Capitalismo Autoritario in Cina: Meglio della Democrazia Liberale?

2008/Apr/29

(la risposta e’: no, non lo e’: cosi come provare a guadagnarsi da vivere al tavolo da gioco non e’ meglio dell’avere uno stipendio, anche se i potenziali ritorni economici sono molto piu’ alti)

Il capitalismo autoritario della Cina e’ forse meglio della democrazia liberale (come “condizione necessaria e motore dello sviluppo economico”)? E’ piu’ o meno quanto si chiede Slavoj Žižek, co-Direttore del Centro Internazionale per gli Studi Umanistici al Birkbeck College, una delle Universita’ di Londra, nella sezione delle lettere sulla London Review of Books (volume 30 no. 8, datato 24 aprile 2008), dopo aver descritto in maniera straordinariamente equilibrata le relazioni passate e presenti fra Tibet e Cina (che, a proposito, non sono una storia di buoni e cattivi). Scrive Žižek:

Fareed Zakaria ha indicato come la democrazia “attecchi” solo nei Paesi economicamente sviluppati: se un Paese in via di sviluppo e’ “democratizzato prematuramente”, il risultato e’ un populismo che si conclude nella catastrofe economica ed nel despotismo politico. Nessuna sorprese quindi nel notare che i Paesi del terzo mondo economicamente piu’ riusciti (Taiwan, Corea del Sud, Cile) hanno optato per una democrazia completa solo dopo un periodo autoritario.
Seguento questo stesso percorso, la Cina ha fatto uso di un sistema autoritario per gestire i costi sociali della transizione al capitalismo. La combinazione bizzarra del capitalismo e del potere politico comunista e’ risultata essere non un ridicolo paradosso, ma una benedizione. La Cina si e’ sviluppata così velocemente non nonostante l’autoritarismo comunista, ma grazie ad esso.

In realta’ c’e’ da mettere i “puntini sulle i” a questo discorso. In primo luogo, Taiwan, la Corea del Sud ed il Cile si sono transformati “Paesi del terzo mondo economicamente piu’ riuscitidopo avere superato il “periodo autoritario“. Con quelli come esempi, sembra che una dittatura possa fare da gestante ad un’economia di successo, ma che l’autoritarismo si trasforma poi in una madre soffocante, se non in una cattiva matrigna.

Ancora piu’ importante, la Cina in se e’ in un certo senso soltanto la piu’ recente manifestazione di una “verità”: una dittatura (economicamente) illuminata puo’ essere molto piu’ efficiente di cumulo di trucchi e trucchetti conosciuti come “democrazia”. Voltaire probabilmente ha creduto in questo, e anche Platone e tantissimi altri, ed anche se il tutto suona come un concetto elitista, e’ pur tuttavia ovvio: un Principe intelligente, che si preoccupa del suo Stato e dei suoi sudditi, politicamente ed economicamente saggio può decidere la cosa migliore per tutti nel giro di minuti, invece che sprecando mesi provando a convincere e negoziare, magari forse in interminabili Commissioni Parlamentari.

Un tal principe può anche garantire decenni di buon governo, davvero una benedizione per il suo popolo. C’e’ un piccolo aspetto pero’. Immaginiamo che il Principe sia Ottaviano Augusto, e la pace e la prosperità sono di tutti.

Dopo viene Tiberio, e le cose cominciano a peggiorare con la sua paranoia. Tocca quindi a Caligola, e a Nerone non manca molto.

Le cose non sono cambiate granche’ durante i passati 2.000 anni. Il problema dell’autoritaritarismo, e quindi del capitalismo autoritario, non e’ la sua capacità di generare prosperità: piuttosto, la perfettamente analoga capacità di degenerare, rapidamente perché quasi senza controllo, arrivando quindi a impedire lo sviluppo della prosperita’ se non ad ucciderla completamente.

Come si dice nel mondo finanziario: cosi’ come un nuovo Amministratore Delegato puo’ far risorgere o distruggere un’azienda, analogamente un Principe despotico (o un Comitato di Principi, altrimenti detto “Comitato Centrale del Partito Comunista della Cina”) e’ una ricetta per nuove opportunita’ di guadagno e, per gli stessi motivi, per un aumento del rischio. E cio’ andrebbe decisamente considerato, quando si vuol dare un giudizio circa che cosa scegliere come “la condizione necessaria ed il motore di sviluppo economico”.

Dopo tutto, chi desidera scommettere continuamente tutta la sua ricchezza?


La Religione Ambientalista del Riscaldamento Globale

2008/Apr/26

Carlo Stagnaro (si’, proprio lui) ha deciso di citarmi sul blog de Il Foglio: “Gli ambientalisti costruiscono la loro nuova fede alla Nicea del global warming“:

La religione del global warming ha finalmente avuto il suo Concilio di Nicea. Il blog RealClimate.org – una specie di assemblea dei saggi dell’allarmismo climatico – ha pubblicato un importante post in seguito alla scomparsa di Ed Lorenz. Lorenz ha conquistato la fama pubblica e l’immortalità scientifica inaugurando le teorie del caos e sintetizzandole nell’effetto farfalla: il battito d’ali di una farfalla in Brasile può causare un uragano in Texas. I redattori di RealClimate.org si sono sentiti in dovere di spiegare che sì, l’effetto farfalla crea qualche grattacapo a chi vorrebbe sfruculiare le interiora di gallina per cavarne previsioni affidabili sulle temperature tra cent’anni. Però, nessun grattacapo è insuperabile se lo si seppellisce sotto una dichiarazione di fede: e hanno risolto la questione deliberando in questa maniera: “But how can climate be predictable if weather is chaotic? The trick lies in the statistics. In those same models that demonstrate the extreme sensitivity to initial conditions, it turns out that the long term means and other moments are stable. [...] Climate change then is equivalent seeing how the structure changes, while not being too concerned about the specific trajectory you are on”. Che può essere liberamente tradotto così: non importa cosa succede oggi, cosa è accaduto ieri, come andranno le cose domani; i nostri modelli guardano oltre, all’alba del giorno dopo, e allora si dimostreranno infine giusti e il mondo sarà un’immensa palla rovente a causa dell’uso indiscriminato degli spazzolini elettrici. Come ha rivelato l’attento Maurizio Morabito, “la mancanza di attenzione per la traiettoria specifica del riscaldamento globale fa sì che letteralmente non possa esistere alcun set di osservazioni in grado di falsificare i modelli”. A differenza del Concilio di Nicea del 325 dC, che era una cosa seria tanto che siamo qui a quasi due millenni di distanza e ancora ne parliamo, il pronunciamento di RealClimate.org non ha a che fare con la Verità ma con la fuffa, non con la vita eterna ma col cattivo tempo. Non c’è proprio più religione.

 


RealClimate: (quasi) Niente Puo’ Falsificare i Nostri Modelli

2008/Apr/24

Momenti di comicita’ involontaria sul sito RealClimate, considerato da molti il Faro e/o l’Oracolo per cio’ che concerne i cambiamenti climatici di origine antropogenica.

Gestito da ricercatori della NASA sotto lo sguardo dell’esimio James Hansen, “RealClimate” si propone da anni come il sito “de rigueur” per chi crede che le attivita’ umane stiano cambiando il clima in una maniera che a breve (nel giro di qualche decennio) si rivelera’ disastrosa.

Il problema pero’ e’ che come si sa, anche le previsioni del tempo a due settimane se non due giorni possono essere completamente sbagliate, per cui a tutta prima pensare di sapere quanto piovera’ nel 2087 o quanto saranno estese le zone desertiche nel 2103 sembrerebbe davvero eccessivo. Il tempo contiene elementi molto instabili, per cui una piccola variazione iniziale puo’ portare a risultati assolutamente divergenti.

RealClimate (attenzione: il gruppo intero, non solo uno o due persone come di solito) ha deciso di rispondere a quel dubbio approfittando della morte di Ed Lorenz, lo scienziato americano che sviluppo la Teoria del Caos proprio a partire dalle sue esperienze di metereologo.

Sfortunatamente, in “Le Farfalle, I Tornado e I Modelli Climatici” il gruppo di RealClimate ha inavvertitamente dichiarato al mondo che i modelli climatici non possono praticamente essere mai falsificati: qualunque cosa succeda, cioe’, sia che faccia caldo, o freddo, o piova, o sia secco, o se ci sono piu’ uragani, o meno uragani, o piu’ tornado, o meno tornado, o se la calotta polare si scioglie, oppure se ingrandisce di dimensione: qualunque fenomeno atmosferico, semplicemente non potra’ mai essere usato per negare veridicita’ ai modelli climatici che prevedono il riscaldamento globale e il cambiamento climatico.

Discorsi perfettamente analoghi si applicano anche a qualunque insieme di fenomeni atmosferici nel breve periodo, dove per “breve periodo” si intende probabilmente “di durata inferiore ai venti o trenta anni”.

Entro in piu’ dettagli nel mio blog sul clima (in inglese: “RealClimate rende la vita piu’ difficile ai modelli climatici” e “Ulteriori considerazioni sulla infalsificabilita’ dei modelli climatici su RealClimate“) quindi almeno per ora mi limito a una brevissima citazione:

[...] per il problema del clima, il tempo metereologico (o la traiettoria individuale) e’ [solo] rumore [...]

Se per esempio i modelli indicano riscaldamento prossimo venturo, e i termometri indicano Gennaio e Febbraio 2008 come abbastanza piu’ freddi del solito, RealClimate puo’ comunque dire che i modelli sono giusti, e si tratta solo un fenomeno momentaneo (il “tempo”, appunto: “rumore”).

E se i modelli dicono che all’aumentare della concentrazione di gas-serra devono aumentare le temperature globali, mentre tale aumento si e’ interrotto dal 1998, di nuovo RealClimate puo’ dire che i modelli sono giusti, e che semplicemente la strada verso un pianeta piu’ caldo passa per alcuni anni senza aumento del riscaldamento (la “traiettoria individuale”).

L’unica maniera per verificare i modelli climatici sembra essere l’aspettare venti o trenta anni per vedere se il riscaldamento c’e’ stato. Difficilmente pero’ un tale atteggiamento puo’ essere usato per giustificare gli interventi drastici e illiberali che tanti richiedono, anzi pretendono.

Lo stesso Gavin Schmidt di RealClimate, in un blog di qualche mese fa, ha detto esplicitamente che le osservazioni servono “a migliorare i modelli” (invece che, che ne so, elaborare quelle “bestemmie” che sarebbero nuove interpretazioni). In altre parole: non e’ il modello climatico ad essere subordinato al mondo esterno, ma l’esatto opposto…

===========

Forse e’ solo un triste caso di “amore soffocante”, con i modellisti cosi’ innamorati dei modelli, da proteggerli a ogni costo, estraniandoli pero’ allora dalla “scienza” che e’ fatta, appunto, di teorie falsificabili, non corazzate contro qualunque critica o osservazione.

E’ davvero ironico che cio’ accada su RealClimate, dove non e’ praticamente possibile postare commenti se non di elogio e di accordo per i gestori del sito.

RealClimate, insomma, e’ il posto impermeabile al mondo esterno, dove modellisti impermeabili al mondo esterno pubblicano articoli impermeabili al mondo esterno…


Ai Radicali: Non Ci Vediamo A Chianciano

2008/Apr/23

Carissimi

E’ con profondo senso di rammarico etc etc che annuncio la mia assenza dall’Assemblea dei Mille di dei Radicali a Chianciano (1-4 Maggio).

A parte il fatto che non so ancora se sia saggio farmi vedere in giro con iscritti e simpatizzanti PD prossimi venturi 8-) c’e’ l’International Booktown Festival, dove forse potro’ ottenere l’autografo di Michele Cucuzza e Enrica Bonaccorti (‘nzomma…).

Data l’assenza del considerevole volume di uno sproloquiante rompiscatole, potrete cosi’ essere in 1,001.

saluti
maurizio

ps avendo aumentato il mio contributo annuale al Partito posso dire senza ritegno alcuno che cosi’ come si presenta, “Chianciano 2008” mi sembra come organizzare un meeting di automobilisti per decidere da che parte andare, in una strada a senso unico. Un appuntameno perdibile? Saro’ felicissimo di essere smentito.


Tibet e Olimpiadi: Non Dimentichiamo Jin Jing

2008/Apr/22

L’autore di EastWestSouthNorth si chiede (e non e’ il solo): chi ha perso la faccia in quest’epoca di proteste che coinvolgono la torcia olimpica?

Una risposta e’ facile: certo non il Governo Cinese, la cui autostima cresce di giorno in giorno e che puo’ sfruttate anche la luce riflessa dalla gloria di Jin Jing, la sorridente atlente Paralimpica costretta su una sedia a rotelle dopo un tumore e che ha difeso la torcia olimpica con tutta se stessa contro non uno, ma ben due assalitori a Parigi.

Qualunque siano i meriti della “causa” tibetana, mi ha intristito fin dall’inizio vedere la staffetta Olimpica diventare occasione per confronti violenti, anche se solo nella forma di “pacifici” attraversamenti di fronte al tedoforo. Queste foto mi hanno convinto ancora di piu’:

Le proteste continueranno: ma dopo quanto accaduto a Jin Jing, saranno peggio che inutili. Come lo si volti o lo si giri, ogni tentativo futuro di collegare le Olimpiadi di Pechino alla situazione in Tibet sara’ quasi sicuramente una manna per quel nazionalismo Cinese che vuole andare contro tutto e tutti, Tibetani inclusi.

NOTA BENE: C’e’ chi dice di avere le prove che sia stata tutta una montatura. Ma in realta’, non e’ che importi piu’ di tanto. Le immagini sono state viste da decine di miloni di persone. Ci sono stati due assalti a Jin Jing da parte di manifestanti. L’espressione facciale dell’atleta e’ quella di una persona scossa e spaventata, o di un’attrive insuperabile, fino ad’oggi sconosciuta.

E quindi che senso ha mettersi a disquisire sui dettagli delle fotografie? Sarebbe un po’ come difendersi dallo tsunami con un cucchiaino.


L’Inopportuno “Earth Day”: Intervista a Roberto Vacca su skytv.it

2008/Apr/22

Ricevo e rimando l’intervista andata al noto ingegnere e scrittore Roberto Vacca, oggi a skytv.it in occasione dell’”Earth Day”:

E’ ragionevole minimizzare l’uso di energia, acqua, metalli: il risparmio evita sprechi e ci rende più ricchi ed efficienti. Meno ragionevole installare pannelli fotovoltaici perché hanno rendimento basso (14%) e sono costosi, quindi sprecano risorse: meglio investirle in ricerca per realizzare fotovoltaico ad alto rendimento.
Il risparmio non va fatto per i motivi sbagliati, ad es. per timore che le attività umane producano riscaldamento globale del pianeta. Non lo producono: gli allarmi di Al Gore e IPCC sono infondati. Il clima varia per cause astronomiche con ciclo di 100.000 anni. Su Nord Europa e America 20.000 anni fa c’era uno strato di ghiaccio spesso 2 km: in 10.000 anni si è sciolto e il clima interglaciale ha favorito lo sviluppo delle nostre civiltà. L’attività solare, poi, produce un ciclo di mille anni: ora siamo in fase di alta temperatura, ma era più alta 1000 anni fa quando la Groenlandia era verde. Queste spiegazioni sono condivise da Freeman Dyson (uno dei maggiori fisici viventi) e da climatologici esperti (ad es. Prof. Luigi Mariani, Università di Milano, IBIMET, Istituto Biometeorologia CNR Bologna, etc.).
Le ragioni giuste per risparmiare sono, ad es., che il petrolio è più utile per alimentare l’industria petrochimica e quella farmaceutica, che non per essere bruciato.
Le iniziative come Earth Day sono inopportune: Il pubblico, esortato a risparmiare per ragioni sbagliate, quando capirà che non è l’uomo a modificare il clima del pianeta, ricomincerebbe a sprecare allegramente.
Iniziativa giusta sarebbe quella di far capire a tutti come stanno davvero le cose. Va fornita al pubblico informazione su quanta energia, quanta acqua, quante risorse consumiamo giorno per giorno. Poi sfidiamoci a risparmiare e controlliamo che cosa abbiamo ottenuto.
Il risparmio non si ottiene, ad esempio, usando un’auto che consuma pochissimo – se pi la usiamo per viaggi che si rivelano inutili. Serve organizzazione logistica per aumentare i rendimenti, evitare di costruire macchine e strutture inutili e risparmiare non solo energia ma anche tempo.

 


Cosa Differenzia l’Homo Sapiens dagli Altri Animali?

2008/Apr/21

Differenziare la specie “Homo Sapiens” dagli altri animali mi sembra un esercizio poco pratico perche’ inevitabilmente perdente. Qualunque cosa ci possa venire in mente, non potendo noi esulare dal fatto che siamo “Homo Sapiens”, non potremo che trovare comunque e sempre il modo di giustificare la supremazia e la peculiarita’ della nostra specie.

C’e’ un’altra faccia della medaglia, in questo ragionamento: che dice che qualunque cosa faccia l’Homo Sapiens, lo stesso comportamento e’ replicato in maniera straordinariamente simile da qualche altro animale. Anche questa e’ una certezza, perche’ di specie animali ce ne sono davvero tante.


Italiani All’Estero: Picchi al posto di Danieli?

2008/Apr/19

Una proposta molto sensata da Sergio Coggiola sul sito PoliticamenteCorretto: nominare l’on. Guglielmo Picchi, appena riconfermato in Europa alla Camera per il PDL, al posto dell’on. Franco Danieli.

Danieli chi, direte voi? Appunto, rispondo io.

Franco Danieli e’ stato “viceministro degli Esteri con una delega particolare per gli italiani nel mondo” nel Governo Prodi dal 18 maggio 2006. Ha sicuramente lavorato tantissimo, o almeno abbastanza da non avere tempo per ottenere granche’ visibilita’.

L’esperienza da Italiano all’Estero del Sen. Danieli non e’ facile da scoprire. Probabilmente ha fatto qualche missione per conto del Ministero degli Esteri ai tempi del Governo Amato. L’esperienza dell’on. Picchi invece, si sa benissimo, visto che ha studiato nell’ambito dell’Erasmus all’Universita’ di Birmingham e ha lavorato a Londra dal 2002 al 2006 per una grande banca di investimento.

E quindi, come scrive Coggiola:

per il ruolo di responsabile politico di noi “esteri” valga l’equazione: “l’uomo giusto al posto giusto”. E chi meglio di un parlamentare eletto all’estero può ricoprire questa carica? Perché? Semplicemente perché quando era un semplice cittadino come noi ha fatto la coda al Consolato, ha assistito, annoiato, a manifestazioni culturali, ma soprattutto conosce la tipologia sociologica dell’italiano che vive all’estero [...] Personalmente per la carica di vice ministro, e aggiungo con delega, io candido Guglielmo Picchi,  mi piace il suo programma, mi è piaciuta la sua attività parlamentare

Chissa’, l’Italia potrebbe diventare utile e amica invece che matrigna, lontana e disinteressata. Forse non sentiremmo piu’ parlare dei programmi a basso QI su RAI International, o dei Consolati che pretendono viaggi di duecento chilometri perche’ venga esercitato il diritto al voto, se viene smarrito il plico elettorale. Ci sarebbe un ufficio disponibile per questioni di carattere legale, e modalita’ di deposito delle denunce senza dover viaggiare migliaia di chilometri fino alla prima caserma dei Carabinieri.

Anche le modalita’ di elezione all’estero, potrebbero essere migliorate in modo che non capitino piu’ decine di schede tutte con la stessa calligrafia.

All’inizio di una Legislatura, possiamo sognare. Di una cosa c’e’ comunque certezza: con Picchi, non rischieremmo certo di tornare agli aspetti “pittoreschi” dei tempi di Tremaglia…


Donne Parcheggiano 450 Kilometri Prima Del Previsto

2008/Apr/19

Una vetusta battuta che probabilmente non fa neanche piu’ ridere, ma chi puo’ resistervi? 8-)


Pena di Morte negli USA: Non Fasciamoci La Testa

2008/Apr/18

RaiNews24 ha riportato ieri commenti molto pessimisti da parte del prof. Cassese riguardo la recente sentenza della Corte Suprema USA che ha legittimato l’uso del sistema a tre iniezioni per le esecuzioni capitali in Kentucky.

La sentenza rappresenta “un macigno sulla strada della moratoria nell’esecuzione della pena capitale“, denuncia il professor Antonio Cassese, oggi, in un editoriale sul quotidiano La Repubblica. “Questa sentenza - spiega Cassese - è una gravissima ferita alle speranze di molti: che lentamente anche in quella grande democrazia prendesse piede una moratoria di fatto della pena capitale“.

Con tutto il rispetto, ho l’impressione che il prof. Cassese parli piu’ per emotivita’ che dopo un’analisi tecnica della sentenza. Ecco una dichiarazione di Sergio D’Elia, Presidente di “Nessuno Tocchi Caino”:

La Corte Suprema degli Stati Uniti non era chiamata a decidere sulla pena di morte in sé ma sulla crudeltà e inusualità del metodo di esecuzione. Ma il problema di fondo non è la umanità o meno, la civiltà o meno del modo di eseguire una sentenza capitale, ma l’anacronismo della pena di morte nel terzo millennio in cui ormai siamo.
Ragion per cui la sentenza della Corte Suprema non può essere considerata uno stop al processo abolizionista tanto meno una controindicazione rispetto al valore politico e di indirizzo della risoluzione Onu, peraltro non vincolante giuridicamente, sulla moratoria universale delle esecuzioni capitali.
La recente abolizione della pena di morte nel New Jersey e le moratorie legali o di fatto in atto in Illinois, Maryland, California, New York, North Carolina sono prova di un processo irreversibile in atto anche negli Stati Uniti, dove le abolizioni e le moratorie possono essere decise solo dal Congresso oppure, dato il sistema federale, dalle assemblee legislative o dai Governatori dei singoli Stati federati.

Quanto affermato da D’Elia trova conferma in un paio di articoli dal New York Times/International Herald Tribune.

Nel primo “Pena di morte un caso non ancora chiuso negli USA dopo la sentenza sulle iniezioni letali“, Adam Liptak riporta l’opinione di esperti legali secondo cui la decisione allarghera’ il divario fra gli stati che praticano attivamente la pena di morte, e quelli che sostanzialmente la conservano ancora ma solo a statuto.

L’opinione di maggioranza scritta dal Giudice Capo John Roberts Jr. dice che per evitare le iniezioni letali e usare un altro metodo di esecuzione, il condannato deve dimostrare non solo che dette iniezioni “creano un rischio dimostrato di forti dolori“, ma anche che ci sono alternative “praticabili” e “pronte da usare” che riducono “significativamente” tale rischio. Roberts ha poi esplicitato che tali considerazioni si applicano a tutti gli stati che usano procedure “sostanzialmente simili” a quelle del Kentucky.

Visto pero’ che le procedure del Kentucky sono poco conosciute, e non e’ facile trovare due stati che usino esattamente gli stessi protocolli, c’e’ da aspettarsi tutta una serie di cause e ricorsi, specie in quegli stati dove sono noti i problemi legati all’uso delle iniezioni (ad esempio, se il sedativo iniettato per primo non funziona adeguatamente, il paralizzante e il bloccante cardiaco somministrati dopo possono causare soffocamento e dolore intenso).

Il Giudice Roberts, insomma, volente o nolente ha incoraggiato coloro che vogliono piu’ trasparenza nei metodi di applicazione della pena capitale. Aspettiamoci anche un deciso aumento del numero e della qualita’ dei dettagli riguardo esecuzioni fatte male e/o cruente.

Il secondo articolo degno di nota dal NYT/IHT e’ di Linda Greenhouse e parla del Giudice John Paul Stevens, che a 88 anni e dopo 32 anni da Giudice della Corte Suprema USA ha scritto che la pena di morte e’ incostituzionale.

Stevens e’ lo stesso che nel 1976 approvo’, a nome della maggioranza della Corte, il ripristino delle esecuzioni in Texas, scrivendo che quello stato aveva “trovato un modo per promuovere l’imposizione delle sentenze capitali legali in maniera equilibrata, razionale e coerente“.

Adesso Stevens dice che nel 1976 credeva che “ci fossero procedure adeguate” perche’ la possibilita’ di sentenze di morte facesse trattare quei casi in maniera speciale, in modo da minimizzare gli errori. E invece, “casi piu’ recenti” hanno portato ad accettare “procedure che provvedono meno protezione a chi rischia la pena di morte, che ad altri imputati“: insomma il contrario di quanto si aspettava 32 anni fa.

===============

La pena di morte, eliminata in Europa e in tantissimi altri Paesi, sopravvive ancora negli USA per accidenti storici che sarebbe interessante esaminare, visto anche che accomunano la Superpotenza democratica a nazioni poco salubri come la Corea del Nord. Il dibattito adesso li’ in corso si svolge su un piano per lo piu’ giuridico/costituzionale, come un tempo riguardo l’aborto, a dimostrazione del fatto che le esecuzioni capitali sono una patata troppo bollente per la politica. Ma a differenza dell’aborto, tale dibattito si fa sempre piu’ complesso e si riempie di sfumature. Senza aspettarci quindi miracoli da un giorno all’altro, quello che possiamo fare e’ incoraggiare gli USA nella direzione giusta, e sopratutto mai e poi mai perdere la speranza.


La Novita’ di Berlusconi…

2008/Apr/17

…e’ che a lui personalmente, delle opinioni degli elettori nei prossimi anni non potra’ importare meno, visto che per forza di cose non si ripresentera’ mai piu’ alle Politiche. Se cadesse questo Governo nuovo, infatti, nonostante la maggioranza schiacciante in entrambi le Camere, non potrebbe certo ricandidarsi.

E se il Governo andasse “a termine”, sara’ davvero troppo vecchietto per ricandidarsi nel 2013. Al massimo Silvio dovra’ manovrare per diventare Presidente della Repubblica, ma per quello occorre convincere i parlamentari, non i cittadini.

Queste “mani libere” sono una novita’ non necessariamente negativa, anzi. Roba da Principe della Politica (a termine, pero’). E infatti gia’ accenna a pianti e stridore di denti per rimettere a posto l’economia.

Come gia’ detto, aspettiamoci presto anche le prime manovre e scontri fra i Colonnelli dentro il PDL, adesso che al Capo non interessera’ di loro piu’ del necessario.


Elezioni 2008: Fra Radicali e PDL, Ho Fatto Quasi L’En-Plein

2008/Apr/17

Con i Radicali nelle liste PD tutti eletti in Italia, e l’on. Guglielmo Picchi riconfermato alla Camera per il PDL in Europa, in queste elezioni ho fatto quasi l’en-plein dei “miei” candidati, con unico escluso l’avv. Raffaele Fantetti al Senato per il PDL in Europa (e’ comunque il primo dei non eletti, se non vado errato).

Alle prossime elezioni, mi vendero’ come portafortuna…


Elezioni 2008: Vincitori e Vinti

2008/Apr/15

Berlusconi: Vincitore: Voleva stravincere, e ha stravinto. E’ riuscito a smentire ogni fantasia di rincorsa elettorale del PD, non ha problemi al Senato, e data l’eta’ non deve neanche preoccuparsi di essere rieletto.

PDL: Vincitore: Almeno per ora. Forniti i contentini giusti alla Lega, ogni progetto potra’ essere realizzato. Il problema pero’ e’ che i pidiellini, a differenza del Capo, dovranno affrontare nuove elezioni, prima o poi…quando comincera’, la guerra fra i Colonnelli?

Veltroni e il PD: un po’ Vincitori, un po’ Vinti: Come (segretamente ma non troppo) auspicato, ha evitato di prendersi la patata bollente di governare. Si e’ sbarazzato della truppa della falce e martello. Adesso ha tutto il tempo di fornire contenuti meno putrefatti del solito al suo sepolcro imbiancato. Pero’ ha perso un po’ tanto, contro Silvio, e la nottata del PD deve ancora passare.

Bossi e la Lega Nord: Vincitori fino a un certo punto. Un risultato elettorale schiacciante che sembra aver disorientato una dirigenza dalla parlantina roboante che pero’ deve ora superare “la strizza” di responsabilita’ precise nei confronti dell’elettorato. Il futuro e’ solo nel PDL, e lo capisce anche Bossi quando non perde occasione di manifestare ubbidienza a Berlusconi.

DI Pietro: Vincitore: Anche lui fino a un certo punto, in una situazione in cui i paralleli con la Lega si sprecano. “Obbligato” a confluire nel PD, perdendo un po’ di pezzi fra coloro che vogliono solo protestare. Attenzione a un altro ribaltone come quello di De Gregorio due anni fa, o a qualche passo falso di Di Pietro stesso obnubilato dal suo giustizialismo nell’appoggiare il Governo in qualche occasione contro il volere di Veltroni.

Rifondazione Comunista e affini, Bertinotti, Mussi, Giordano, etc: Vinti: Speriamo solo che in futuro mai piu’ ci sia chi governi la mattina per poi protestare contro il governo al pomeriggio. Invece di rifondare il comunismo, lo hanno sfondato per i secoli a venire.

Pecoraro Scanio e i Verdi: Vinti: Occuparsi di ecologia non e’ appannaggio della sinistra. E spingere l’ecologismo italiano nella sinistra estrema e’ stata una colossale stupidaggine.

Casini; un po’ Vincitore, un po’ Vinto: Puo’ gongolare quanto vuole con 36 deputati e 3 senatori, ma in un Parlamento polarizzato al massimo riuscira’ a “reggere il moccolo”. Se e’ scaltro rientrera’ nel PDL giusto in tempo per sgambettare Fini.

La Destra: Vinti: Si sono contati, e adesso sappiamo che non sono abbastanza.

Boselli e il PSI: Vinti: Tentennare fra il laicismo, i diritti civili e improbabili ritorni di fiamma con Craxi e De Michelis e’ un buon modo per finire nel dimenticatoio

Beppe Grillo e il voto di protesta: Vinti: Tanto rumore per nulla. E’ proprio vero che su Internet, ogni idiota puo’ radunare un esercito (finto).

E per finire:

Radicali Italiani: Vincitori: Per un caso di fortuna colossale, sono stati eletti tutti e 9 i Radicali nelle liste PD. Chi si contenta, gode: gli altri riflettano sul significato di rimaner fuori, a questo punto, dal PD stesso.


Bye Bye Falce, Bye Bye Martello (bye bye Verdi)

2008/Apr/14

Fusse che fusse…19 anni dopo il 1989, anche in Italia scompare il Comunismo dal Parlamento.

E magari!!!

Un sentito grazie, anche perche’ hanno eliminato anche i Verdi di Pecoraro Scanio. Gaudio e tripudio!!!


Antartide: Risposta a Leucophaea

2008/Apr/08

Risposte al blogger Leucophaea che dice di voler restare calmo riguardo il recente “Caso Gonfiato dell’Iceberg Antartico“:

  • Il riscaldamento globale non c’e': o meglio, se c’e', non sappiamo ancora se sia globale o no, visto che all’IPCC ammettono a denti stretti che le osservazioni del riscaldamento sono quasi tutte europee.
  • E’ la fine dell’estate, il periodo di massimo riscaldamento. E quindi il momento piu’ probabile perche’ la banchisa si frantumi. Mi sembra un punto rilevante.
  • In alcuni punti il Polo sud si riscalda, in altri si raffredda. Cosa succeda in Antartide e’ una cosa ancora tutta da scoprire. L’immagine sopra mostra trend dal 1981 al 2007 che arrivano al massimo a +/-0.1C per decade (quindi un totale inferiore a 0.3C. E visto che l’Antartide e’ freddo, non sono quelle differenze a causare granche’ cambiamenti). Ne parlavo giusto ieri, perche’ dalla NASA arrivano informazioni almeno apparentemente contraddittorie, sull’Antartide, incluso il fatto che l’area di scioglimento, nel 2008, e’ stata di 300mila kmq, lontano dalla media storica che e’ 860mila kmq. Il gia’ citato IPCC, poi, sottolinea continuamente come il riscaldamento al Polo Sud si e’ visto chiaramente solo nella Penisola Antartica: guarda caso, proprio’ dov’e’ la banchisa Wilkins.
  • Le dimensioni dell’iceberg sono minime: minime rispetto all’intera banchisa Wilkins. Non dico di aspettare che si sciolga tutta…ma perche’ preoccuparsi se se ne stacca meno dell’1%? Altri e ben piu’ grandi iceberg si sono staccati dalle banchise antartiche, in passati recenti e remoti.
  • L’estensione dei ghiacci marini antartici e’ un milione di kmq superiore alla media storica. Io il link l’avevo messo: al famoso sito Cryosphere Today dell’Universita’ dell’Illinois a Urbana-Champaign.
  • I mesi appena trascorsi sono stati a livello globale fra i piu’ freddi degli ultimi anni. Non ho citato, quello, a riguardo del riscaldamento globale, ma proprio riferendomi alla banchisa Wilkins e al nuovo iceberg gigante. Se si e’ staccato in un periodo freddo, non possiamo certo imputare la sua dipartita al riscaldamento.
  • Le conferme che la presunta instabilita’ climatica sia da imputare all’uomo non sono “infinite”. Sono tutte nelle pagine del secondo gruppo di lavoro del quarto rapporto IPCC, capitolo 1. A proposito, sono 26.285 conferme, insieme a 3.174 smentite.
  • Su Franco Battaglia non mi pronuncio. Difendera’ le sue opinioni come piu’ gli aggrada. C’e’ da considerare che mentre chi crede nel riscaldamento antropogenico ha qualcosa in cui credere, appunto, chi ne e’ scettico per definizione non ha altro in comune con gli altri scettici, se non lo scetticismo. Sono consapevole quindi che ci sono un mucchio di svitati che non credono al riscaldamento globale, e che tanti di loro non usano i miei stessi argomenti, ne’ io i loro.

E Se Fosse Tutta Colpa di Leone XIII?

2008/Apr/08

Dice Michele Boldrin su noisefromamerika (”De te fabula narratur“,  8 Aprile 2008):

[...] la scelta del Programma del Pd: riduzione della pressione fiscale (agendo sull’Irpef o con la contribuzione figurativa) sulla quota di salario da contrattazione di secondo livello [azienda, territorio, distretto] [e'] una burla che mira solo a mantenere il potere dei bonzi sindacali romani.[...]

[...] L’unica cosa decente del governo BS 2001-2006 - aver tentato di fare a meno della paralizzante concertazione nel produrre le poche cose utili come la legge Biagi - per lui, per la testa pensante “”economica”" e “”liberista”" del PD, QUESTA è la grande colpa. Lì è la grande differenza che vuole sottolineare: che lui ed i suoi compagni democratici con i sindacati intendono continuare a “concertare” l’economia italiana [...]

E’ quindi confermato: Veltroni “partito democratico, e’ ritornato democristiano” (perche’ il PD e’ il “sepolcro imbiancato” del compromesso storico fra PCI e DC, di cui parlavo un paio di giorni fa). Passano i decenni, ma la politica italiana non va da nessuna parte.

===========

Io un “colpevole” per tutto cio’ ce l’avrei anche: Leone XIII. Il quale nella enciclica Rerum Novarum (1891) scriveva a proposito del conflitto fra capitalisti e lavoratori:

“Nella presente questione, lo scandalo maggiore è questo: supporre una classe sociale nemica naturalmente dell’altra [...] In vece è verissimo che, come nel corpo umano le varie membra si accordano insieme e formano quell’armonico temperamento che si chiama simmetria, così la natura volle che nel civile consorzio armonizzassero tra loro quelle due classi, e ne risultasse l’equilibrio. L’una ha bisogno assoluto dell’altra: né il capitale può stare senza il lavoro, né il lavoro senza il capitale. La concordia fa la bellezza e l’ordine delle cose, mentre un perpetuo conflitto non può dare che confusione e barbarie. “

Eccola li’, la benedizione papale per la “concertazione” (e quindi anche se forse in maniera non originariamente voluta, per i sindacati).

Una benedizione che si e’ poi propagata in Italia per tutto il XX secolo, dapprima con le Corporazioni fasciste, poi con la Democrazia Cristiana e il patto con i sindacati anche se comunisti. Per poi finire nel compromesso storico, che qualcuno sta tentando di nuovo, trent’anni dopo…


Contro Gli Assalti Alla Torcia Olimpica

2008/Apr/07

A cosa porteranno, gli imbarazzanti assalti contro la Torcia Olimpica?

  1. Modifica del percorso in modo da renderlo puramente cerimoniale, con “bagni di folla” rigorosamente controllata (se non finta)
  2. Senso di repulsione contro queste iniziative allorquando uno dei tedofori sara’ portato in ospedale. O peggio
  3. Proibizione ufficiosa del possesso di bandiere tibetane, nel senso che chiunque si faccia trovare con una al seguito, sara’ immediatamente classificato come potenziale assalitore di corridore disarmato
  4. Progressivo isolamento della Cina, nel senso di chiusura a riccio contro i poco sensati e umilianti assalti di un mondo che, di solito, soprassiede come se nulla fosse a eccidi ben peggiori di quanto si sia visto ultimamente in Tibet; con conseguente, disutile innalzamento della tensione internazionale, mentre le forze piu’ retrive e oppressive si rafforzano nella Cina stessa, facendo leva sul nazionalismo
  5. L’avvio di un processo di democratizzazione in Cina incluso il Tibet, e l’organizzazione di un referendum sull’indipendenza di quest’ultimo

La probabilita’ e’ altissima per i punti da 1 a 4.

Zero, invece, per il punto 5. Alzi la mano chi mai, trovatosi al posto dei leader cinesi, abbasserebbe la testa di fronte a una serie di assalti evidentemente organizzati. Anzi, la reazione da aspettarsi e’ esattamente quella contraria.

E poi mi chiedo: da dove saltano fuori, tutti questi attivisti pro-Tibet cosi’ determinati, e un po’ maneschi? Lasciamo anche perdere l’associazione Free Tibet e le sue vignette che puzzano di razzismo. A me, tutto mi sembrano, questi assalitori di Torce, tranne che individui nonviolenti che vedono nel Dalai Lama la loro guida spirituale.

==========

E chi saremmo, noi Occidentali, che ci ergiamo a giudici per condannare l’intera Cina? Quelli che bombardano donne e bambini, in Afghanistan, per poi chiedere al massimo scusa del “tragico errore” (se non per far finta di niente, come al solito).

Il mondo e’ un vero schifo: il Darfur, la Somalia, il Chad, il nord-est dell’ex-Zaire; lo Sri Lanka, il nord-est dell’India, la Birmania; il Tibet, il territorio degli Uighuri; il Kashmir, le zone tribali del Pakista, l’Afghanistan, l’Iraq; le regioni iraniane a prevalenza araba, e quelle turche a prevalenza kurda; etc etc etc.  

Concentrarsi su uno di questi problemi, in una maniera cosi’ eclatante come quella di cercare di prendere la Torcia Olimpica, mi sembra quanto meno strano. Di piu’: il desidero di “liberare il Tibet”, davvero non basta a giustificare quanto sta accadendo.

Tutto l’odio che si vede ha probabilmente anche altre radici: calcoli politici (nessuno perdera’ mai voti, in Occidente, per aver appoggiato la causa tibetana); odio razziale (contro il “pericolo giallo” del miliardo di cinesi); il desiderio di “rimettere la Cina al suo posto”.

==========

Il problema del Tibet esiste. La Cina si comporta li’ davvero come una potenza coloniale, e il Governo di Pechino con le sue azioni mina ogni ragionamento che veda il Tibet come parte integrante della Cina stessa. Esistono grossi problemi di democrazia, e colossali violazioni dei diritti umani.

Si risolvera’ tutto cio’, spegnendo/rapendo la Torcia Olimpica?


Io, Lavoro

2008/Apr/05

Il mio lavoro consiste nel supporto e implementazione dell’applicativo MUREX, un nome noto nelle Investment Banks (ma anche Hedge Funds, etc) in tutto il mondo come prodotto leader mondiale da svariati anni nella gestione del trading (equities, derivatives, commodities, credit derivatives) un po’ a tutti i livelli incluso il risk management. In pratica faccio in modo che funzioni, e funzioni meglio, laddove e’ gia’ “in produzione”, e che venga implementato al meglio, laddove sia partito un progetto per installarlo.

Mi occupo del lato tecnico (software, UNIX, SQL, ma anche gestione della memoria, co-ordinamento testing, etc).

In questi anni (dal settembre 1998 in poi) ho sviluppato dei report per MUREX per il back office e lavorato ad espandere le capacita’ del sistema (alla Commerzbank), supportato i traders ed estratto informazione non-standard da MUREX (HSBC), definito la strategia di testing per un upgrade del sistema (Standard Chartered), sviluppato i workflow interni (Standard Bank of South Africa), gestito tutto l’ambiente MUREX (”environment management”) sia per production che per development (ABN AMRO, Bank of America), e guidato il dipartimento per cui lavoravo fino al go-live con MUREX (JP Morgan). Tutto questo come Consultant per una ditta (gia’ City Practitioners, ora Capco), tranne che alla Commerzbank (dove pero’ sono stato anche manager di un gruppo fino a 15 persone).

Insomma ho fatto un po’ di tutto un po’ da tutte le parti. Sono stato presso i clienti per il 95% del tempo se non di piu’. Prossimo incarico alla Swiss Re, sempre per la Capco, per un’analisi del sistema attuale volta a renderlo piu’ veloce e meno prono a intoppi.

Nel frattempo sto sviluppando delle lezioni brevi (30min-1h) per i miei colleghi, e organizzando la documentazione MUREX ma non solo per tutta la ditta Capco (sede di Londra) tramite un applicativo wiki (”Confluence” della Atlassian), lo stesso usato in molte banche di investimento nella City.


L’Economist Appoggia Berlusconi (forse, senza accorgersene)

2008/Apr/05

Qualcuno prima di me ha detto che non esiste pubblicita’ negativa: perche’ chi si sgola per disprezzarti, in fondo, non fa che affermare la tua importanza. E il suo rispetto nei tuoi confronti.

E cosi’ l’Economist, che scende in campo questa settimana per dire la sua sulle elezioni italiane, praticamente (forse) senza accorgersene dice un po’ a tutti: votate Berlusconi!.

Cosa appare infatti addirittura sulla copertina dell’Economist del 5 Aprile 2008 in tutte le edizioni (USA, UKAsia/Pacifico, Europa)?  ”Why Berlusconi is still unfit“, “Perche’ Berlusconi e’ ancora inadatto“  (a diventare Primo Ministro italiano, cioe’).

Sara’, ma vuole anche dire che a svariati milioni di lettori dell’Economist in tutto il mondo il nome “Berlusconi” proprio non potra’ sfuggire.

Si passa dunque all’interno, e fra gli editoriali (”Leaders”) ce n’e', appunto, uno su Berlusconi. Il pezzo e’ a pagina 17, terzo di cinque e quindi sara’ fra i piu’ letti, anche da coloro che non hanno molto tempo per leggere un settimanale. Il titolo: “A Leopard, spots unchanged“, “Un Gattopardo, con le stesse macchie” (tutti i riferimenti a Tomasi di Lampedusa e alle “macchie” nel personaggio-Berlusconi, intensamente voluti dalla redazione dell’Economist…).

Sottotitolo: “Silvio Berlusconi has failed to show that he is any more worthy of leading Italy today than he was in the past“, “Silvio Berlusconi non e’ riuscito a dimostrare di essere in alcun modo piu’ degno di guidare l’Italia adesso di quanto lo fosse in passato“. L’editoriale poi si lancia nell’elenco delle solite storie di corruzione, falsi in bilancio, conflitti d’interesse.

Si noti pero’ la debolezza del ragionamento. L’Economist (gli articoli, come da tradizione, non sono mai firmati) ribadisce , come piu’ volte in passato, che Berlusconi non dovrebbe diventare Primo Ministro perche’ non ne e’ “adatto”, e non ne e’ “piu’ degno che prima”. Ma naturalmente non e’ questa, la domanda da porsi: in un sistema come quello italiano di oggi, invece di analisi per assoluti bisognerebbe chiedersi chi e’ relativamente “piu’ degno” e “piu’ adatto” a guidare l’Italia, fra Berlusconi e gli altri candidati alla Presidenza del Consiglio.

Di tutti quelli, nell’editoriale dell’Economist, non e’ dato sapere: tranne che per una fugace e totalmente immotivata richiesta di votare per il maggiore rivale di Berlusconi, proprio in fondo all’articolo (e quasi invisibile, dunque, visto che e’ posta la’ dove si sa che meno lettori arrivano).

Ma andiamo oltre: a pagina 51, nella sezione “Europa” i lettori proprio interessati trovano un articolo sui progetti per l’economia italiana da parte del Popolo delle Liberta’ e del Partito Democratico (un pezzo giustamente pessimista, se me lo chiedete): “Rival plans - Both main parties have similar plans - but neither is bold enough“, “Progetti rivali - Entrambi i partiti principali hanno progetti simili - ma nessuno dei due e’ abbastanza coraggioso“.

Di nuovo, il nome di Berlusconi e’ ripetuto spesso (6 volte, contro le 4 di Veltroni). Anche nella colonna accanto, dedicata alla pittoresca storia di Giuseppe Pizza, si parla di Berlusconi (e di Casini), non di altri.

======

Nell’archivio dell’Economist, da Gennaio 2008 ad oggi ci sono 9 articoli che menzionano Veltroni. Ci sono ben 18 articoli (il doppio!) che parlano di Berlusconi.

Fossi in Silvio, chiuderei le vecchie azioni legali contro il settimanale londinese, e direi: Thank you, Mr Economist!!!


Marco Perduca (Candidato Senato) a Prato Domani 5 Aprile (ore 11)

2008/Apr/04

Ricevo e rimando

L’Associazione Radicale Prato invita tutta la cittadinanza sabato 5 aprile in Piazza del Comune presso il Caffè Buonamici via Ricasoli 3/5 Prato alla presentazione del Candidato al Senato nelle prossime Elezioni del 13 e 14 Aprile 2008, Marco Perduca, membro della Direzione di Radicali Italiani e Vicepresidente del ‘Partito Radicale Transanzionale Nonviolento’ (PRT).

A tutti Marco Perduca offrirà le sue risposte su cosa ha spinto lui ed altri esponenti di Radicali Italiani, in primis il ministro Emma Bonino ad accettare ad essere presenti [alle elezioni in liste non loro].

La cittadinanza e la stampa sono invitati.

Marco Perduca, militante da decenni e adesso vicepresidente del PRT, obiettore di coscienza , laureato a Firenze in Letteratura Americana del Nord, e’ membro della Direzione di Radicali Italiani, e profondo conoscitore dell’antiproibizionismo battaglia in cui è stato impegnato come esperto.

Per anni è stato rappresentante del PRT presso l’Onu, ha coordinato la battaglia per la moratoria su la pena di morte. e tuttora e’ impegnato per il rispetto dei diritti civili in molti Paesi dove non sempre i diritti civili vengono rispettati.

Su Youtube le immagini del comizio tenuto la scorsa settimana a Dharamsala dove risiede il Dalai Lama.