Vergogna a Bali

2007/Nov/30

Comincia domenica la conferenza per il dopo-Kyoto, e dura 12 giorni. Che sia fatta a Bali a Dicembre (temperatura:fra 23 e 33C. Nuvoloso, qualche probabilita’ di pioggia), la dice lunga sulle priorita’ dei conferenzieri.

E’ una vera vergogna: per chi non crede al Cambiamento Climatico, perche’ sara’ uno sperpero immane di denaro “per niente”.

E per chi ci crede, perche’ a parte non dare alcun esempio su come caspita dovremmo affrontare questa emergenza, generera’ colossali e inutili quantita’ di CO2 visto che per ogni delegato ci saranno almeno tre giornalisti e altri “addetti”.

I problemi della scarsezza delle risorse saranno forse discussi ma certo non esperiti dagli astanti. Basta vedere cosa hanno combinato l’anno scorso, a Nairobi, questi “turisti climatici”.

Ban Ki-Moon, naturalmente, ci sara’. Si vede che Skype e le webcam all’ONU ancora non funzionano.


Benigni: Un Alieno su Rai Uno

2007/Nov/29

Questa sera ho visto un comico che faceva ridere, che poi e’ diventato un attore che recitava. Ma come, non lo sa il povero Benigni che in Italia i comici e i registi si danno alla politica, i cantanti amano pontificare, e i politici si impegnano a sembrare ridicoli?


Svizzera, Europa e Inutili Spot Pubblicitari Anti-Immigrati

2007/Nov/28

Massimo Gramellini si congratula con la Svizzera per aver “diffuso uno spot sulle tv africane per scoraggiare gli abitanti di quei Paesi dal trasferirsi nella Confederazione elvetica” (spot, a quanto ne so, pagato anche dall’Unione Europea)

Avendo visto il video per il Cameroon “sento” invece grosse contraddizioni di fondo.

Per esempio, siamo sicuri che lo spot sia stato costruito per fare effetto sugli africani, e non piuttosto sugli elettori in Svizzera (e in Europa)?

Non e’ infatti strano che il linguaggio pubblicitario sia tale da rendere quello spot efficace agli occhi di un Europeo che di emigrare non ha nessuna voglia? Penso che nessun professionista della pubblicita’ farebbe mai un errore del genere, se non intenzionalmente.

Dal punto di vista del potenziale Africano immigrante, l’impressione puo’ essere molto diversa da quello che a parole e’ il messaggio dello spot. Insomma, se qualcuno chiude un cassetto a chiave, lo sanno tutti che dentro c’e’ qualcosa di prezioso.

Quindi gli Svizzeroti disperati al punto di pagare pur di tener lontani i Nigeriani, in un certo qual modo stanno dicendo che in Svizzera si sta davvero molto bene (altrimenti, nessuno ci vorrebbe andare, e soprattutto, non ci sarebbe bisogno di buttare i soldi in pubblicita’ per dimostrare che li’ si sta male) .

Anzi: “se” davvero gli immigrati stanno peggio in Svizzera che a casa loro, andrebbero favoriti i loro metodi per comunicarlo in patria. Telefonate gratuite per descrivere le pessime condizioni di vita, invece che spot pubblicitari.

Se“, appunto…

Quanto e’ vicina alla realta’ poi l’immagine del ragazzo che e’ scappato in Europa da una bella casa ordinata con i quadri alle pareti, il padre comodamente in poltrona a leggere e i fratellini pronti per andare a scuola?

Evidentemente per evitare accuse di razzismo e stereotipaggine, i produttori dello spot hanno dovuto dipingere la vita “in Africa” letteralmente a rose e fiori. L’effetto che cio’ avra’ sul supposto “target” quale potra’ essere allora?

Il messaggio apparente e’ allora “se sei ricco a casa tua, non ti muovere”. Amen. Chi sta bene a casa sua pero’, gia’ ora non parte certo per fare l’immigrato clandestino…

E se invece sei povero?

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Invece naturalmente gli elettori in svizzera, visto lo spot, saranno tutti soddisfatti del loro governo, il quale di fronte alle rinnovate immigrazioni potra’ dire “che ci possiamo fare? abbiamo anche detto loro di non venire, e vengono lo stesso“. Bravi polli.

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Proviamo a fare un discorso piu’ serio invece. Perche’ mai un Africano dovrebbe pensare di rischiare la vita per emigrare in Europa? Naturalmente, perche’ in Europa puo’ stare meglio che a casa sua. Ma non sara’ certo mostrando le vite d’inferno di chi non ce la fa a vivere dignitosamente che convinceremo i potenziali immigrati a non trasferirisi.

Il punto infatti e’ in quel piccolo dettaglio, quel “puo’” (o meglio, “potrebbe, se gli va bene“) che sottolinea la Speranza, il grande attrattore di tutta l’Umanita’.

E’ la Speranza a far emigrare, legalmente o illegalmente, e l’unico modo per fermare l’immigrazione e’ uccidere quella Speranza. Solo che se davvero la uccidiamo per loro, la uccidiamo anche per noi: perche’, molto lapalissianamente, gli immigrati non vanno dove si sta male.

E quindi  se non vogliamo immigrati, non ci resta che rovinare la nostra economia.


Usciamo dall’Euro per Risolvere il Problema Immigrazione

2007/Nov/26

Non capisco perche’ agitarsi tanto contro l’immigrazione, quando c’e’ un modo semplice semplice per risolvere il problema: uscire dall’area dell’Euro, reintroducendo la Lira.

Dopo un breve periodo di iperinflazione, infatti, l’Italia si troverebbe con l’economia in ginocchio, e troppo povera per attrarre nuovi immigrati.

Anzi, anche gli immigrati gia’ esistenti se ne andrebbero alla prima occasione, e cosi’ di rumeni, di rom, di polacchi, di marocchini, di senegalesi etc etc non se ne parlerebbe piu’.

Chissa’ quanti italiani si ritroverebbero a fare la fila per comprare il pane, ma contenti e soddisfatti che’ di stranieri in giro ce ne sarebbero pochi se non nessuno?


Maurizio e…i Cambiamenti Climatici

2007/Nov/25

In una mailing list italiana un noto personaggio televisivo mi ha chiesto “perche’ hai una posizione aggressiva in materia di cambiamenti climatici (peraltro ben esplicitata da quanto scrivi nel tuo blog)?”. Di seguito la mia risposta:

In realta’ scrivo tanto sui Cambiamenti Climatici (CC) ma si tratta di un effetto collaterale del mio atteggiamento scettico un po’ per istinto, un po’ per apprendimento.

Ai miei tempi mi sono formato in campo scientifico anche dietro a Skeptic Magazine, e James Randi e’ lassu’ nel mio Pantheon, assieme a Penn&Teller, Michael Shermer e tanti altri. A suo tempo leggevo anche la mailing list del Cicap.

Di astrologi e veggenti mi sono un po’ rotto, pero’, anche se trovo divertenti le pareidolie periodicamente fatte a pezzi dal Bad Astronomer (BA e’ un blog che consiglio di leggere, anche se sul clima io e Phil Plait la pensiamo molto diversamente)

Comunque, mi piace molto tenermi aggiornato dal punto di vista scientifico, sia da Scientific American, sia da Le Scienze, sia da American Scientist (piu’ una caterva di siti web di riviste varie. Ma New Scientist non lo sopporto, come stile).

Quando c’e’ bisogno mi leggo gli originali, anche se l’accesso da quando ho lasciato l’ambiente accademico e’ molto piu’ ristretto.

Se uniamo le due cose, otteniamo un tizio (me) che legge articoli scientifici con un occhio scettico, in maniera critica cioe’, perche’ quello che pretendiamo dal primo cafone illusionista lo dobbiamo richiedere anche a Lancet e Nature.

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Il CC da questo punto di vista e’ la “Tempesta Perfetta” per vari motivi.

Prima di tutto, francamente tanti studi sono campati in aria, tante affermazioni sono senza base scientifica, e tante previsioni sono solo lugubre paure del futuro. Non dico che la climatologia moderna vada buttata al macero, pero’ trovo difficile pensare che siano cose serie piu’ di una minima parte delle 428 e piu’ previsioni di cambiamento dovuto al riscaldamento globale.

Per far luce sulla situazione “vera”, proprio in questi giorni sto spulciando l’AR4-WG2 dell’IPCC pagina per pagina, per cercare finalmente di capire quali conseguenze del CC siano gia’ successe o stiano succedendo proprio adesso.

La prima cosa che salta all’occhio pero’ e’ che dei 26′200 cambiamenti riportati “consistenti con il riscaldamento” , ben 25mila siano relativi a sistemi biologici in Europa. Si tratta del 95.5% tutti da un continentino piccolo piccolo. E chissa’ quanti di quei cambiamenti sono legati fra di loro.

Insomma ci sono quasi tre volte piu’ cambiamenti “INconsistenti con il riscaldamento” in Europa (3′100) che cambiamenti “consistenti con il riscaldamento” nel resto del mondo (1′177)

E poi mi si chiede perche’ resto scettico? Che ci posso fare, se chiedo di “vedere per credere”? E cosa sbaglio?

Dei modelli del clima, non parlo neanche.

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Non si tratta comunque di attenzioni che riservo solo al CC. Ecco qui il mio commento in inglese a una fesseria pubblicata su The Lancet, l’ennesima associata alla Food Standards Agency britannica.

Questo poi e’ un mio articolo sempre in inglese sulla diatriba riguardo le linee elettriche e il cancro.

E infine una collezione di errori madornali e non, trovati sulle pagine di Astronomy Magazine.

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Ma e’ facile notare che tanti dei miei pezzi parlano di Cambiamento Climatico. Un grosso problema che ho con l’allarmismo climatico e’ infatti dovuto al suo debordare nella politica. Al momento e’ il carrozzone su cui sale chiunque vuole mangiarsi un po’ della nostra liberta’, cercando di pilotarci grazie alle paure (vedi Ban Ki-Moon e le sue stupidaggini sul Darfur).

Queste pero’ naturalmente sono considerazioni politiche per cui ciascuno la pensi come vuole.


L’Inabissamento di Calamizzi

2007/Nov/24

Sembra che finalmente qualcuno si sia deciso a scavare sott’acqua di fronte a Reggio Calabria, a Calamizzi, la’ dove sorgeva un intero promontorio poi inabissatosi.

L’articolo di oggi su Repubblica, riportando parte di quello che appare essere un comunicato stampa, dice a proposito: La vicenda del promontorio di Calamizzi ha una fine dovuta all’incapacità progettuale degli uomini del ‘500 [quando] si pensò di deviare il corso del fiume Calopinace verso sud, costruendo due enormi argini, che ancora oggi sussistono [...] poco dopo, Punta Calamizzi sprofondò in mare. Di fatto, la deviazione del corso del torrente, molto probabilmente, ha minato le fragili basi del promontorio, che non resistette alla forza delle correnti dello Stretto.”

Questa storia non mi convince molto. Il promontorio di Calamizzi faceva parte delle parti di Reggio abitate piu’ anticamente (e per questo e’ archeologicamente interessantissimo).

Ma questo significa anche che ha resistito a terremoti, correnti marine e alluvioni dell’Apsias/Calopinace per almeno duemila anni. Poco piu’ corto di un chilometro, ospitava finanche un Monastero, denominato appunto “San Nicola di Calamizzi” .

Come poteva dunque avere “fragili basi“? E cosa e’ successo, quindi, al promontorio di Calamizzi?

Il CNR ne classifica la scomparsa fra le “frane“, riportando un libro del 1910 “Studi Geografici sulle Frane in Italia” di R. Almagia’, che indica come data il 20 Ottobre 1562. La Sezione di Sismologia e Tettonofisica dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia dice “1562 - Reggio Calabria: una forte scossa sismica fece sprofondare Punta Calamizzi, l’antica foce del Calopinace, privando la città del suo porto naturale.

Il Circolo Culturale Agora’ entra in dettagli: “1562: 22.10 Alle ore 23,00 l’antico promontorio di Punta Calamizzi, contiguo al tratto di Nacareri, che si protendeva ad Ovest per oltre mezzo miglio sprofonda inghiottito dalle acque dello Stretto“.

Su Wikipedia si parla di un “movimento bradisismico” (abbassamento del livello del suolo) nella stessa data (le cartine in quella pagina, pero’, si contraddicono. E il bradisismo non dovrebbe essere un fenomeno lento per definizione?).

E’ interessante notare che quello di Calamizzi non fu l’unico inabissamento a Reggio Calabria nel XVI secolo, visto che ce ne fu uno a Pellaro, e un altro a Catona.  Per qualche motivo pero’, un altro sito di Itinerari Turistici pone invece il fenomeno al 16 Dicembre 1562 (due mesi dopo).

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Quindi per tirare le prime somme: il 20 Ottobre 1562, a seguito di un terremoto, quasi tutto il promontorio di Calamizzi si ritrovo’ improvvisamente anche se di pochissimo sotto il livello del mare, probabilmente a causa di un movimento naturale del fondo marino. La concomitanza dei lavori al Calopinace fu altrettanto probabilmente casuale.

Perche’ “quasi tutto“? Perche’ a quanto pare, la Chiesa del Monastero di San Cipriano di Calamizzi rimase in piedi fino al terremoto del 1783. Evidentemente, una parte di Calamizzi era rimasta all’asciutto.

Adesso “Calamizzi” e’ una spiaggia. Ma quando c’e’ il mare in tempesta, si dice che si sentano ancora suonare delle campane ormai sommerse e sepolte.


Sarkozy di Id

2007/Nov/23

E’ vero che il Presidente Francese Nicholas Sarkozy e’ imparentato al (leggermente piu’ alto…) Re della striscia Il Mago Wiz / Il Mago di Id ?

Il Re con bandiera                Sarkozy con frate

E’ una domanda riguardo la quale si attende ansiosamente una risposta!


Dieci Motivi per Essere Contenti del Petrolio in Salita Rapida

2007/Nov/22

Ebbene si’, un anno fa scrivevo “Il Prezzo del Petrolio Pronto a Diminuire“.

Naturalmente, da allora non ha fatto che salire.

Rallegriamocene! Ecco perche’:

10- Aria piu’ pulita, meno traffico

9- Niente piu’ plastica nei boschi (trafugata nottetempo come il rame)

8- Fine della tortura dello shopping settimanale

7- Diventa economicamente conveniente far abbaiare il pestifero cane della vicina dentro la stufa. Accesa.

6- Il vicino invece, ex-tronfio con il SUV fermo, si fa prendere a pernacchie

5- Soddisfazione nel contattare decine di persone a cui dire “te l’avevo detto!” (magari dopo aver cambiato il testo dei vecchi blog…)

4- L’acqua minerale e il classico barile costano finalmente meno del petrolio che hanno dentro

3- Meno intasamenti idrici visto che diventa un crimine buttare olio giu’ per il lavandino

2- Fine degli attentati incendiari perche’ la bombe Molotov costano troppo

1- Opportunita’ di convincere la consorte a usare suo fratello come combustibile alternativo (finalmente!)


E Adesso…Espelliamo gli Italiani!

2007/Nov/21

Berlustroni

2007/Nov/20

Rallegriamoci tutti per il nuovo passo in avanti della politica italiana.

Ancora un altro passettino e finalmente sara’ superato il Bipolarismo.

No, niente “Grossa Coalizioneanche perche’ ci vorrebbe troppo poco a trasformarla in “Rossa Coalizione“.

Molto meglio il Monopolarismo, detto anche Partito Unico (Segretario: Waltersilvio Berlustroni)


La Vendetta di Tolomeo

2007/Nov/18

2154 anni dopo essere stato descritto, e 464 anni dopo essere stato gettato nel dimenticatoio grazie a Copernico, il Sistema Tolemaico sta tornando in auge, mascherato da Teoria del Tutto di Garrett Lisi


L’Ascensione di Al Gore

2007/Nov/17

1969 – Laurea Breve (Harvard)

1976 – Camera dei Rappresentanti USA

1984 – Senatore

1988 – Primo tentativo a diventare Presidente

1992 – Vice-Presidente

2000 – Candidato Presidente che ottiene piu’ voti

2007 – Oscar

2007 – Emmy (”Oscar” della Televisione USA)

2007 – Premio Nobel per la Pace

2009 – Secretario Generale ONU, a Vita

2010 – Presidente del Comitato del Nobel per la Pace, a Vita

2012 – Papa, a Vita (insomma, fa parte del mestiere)

2013 – Grand Ayatollah Leader Supremo (idem)

2014 – Allo stesso tempo Rabbino Capo, Guru dei Sikh, Reincarnazione di Buddha, etc etc

2015 – Sostituisce Carlo III come Re del Regno Unito

2015 – Sceglie il titolo di “Difensore delle Fedi e degli Ateismi” (per essere politicamente corretto)

2020 - Diventa Alus Gorus “Cesare” Augusto, Imperatore del Pianeta

2021 – Acclamato Divus in plebiscito mondiale

2021 – Ordina al Clima di non cambiare. Il Clima obbedisce (non sarebbe cambiato lo stesso, ma e’ un segreto…ssshhh!!)

2021 - Si cominciano a costruire Templi in suo nome

2022 – Convince la Corte Suprema USA a cambiare la decisione del 2000 che lo privo’ della Presidenza

2100 – Poco prima di morire^H^H^Hascendere in Cielo, dimentica di ordinare alla Terra di non far piu’ accadere terremoti (peccato!)


Cacofonie Statistiche dal Bel Paese (e un Appello)

2007/Nov/16

Oppure…”Guardiamo e tremiamo. E speriamo“:

(a) Viva la vecchiaia (1) : i salari italiani dipendono solo dall’anzianita’

(fonte: noiseFromAmerika, riprendendo la recente relazione del Direttore della Banca d’Italia Mario Draghi “Consumo e crescita in Italia“)

(b) Viva la vecchiaia (2) : l’Universita’ in via di ammatusalemmimento

(fonte: Borborigmi grazie a hronir, riprendendo il blog stefanozapperi, dalla ricerca “Lo Tsunami dell’Universita’ Italiana” di Stefano Zapperi e Francesco Sylos Labini)

(c) Abbasso le Donne : lo stupro come fenomeno culturale-sociale a carattere casalingo

Una ricerca ISTAT pubblicata alla fine del 2004 attesta che ogni giorno in Italia sette donne in media subiscono una violenza sessuale“. Secondo alcuni studi, il valore reale sarebbe circa 88, ma il “92% delle vittime [...] decide per motivi diversi (vergogna o “copertura” del molestatore, soprattutto se all’interno del contesto familiare) di non denunciare la violenza subita alla polizia o ai carabinieri.
[...] solo nell’8,6% dei casi la violenza sessuale viene praticata in un luogo pubblico. Più spesso gli stupri avvengono nella propria abitazione (31,2%), in automobile (25,4%) o nella casa dell’aggressore (10%).” Il 96.5% dei violentatori conosceva la vittima prima dello stupro.

(fonte: Benessere.com)

(d) Appello contro il Triangolo Nero: la’ dove la Famiglia (nucleare) uccide piu’ della Famiglia(mafiosa)

Il triangolo nero
Violenza, propaganda e deportazione. Un manifesto di scrittori, artisti e intellettuali contro la violenza su rom, rumeni e donne

La storia recente di questo paese e’ un susseguirsi di campagne d’allarme, sempre piu’ ravvicinate e avvolte di frastuono. Le campane suonano a martello, le parole dei demagoghi appiccano incendi, una nazione coi nervi a fior di pelle risponde a ogni stimolo creando “emergenze” e additando capri espiatori.

[...] Succede che e’ piu’ facile agitare uno spauracchio collettivo (oggi i rumeni, ieri i musulmani, prima ancora gli albanesi) piuttosto che impegnarsi nelle vere cause del panico e dell’insicurezza sociali causati dai processi di globalizzazione.

[...] Manca solo che qualcuno rispolveri dalle soffitte dell’intolleranza il triangolo nero degli asociali, il marchio d’infamia che i nazisti applicavano agli abiti dei rom. E non sembra che l’ultima tappa, per ora, di una prolungata guerra contro i poveri. Di fronte a tutto questo non possiamo rimanere indifferenti. Non ci appartengono il silenzio, la rinuncia al diritto di critica, la dismissione dell’intelligenza e della ragione.
Delitti individuali non giustificano castighi collettivi.
Essere rumeni o rom non e’ una forma di “concorso morale”.
Non esistono razze, men che meno razze colpevoli o innocenti.
Nessun popolo e’ illegale.

(fonte: petizione “Il Triangolo Nero” grazie a Oca SapiensLe firme si raccolgono qui.)


UK: Inventato, Abbandonato

2007/Nov/15

La sindrome del “non inventato qui” affligge il mondo, ma non Albione.

E’ quel modo di pensare secondo il quale tutto cio’ che viene “da fuori” va considerato con sospetto, anche se palesemente migliore di quello che si ha. E cosi’ per esempio l’Airbus, il gigante europeo dell’aeronautica, si e’ scontrata con un muro di gomma quando ha cercato di far usare un sistema francese ai tecnici tedeschi (che scandalo!).

I quali tecnici hanno continuato a lavorare come prima, con il risultato che l’enorme aeroplano A380 ha avuto gravisimi ritardi di consegna, per problemi con i cavi elettrici.

In Gran Bretagna invece i conservatorissimi indigeni hanno paradossalmente un atteggiamento che forse li distingue davvero dal resto del pianeta: nonostante la loro passione per inventare cose nuove, dopo un po’ quasi se ne disinteressano o comunque se ne curano poco. Visitare Londra e dintorni puo’ quindi sembrare un viaggio nel tempo, con varie idee e tecnologie congelate nel tempo ognuna ad un’epoca diversa..

La possiamo chiamare la “maledizione dell’inventato qui”. Di esempi ce ne sono davvero tanti: a cominciare dagli sport moderni, per passare ai computer, al radar, e naturalmente al trasporto ferroviario. Persino, un parco di dinosauri.

Partiamo dal calcio: uno sport con una storia lunga e complessa che include le risse alla fiorentina, e le partite in cui i Maya calciavano un capelluto “pallone”, la testa mozzata di un principe nemico. Per fortuna la tradizione calcistica non ci e’ arrivata dal Messico pre-colombiano, ma dai colleges di Eton e Westminster. E da li’, tramite l’Impero Britannico ma non solo, lo sport si e’ propagato in tutto il mondo, e anche in Italia dove il primo club e’ del 1887 a Torino.

Ma se prima della XX guerra mondiale le squadre inglese, scozzese, gallese e irlandese si crogiolavano nel rifiuto di partecipare ai Campionati del Mondo adducendo una palese superiorita’, tale sogno compiacente si frantumo’ nel 1950 quando gli USA addirittura sconfissero gli Inglese per 1 a 0. Tuttora, i britannici inventori del gioco hanno solo una Coppa del Mondo, vinta in Inghilterra con un quasi-goal e piu’ di quaranta anni fa.

Una situazione analoga riguarda il tennis moderno, nato e cresciuto a Wimbledon, sobborgo di Londra dove misteriosamente, un inglese non vince da ormai settanta anni. Nel golf ogni tanto c’e’ qualche inglese o scozzese ma se ne vedono pochi, e nel cricket, insomma, e’ una grande notizia quando l’Inghilterra vince, proprio perche’ capita poco (Coppe del Mondo, zero).

E non e’ solo una faccenda di sport. Intorno ai computers durante la guerra ci fu molto lavoro in Inghilterra, per decifrare i messaggi tedeschi. Solo che poi a guerra finita il tutto fu secretato (come anche il radar), neanche ci fosse stato il pericolo che Hitler e soci ricomparissero da un momento all’altro. Il primo computer programmabile e’ quindi americano (ENIAC, 1948). E nessuno penso’ a stabilire una IBM anglosassone.

Anche la storia ferroviaria inglese e’ davvero strana. Una volta “inventato” il treno (Stevenson, 1814), i britannici decisero di distribuirlo su tutta l’isola con i grandi progetti di Isambard K. Brunel. Arrivarono pure ad escogitare il mezzo di trasporto di massa che chiamiamo metropolitana, e il treno ad alta velocita’. Ma una trentina di anni fa, i soldi per proseguire nel migliorare le ferrovie finirono, e le idee furono abbandonate. Gli standard di viaggio sono oggi molto peggio che in Francia, Italia e Germania.

Un altro bell’esempio di questa abitudine all’abbandono sono i dinosauri a Crystal Palace. Nel 1851 la passione e le scoperte per i dinosauri erano appena cominciati. Questi mostri colossali affascinavano allora come oggi: e per permettere a un vasto pubblico di apprezzarne le fattezze e dimensioni, fu deciso di costruire dei modelli in scala 1:1 da esporre negli ampi spazi del nuovo parco di Crystal Palace, a sud di Londra. Come riportato dai giornali uno dei lucertoloni era cosi’ grande che un banchetto fu servito all’interno del suo stampo a un gruppo di egregi commensali la notte di Capodanno del 1853.

I dinosauri di Crystal Palace sono ancora li’, e attraggono ancora qualche turista. Ma sono vecchi d’aspetto, dopo un secolo di intemperie e di scoperte scientifiche che hanno radicalmente alterato le nostre conoscenze, e i nostri modelli, in fatto di dinosauri. Ai bestioni un po’ troppo rotondi e bruttini di Crystal Palace si contrappongono al giorno d’oggi gli agili e cattivi Velociraptor di Jurassic Park.

Il problema e’ che nessuno ha pensato di aggiornare i modelli in mostra a Crystal Palace.

Ecco, forse questo voler rinunciare a migliorare quello che si ha, preferendogli l’eccitazione del nuovo, e’ un modo incoscio di fissare nel passato l’attimo sfuggente di gloria, indubbiamente da non ripetere anche per non contaminarne la memoria.
Una specie di circolo virtuoso e vizioso allo stesso momento, insomma, amplificato dalle opportunita’ sociali offerte agli inventori. I quali, in una societa’ profondamente classista come quella inglese, possono comprarsi la scalata sociale a colpi di genio, ma una volta arrivati li’ non hanno alcun interesse a migliorare le idee iniziali.

Anzi, faranno di tutto perche’ non lo possa fare nessun altro.


Per Una Gestione Completa del Rischio

2007/Nov/14

Quando si parla di rischio ci si lamenta sempre del fatto che la percezione e’ molto diversa dalla realta’ dei numeri. Si dice che la gente sottostima i piccoli incidenti come quelli automobilistici, e pensa che guidare sia meno rischioso che prendere l’aereoplano. La “magnitudine” dei disastri aerei in qualche maniera offusca il fatto che siano cosi’ sorprendentemente rari, specie in confronto a quelli stradali.

Se invece la scuola ci educasse tutti alla gestione dei rischi (“risk management”), l’errore di guidare veloci e spensierati lo farebbero molti meno, e molti piu’ potrebbero volare senza troppi patemi d’animo.

Tutto cio’ e’ matematicamente vero ma manca ancora di qualcosa. Questo qualcosa e’ il fatto che ciascuno di noi in quanto essere umano non e’ un individuo isolato, ma anzi membro di (svariate) comunita’.

Insomma, nei calcoli andrebbe aggiunto un qualche coefficiente che tenga conto del fatto che la “sezione d’urto” di ciascuno di noi in caso di incidente non e’ quasi mai rappresentata dai confini materiali del proprio corpo.

Per esempio la probabilita’ che un pendolare qualsiasi sia vittima di attentati terroristici in una grande citta’ del mondo e’ bassissima. Ma la probabilita’ che quello stesso pendolare sia “toccato” da un attentato e’ invece altissima: basta che mettano una bomba da qualche parte specificatamente affinche’ colpisca, appunto, i pendolari.

Ne parlo (in inglese) in un blog “Percezione del Rischio, Networks Sociali e Globalizzazione” dove cito Jeremy Waldron dalla The New York Review of Books (”Is This Torture Necessary?“, Vol 54, N. 16 • October 25, 2007), quando dice che la sicurezza “non e’ un bene individuale, di cui beneficiamo ciascuno di noi in termini di probabilita’ statistica [individuale]“.

La Sicurezza va quindi ripensata in termini di gruppo, non solo di persona.Anche se l’11 Settembre “il 99.999 percento degli abitanti degli USA […] non sono stati uccisi“, il fatto che 2,974 lo siano stati e’ stato anche un colpo al senso di sicurezza di tutti coloro che potevano immaginare se stessi nelle Torri Gemelle, al Pentagono or sul volo United 93.

Ecco perche’ la paura di un grosso attacco terroristico o di una altra grande catastrofe appare superficialmente assurda, visto che la probabilita’ che ciascuno di noi sia coinvolto e’ infinitesima. In realta’ la domanda non e’ “qual’e’ il rischio per me?” ma “qual’e il rischio per il mio gruppo?

Se insomma io sono esposto un rischio in termini di uno su un milione, e ho dieci amici o compari o compagni di tribu’ o familiari, la mia “esposizione effettiva” (se vogliamo, “affettiva”…) come “persona” e’ una su centomila. E se ho cento amici, una su diecimila.

In altri termini, se il nonno muore sotto il tram, uno non pensa mica “meno male a me non e’ successo“, anzi…

Il “coefficiente di gruppo” per cui moltiplicare il rischio individuale sarebbe naturalmente un valore medio diverso per ogni tipo di rischio, molto alto nel caso di attentati terroristici sul “pubblico qualunque” (dove quindi l’identificazione dell’individuo e’ molto alta) e molto basso (vicino a uno cioe’) nel caso di incidenti specifici come quelli automobilistici (dove l’identificazione dell’individuo e’ ovviamente bassa, altrimenti l’auto non la userebbe piu’ nessuno).

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E’ importante stabilire che non e’ solo un discorso di “magnitudine”. Anche se siamo tutti umani, il rischio di milioni di bengalesi di morire nel prossimo monsone non tocca i non-bengalesi come quello delle centinaia di loro conoscenti di essere diagnosticati con un tumore entro un anno.

In realta’ non sto proponendo di sostituire una cosa con un’altra. Sto dicendo di aggiungere alle considerazioni del rischio una misura dell’impatto sull’individuo come parte di un gruppo, e non solo come individuo.

Per esempio, il rischio che cada un aereo con sopra qualcuno che conosco e’ molto piu’ elevato adesso che sono e sono stato in contatto con decine e decine di persone in giro per il mondo, piuttosto che quando avevo tre anni e ne conoscevo forse una ventina, tutte fra l’altro residenti nello stesso posto (se fossi amico intimo di ogni altro umano, ogni giorno sarei invitato a 150mila funerali, 350mila nascite, altrettanti matrimoni e peserei circa millecinquecento chili. Forse c’e’ un buon motivo perche’ siamo naturalmente familiari e tribali).

Questo discorso e’ importante perche’ le scelte tecniche e politiche vanno prese non in base a sensazioni ma in base a fatti. Ed e’ appunto un fatto che il risk management di un attentato a New York non puo’ essere limitato a “tanto di americani in percentuale ne moriranno pochissimi” perche’, se gli attentati sono “contro gli americani” allora tutti gli americani o quasi ne saranno comunque toccati.

Dopotutto, se l’obiettivo e’ educare il pubblico al risk management, bisogna fare un discorso plausibile, e non, appunto “spallucce“. Quando i risultati numerici contraddicono la percezione puo’ esserci un errore nella percezione, o puo’ mancare qualcosa nel calcolo.

Non sto certo dicendo di “accomodare la percezione comune“. Sto suggerendo di partire dalle osservazioni, invece di cercare di imporre un astratto ed incompleto modello matematico.

Nello specifico, la dicotomia fra chi dice “il pericolo di morire terrorismo negli USA e’ bassissimo” e la percezione generale che “il terrorismo e’ molto pericolo per chi vive negli USA” puo’ essere superata appunto se ci rendiamo conto che per l’individuo “residente negli USA” il fatto che una bomba possa colpire un altro “residente negli USA” e’ (quasi) equivalente a che colpisse lui stesso.


Quaranta Anni di Sommosse Giovanilistiche

2007/Nov/13

1968: Abbasso il Sistema!
1977: Abbasso lo Stato!
2007: Forza Lazio!


Ita’ della Pietra

2007/Nov/12

12:09 La procura di Roma contesterà agli arrestati il terrorismo
La procura di Roma contesterà l’aggravante del terrorismo ai tifosi arrestati ieri sera nei dintorni dello stadio Olimpico dopo le violenze scoppiate in seguito alla morte di Gabriele Sandri. La decisione è stata presa a piazzale Clodio sulla base delle prime risultanze investigative.

Che c’entra, il terrorismo? Quand’anche ci fosse una “matrice politica” dietro gli assalti alle questure, da quand’e’ che qualunque “violenza politica” significa “terrorismo” ?

Sara’ forse l’ennesima occasione in cui esponenti della Magistratura Italiana faranno strabuzzare gli occhi per l’incredulita’ ?


Progresso nel Calcio Italiano

2007/Nov/11

Vedo che il calcio italiano sta “progredendo”.

Una volta, quando c’era il morto si sospendevano le partite.

Ora, non piu’.

Il prossimo passo sara’ adeguarsi un po’ tutti, e fare finta che i morti da tifoseria non esistano.

Oppure darne la colpa ai Rumeni con Veltroni, e ai Rom con Fini.


Ancora sull’Iran

2007/Nov/10

Il martellamento propagandistico dell’Amministrazione Bush sta davvero lasciando il segno, riguardo l’Iran. E’ diffusissima a destra come a sinistra la nozione che ci troviamo di fronte a uno Stato Canaglia con capitale Teheran, contro cui rivolgere i nostri strali e da accusare di essere dietro tutto il terrorismo islamico, magari poi per lanciare senza tanti scrupoli un po’ di bombe contro gli Iraniani.

Ma se e’ vero che il fondamentalismo del Presidente Ahmadinejad e’ preoccupante, e’ anche vero che come ho gia’ scritto, finora si e’ dimostrato solo un gran chiacchierone. Il vero potere e’ sempre in mano al “guardiano spirituale della rivoluzione islamica”, il Gran Ayatollah Leader Supremo Ali Khamenei, il quale non sembra propenso a fondamentalistichezzare nessuno, fuori dal suo Paese.

Strategicamente poi l’Iran e’ isolatissimo e non comanda neanche gli Sciiti iracheni. Israele e la Turchia sono i suoi alleati “naturali”, checche’ ne dica Ahmadinejad, non certo l’Arabia Saudita dove a Medina, il Jannat al-Baqi, il Boschetto Celeste cimitero cosi’ caro agli Sciiti e’ stato distrutto e poi anche recintato.

A proposito…segnalo un interessante articolo di Timothy Garton Ash uscito una settimana fa su Repubblica: “L’Europa scivola verso il disastro con l´Iran

Non sono d’accordo su tutto, con l’autore, ma su un punto si’:

La grossa carota dovrebbe essere l´offerta di negoziati senza alcuna pregiudiziale su qualsiasi cosa di cui la Repubblica islamica voglia discutere, [inclusi] accordi per l´energia nucleare, il commercio, gli investimenti e una piena normalizzazione delle relazioni con gli Stati Uniti. L´obbiettivo, in questo caso, è far sedere Washington e Teheran allo stesso tavolo, per trattare in modo diretto, senza intermediari. Questo significa tirar fuori le due controparti dal vicolo cieco in cui sono andate a ficcarsi

Insomma gioverebbe a tutti se venisse rimosso il grosso nebbione delle continue minacce americane all’esistenza dello Stato Iraniano.

In questo modo potremmo almeno sapere quanta della prosopopea di Ahmadinejad e’ “a prescindere”. E vedere quindi il suo bluff: vuole davvero distruggere Israele, o ha solo bisogno di stuzzicare il Babau americano per giustificare il suo potere?


Donna Guida in Florida a 350km/h

2007/Nov/07

Una vecchia battuta ma sempre buona