Elogio (Plurimo) Dello Scetticismo

2009/Set/20

Elogio (Plurimo) Dello Scetticismo
di Maurizio Morabito (pubblicato sul blog “Climate Monitor” il 19 Settembre 2009)

Straordinaria pagina, quella numero 35 del Domenicale del Sole24Ore del 2 agosto 2009, quasi interamente dedicata (quattro articoli, due grandissimi riferimenti) all’elogio dello scetticismo, antico e moderno, in quanto approccio più ragionevole alla conoscenza (anche a quella “scientifica”); scudo di difesa contro il dogmatismo e strumento di tolleranza, dunque indispensabile per elevarsi dal punto di vista etico.

Uno scetticismo che è arrivato a noi anche grazie all’Illuminismo. Chi lo rifiuta dunque, chi lo denigra, chi incautamente si affida a una “Autorita’ Indiscutibile” nel reame della Scienza, si pone in ultima analisi al di fuori della Scienza stessa e di quasi quattrocento anni di Filosofia.

Quello scettico è un atteggiamento diametralmente opposto dunque al cambioclimatismo attualmente di moda, dove invece una incredibile rigidità dogmatica porta più d’uno ad inalberarsi per Lesa Maestà per esempio allorquando un interlocutore si permetta di mettere in dubbio la profezia della catastrofe impellente, o alcune conclusioni dell’ultimo rapporto IPCC, se non addirittura la pericolosità del riscaldamento globale di origine antropica.

(il resto dell’articolo e’ disponibile su Climate Monitor)


Dedicato A Chi Non Vuole Bambini Perche’ Ambientalista…

2008/Dic/15

Un articolo/editoriale oggi sulla BBC da parte di Joanna Benn, che scaldera’ il cuore di alcuni: “Decidere di avere bambini…un modo per aggiungere ai problemi del mondo?

Ottima invece la risposta di un lettore:

Sentire la Sig.ra Benn chiedere ad alta voce “quanto verde” sia avere un figlio mi fa provare la sensazione come di una lama di ghiaccio alla schiena. I miei genitori sono vissuti in un periodo storico in cui alcune persone si chiedevano l’un l’altra, in maniera mortalmente seria, “quanto ariano” potesse essere questa o quella scelta personale. Rigiriamo allora la domanda alla Benn e chiediamole “quanto verde” sia per persone come lei continuare a stare al mondo. Dopo tutto, la Sig.ra Benn, con una casa sua propria, indubbiamente consuma più preziose risorse di un bambino che semplicemente vive con i suoi genitori. Ma è a questo che arriveremo quando cominceremo a pensare le nostre vite in termini di numeri.
Seajay, Seattle, Washingto
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Obama – Primo Scivolone Sul Clima – Articolo su Svipop

2008/Nov/23

Terzo mio articolo su Svipop, l’agenzia online del CESPAS, il cui Presidente e’ il giornalista e scrittore Riccardo Cascioli:

OBAMA, PRIMO SCIVOLONE SUL CLIMA

di Maurizio Morabito

Nel primo intervento sulle politiche climatiche da futuro presidente degli Stati Uniti, Barack Obama ha subito inanellato una serie di sciocchezze dal punto di vista scientifico, dando per certi fenomeni (mari che salgono, siccità, uragani sempre più violenti) che sono oggetto di dibattito scientifico. Un inizio poco incoraggiante. E come pensa Obama di conciliare la filosofia del “Yes, we can” con il catastrofismo imperante?


La CO2 Non E’ D’Accordo Con I Catastrofisti – Articolo su Svipop

2008/Nov/22

Un mio nuovo articolo su Svipop, l’agenzia online del CESPAS, il cui Presidente e’ il giornalista e scrittore Riccardo Cascioli:

LA Co2 NON E’ D’ACCORDO CON I CATASTROFISTI

di Maurizio Morabito

Le oscillazioni del clima della terra sono state notevoli negli ultimi 800mila anni e 120mila anni fa erano di 5°C superiori a quelle attuali. Inoltre la concentrazione di Co2 è legata alla proporzione di ferro nelle polveri atmosferiche. Sono alcuni dei risultati delle analisi sulla carota di ghiaccio più profonda mai estratta, presentati al convegno internazionale “Epica” a Venezia. Quasi del tutto ignorato dai media. Chissa perché?

For the English version click here: “Two-Mile-Deep Antarctic Ice Core Reveals Stupidity of AGW Catastrophism


UE e Clima: Commento al Blog di Antonello Pasini

2008/Ott/25

(commento al blog di Antonello Pasini del Sole24Ore “Battaglie di retroguardia e CO2“)

Luca Lombroso dice che il Pacchetto sul Clima non e’ tanto sul Clima, quanto sull’energia (risparmio, diversificazione).

Allora sarebbe bello se qualcuno lo chiamasse semplicemente Pacchetto sull’Energia e ci fosse meno fissazione intorno alla riduzione delle emissioni di CO2; che non si capisce bene se sia importante dal punto di vista climatico, o strumentale per forzare il cambiamento energetico.

Il sospetto della strumentalita’ aumenta vedendo come di fronte alla recentissima crisi economica mondiale, adesso si propone l’”energia verde” come speranza per il futuro (come se appunto, si trattasse di una soluzione in cerca di un problema; e appena compare un problema, subito l’”energia verde” venga additata come soluzione).

Dubito che abbia senso dire che “i Paesi in via di sviluppo ci copiano”: se la UE dimostrera’ che bisogna spendere quattrini a palate per ridurre le emissioni del 20%, quanti di quei Paesi se lo potranno permettere? E siamo sicuri di poter giustificare almeno 60 miliardi di euro di costi all’anno per la UE (se non 120) con la vaga speranza che forse qualcun altro si accodera’, in futuro?

Poniamo anche che la UE convinca tutti gli altri di fare lo stesso. Stiamo parlando allora di spendere almeno 300/400 miliardi di euro all’anno a livello mondiale per tagliare le emissioni del 20%? Non pensavo fossimo cosi’ ricchi.

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Per Pasini: grazie del link a RealClimate (ho due commenti li’, il 10 e il 76).

Sono ovviamente tutt’orecchi per sapere da chi puo’ fare i conti meglio di me, di quanto si ridurra’ la temperatura globale nel 2020 grazie al pacchetto 20-20-20. Anche Lomborg sul Sole24Ore recentemente ha parlato di centesimi di grado, nel 2100.

Se io fossi comunque preoccupato per la CO2 nell’atmosfera, non penso che pochi centesimi di grado in piu’ o in meno cambierebbero le mie preoccupazioni. Anzi, mi chiedo se davvero non ci sia altro che si possa fare, se non il 20-20-20?

Perche’ allora in quel caso, anche chi si preoccupa della CO2 ha poco senso che si preoccupi, visto che alla fine, a parte un miracolo come estrarre petrolio dell’aria non c’e’ davvero niente di concreto che possa evitare l’inevitabile


UE e Clima: Grandi Risultati (o forse no)

2008/Ott/24

Riguardo alla polemica fra il Governo italiano (e non solo) e quanti nella Unione Europea vogliono mandare avanti il “Pacchetto Clima 20-20-20“:

(1) Il contributo attuale della UE alle emissioni di CO2 e’ il 14% di quelle mondiali

(2) Il pacchetto 20-20-20 le ridurra’ del 20%. Nell’ipotesi che gli altri non emettano piu’ di adesso, cio’ si traduce in una riduzione delle emissioni del 14×0.2=2.8% (in realta’ sara’ di meno, perche’ le emissioni altrui aumenteranno). Quindi invece di emettere 100, nel 2020 emetteremo almeno 97.2

(3) Visto che l’effetto serra agisce in maniera logaritmica, log(97.2)/log(100)=99.38

(4) Quindi anche nelle previsioni UE andremo a spendere 0.66% del PIL per dodici anni (7.92% del PIL di un anno) per ottenere un miglioramento dello 100%-99.38%=6.2 per mille.

(5) Un’efficienza straordinaria: ben 8 parti per diecimila di raffreddamento per ogni % di PIL speso. Esagerati!

Chissa’ il perche’ di tanta titubanza, allora…

ps si’, sono sarcastico


L’Unione Europea Pronta a Risolvere il Problema Immigrazione

2008/Ott/15

E come fara’ l’UE a risolvere il problema dell’immigrazione? Ma e’ semplice: adottando criteri stringenti e costosissimi per combattere il “riscaldamento globale”, proprio adesso che c’e’ la crisi finanziaria.

Con l’economia in rovina, immigrati non ne verranno piu’. E quindi almeno quel problema sara’ risolto.


Riscaldamento Globale: Siamo Al Contenimento dei Danni?

2008/Ott/02

Traduzione di un articolo del paleoclimatologo Bob Foster, “Riscaldamento globale: è questo il contenimento dei danni?” (15 luglio 2008);

In PRIMO luogo, un po ‘di contesto. La tendenza all’aumento delle temperature dal “minimo di Maunder”, quando il Sole era “quieto” (1645-1715) fino all’epoca moderna con un Sole iperattivo (fenomeno cominciato intorno al 1920) sembra giungere al termine. L’impatto variabile dei pianeti sull’irregolare orbita solare intorno al centro di massa del sistema solare può essere calcolato, e un’altra “piccola era glaciale”, un periodo freddo cioe’, sembra essere imminente. Un primo indicatore è che il “ciclo solare 23″ non e’ ancora finito – il ciclo 24 proprio non vuole cominciare. In passato, un ciclo extra-lungo (come lo e’ ora il 23) è stato seguito da un ciclo extra-debole. La Terra si è leggermente raffreddata dal 1998 con il suo enorme fenomeno “El Niño” – e il raffreddamento si intensificherà fino a circa il 2030.

E’ in gioco la credibilità del dogma adottato da alcune istituzioni (IPCC / Royal Society / NASA). Il Quarto Rapporto di Valutazione IPCC (AR4) e’ basato sull’idea che la Terra sia un sistema autonomo Terra con un clima che non dipende dall’esterno. Ad essere significativi sarebbero solo la “variabilità naturale” e le attivita’ umane. Nel “Riassunto per i Responsabili Politici” il capitolo “Cambiamenti Climatici 2007: La Fisica di Base” mostra i contributi al riscaldamento globale da parte della “irradianza solare” e delle emissioni di CO2 di origine antropogenica (Fig. SPM-2). Le emissioni di CO2 “umane” forniscono una forzante di 1,66 Watts/m2 (alias un ‘riscaldamento’). L’unica influenza esterna è la irradianza solare – con un minuscolo aumento di 0,12 W/m2 dal 1750. Il deflusso altamente variabile di plasma magnetizzato dal Sole viene ignorato – come lo sono tutti gli effetti inerziali esterni.

Essenzialmente - e in maniera insensata – secondo l’IPCC la Terra viaggia in un universo vuoto!

Tutto cio’ fa parte adesso del “mainstream”…ma gli scienziati non sono degli stupidi, e sanno che hanno molto da perdere se la Terra si raffredda invece di riscaldarsi – il loro status, i finanziamenti e, soprattutto, la credibilità (= il peso politico). Ecco dunque arrivato il momento di contenere i danni.

In SECONDO luogo, che dire della NASA? Evita di discutere il legame tra attività solare e clima terrestre – e parla solo di “Meteo Spaziale”. Perché? Proviamo a tornare indietro di un secolo – come riportato in questo articolo:

Soon & Yaskell 2003, “The Maunder Minimum and the Variable Sun-Earth connection”, World Scientific 278 p. (“Il Minimo di Maunder e la connessione variabile Sole-Terra”)

Come vi e’ descritto, un legame fra Sole e Terra era stato riconosciuto tempo fa. Ma si leggano le pagine 119-122; Lord Kelvin (al secolo, William Thompson), Presidente della Royal Society, ha davvero cambiato tutto con il suo articolo su Nature dell’1 Dicembre 1892 (vol. 47). Sulla base dei suoi calcoli, ha scritto:

Questo risultato [i suoi calcoli], mi sembra, è assolutamente conclusivo e sfata l’ipotesi che le tempeste magnetiche terrestri siano dovute all’azione magnetica del Sole… Possiamo anche essere costretti a concludere che il presunto legame tra le tempeste magnetiche e le macchie solari non esiste e l’apparente accordo tra i due cicli è una semplice coincidenza.

[Come sappiamo oggi, le tempeste magnetiche terrestri SONO dovute all'azione magnetica del Sole, che interagisce con il campo magnetico terrestre].

Il calcolo sconfigge l’osservazione. La Royal Society non ha ancora rinunciato a questo implausibile dogma di Kelvin – un concetto che e’ penetrato al centro del pensiero scientifico correntemente accettato.

Torniamo alla NASA. Il comunicato di David Hathaway dell’11 luglio 2008, un aggiornamento della situazione riguardo il ciclo solare, è intitolato:

Cosa c’è che non va con il Sole? (Niente) – Ultime Notizie! Il Sole si sta comportando normalmente

Hathaway prevede che il ciclo 24, in ritardo, avra’ comunque un picco più alto nel numero di macchie solari del puntuale ciclo 23. Ma sicuramente, questo è voler negare l’evidenza – non “contenimento del danno”.

In TERZO luogo, consideriamo il Centro Ricerca Hadley di Previsione del Clima (a Exeter nel Regno Unito). Ne e’ stato Direttore Sir John Houghton, quando dirigeva anche il Met Office del Regno Unito – e ha diretto anche l’IPCC nel 2001, per il Terzo Rapporto. Di conseguenza, questo articolo del Centro Hadley datato 10 agosto scorso potrebbe essere considerato come un tentativo di contenimento dei danni, in una certa misura – mettendo l’osservato, e molto scomodo, raffreddamento globale dal 1998 in un contesto non controverso:

Doug M. Smith et al 2007, “Improved surface temperature prediction for the coming decade from a global climate model”, Science v. 317 pp. 796-9. (“Previsione migliorata delle temperature di superficie per il prossimo decennio sulla base di un modello climatico globale”)

Nel sommario dicono: “Il nostro sistema prevede che la variabilità interna compenserà parzialmente il segnale del riscaldamento globale antropogenico per i prossimi pochi anni. Tuttavia, il clima continuerà a riscaldarsi, con almeno la metà degli anni dopo il 2009 previsti piu’ caldi dell’anno più caldo mai registrato finora“.

Notare bene la conclusione: a loro dire, almeno la metà degli anni dopo il 2009 sono previsti per essere più caldo che il 1998, l’anno più caldo mai registrato finora. Tutto cio’ sembra bastare, per il momento. Ma non protegge il futuro della climatologia. Non è un vero contenimento dei danni.

In QUARTO luogo, la sezione scientifica del Quinto Rapporto di Valutazione IPCC è attesa per il 2013, con gli altri due volumi nel 2014. La credibilità deve essere mantenuta il più a lungo possibile – e, perlomeno, fino al 2014. Quindi, un deciso sforzo di contenimento dei danni è iniziato il 1 ° maggio:

N.S. Keenleyside et al 2008, “Advancing decadal-scale climate prediction in the North Atlantic sector”, Nature v. 453 pp. 84-8. (“Previsioni del clima su scala decennale nel settore Nord Atlantico”)

Nello stesso numero di Nature, è apparso una traduzione per non-specialisti di questo documento tecnico:

Richard Wood, “Climate Change: Natural ups and downs”, p. 43. (“Cambiamenti climatici: aumenti e diminuzioni naturali”)

Inoltre, uno “strillo” all’inizio della rivista (p. xi) fornisce una sintesi brevissima: “… Nel prossimo decennio, variazioni naturali del clima negli oceani del Nord Atlantico e del Pacifico tropicale compenseranno temporaneamente il previsto riscaldamento di origine antropogenica: le temperature al suolo in Europa e in Nord America potranno anche diminuire un po‘”.

Esattamente UN GIORNO dopo il messaggio è stato ripreso altrove:

Richard A. Kerr 2008, “Global Warming: Mother Nature Cools the Greenhouse, But Hotter Times Still Lie Ahead”, Science v. 320 p. 595. (“Riscaldamento globale: Madre Natura raffredda l’effetto serra, ma periodi piu’ caldi ci aspettano comunque”)

Chiaramente, e’ l’Establishment scientifico che viene li’ difeso, perché il pezzo inizia: “Come piace dire agli scettici del cambiamento climatico, le temperature nel mondo non sono aumentate molto negli ultimi dieci anni. Se il riscaldamento globale è cosi’ importante, si chiedono, ecc…

Kerr quindi parla dell’articolo di Nature del giorno precedente: “Guardando verso il futuro, il modello prevede un rallentamento delle correnti atlantiche di trasporto del calore e quindi il raffreddamento del Nord Atlantico, del Nord America, dell’Europa occidentale nel prossimo decennio. Prevede anche un lieve raffreddamento del globo. Ma verso il 2030, le temperature globali previste rimbalzano fino a ritornare al riscaldamento previsto dall’effetto dei soli gas-serra“.

È questo, il “contenimento dei danni”? Non ci posso giurare, ovviamente, ma come si dice in inglese: se cammina come un’anatra, e starnazza come un’anatra, allora è…un’anatra…

Che ne pensate?


Arcobaleno Capovolto. E Repubblica Spara Un’Altra Bufala.

2008/Set/23

(un nuovo articolo su Svipop)

ARCOBALENO CAPOVOLTO. E REPUBBLICA SPARA UN’ALTRA BUFALA
di Maurizio Morabito e Peppe Caridi

Un arcobaleno capovolto fotografato a Cambridge è stata l’occasione di un’altra invenzione di Repubblica, che ne ha approfittato per sostenere che è un effetto dei cambiamenti climatici. Nulla di più falso, è un fenomeno naturale ben conosciuto che non ha niente a che vedere con i cambiamenti del clima. Ma forse per capire l’insistenza di Repubblica è utile sapere che la proprietà del quotidiano è la stessa di Sorgenia, azienda leader nel settore dell’energia eolica. (Cliccare qui per il resto dell’articolo)


IL WWF Italia Salva Gli Orsi e Mangia la Bufala

2008/Set/20

(mia risposta, pubblicata anche su SVIPOP al (presunto?) comunicato stampa del 10 settembre da parte del WWF Italia “Nessuna Bufala sugli Orsi Polari“)

(un ringraziamento particolare a Riccardo Cascioli per la disponibilita’)

E’ con notevole disappunto che leggo l’intervento del WWF Italia riguardo l’incresciosa invenzione giornalistica dell’estate 2008, nota come “la bufala degli orsi”.

Il WWF infatti, che da una parte fa cenno alla “comunità scientifica” per ribadire che “i cambiamenti climatici sono reali”, ha perso una buona occasione per prendere le distanze da coloro che, al di fuori di ogni scienza e di ogni conoscenza, hanno distorto i comunicati…del WWF internazionale!

Innanzitutto ribadisco quanto dovrebbe essere chiaro dall’articolo su SVIPOP: La “bufala” non e’ stata perpetrata dal WWF, che e’ invece la mia fonte di riferimento nello smascherare le invenzioni giornalistiche del Daily Mail, e di Repubblica.

Confrontando quegli articoli con i comunicati stampa del WWF internazionale, si scopre infatti quanto alcuni giornalisti siano capaci di inventare certe cose di sana pianta. Insomma e’ proprio se si crede a quanto riferito dal WWF internazionale, che non si puo’ credere al Daily Mail, e a Repubblica, e che si capisce la “profondita’” (per non dire peggio) della “bufala”.

Invece adesso leggiamo il WWF Italia avventurarsi a intitolare “Nessuna bufala sugli orsi polari” per poi arrivare addirittura a dire che i nove orsi polari avvistati “nuotavano a centinaia di chilometri di distanza da un qualsiasi approdo“.

Ma tutto cio’ non e’ assolutamente vero.

Primo: ho dimostrato con dovizia di particolari come il Daily Mail e Repubblica abbiano costruito due “notizie-romanzo” intorno a nove orsi in affogamento, andando assolutamente al di la’ di quanto riportato dal WWF internazionale.

Secondo: proprio il WWF internazionale, e in particolare la loro sezione in Alaska, aveva chiaramente indicato fin dal principio che solo uno di quegli orsi era stato visto “ad almeno” cento chilometri dalla costa (gli altri otto, quindi, erano molto piu’ vicini), e non certo tutti e nove “a centinaia di chilometri da un qualsiasi approdo”.

(Dall’originale: “at least nine polar bears swimming in open water – with one at least 60 miles from shore” )

Forse ci sono dei problemi con la lingua inglese, al WWF Italia? Oppure i comunicati stampa vengono scritti senza leggere gli originali?

Oppure ancora: bisogna cominciare a pensare che il WWF Italia vuole smentire il WWF internazionale, per entrare a pieno titolo nello sporco gioco delle notizie inventate?

Negando l’evidenza dei fatti, non sta forse il WWF Italia diventando praticamente complice in quel reato morale che e’ la manipolazione di cio’ che accade in natura a scopo pubblicitario e/o sensazionalistico e/o propagandistico?

Non bisogna essere seguaci di Sarah Palin in giro per l’Alaska armati di fucile e apparato da campo per l’inscatolamento di carne di orso bianco, per capire che quanti dichiarano di voler proteggere gli orsi ma poi si inventano notizie e situazioni senza base nella realta’, commettono un triplo disservizio alla loro causa: rischiando di perdere la credibilita’ per le lotte ambientali future; di sprecare tempo in sforzi inutili perche’ ingiustificati; e di provocare interventi nocivi all’equilibrio naturale (e agli orsi) perche’ basati su false premesse.

E’ davvero interessato il WWF Italia a capire di piu’ della vita degli orsi polari? Allora il mio primo e piu’ pressante invito e’ di mantenere i venditori di fumo a distanza anche se si dichiarano “amici”, e di essere sempre precisi e puntuali. Perche’ quando si parla di Natura, la precisione e la puntualita’ non sono degli optional: sono tutto.


Citato Su Il Giornale Riguardo La “Bufala degli Orsi”

2008/Set/18

Segnalo su Il Giornale di oggi 18 settembre un pezzo di Nino Materi che riprende (citandomi) il mio articolo sulla “bufala” degli orsi polari in affogamento: “Gli orsi ‘naufraghi’ sono una bufala“.

Noto con piacere che l’articolo di Materi e’ ripreso in prima pagina.

Il Giornale - Prima Pagina 18 Settembre 2008

Il Giornale - Prima Pagina 18 Settembre 2008


L’Unico Progetto di Geoingegnerica Climatica Buono…

2008/Set/09

… e’ quello morto in partenza!

No, seriamente, è abbastanza divertente guardare il crescente impegno nell’immaginare questo o quell’altro modo di raffreddare il pianeta prima che diventi caldo abbastanza da causare una qualsivoglia sensata preoccupazione.

Auguri a tutti nel ramo buona fortuna, e chissa’ che qualcosa di utile non ne venga fuori per pura “serendipita’” (=fortuna sfacciata).

C’è un unico punto, tuttavia, su cui bisogna essere inamovibili. Non sappiamo quasi nulla del nostro pianeta, della sua atmosfera e del suo clima, e quindi ci deve essere una regola fondamentale per tutte le implementazioni di geoingegneria: vanno consentite solo quelle che possano essere attivate e disattivate completamente, quando si vuole.

Cioè, ogni progetto attuato in pratica deve essere “reversibile”.

Se è controllo planetario che vogliamo, dobbiamo cercare di essere assolutamente in controllo. Non ha senso, e’ anzi folle rilasciare apposta materiale nell’atmosfera o negli oceani se non abbiamo un modo per rimuovere quanto rilasciamo, quando vogliamo, ad esempio nel caso in cui qualcosa funzioni male (una quasi assoluta certezza, soprattutto durante i primi tentativi) .

Sarebbe estremamente sciocco ripetere con l’atmosfera e gli oceani gli errori del passato, come quelli che hanno portato a importare conigli e rospi (“cane toads”) in Australia facendoli moltiplicare incontrollabilmente.

E quindi partendo dalla lista dei progetti di geoingegneria legati al clima, appena pubblicata dall’Economist, sono questi i verdetti:

Fertilizzare l’oceano con il ferro: NO
Alberti geneticamente modificati, a crescita rapida: Sì, se per esempio un gene è aggiunto per eliminarli tutti se necessario
Reazioni CO2-idrogeno per produrre combustibile: SI
Espulsione magnetica della CO2 nello spazio: SI
Inquinare la stratosfera con lo zolfo: NO
Inquinare l’alta troposfera con lo zolfo: NO
Irrorare nubi con acqua di mare – Sì, se non altro per lo spettacolo. Chissa’, forse finalmente impareremo come si formano le nuvole

In particolare, l’articolo fa menzione di un problema fondamentale: come giustificare l’intervento di raffreddamento (potenzialmente dannoso per il Canada e la Russia, dove vasti tratti ghiacciati rimarrebbero tali) o il nonintervento (potenzialmente nocivo per Panama, per esempio, se il Passagio a Nord-ovest diventa commercialmente valido).

Ma poi si procede a dire che quelli riportati sono:

grandi esperimenti [di geongegneria], ma sarebbero almeno pianificati -a differenza dell’altrettanto grande, ma non pianificato esperimento che viene ora condotto da automobili, centrali elettriche, fabbriche di cemento e le compagnie che tagliano alberi e foreste in tutto il pianeta

Su quel punto l’Economist applica una logica fallace. In realtà, l’intervento non può avere lo stesso peso morale del nonintervento: con il primo, chi lo fa si prende su di sé la responsabilità delle conseguenze. Anche di quelle non volute.

Ma di questo ne parliamo in un altro momento…


La Bufala degli Orsi – Articolo su Svipop

2008/Set/08

Ringrazio il giornalista e scrittore Riccardo Cascioli che ha avuto la bonta’ di pubblicare sul suo sito Svipop – Sviluppo e Popolazione e nella sua newsletter un mio articolo sulla bufala propinata tramite stampa alla fine di Agosto, la storia dei nove orsi polari in affogamento:

LA MEGA-BUFALA DEGLI ORSI POLARI: ECCO LE PROVE

di Maurizio Morabito

E’ il 21 agosto quando la sezione USA del WWF segnala che 9 orsi sono stati avvistati in Alaska, a nuoto nel Mare di Chutki: una notizia subito ripresa da molti giornali in tutto il mondo. Il che andrebbe bene, senonché almeno uno di questi giornali, il britannico Daily Mail, ha poi pensato di infiorettarla e ingigantirla con particolari errati e/o inventati, solo per poi cancellare tutto quando la storia non poteva piu’ reggere.

Nel frattempo, a migliaia di persone sono state date informazioni errate, anche in Italia, in quella che è stata una colossale presa in giro. Ma procediamo con ordine…


Aggiornamenti Polari: Orsi OK, Ghiaccio OK

2008/Set/03

Due brevissimi aggiornamenti a post recentissimi:

  1. Il WWF ha confermato (fra le righe) che la storia degli orsi polari prossimi all’affogamento era una bufala giornalistica, inventata al Daily Mail e bevuta da tanti giornali e TV anche in Italia. Il Daily Mail ha rimosso l’articolo dal suo sito.
  2. Andrew Revkin del New York Times spiega nel suo blog come le immagini da satellite con il mare Artico senza ghiaccio non sono tutte cosi’ facili da interpretare: potrebbe esserci anche molto ghiaccio, nelle zone considerate “libere”, ma sotto certe condizioni non si vedrebbe niente nelle mappe aggiornate giornalmente. Anzi, e’ quasi certo che le notizie sul polo nord circumnavigabile per la prima volta nella storia dell’uomo, siano sbagliate.

Orsi Polari Alla Deriva, Prossimi All’Affogamento?

2008/Set/02

Orsi polari alla deriva, prossimi all’affogamento, dopo che l’iceberg su cui vivevano si e’ sciolto? Il WWF e la guardia costiera USA all’inseguimento dei plantigradi, prima che scompaiano fra i flutti?

Ma neanche per sogno!

Direi che con oggi possiamo affermare con certezza che quella del Daily Mail di sabato, ripresa da Repubblica, era una notizia si’, ma di fantascienza.

Il WWF, che dovrebbe essere impegnato a seguire questi poveri orsi alla deriva prossimi all’affogamento, non dice una parola dal 21 agosto, se non vado errato. 

Gli orsi a nuoto quindi ci sono, ma della loro sorte non e’ dato sapere. Immagino infatti che se qualcuno sapesse dove sono e cosa fanno, quegli orsi, e se davvero stessero annaspando prossimi alla morte, saremmo tempestati ormai di foto e video di ogni tipo.

Chissa’ se e’ troppo chiedere una rettifica, per tutti i lettori genuinamente dispiaciuti e preoccupati?


Nel 1932, Meno Ghiaccio Artico ?

2008/Set/01

 ”Oceano Artico circumnavigabile per la prima volta nella storia” si urla di qua e di la’ (dimenticandosi che non ci sono dati affidabili prima dei satelliti, cioe’ prima del 1979).

Poi uno cerca negli archivi del New York Times e cosa ti trova? Che il 5 dicembre 1932, un articolo parlava della “impresa, realizzata per la prima volta” di circumnavigazione della Terra di Francesco Giuseppe (in realtà, un arcipelago artico).

La stessa spedizione (guidata da un Professor N.N. Subkov) è stata descritta anche nel mese di marzo 1933 nelle pagine della rivista Nature.

Arctic Map

Arctic Map

Mappa Artico (la Terra di Francesco Giuseppe è tra il Polo Nord e la Novaja Zemlja nella mappa sopra)

In particolare, usando le parole del NYT, tale circumnavigazione era stata “finora considerata come impossibile“. In realtà ci vollero solo 34 giorni, dal 17 agosto in poi. E fu abbastanza caldo, al punto che le isole “Eva” e “Liv” furono riconosciute come unite da un “basso tratto di terra” e, di conseguenza, ribattezzate “Isola Evaliv“.

Torniamo adesso al 2008. Al 31 agosto 2008, il sito Cryosphere Today mostra due lingue di ghiaccio ancora aggrappate alla Terra di Francesco Giuseppe.

Il Prof Subkov non sarebbe stato così fortunato, quest’anno.

      


Paginone Domenicale Sole24Ore sul Clima

2008/Ago/21

Un po’ di correzioni e commenti riguardo il paginone sul Clima dal supplemento Domenicale del Sole24Ore del 29 Giugno 2008:

(a) Nella “cornice” superiore viene detto che nel 2006 lo studioso Harry Bryden rivelo’ che la Corrente del Golfo stava rallentando, fermandosi addirittura per 10 giorni nel 2004. Le dichiarazioni originali di Bryden sono in realta’ del dicembre 2005, ed e’ di circa un anno dopo la smentita da parte di Bryden stesso (cfr. p 11-12 del libro ”Six Degrees” di Mark Lynas).

A parte l’errore quasi trascurabile sull’anno, non sarebbe stato il caso di informare i lettori delle ultime ricerche di Bryden?

(b) Nell’articolo a pagina 42 “Imprese, state attente al Bau“, Francesco Daveri dice che le stime dei costi del “business as usual” cosi’ come calcolate da Nicholas Stern per il Governo britannico sarebbero approssimate “per difetto” in quanto non si valutano i costi sociali.

Sara’ anche vero, ma e’ altrettanto vero dire che quelle stime sono approssimate “per eccesso” in quanto Stern ha usato un tasso di sconto straordinariamente basso, primo economista ad aver espresso idee del genere. Daveri inoltre non mostra consapevolezza del fatto che il “disinquinamento climatico” ha dei costi di opportunita’ (opportunity costs, spero di aver tradotto bene) non indifferenti.

(c) E’ (anche) a quei costi che si rifa’ Bjorn Lomborg del cui ultimo libro si occupa Sylvie Coyaud nell’articolo “Il grande freddo sulle priorita’” a pagina 43, su cui non ho niente da eccepire, a parte esprimere un caloroso appello perche’ ci si renda conto che i “dissidenti climatici” non sono tutti pagati dall’industria carbonifera e petrolifera.

(d) Abbisogna di alcune correzioni anche l’articolo “Paure come meteore” di Patrizia Caraveo, sempre a pagina 43. Non e’ vero che l’evento di Tunguska del giugno 1908 passo’ inosservato. Per esempio, come si puo’ leggere nell’archivio del New York Times, una “strana aurora” fu osservata in Europa il 30 giugno e l’1 luglio 1908 (l’articolo e’ “STRANGE NORTHERN LIGHTS; Seen on Tuesday and Wednesday Nights in North Europe“, del 3 luglio 1908).

E’ certamente un refuso l’attribuire la scomparsa dei dinosauri a 60 milioni invece che 65 milioni di anni fa, mentre qualche specificazione in piu’ occorrerebbe riguardo “la probabilita’ di morire per l’impatto di un asteroide” che dovrebbe essere “simile a quella di soccombere all’attacco di un pescecane”. Quand’anche fosse cio’ fosse matematicamente vero (e non dico che non lo sia) bisogna distinguere fra i due eventi, perche’ il primo e’ rarissimo ma uccide milioni di persone.

(e) Infine esprimo un doppio disappunto riguardo l”articolo “Il cataclisma e’ anche sociale” di Alessandro Melazzini (in basso a pagina 43).

Prima di tutto il recente saggio della Rosenzweig su Nature non riguardatempeste, inondazioni, siccita’, incendi e maremoti” e non c’entra niente con “l’inondazione di New Orleans”. Trovo particolarmente oltraggiosa per l’intelligenza dei lettori l’idea che “il cambiamento climatico subito dalla Terra per effetto dell’azione umana” sia causa di maremoti.

Melazzini passa poi ad illustrare le ipotesi di Harald Welzer su futuri conflitti sulle risorse, che vengono accettate senza un particolare senso critico. E invece semplicemente, non ci sono esempi in epoca storica di “guerre per le risorse” dopo le invasioni barbariche. In innumerevoli occasioni nel corso dei secoli, le popolazioni che si sono ritrovate con scarsita’ di cibo e acqua sono state troppo occupate a sopravvivere, e non hanno certo organizzato invasioni dei territori altrui. E’ difficile combattere a stomaco vuoto. Le uniche “guerre per le risorse” che ci sono state, sono state dovute all’ingordigia e all’ambizione, come nel caso della idea della Lebensraum nazista.

Insomma i professori di psicologia sociale scrivano quello che vogliono, ed e’ giusto che il Domenicale riporti i libri piu’ interessanti, ma senza senso critico non si arriva davvero da nessuna parte.


Mark Lynas: Sei Gradi di Mezza Cecita’

2008/Ago/20

E’ appena uscito in Italia “Sei Gradi” di Mark Lynas, libro molto venduto in Gran Bretagna e che dovrebbe descrivere come potrebbe evolvere il pianeta se il riscaldamento globale aumentasse la temperatura media fra 1 e 6 gradi (c’e’ un capitolo per ogni grado di aumento).

Io ho recentemente deciso di leggere quel libro (nell’edizione originale) sulla base della sorprendentemente moderata recensione fatta da Eric Steig sul blog RealClimate.

Così come rivelato da Steig, devo infatti confessare che tendo a stare lontano dai libri di divulgazione scientifica che sembrano sovrastimare i loro argomenti. Sulla copertina inglese del libro di Lynas si vede un’onda gigante schiantarsi su un Big Ben mezzo-sommerso, con fulmini da una nube oscura e una citazione dal Sunday Times che definisce il libro come “terrificante” (sul retro, il Financial Times lo descrive come “apocalittico”).

Ovviamente, HarperCollins (l’editore) ha ritenuto importante per le vendite a fare Lynas guardare come un allarmista con un’incorreggibile predilezione per la “pornografia climatica”. Sembra che l’autore abbia dichiarato di essere stato malinteso, ma sospetto che comunque non controlli quanto appare sulla copertina del suo libro, e come i suoi ragionamenti vengano popolar-polverizzati dalla stampa.

In ogni caso, la scelta di citare dall’ Inferno di Dante è stata tutta di Lynas.

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Che cosa penso del libro? Non posso dire che sia “allarmista”, nel senso di cercare di gonfiare le prove per imminenti catastrofi. Lynas ha ovviamente cercato di attenersi alla “scienza disponibile”: ma questa è esattamente la principale lacuna del libro, che appare come una vittima della condizione neurologica chiamata “neglect”.

Il “neglect” succede quando un paziente semplicemente non riesce a rendersi conto di qualcosa che gli è davanti. Per esempio nel caso di “neglect visivo”, il paziente può essere in grado di descrivere in dettaglio tutta una immagine, a parte una zona o un oggetto in essa, che semplicemente non vengono registrate a livello cosciente.

Analogamente, l’attuale “scienza disponibile” in climatologia, per un qualche motivo, descrive sempre che cosa potrebbe andare male in un pianeta più caldo, dimostrando “neglect” di tutto cio’ che potrebbe andare bene.

C’e’ qualcuno che seriamente creda che le attuali condizioni climatiche siano una sorta di “optimum”, così che anche una variazione di 1C verso l’alto può portare solo o quasi cattive notizie?

Nel libro, ci si potrebbe aspettare all’inizio una situazione pari, con buone e cattive notizie in parti uguali o quasi per uno o due gradi di cambiamento, con sempre piu’ cattive notizie nei capitoli successivi.

In realta’, ho fatto due conti i cui dettagli sono nel mio blog “Numerical Analysis of Mark Lynas’ “Six Degrees” Claims” (in inglese). Orbene, ci sono 4 cattive notizie, e 2 catastrofi, per ogni buona notizia.

Ora, se Lynas, o un qualsiasi scienziato, credono veramente che un pianeta più caldo significhi che le cattive notizie supereranno in numero le buone di 4 a 1 (o includendo le catastrofi, di 7 a 1), una molto, molto buona analisi ragionata del perche’ sia cosi’ non solo sarebbe benvenuta, ma e’ anzi strettamente necessaria.

Altrimenti, come per tante altre cose in termini di clima, si trattera’ solo di un’altra affermazione straordinaria priva di alcuna prova straordinaria. E quindi, di un’affermazione vuota.

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A proposito… la preponderanza di cattive e catastrofiche notizie rende la lettura un po’ noiosa dopo un paio di pagine. Lo schema diventa troppo prevedibile. Lynas apparentemente senza accorgersene costruisce quello che i consulenti di management definirebbero il “reverse sh*t sandwich”: invece di nascondere la cattiva notizia tra due buone (il classico “sh*t sandwich”), e’ la buona notizia viene posta in mezzo a due cattive notizie.

Per esempio, a pagina 37 ci viene detto prima che il corallo ha perso i suoi colori, poi che potrebbe sopravvivere dopotutto, ma infine il sandiwch è completato con un esperto che afferma che sara’ comunque troppo caldo perche’ il corallo sopravviva.

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La soluzione di Lynas al problema è discusso a lungo nel libro, ma sembra faccia sempre perno sul concetto di “fare politica invocando la sopravvivenza della specie”. Incapace di vedere altro che brutte notizie riguardo il clima, Lynas mostra un simile grado di “neglect intellettuale” nel tentativo di accantonare ogni altro problema che c’è al mondo.

Ancora una volta, se fermare il riscaldamento globale entro 1 o 6 gradi è più importante della lotta contro la malaria o la fame, dovrebbe esserci detto esattamente perché.

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Un ultimo gioiello a dimostrare la mia critica principale a Lynas, da pagina 278:

“Le persone stavano meglio ed erano più sane in Gran Bretagna durante il razionamento alimentare nella Seconda Guerra Mondiale”

Su cosa e’ basata questa incredibile dichiarazione?

O Lynas studia per fare il comico, o a volte può davvero essere “mezzo cieco” alle cose del mondo.


Critica Gnosepistemologica alla Climatologia del Riscaldamento Globale

2008/Ago/19

Possibile che proprio nella nostra epoca, quando siamo riusciti a costruire i computer per fare i PRIMI calcoli sul clima futuro, e proprio quando abbiamo lanciato i PRIMI satelliti per osservare l’andamento dei ghiacci polari e osservare l’atmosfera terrestre nel suo insieme…possibile che GIUSTO ORA capita che scopriamo il Riscaldamento Globale e/o i Cambiamenti Climatici? Possibile che GIUSTO ORA dobbiamo rivoluzionare le nostre vite altrimenti va tutto a catafascio?

Se tutto cio’ fosse vero, sarebbe un incredibile colpo di fortuna, o molto piu’ probabilmente la prova dell’esistenza della Provvidenza, e quindi di Dio.

Amen.


Il Riscaldamento Globale Dimentica Due Terzi del Pianeta

2008/Ago/13

Nel rapporto IPCC 2007 (AR4-WG2):

(a) Il 96% dei cambiamenti riportati e’ avvenuto in Europa
(b) Per tutta l’Africa, hanno trovato solo 7 cambiamenti
(c) Per Australia e Nuova Zelanza, solo 6 cambiamenti
(d) Per l’Asia, il continente piu’ grosso, solo 114 cambiamenti
etc etc

In termini di cambiamenti per kmq, l’Europa ne ha:

1- 11,978 piu’ dell’Africa
2- 85 piu’ del Nord America
3- 853 piu’ del Sud America
4- 1,066 piu’ dell’Asia
5- 3,702 piu’ di Australia e Nuova Zelanda
6- 270 piu’ dell’Antartide

Se anche escludiamo l’Europa, e ci riferiamo al Nord America, quest’ultimo ha:

1- 142 piu’ cambiamenti per kmq dell’Africa
2- 10 piu’ del Sud America
3- 12 piu’ dell’Asia
4- 43 piu’ di Australia e Nuova Zelanda
5- 3 piu’ dell’Antartide

Insomma quando all’IPCC si parla di “verifica globale” si sta dicendo una grossa esagerazione. Prima di parlare di “globale” occorrerebbe studiare per bene l’Africa, l’Asia, l’Australia, la Nuova Zelanda, e il Sud America. Per un totale dei due terzi delle terre emerse.