Questione-Di Girolamo Sempre Aperta

2008/Mag/31

Continua a rimanere aperta la questione-Di Girolamo: Senatore o non Senatore? Ormai le accuse sono state fatte, e le denunce pure.

Il fatto che il quasi-Onorevole Nicola non abbia ancora tirato fuori dalla manica un bell’asso per zittire il primo dei non-eletti in Europa, l’Avv. Raffaele Fantetti, fa pensare che davvero a quest’ultimo tocchi il seggio a Palazzo Madama, almeno dal punto di vista legale. Come detto ancora da Picchi:

Io vivo e ho vissuto all’estero, Di Girolamo no. Punto. O uno è residente all’estero o non lo è. Su questo, credo che la procura di Roma abbia atti e fatti in mano per dire che Di Girolamo non era residente all’estero e in ogni caso ha dichiarato il falso. Se Di Girolamo, o chi per lui, ha in mano documenti con i quali può dimostrare che io ho dichiarato il falso, si faccia avanti e agisca pubblicamente.


Italiani all’Estero: SuperMantica Proteggici Tu!

2008/Mag/30

Al Senatore AN-PDL Alfredo Mantica, veterano  di Palazzo Madama e Sottosegretario agli Esteri, e’ stato conferita la delega agli “Italiani del Mondo” dal Ministro Franco Frattini, lo scorso 26 Maggio, con i compiti (come riportato su Italia Chiama Italia) di intraprendere “azioni volte alla loro integrazione nei vari aspetti e i loro diritti” e di occuparsi della “valorizzazione degli imprenditori italiani all’estero” e del coordinamento delle “attività volte al rafforzamento e alla razionalizzazione della rete consolare“, provvedendo “alla costituzione di apposite Commissioni e gruppi in materia“.

Auguroni al Senatore Mantica…anche perche’ nello snellimento generale delle cariche governative, ha avuto altre deleghe non trascurabili: “Paesi europei, compreso il Caucaso e i Paesi dell’ex Unione Sovietica; Rapporti con le istituzioni Europee e, infine, l’esercizio della presidenza della commissione nazionale per la promozione della cultura italiana all’estero”

Urka! Ma non sara’ un po’ troppo? Forse Frattini ha in mente di regalare a Mantica mantello rosso e costume blu, adesso che diventera’ veloce ed efficiente come l’”Uomo d’Acciaio“? 

Insomma, sempre meglio della imperscrutabile Barbara Contini, dira’ qualcuno, Ma qual’e’ la probabilita’ che il Sottosegretario Mantica faccia qualcosa di concreto per gli italiani all’estero? Speriamo solo abbia ragione l’On. Picchi (la cui mancata nomina come Viceministro per gli Italiani all’Estero indica un certo pressapochismo e mancanza di coraggio ai piani alti del Popolo della Liberta’):

Gli italiani all’estero sono interessanti alle chiacchiere, o al fatto che la delega agli italiani nel mondo sia stata comunque concessa? E poi, è stata da solo ieri. Se tra un mese, due, tre, non ci sarà nessun provvedimento legislativo a favore degli italiani all’estero, allora vedremo.


Ziganopedocleptia Relativistica

2008/Mag/30

Un’interessantissima serie dedicata da Lisa, l’autrice del blog Paniscus, “alla Zingara Rapitrice perpetua, quella che si aggira senza requie tra gli orli e le cuciture della storia come il Kowalsky dei Gang e l’eterno soldato di Roberto Vecchioni“.

Proprio lei, sempre la stessa: quella che in tutti i centri commerciali d’Italia, o in tutte le piazze affollate di città turistiche, periodicamente tenta di sequestrare un bambino nostrano” spesso manifestando almeno sui giornali, delle doti di ubiquita’ e rapidita’ da fisica relativistica, se non addirittura oltre i limiti del paranormale…

Come scrive Lisa:

Mai ‘na volta che ci riuscisse: puntualmente messa in fuga dalle grida disperate della madre, bloccata dai passanti, spesso ritrovata all’ultimo momento nel bagno del supermercato con la piccola vittima nascosta sotto la lunga gonna, solitamente scomparsa, qualche volta arrestata ma rilasciata subito, mai dimostrata colpevole, mai condannata esemplarmente per un reato così grave; e però, ogni volta,  immortalata e cristallizzata nella memoria collettiva, ed eletta a mito da qualche migliaio di persone in più, che da quel giorno in poi saranno prontissime a spergiurare che “…è dimostrato che questi fattacci esistono, me lo ricordo bene io quel caso che successe una volta tre anni fa che ne parlarono tutti i giornali per una settimana!

C’e’ quindi abbastanza materiale per far si’ che le “ipotesi” qui sotto non siano affatto azzardate:

  1. Ulteriori storie di rapimenti o tentati rapimenti di bambini da parte di Rom sono da considerare false fino a prova contraria
  2. Il numero di rapimenti di bambini da parte di Rom e’ zero. Altrimenti alla prima prova/condanna ci sarebbe un martellamento mediatico senza precedenti
  3. Il pregiudizio contro i Rom in Italia si manifesta sotto forma di razzismo
  4. Alcuni giornalisti sono incapaci o indegni (bella scoperta!)

Rifacciamoci gli occhi quindi con una semplice riflessione da parte di una persona seria:

Quando leggo di due casi tanto simili e spaventosi nell’arco di pochi giorni, in questo clima da caccia all’untore, le mie pur vecchie antenne di cronista si rizzano. Possibile che questi Rom proprio adesso, mentre sanno di essere sotto il fuoco incrociato e non metaforico di governo e di popolazione, si lancino in massa a rapire bambini italiani, il peggiore dei reati possibili, penalmente e psicologicamente? Poi inciampo in una storia che nessun TG, certamente non l’orrido TG1 autocelebratorio del momento, vi racconterà, dopo avere dato ampio credito alla mamma sconvolta, una storia che apre qualche dubbio almeno sulla vicenda di Ponticelli che ha scatenato il pogrom e che potete leggere in inglese sul sito dell’organizzazione per i diritti civili Gruppo EveryOne o, in italiano su http://www.annesdoor.com/club.html#195082, grazie a Luca Sofri e al suo “Wittgenstein”. Non so, perché sono sempre scettico (non cinico) se questa sia la verità o se sia soltanto la versione della difesa, ma so, e così rispondo anche a lei, che prima di aprire la botola, far correre le palline di cianuro, fare pulizie con le molotov o pompare la siringa, occorre sempre fermarsi e pensare. Non sempre le cose sono quello che appaiono. (Vittorio Zucconi, La Repubblica, 21 Maggio 2008)

 


Vittoria per Gian Piero Buscaglia

2008/Mag/29

Il Tribunale di Alessandria ha deciso il reintegro al lavoro e il rimborso delle mensilità arretrate nei confronti di Gian Piero Buscaglia, ingiustamente licenziato il 15 settembre 2002 (e sottoposto per ben 12 volte a ingiustificate perizie psichiatriche, tutto per aver denunciato ). Il Giudice del processo, la Dott.ssa Lippi, ha letto la sentenza alla presenza di Gian Piero Buscaglia e dei suoi avvocati, Avv. Bisacca e Avv. Buzzi.

Igor Boni ha commentato: “Gian Piero Buscaglia vince la causa per il reintegro. Ma chi risarcisce il tempo perduto e il danno all’immagine? E la casta sindacale perché non si è accorta di nulla?


Cena Partigiana – Bagnone (MS) 14 Giugno

2008/Mag/29

Ricevo e rimando:

Anpi Villafranca-Bagnone / Comune di Bagnone / Anpi Licciana Nardi
organizzano
CENA PARTIGIANA
Sabato 14 giugno ore 20.30
Presso la sala polifunzionale di BAGNONE (MS)

seguira’ concerto
MATTIA RINGOZZI / ANDREA MASSONE
PREZZO € 15,00 CON PIATTI TIPICI LUNIGIANESI
A CURA DI SLOW FOOD LUNIGIANA

le prenotazioni dovranno essere effettuate entro domenica 8 giugno ai seguenti recapiti: anpivillafrancalunig@libero.it

 

 


Riassunto Inceneritori per i Lettori di Beppe Grillo (e Jacopo Fo e Stefano Montanari)

2008/Mag/28
Breve riassunto della mia ricerca su inceneritori e salute umana, dopo la disinformazione diffusa da parte di Beppe Grillo, Jacopo Fo e Stefano Montanari (e La Repubblica).
Le mie conclusioni sono molto semplici:
  • il giornalista di Repubblica ha confuso il numero di casi in una ricerca francese con il numero di articoli sull’argomento 
  • lo stesso giornalista ha citato PubMed a sproposito. La ricerca dell’Istituto di Vigilanza Sanitaria francese(InVS) e’ stata pubblicata sul loro sito, e non e’ visibile al momento su PubMed 
  • Lo studio dell’InVS dice esplicitamente che i risultati NON PERMETTONO di stabilire la causalità del collegamento osservato l’esposizione alle emissioni di un inceneritore e l’incidenza di tumori; e che ”e’ importante sottolineare che visto che lo studio riguarda una situazione passata, i suoi risultati NON POSSONO essere applicati al contesto attuale” 
  • In ogni caso, l’epidemiologia dice che aumenti del 6% o anche del 20% sono troppo bassi per dimostrare alcunche’ 
  • Ritornando a PubMed, i lavori li’ presenti indicano chiaramente come sia molto aperto il dibattito intorno agli effetti degli inceneritori su tumori, malattie, mortalita’ 
  • E’ provato che l’esposizione alle diossine causi problemi, per esempio un deciso aumento dei casi di sarcoma 
  • Uno studio francese di cinque anni fa riporta un deciso aumento anche dei casi di Linfoma non-Hodgkin, ma solo nella zona piu’ vicina a un inceneritore. 
  • Una quantita’ di studi effettuati in varie parti del mondo, Italia, nel Regno Unito, a Taiwan, in Portogallo, in Spagna, in Slovacchia, negli Stati Uniti, riportano invece trascurabili o comunque poco chiari effetti sulla salute da parte degli inceneritori, specie quelli piu’ moderni 

Per quanto mi riguarda, la polemica sugli inceneritori, dal punto di vista scientifico, dovrebbe chiudersi oggi stesso. Chi non mi crede, si rilegga lo studio InVS. 


Convegno CNR a Roma: “Il Clima Urbano”

2008/Mag/28

Ricevo e rimando:

L’Istituto sull’Inquinamento Atmosferico del CNR, attraverso importanti contributi dei principali esperti della materia,  intende contribuire alla discussione  sul cambiamento climatico d’origine antropica nei grandi centri urbani, (urban warming) che solo negli ultimi anni ha assunto entità tali da coinvolgere tutti noi in modo diretto, con impatti rilevanti anche sulla salute umana. Abbiamo quindi il piacere di INVITARLA all’’evento:

IL CLIMA URBANO: DIAGNOSI E PREVISIONE
Giovedì 12 giugno 2008, presso il CNR, P.le Aldo Moro, 7 , 00185 Roma.

Il programma e le indicazioni per l’iscrizione sono disponibili all’indirizzo http://www.iia.cnr.it/clima_urbano

La partecipazione è gratuita. Per esigenze organizzative, chiediamo la cortesia di inviare l’adesione quanto prima.


Rifiuti: Beppe Grillo il Disinformatore (con Jacopo Fo, Stefano Montanari e La Repubblica)

2008/Mag/27

(NOTA BENE: il blog qui sotto e’ dedicato solo ed esclusivamente a chiarire gli aspetti scientifici degli inceneritori riguardo la salute umana; ci sono ovviamente altre considerazioni da fare, riguardo incenerimento e ”termovalorizzazione”, e magari me ne occupero’ in un altro momento)

Tuona e rituona contro gli inceneritori, Beppe Grillo si sta dimostrando un meschino disinformatore, dando oggi spazio a un non molto intelligente testo di Jacopo Fo che a sua volta cita un fuorviante, assolutamente errato articolo dal Venerdi’ di Repubblica, basato (ovviamente) su un clamoroso malinteso e un po’ di (mal)sana invenzione giornalistica. Il tutto fa pendant con il blog dello “scienziato” Stefano Montanari, che il 5 maggio scorso non ha esitato a far passare per “scientifiche” quelle che erano le considerazioni anti-inceneritori da parte di un gruppo di attivisti, invece delle molto piu’ pacate conclusioni dell’Istituto di Vigilanza Sanitaria francese.

E non basta: sembra che in Italia sugli inceneritori si stia ripetendo pari-pari un dibattito gia’ concluso negli Stati Uniti nel 1996, con la sconfitta da parte di coloro che sulla base di citazioni ad arte ed interpretazioni fantasiose dei dati scientifici, volevano demonizzare gli inceneritori stessi. 

Certo che se Grillo e’ il Profeta di tanti italiani (come dimostrato dalle decine di siti che riprendono le sue parole senza un minimo di pensiero critico, per non parlare dei tanti che si bevono tutto quanto scritto da Jacopo Fo, Montanari o La Repubblica) allora stiamo proprio freschi.

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Grillo ha pubblicato oggi un blog “Ultimatum agli inceneritori” ospitando uno scritto di Jacopo Fo “Repubblica Ammette: Gli Inceneritori Fanno Strage” che a sua volta cita un trafiletto comparso sul Venerdi’ di Repubblica “Quando la Salute Se Ne Va in Fumo (Tossico)” secondo il quale

Nelle popolazioni che vivono in prossimità di impianti di incenerimento dei rifiuti è stato riscontrato un aumento dei casi di cancro dal 6 al 20 per cento. Lo dice una ricerca, resa pubblica dall’istituto statale di sorveglianza sanitaria francese, l’ultima delle 435 ricerche consultabili presso la biblioteca scientifica internazionale Pub Med (www.ncbi.nim.nih.gov) che rilevano danni alla salute causati dai termovalorizzatori per le loro emissioni di diossina, prodotta dalla combustione della plastica insieme ad altri materiali.

Come ho gia’ scritto a proposito di quell’altro scienziato a cui manca sempre l’ultimo pezzo per completare un discorso logico (Stefano Montanari), un aumento dei casi del 20% non significa quasi niente. E non puo’ essere considerato come “prova scientifica” che gli inceneritori siano davvero causa di quei tumori (la “prova” e’ per aumenti dal 200% in su, cioe’ per rischi relativi da 3 in poi).

In tanti, comunque, visto che l’ha detto Grillo, hanno fatto il loro compitino di copiato, e riportato le parole del loro Messia ex-Comico come fossero oro colato. Io, per far finta di non sapere ne’ leggere ne’ scrivere, sono andato a cercare queste fantomatiche 435 ricerche su “Pub Med” (meglio nota come PubMed).

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E cosa ho trovato? Ho trovato che l’articolista di Repubblica ha citato PubMed a sproposito. I dati dell’aumento dei tumori dal 6% al 20% sono stati pubblicati dal francese InVS (l’Istituto di Vigilanza Sanitaria), ma non su PubMed. Notare le discussione e le conclusioni dell’InVS: non si puo’ incriminare un inquinante particolare; non si puo’ stabilire una causalita’ fra esposizione alle emissione dell’inceneritore e tumori; lo studio riguarda una situazione passata, non il presente; le riduzioni degli inquinanti nell’ultimo decennio fanno pensare che ci sara’ una diminuzione dei casi di tumore).

Perche’ allora la citazione da PubMed? Perche’ il giornalista di Repubblica ha anche letto male una ricerca francese, pubblicata su PubMed, che parla di 434 “incident cases” (“incidenti”, cioe’ “casi di tumore”) e non di 434 ricerche (435 inclusa l’ultima).

Int J Health Geogr. 2008 Jan 28;7:4.
Dioxin emissions from a municipal solid waste incinerator and risk of invasive breast cancer: a population-based case-control study with GIS-derived exposure.
Viel JF, Clément MC, Hägi M, Grandjean S, Challier B, Danzon A.

D’altronde PubMed indica chiaramente come sia molto aperto il dibattito intorno agli effetti degli inceneritori su tumori, malattie, mortalita’.

Su PubMed alla parola “incinerator” corrispondono 886 articoli; a “waste-to-energy” (“termovalorizzazione”) 37 articoli; e all’abbreviazione “wte” 45 articoli. In fondo a questo blog, una breve scelta, che qui sommarizzo:

(a) La disinformazione da parte di chi odia gli inceneritori per principio, era gia’ in auge negli USA (e denunciata per quello che e’) ben 12 anni fa

(b) E’ provato che l’esposizione alle diossine causi problemi, per esempio un deciso aumento dei casi di sarcoma

(c) Uno studio francese di cinque anni fa riporta un deciso aumento anche dei casi di Linfoma non-Hodgkin, ma solo nella zona piu’ vicina a un inceneritore

(d) Una quantita’ di studi effettuati in varie parti del mondo, Italia, nel Regno Unito, a Taiwan, in Portogallo, in Spagna, in Slovacchia, negli Stati Uniti, riportano trascurabili o comunque poco chiari effetti sulla salute da parte degli inceneritori, specie quelli piu’ moderni

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Se il signor Grillo fosse davvero interessato a informare i cittadini, se il signor Jacopo Fo avesse davvero a cuore la “verita’”, se su Repubblica (a parte l’Oca Sapiens) i giornalisti scrivessero ogni tanto qualcosa di serio invece dei soliti strafalcioni), e se il signor Montanari desiderasse davvero portare avanti un discorso serio invece di spacciare per scientifici i commenti da parte di un gruppo di attivisti, la polemica sugli inceneritori finirebbe oggi stesso. O forse, non sarebbe mai iniziata.

Se.

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SELEZIONE DI ARTICOLI DA PUBMED RIGUARDO INCENERITORI, DIOSSINE E SALUTE UMANA

Environ Health. 2007 Jul 16;6:19. 
Sarcoma risk and dioxin emissions from incinerators and industrial plants: a population-based case-control study (Italy).
Zambon P, Ricci P, Bovo E, Casula A, Gattolin M, Fiore AR, Chiosi F, Guzzinati S.
(Italia: l’esposizione alle diossine fa male, nel caso del sarcoma, con un aumento del rischio di 2.3)

Waste Manag. 2008;28(5):885-95. Epub 2007 Jul 3.
Health risk assessment of air emissions from a municipal solid waste incineration plant–a case study.
Cangialosi F, Intini G, Liberti L, Notarnicola M, Stellacci P.
(Inceneritore a Taranto: basso aumento del rischio individuale totale, molto piccolo aumento del rischio di cancro)

Int J Hyg Environ Health. 2007 May;210(3-4):455-9. Epub 2007 Mar 1.
Human exposure to heavy metals in the vicinity of Portuguese solid waste incinerators–Part 3: biomonitoring of Pb in blood of children under the age of 6 years.
Reis MF, Sampaio C, Brantes A, Aniceto P, Melim M, Cardoso L, Gabriel C, Simão F, Miguel JP.
(Portogallo: risultati non chiari sul rapporto fra incineratori e livelli di piombo nel sangue dei bambini)

J Public Health (Oxf). 2006 Sep;28(3):261-6. Epub 2006 Jul 25.
Waste incineration–how big is the health risk? A quantitative method to allow comparison with other health risks.
Roberts RJ, Chen M.
(Regno Unito: aumento del rischio di morte dovuto a inceneritore di 1 su 4 milioni per anno i.e. 4 volte meno del minimo “accettato” di 1 su un milione)

Epidemiol Prev. 2006 Jan-Feb;30(1 Suppl 1):5-95.
Comment in:
Epidemiol Prev. 2006 Jul-Oct;30(4-5):210-1; author reply 211-2.
[Report on health status of residents in areas with industrial, mining or military sites in Sardinia, Italy]Biggeri A, Lagazio C, Catelan D, Pirastu R, Casson F, Terracini B.
(Sardegna: analisi degli effetti dell’inquinamento in varie localita’. A Sarroch, dove c’e’ un inceneritore, aumento del rischio di malattia a 1.24 negli uomini. A Tempio Pausania, dove c’e’ un altro inceneritore, niente da segnalare)

Epidemiology. 2003 Jul;14(4):392-8.
Dioxin emissions from a solid waste incinerator and risk of non-Hodgkin lymphoma.
Floret N, Mauny F, Challier B, Arveux P, Cahn JY, Viel JF.
(Francia: aumento del 130% del lymphoma non-Hodgkin nelle aree piu’ vicine all’inceneritore, dove la concentrazione e’ piu’ alta. Nessun aumento nelle altre, anche in quelle immediatamente piu’ vicine. Lo studio e’ di cinque anni fa. Gli autori ne hanno recentemente pubblicato un altro, dove indicano come le camere di combustione piu’ vecchie siano state recentemente sostituite)

Environ Sci Technol. 2007 Oct 1;41(19):6847-53.
Comparative health risks of domestic waste combustion in urban and rural Slovakia.
Krajcovicová J, Eschenroeder AQ.
(Slovacchia: aumento morti dovute a inceneritore moderno, 1 su in un milione; riguardo il vecchio inceneritore: 7-370 su un milione)

Epidemiol Prev. 2001 Mar-Apr;25(2 Suppl):1-71.
[Meta-analysis of the Italian studies on short-term effects of air pollution]
Biggeri A, Bellini P, Terracini B; Italian MISA Group.
(Italia: aumenti fino al 5% del rischio di morte associato a vari inquinanti atmosferici)

Waste Manag Res. 2002 Jun;20(3):223-33.
Energy recovery from New York City municipal solid wastes.
Themelis NJ, Kim YH, Brady MH.
(New York: ambientalmente, e’ meglio bruciare che seppellire)

Med Pr. 2005;56(1):55-62.
[Health risk related to municipal waste incineration]
Starek A.
(Polonia: dati non univoci nell’indicare una relazione causa-effetto fra inceneritori e malattie)

J Air Waste Manag Assoc. 2001 Jul;51(7):1100-9.
Health effects of waste incineration: a review of epidemiologic studies.Hu SW, Shy CM.
(Taiwan: analisi di vari studi legati agli inceneritori non porta a risultati univoci)

Ann Ist Super Sanita. 2004;40(1):101-15.
Health effects of exposure to waste incinerator emissions:a review of epidemiological studies.
Franchini M, Rial M, Buiatti E, Bianchi F.
(Italia: analisi di vari studi riguardo gli inceneritori suggerisce che se ne facciano di nuovi)

Toxicol Ind Health. 1996 Mar-Apr;12(2):277-87.
Health effects from hazardous waste incineration facilities: five case studies.
Pleus RC, Kelly KE.
(USA: denunciano la disinformazione fatta da chi e’ convinto dei danni alla salute da parte degli inceneritori.)

Chemosphere. 2008 Feb;70(9):1588-95. Epub 2007 Oct
Dietary exposure to PCDD/PCDFs by individuals living near a hazardous waste incinerator in Catalonia, Spain: temporal trend.
Martí-Cid R, Bocio A, Domingo JL.
(Spagna: riportano addirittura una diminuzione delle diossine nel cibo dopo l’installazione di un inceneritore)


Cari Grillo e Travaglio, Informare Non Basta

2008/Mag/21

Tanto entusiasmo fra Grillini e Travagliati (e non solo) riguardo la trasparenza dell’informazione, la quale permetterebbe ai “cittadini [di] formarsi una loro opinione e decidere con la loro testa“. Ad esempio sugli inceneritori.

Naturalmente non sono in disaccordo: diciamo magari che non mi faccio incantare. Perche’ informare non basta: altrimenti con internet e Google, saremmo tutti candidati Premi Nobel.

Come disse Thomas B Macaulay, “la mezza conoscenza e’ peggiore dell’ignoranza“.

Appoggiarsi solo sull’informazione, infatti, fa correre il rischio di dipendere completamente da chi distribuisce tale informazione: incluse, per esempio, le mezze verita’ di un Travaglio che dice che Castelli e’ stato condannato a risarcire 98mila euro dalla Corte dei Conti, che ha davvero chiesto quei soldi: ma il procedimento giudiziario e’ solo agli inizi, e l’ex-Ministro della GIustizia ha bene il diritto di contestare quella richiesta.

Cio’ che manca, quando si fa informazione, e’ l’educazione: la quale dovrebbe in primo luogo essere l’educazione di se stessi, perche’ senza gli strumenti necessari si possono prendere grandi abbagli o, appunto, si rischia di essere tirati per il naso da questo o quel manipolatore di popoli.

Altro che “decidere con la propria testa”…

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L’esempio dell’epidemiologia l’ho gia’ fatto: quando un Montanari o un Grillo si dicono allarmati per un aumento del 16% di questa o quella malattia nei pressi di un inceneritore (=informazione), e’ evidente che per mancanza di tempo o voglia o peggio non si rendono conto che anche un aumento del 100% potrebbe al massimo essere caratterizzato come un “debole collegamento” (=educazione).

Un altro esempio riguarda la circolazione stradale: si possono fare molti sforzi per riempire i centri abitati di cartelli che indichino il divieto di procedere a piu’ di 50km/h (=informazione). Ma quanti sanno che quel limite e’ stato scelto perche’, ad andare solo leggermente piu’ veloci, il numero di morti fra i pedoni aumenta a dismisura (=educazione)?

E che dire del monossido di di-idrogeno, mortale alla respirazione, distruttore della superficie terrestre e fondamentale nella formazione delle piogge acide (=informazione)? Peccato che si tratti della comunissima acqua (H2O) (=educazione).

Altri esempi di “seminformazione” su questa pagina.

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E’ questa, forse, la grande tragedia di Internet: la capacita’ di seppellire i suoi navigatori di informazione, spesso pero’ senza alcuna possibilita’ di convertire tutto cio’ in quella comprensione necessaria affinche’ i “cittadini [possano] formarsi una loro opinione e decidere con la loro testa“.


Positiva Moderazione sul “Mutuo Tremonti”

2008/Mag/21

Il Consiglio dei Ministri parte gagliardo a Napoli e Tremonti annuncia la possibilita’ di “ristrutturare” il mutuo tornando ai tassi del 2006, che diventano fissi. Un’idea perlomeno innovativa e che molti potranno trovare allettante, visto che la rata mensile puo’ abbassarsi decisamente.

Anche se non sono un consulente finanziario, e queste mie riflessioni non vanno assolutamente prese come consigli o suggerimenti d’investimento, penso a voce alta e dico che i soldi gratis non esistono, e se la Banche con una mano danno, con l’altra naturalmente prendono.

Chi optasse per la ristrutturazione, infatti, praticamente passerebbe da un mutuo fisso a tasso variabile a un mutuo variabile a tasso fisso.

Alla scadenza infatti se e’ vero che la Banca potrebbe restituire dei soldi (nel caso i tassi di interesse siano stati inferiori al tasso fisso del 2006), e’ anche vero che il mutuo stesso potrebbe essere esteso anche per anni e anni (nel caso i tassi di interesse rimangano alti rispetto a quelli del 2006).

Insomma chi avesse 50 anni oggi con un mutuo fino al 2018, potrebbe ritrovarsi a doverlo pagare fino al 2020 o 2025, quindi abbondantemente dopo essere andato in pensione.

Prima di ristrutturare quindi bisognerebbe valutare quali siano i rischi possibili di “sforamento” della scadenza. Per il cinquantenne sopra menzionato, per esempio, sara’ la pensione sufficiente al pagamento delle rate?

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Il “Mutuo Tremonti” e’ una soluzione al problema del “flusso di cassa” degli italiani. E’ particolarmente vantaggioso per salariati e pensionati, i quali si troveranno piu’ soldi in tasca potendo far affidamento su un pagamento mensile fisso del mutuo, almeno momentaneamente “protetti” dagli inopinati aumenti dei tassi da parte dell’odiosa Banca Centrale Europea.

E’ anche una soluzione preventiva che dovrebbe allontanare il pericolo che decine di migliaia di famiglie si trovino da un momento all’altro a dover scegliere fra il pagamento del mutuo, e il mangiare dignitosamente.

Speriamo pero’ che qualcuno chieda all’associazione bancaria ABI (la quale, per essere d’accordo con un sistema del genere, deve avere pochissima fiducia nelle capacita’ di pagamento dell’italiano medio, nel caso i tassi continuino a salire), la garanzia che a ogni “ristrutturante” verranno spiegati in dettaglio tutti i rischi cui va incontro.


Guida Brevissima alla Epidemiologia

2008/Mag/20

In campo epidemiologico, la “certezza” non si ha al di sotto di un rischio relativo pari a 3 (vale a dire, il 200% in piu’ o in meno del normale).

In altri termini, quando si sente dire per esempio che “e’ stato accertato che bere moderatamente il vino diminuisce l’incidenza delle malattie coronariche dell’XYZ%”, tale affermazione ha tanto meno valore quanto piu’ XYZ% e’ inferiore a 200%.

E’ per questo che si puo’ dire che il fumo di sigaretta CAUSA i tumori al polmone (rischio relativo circa 40, vale a dire, circa il 4000% in piu’ del normale) mentre per gli inceneritori e’ tutto ancora molto oscuro (aumenti dell’incidenza di alcune malattie del 16%, cioe’ un rischio relativo di 1.16).

E’ anche per questo che la commissione del governo britannico sulla cannabis, avendo scoperto un aumento a tutta prima impressionante, del 100% (rischio relativo: 2) del rischio di problemi psichiatrici fra i consumatori abituali di quella droga, ha solo potuto dire che “c’e’ un debole collegamento fra consumo e malattia”


Pistorius: Le Conseguenze (Positive)

2008/Mag/19

Provero’ a spiegare perche’ non sono d’accordo con coloro che vedono negativamente l’autorizzazione data a Pistorius a provare a qualificarsi per le Olimpiadi. E non usero’ argomenti di carattere emotivo.

Bisogna prima di tutto chiarire quali siano le obiezioni. C’e’ chi dice che le gambe artificiali di Pistorius portino dei vantaggi sleali: benissimo, allora non gli si impedisca e basta di gareggiare, ma lo si aiuti a progettare delle gambe artificiali senza quei vantaggi sleali.

Altri sono contrari all’uso di equipaggiamento non-naturale alle Olimpiadi: ma allora, che si vietino anche i costumi da bagno hi-tech nelle gare di nuoto, e le scarpette super-specializzate in tutta l’atletica. O quantomeno, si imponga a tutti l’uso di un solo tipo di costume, e di un solo tipo di scarpe.

Esiste gia’, in realta’, un ausilio “meccanico” che permette a persone portatrici di handicap di gareggiare con tutti gli altri: si tratta degli occhiali. Chi scrive e’ estremamente miope: sarei praticamente privo se non dei rudimenti della vista, se non avessi la fortuna di essere nato in un’epoca in cui sono gia’ disponibili lenti capaci di correggere completamente questo mio difetto fisico. Purtroppo molti altri, per esempio costretti su sedie a rotelle, non hanno (ancora) questa fortuna.

Ora, c’e’ qualcuno disposto a dire che i miopi non debbano gareggiare per esempio nel tiro con l’arco, visto che indossano occhiali che potrebbero fornire vantaggi sleali rispetto ai “normodotati”? Dopotutto, la capacita’ di mettere a fuoco a distanze ragguardevoli e’ importantissima, in certi sport: e puo’ capitare (come a me e’ capitato) che gli occhiali o le lenti a contatto correggano la vista a 11/10.

Anni fa, fra l’altro, un’arciere pote’ gareggiare da una sedia a rotelle…

Cosa c’e’ di diverso, nel caso di Pistorius? C’e’ che gli occhiali sono noti e accettati da tutti, anche nella vita di tutti i giorni, mentre per sfortuna le gambe artificiali sono buone al momento solo per la corsa, risultano “estranee” ai piu’ e quindi suscitano una certa “paura del nuovo e del diverso”.

Ma allora il problema non e’ di Pistorius, ma di chi non ha ancora accettato la possibilita’ che se per correre ci vogliono due gambe, non per forza quelle gambe devono essere le stesse presenti alla nascita.

Alcuni dicono di essere preoccupati che il caso-Pistorius diventi un precedente, e che il CIO abbia aperto una porta che non si sa a cosa potra’ portare. Questo “principio della precauzione” e’ pero’ sia in generale molto pericoloso (non bisognerebbe andare in bagno in casa, per esempio, visto che e’ il luogo dove accadono la maggior parte degli incidenti); sia nel caso particolare troppo riduttivo.

Cosa succedera’ infatti, adesso che Pistorius ha acquisito il diritto di provare a qualificarsi per le Olimpiadi? Succedera’ che altri amputati proveranno a fare lo stesso, e il CIO e la Federazione Internazionale di Atletica saranno finalmente costretti a definire gli standard necessari perche’ una protesi sia “omologata”, e quindi “accettata” (nella sentenza di Losanna, si fa accenno proprio all’assenza di alcuna regolamentazione in proposito).

E quindi la ricerca scientifica e tecnologica portera’ a protesi da gara sempre piu’ sofisticate e simili alle gambe naturali, che in tutta probabilita’ si tradurranno in modelli migliori, destinati all’uso nella vita quotidiana.

Al di la’ di tutte le considerazioni emotive intorno alla partecipazione di portatori di handicap agli stessi eventi sportivi che i “normodotati”. permettiamoci dunque di dire “viva Pistorius!”, come anni fa si disse “viva Bosman!” per il coraggioso e tenace calciatore il cui caso cambio’ tutto il sistema dello schiavismo, volevo dire della compravendita dei calciatori nell’Unione Europea


Ancora sulle Scie Chimiche

2008/Mag/18

Si riparla di “scie chimiche” (qui il mio blog “Scie Chimiche? Splendide Nuvole“), questa volta sul blog dell’astronomo Gianni Comoretto: “Scie Chimiche” (sulle troppe affermazioni, e sullo scarso desiderio di fornire prove tangibili da parte di chi crede che esista una cospirazione internazionale per spargere veleni per tutta l’atmosfera); “Scie Chimiche 2” (con varie risposte per entrare nei dettagli, ed alcune osservazioni molto semplici e molto chiare); e infine “Complotti“ (visto che chi crede nelle ”scie chimiche” finisce sempre con il parlare, appunto, di cospirazioni internazionali).

Pletora di commenti, e pletora di insulti contro Comoretto, ovviamente…

Come superare l’impasse? Innanzitutto, chi crede nelle “scie chimiche” dovrebbe mettere bene in chiaro quali “prove” e “condizioni” gli farebbero cambiare idea. Se tali prove e condizioni non esistono, allora e’ inutile discutere.

Naturalmente occorre qualcosa del genere anche da parte di chi non crede. Io comincerei con il richiedere prove documentate di “scie” da aereoplani in giorni in cui l’atmosfera non e’ nelle condizioni adatte perche’ tali scie vengano prodotte naturalmente ad esempio come suggerisce qui sotto Comoretto:

un campionamento di una scia. Non e’ cosi’ difficile: i sostenitori del complotto dicono che le scie vengono rilasciate a meno di 2000 metri di quota, durano ore, e sono formate da sostanze chimiche non naturali (sicuramente non vapore al 99%). Noleggiare un aereo da turismo, in grado di raggiungere quelle scie e raccoglierle è perfettamente fattibile, e non troppo costoso. Lo stesso volo dimostrerebbe senza dubbi che la scia è alla quota suddetta, e non molto più in alto.

Sarebbe quantomeno un buon inizio davvero un bel colpo contro gli “scettici”…

ps All’argomento dedichera’ una serata il CICAP Lombardo, il prossimo 24 maggio, alle 17, a Milano


Un Malinteso chiamato RealClimate

2008/Mag/18

Quale Scienza per il Clima?
Siamo sicuri che i climatologi che parlano di riscaldamento globale di origine antropogenica (in acronimo dall’inglese, AGW) e chi ne e’ invece scettico da un punto di vista scientifico, stiano parlando del medesimo argomento?

La pensavo così, ma adesso non ne sono piu’ sicuro….

Questa e’ la mia impressione, avendo seguito il dibattito sull’AGW per gli ultimi cinque anni ultimi, e considerando anche il recentissimo blog sulle “Farfalle” su “Real Climate” (RC), il sito considerato da alcuni una specie di Vate da mai dubitare:

  • Gli scienziati che si occupano di clima e sono convinti dell’AGW stanno facendo quello che possono, ma dopo aver molto limitato il loro campo di ricerca, a partire dalla scelta di occuparsi pressocche’ esclusivamente di modelli del clima al calcolatore
  • Io, ed altri “colleghi scettici” con una preparazione scientifica, ci riferiamo invece e semplicemente alle ampie e inesplorate regioni della conoscenza fuori dalla comprensione e dall’abilità di calcolo del modellista climatico medio.

Per fare un’analogia: immaginiamo se i paleontologi avessero deciso di concentrarsi sui crani degli ominidi della Rift Valley in Kenya, disdegnando (in altri termini, trattando come “rumore “) tutto il contesto dei ritrovamenti, comprese altre ossa umane, resti di animali, la geografia locale (ed il clima). Ed ignorando deliberatamente ogni altro ritrovamento riguardante gli ominidi, altrove nel mondo.

La loro sarebbe ancora “scienza”, ma anche una ricerca cosi’ focalizzata da risultare abbastanza improbabile che possa aggiungere molto alla conoscenza e alla comprensione di alcunche’, a parte se stessa.

Incomprensioni
Se un così colossale malinteso è effettivamente in atto, sarebbe una spiegazione plausibile dello straordinario… clima di conflitto che attanaglia al momento la climatologia (e sto deliberatamente evitando di parlare di politica). Da un lato, si considera lo scetticismo come uno scandalo disonesto che dovrebbe essere schiacciato e cancellato una volta per tutte dall’esistenza; dall’altro lato, si vuole buttare via anni e gli anni di ricerca come sciocchezze praticamente irrilevanti scritte da bugiardi incompetenti.

Nessuna meraviglia quindi se i due lati non possono sopportarsi… come potrebbero andar d’accordo due giudici ad un concorso per cani, se uno di loro fosse soltanto interessato nella (ed avesse sviluppato un’intera teoria della bellezza canina riguardo alla) forma della coda?

Storia Breve della Climatologia
La storia di come la climatologia contemporanea e’ diventata quella che e’ puo’ chiarire molte cose.

Inizialmente, esperimenti di laboratorio hanno dato alcune indicazioni su come i gas costituenti dell’atmosfera potessero interagire tra loro e con la radiazione solare. Notevole fra quelli, lo studio sull’effetto serra dell’anidride carbonica (CO2) condotto da Arrhenius nel 1896.

Ma il mondo reale della meteorologia (clima compreso) è molto più complesso della regolazione del laboratorio. Per esempio, ampi scambi di energia si manifestano nella grande circolazione atmosferica “a celle”, nella termodinamica degli oceanici e in interi cicli con forte influenza climatica, attualmente conosciuti come l’Oscillazione Decennale nel Pacifico (PDO), l’Oscillazione nell’Atlantico del Nord (NAO), gli ormai famosi el Nino/la Nina, ecc ecc.

Non potendo replicare tutto cio’ in condizioni controllate in laboratorio, i climatologi hanno optato per modelli dell’atmosfera fatti al calcolatore. Ciò e’ stato possibile naturalmente soltanto dopo che una minima capacita’ di calcolo è divenuta disponibile.

I calcolatori naturalmente capiscono soltanto i numeri, e formule sotto forma di serie di istruzioni. Per ottenere quelli e quelle, è stato fatto un presupposto molto importante: in un metodo curiosamente rievocativo della scienza dell’aeronautica, il clima è stato considerato come la risposta dell’atmosfera alle “forzanti”, cioè a componenti distinguibili l’una dall’altra e che “spingono” l’atmosfera ciascuna in una direzione.

Il “clima” è allora l’effetto generale risultante dall’azione di ciascuna forzante, mediato per un certo periodo di tempo.

In quel contesto, le “forzanti” erano strumenti puramente operativi, “digitazionali” usati per avere una base per calcolare il clima. Per definizione, infatti, le forzanti non possono essere misurate: tutte le osservazioni dell’atmosfera reale (ovviamente!) comprendono il loro effetto cumulativo, da cui e’ impossibile discernere quello individuale.

Se le “forzanti” usate esistano davvero o no, è quindi irrilevante. Possiamo sceglierle plausibili dal punto di vista fisico, o implausibili: per quello che valgono, potrebbero essere sostituite dall’analisi di Fourier, o dalla Principal Component Analysis, o da qualunque strumento tecnico che possa trasformare un insieme di segnali (e di formule) in numeri (e procedure) che un calcolatore possa capire.

Tuttavia, il fascino della semplicita’ del concetto di forzante, unito al costante aumento nella potenza di calcolo disponibile, ha causato un importante quanto fuorviante spostamento dell’attenzione, dal clima (osservabile) alle forzanti appunto (individualmente inosservabili). In una prima dicotomia con il mondo reale, invece che usare le forzanti per investigare lo sviluppo (possibile) del clima reale, sono stati usati i modelli come strumenti per lo studio dell’effetto (possibile) di ciascuna forzante sul virtualissimo clima dei modelli stessi.

Questo cambiamento è meno sottile di quanto possa apparire. Significa gettare la spugna e rinunciare a provare di capire l’atmosfera reale, preferendole il concentrarsi su prestabiliti, gia’ conosciuti effetti di cause gia’ conosciute anch’esse. I modelli infatti sono ben lontani dall’essere indipendenti dalle forzanti: anzi, sono creati in base a quelle. L’effetto di una forzante è già scritto nella programmazione del modello che dovrebbe servire a investigarla, e quindi i risultati del modello non potranno mostrare che quell’effetto al lavoro.

Anche se i risultati potrebbero variare per esempio cambiando la rappresentazione orografica in un modello, non potra’ mai accadere che quel modello si metta a funzionare in maniera contraria a quello che e’ per ipotesi il suo comportamento. Per esempio se la forzante-CO2 dice che a un aumento della concentrazione, aumentera’ la temperatura, nessun modello basato su quella forzante indichera’ diminuzioni della temperatura stessa, all’aumentare della concentrazione di CO2.

Un’altra analogia: se scrivo un programma al computer che aumenti un contatore di “uno” ogni volta che un oggetto bianco attraversa il campo visivo di una webcam, non accadra’ mai che il mio programma conti verso numeri negativi, perche’ non e’ stato programmato per sottrarre.

Il fatto che il contatore aumenti nel tempo non dice niente circa la densita’ di oggetti bianchi nel mondo reale. Mostra solo… come funziona il contatore.

Parametri, Troppi Parametri
Che cosa rimane da fare quando tutti quello che si ha, sono modelli utili soltanto per studiare quale potrebbe essere l’effetto di una o piu’ forzanti? Si puo’ solo “giocare” con i parametri, modificandoli in maniera da “essere compatibili” con le osservazioni e “la plausibilità”. Questo si vede benissimo nell’articolo di Hansen ed altri (2007), “Simulazioni di clima per il periodo 1880-2003 con il modello GISS ModelE”, letteralmente infestato di innumerevoli valori “stimati”, sei dei quali in maniera esplicitamente “soggettiva” (in altre parole, poco piu’ che tirando a indovinare) e pur tuttavia ritenuti degni di essere pubblicati in un articolo scientifico “peer-reviewed”.

Si noti che il confronto con il mondo reale è tutto sommato una questione marginale, in quell’articolo. Si parla di “osservazioni” (medie lungo 25 anni o piu’) ma solo perche’ ritenute utili per valutare le probabili grandezze dei parametri usati nei modelli, e quindi la possibile rilevanza relativa di ciascuna forzante.

Agli autori praticamente non interessa tutto cio’ che non e’ finalizzato a quella specifica valutazione: perche’ in una seconda dicotomia con il mondo reale, in una tale visione del mondo tutto cio’ che non sia incluso nella modellistica è “rumore”, in altre parole “trascurabile”.

Nel “mainstream” della scienza contemporanea del clima, non c’è nessun tentativo di “tornare in laboratorio”, tutta basata sulle forzanti, neanche per esempio per rianalizzare e imparare qualcosa di nuovo da osservazioni inattese: perché queste ultime sono “rumore” (a volte denominato “tempo metereologico”) e quindi sono, anzi vanno ignorate. E non c’è nessuno sforzo significativo per misurare se qualcosa non stia andando per il verso giusto: per esempio, i confronti fra i risultati dei modelli e le osservazioni sono semplicemente visivi, non numerici.

Quel che c’e’ di buono in tutto questo è che rimangono aree enormi di ricerca in campo climatico, lasciate intonsi per le generazioni future. Il lato negativo invece è che i modelli climatici, al momento, sono come scavati nella pietra, inamovibili, qualunque sia il clima reale là fuori.

Quali previsioni dai modelli climatici?
Scettici e non-scettici sembrano andare d’accordo sul fatto che i modelli non possano fare previsioni (previsioni cioè che possano essere falsificate, o confermate, tramite osservazioni) per periodi più brevi di circa 25 anni a partire dalla data del calcolo.

Infatti, RealClimate sembra indicare un quarto di secolo, più o meno, come il periodo di tempo minimo necessario a ottenere le necessarie “medie” che possano essere chiamate “clima” piuttosto che “tempo metereologico”. In realta’ si tratta di un secondo esempio di come i climatologi AGW abbiano severamente limitato il loro campo d’azione: come tutto cio’ che non possa essere modellato dalle forzanti è indicato come “rumore”, così tutto cio’ che si annulli sulle scale venticinquennali è, anch’esso, “rumore”.

Abbiamo insomma cominciato con la “scienza del clima” ma poi ci siamo incastrati nel “fare medie multi-decennali per valutare i parametri da utilizzare nella stima dell’effetto delle forzanti”.

Si puo’ falsificare (o dimostrare) i modelli basati sulle forzanti?
No. Cosi’ come stanno le cose, e’ assolutamente impossibile. Bisognerebbe aspettare venticinque anni, per poi verificare questo o quell’altro modello, e tutti quelli, all’epoca, saranno drammaticamente obsoleti. E basteranno un paio di eruzioni vulcaniche per annullare ogni previsione.

Insomma, senza modo per falsificarli, direbbe l’epistemiologo Karl Popper, i modelli proprio non sembrano poter essere scienza.

Alcuni di coloro che credono nell’AGW rispondono a quella domanda con improbabili affermazioni, insinuando che il criterio della falsificazione sia ormai roba vecchia: una risposta un po’ lugubre, che uno si aspetterebbe non da scienziati, ma da loschi inventori di macchine dal moto perpetuo.

In relta’, la domanda sul dimostrare/falsificare i modelli climatici, può semplicemente essere la domanda sbagliata. I modelli non sono ne’ adatti, ne’ pensati per fare previsioni, anche se poi vengono abusati in tal senso da fior di scienziati (e da politici e ambientalisti innamorati delle catastrofi). I modelli climatici sono soltanto strumenti per studiare l’effetto possibile di ciascuna forzante. Hansen ed altri, nell’articolo sopracitato, parlano di “usare il modello per simulazioni di cambiamenti climatici futuri”.

La parola chiave è naturalmente “simulazioni”.

I modelli non sono uno strumento per previsioni del tempo, e neanche del clima. Nel suo rapporto 2001 l’IPCC (il gruppo intergovernamentale delle Nazioni Unite che si occupa di cambiamenti climatici) ha infatti dichiarato, in termini non incerti: (dal IPCC TAR-WG1, 2001).

“Nella ricerca e nella modellistica sul clima, bisogna riconoscere che abbiamo a che fare con un sistema caotico accoppiato in maniera non-lineare, e quindi che la previsione a lungo termine delle condizioni climatiche future non è possibile”

Quello che i modelli possono fare è simulare l’effetto delle diverse forzanti, qualcosa che comunque non e’ possibile osservare; e simulare l’effetto cumulativo delle forzanti, aggiungengo incertezza a incertezza visto che vanno modellate anche le varie interazioni. E anche l’effetto cumulativo, non si pensa che sia davvero osservabile.

A quanto e’ dato sapere, il gruppo di RC non ha mai affermato altro. Buon per loro. Forse pero’ potrebbero essere stati più chiari, più spesso, ma finalmente, ultimamente stanno cominciando a muoversi nel verso giusto, arrivando a scrivere:

“[...] La media di insieme (dei modelli) aumenta monotonicamente in assenza di grandi eruzioni vulcaniche, ma [quella media] è la componente forzata del cambiamento climatico, non [qualcosa] che potrebbe accadere nel mondo reale. [...] “

E Kevin Trenberth, un autore importante del rapporto IPCC-TAR nel 2001, ha scritto recentemente:

“In effetti non ci sono affatto previsioni fatte dall’IPCC. E non ci sono mai state. L’IPCC offre invece ‘what-if’, “cosa succederebbe se”, possibili scenari climatici futuri che corrispondono a determinati andamenti delle emissioni.”

Debolezze Composte
Occorre ricordare un punto importante: di per sè, fare una “stima” è normale nel fare ricerca scientifica; la modellistica al calcolatore è un ottimo strumento per situazioni molto complesse; le forzanti sono un buon metodo per tradurre un sistema in un modello trattabile; ed l’analisi degli “scenari” e’ il modo standard per valutare il rischio.

Ma quando si parla di climatologia basata sulle forzanti, tutte quelle componenti agiscono insieme peggiorando le loro debolezze piuttosto che migliorando i loro punti forti: le stime sono troppo spesso soggettive, i modelli al calcolatore sono usati per studiare le forzanti invece che il clima, le forzanti sono considerate “reali” anche se non possono essere misurate ed gli “scenari” sono usati come previsioni invece che per quantificare i rischi reali.

La scienza dell’AGW è addirittura alla base di una grande organizzazione intergovernativa (l’IPCC), decine di riunioni internazionali, l’azione collettiva di migliaia di persone, un Oscar ed un Nobel per la Pace: tutto in nome di qualcosa che ogni persona informata sa essere impossible da predire.

Che genere di scienza è la Climatologia?
Se ci si limita al “calcolo degli scenari”, la climatologia modellistica è una scienza (“la scienza dele forzanti del clima”, in effetti). E RealClimate un buonissimo sito. Lo stesso ragionamento si applica a tanto giornalismo scientifico contemporaneo preoccupato dell’AGW, compresi Scientific American, American Scientist, New Scientist, Science, Nature.

Quando si leggono articoli e reportage su quelle pubblicazioni, basta immaginare una visione del mondo (una “narrativa climatica“) dove la climatologia, la più incerta delle scienze esatte, è trasmutata in una scienza applicata, uno strumento politico-decisionale dove contano soltanto le forzanti e, fra le forzanti, solo quelle di origine antropogenica (sarebbe infatti difficile fare politica riguardo le forzanti non-antropogeniche…).

Ma quella e’ una visione troppo ristretta per essere utile, per esempio nella gestione del rischio, e tanto meno per far progredire la scienza. Piu’ che altro, porta all’assurdo di preoccuparsi di possibili uragani futuri, invece che degli argini che cedono adesso agli uragani presenti.

È tempo di ampliare la “narrativa climatica”, estraendo e liberando la scienza del clima dalla gabbia dei modelli, delle forzanti, degli scenari. I modelli sono stati la culla della climatologia, avrebbe detto Tsiolkovsky, ma non possiamo vivere per sempre nella culla.


Terremoto: Mai Perdere La Speranza

2008/Mag/17

Dopo un terremoto, e dopo il terremoto (o forse, i terremoti) in Cina questo mese, i discorsi sull’”ormai e’ passato troppo tempo” tornano con agghiacciante regolarita’.

In realta’ e’ noto fin dai tempi del sisma di Messina del 1908 che le capacita’ di sopravvivenza umane sono molto piu’ grandi di quanto stimato, e non bisogna perdere la speranza, mai, o almeno per tre settimane. Certo non per una manciata di giorni.

Scavare, scavare, scavare: nient’altro ha senso, adesso.


La Fine del Mondo

2008/Mag/17

La giapponese NHK ha simulato cosa succederebbe se un grosso asteroide colpisse il nostro pianeta. Ecco il risultato (attenzione: si consiglia la visione solo a un pubblico poco emotivo):

http://www.youtube.com/watch?v=oB3G0rvCIJc

(la simulazione prevede che il “contatto” si abbia vicino al Giappone. tanto non importa, moriremmo tutti comunque)

Qualche traduzione dei testi: all’inizio dice “simulazione”. A 01:24 parla (presumo) dell’onda di marea oceanica. A 03:32 c’e’ l’Himalaya (distrutta 3 ore dopo l’impatto). A 04:13 c’e’ l’Amazzonia, raggiunta dall’onda d’urto dopo un giorno. A 04:50 si vede Londra. Il tempio a 05:00 e’ forse l’Acropoli.

A 06:21 si vede il Mar Mediterraneo. E chissa’ perche’, Reggio Calabria sembra piu’ bruciata del resto…


Telecamere, Immigrati e Xenofilia

2008/Mag/17

Durante la trasmissione quotidiana “La Zanzara” su Radio24, il conduttore Giuseppe Cruciani ha menzionato all’inizio della settimana scorsa un articolo da Il Foglio in cui si riporta quanto fatto dalla polizia dell’Essex qui in Inghilterra, il “frame and shame” (“inquadra e svergogna”), cioe’ le telecamere della polizia come strumento di dissuasione.

Nella puntata di mercoledi’ invece, si e’ parlato brevissimamente del successo delle autorita’ spagnole nel contenere l’immigrazione clandestina.

Ora, da italiano che lavora all’estero da quasi 15 anni, vorrei invitare a non cadere nel solito vizio italiano della “xenofilia” piu’ estrema.

Se e’ vero infatti che non ha senso reinventare la ruota tutte le volte in Italia, ed e’ quindi saggio imbastire un dibattito avendo imparato da altre esperienze (per esempio, sui farmaci al supermercato), non ha senso neanche ricopiare pari-pari soluzioni altrui come fossero tante “uova di Colombo”, perche’ hanno anche loro un contesto.

Il “successo” della Spagna riguarda infatti lo Stretto di Gibilterra, di dimensioni molto piu’ ristrette, e dalle correnti molto piu’ forti che per esempio il Canale di Sicilia. Meno facile da attraversare, insomma, e piu’ facile da controllare.

E le telecamere che vanno bene in Essex non sono sicuro a cosa porterebbero in Italia.

Per esempio alcune sono dotate di microfono e altoparlante, per cui il mascalzone di turno puo’ sentirsi apostrofato via telecamera da un tutore dell’ordine. Gia’ immagino pero’, in Italia, bande di ragazzini e non, andare da una telecamera all’altra per spernacchiare il poliziotto, o giocare a chi lo fa urlare di piu’… . La societa’ britannica non e’ quella italiana, ed esiste ancora una forte connotazione gerarchica (come si sa, non sono “cittadini” ma tecnicamente ancora “sudditi”).

Per fare un altro esempio, si e’ tanto parlato del fatto che “solo in Italia” la Seconda Carica dello Stato puo’ essere una persona che ha fatto affari con gente dopo condannata per mafia. Figuriamoci: Obama stesso ha avuto un ricco amico successivamente rivelatosi un malvivente: e anche se questa defaillance e’ usata contro di lui, nessuno ha detto seriamente che si tratti di un motivo valido per non eleggerlo come Presidente.

In generale comunque mi piacerebbe ci fosse una bella moratoria contro la pervasiva abitudine di vedere in maniera comunque positiva tutto cio’ che accade fuori dai confini.

Con questo non voglio invitare al “mal comune mezzo gaudio” ma piuttosto a prendere coscienza del fatto che se l’Italia non e’ il miglior posto al mondo, non e’ neanche il peggiore. Ed e’ meglio migliorare quello che si ha invece che lamentarsene perdendo tempo sognando quello che non hanno neanche gli altri.

Pensare che in Italia vada tutto male, e all’estero vada tutto bene, rassomiglia in ultima analisi alle esternazioni di certi politici, comici e giornalisti “arrabbiati”: perche’ alla fine tutto cio’ non solo non ci porta da nessuna parte, ma addirittura ci impedisce di fare alcun progresso.


Sul caso di Domenico Salerno

2008/Mag/17

Stefano Pistolini nel suo “Jefferson Ming” su Radio24 si e’ occupato venerdi’ 16 maggio del caso di Domenico Salerno, l’avvocato di Catanzaro imprigionato per dieci giorni dalle autorita’ statunitensi a quanto sembra insospettitesi per i suoi continui viaggi a trovare la fidanzata in Virginia.

Di seguito il mio messaggio alla trasmissione, cui Pistolini ha avuto la gentilezza di rispondere in diretta:

Non seminerei il panico riguardo i viaggi in America. Quelli presentati sono casi isolati rispetto alle migliaia e migliaia di persone che viaggiano tutti i giorni senza problemi. Si sa che gli agenti dell’immigrazione USA sono piu’ paranoici del solito (ma d’altronde chi metterebbe un pacioccone a fare il poliziotto?)

Magari, si eviti un inglese non troppo “rotto” e si sia pronti a rispondere quando c’e’ la fidanzata americana e la probabilita’ di andare li’ per cercare un lavoro e’ altissima.


Trovato l’Antenato di Mauro Petrarca, Poeta Cimiteriale

2008/Mag/16
Ho trovato l’antenato del “poeta cimiteriale” o (“crepuscolare”) Mauro Petrarca (che conosco tramite Melog su Radio24, non dall’inguardabile X-Factor televisivo…)
Si chiamava William MacConagall, e’ morto nel 1902 e ha lasciato ai posteri profondi componimenti come questo:
Il treno si muoveva lento sul ponte del Tay
Finche’ arrivo’ a circa la meta’
Allora le travi centrali si spezzarono
E giu’ andarono treno e passeggeri nel fiume Tay


Evviva Pistorius!

2008/Mag/16

Applausi al TAS che oggi a Losanna ha ristabilito un po’ di decenza nel movimento Olimpico permettendo a Oscar Pistorius di provare a qualificarsi per i 400m, a Pechino o anche a Londra nel 2012.

Molto si e’ detto riguardo le protesi di Pistorius, che gli fornirebbero un “vantaggio” nella corsa. Quello che pero’ non e’ stato chiarito fino ad oggi era se si trattasse di un problema (a) filosofico (“corre solo chi ha entrambe le gambe con cui e’ nato”) oppure (b) di carattere tecnico (“le protesi di Pistorius sono troppo efficienti”).

Con questa decisione, il TAS (e il CIO, accettando la decisione dell’Arbitrato) ha finalmente accettato che il possedere protesi non e’ di per se’ un impedimento a gareggiare con il resto dell’umanita’. E che le particolari protesi di Pistorius vanno bene cosi’ come sono.

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Immagino che tanti siano comunque contrari. Io mi chiedo quanti accetterebbero che i miopi fossero esclusi per esempio dal tiro con l’arco, visto che le “protesi” (gli “occhiali”) potrebbero portare dei vantaggi rispetto a chi vede bene senza alcun ausilio.