Immigrazione E Laicita’ Positiva

2009/Lug/30

L’idea della “laicita’ positiva” rilanciata su Fare Futuro da Andrea Verde la comprendo.

Alla fine della fiera, qualunque movimento migratorio che diventi poi stanziale deve farsi assimilare/essere assimilato dalla societa’ ospite (a meno che non risulti da un’opera di conquista). E tenere le comunita’ separate, illudendosi che i turchi in Germania siano solo “di passaggio” dopo tre generazioni, o che non importi che fra gli indiani di Slough vicino Londra sia possibile vivere senza parlare una sola parola d’inglese, serve solo a ritardare l’inevitabile.

La soluzione francese pero’ la vedo come soluzione…francese. Dove altro al mondo sarebbe possibile imbastire un processo basato sulla sostituzione dello Stato alla religione (a quella cattolica, evidentemente) se non la’ dove a un certo punto c’erano i mesi del Brumaire e del Messidor? La stessa nazione e societa’ capace di tirar fuori la Commune, Gambetta e Bernadette di Lourdes nello spazio di pochissimi anni (e non parliamo neanche di quella Rivoluzione di cui come si sa e’ ancora troppo presto per comprenderne le conseguenze).

In Italia (che soffre ancora del famigerato tentativo dei Savoia di copiare le istituzioni francesi) bisogna trovare una soluzione italiana. Le premesse ci sarebbero pure, e perche’ no, visto che la “paura del diverso” nel Regno Unito si manifesta nei nazisti del BNP, in Francia nella cattiveria xenofoba di Le Pen, e in Italia invece nella Lega che vuole convincere i milanesi a considerarsi alla stregua degli anziani e delle donne incinte, e gli italiani a far finta di essere indiani pronti per le riserve.

Chiedere agli italiani di seguire le proprie regole mi sembra un obiettivo troppo ambizioso. Un modo per andare avanti invece potrebbe essere quello che Giulio Busi descrive sul Domenicale del Sole24Ore del 15 marzo scorso: “L’Europa illuminata dovrebbe, una volta per tutte, rinunciare a definire, oltre a se stessa, anche il proprio interlocutore, attribuendogli d’ufficio fisionomia, motivazioni, errori e offrendogli percorsi di riscatto.[...] Se dev’essere un dialogo, cerchiamo innanzitutto di fare abbastanza silenzio per sentire se qualche voce viene anche dall’altra parte“.

Un “modello francese” insomma che pero’ abbia il coraggio e si conceda il lusso di accogliere idee che sono diverse finche’ non diventano anch’esse condivise. Invece di tracciare linee di confine nella sabbia e trincerarsi dietro di esse, sarebbe molto piu’ utile essere se stessi e non aver paura di perdersi.


All’Armi Siam Dipietristi!

2009/Lug/12

(originariamente pubblicato su ItaliaChiamaItalia il 10 luglio)

In che cosa crede Antonio Di Pietro? E’ quanto viene da chiedersi mentre ci guarda dal paginone acquistato sull’International Herald Tribune del 9 luglio (“Appello alla Comunita’ Internazionale – La Democrazia e’ in pericolo in Italia“). E con quale obiettivo ha deciso di “alzare la posta” riguardo il Lodo Alfano rivolgendosi “urbi et orbi”?

Dunque cominciamo. Possiamo essere sicuri che l’on. Di Pietro non crede (niente congiuntivo) nel Governo. Come ripete ormai spesso, lo considera “regime piduista fascista razzista”. Di Pietro non crede neanche nel Parlamento (d’altronde, se pensa che in Italia ci sia un “regime”, che senso avrebbe?), perche’ di indignazioni l’ex-Magistrato se ne riempie la bocca ma poi in materia di proposte di legge concrete e fattibili non brilla certo per iniziativa.

L’on. Di Pietro non crede neanche nei Giudici e nella Giustizia. Ci avesse creduto di piu’, probabilmente non sarebbe passato da uno dei Poteri dello Stato a un altro, fondando addirittura il suo Partito. La sua fiducia nella Magistratura italiana e’ cosi’ bassa, da aver fatto recentemente ricorso alla immunita’ parlamentare europea, invece di provare la sua innocenza che tutti dichiarano palese. E come non notare che anche De Magistris, novello parlamentare europeo dell’IdV, continua a ripetere che come giudice non lo hanno fatto lavorare? Suggerendo, appunto, che la Giustizia in Italia non funziona piu’ (a parte, forse, quando insegue Silvio Berlusconi).

Il fondatore dell’Italia dei Valori non crede neanche piu’ nella Presidenza della Repubblica, dove Giorgio Napolitano, un leader internazionalmente riconosciuto come appena sancito dal Presidente Obama, viene ripetutamente liquidato dall’on. Di Pietro con frasi poco gentili, come “a volte il suo giudizio ci appare poco da arbitro e poco da terzo” (seguito da un famoso “il silenzio e’ mafioso” poi frettolosamente ritrattato); e “[c'e'] un golpe e Napolitano usa la piuma”. Tanto per dirne due.

Quanto sta accadendo in questi giorni rivela anche che l’on. Di Pietro non crede nella Corte Costituzionale. Non e’ solo un problema legato alla “cena galeotta e carbonara” di Manzella e Paolo Maria Napolitano (ma i Carbonari si facevano davvero beccare a cena da estranei?). La Corte Costituzionale, che dovra’ giudicare entro alcuni mesi sul Lodo Alfano, e’ composta da quindici giudici, e si puo’ anche dubitare sul significato e l’efficacia di un eventuale tentativo di influenzare le decisioni di appena due di essi, peraltro gia’ noti esponenti della parte politica del premier Berlusconi.

L’on. Di Pietro non crede neanche negli elettori italiani. E’ stata appena fatta una nuova tornata elettorale, e francamente solo in Italia ottenere il favore dell’ 8% dell’elettorato (una persona su tredici, anzi considerato il numero di votanti una persona su venti) viene considerato un successo. In altre realta’ qualcuno si sarebbe reso conto che non sono certo quelli i numeri per andare al Governo, e quindi il futuro per chi crede davvero nelle proprie idee sarebbe il confluire in una formazione politica piu’ grande. Ma per l’on. Di Pietro queste cose sicuramente sono quisquilie di scarsa importanza, visto che lui sta difendendo la Democrazia (e gli elettori si sono fatti imbonire dal monopolio radiotelevisivo del Primo Ministro). Non aveva annunciato un referendum per abrogare il Lodo Alfano, qualora questo venisse approvato dalla Corte Costituzionale? Perche’ allora cercare di coinvolgere la Comunita’ Internazionale ben prima che possa essere tentato un meccanismo legale e democratico grazie al quale gli elettori italiani possono cancellare leggi ritenute ingiuste o inique?

Non abbiamo finito. L’on. Di Pietro non crede neanche negli elettori italiani all’estero. Se avesse avuto un minimo di senso civico nei loro confronti, non li avrebbe sottoposti all’imbarazzo di vedere un politico di un Paese democratico pagare un’intera pagina per un appello per la Democrazia, per fare un appello poi a chi italiano non e’, come se ogni altra strada fosse ormai preclusa e gli Ayatollah iraniani, il Partito Comunista Cinese o il Governo nordcoreano stessero facendo abbeverare i loro cavalli di fronte a San Pietro. Praticamente, un modo per dire che secondo l’on. Di Pietro, non e’ possibile piu’ credere neanche all’Italia. La quale Italia andrebbe salvata richiamando i Lanzichenecchi, pardon, volevo dire trasformandola magari in un protettorato ONU o mettendola sotto la tutela della Unione Europea (non e’ dato sapere quale sia la preferenza del leader dell’IdV).

Ma siamo sicuri che l’on. Di Pietro creda nella Comunita’ internazionale? Anche li’ i dubbi sono prossimi al livello delle certezze. Per esempio nel 2006 il Consiglio d’Europa ha dichiarato che in Italia “nonostante la concentrazione della proprieta’ [delle televisioni nazionali], c’e’ considerabile varieta’ di contenuti nei giornali nazionali e negli altri mezzi di comunicazione di massa”.

Smentisce le dichiarazioni di Di Pietro anche il recente rapporto di Freedom House che ha declassato l’Italia da “Libera” a “Parzialmente Libera”, rapporto commentato da tanti ma letto praticamente da nessuno (la bozza della relazione sull’Italia e’ gia’ disponibile ma solo su richiesta). Le preoccupazioni di Freedom House non si limitano certo a Mediaset e alla RAI, e includono le leggi italiane sulla diffamazione (che nessun partito sembra interessato a cambiare), la crisi che ha investito La7, le minacce a Saviano da parte della camorra, e gli attacchi a Roma di gruppi di stampo fascista contro i giornalisti che volevano scrivere articoli sulle loro attivita’ soprattutto xenofobe. Tutto cio’ riguardo la liberta’ di stampa (viene anche fatto notare come il blog di Grillo sia uno dei piu’ frequentati al mondo..e questo sarebbe “regime”?): ma se guardiamo a un altro rapporto della stessa Freedom House, l’Italia e’ (ovviamente) indicata come politicamente
libera.

E poi, a chi e’ rivolto l’”appello alla Comunita’ internazionale”? Non certo alle Istituzioni, come l’Unione Europea, la NATO, l’ONU o qualunque altra ci possa mai venire in mente come possibile recipiente di un appello fatto attraverso le pagine di un giornale, invece che tramite i canali appropriati inclusi quelli diplomatici. Chi leggera’ mai un “appello” che puzza molto di bega esoterica di politica interna, rispetto ai morti in Iraq, Afghanistan e Pakistan, in Tibet e Xinjiang in Cina, e rispetto al golpe in Honduras, alle manifestazioni in Iran?

A parte sconcertati emigrati italiani, leggeranno solo persone che gia’ sono interessate all’Italia, e quindi probabilmente si sono gia’ fatte un’idea che non sara’ cambiata da questo o quell’annuncio pubblicitario. Insomma e’ come se il Tonino nazionale avesse detto al mondo: “Fissati antiberlusconiani di tutto il mondo, unitevi”. E avesse poi continuato: “Non credo a niente delle Istituzioni e fondamenta democratiche dell’Italia. Non credo nel Governo, nel Parlamento, nella Magistratura, nella Presidenza della Repubblica, nella Corte Costituzionale, negli elettori in Italia e all’estero. Non credo nell’Italia e non credo nel Consiglio d’Europa. Non credo a Freedom House, e non credo alle Istituzioni internazionali”.

Ma proviamo a riflettere: se per l’on. Di Pietro le istituzioni democratiche e repubblicane non sono importanti, almeno non quanto la sua personale interpretazione della Costituzione; e se verra’ deciso altrimenti da quella, e la Corte Costituzionale lascera’ in vigore il Lodo Alfano; e se mancheranno interventi dall’estero; e se il referendum fallira’: essendo in pericolo a suo dire la Democrazia in Italia, cosa gli restera’ da fare? Di fronte al piu’ classico “a mali estremi”, quale potra’ mai essere la risposta?

E non e’ necessario che sia proprio l’on. Di Pietro a lanciarsi apertamente e consapevolmente per quella strada. Chissa’ quanti sono pronti a completare il proverbio, a esplicitare il sillogismo in sua vece.

Qualcuno controlli i traffici d’armi. Furono quelli i primi segnali della guerra in Jugoslavia


Isaia: 11, 6

2009/Lug/09

Trascinandosi Stancamente, Fra Uno Scandalo Inconcludente E L’Altro…

2009/Lug/05

In preparazione per il G8, si prevede una nuova raffica di scandali grandi e piccoli con al centro Silvio Berlusconi. Un film gia’ visto? Ahinoi, da quindici anni. Visto come ha funzionato bene tirar fuori scandali riguardo Berlusconi per quindici anni, eccoci a ripetere l’esperienza.

Che furbata, eh?

In realta’, a furia di essere posto davanti a uno scandalo dietro l’altro, tutti invariabilmente senza alcun successo, all’elettore medio italiano degli scandali non importa piu’ di tanto.

Se odia Berlusconi, lo odiava anche prima, non c’e’ certo bisogno di un nuovo scandalo. Se non odia Berlusconi, dopo un po’ si stufa della politica degli scandali (e della indignazione) e non sara’ l’ennesimo scandalo a fargli cambiare idea.

Anzi.


Indignarsi Perennemente, Un Segno Di Indegnita’

2009/Lug/04

Spero che un giorno l’attuale opposizione la finira’ con questa politica della indignazione perenne, anche perche’ non puo’ funzionare se a senso unico (vedi vicenda Vaccarella). La politica dell’indignazione finisce solo con il riempire le bocche e scaldare i cuori. E a me (come, spero, a tanti) delle bocche piene e dei cuori caldi non potrebbe importare meno.

Cosa mi importa invece? Mi importa che dopo decenni di indignazione contro la CEI, nei giorni scorsi per la prima volta un Governo italiano ha detto ai Vescovi di stare zitti. Senza indignarsi, senza promettere sterile guerriglia di posizione. Magari fossimo stati capaci di tanto quando Prodi poteva far passare i DICO, e le potenti forze anticlericali della sinistra non sono riuscite a fare niente (a parte indignarsi delle ingerenze dei Vescovi).

ps questa non e’ una critica all’operato di alcun Senatore. Darei sette ottavi del mio sangue per averne dieci se non cento come la Poretti e il Perduca. E sono sicuro che se i Radicali avessero i voti che ha il PD (non dico, il PDL) i Vescovi starebbero anche piu’ zitti di adesso. Ma se sei piccolino, allora importa sapere con chi stai, per sapere cosa vuoi davvero fare a parte che passare il tuo tempo a indignarti.


Silvio B Inanella Il Sesto Peccato Capitale

2009/Lug/02

(Accusa contro Berlusconi di) Superbia: FATTA
Lussuria: FATTA
Ira: FATTA
Avarizia: FATTA
Invidia: FATTA
Gola: appena arrivata!

Ma dico io…e’ mai possibile che in Italia contro Silvio si debba procedere ad uno scandaletto alla volta? Mai che per caso non ne compaiano due?

Scandalo frequentazioni con minori? finito. Con Naomi.

Scandalo Naomigate? finito. Con i voli di Stato.

Scandalo voli di Stato? Finito. Con la D’Addario.

Scandalo D’Addario? finito (con le dimissioni forzate della giunta Vendola, poffarbacco!). E con la cena da Mazzella.

Adesso tocca allo scandalo Mazzella. Possibile che questo continuo centellinare di scandali e controscandali tutti finiti a niente sia completamente frutto del caso?

La cenetta da Mazzella e’ di Maggio, se a qualcuno interessa. Ma se ne parla solo il giorno che si scopre che lo scandalo delle “puttane a Palazzo Grazioli” era una copertura alle accuse di corruzione che hanno mandato all’aria la giunta pugliese (la quale, che sia di centro-destra o di centro-sinistra, non e’ che importi molto)

E indignarsi per la “cena galeotta” e’ insensato visto che (1) almeno un terzo (ma sicuramente di piu’) dei componenti della Corte Costituzionale sono li’ per motivi politici, incluso Mazzella. E (2) non si puo’ essere cosi’ ingenui da ritenere che “certe cose” si discutano soltanto a cena.

Va bene correre dietro a uno scandalo, ma dopo il quinto o sesto che si risolve in un nulla di fatto non capisco di cosa altro ci sia bisogno per riflettere sull’opportunita’ di correre dietro al sesto o settimo scandalo.

ps manca l’Accidia ma di quella proprio non so come accusarne Berlusconi. Suggerimenti?