’ “ospedalizzata”, e come i miserrimi contadini nella commedia “Trionfo della Medicina“, pur di prevenire i piu’ remoti ed improbabili disastri futuri, ci roviniamo la vita qui-e-ora in una serie infinita di diagnosi a tinte fosche.

Per una volta, e’ davvero tempo di occuparci dell’oggi.


L’Intristente Tozzi Non Si Smentisce

2007/Dic/15

Appena trasmesso su “Tristia” (al secolo “Terzo Pianeta“, la nuova trasmissione di Mario Tozzi il sabato sera su Rai3) un piccolo pezzo su come il Lago Chad si stia prosciugando a causa del cambiamento climatico (e delle irrigazioni umane).

Peccato che non ci sia stato tempo per dire che quello stesso lago si e’ prosciugato gia’, nell’8500 AC, nel 5500 AC, nel 2000 AC, nel 100 AC e ultimamente anche nel 1908.

E perche’ non c’e’ stato tempo? Perche’ un’informazione del genere avrebbe minato l’idea di “Tristia” che ci sia qualcosa di particolarmente preoccupante nel fatto che il Lago si stia prosciugando di nuovo. Difficile immaginare che le emissioni di anidride carbonica e l’ammontare delle irrigazioni fossero gia’ dietro quanto successo ben sei volte negli ultimi diecimila anni.

Il Tozzi ha poi introdotto un servizio sui futuri “conflitti sull’acqua”. Si e’ parlato di vari posti nel mondo dove l’utilizzo di fiumi da parte di una nazione potrebbe portare a eventuali guerre.

Di nuovo, e’ stato un peccato che non si sia trovato alcun minuto in cui portare analogie dal passato. In questo caso, pero’, la spiegazione e’ piu’ facile: non esiste memoria storica di “guerre dell’acqua”.

Semplicemente, non sono mai successe.

——–

Dobbiamo allora evincere che il messaggio di fondo di “Terzo Pianeta” e’ che il mondo va abbastanza bene, visto che per intrattenere i telespettatori adesso bisogna addirittura inventarsi i problemi??? 8-P

Fantasia per fantasia, tanto vale guardarsi un’opera di finzione, allora. Alla TV in questo momento “Scooby Doo e il Mostro di Loch Ness”….


Riscaldamento Globale…o Solo Europeo???

2007/Dic/12

A chi si prenda la briga di leggere l’AR4-WG2, il resconto del Gruppo di Lavoro 2 nel Quarto Rapporto di Valutazione dell’IPCC (l’organizzazione ONU che si occupa di cambiamento climatico) potra’ sicuramente essere perdonato il pensiero che dietro alle tante paure legate al riscaldamento globale ci sia un colossale malinteso su quali siano i dati davvero disponibili

Quel documento contiene infatti una mappa di “cambiamenti significativi” (CS) osservati nel mondo, ripetuta dappertutto e che si puo’ ad esempio vedere nel Sommario per i Legislatori (a pagina 10, figura SPM.1).

Viene indicato un totale di 29.459 “cambiamenti significativi” (CS). Un numero impressionante, alla prima occhiata.

Peccato pero’ che ben il 96% di quei cambiamenti siano tutti in Europa. Insomma neanche l’IPCC e’ riuscita a scovare piu’ di 1.225 CS fuori dall’Europa.

Questa enorme disparita’ geografica enorme non migliora quando contiamo quanti di quei CS siano realmente “concordanti con il riscaldamento globale”.

Di quelli l’IPCC ne trova, su tutto il pianeta, 26.285. Di nuovo, il 96% sono in Europa. Anzi, 25.022 sono CS europei e relativo “a sistemi biologici”. Cioe’, il 95% del totale.

Quello significa fuori dall’Europa, il IPCC non ha trovato che 1.150 CS “concordanti con il riscaldamento globale”. Si confronti quel numero con quanti CS europeo non sono “concordanti con il riscaldamento globale”: 3.100

Quindi, abbiamo due volte piu’ cambiamenti in Europa che CONTRADDICONO il riscaldamento globale, che cambiamenti nel resto del mondo CONCORDANTI con esso.

Notevole anche la distribuzione dei “cambiamenti osservati” non-Europei. Soltanto 7 di numero per tutta l’Africa, 114 per l’Asia e 144 per le regioni polari.

Ma ancora piu’ rimarchevole e’ che nell’America del Nord (dove ci si aspetterebbe molti ricercatori risiedano, e molte osservazioni vengano condotte), solo 810 “cambiamenti significativi” sono stati segnalati.

Di quelli, 752 sono consistenti con il riscaldamento globale, cioe’ il 3% del totale.

E quindi per tirare le somme: 96% dall’Europa. 3% dal Nord America. Quasi niente, altrove.

Qualcuno mi spieghi quanto globale possa cio’ essere…


La Pregiudiziale Ottimista

2007/Dic/11

Libera traduzione di un’importante passo scritto da Julian Simon, l’economista che vinse una famosa scommessa con Paul Ehrlich pronosticando che i prezzi di alcune materie prime sarebbero scesi con il passare del tempo:

“L’aumento del numero di persone e del reddito, rende le risorse piu’ scarse sul breve termine. Tale penuria induce i prezzi ad aumentare. I prezzi piu’ alti sono un’opportunita’, e ispirano inventori ed imprenditori a cercare soluzioni. Molti falliscono nella ricerca, a loro stesso discapito. Ma in una società libera, prima o poi delle soluzioni vengono trovate. Ed a lungo termine i nuovi sviluppi ci pongono in condizioni migliori che se i problemi non si fossero presentati. In altre parole, i prezzi alla fine si abbassano a valori inferiori a quelli che c’erano prima della penuria.”

Il pensiero di Simon e’ un ottimo contraltare al pessimismo sempre piu’ diffuso, dal riscaldamento globale alla sovrappopolazione alle basi stesse dell’economia.

D’altronde, se la mente umana fosse davvero capace di vedere nel futuro, sarebbe anche capace di risolvere i problemi in anticipo.


Terzo Pianeta su Rai3: Dopo “Gaia”, arriva “Tristia”

2007/Dic/01

Mario Tozzi ha cominciato (stasera?) un nuovo programma, dal titolo “Terzo Pianeta“, sempre su Rai3.

A quanto pare “il centro ispiratore del programma sarà sempre lo stesso: salvare il pianeta, indicare soluzioni possibili, piccole e grandi, per il futuro di Gaia, il terzo pianeta del sistema solare: la Terra.

“Sempre lo stesso”? All’epoca di “Gaia“, il Tozzi diceva invece di muoversi “in uno scenario naturale, un set spettacolare che vive da 4 miliardi e mezzo di anni, per conoscere, approfondire, capire la storia, i fenomeni della terra e la convivenza con il suo abitante più ingombrante: l’uomo“.

Di salvare il pianeta, chissa’ perche’, non se ne faceva ancora menzione.

Ma tant’e': ci sono tutte le promesse che saremo sepolti da un impeto catastrofilico senza limiti, che arriva a invitare il pubblico, “in una nuova veste di testimone attivo [...] a segnalare tutto quanto minaccia e ferisce l’ambiente (inquinamento, rifiuti, sprechi) e a indicare esperienze, anche piccole ma significative, che vadano nella direzione della difesa dell’ambiente“. Buone notizie? Figuriamoci.

Basta “Gaia” insomma, perche’ forse ricordava troppo “gaiezza” e “felicita’“. Da oggi poi, “Tristia“: tutti tristi il sabato sera a parlare del terzo pianeta sul terzo canale Rai.


Vergogna a Bali

2007/Nov/30

Comincia domenica la conferenza per il dopo-Kyoto, e dura 12 giorni. Che sia fatta a Bali a Dicembre (temperatura:fra 23 e 33C. Nuvoloso, qualche probabilita’ di pioggia), la dice lunga sulle priorita’ dei conferenzieri.

E’ una vera vergogna: per chi non crede al Cambiamento Climatico, perche’ sara’ uno sperpero immane di denaro “per niente”.

E per chi ci crede, perche’ a parte non dare alcun esempio su come caspita dovremmo affrontare questa emergenza, generera’ colossali e inutili quantita’ di CO2 visto che per ogni delegato ci saranno almeno tre giornalisti e altri “addetti”.

I problemi della scarsezza delle risorse saranno forse discussi ma certo non esperiti dagli astanti. Basta vedere cosa hanno combinato l’anno scorso, a Nairobi, questi “turisti climatici”.

Ban Ki-Moon, naturalmente, ci sara’. Si vede che Skype e le webcam all’ONU ancora non funzionano.


Maurizio e…i Cambiamenti Climatici

2007/Nov/25

In una mailing list italiana un noto personaggio televisivo mi ha chiesto “perche’ hai una posizione aggressiva in materia di cambiamenti climatici (peraltro ben esplicitata da quanto scrivi nel tuo blog)?”. Di seguito la mia risposta:

In realta’ scrivo tanto sui Cambiamenti Climatici (CC) ma si tratta di un effetto collaterale del mio atteggiamento scettico un po’ per istinto, un po’ per apprendimento.

Ai miei tempi mi sono formato in campo scientifico anche dietro a Skeptic Magazine, e James Randi e’ lassu’ nel mio Pantheon, assieme a Penn&Teller, Michael Shermer e tanti altri. A suo tempo leggevo anche la mailing list del Cicap.

Di astrologi e veggenti mi sono un po’ rotto, pero’, anche se trovo divertenti le pareidolie periodicamente fatte a pezzi dal Bad Astronomer (BA e’ un blog che consiglio di leggere, anche se sul clima io e Phil Plait la pensiamo molto diversamente)

Comunque, mi piace molto tenermi aggiornato dal punto di vista scientifico, sia da Scientific American, sia da Le Scienze, sia da American Scientist (piu’ una caterva di siti web di riviste varie. Ma New Scientist non lo sopporto, come stile).

Quando c’e’ bisogno mi leggo gli originali, anche se l’accesso da quando ho lasciato l’ambiente accademico e’ molto piu’ ristretto.

Se uniamo le due cose, otteniamo un tizio (me) che legge articoli scientifici con un occhio scettico, in maniera critica cioe’, perche’ quello che pretendiamo dal primo cafone illusionista lo dobbiamo richiedere anche a Lancet e Nature.

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Il CC da questo punto di vista e’ la “Tempesta Perfetta” per vari motivi.

Prima di tutto, francamente tanti studi sono campati in aria, tante affermazioni sono senza base scientifica, e tante previsioni sono solo lugubre paure del futuro. Non dico che la climatologia moderna vada buttata al macero, pero’ trovo difficile pensare che siano cose serie piu’ di una minima parte delle 428 e piu’ previsioni di cambiamento dovuto al riscaldamento globale.

Per far luce sulla situazione “vera”, proprio in questi giorni sto spulciando l’AR4-WG2 dell’IPCC pagina per pagina, per cercare finalmente di capire quali conseguenze del CC siano gia’ successe o stiano succedendo proprio adesso.

La prima cosa che salta all’occhio pero’ e’ che dei 26′200 cambiamenti riportati “consistenti con il riscaldamento” , ben 25mila siano relativi a sistemi biologici in Europa. Si tratta del 95.5% tutti da un continentino piccolo piccolo. E chissa’ quanti di quei cambiamenti sono legati fra di loro.

Insomma ci sono quasi tre volte piu’ cambiamenti “INconsistenti con il riscaldamento” in Europa (3′100) che cambiamenti “consistenti con il riscaldamento” nel resto del mondo (1′177)

E poi mi si chiede perche’ resto scettico? Che ci posso fare, se chiedo di “vedere per credere”? E cosa sbaglio?

Dei modelli del clima, non parlo neanche.

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Non si tratta comunque di attenzioni che riservo solo al CC. Ecco qui il mio commento in inglese a una fesseria pubblicata su The Lancet, l’ennesima associata alla Food Standards Agency britannica.

Questo poi e’ un mio articolo sempre in inglese sulla diatriba riguardo le linee elettriche e il cancro.

E infine una collezione di errori madornali e non, trovati sulle pagine di Astronomy Magazine.

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Ma e’ facile notare che tanti dei miei pezzi parlano di Cambiamento Climatico. Un grosso problema che ho con l’allarmismo climatico e’ infatti dovuto al suo debordare nella politica. Al momento e’ il carrozzone su cui sale chiunque vuole mangiarsi un po’ della nostra liberta’, cercando di pilotarci grazie alle paure (vedi Ban Ki-Moon e le sue stupidaggini sul Darfur).

Queste pero’ naturalmente sono considerazioni politiche per cui ciascuno la pensi come vuole.


Per Una Gestione Completa del Rischio

2007/Nov/14

Quando si parla di rischio ci si lamenta sempre del fatto che la percezione e’ molto diversa dalla realta’ dei numeri. Si dice che la gente sottostima i piccoli incidenti come quelli automobilistici, e pensa che guidare sia meno rischioso che prendere l’aereoplano. La “magnitudine” dei disastri aerei in qualche maniera offusca il fatto che siano cosi’ sorprendentemente rari, specie in confronto a quelli stradali.

Se invece la scuola ci educasse tutti alla gestione dei rischi (“risk management”), l’errore di guidare veloci e spensierati lo farebbero molti meno, e molti piu’ potrebbero volare senza troppi patemi d’animo.

Tutto cio’ e’ matematicamente vero ma manca ancora di qualcosa. Questo qualcosa e’ il fatto che ciascuno di noi in quanto essere umano non e’ un individuo isolato, ma anzi membro di (svariate) comunita’.

Insomma, nei calcoli andrebbe aggiunto un qualche coefficiente che tenga conto del fatto che la “sezione d’urto” di ciascuno di noi in caso di incidente non e’ quasi mai rappresentata dai confini materiali del proprio corpo.

Per esempio la probabilita’ che un pendolare qualsiasi sia vittima di attentati terroristici in una grande citta’ del mondo e’ bassissima. Ma la probabilita’ che quello stesso pendolare sia “toccato” da un attentato e’ invece altissima: basta che mettano una bomba da qualche parte specificatamente affinche’ colpisca, appunto, i pendolari.

Ne parlo (in inglese) in un blog “Percezione del Rischio, Networks Sociali e Globalizzazione” dove cito Jeremy Waldron dalla The New York Review of Books (”Is This Torture Necessary?“, Vol 54, N. 16 • October 25, 2007), quando dice che la sicurezza “non e’ un bene individuale, di cui beneficiamo ciascuno di noi in termini di probabilita’ statistica [individuale]“.

La Sicurezza va quindi ripensata in termini di gruppo, non solo di persona.Anche se l’11 Settembre “il 99.999 percento degli abitanti degli USA […] non sono stati uccisi“, il fatto che 2,974 lo siano stati e’ stato anche un colpo al senso di sicurezza di tutti coloro che potevano immaginare se stessi nelle Torri Gemelle, al Pentagono or sul volo United 93.

Ecco perche’ la paura di un grosso attacco terroristico o di una altra grande catastrofe appare superficialmente assurda, visto che la probabilita’ che ciascuno di noi sia coinvolto e’ infinitesima. In realta’ la domanda non e’ “qual’e’ il rischio per me?” ma “qual’e il rischio per il mio gruppo?

Se insomma io sono esposto un rischio in termini di uno su un milione, e ho dieci amici o compari o compagni di tribu’ o familiari, la mia “esposizione effettiva” (se vogliamo, “affettiva”…) come “persona” e’ una su centomila. E se ho cento amici, una su diecimila.

In altri termini, se il nonno muore sotto il tram, uno non pensa mica “meno male a me non e’ successo“, anzi…

Il “coefficiente di gruppo” per cui moltiplicare il rischio individuale sarebbe naturalmente un valore medio diverso per ogni tipo di rischio, molto alto nel caso di attentati terroristici sul “pubblico qualunque” (dove quindi l’identificazione dell’individuo e’ molto alta) e molto basso (vicino a uno cioe’) nel caso di incidenti specifici come quelli automobilistici (dove l’identificazione dell’individuo e’ ovviamente bassa, altrimenti l’auto non la userebbe piu’ nessuno).

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E’ importante stabilire che non e’ solo un discorso di “magnitudine”. Anche se siamo tutti umani, il rischio di milioni di bengalesi di morire nel prossimo monsone non tocca i non-bengalesi come quello delle centinaia di loro conoscenti di essere diagnosticati con un tumore entro un anno.

In realta’ non sto proponendo di sostituire una cosa con un’altra. Sto dicendo di aggiungere alle considerazioni del rischio una misura dell’impatto sull’individuo come parte di un gruppo, e non solo come individuo.

Per esempio, il rischio che cada un aereo con sopra qualcuno che conosco e’ molto piu’ elevato adesso che sono e sono stato in contatto con decine e decine di persone in giro per il mondo, piuttosto che quando avevo tre anni e ne conoscevo forse una ventina, tutte fra l’altro residenti nello stesso posto (se fossi amico intimo di ogni altro umano, ogni giorno sarei invitato a 150mila funerali, 350mila nascite, altrettanti matrimoni e peserei circa millecinquecento chili. Forse c’e’ un buon motivo perche’ siamo naturalmente familiari e tribali).

Questo discorso e’ importante perche’ le scelte tecniche e politiche vanno prese non in base a sensazioni ma in base a fatti. Ed e’ appunto un fatto che il risk management di un attentato a New York non puo’ essere limitato a “tanto di americani in percentuale ne moriranno pochissimi” perche’, se gli attentati sono “contro gli americani” allora tutti gli americani o quasi ne saranno comunque toccati.

Dopotutto, se l’obiettivo e’ educare il pubblico al risk management, bisogna fare un discorso plausibile, e non, appunto “spallucce“. Quando i risultati numerici contraddicono la percezione puo’ esserci un errore nella percezione, o puo’ mancare qualcosa nel calcolo.

Non sto certo dicendo di “accomodare la percezione comune“. Sto suggerendo di partire dalle osservazioni, invece di cercare di imporre un astratto ed incompleto modello matematico.

Nello specifico, la dicotomia fra chi dice “il pericolo di morire terrorismo negli USA e’ bassissimo” e la percezione generale che “il terrorismo e’ molto pericolo per chi vive negli USA” puo’ essere superata appunto se ci rendiamo conto che per l’individuo “residente negli USA” il fatto che una bomba possa colpire un altro “residente negli USA” e’ (quasi) equivalente a che colpisse lui stesso.


La Maledizione del Benestante

2007/Nov/06

Quando tutto e’ dovuto, qualunque cosa che vada a mancare e’ fonte di tragedia

Come e’ mai possibile che le societa’ piu’ ricche siano quelle dove il timore del futuro si transforma in una specie di Fobia Collettiva delle Novita’, mescolata con un fascino morboso per le fantasticherie sulle proprie, quantunque improbabili, catastrofi?

E invece, che cosa ispira persone anche molto povere a mantenere alte le loro speranze per il futuro? Se potessimo limitarsi puramente per all’analisi del rischio, l’opposto sarebbe vero.

I ricchi hanno un gran numero di “ammortizzatori” metaforici che proteggono le loro cadute, a cominciare dall’acquisto di un’assicurazione. Per molti invece, essere povero significa domandarsi se ci sara’ qualche cosa mangiare per cena.

Ma e’ nel ricco Occidente, piu’ il Giappone che palesi assurdita’ come il Principio di Precauzione sono alla moda. E non voglio neanche parlare di quanta gente e’ dipende quasi psicologicamente dal proprio credere im toto alla interminable serie di rapporti ambientali catastrofici che grazia al giorno d’oggi i giornali quasi comunemente quanto i pettegolezzi.

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Un modo per capire un tale paradosso e’ attraverso quella che puo’ essere chiamata la ” Maledizione del Benestante”. Gli esseri umani infatti, animali istintivamente portati all’accumulo sfrenato, non hanno problemi a illudere loro stessi che tutto quanto capiti loro fra le mani sia loro dovuto.

Di conseguenza, quanto piu’ possiedono, tanto piu’ alto il loro timore che possano perdere qualcosa.

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Immaginiamo che uno guadagni €25,000/anno. Dopo una serie di successi sul lavoro, uno ottiene una promozione e uno stipendio di €40.000.

La felicita’ che cio’ porta sparisce pero’ rapidamente ed l’anno seguente il nuovo livello sara’ considerato un qualcosa di dovuto, non un successo da assaporare. Presto si cominciera’ a desiderare ancora di piu’. Non soltanto: il nuovo reddito certamente avra’ portato un po’ piu’ lusso nella vita. Perdere quello sarebbe una terribile tragedia: e quindi comincera’ l’ansia per il futuro.

Se lasciata incontrollata, quell’ansia aumentera’ piu’ e piu’ con stipendi sempre piu’ e piu’ alti.

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Se applichiamo la stessa linea di pensiero ad una societa’ di persone, allora possiamo capire perche’ tanti soffrano nel timore di perdere il loro essere benestanti, invece che essere felici nel provare a godersi quello che hanno.

Se tutto e’ dovuto, per forza di cose qualunque cosa che vada mancare e’ in se’ una tragedia (funziona anche in senso opposto: se niente e’ dovuto, qualunque cosa sia ottenuta e’ un motivo per celebrare).

Al limite allora, una nazione intera di gente benestante puo’ pure smettere di funzionare, ognuno di loro paralizzati dal timore di perdere anche solo uno dei loro innumerevoli lussi, vita inclusa.

E cosi’ mentre una bolla di Decadenza pessimista cresce sempre piu’ grande, il Progresso viene passato a quelli che non sono ancora ricchi abbastanza. E così via.

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Per liberare le societa’ ricche dai loro timori, in primo luogo la Gestione del Rischio andrebbe insegnata a scuola, come la letteratura o la matematica. Inoltre, alla gente va ricordato per esempio nei musei delle terribili condizioni della vita non-ricca.

In generale, qualche cosa che ci esponga alle difficolta’ di essere davvero poveri sara; definitivamente di aiuto.

Cosi’ come (naturalmente!) la diffusione di un concetto molto semplice: che l’accumulazione infinita puo’ solo uccidere tutte le speranze.


Come Previsto: Della Frana Incolpato il Clima

2007/Ott/13

Ho pubblicato ieri una delle notizie false della MNN, nella quale si incolpava il Cambiamento Climatico della grande frana di Sesto Pusteria.

Per ora la previsione dell’ascesa del Ministro Pecoraro Scanio a Maresciallo d’Italia Plenipotenziario non si e’ avverata.

Pero’, a dimostrazione che ormai qualunque cosa accada non si smette mai di dire sciocchezze sul riscaldamento globale, qualcuno e’ saltato subito fuori dicendo davvero che le frane sulle Dolomiti le causa il clima che cambia…

Quei segnali dai monti in agonia
Da Cortina al Cervino, 15 anni di emergenza
di PAOLO RUMIZ
Quei segnali dai monti in agonia Da Cortina al Cervino, 15 anni di emergenza - cronaca - Repubblica.it

“in montagna ogni senso di sicurezza è diventato illusorio, da quando il clima è cambiato e le Alpi hanno preso a franare come colpite dalla lebbra.”

Prima di spaventarsi conviene leggere altre fonti, come per esempio Il Giornale

«Fenomeno naturale, e il clima non c’entra»
di Enza Cusmai - sabato 13 ottobre 2007, 07:00
ilGiornale.it - «Fenomeno naturale, e il clima non c’entra» - n. 242 del 13-10-2007

“Il clima non c’entra?
«Nessuna variazione climatica può incidere su sedimenti vecchi 200 milioni di anni. Per loro, cento anni in più o in meno sono irrilevanti».”

Inoltre ricordiamo il Sommo Poeta

> Qual è quella ruina che nel fianco
> di qua da Trento l’Adice percosse,
> o per tremoto o per sostegno manco,
>
> che da cima del monte, onde si mosse,
> al piano è sì la roccia discoscesa,
> ch’alcuna via darebbe a chi sù fosse:
>
> cotal di quel burrato era la scesa;
> Dante Aligheri - Divina Commedia Inferno Xii