Inceneritori: Dietro la Scienza di Montanari

2008/Mag/09

Ho avuto il piacere di essere uno degli ascoltatori fatti intervenire questa sera a La Zanzara, il programma di approfondimento condotta da Giuseppe Cruciani su Radio24 dal lunedi’ al venerdi’ dalle 19.15 alle 21 circa.

I miei quattro minuti e mezzo sono ascoltabili in formato MP3: Maurizio Morabito - Inceneritore - La Zanzara - 20080509.

L’argomento che ho trattato e’ stata l’interpretazione dei dati presentati da Stefano Montanari, recentemente anche in noti programmi televisivi, come prova scientifica incontrovertibile che gli inceneritori causano tumori (e quindi non vanno comunque costruiti).

Cosa dico, per chi non ha voglia di ascoltare la mia voce? Dico che, scientificamente parlando, i dati suggeriscono al piu’ una possibilita’, e sono ben lontani dall’essere “prova incontrovertibile”. E che chi si lamenta tanto che “gli altri” non la raccontano sempre giusta, dovrebbe dare l’esempio, invece di manipolare per primo i risultati scientifici a suo piacimento.

In campo epidemiologico, infatti, la “certezza” si ha solo quando il rischio relativo triplica. Cioe’, quando l’incidenza di questa o quella malattia e’ almeno il 300% del normale: per esempio nel caso dei tumori al polmone, che colpiscono i fumatori con un’incidenza del 4′000% rispetto alla norma. Valori piu’ bassi non possono dare indicazioni “incontrovertibili”, semplicemente perche’ ci sono tante cause per ogni tumore e per ogni malattia.

Quindi se i tumori al fegato sono aumentati vicino a un inceneritore del 9% o del 16%, si tratta di fare una valutazione di rischio (che, a parer mio, rimane comunque basso), perche’ certezza proprio non ce n’e’.

Questo non cambia comuqneu la mia opinione che bruciare i rifiuti e’ una pessima idea, perche’ la spazzatura di oggi e’ sicuramente la miniera d’oro di domani. Buttando tutto nell’atmosfera, insomma, stiamo rubando ai nostri pronipoti senza granche’ vantaggio per noi stessi.


Seminario ALTE QUOTE 2008

2008/Mag/04

SEMINARIO - ALTE QUOTE 2008

ALTE QUOTE - Verso la costituzione di un gruppo di attenzione interdisciplinare per la ricerca meteo-climatica in alta montagna e gli aspetti ambientali correlati

SEMINARIO - 14 maggio 2008
Università degli Studi - Facoltà di Agraria
Aula Magna (C03) - Via Celoria, 2 - Milano

OBIETTIVI - Le grandi montagne sono ecosistemi unici la cui sopravvivenza è un dovere sia nei confronti delle future generazioni sia per la salvaguardia di risorse turistiche e culturali di inestimabile valore. Dalle grandi montagne dipendono le popolazioni della pianura per l’approvvigionamento idrico, per la produzione di legname e più in generale le montagne racchiudono un patrimonio di diversità biologica ed antropologica che trova pochi eguali nel resto del mondo.

Le grandi catene montuose hanno un effetto rilevantissimo sul clima del pianeta sottraendo umidità alla circolazione generale ed alterando la circolazione generale stessa. Basti pensare, ad esempio, a quanto diverso sarebbe il clima padano senza la presenza delle Alpi o il clima europeo senza la presenza delle montagne Rocciose: recenti studi (Seager, 2002) hanno, infatti, evidenziato che la mitezza del clima europeo è in larga misura determinata non dalla Corrente del Golfo, ma dalla circolazione atmosferica che sull’Europa assume una caratteristica componente da sud per effetto delle Montagne Rocciose.

L’importanza ambientale ed economica, oltre che l’amore per la montagna, hanno spinto negli ultimi 50 anni ad intensificare le attività di ricerca negli ambienti estremi montani, sia per conoscerne le peculiari caratteristiche ancora oggi poco note sia, più recentemente, per cogliere testimonianze di cambiamenti i cui processi sono ancora da identificare completamente.

In tale attività è particolarmente attivo da oltre venti anni il Comitato Ev-K2-CNR, che promuove, anche attraverso l’Unità di Ricerca del Dipartimento Terra e Ambiente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, recentemente costituito presso l’associazione, la ricerca scientifica interdisciplinare utilizzando dati provenienti dai monitoraggi effettuati nelle catene dell’Himalaya, Karakorum, Alpi, Appennino e Ruwenzori nell’ambito del loro Progetto SHARE (Stations at High Altitude for Research on the Environment). In occasione del seminario, Ev-K2-CNR allestirà un collegamento in diretta con la spedizione SHARE-Everest 2008, che sarà impegnata nell’installazione dei una stazione meteorologica a Colle Sud, Monte Everest, a 8000 metri di quota.

Da tali presupposti e da altri che emergeranno nel corso del seminario nasce l’idea di attivare un gruppo di attenzione ai temi della ricerca meteo-climatica applicata in alta montagna che veda il più ampio coinvolgimento di università, enti di ricerca ed appassionati.

PROGRAMMA RELAZIONI

09:15-09:30 Saluti autorità
Preside della facoltà di Agraria, Claudia Sorlini
Direttore del DiProVe, Maurizio Cocucci
Rappresentante Unimib, Angelo Cavallin
Direttore Generale Ev-K2-CNR, Beth Schommer

Parte Prima: Lo stato delle conoscenze
09:30-09:45 Serie storiche dell’area alpina e delle zone al contorno (Maurizio Maugeri)
10:00-10:15 L’alta montagna e la scienza del suolo (Roberto Comolli)
10:15-10:30 L’alta montagna e le risorse idriche (Claudio Smiraglia)
10:30-10:45 L’alta montagna e le tracce dell’inquinamento globale (Valter Maggi)
10:45-11:00 L’alta montagna e la misura del trasporto degli inquinanti nell’aria (Paolo Bonasoni)
11:00-11:30 Pausa

Parte Seconda: Prospettive di ricerca
11:30-11:45 Il Progetto SHARE e le basi di dati disponibili per l’alta montagna (Elisa Vuillermoz)
11:45-12:00 Le serie storiche della valle del Khumbu (Simone Parisi, Emanuele Cabini, Luigi Mariani,
Elisa Vuillermoz, Gianni Tartari)
12:00-12:15 Iniziative internazionali di ricerca in alta quota e la neonata attività CEOP-High Elevations
(Gianni Tartari, Emanuela Manfredi)

DIBATTITO
12:15-13:00 Verso un gruppo di attenzione interdisciplinare alla ricerca meteo-climatica in alta
montagna ed agli aspetti ambientali correlati (coordina: Luigi Mariani)

COME RAGGIUNGERE LA SEDE
In auto: chi arriva dalle autostrade può raggiungere via Celoria dalla tangenziale Est (uscite v.le Rubattino o Lambrate). Dalle stazioni ferroviarie di Milano Centrale, Stazione Nord, Porta Garibaldi o Lambrate, la sede del convegno è facilmente raggiungibile con la linea 2 (linea verde) della metropolitana, scendendo alla stazione di Piola. Dall’aeroporto di Linate: bus 73, scendere all’incrocio con Corso 22 marzo e prendere il filobus 91 che percorre viale Romagna, scendendo all’incrocio con Via Pascoli. Dall’aeroporto di Malpensa: treno Malpensa Express fino alla Stazione Nord ove si prende la linea 2 (verde) della metropolitana scendendo alla fermata di Piola. I bus e filobus sopra indicati sono usufruibili con il semplice biglietto urbano ATM, che dopo la vidimazione ha validità per 75’. Per usufruire del Malpensa Express occorre un apposito biglietto che si acquista all’aeroporto o alla Stazione Nord.


La Religione Ambientalista del Riscaldamento Globale

2008/Apr/26

Carlo Stagnaro (si’, proprio lui) ha deciso di citarmi sul blog de Il Foglio: “Gli ambientalisti costruiscono la loro nuova fede alla Nicea del global warming“:

La religione del global warming ha finalmente avuto il suo Concilio di Nicea. Il blog RealClimate.org – una specie di assemblea dei saggi dell’allarmismo climatico – ha pubblicato un importante post in seguito alla scomparsa di Ed Lorenz. Lorenz ha conquistato la fama pubblica e l’immortalità scientifica inaugurando le teorie del caos e sintetizzandole nell’effetto farfalla: il battito d’ali di una farfalla in Brasile può causare un uragano in Texas. I redattori di RealClimate.org si sono sentiti in dovere di spiegare che sì, l’effetto farfalla crea qualche grattacapo a chi vorrebbe sfruculiare le interiora di gallina per cavarne previsioni affidabili sulle temperature tra cent’anni. Però, nessun grattacapo è insuperabile se lo si seppellisce sotto una dichiarazione di fede: e hanno risolto la questione deliberando in questa maniera: “But how can climate be predictable if weather is chaotic? The trick lies in the statistics. In those same models that demonstrate the extreme sensitivity to initial conditions, it turns out that the long term means and other moments are stable. [...] Climate change then is equivalent seeing how the structure changes, while not being too concerned about the specific trajectory you are on”. Che può essere liberamente tradotto così: non importa cosa succede oggi, cosa è accaduto ieri, come andranno le cose domani; i nostri modelli guardano oltre, all’alba del giorno dopo, e allora si dimostreranno infine giusti e il mondo sarà un’immensa palla rovente a causa dell’uso indiscriminato degli spazzolini elettrici. Come ha rivelato l’attento Maurizio Morabito, “la mancanza di attenzione per la traiettoria specifica del riscaldamento globale fa sì che letteralmente non possa esistere alcun set di osservazioni in grado di falsificare i modelli”. A differenza del Concilio di Nicea del 325 dC, che era una cosa seria tanto che siamo qui a quasi due millenni di distanza e ancora ne parliamo, il pronunciamento di RealClimate.org non ha a che fare con la Verità ma con la fuffa, non con la vita eterna ma col cattivo tempo. Non c’è proprio più religione.

 


RealClimate: (quasi) Niente Puo’ Falsificare i Nostri Modelli

2008/Apr/24

Momenti di comicita’ involontaria sul sito RealClimate, considerato da molti il Faro e/o l’Oracolo per cio’ che concerne i cambiamenti climatici di origine antropogenica.

Gestito da ricercatori della NASA sotto lo sguardo dell’esimio James Hansen, “RealClimate” si propone da anni come il sito “de rigueur” per chi crede che le attivita’ umane stiano cambiando il clima in una maniera che a breve (nel giro di qualche decennio) si rivelera’ disastrosa.

Il problema pero’ e’ che come si sa, anche le previsioni del tempo a due settimane se non due giorni possono essere completamente sbagliate, per cui a tutta prima pensare di sapere quanto piovera’ nel 2087 o quanto saranno estese le zone desertiche nel 2103 sembrerebbe davvero eccessivo. Il tempo contiene elementi molto instabili, per cui una piccola variazione iniziale puo’ portare a risultati assolutamente divergenti.

RealClimate (attenzione: il gruppo intero, non solo uno o due persone come di solito) ha deciso di rispondere a quel dubbio approfittando della morte di Ed Lorenz, lo scienziato americano che sviluppo la Teoria del Caos proprio a partire dalle sue esperienze di metereologo.

Sfortunatamente, in “Le Farfalle, I Tornado e I Modelli Climatici” il gruppo di RealClimate ha inavvertitamente dichiarato al mondo che i modelli climatici non possono praticamente essere mai falsificati: qualunque cosa succeda, cioe’, sia che faccia caldo, o freddo, o piova, o sia secco, o se ci sono piu’ uragani, o meno uragani, o piu’ tornado, o meno tornado, o se la calotta polare si scioglie, oppure se ingrandisce di dimensione: qualunque fenomeno atmosferico, semplicemente non potra’ mai essere usato per negare veridicita’ ai modelli climatici che prevedono il riscaldamento globale e il cambiamento climatico.

Discorsi perfettamente analoghi si applicano anche a qualunque insieme di fenomeni atmosferici nel breve periodo, dove per “breve periodo” si intende probabilmente “di durata inferiore ai venti o trenta anni”.

Entro in piu’ dettagli nel mio blog sul clima (in inglese: “RealClimate rende la vita piu’ difficile ai modelli climatici” e “Ulteriori considerazioni sulla infalsificabilita’ dei modelli climatici su RealClimate“) quindi almeno per ora mi limito a una brevissima citazione:

[...] per il problema del clima, il tempo metereologico (o la traiettoria individuale) e’ [solo] rumore [...]

Se per esempio i modelli indicano riscaldamento prossimo venturo, e i termometri indicano Gennaio e Febbraio 2008 come abbastanza piu’ freddi del solito, RealClimate puo’ comunque dire che i modelli sono giusti, e si tratta solo un fenomeno momentaneo (il “tempo”, appunto: “rumore”).

E se i modelli dicono che all’aumentare della concentrazione di gas-serra devono aumentare le temperature globali, mentre tale aumento si e’ interrotto dal 1998, di nuovo RealClimate puo’ dire che i modelli sono giusti, e che semplicemente la strada verso un pianeta piu’ caldo passa per alcuni anni senza aumento del riscaldamento (la “traiettoria individuale”).

L’unica maniera per verificare i modelli climatici sembra essere l’aspettare venti o trenta anni per vedere se il riscaldamento c’e’ stato. Difficilmente pero’ un tale atteggiamento puo’ essere usato per giustificare gli interventi drastici e illiberali che tanti richiedono, anzi pretendono.

Lo stesso Gavin Schmidt di RealClimate, in un blog di qualche mese fa, ha detto esplicitamente che le osservazioni servono “a migliorare i modelli” (invece che, che ne so, elaborare quelle “bestemmie” che sarebbero nuove interpretazioni). In altre parole: non e’ il modello climatico ad essere subordinato al mondo esterno, ma l’esatto opposto…

===========

Forse e’ solo un triste caso di “amore soffocante”, con i modellisti cosi’ innamorati dei modelli, da proteggerli a ogni costo, estraniandoli pero’ allora dalla “scienza” che e’ fatta, appunto, di teorie falsificabili, non corazzate contro qualunque critica o osservazione.

E’ davvero ironico che cio’ accada su RealClimate, dove non e’ praticamente possibile postare commenti se non di elogio e di accordo per i gestori del sito.

RealClimate, insomma, e’ il posto impermeabile al mondo esterno, dove modellisti impermeabili al mondo esterno pubblicano articoli impermeabili al mondo esterno…


L’Inopportuno “Earth Day”: Intervista a Roberto Vacca su skytv.it

2008/Apr/22

Ricevo e rimando l’intervista andata al noto ingegnere e scrittore Roberto Vacca, oggi a skytv.it in occasione dell’”Earth Day”:

E’ ragionevole minimizzare l’uso di energia, acqua, metalli: il risparmio evita sprechi e ci rende più ricchi ed efficienti. Meno ragionevole installare pannelli fotovoltaici perché hanno rendimento basso (14%) e sono costosi, quindi sprecano risorse: meglio investirle in ricerca per realizzare fotovoltaico ad alto rendimento.
Il risparmio non va fatto per i motivi sbagliati, ad es. per timore che le attività umane producano riscaldamento globale del pianeta. Non lo producono: gli allarmi di Al Gore e IPCC sono infondati. Il clima varia per cause astronomiche con ciclo di 100.000 anni. Su Nord Europa e America 20.000 anni fa c’era uno strato di ghiaccio spesso 2 km: in 10.000 anni si è sciolto e il clima interglaciale ha favorito lo sviluppo delle nostre civiltà. L’attività solare, poi, produce un ciclo di mille anni: ora siamo in fase di alta temperatura, ma era più alta 1000 anni fa quando la Groenlandia era verde. Queste spiegazioni sono condivise da Freeman Dyson (uno dei maggiori fisici viventi) e da climatologici esperti (ad es. Prof. Luigi Mariani, Università di Milano, IBIMET, Istituto Biometeorologia CNR Bologna, etc.).
Le ragioni giuste per risparmiare sono, ad es., che il petrolio è più utile per alimentare l’industria petrochimica e quella farmaceutica, che non per essere bruciato.
Le iniziative come Earth Day sono inopportune: Il pubblico, esortato a risparmiare per ragioni sbagliate, quando capirà che non è l’uomo a modificare il clima del pianeta, ricomincerebbe a sprecare allegramente.
Iniziativa giusta sarebbe quella di far capire a tutti come stanno davvero le cose. Va fornita al pubblico informazione su quanta energia, quanta acqua, quante risorse consumiamo giorno per giorno. Poi sfidiamoci a risparmiare e controlliamo che cosa abbiamo ottenuto.
Il risparmio non si ottiene, ad esempio, usando un’auto che consuma pochissimo – se pi la usiamo per viaggi che si rivelano inutili. Serve organizzazione logistica per aumentare i rendimenti, evitare di costruire macchine e strutture inutili e risparmiare non solo energia ma anche tempo.

 


Antartide: Risposta a Leucophaea

2008/Apr/08

Risposte al blogger Leucophaea che dice di voler restare calmo riguardo il recente “Caso Gonfiato dell’Iceberg Antartico“:

  • Il riscaldamento globale non c’e': o meglio, se c’e', non sappiamo ancora se sia globale o no, visto che all’IPCC ammettono a denti stretti che le osservazioni del riscaldamento sono quasi tutte europee.
  • E’ la fine dell’estate, il periodo di massimo riscaldamento. E quindi il momento piu’ probabile perche’ la banchisa si frantumi. Mi sembra un punto rilevante.
  • In alcuni punti il Polo sud si riscalda, in altri si raffredda. Cosa succeda in Antartide e’ una cosa ancora tutta da scoprire. L’immagine sopra mostra trend dal 1981 al 2007 che arrivano al massimo a +/-0.1C per decade (quindi un totale inferiore a 0.3C. E visto che l’Antartide e’ freddo, non sono quelle differenze a causare granche’ cambiamenti). Ne parlavo giusto ieri, perche’ dalla NASA arrivano informazioni almeno apparentemente contraddittorie, sull’Antartide, incluso il fatto che l’area di scioglimento, nel 2008, e’ stata di 300mila kmq, lontano dalla media storica che e’ 860mila kmq. Il gia’ citato IPCC, poi, sottolinea continuamente come il riscaldamento al Polo Sud si e’ visto chiaramente solo nella Penisola Antartica: guarda caso, proprio’ dov’e’ la banchisa Wilkins.
  • Le dimensioni dell’iceberg sono minime: minime rispetto all’intera banchisa Wilkins. Non dico di aspettare che si sciolga tutta…ma perche’ preoccuparsi se se ne stacca meno dell’1%? Altri e ben piu’ grandi iceberg si sono staccati dalle banchise antartiche, in passati recenti e remoti.
  • L’estensione dei ghiacci marini antartici e’ un milione di kmq superiore alla media storica. Io il link l’avevo messo: al famoso sito Cryosphere Today dell’Universita’ dell’Illinois a Urbana-Champaign.
  • I mesi appena trascorsi sono stati a livello globale fra i piu’ freddi degli ultimi anni. Non ho citato, quello, a riguardo del riscaldamento globale, ma proprio riferendomi alla banchisa Wilkins e al nuovo iceberg gigante. Se si e’ staccato in un periodo freddo, non possiamo certo imputare la sua dipartita al riscaldamento.
  • Le conferme che la presunta instabilita’ climatica sia da imputare all’uomo non sono “infinite”. Sono tutte nelle pagine del secondo gruppo di lavoro del quarto rapporto IPCC, capitolo 1. A proposito, sono 26.285 conferme, insieme a 3.174 smentite.
  • Su Franco Battaglia non mi pronuncio. Difendera’ le sue opinioni come piu’ gli aggrada. C’e’ da considerare che mentre chi crede nel riscaldamento antropogenico ha qualcosa in cui credere, appunto, chi ne e’ scettico per definizione non ha altro in comune con gli altri scettici, se non lo scetticismo. Sono consapevole quindi che ci sono un mucchio di svitati che non credono al riscaldamento globale, e che tanti di loro non usano i miei stessi argomenti, ne’ io i loro.

Presentazione Forum delle Associazioni per l’Ecologia Umana

2008/Mar/29

Ricevo e rimando

Presentazione Forum delle Associazioni per l’Ecologia Umana

Ambiente è Sviluppo

Forum delle Associazioni per l’Ecologia Umana composto da:
Ambiente azzurro
Ambiente e Libertà
ANEV
Cespas
Cristiani per l’Ambiente
Fare Ambiente
Forza Verde
Mare Amico
Movimento Azzurro
Sorella Natura
Umana Dimora
VIVA

Info: info@vivaaa.org Tel. 063222820

Vi invita alla conferenza stampa indetta per illustrare le basi di una nuova cultura ambientale caratterizzata da una forte connotazione antropocentrica.

Martedì 8 aprile alle ore 11.00 presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati Via della Missione, 4 - Roma

Partecipano i rappresentanti delle associazioni membri del forum:

Comunicato stampa

Ambiente da problema a risorsa

Il Forum delle associazioni per l’ecologia umana propone la difesa dell’ambiente per lo sviluppo

L’Italia soffre di un cronico ritardo infrastrutturale. La produzione di energia è carente e monodipendente dalle fonti fossili. Lo sviluppo di vie di comunicazione, strade, ponti, ferrovie è tra i più bassi d’Europa.

Nonostante le tante parole, poco o nulla è stato fatto per migliorare le circolazione ed il trasporto nei centri cittadini. Nessuna promozione delle auto ibride, nessun incremento e miglioramento dei trasporti pubblici.

I progetti per la costruzione di parcheggi è risultata ridicola. La carbon tax, le multe e la circolazione a targhe alterne, hanno penalizzato i cittadini senza nessun beneficio né in qualità della vita né tantomeno in difesa ambientale.

Gravissima la situazione creatasi a Napoli con il fallimento dei piani di trattamento rifiuti.

Napoli sommersa dalla “munnezza” è la più chiara espressione del fallimento di un modo di guardare alla crescita dell’umanità ed al suo sviluppo come causa dell’inquinamento.

Ma l’uomo non è “il cancro del pianeta” né “lo sviluppo la causa dell’inquinamento”.

Al contrario è solo con lo sviluppo favorito e diretto dalla comunità di persone, che si possono risolvere anche i problemi ambientali.

Al fine di presentare una nuova cultura d’ambiente, un’ecologia fondata su un idea più ottimista della comunità umana e delle sue attività. Un umanità che non è maledizione ma medicina del pianeta, non è impoverimento ma ricchezza per il mondo, il Forum delle associazioni per l’ecologia umana, ha organizzato una conferenza stampa che si terrà Martedì 8 aprile alle ore 11.00 presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati Via della Missione, 4 - Roma.

Il Forum “Ambiente & Sviluppo”intende presentare un programma culturale e di comunicazione al fine di rendere possibile la realizzazione di impianti nucleari per la generazione di energia elettrica, la costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina, la realizzazione di porti, strade, autostrade, metropolitane, parcheggi, ferrovie e linee ad alta velocità per rendere più agevole ed economico il trasporto di persone e merci.

Ambiente & Sviluppo intende inoltre liberare l’Italia dalla dittatura anti-OGM e fornire agli scienziati, agli agricoltori, ed alle famiglie italiane la libertà di poter ricercare, coltivare e consumare prodotti OGM, usufruendone della migliore qualità e del prezzo più basso.

Intendiamo superare la dittatura dell’ecologismo catastrofista, proponendo l’ecologia umana in cui la crescita demografica e lo sviluppo economico e civile suscitino speranza e non disperazione.


Il Caso Gonfiato dell’Iceberg Antartico

2008/Mar/28

(grazie a FM per aver raccolto parte di queste informazioni)

Alla deriva un iceberg gigantesco“, tuona il Corriere della Sera del 26 Marzo. “Antartide: l’iceberg gigante fa tremare il pianeta“, dice Il Manifesto. “COLLASSO ANTARTICO, ICEBERG DA 415 KMQ“, tuona l’ANSA.

Peccato siano le solite esagerazioni: anzi, ancora piu’ esagerate del solito: ingiustificatamente gonfiate nei numeri, e nell’analisi.

(1) NUMERI GONFIATI, ZERO IN GEOMETRIA

Ad esempio si dice un po’ ovunque che l’iceberg e’ “sette volte Manhattan“. Ora, Manhattan e’ di circa 80 kmq…come si arriva all’iceberg di 7×80=560 Kmq?

La fonte originale era chiara:

“[...] un grande iceberg, 41×2.5km (102kmq) si e’ staccato…portando alla disintegrazione di 405kmq della banchisa [di Wilkins] interna [...]

In Italia invece tutto cio’ è diventato, su RaiNews24 (dove la geometria piu’ elementare e’ sconosciuta):

Un mastodontico frammento di una banchisa antartica grande 415 chilometri quadri si e’ staccato [...] Il blocco e’ lungo 41 chilometri ed e’ largo 2,4

Anche sui quotidiani italiani, una serie di strafalcioni hanno mostrato un “pensiero unico”. A parte il Corriere e il Manifesto gia’ menzionati:

Il Giornale: “La natura non fa sconti: un gigantesco frammento di Antartide, vasto circa 405 chilometri quadrati, si sta staccando dalla piattaforma principale di Wilkins Ice Shelf“.

La Repubblica: “Il frammento di 415 km quadrati si è separato dall’area dello Wilkins Ice Shelf - Antartide, si stacca iceberg gigante ‘E’ grande sette volte Manhattan’”

Wall Street Italia: “Il frammento di 415 km quadrati si è separato dall’area dello Wilkins Ice Shelf
Antartide, si stacca iceberg gigante ‘E’ grande sette volte Manhattan’

E’ evidente che in molte redazioni si copia dall’ANSA senza neanche fare una verifica anche minima.

Se non altro alla CNN non hanno sbagliato i conti. Alla BBC, poi, cercano di essere molto molto cauti, e non si pronunciano sul “distacco”.

=========

(2) L’ICEBERG E… IL RISCALDAMENTO GLOBALE (CHE NON C’E')

La notizia di un iceberg che si stacca da una banchisa al Polo Sud, naturalmente, diventa subito “prova” del riscaldamento globale. Ma anche su questo si tratta di un’interpretazione praticamente senza base alcuna:

  1. E’ la fine dell’estate, al Polo Sud, il momento cioe’ di massimo riscaldamento
  2. La zona interessata e’ quella della Penisola Antartica, dove da vari anni si nota un innalzamento delle temperature in opposizione all’abbassamento in corso in altre parti dell’Antartide stesso, come si vede in questa elaborazione della NASA Temperature dell'Antartico
  3. La banchisa interessata ha una superficie fra i 13mila e i 16mila kmq, piu’ di 100 volte l’iceberg e piu’ di 25 volte la zona “disintegrata” (termine che fra l’altro vuol dire semplicemente “separatasi in blocchi di ghiaccio liberi di muoversi l’uno contro l’altro”, e non “scomparsa completamente”)
  4. Nel frattempo, l’estensione dei ghiacci marini antartici e’ un milione di kmq superiore alla media storica
  5. I mesi appena trascorsi sono stati a livello globale fra i piu’ freddi degli ultimi anni
  6. Nel 2000 si e’ staccato un iceberg di 11mila kmq. E nel 1956 galleggio’ libero un iceberg di 31mila kmq addirittura, piu’ grande della Sicilia

Tutto considerato insomma, non ci sono le basi per dire che l’iceberg del 2008 “conferma che il clima sta cambiando e sta cambiando adesso, come scrive invece EcoAlfabeta.


Ambiente: Maledette Iperboli

2008/Gen/08

Greenpeace ha annunciato che prendera’ le vie legali per fermare la decisione del Governo britannico di ricominciare a costruire centrali nucleari. Chissa’ quanti soldi saranno spesi in inutili avvocati…

Personalmente, a quelli di Greenpeace mi verrebbe da dire come Bart Simpson, “ciucciatevi il calzino!!!”.

Cosa si aspettavano? Greenpeace e tante altre organizzazioni di ogni genere e specie che piacciono sicuramente molto al nostro Pecoraro Scanio, non sono forse venute fuori anni fa con proclami del tipo “il cambiamento climatico (CC) e’ la piu’ grande sfida dell’umanita’” e “il riscaldamento globale (RG) e’ la piu’ grande minaccia alla sopravvivenza (del pianeta, di solito)”?

Perche’ abbiano deciso di parlare per iperboli penso di saperlo: non hanno saputo resistere alla ghiotta occasione di occupare il palco nel teatro delle decisioni politiche. O almeno, cosi’ la pensavano.

Ora, naturalmente chi era un po’ furbo ha fatto due piu’ due e capito che se CC e RG vengono davanti a tutto il resto, e’ chiaro che anche l’etanolo e l’uranio (e l’ETS europeo con i soldi aggratisse) sono soluzioni “vendibili”: e infatti sono state vendute e anche acquistate.

Per definizione, se OGNI altro problema ambientale e’ INFERIORE a quello del CC e del RG, allora e’ preferibile e puo’ essere scelto. Sono sicuro che non abbiamo ancora visto l’ultima furbata.

D’altronde, se sei nella padella e stai per morire anche la brace ti sembrera’ invitante.

====

Questa “lobby ambientalista” tatticamente e strategicamente imbelle e’ sicuramente il miglior nemico che uno possa mai sognare di avere.

Idioti: perche’ se invece di isterismi politicamente dubbi (non si sa perche’, tutte le soluzioni sembrano invocare un aumento della presenza statale?) Greenpeace avesse POSTO LA DOMANDA GIUSTA, vale a dire la questione ambientale/antropica (occupazione del territorio; abuso del “bene comune” ambientale; demografia; poca differenziazione delle fonti energetiche; etc), ALLORA il NUCLEARE e l’ETANOLO NON SAREBBERO STATI proponibili come soluzioni. E non saremmo qui a lamentarcene.

Guarda caso, invece, i negoziati sul contenimento delle emissioni vanno a rilento, l’accordo di Kyoto era una presa in giro, quasi nessuno e’ riuscito a rispettarlo, etc etc.

Se adesso (puta caso) si scopre poi che il RG e il CC non ci sono o comunque non sono poi dei problemi cosi’ gravi, Greenpeace e gli altri, che hanno messo tutte le loro uova nello stesso cesto perderanno ogni credibilita’.

E chi se ne approfittera’, se non quelli che se ne sono gia’ approfittati fino ad adesso?

Nel frattempo, la questione ambientale/antropica non se la impippera’ nessuno. E noi, cui anni fa la benzina senza piombo era stata propagandata come “verde”, e adesso ci viene detto di comprare la lavatrice “verde”, rimarremo qui ad aspettare la prossima trovata sempre piu’ fortissimamente e inutilissimamente “verde”…


L’Intristente Tozzi Non Si Smentisce

2007/Dic/15

Appena trasmesso su “Tristia” (al secolo “Terzo Pianeta“, la nuova trasmissione di Mario Tozzi il sabato sera su Rai3) un piccolo pezzo su come il Lago Chad si stia prosciugando a causa del cambiamento climatico (e delle irrigazioni umane).

Peccato che non ci sia stato tempo per dire che quello stesso lago si e’ prosciugato gia’, nell’8500 AC, nel 5500 AC, nel 2000 AC, nel 100 AC e ultimamente anche nel 1908.

E perche’ non c’e’ stato tempo? Perche’ un’informazione del genere avrebbe minato l’idea di “Tristia” che ci sia qualcosa di particolarmente preoccupante nel fatto che il Lago si stia prosciugando di nuovo. Difficile immaginare che le emissioni di anidride carbonica e l’ammontare delle irrigazioni fossero gia’ dietro quanto successo ben sei volte negli ultimi diecimila anni.

Il Tozzi ha poi introdotto un servizio sui futuri “conflitti sull’acqua”. Si e’ parlato di vari posti nel mondo dove l’utilizzo di fiumi da parte di una nazione potrebbe portare a eventuali guerre.

Di nuovo, e’ stato un peccato che non si sia trovato alcun minuto in cui portare analogie dal passato. In questo caso, pero’, la spiegazione e’ piu’ facile: non esiste memoria storica di “guerre dell’acqua”.

Semplicemente, non sono mai successe.

——–

Dobbiamo allora evincere che il messaggio di fondo di “Terzo Pianeta” e’ che il mondo va abbastanza bene, visto che per intrattenere i telespettatori adesso bisogna addirittura inventarsi i problemi??? 8-P

Fantasia per fantasia, tanto vale guardarsi un’opera di finzione, allora. Alla TV in questo momento “Scooby Doo e il Mostro di Loch Ness”….


Vergogna a Bali

2007/Nov/30

Comincia domenica la conferenza per il dopo-Kyoto, e dura 12 giorni. Che sia fatta a Bali a Dicembre (temperatura:fra 23 e 33C. Nuvoloso, qualche probabilita’ di pioggia), la dice lunga sulle priorita’ dei conferenzieri.

E’ una vera vergogna: per chi non crede al Cambiamento Climatico, perche’ sara’ uno sperpero immane di denaro “per niente”.

E per chi ci crede, perche’ a parte non dare alcun esempio su come caspita dovremmo affrontare questa emergenza, generera’ colossali e inutili quantita’ di CO2 visto che per ogni delegato ci saranno almeno tre giornalisti e altri “addetti”.

I problemi della scarsezza delle risorse saranno forse discussi ma certo non esperiti dagli astanti. Basta vedere cosa hanno combinato l’anno scorso, a Nairobi, questi “turisti climatici”.

Ban Ki-Moon, naturalmente, ci sara’. Si vede che Skype e le webcam all’ONU ancora non funzionano.


Maurizio e…i Cambiamenti Climatici

2007/Nov/25

In una mailing list italiana un noto personaggio televisivo mi ha chiesto “perche’ hai una posizione aggressiva in materia di cambiamenti climatici (peraltro ben esplicitata da quanto scrivi nel tuo blog)?”. Di seguito la mia risposta:

In realta’ scrivo tanto sui Cambiamenti Climatici (CC) ma si tratta di un effetto collaterale del mio atteggiamento scettico un po’ per istinto, un po’ per apprendimento.

Ai miei tempi mi sono formato in campo scientifico anche dietro a Skeptic Magazine, e James Randi e’ lassu’ nel mio Pantheon, assieme a Penn&Teller, Michael Shermer e tanti altri. A suo tempo leggevo anche la mailing list del Cicap.

Di astrologi e veggenti mi sono un po’ rotto, pero’, anche se trovo divertenti le pareidolie periodicamente fatte a pezzi dal Bad Astronomer (BA e’ un blog che consiglio di leggere, anche se sul clima io e Phil Plait la pensiamo molto diversamente)

Comunque, mi piace molto tenermi aggiornato dal punto di vista scientifico, sia da Scientific American, sia da Le Scienze, sia da American Scientist (piu’ una caterva di siti web di riviste varie. Ma New Scientist non lo sopporto, come stile).

Quando c’e’ bisogno mi leggo gli originali, anche se l’accesso da quando ho lasciato l’ambiente accademico e’ molto piu’ ristretto.

Se uniamo le due cose, otteniamo un tizio (me) che legge articoli scientifici con un occhio scettico, in maniera critica cioe’, perche’ quello che pretendiamo dal primo cafone illusionista lo dobbiamo richiedere anche a Lancet e Nature.

——-

Il CC da questo punto di vista e’ la “Tempesta Perfetta” per vari motivi.

Prima di tutto, francamente tanti studi sono campati in aria, tante affermazioni sono senza base scientifica, e tante previsioni sono solo lugubre paure del futuro. Non dico che la climatologia moderna vada buttata al macero, pero’ trovo difficile pensare che siano cose serie piu’ di una minima parte delle 428 e piu’ previsioni di cambiamento dovuto al riscaldamento globale.

Per far luce sulla situazione “vera”, proprio in questi giorni sto spulciando l’AR4-WG2 dell’IPCC pagina per pagina, per cercare finalmente di capire quali conseguenze del CC siano gia’ successe o stiano succedendo proprio adesso.

La prima cosa che salta all’occhio pero’ e’ che dei 26′200 cambiamenti riportati “consistenti con il riscaldamento” , ben 25mila siano relativi a sistemi biologici in Europa. Si tratta del 95.5% tutti da un continentino piccolo piccolo. E chissa’ quanti di quei cambiamenti sono legati fra di loro.

Insomma ci sono quasi tre volte piu’ cambiamenti “INconsistenti con il riscaldamento” in Europa (3′100) che cambiamenti “consistenti con il riscaldamento” nel resto del mondo (1′177)

E poi mi si chiede perche’ resto scettico? Che ci posso fare, se chiedo di “vedere per credere”? E cosa sbaglio?

Dei modelli del clima, non parlo neanche.

——-

Non si tratta comunque di attenzioni che riservo solo al CC. Ecco qui il mio commento in inglese a una fesseria pubblicata su The Lancet, l’ennesima associata alla Food Standards Agency britannica.

Questo poi e’ un mio articolo sempre in inglese sulla diatriba riguardo le linee elettriche e il cancro.

E infine una collezione di errori madornali e non, trovati sulle pagine di Astronomy Magazine.

——-

Ma e’ facile notare che tanti dei miei pezzi parlano di Cambiamento Climatico. Un grosso problema che ho con l’allarmismo climatico e’ infatti dovuto al suo debordare nella politica. Al momento e’ il carrozzone su cui sale chiunque vuole mangiarsi un po’ della nostra liberta’, cercando di pilotarci grazie alle paure (vedi Ban Ki-Moon e le sue stupidaggini sul Darfur).

Queste pero’ naturalmente sono considerazioni politiche per cui ciascuno la pensi come vuole.


Interventi su Pace e Energia, Congresso Radicali Italiani

2007/Nov/03

Ho partecipato giovedi’ 1 e venerdi’ 2 novembre a due commissioni del Congresso di Radicali Italiani, in congresso a Padova fino a domenica:

(a) Commissione 3: (Quanti Siamo, Quanto Consumiamo: audiovideo del mio intervento)

Questa e’ la sintesi pubblicata del mio intervento su energia e trasporti:
Maurizio Morabito osserva che in generale le risorse vengono utilizzate indipendentemente dalla quantità disponibile; chiede prudenza nella valutazione degli indicatori quando essi non sono direttamente legati a fatti indiscutibili. Propone che si cerchino soluzioni comuni indipendentemente dalle diagnosi che le originano. Suggerisce un atteggiamento positivo e non catastrofista nell’esposizione dei problemi. Espone alcune proposte concrete su cui è possibile trovare un accordo come la gratuità dei servizi di trasporto cittadino il lavoro remoto, la chiusura dei parcheggi nei centri delle città e la realizzazione di piste ciclabili a carreggiate separate

(b) Commissione 5: (Pace Subito?: audiovideo del mio intervento)

Questa e’ la sintesi pubblicata del mio intervento per un’Enciclopedia della Nonviolenza:
MAURIZIO MORABITO
Un altro aspetto del pensiero gandhiano era quello di pensare alla nonviolenza per gestire i propri conflitti interni. Dobbiamo riconoscere i conflitti interni radicali con i mezzi di comunicazione di massa. Non possiamo non gestrie il conflitto cadendo in un piangisteo nè in una pagliacciata. Come riuscire a ottenere lo spazio?
I modi li conosciamo. Pannella ha avuto spazio adottando metodi molto plateali in passato.
Poi anche la cosa plateale finisce di suscitare interesse. Ci manca l’enciclopedia delle tecniche nonviolente. Ho tradotto un elenco di due studiose americane di tecniche nonviolente, per Notizie Radicali. La mia esperienze è che noi l’abbiamo una associazione dedicata al Satyagraha. A livello locale cosa può fare una associazione? L’Associazione Satyagraha potrebbe raccogliere le diverse tecniche e proporle in maniera consultiva, in modo che ogni associazione possa adottare il metodo che preferisce per fare le sue azioni. Avrei osato pensare ad una mozione da preparare sulla costruzione dell’enciclopedia di tecnica nonviolenta.


Dibattito sui Trasporti Pubblici Gratuiti

2007/Ott/29

(Estratto dal forum di Radicali.it. Mie risposte a vari interlocutori sul tema dei vantaggi e svantaggi della proposta di rendere gratuiti i trasporti pubblici al di sotto dei 100km dai centri abitati)

Praticamente vorresti un aumento delle tasse.

Ho anche messo una lista dei posti dove la gratuita’ dei trasporti pubblici e’ gia’ sperimentata se non pienamente avviata. Tutti veterosocialisti?

L’aumento delle tasse cui accenni potrebbe comunque essere non necessario o anche non significativo, visto che gia’ adesso chi pubblico o privato gestisce autobus, tram e treni riceve generosi contributi dallo Stato, in UK come in Italia. Insomma non vorrei causarti uno shock, ma gli autobus li paghi gia’ e molto, anche se non li usi.

Si potrebbe anzi immaginare una situazione in cui i risparmi in termini per esempio di manutenzione delle strade e dei mezzi, controllo del traffico etc etc rientrerebbero nella comunita’, con una diminuzione di certe tasse a compensare l’eventuale aumento per i trasporti pubblici.

Ma dimmi: a te la parola “privato” fa tanto schifo? Ce l’hai nel tuo vocabolario o l’hai eliminata definitivamente?

Niente in quello che ho scritto presuppone che i trasporti pubblici siano gestiti da aziende pubbliche o aziende private.

Per esempio il Comune riceve gia’ l’elettricita’ da un fornitore, e che questi sia pubblico o privato non cambia il fatto che non ti viene chiesto di lasciare un obolo per la bolletta della luce ogni volta che entri in un ufficio comunale.

Quello che avevo comunque chiesto, ahime’, era evitare di perdersi nei dettagli delle soluzioni. Forse (quasi sicuramente) conviene che ci sia competizione, forse no. Non importa: il punto e’ togliere le automobili dalle citta’, per diminuire l’inquinamento e lo sperpero di petrolio.

E chi t’ha detto che skype è stato abbandonato?

E dove l’ho scritto? Ho detto che quando ho avuto la possibilita’ di scegliere fra 1.7c al minuto oppure zero ma pagando £10 al mese, ho scelto quest’ultima opzione.

Nel discorso sui trasporti, quindi, un biglietto del bus artificialmente basso ma non zero (come accade adesso un po’ ovunque) non e’ equivalente alla gratuita’ del mezzo, magari con un abbonamento “simbolico” di pochi euro.

Nel primo caso, chi puo’ va in automobile: la comodita’ compensa la maggiore spesa, perche’ tanto bisogna spendere comunque.

Nel secondo caso, chi puo’ va in autobus: perche’ usare l’auto comporta una spesa, usare l’autobus nessuna. Anzi, se hai pagato i 10 euro, ti conviene usare l’autobus di piu’, cosi’ ogni corsa ti costera’ meno.

Se si stabilisce poi un circolo virtuoso, l’assenza di traffico porta ad autobus piu’ puntuali e piu’ frequenti, permettendo quindi di poter pianificare i propri spostamenti senza timore di perdere 20 minuti alla fermata. Ancor meno ragioni quindi per andare in macchina in citta’.

la tessera illimitata intera rete per un mese costa 30 euro, a Roma. Non esattamente una cifra iperbolica.

Ma non e’ neanche trascurabile

In effetti comunque potrebbe servire anche un’iniziativa ad effetto tipo autobus gratis a tutti nelle ore di punta per un anno, per dare un segnale “forte” che c’e’ qualcosa che non va

Altrimenti come dici tu si discute sulla sorte degli orsi bianchi nel 2050 e poi tutto come prima

Perchè non rendere gratuito per tutti il servizio di trasporto pubblico? Perchè, visto che noi vorremmo un raddoppio, come minimo, degli utenti del trasporto pubblico, cioè dal 25% attuale al 50% e anche oltre, dovresti trovare dai 10 ai 15 miliardi di euro all’anno per pagare questo costo aggiuntivo. E da dove li prendiamo questi danari???

Io le tue obiezioni le capisco. E’ chiaro che la coperta e’ quella che e’ e se la tiriamo da una parte, un’altra rimane “al freddo”.

E’ per quello che bisogna decidere se “diminuire l’inquinamento” e “consumare meno petrolio” sono scelte strategiche, per le quali vada la pena sperimentare idee “rivoluzionarie” come la gratuita’ dei trasporti sotto i cento chilometri dai centri cittadini.

Idee che potrebbero risultare piu’ o meno costose del presente: quanto si risparmierebbe eliminando tutti i sistemi di controllo, per esempio? E quante morti e/o malattie in meno con un’aria piu’ salubre, magari dopo aver convertito gli autobus gratis in autobus gratis ad energia elettrica?

Comunque si tratta di calcoli complessi che poi vanno verificati grazie appunto a sperimentazioni (e perche’ no, vedendo cosa e’ successo altrove).

Inoltre, ci sarebbe un uso eccessivo dei mezzi pubblici: dal momento che divenissero gratuiti, è evidente

Sull’uso eccessivo dei mezzi pubblici non ci giurerei: dopo alcune settimanela novita’ scemerebbe. Come per l’appunto su Skype, che all’inizio vede l’utente parlare con tutto il mondo ma poi si torna al solito tran-tran.

Ma poi, un abbonamento intera rete mensile a 45 euro ti sembra troppo caro?

Se non lo fosse, auto private non ce ne sarebbero gia’ ora

L’uso massiccio dei mezzi privati - almeno qui a Roma - non dipende certo dal costo dei mezzi pubblici, che costano poco. Dipende da una mentalità del cazzo (si infastidiscono, a salire su un autobus), ben sostenuta da una rete di merda, scomodissima per i più.

Senza contare il fatto che gli autobus sono lentissimi, a causa di tutte quelle auto…

Comunque se pensi che i signorini non salgono sul bus perche’ infastiditi, vedrai che una bella campagna pubblicitaria improntata sul “cretino chi spende in auto, furbo chi va gratis sull’autobus” potrebbe avere effetto (come quella pubblicita’, se non sbaglio in Australia, che ha associato con successo la guida spericolata alla scarsa lunghezza degli attributi maschili)

In grandi città con una metropolitana fitta fitta di stazioni (e non certo gratuita), bisogna cercare col lanternino chi va al lavoro con la macchina.

Io vivo tutti i giorni l’esempio di Londra dove c’e’ chi usa l’auto imperterrito anche se deve pagare 12 euro al giorno. E gli autobus e il metro’ non mancano. Il problema e’ anche che la congestion charge, come tutte le tasse, dopo un po’ viene semplicemente “assorbita”. Quando perde l’effetto della novita’, perde ogni effetto.


Contro Inquinamento e Traffico, Trasporti Pubblici Gratuiti (con Esempi)

2007/Ott/25

(in Addendum in calce, una serie di esempi dove tutto questo e’ gia’ realta’)

Chi vive in una grande o anche solo media citta’ sa benissimo cosa vuol dire affrontarne il traffico. Anche a Londra, dove acqua e vento puliscono l’aria in fretta, c’e’ poco da stare allegri: nonostante i 12 euro da pagare ogni giorno per guidare al centro, il numero di veicoli e’ fin troppo alto. Andare al lavoro la mattina significa camminare in mezzo ai fumi di decine di automobili in fila per questo o quel motivo (magari chi e’ in auto ha acceso il condizionatore, e respira un’aria piu’ pulita…).

E’ evidente che la situazione non potra’ che peggiorare, a meno che al posto del petrolio non si trovi il modo di far marciare le macchine con l’acqua di rose. Occorre dunque pensare un modo completamente nuovo di gestire i trasporti in citta’: una vera rivoluzione.

Rivoluzione che puo’ partire da una proposta molto diretta: fare in modo che gli autobus, il metro’ e gli spostamenti ferroviari sotto i 100km siano completamente gratuiti.

=====

Questa idea e’ venuta dopo aver constatato la differenza fra telefonate internazionali con Skype (17 centesimi) e con una piano tariffario a £10/mese, con chiamate gratuite fino ad un’ora a chiamata. Nel secondo caso l’utilizzo del telefono e’ aumentato a dismisura, e Skype quasi abbandonato anche se dotato di tariffe molto basse.

Insomma anche 1 cent e’ infinitamente di piu’ di zero cent.

Andare in citta’ con gli autobus gratuiti non sarebbe piu’ una scelta fra le tante, ma LA scelta praticamente obbligata (ma attenzione: non imposta, anzi entusiasticamente abbracciata) per la quasi totalita’ degli utenti.

Automobile, motocicletta, scooter addio per andare in centro, perche’ qualunque cosa costino, non costeranno mai “zero”.

Forse qualcuno ha fatto gia’ da qualche parte un’analisi del potere della gratuita’ nel cambiamento delle abitudini delle persone.

=====

Il primo dubbio, naturalmente, e’ se una tale strategia portera’ a un uso eccessivo dei mezzi pubblici. Ma questo si puo’ rimediare. Anche chi puo’ chiamare gratis non passa tutto il giorno al telefono: magari dopo un periodo di eccitamento iniziale, poi si torna al solito tran-tran.

E dubito ci sia un pendolare al mondo contento della sua situazione, e pronto a farsi un giro in autobus in piu’ per divertirsi.

Comunque, come si dice in campo manageriale, non ha senso “soluzionare”, cioe’ entrare nei dettagli piu’ minuti, quando e’ il momento delle idee; e non ha senso eliminare una proposta solo perche’ non si hanno subito tutti i dettagli della soluziona.

Un’altra domanda e’ se sarebbe giusto far credere che muoversi non costa niente. “Giusto” in che senso pero’? Se da una parte c’e’ l’inquinamento, il traffico, l’insensato bruciare del petrolio invece di farne delle utilissime plastiche, la scarsezza dei giacimenti dello stesso con la possibilita’ di un “picco di produzione” e poi aumenti senza fine del greggio, etc etc, allora bisogna togliere le persone dalle loro automobili, quando possibile, e metterle su mezzi di trasporto pubblico.

C’e’ un problema di costi del “Business as Usual”, del “continuiamo come sempre”, che va affrontato. E dobbiamo anche dirci che non sono certo i 30 euro al mese del romano pendolare, o le 43 sterline (60 euro) alla settimana del commuter londinese, a finanziare adeguatamente la rete dei trasporti urbani, per cui un po’ ovunque lo Stato deve intervenire e trasferire ingenti quantita’ di denaro alle ditte incaricate di gestire i treni o gli autobus.

Come gia’ detto, non e’ che i pendolari “pendolino” per sport o altro atto ludico. E’ anzi nella situazione attuale che mi trovo a dover pagare un mucchio di soldi per farmi affumicare tutti i giorni fra le 8.45 e le 9.00 e fra le 18.00 e le 18.30, nel tragitto fra le stazioni di arrivo e partenza da Londra e l’ufficio; e per passare circa 90 minuti al giorno gomito a gomito con un mucchio di perfetti estranei sul treno e sull’autobus, magari in fila ad aspettare che qualche furgone si tolga di mezzo o dietro una teoria di auto private che non si sa bene perche’ sono in centro all’ora di punta.

Il fatto che i trasporti pubblici costino in termini energetici/economici/industriali e’ da questo punto di vista marginale, perche’ si tratta di un servizio di cui sia io sia ogni pendolare al mondo faremmo volentieri a meno. Ma fintanto che non si cambi la mentalita’ delle aziende consentendo a chi puo’ di lavorare da casa, almeno facciamo in modo che chi e’ costretto a spostarsi non si trovi in posizione svantaggiata quando lo fa usando mezzi pubblici.

=====

Cosa significa lasciare le cose come stanno? Per fare un esempio, per andare da casa mia a sud di Londra all’aeroporto di Stansted, due adulti piu’ un bambino, ci vogliono circa £55 di taxi. Oppure, £45 di mezzi pubblici: un treno, un taxi cittadino, un altro treno, piu’ naturalmente il “costo” di trascinare i bagagli, aspettare le coincidenze, uscire e entrare dalle stazioni.

Naturalmente l’uso dei trasporti pubblici per £5 di differenza e’ una follia e me ne guardo bene.

Se invece il Primo Ministro Brown e il Sindaco Livingstone fossero seri sull’inquinamento, e soprattuto sul Cambiamento Climatico contro cui lanciano proclami due volte al giorno, abbatterebbero i costi in modo che dai sobborghi di Londra a
Stansted, per esempio, la spesa fosse meno della’ meta’ del taxi.

Invece i biglietti ferroviari continuano ad aumentare.

——-

Non e’ ci vorrebbe molto, per sperimentare  i trasporti pubblici gratuiti…basterebbe convincere il sindaco di una cittadina di media grandezza (Torino, Pisa, Livorno…) e fare un esperimento per un mese.

Meglio quello che denunciare gli assessori all’ambiente per non aver fatto niente contro l’inquinamento, no?

==================================

ADDENDUM: a seguito di questo blog ho ricevuto da Sylvie Coyaud, la nota giornalista scientifica gia’ su Radio24 e adesso in forza a Repubblica via e-mail (e rimando con entusiasmo) una serie di link con vari esempi dove i trasporti pubblici sono gia’ gratuiti o quasi-gratuiti (alla faccia di chi dice che non si puo’ fare!!)

http://en.wikipedia.org/wiki/Zero-fare

C’è in giro molta gratuità per segmenti di popolazione: parigini over 65, studenti a Bruxelles, in Canada x gli handicappati e chi li accompagna ecc, in Australia per università ecc. L’elenco wiki forse non è completo, mi sembrano mancare città scandinavi, francesi (Figeac dal 2006 per es.) e della California, in Orange County? con free-fare per tutti i residenti, di solito a trimestre - contro l’inquinamento.

Herbert Baum, non so che fine abbia fatto, aveva scritto questo, molto citato, e libri http://www.bath.ac.uk/e-journals/jtep/pdf/Volume_V11_No_1_3-19.pdf . Erano uscite altre cose dopo sul Journal of Public Transports and Policies, uno studio di un gruppo della London School of Economics di sicuro, ma chissà come si chiamavano gli autori - scusa!

Intanto, per gli USA http://www.ecoplan.org/briefs/general/free-biblio.htm

Il caso di Hasselt, Belgio http://www.leda.ils.nrw.de/database/measures/meas0270.htm

Cipro: http://grhomeboy.wordpress.com/2007/07/29/fare-free-travel-under-new-public- transport-plan-in-cyprus/

E ci sono movimenti di cittadini per il free-fare - uno a Parigi si chiavama RATP, setssa sigla di Régie autonome des transports parisiens, ma non so se c’è ancora. Intanto c’è dibattito in Francia sulla proposta di chèque transports: http://www.hns-info.net/article.php3?id_article=9205


UK: Un Abominio da Fermare

2007/Ott/22

Sir David King, il referente scientifico del Governo Britannico, ha deciso in barba a tutto cio’ che dice la Scienza di proporre l’uccisione in massa dei tassi nell’isola, per far diminuire il numero di casi di Tubercolosi Bovina.

Poco gli importa, a Sir David, se giusto un mese fa e’ stato pubblicato un rapporto secondo il quale tale uccisione sarebbe utile solo se completa, e quindi costosissima. Poco gli importa anche sapere che il 60% delle infezioni sono fra un bovino e l’altro.

Quello che davvero importa e’ poter dimostrare che il Governo sta “facendo qualcosa”. Speriamo che l’avere il 95% della popolazione contraria all’idea di eliminare i tassi, sia abbastanza per fermare un’abominevole strage.

Dovrebbe far riflettere il fatto che si tratta dello stesso Sir David che urla da alcuni anni che il Riscaldamento Globale e’ piu’ pericoloso del Terrorismo.

Un pericolo molto grande, tutto sommato, sembra essere rappresentato dagli scienziati-politici che non faticano ad ostentare sicurezza nella direzione che piu’ conviene al Governo cui rispondono.


In Conseguenza del Nobel Preventivo ad Al Gore…

2007/Ott/12

Una volta c’era la Guerra Preventiva (Iraq), oggi c’e’ il Nobel Preventivo per la Pace (ad Al Gore e all’IPCC, per la prima volta nella Storia un Premio assegnato non per quanto fatto in passato, ma sulla base di qualcosa che, forse, potrebbe accadere in futuro).

Perche’ allora non dare spazio anche a Notizie Preventive? Per esempio questo comunicato stampa dal futuro:

Roma, 12 Ottobre (MNN) -  I Cambiamenti Climatici dietro l’enorme frana sulle Dolomiti

Sesto Pusteria: un boato alle 9; il crollo da Cima Una. Dal rifugio in val Fiscalina chiamano soccorsi: “L’intera valle è invasa da detriti e polvere” (foto). I soccorritori: “Aiutati alcuni escursionisti, non ci sono feriti“.
Il Ministro Pecorario Scanio ha dichiarato: “Si tratta dell’ennesimo segno che i cambiamenti climatici stanno minando la sicurezza ambientale e sociale della Nazione. Stabiliro’ questa sera stessa un Comitato di Salute Pubblica che prendera’ in mano le redini del Paese. Dirameremo a breve un bollettino di informazione che andra’ a sostituire i giornali risparmiando cosi’ da morte certa milioni di alberi“.
Il Maresciallo d’Italia Plenipotenziario Pecoraro Scanio ha poi confermato l’abbattimento di una quercia “sacrificata per costruire la ghigliottina che ci aiutera’ a liberarci dai dissenzienti“.


Riepilogo dei Commenti in vista del Convegno Energia-Ambiente 19-20 Settembre

2007/Set/18

Riepilogo riassuntivo delle mie riflessioni in vista del Convegno “ENERGIA & AMBIENTE - Scenari e prospettive per l’Europa e per l’Italia“, Mercoledì 19 settembre 2007 ore 15.00 – 20.00 e Giovedì 20 settembre ore 9.30 - 14.00 presso la Camera dei Deputati - Sala del Refettorio (Palazzo San Macuto), Via del Seminario

(a) Venti Anni Senza Nucleare (http://tinyurl.com/3czldr)

Nel 1987 il nucleare italiano fu abbandonato per una diffusa sensazione di incompetenza tecnica e politica.

Approfittando dei Verdi assurdamente posizionatisi all’estrema sinistra, c’e’ lo spazio per ottenere molti (altri) consensi in tema energetico ed ambientale.

(b) Sui Consumi Energetici (http://tinyurl.com/3czldr)

Bernard Laponche calcola che se vivessimo tutti bene, non ci sarebbe energia per tutti. Ma a leggere bene i suoi argomenti, porta anche un messaggio di speranza.

(c) Energia, Ambiente e Il Problema della Leadership (http://tinyurl.com/2jftfe)

Proclamarsi “verde” e’ diventato cosi’ facile per un politico da trasformarsi in un marchio di pigrizia ipocrita. E cosi’ si sta dando spazio a esperimenti sociali, colossali perdite di tempo destinate al fallimento, perche’ basate sul pessimismo.

Bisogna invece aborrire questo revival dello Stato Etico, ed affrontare i problemi reali uscendo dal solito elenco di sogni ed obiettivi per parlare di risorse e strumenti da usare per implementarli, e di alleanze e priorita’.

(d) Gestire Il Picco del Petrolio (http://tinyurl.com/2opvok)

Raggiungere il picco della produzione mondiale di petrolio nei prossimi quindici anni e’ un rischio significativo, che va gestito. E quindi studiato, non solo per lanciare allarmi ma principalmente per mitigarlo, che e’ quanto quasi inconsapevolmente stiamo facendo gia’ .

(e) I Criteri di Scelta delle Fonti Energetiche (http://tinyurl.com/3bxjch)

Non ha senso rifugiarsi solo nella Scienza per trovare tutte le indicazioni su come scegliere il nostro futuro, e men che meno in campo energetico ed ambientale. Bisogna avere il coraggio di includere anche le proprie motivazioni politiche, in perfetta trasparenza.

E non vanno dimenticati gli strumenti manageriali gia’ esistenti, come il “Total Cost of Ownership” e la “Balanced Scorecard”.

(f) Rientrodolce e Il Paradosso del Bagagliaio (http://tinyurl.com/2o42jb)

Il rischio della sovrappopolazione va gestito come quello del picco del petrolio.

Per far questo, l’Associazione Rientrodolce dovrebbe abbandonare ogni traccia di catastrofismo: perche’ non si puo’ fare nessun rientro-dolce se non si ha fiducia nei propri mezzi, ma anche fiducia nell’Umanita’. E se questo e’ vero, allora c’e’ la concreta speranza che l’Umanita’ stessa sia capace comunque di adattarsi a quello che ha, ed escogitare nuovi modi per avere di piu’ e vivere meglio.


Rientrodolce e Il Paradosso del Bagagliaio (Convegno Energia-Ambiente 19-20 Settembre - 5)

2007/Set/17

Una serie di riflessioni in vista del Convegno “ENERGIA & AMBIENTE - Scenari e prospettive per l’Europa e per l’Italia“, Mercoledì 19 settembre 2007 ore 15.00 – 20.00 e Giovedì 20 settembre ore 9.30 - 14.00 presso la Camera dei Deputati - Sala del Refettorio (Palazzo San Macuto), Via del Seminario

(vai al precedente…)

(f) Commento al problema della sovrappopolazione che sara’ probabilmente trattato da Marco Pannella nell’”Intervento di Chiusura

Marco Pannella Deputato europeo, iscritto all’Associazione RientroDolce

Comincero’ con il parlare di Rientrodolce come associazione, per poi passare all’argomento della sovrappopolazione.

=============

L’Associazione Rientrodolce

Rientrodolce, che seguo da “esterno” da piu’ di un anno, ha tre anime che non sempre vanno d’accordo: una (dolcemente!) “misantropa”, una scientifica, una politica.

Il guaio e’ che a volte si mescolano, nella stessa persona o nello stesso messaggio, con un malcelato catastrofismo (il Dolore da Giovane Werther gia’ menzionato).

Quando e’ l’anima misantropa a contaminarsi al catastrofismo, per esempio, il resto dell’umanita’ e’ ritenuto troppo cocciuto per cambiare prima della Fine. Ci si dovrebbe chiedere perche’ continuare l’Associazione invece di continuare a farle fornire perle ai proverbiali porci.

Oppure quando l’anima scientifica diventa catastrofica, si discute scientificamente ma invariabilmente secondo gli scenari peggiori: per cui se un organismo internazionale (l’IPCC) prevede disastri climatici, viene portato ad esempio, ma se un altro (la Banca Mondiale) non prevede disastri da sovrappopolazione, viene considerato un lacche’ dei Poteri Forti.

E quando infine e’ la politica ad impregnarsi di un senso di tragedia imminente, ecco che scatta il meccanismo fin troppo naturale della “setta”.

Come su un treno che corra veloce verso un ponte, quei pochi fra i passeggeri che sanno che quel ponte e’ gravemente danneggiato si stringeranno l’uno con l’altro, frustrati dall’incapacita’ degli altri di capire il disastro che (forse) sta per occorrere.

=============

Per vederne i risultati si puo’ dare un’occhiata a quanto pubblicato nel recente supplemento all’Agenda Coscioni “Per un Rientro Dolce dell’Umanita’” (Speciale Agenda Coscioni Anno II – N. 9 – Settembre 2007).

Mario Marchitti, Presidente di Rientrodolce, discute molto bene di Demografia come limite allo sviluppo, o per meglio dire alla crescita. Poi pero’ verso la fine del suo pezzo si pone l’ingenuissima domanda su quale sia la “motivazione alla crescita”, con improbabili paragoni alla salute corporea.

La “crescita”, mi sembra ovvio, deriva dal fatto che un mucchio di persone vogliono arricchirsi e/o ottenere il potere di controllare la piu’ grande quantita’ di risorse (e persone!) possibile. Si chiama “ambizione” e a quanto mi risulta e’ innata nella specie.

Luca Pardi parla di “Esplosione Demografica e il ‘Rientro Dolce’”. Anche questo articolo e’ ben argomentato e si merita una lunga risposta (una e’ nel mio blog su “Il Petrolio”). Pardi menziona anche la “militanza fanatica” di chi pensa che sia un valore in se’ il fatto che l’economia cresca a dismisura.

Ma poi come ho potuto esperire, nel discutere di questi temi non c’e’ sempre traccia di una volonta’ di dialogo quanto semmai di prevaricazione: la quale magari e’ all’apparenza giustificata, agli occhi di chi si aspetta la catastrofe entro 15 anni.

Ma come ho gia’detto, visto che neanche i figli di Troia ascolterebbero Cassandra

Nel supplemento all’Agenda Coscioni c’e’ anche un pezzo dal Los Angeles Times, dove si parla di urbanizzazione e dei suoi aspetti peggiori, senza pero’ chiedersi perche’ la gente abbandoni le campagne per una vita del genere. Poi un articolo di Luigi De Marchi che e’ pero’ solo un lamento del fatto che su certi temi tutti sembrano sordi.

Poi c’e’ un’intervista a Bill Ryerson del Population Media Center, intervista che il lettore piu’ attento consigliera’ a Pardi e De Marchi di leggere bene.

Ma lo Speciale Rientro Dolce finisce con un articolo di Paolo Musumeci che andrebbe riscritto daccapo, perso com’e’ in un guazzabuglio di concetti campati in aria (l’Economia non si occuperebbe di mancanza di risorse? Begg non sarebbe d’accordo…) ed accorati appelli millenaristi (“un vincolo che non resta che accogliere”, “revisione dei modi di abitare umani”) che arrivano ad auspicare una preconcetta e inspiegata “fine di progetti di opere titaniche” che davvero non sembra avere relazione logica diretta con il rientro-dolce.

=============

Cosa puo’ imparare Rientrodolce, da Bill Ryerson? Che quello che serve per ottenere risultati e’ uno sforzo perche’ prevalgano gli aspetti politici e pratici, e quindi inclusivi, e scientifici, e quindi consapevoli e con i piedi per terra: invece di perdersi in chiacchiere descrivendo come strumento del Maligno chiunque faccia un’obiezione.

=============

Il Problema della Sovrappopolazione

Ma insomma, esiste un problema “sovrappopolazione”?

Il rischio e’ serio e puo’ essere valutato assieme al rischio del picco del petrolio (non a caso, il problema dell’esaurimento delle risorse e’ in cima alle preoccupazioni di Rientrodolce). E come il rischio del “picco”, quello della sovrappopolazione va in primis gestito e mitigato, agendo da subito nell’ipotesi che sia reale.

A guardare i numeri e le previsioni a medio termine, in realta’, si potrebbe ipotizzare come gia’ fatto in passato che l’espansione dell’umanita’ stia quasi seguendo una curva “logistica”, quelle con la forma a “S” dove a una crescita molto rapida segue un rallentamento e poi una sostanziale stabilizzazione. Su questo pero’ non vi e’ certezza, anche se in assenza di drastici cambiamenti possiamo aspettarci un massimo fra gli otto e i nove miliardi di persone in pochi decenni.

Quindi la gestione del rischio-sovrappopopolazione significa anche prepararsi fin da ora a gestire quel massimo.

Il rischio principale (1) e’ che non ci siano risorse sufficienti a garantire la sopravvivenza di tutte queste persone, molte piu’ che in qualunque momento storico e preistorico precedente. Una volta raggiunto questo punto, il rischio ulteriore (2) sarebbe di vedere un aggiustamento verso il basso, con l’eliminazione fisica di una parte dell’umanita’: in un linguaggio meno terso, diversi milioni di morti.

Per mitigare (2) occorrono politiche internazionali che garantiscano la distribuzione piu’ efficiente delle risorse, e accordi multilaterali perche’ nessuno si senta messo da parte o candidato alla eliminazione. Naturalmente e’ molto piu’ semplice mitigare (1), e cioe’ fare in modo che le risorse disponibili siano ampiamente sufficienti: e quindi bisogna aumentare la quantita’ di tali risorse, o mantenere basso il numero di umani: magari diminuendolo in maniera “dolce”.

E’ quest’ultima, ovviamente, la strada scelta da Marco Pannella e Rientrodolce (e Bill Ryerson). Ma e’ possibile “risparmiare risorse” semplicemente diminuendo di numero?

Non e’ strettamente vero, come ben noto anche ai membri di Rientrodolce. La presenza di maggiori risorse per persona potrebbe tranquillamente portare a un consumo pro capite sostanzialmente piu’ alto, con il risultato che il consumo totale non cambi o cambi di poco.

Istintivamente, sembrerebbe logico quindi iniziare delle campagne di sensibilizzazione al risparmio individuale e collettivo, magari anche con delle tariffe di consumo particolarmente punitive per chi superasse una certa soglia.

Questo metodo e’ molto efficace, se e quando funziona. Ci sono molti esempi molto simili nella Storia, inclusi i vari razionamenti durante le ultime guerre, anche se il contrabbando proliferava non poco. Insomma se si riesce a convincere la popolazione che certi sacrifici vanno fatti per un “bene superiore”, e’ poi abbastanza semplice ottenere dei risultati, a parte delle situazioni ai margini.

Purtroppo pero’ questo e’ un metodo da indottrinamento, che va usato con estrema cautela e “gentilezza” e soprattutto senza duri metodi coercitivi. Per far questo bisogna avere una grande fede nel proprio modo di agire, e un’encombiabile stabilita’ nel percorso di fronte ad ogni avversita’: due caratteristiche di Ryerson che con il suo Population Media Center continua a parlare di sovrappopolazione con le “soap operas” radiofoniche.

Ma esiste davvero un grande rischio che la persuasione fallisca, o che i persuasori si facciano prendere la mano e decidano di obbligare invece che persuadere, qualora i risultati tardassero. D’altronde cosa si potrebbe fare altrimenti, qualora si fosse convinti che l’alternativa saranno inenarrabili stragi?

Ma non e’ tutto cio’ straordinariamente simile all’egualitarismo comunista e con limiti per forza di cose arbitrari che spingono sostanzialmente la societa’ verso uno stato quasi mummificato, dove ciascuno si impegna a raggiungere il massimo allocato e nulla piu’.

Davvero un Brave New World, la distopia di Aldous Huxley di una societa’ scientificamene controllata. Cosa avremmo fatto, scegliendo quel futuro, se non barattare possibili ma non ineluttabili problemi di sovrappopolazione, con un terrificante mondo senza liberta’?

E’ davvero possibile, il Rientro-DOLCE? Non lo so.

====

In realta’ una speranza c’e’ comunque. La diminuzione del numero di umani potrebbe non essere la strada possibile.

Paradossalmente la risposta e’ insita nei discorsi di Bernard Laponche, che gira il mondo per dire che se tutti avessero i bisogni energetici dei popoli piu’ ricchi della Terra, ce ne vorrebbero tre, di pianeti