Le Radici della Sovrappopolazione

2007/Ott/31

Meno di trecentomila anni fa, un essere umano ancora non Sapiens pianse perche’ era morto un bambino.

Da allora uno dei grandi obiettivi dell’umanita’ e’ stato morire prima della progenie. E anche se i tassi di mortalita’ infantile variano ancora molto nel mondo, possiamo oggi dire che, come specie, ci siamo sostanzialmente riusciti.

Il fatto che forse ci siano troppe persone in contemporanea al mondo dovrebbe essere fonte di orgoglio e non solo di preoccupazione.


Formula Per Vivere Piu’ Felici

2007/Ott/30

Non dare alcun peso alle opinioni altrui, quando non ci vanno a genio


Dibattito sui Trasporti Pubblici Gratuiti

2007/Ott/29

(Estratto dal forum di Radicali.it. Mie risposte a vari interlocutori sul tema dei vantaggi e svantaggi della proposta di rendere gratuiti i trasporti pubblici al di sotto dei 100km dai centri abitati)

Praticamente vorresti un aumento delle tasse.

Ho anche messo una lista dei posti dove la gratuita’ dei trasporti pubblici e’ gia’ sperimentata se non pienamente avviata. Tutti veterosocialisti?

L’aumento delle tasse cui accenni potrebbe comunque essere non necessario o anche non significativo, visto che gia’ adesso chi pubblico o privato gestisce autobus, tram e treni riceve generosi contributi dallo Stato, in UK come in Italia. Insomma non vorrei causarti uno shock, ma gli autobus li paghi gia’ e molto, anche se non li usi.

Si potrebbe anzi immaginare una situazione in cui i risparmi in termini per esempio di manutenzione delle strade e dei mezzi, controllo del traffico etc etc rientrerebbero nella comunita’, con una diminuzione di certe tasse a compensare l’eventuale aumento per i trasporti pubblici.

Ma dimmi: a te la parola “privato” fa tanto schifo? Ce l’hai nel tuo vocabolario o l’hai eliminata definitivamente?

Niente in quello che ho scritto presuppone che i trasporti pubblici siano gestiti da aziende pubbliche o aziende private.

Per esempio il Comune riceve gia’ l’elettricita’ da un fornitore, e che questi sia pubblico o privato non cambia il fatto che non ti viene chiesto di lasciare un obolo per la bolletta della luce ogni volta che entri in un ufficio comunale.

Quello che avevo comunque chiesto, ahime’, era evitare di perdersi nei dettagli delle soluzioni. Forse (quasi sicuramente) conviene che ci sia competizione, forse no. Non importa: il punto e’ togliere le automobili dalle citta’, per diminuire l’inquinamento e lo sperpero di petrolio.

E chi t’ha detto che skype è stato abbandonato?

E dove l’ho scritto? Ho detto che quando ho avuto la possibilita’ di scegliere fra 1.7c al minuto oppure zero ma pagando £10 al mese, ho scelto quest’ultima opzione.

Nel discorso sui trasporti, quindi, un biglietto del bus artificialmente basso ma non zero (come accade adesso un po’ ovunque) non e’ equivalente alla gratuita’ del mezzo, magari con un abbonamento “simbolico” di pochi euro.

Nel primo caso, chi puo’ va in automobile: la comodita’ compensa la maggiore spesa, perche’ tanto bisogna spendere comunque.

Nel secondo caso, chi puo’ va in autobus: perche’ usare l’auto comporta una spesa, usare l’autobus nessuna. Anzi, se hai pagato i 10 euro, ti conviene usare l’autobus di piu’, cosi’ ogni corsa ti costera’ meno.

Se si stabilisce poi un circolo virtuoso, l’assenza di traffico porta ad autobus piu’ puntuali e piu’ frequenti, permettendo quindi di poter pianificare i propri spostamenti senza timore di perdere 20 minuti alla fermata. Ancor meno ragioni quindi per andare in macchina in citta’.

la tessera illimitata intera rete per un mese costa 30 euro, a Roma. Non esattamente una cifra iperbolica.

Ma non e’ neanche trascurabile

In effetti comunque potrebbe servire anche un’iniziativa ad effetto tipo autobus gratis a tutti nelle ore di punta per un anno, per dare un segnale “forte” che c’e’ qualcosa che non va

Altrimenti come dici tu si discute sulla sorte degli orsi bianchi nel 2050 e poi tutto come prima

Perchè non rendere gratuito per tutti il servizio di trasporto pubblico? Perchè, visto che noi vorremmo un raddoppio, come minimo, degli utenti del trasporto pubblico, cioè dal 25% attuale al 50% e anche oltre, dovresti trovare dai 10 ai 15 miliardi di euro all’anno per pagare questo costo aggiuntivo. E da dove li prendiamo questi danari???

Io le tue obiezioni le capisco. E’ chiaro che la coperta e’ quella che e’ e se la tiriamo da una parte, un’altra rimane “al freddo”.

E’ per quello che bisogna decidere se “diminuire l’inquinamento” e “consumare meno petrolio” sono scelte strategiche, per le quali vada la pena sperimentare idee “rivoluzionarie” come la gratuita’ dei trasporti sotto i cento chilometri dai centri cittadini.

Idee che potrebbero risultare piu’ o meno costose del presente: quanto si risparmierebbe eliminando tutti i sistemi di controllo, per esempio? E quante morti e/o malattie in meno con un’aria piu’ salubre, magari dopo aver convertito gli autobus gratis in autobus gratis ad energia elettrica?

Comunque si tratta di calcoli complessi che poi vanno verificati grazie appunto a sperimentazioni (e perche’ no, vedendo cosa e’ successo altrove).

Inoltre, ci sarebbe un uso eccessivo dei mezzi pubblici: dal momento che divenissero gratuiti, è evidente

Sull’uso eccessivo dei mezzi pubblici non ci giurerei: dopo alcune settimanela novita’ scemerebbe. Come per l’appunto su Skype, che all’inizio vede l’utente parlare con tutto il mondo ma poi si torna al solito tran-tran.

Ma poi, un abbonamento intera rete mensile a 45 euro ti sembra troppo caro?

Se non lo fosse, auto private non ce ne sarebbero gia’ ora

L’uso massiccio dei mezzi privati – almeno qui a Roma – non dipende certo dal costo dei mezzi pubblici, che costano poco. Dipende da una mentalità del cazzo (si infastidiscono, a salire su un autobus), ben sostenuta da una rete di merda, scomodissima per i più.

Senza contare il fatto che gli autobus sono lentissimi, a causa di tutte quelle auto…

Comunque se pensi che i signorini non salgono sul bus perche’ infastiditi, vedrai che una bella campagna pubblicitaria improntata sul “cretino chi spende in auto, furbo chi va gratis sull’autobus” potrebbe avere effetto (come quella pubblicita’, se non sbaglio in Australia, che ha associato con successo la guida spericolata alla scarsa lunghezza degli attributi maschili)

In grandi città con una metropolitana fitta fitta di stazioni (e non certo gratuita), bisogna cercare col lanternino chi va al lavoro con la macchina.

Io vivo tutti i giorni l’esempio di Londra dove c’e’ chi usa l’auto imperterrito anche se deve pagare 12 euro al giorno. E gli autobus e il metro’ non mancano. Il problema e’ anche che la congestion charge, come tutte le tasse, dopo un po’ viene semplicemente “assorbita”. Quando perde l’effetto della novita’, perde ogni effetto.


Webcam a Capo Vaticano, di fronte allo Stromboli

2007/Ott/28

Segnalo la nuova webcam a Capo Vaticano, vicino Tropea, a picco sul mare di fronte allo Stromboli.

Ad ogni preset (pulsante) corrisponde un’ inquadratura intorno spiaggia di “Grotticelle” di Capo Vaticano.

Lo Stromboli lo si può vedere, in condizioni meteo ottimali, (no foschia) col preset 4. Dal preset 17 lo si può ingrandire.

In alcune inquadrature, i dettagli non vengono (ahime’!) messi a fuoco per motivi di privacy.


L’Elementare Coincidenza di Watson e Holmes

2007/Ott/27

Ha notato nessuno che appena Watson (quello del DNA) ha spento la luce (anche metaforicamente…), Holmes (la cometa) ha deciso di riaccendersi?


Contro Inquinamento e Traffico, Trasporti Pubblici Gratuiti (con Esempi)

2007/Ott/25

(in Addendum in calce, una serie di esempi dove tutto questo e’ gia’ realta’)

Chi vive in una grande o anche solo media citta’ sa benissimo cosa vuol dire affrontarne il traffico. Anche a Londra, dove acqua e vento puliscono l’aria in fretta, c’e’ poco da stare allegri: nonostante i 12 euro da pagare ogni giorno per guidare al centro, il numero di veicoli e’ fin troppo alto. Andare al lavoro la mattina significa camminare in mezzo ai fumi di decine di automobili in fila per questo o quel motivo (magari chi e’ in auto ha acceso il condizionatore, e respira un’aria piu’ pulita…).

E’ evidente che la situazione non potra’ che peggiorare, a meno che al posto del petrolio non si trovi il modo di far marciare le macchine con l’acqua di rose. Occorre dunque pensare un modo completamente nuovo di gestire i trasporti in citta’: una vera rivoluzione.

Rivoluzione che puo’ partire da una proposta molto diretta: fare in modo che gli autobus, il metro’ e gli spostamenti ferroviari sotto i 100km siano completamente gratuiti.

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Questa idea e’ venuta dopo aver constatato la differenza fra telefonate internazionali con Skype (17 centesimi) e con una piano tariffario a £10/mese, con chiamate gratuite fino ad un’ora a chiamata. Nel secondo caso l’utilizzo del telefono e’ aumentato a dismisura, e Skype quasi abbandonato anche se dotato di tariffe molto basse.

Insomma anche 1 cent e’ infinitamente di piu’ di zero cent.

Andare in citta’ con gli autobus gratuiti non sarebbe piu’ una scelta fra le tante, ma LA scelta praticamente obbligata (ma attenzione: non imposta, anzi entusiasticamente abbracciata) per la quasi totalita’ degli utenti.

Automobile, motocicletta, scooter addio per andare in centro, perche’ qualunque cosa costino, non costeranno mai “zero”.

Forse qualcuno ha fatto gia’ da qualche parte un’analisi del potere della gratuita’ nel cambiamento delle abitudini delle persone.

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Il primo dubbio, naturalmente, e’ se una tale strategia portera’ a un uso eccessivo dei mezzi pubblici. Ma questo si puo’ rimediare. Anche chi puo’ chiamare gratis non passa tutto il giorno al telefono: magari dopo un periodo di eccitamento iniziale, poi si torna al solito tran-tran.

E dubito ci sia un pendolare al mondo contento della sua situazione, e pronto a farsi un giro in autobus in piu’ per divertirsi.

Comunque, come si dice in campo manageriale, non ha senso “soluzionare”, cioe’ entrare nei dettagli piu’ minuti, quando e’ il momento delle idee; e non ha senso eliminare una proposta solo perche’ non si hanno subito tutti i dettagli della soluziona.

Un’altra domanda e’ se sarebbe giusto far credere che muoversi non costa niente. “Giusto” in che senso pero’? Se da una parte c’e’ l’inquinamento, il traffico, l’insensato bruciare del petrolio invece di farne delle utilissime plastiche, la scarsezza dei giacimenti dello stesso con la possibilita’ di un “picco di produzione” e poi aumenti senza fine del greggio, etc etc, allora bisogna togliere le persone dalle loro automobili, quando possibile, e metterle su mezzi di trasporto pubblico.

C’e’ un problema di costi del “Business as Usual”, del “continuiamo come sempre”, che va affrontato. E dobbiamo anche dirci che non sono certo i 30 euro al mese del romano pendolare, o le 43 sterline (60 euro) alla settimana del commuter londinese, a finanziare adeguatamente la rete dei trasporti urbani, per cui un po’ ovunque lo Stato deve intervenire e trasferire ingenti quantita’ di denaro alle ditte incaricate di gestire i treni o gli autobus.

Come gia’ detto, non e’ che i pendolari “pendolino” per sport o altro atto ludico. E’ anzi nella situazione attuale che mi trovo a dover pagare un mucchio di soldi per farmi affumicare tutti i giorni fra le 8.45 e le 9.00 e fra le 18.00 e le 18.30, nel tragitto fra le stazioni di arrivo e partenza da Londra e l’ufficio; e per passare circa 90 minuti al giorno gomito a gomito con un mucchio di perfetti estranei sul treno e sull’autobus, magari in fila ad aspettare che qualche furgone si tolga di mezzo o dietro una teoria di auto private che non si sa bene perche’ sono in centro all’ora di punta.

Il fatto che i trasporti pubblici costino in termini energetici/economici/industriali e’ da questo punto di vista marginale, perche’ si tratta di un servizio di cui sia io sia ogni pendolare al mondo faremmo volentieri a meno. Ma fintanto che non si cambi la mentalita’ delle aziende consentendo a chi puo’ di lavorare da casa, almeno facciamo in modo che chi e’ costretto a spostarsi non si trovi in posizione svantaggiata quando lo fa usando mezzi pubblici.

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Cosa significa lasciare le cose come stanno? Per fare un esempio, per andare da casa mia a sud di Londra all’aeroporto di Stansted, due adulti piu’ un bambino, ci vogliono circa £55 di taxi. Oppure, £45 di mezzi pubblici: un treno, un taxi cittadino, un altro treno, piu’ naturalmente il “costo” di trascinare i bagagli, aspettare le coincidenze, uscire e entrare dalle stazioni.

Naturalmente l’uso dei trasporti pubblici per £5 di differenza e’ una follia e me ne guardo bene.

Se invece il Primo Ministro Brown e il Sindaco Livingstone fossero seri sull’inquinamento, e soprattuto sul Cambiamento Climatico contro cui lanciano proclami due volte al giorno, abbatterebbero i costi in modo che dai sobborghi di Londra a
Stansted, per esempio, la spesa fosse meno della’ meta’ del taxi.

Invece i biglietti ferroviari continuano ad aumentare.

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Non e’ ci vorrebbe molto, per sperimentare  i trasporti pubblici gratuiti…basterebbe convincere il sindaco di una cittadina di media grandezza (Torino, Pisa, Livorno…) e fare un esperimento per un mese.

Meglio quello che denunciare gli assessori all’ambiente per non aver fatto niente contro l’inquinamento, no?

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ADDENDUM: a seguito di questo blog ho ricevuto da Sylvie Coyaud, la nota giornalista scientifica gia’ su Radio24 e adesso in forza a Repubblica via e-mail (e rimando con entusiasmo) una serie di link con vari esempi dove i trasporti pubblici sono gia’ gratuiti o quasi-gratuiti (alla faccia di chi dice che non si puo’ fare!!)

http://en.wikipedia.org/wiki/Zero-fare

C’è in giro molta gratuità per segmenti di popolazione: parigini over 65, studenti a Bruxelles, in Canada x gli handicappati e chi li accompagna ecc, in Australia per università ecc. L’elenco wiki forse non è completo, mi sembrano mancare città scandinavi, francesi (Figeac dal 2006 per es.) e della California, in Orange County? con free-fare per tutti i residenti, di solito a trimestre – contro l’inquinamento.

Herbert Baum, non so che fine abbia fatto, aveva scritto questo, molto citato, e libri http://www.bath.ac.uk/e-journals/jtep/pdf/Volume_V11_No_1_3-19.pdf . Erano uscite altre cose dopo sul Journal of Public Transports and Policies, uno studio di un gruppo della London School of Economics di sicuro, ma chissà come si chiamavano gli autori – scusa!

Intanto, per gli USA http://www.ecoplan.org/briefs/general/free-biblio.htm

Il caso di Hasselt, Belgio http://www.leda.ils.nrw.de/database/measures/meas0270.htm

Cipro: http://grhomeboy.wordpress.com/2007/07/29/fare-free-travel-under-new-public- transport-plan-in-cyprus/

E ci sono movimenti di cittadini per il free-fare – uno a Parigi si chiavama RATP, setssa sigla di Régie autonome des transports parisiens, ma non so se c’è ancora. Intanto c’è dibattito in Francia sulla proposta di chèque transports: http://www.hns-info.net/article.php3?id_article=9205


Liberiamo le Parole in questo Autunno delle Liberta’

2007/Ott/24

Mentre si fa tanto parlare del DDL anti-blog “sull’editoria” che (forse che si’, forse che no) porterebbe alla chiusura di tutti i blog italiani, e’ opportuno passare in rassegna quegli altri episodi piu’ o meno noti che stanno intristendo questo autunno 2007: episodi sintomatici di un’epoca in cui la Liberta’ (di Parola, di Pensiero, finanche di Lavorare) viene quasi considerata un regalo, invece che un diritto, in Italia ma anche all’estero:

(1) Pino Daniele
Il cantante napoletano e’ stato rinviato a giudizio “per ingiurie” dal giudice per le indagini preliminari di Sanremo per aver detto, durante il Festival di sei anni fa, che (Umberto) “Bossi e’ un pezzo di m…”.
I particolari della vicenda non sono chiari: c’e’ chi dice che la coprolalia e’ stata cantata dal vivo sul palco, mentre altri si ricordano il cantante pronunciare la sua analisi politica al ristorante. In entrambi i casi non si vede quale danno abbia o avrebbe mai potuto arrecare alla carriera o alla persona del leader dei leghisti: c’e’ molto da dubitare per esempio che a Napoli come in Brianza alcun potenziale elettore si sia mai recato alle urne con il pensiero alle opinioni politiche di Pino Daniele.
Per “difendere” quindi una persona da ingiurie infinitesime, un’altra persona sta passando potenzialmente grossi guai (si parla di 500mila euro di multa), e perche’? Per aver detto quello che pensava.

(2) Stefano Surace
Il giornalista Surace, molto noto fra i colleghi, sta subendo in questi mesi un processo per diffamazione per un articolo scritto addirittura nel 1965.
All’epoca dei Beatles e di Martin Luther King, Jr., un colonnello dei carabinieri vice comandante della legione di Napoli fu accusato da Surace di aver fatto rinchiudere in manicomio, benché sana di mente, la vedova di un altro colonnello. Se si tratto’ di diffamazione o no non e’ quasi ormai dato sapere, visto che i dettagli continuano naturalmente a rarefarsi con il tempo che passa. Il nome del “diffamato” mi rifiuto di ricordarlo ai futuri lettori.
Guarda caso pero’ nell’Italia della prescrizione facile, proprio le accuse di diffamazione contro Surace sono longeve quanto Matusalemme. La sua vicenda ha anzi molte delle caratteristiche grottesche del film “Detenuto in Attesa di Giudizio” di Nanny Loi e con Alberto Sordi, inclusi la mancata notifica dell’inizio, della fine e delle deliberazioni del processo in contumacia nonostante l’indirizzo di Surace fosse ben noto, e l’arresto alla frontiera seguito da lunga ed inutile detenzione quando l’ignaro condannato oso’ tornare in Italia.

(3) L’On. Storace
Nei confronti del senatore Francesco Storace, gia’ Ministro della Sanita’e Presidente della Regione Lazio, e la cui appartenenza politica e’ ultimamente troppo fluida per essere ricordata, il ministro della Giustizia Clemente Mastella ha concesso l’autorizzazione a procedere chiesta dal Procuratore della Repubblica di Roma per presunti “apprezzamenti offensivi” nei confronti del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Storace, impegnato forse in una campagna mediatica per conquistarsi un posto al sole dopo aver lasciato Alleanza Nazionale, e’ riuscito a farsi dare spazi gratis sui giornali con gli “scherzi goliardici” di alcuni suoi simpatizzanti, che hanno polemizzato con l’appoggio al Governo da parte del Premio Nobel per la Medicina, la 98enne Sen. Rita Levi-Montalcini. Ne’ a Storace ne’ ai suoi detrattori sembra aver fatto male il particolare che la Senatrice sia ebrea.
Quando pero’ il Presidente Napolitano ha dichiarato “Indegno intimidire (la Sen. Levi-Montalcini)”, Storace avrebbe risposto (a quanto sembra, anche la memoria del giorno prima cambia da un giorno all’altro) che l’inquilino del Quirinale e’ a sua volta “fazioso e indegno”.
Ora, qual’e’ il problema di fondo? Quali istituzioni sono in pericolo adesso, dopo che all’epoca di Cossiga una larga parte del Paese e della stampa era convinta che il Presidente non avesse tutte le rotelle a posto?
E perche’ un politico non dovrebbe poter dire quello che pensa? Altrimenti, come potrebbe diffondere il proprio pensiero politico?

(4) Ayaan Hirshi Ali
Dall’estero ci arrivano varie notizie che hanno ricevuto poca attenzione in Italia. Prima di tutto i nuovi sviluppi della vicenda di Ayaan Hirshi Ali, l’autrice dell’autobiografia “Infedele”, di origine somala e ripetutamente minacciata di morte da chi si appropria del Dio Misericordioso di Maometto per fini straordinariamente violenti. Almeno sulla carta cittadina olandese, dopo un anno da emigrata all’American Enterprise Institute a Washington ha visto il Governo di Amsterdam dichiarare pubblicamente di non avere intenzione di prolungare la disponibilita’ della sua scorta. Un “invito a nozze” in piena regola rivolto a coloro che hanno gia’ organizzato l’omicidio di Theo Van Gogh, il regista anch’egli olandese che aveva lavorato con Ali al film “Sottomissione”.
Le ultime notizie danno la scrittrice in viaggio per l’America, alla ricerca di nuovi modi di finanziare la propria incolumita’ (si parla di circa cinque milioni di euro all’anno). Come abbia fatto l’Olanda pero’ a non subire alcuna conseguenza nonostante l’abbandono di una persona-cittadina che dovrebbe avere gli stessi diritti degli altri, non e’ ufficialmente dato sapere. Il problema, in realta’, e’ nel fatto che Hirshi Ali ha detto e scritto quello che pensava e pensa ancora: e dunque anche lei, si trova a pagare con una vita molto grama e insicura il suo diritto di libera espressione.

(5) Regno Unito
Nel frattempo nel Regno Unito della Magna Charta e’ bastato l’attentato del 7 luglio 2005 per permettere al Governo e alla Polizia di fare quello che non era pensabile neanche nei lunghi anni e le decine di morti della guerra nordirlandese.
Il 22 luglio 2005, intanto, l’innocentissimo elettricista brasiliano Jean Charles de Menezes e’ stato ucciso a sangue freddo dai “servizi di sicurezza”. Il processo e’ in corso, ma non per omicidio. La strategia di “sparare a vista per uccidere” in caso di sospetto di terrorismo non e’ stata ancora ufficialmente abrogata.
Al Parlamento a Westminster sono stati invece impegnati nell’approvare due gemme: il Terrorism Act 2006 che dichiara fuorilegge il parlare in maniera positiva di atti di terrorismo “nel passato, nel futuro e in generale”. Insomma, la prima legge che copre la Storia Universale
Come riportato su l’Economist, se un giudice prendesse questa legge alla lettera anche inneggiare a Nelson Mandela potrebbe essere un reato.
Un’altra legge britannica del 2005, poi, criminalizza ogni dimostrazione nel raggio di un chilometro dal Parlamento se non c’e’ un permesso preventivo da parte della polizia (ottenibile in sei giorni). Come risultato pero’, mentre il numero di terroristi arrestati sembra pochissimo se non zero, una donna e’ stata portata in cella per essersi presentata con una torta con su scritto “PACE”, e un’altra per aver osato leggere i nomi dei soldati britannici uccisi in Iraq.
Di nuovo, di fronte a un miserrimo o nullo guadagno in sicurezza, e’ stata tolta una bella fetta di Liberta’ a tutti.

(6) Pensionati forzati
E perche’ no, consideriamo la recente decisione della Corte di Giustizia Europea, che ha dichiarato che la Spagna puo’ costringere i suoi cittadini ad andare in pensione a 65 anni, se c’e’ “una giustificazione” come per esempio “la riduzione della disoccupazione e la stabilizzazione della forza lavoro”.
E’ una decisione incredibile, che in pratica dice che la liberta’ di ciascuno di noi non solo dipende da quella degli altri (come naturalmente deve) ma addirittura e’ subordinata al “bene comune” anche su questioni all’apparenza minori come il diritto di continuare a lavorare se uno se ne sente in grado.

(7) Giornalisti uccisi
Per concludere, Reporters Senza Frontiere, l’organizzazione con sede a Parigi, ha comunicato di aver contato 113 giornalisti e altri operatori della comunicazione uccisi nel 2006, mentre la Federazione Internazionale dei Giornalisti arriva addirittura a 155. In entrambi i casi il 2006 sarebbe forse l’anno peggiore di sempre.

Naturalmente, non si tratta di episodi tutti allo stesso livello, e non tutti i protagonisti sono conosciuti per la propria simpatia o il proprio desiderio di difendere la liberta’ altrui. Ma proprio questo in fondo e’ il punto: la Liberta’ che va difesa e’ quella di tutti, e non solo quella di chi esprime idee ortodosse, o sulle quali comunque siamo d’accordo.

Negare la Liberta’ di espressione a chi non ci va a genio significa minare il nostro stesso diritto di dire quello che pensiamo. E imporre di stare zitti “per il bene comune” o di non lavorare “per il bene comune” e’ solo uno dei pochi passi verso la dittatura, del tiranno o della maggioranza che sia.

A proposito, riguardo il Ddl sulla riforma dell’editoria: non si e’ accorto nessuno del pensiero veterofascista di fondo, che vede fare tanto ridicolo sforzo proprio in Italia dove giornali e telegiornali di ogni colore sono cosi’ ingessati intorno a questo o quel partito da scaricare le notizie meno insulse alle varie Striscie e Iene?

Anche nelle ultime precisazioni governative, rimane sempre evidente la volonta’ di controllare l’informazione, quand’anche solo quella professionale. E perche’ mai, poi? Per “proteggere dalla diffamazione” chi, se non i potenti, in un colossale ossimoro?

Quand’anche io la pensassi come Storace su Napolitano, e lo dicessi e scrivessi in giro, quale offesa mai sarebbe, quale attentato alla Costituzione o alla Nazione? Non ci sarebbe nessuno capace di rispondermi senza dover appellarsi addirittura alla Magistratura?

Forse la societa’ e soprattutto la politica italiana e’ prigioniera di un fenomeno culturale molto pittoresco, quel desiderio un po’ ingenuo e un po’ bambino di “difendere il proprio nome” da tutti ma proprio tutti gli attacchi, anche quelli palesemente assurdi, stupidi, di parte e/o provocatori.

Altro che ingentilire e specificare il nuovo DDL sull’editoria, allora: quello che bisogna fare in Italia e’ liberare le parole, abolire l’Ordine dei Giornalisti, e importare dagli USA quel Primo Emendamento che non mi sembra ne abbia mai minato la Democrazia. Anzi.


Barzelletta sui Radicali

2007/Ott/23

Sono cosi’ Radicale che…
* candidato ed elettore unico alle elezioni familiari, ho ottenuto solo 0.3 voti

* il mio referendum sulle vacanze non ha ottenuto il quorum quando anche il gatto ha deciso di non recarsi al seggio

* prima di avere un’opinione aspetto di vedere cosa ne pensa Marco Pannella
* * purtroppo pero’ non ci capisco niente e mi trovo costretto a cercare di razionalizzarmi una scelta qualunque
** quando poi Pannella si contraddice, adotto come mie entrambe le posizioni

* mi crogiolo nel pensiero che tutti gli altri siano svitati e/o allucinati invece di trarne le logiche conseguenze

* quando la mano destra litiga con la mano sinistra impongo alla prima di andarsene e poi applico contro di lei una strategia di lotta nonviolenta, visto che si rifiuta di sparire dalla circolazione

* per farmi ascoltare da mia madre, minaccio periodicamente uno sciopero della fame

* quando parlo al telefonino, scopro sempre che questo ha automaticamente silenziato il microfono, unendosi cosi’ alla cospirazione generalizzata che mi impedisce di apparire in un qualunque mezzo di comunicazione di massa

* ho un dibattito in corso con me stesso riguardo l’alterita’ dei miei introiti

* sarei pronto a denunciare qualunque tentativo di corruzione, ma chissa’ perche’ non me ne capita mai neanche uno
* * per evitare di fare favori agli amici, li faccio solo agli estranei

* non potendo digiunare per la moratoria della pena di morte, ho espresso solidarieta’ dicendo tre volte al giorno “cappuccino

* quando il Cardinale Bagnasco fara’ autocritica, il mio cervello andra’ in tilt pur di rifiutarsi di applaudire un prete

* liberista, liberale e libertario, ispiro negli altri il desiderio di liberarsi (di me)

(a quanto sembra, questo blog sara’ almeno per un breve periodo un googlewhack, l’elusivo risultato singolo di una ricerca su Google)


UK: Un Abominio da Fermare

2007/Ott/22

Sir David King, il referente scientifico del Governo Britannico, ha deciso in barba a tutto cio’ che dice la Scienza di proporre l’uccisione in massa dei tassi nell’isola, per far diminuire il numero di casi di Tubercolosi Bovina.

Poco gli importa, a Sir David, se giusto un mese fa e’ stato pubblicato un rapporto secondo il quale tale uccisione sarebbe utile solo se completa, e quindi costosissima. Poco gli importa anche sapere che il 60% delle infezioni sono fra un bovino e l’altro.

Quello che davvero importa e’ poter dimostrare che il Governo sta “facendo qualcosa”. Speriamo che l’avere il 95% della popolazione contraria all’idea di eliminare i tassi, sia abbastanza per fermare un’abominevole strage.

Dovrebbe far riflettere il fatto che si tratta dello stesso Sir David che urla da alcuni anni che il Riscaldamento Globale e’ piu’ pericoloso del Terrorismo.

Un pericolo molto grande, tutto sommato, sembra essere rappresentato dagli scienziati-politici che non faticano ad ostentare sicurezza nella direzione che piu’ conviene al Governo cui rispondono.


L’Assurdita’ del Boicottaggio delle Olimpiadi di Pechino

2007/Ott/21

Il rito della richiesta di boicottare le Olimpiadi si ripete come al solito, nonostante la palese assurdita’.

In questi giorni c’e’ chi invoca l’assentarsi da Pechino2008 a causa della disastrosa situazione dei diritti umani in Cina, dell’enorme numero di esecuzioni capitali, e/o  della colonizzazione forzata del Tibet (dei problemi degli Uigur, sembra che non si interessi nessuno).

Ne ha parlato in Italia recentement il Prof. Alberto Asor Rosa prima via stampa, poi alla trasmissione Viva Voce su Radio24. La’ gli ha risposto l’On. Mario Pescante (Forza Italia), membro del Comitato Internazionale Olimpico.

Pescante ha posto da parte sua una domanda cui tutto sommato andrebbe data una risposta: perche’ chiedere allo Sport di ovviare alle mancanze della Politica e dell’Economia, e rifiutare sdegnosamente l’invito ad andare in Cina proprio mentre sembra al boom dei rapporti commerciali sembra che non ci sia fine?

D’altronde, a che serve un boicottaggio se non a pulire la coscienza di chi lo chiede?

Chi avrebbe vinto, se a Berlino 1036 Jesse Owens avesse deciso di restare a casa invece di andare a battere tutti i Corridori Ariani di fronte all’imbarazzatissimo Hitler?

E chi si ricorda quali Paesi boicottarono Citta’ del Messico 1968 o Montreal 1976 e perche’?

E invece, chi non ricorda l’immagine di Tommie Smith e John Carlos con il pugno guantato di nero puntato al cielo durante la premiazione della finale dei 200 metri proprio nella Olimpiade del 1968?

Boicottare in generale non porta alcun risultato, ed e’ dunque assurdo, perche’ gli assenti non parlano e vengono presto dimenticati.

Al massimo si puo’ ottenere a qualcosa quando la decisione e’ presa all’ultimo istante e da piu’ delegazioni, come appunto a Montreal 1976: impossibilitati a cambiare la cerimonia di inaugurazione, gli organizzatori si troverebbero costretti a mandare in giro per il mondo le immagini dei vuoti laddove dovevano sfilare i boicottanti.

O magari sarebbe servita una campagna a favore dei diritti umani in Cina, ma continuativa e sostenuta sin dal 2001, quando la sede dell’Olimpiade venne assegnata.

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Ci sono sicuramente modi piu’ efficaci per dimostrare il proprio appoggio a questa o quella causa, magari a livello individuale e non nell’anonimato di un gruppo.

Come hanno mostrato Smith e Carlos quasi 40 anni fa, lo sportivo che volesse approfittare della situazione farebbe bene ad ispirarsi alla nonviolenza, escogitando metodi di protesta che in caso di vittoria o podio avrebbero il maggior impatto mediatico possibile.

Ad esempio Peter Norman, l’australiano che si vede sul podio con Smith e Carlos, decise di mostrare sulla tuta il distintivo del “Progetto Olimpico per i Diritti Umani“.

Chissa’ se qualcuno fara’ niente del genere.


Il Potere della Nonviolenza

2007/Ott/20

Shaazka Beyerle (Consulente Esperta al Centro Internazionale sul Conflitto Nonviolento – International Center on Nonviolent Conflict) e Cynthia Boaz (Professore Associato di Scienza Politica e Studi Internazionali alla State University di New York a Brockport) hanno pubblicato un paio di giorni fa un articolo sull’International Herald Tribune dal titolo “The power of nonviolence“.

Chissa’ se verra’ ripreso da qualche giornale italiano?

Nel frattempo faccio qui di seguito una traduzione veloce di questo interessante excursus sulle tecniche della nonviolenza, a cominciare naturalmente da quanto sta succedendo in Birmania/Myanmar.

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Il Potere della Nonviolenza
di Shaazka Beyerle e Cynthia Boaz
International Herald Tribune

Giovedi’, 18 ottobre 2007

Non e’ stata una sorpresa vedere la Giunta birmana reprimere violentemente la “Rivoluzione dello Zafferano.” I Generali avevano perso ogni credibilita’ agli occhi del popolo ed era rimasto loro soltanto un mezzo per mantenere il controllo – la repressione.

Ma indipendentemente da quante pistole e quanti carri armati abbiano, i Generali dipendono comunque dai soldati semplici per fare il loro “lavoro sporco”. La Storia insegna che quando un numero sufficiente di persone smettera’ di eseguire i loro ordini, o passera’ all’opposizione, il potere della Giunta si disintegrera’.

Da questo punto di vista, la Rivoluzione dello Zafferano non e’ finita, e’ appena cominciata.

La disobbedienza e’ al cuore della lotta nonviolenta. “Neppure il piu’ potente puo’ governare senza la cooperazione dei governati” ha detto il Mahatma Gandhi. I movimenti Nonviolenti hanno successo non necessariamente quando ci sono dimostrazioni di massa, ma quando abbastanza persone ritirano la loro cooperazione, si rifiutano di obbedire ed insidiano cosi’ la sostenibilita’ del regime.

Notizie di atteggiamenti di sfida continuano ad arrivare dalla Birmania. Fonti della dissidenza segnalano che manifesti dell’opposizione stanno comparendo in spazi pubblici, sulle pareti delle prigioni, incollate su palloncini pieni di elio, e perfino su battelli fluviali.

Le proteste non sono l’equivalente di un movimento nonviolento, ma sono un tipo di tattica nonviolenta. Inoltre, il “Potere del Popolo” non e’ una forza inesplicabile per cui migliaia di cittadini manifestano in strada ed innescano una “conversione” nei cuori degli oppressori.

Il “Potere del Popolo” e’ l’applicazione sostenuta e strategica di una varieta’ di tattiche nonviolente, inclusi disobbedienze civili, boicottaggi, scioperi e noncooperazione. Gene Sharp, uno studioso della nonviolenza, ha documentato oltre 198 tipi di azioni nonviolente e ad ogni nuova crisi ne vengono inventate di altre.

Ci sono quattro tipi di obiettivi strategici per le azioni nonviolente. Possono interrompere il normale funzionamento di una citta’, di una regione o di un Paese, rendendo impossibile il business as usual. Sotto il brutale regime di Augusto Pinochet in Cile, l’opposizione lancio’ un appello al “rallentamento” ed il giorno indicato la maggior parte dei residenti di Santiago cammino’ a meta’ della velocita’ normale, e guido’ a meta’ della velocita’ normale, dimostrando cosi’ ai Generali quanto ne avessero abbastanza – senza che una singola persona rischiasse alcunche’.

Un esule birmano con fonti all’interno del Myanmar ha segnalato che gli attivisti locali “chiedono la noncooperazione con il regime e assenteismo da fabbriche e uffici.”

Le azioni nonviolente, come ha detto 30 anni fa Thomas Schelling, Premio Nobel per l’Economia, possono anche negare a un oppressore cio’ di cui ha bisogno, denaro, cibo, rifornimenti o forza lavoro.

Durante la rivolta popolare contro Ferdinando Marcos nelle Filippine, il pubblico ha ritirato i propri soldi dalle Banche collegate al regime ed ha smesso di pagare le bollette. Questo comportamento ha esercitato una forte pressione su un’economia carente di denaro e malgestita. Marcos aveva bisogno di soldi perche’ la repressione non e’ gratuita. Ci vogliono somme enormi per nutrire, trasportare ed armare soldati, come pure per comprare la lealta’ delle classi dirigenti superiore e di chi e’ piu’ vicino al dittatore.

Strategie e azioni Nonviolente possono anche minare le fondamenta di supporto dell’oppressore – le istituzioni ed i gruppi necessari per mantenere il controllo – inclusi la polizia e i militari. Un esule birmano dice di aver sentito che i soldati birmani non obbediscono completamente agli ordini e che alcuni hanno disertato, e che ci potrebbe essere una spaccatura fra i due Generali a capo del “Consiglio per la Pace e lo Sviluppo dello Stato” che comanda il Paese.

Una lezione dalle lotte nonviolente del passato e’ l’importanza della comunicazione di una visione della societa’ basata sulla giustizia, non sulla vendetta, che accoglie coloro che dopo averlo appoggiato, abbandonano l’oppressore.

Per concludere, le azioni nonviolente sono esse stesse un modo per attrarre piu’ persone nell’opposizione. Un numero crescere di residenti del Myanmar spengono le loro televisioni, e perfino le luci, quando il telegiornale del regime comincia ogni sera, mandando un segnale di sostegno all’opposizione e indicando la propria repulsione per il Governo.

E cosi’ se i Generali volevano la calma, l’hanno ottenuta – una mobilizzazione calma e potenzialmente in crescita. Tale era il caso in Turchia, quando nel 1997 una protesta contro la corruzione iniziata con lo spegnere le luci si e’ sviluppata in dimostrazioni da parte di 30 milioni di perse.

Quando era in prigione, il Reverendo Martin Luther King, Jr. scrisse: “Sappiamo per esperienza dolorosa che la liberta’ non e’ mai data dall’oppressore; deve essere chiesta dall’oppresso.” In Birmania, migliaia stanno facendo e continuano a fare proprio quello.


Veltroni a capo del Partito Romanista

2007/Ott/19

Roma, 19 Ottobre (MNN) – Dopo aver deciso di spendere solo 250mila euro all’anno per l’affitto della nuova sede di fronte al Circo Massimo, Walter Veltroni ha risolto anche la spinosa questione delle Bandiere del Partito Democratico.

Una meta’ del partito insisteva per il ‘rosso nostalgia‘, un’altra meta’ per il ‘giallo dell’Avvenire‘ (detto anche ‘xanthovaticano’). Per evitare discordie abbiamo scelto di affiancarli“.

Veltroni ha poi annunciato che di conseguenza il Partito Democratico verra’ rinominato in “Forza Roma“.

(da non confondere con “Forza Italia” nonostanto i due leader finiscano entrambi cogli “oni“)

Secondo alcune voci, la corrente di sinistra-centro di Forza Roma avrebbe preferito mescolare le due passate tradizioni nel colore arancione.

Ma Veltroni ha dichiarato “Saremmo sembrati monaci buddhisti. Io appoggio il popolo della Birmania, ma ho deciso altrimenti per un motivo di opportunità, per cercare di evitare, vista la mia posizione, ogni possibile contraccolpo per il governo del Myanmar“.

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ps Il remake aggiornato di una fortunata serie editoriale e cinematografica si intitolera’ dunque “Don Peppone“???

il Pd [...] potrà pure contare, e magari non è un caso, sulla vicina chiesa di Santa Anastasia: l’unica di Roma aperta giorno e notte perché è lì che i fedeli vanno a chiedere la grazia.


Sempre Piu’ Polli a La Repubblica

2007/Ott/17

Alla redazione de La Repubblica non si smentiscono mai: hanno abboccato un’altra volta, dopo essere cascati per anni nelle trappole mediatiche di Berlusconi, e non aver resistito alla tentazione di abboccare alle provocazioni di Der Spiegel,  eccoli li’ di nuovo pronti a fare pubblicita’ a Calderoli:

From: “Maurizio Morabito”
Subject: La Lega e la Sen. Montalcini (ma perche’ ci cascate sempre?)
To: “Lettere al Direttore Repubblica” , “Redazione La Repubblica”

Caro Direttore, cara Redazione

Ma e’ mai possibile che vi (e ci) facciate sempre prendere in giro in base al “diritto di cronaca” (che non e’ un dovere)?

Una volta abboccavate a tutte quello che usciva dalla bocca di Berlusconi, anche se completamente campato in aria, regalandogli titoloni su titoloni sul giornale.

Oggi invece e’ toccato alla Lega acquisire spazio gratuito sul sito con la proposta assolutamente velleitaria di togliere i finanziamenti all’istituto della Sen. Montalcini.

L’emendamento-Calderoli non ha nessuna speranza di essere approvato. L’unico motivo per presentarlo e’ perche’ Calderoli ottenga gratis uno spazio e pubblicita’ sui giornali.

E voi come tanti pesci lessi, naturalmente gli avete dato l’uno e
l’altra.
E non mi venite a raccontare che siete obbligati a dare tutte le notizie, perche’ non e’ vero. Se lo fosse allora Repubblica non sarebbe un giornale, ma una successione di comunicati stampa.


Con Israele, con l’Iran

2007/Ott/16

Quando si parla di Medio Oriente, di Israele e di Iran si deve purtroppo fare ancora piu’ fatica del solito per riuscire a non farsi ingannare dai diluvi di retorica e prosopopea che forse da quaranta anni mai cessano di arrivare da piu’ fronti.

Ma possiamo almeno provare, comprendendo il perche’ del comportamento iraniano, tranquillizzandoci sulle probabilita’ di uso della bomba atomica, e analizzando le tre possibilita’ di intervento dell’Unione Europea (UE): per stabilire un clima di mutuo rispetto con l’Iran, far entrare Israele nella UE, e dimostrare al mondo che si puo’ fare a meno delle armi atomiche.

- Perche’ l’Iran Vuole la Bomba

Bertrand Kouchner, il Ministro degli Esteri Francese, si e’ recentemente ritagliato uno spazio su moltissimi giornali annunciando una linea dura contro la possibilita’ che l’Iran costruisca una bomba atomica. Per l’occasione Kouchner non ha pero’ detto perche’ mai la Francia non dia l’esempio togliendo di mezzo i suoi ordigni nucleari.

Se infatti il problema e’ la proliferazione delle bombe atomiche, prima appannaggio delle Cinque Potenze (USA, Russia, Cina, Regno Unito e Francia) e adesso in mano a molte (troppe) altre nazioni, cio’ non e’ che la conseguenza logica della decisione delle Cinque Potenze stesse di non rinunciare alle loro bombe.

Perche’? Perche’ l’Atomica e’ il segno dell’essere una Potenza Mondiale, per chi ce l’ha. Per chi non ce l’ha, e’ il biglietto di ingresso nel Club dei Potenti e soprattutto degli Intoccabili. L’Iraq senza Bomba e’ stato invaso, il Pakistan con la Bomba gode di ottimi rapporti con gli USA. E come nel gioco USA-URSS durante la Guerra Fredda, fra India e Pakistan le armi nucleari sono una garanzia di pace ed equilibrio.

Anche per Israele non e’ difficile notare che, chissa’ perche’, l’acquisizione della bomba atomica ha piu’ o meno coinciso con la fine delle invasioni arabe nel 1973..

E quindi, in barba a tutte le minacce e tutti i ricatti Europei ed Americani, nell’assurda logica del nostro Mondo e’ naturale che anche un Paese come l’Iran, circondato da potenziali nemici e continuamente minacciato da lontano, voglia avere la Bomba.

- Perche’ l’Iran non bombardera’ Israele

Il programma nucleare iraniano e’ cosi’ strategico da essere iniziato ai tempi dello Shah, quando naturalmente era incoraggiato dagli USA. Ma non e’ questa l’unica indicazione che l’idea che l’Iran bombardi Tel Aviv fa acqua da tutte le parti. Infatti:

(1) Nessuno ha mai usato le bombe atomiche, perche’ i rischi di ritorsione sono troppi. E’ vero che la ritorsione viene dopo: ma gli USA e Israele hanno abbastanza capacita’ tecniche da bombardare non con una, ma con dieci bombe Teheran e in maniera automatica in caso di attacco. Come possa l’Iran dalla storia plurimillenaria scegliere il suicidio collettivo garantito, non e’ dato sapere.

(2) Bombardare Israele significa quasi sicuramente lanciare un missile. E non e’ l’Iran possa rischiare di sbagliare e invece distruggere Gerusalemme o polverizzare i Palestinesi e poi mandare le proprie scuse da un bunker nel Deserto Settentrionale. L’alternativa e’ far esplodere l’ordigno atomico in una nave in un porto israeliano, facendo finta di non saperne niente, o contrabbandarlo via terra in un modo o nell’altro: entrambi scenari realistici solo per un film di James Bond.

(3) Essere capaci di costruire un’atomica e’ solo un passo dei tanti. Poi bisogna fare dei test, e ogni volta naturalmente costruire una bomba nuova. Il fallito petardo atomico della Corea del Nord del 9 Ottobre 2006 (forse quattro volte meno potente del previsto) ha dimostrato che non si tratta di niente di facile. Una volta completati test decennali, poi, per anni l’Iran avrebbe solo un paio di ordigni pronti, se lanciati un’atrocita’ tremenda ma certo non abbastanza per “cancellare Israele”.

(4) L’Iran non ha mai attaccato nessuno negli ultimi due secoli. Non si capisce perche’ dovrebbe farlo proprio adesso e a rischio totale della propria esistenza. In compenso non sono mancate le aggressioni: inclusa quella dell’Iraq, di nuovo sponsorizzata dagli USA (e dall’Europa) e costata un milione di morti. E’ vero che soldi e armi arrivano da Teheran a Hamas e Hezbollah, ma non dobbiamo commettere l’errore di pensare che la propaganda esista solo da noi: nel 2006 l’Iran ha promesso di mandare in Libano un “battaglione suicida” e lo ha fatto comparire agguerrito in televisione, ma poi non e’ partito nessuno.

(5) Al confine del Mare di Sabbia Araba dal Marocco a Baghdad, checche’ ne dicano gli ayatollah l’Iran Sciita e’ un ovvio alleato di Israele, cosi’ come lo e’ la Turchia anch’essa Musulmana non-Araba. Non e’ una faccenda di religione ma di alleanza contro il pan-arabismo che continua a cercare di alzare la testa, e che non puo’ tollerare ne’ Ebrei, ne’ Turchi/Ottomani, ne’ naturalmente Persiani Sciiti.

(6) Nonostante la repressione e la censura l’Iran e’ uno dei pochi posti nell’area dove le elezioni vengano organizzate senza che il risultato sia preordinato. Ci sara’ pure un motivo? Il motivo e’ che la societa’ iraniana e’ complessa e matura e ha bisogno di democrazia, ancorche’ soggiogata. Il regime dei preti semplicemente non puo’ tenersi in piedi da solo, e per questo il sistema politico Iraniano e’ molto complesso, con pochi dei classici segni delle dittature centraliste e dirigiste.

(7) Come si puo’ gia’ evincere da quanto sopra, se a volte l’Iran si comporta in maniera paranoica e’ perche’ e’ stato minacciato, usato, invaso e turlupinato per tantissimo tempo. La stessa, originale democrazia non-clearicale Iraniana fu inopinatamente fatta fuori dallo Shah e dalla CIA con la complicita’ britannica nel 1953. A chi si chiede perche’ avvenimenti vecchi di cinquanta anni debbano essere ancora rivelanti ricordo che l’Europa non ha ancora finito di sistemare tutti i problemi legati alla Prima Guerra Mondiale, un avvenimento finito novanta anni fa.

(8) Il Presidente Ahmadinejad chiacchiera tanto ma il suo potere e’ limitato. A comandare e’ il Papa Iraniano, il Leader Supremo Grand Ayatollah Ali Khamenei. Il Presidente non comanda le Forze Armate, e ha scelte limitate riguardo i Ministri dello Spionaggio e della Difesa. E in contrasto alle ambiguita’ di Ahmadinejad sull’Olocausto, la TV di Stato dell’Iran ha ottenuto un enorme successo con lo sceneggiato “Svolta di Zero Gradi” (“Madare sefr darajeh”), la storia di uno studente iraniano che si innamora (addirittura!) di una Ebrea francese a Parigi e tramite lei vede crescere il dramma della Shoah.

C’e’ dunque motivo di ritenere che se la situazione non cambiera’, l’Iran costruira’ una bomba atomica ma non la usera’. E se questa puo’ essere una buona notizia per chi abbia a cuore Israele, certo non lo e’ abbastanza per l’Umanita’ intera, perche’ l’Iran Nucleare sara’ l’ennesimo aumento della proliferazione atomica. La Siria, l’Egitto, l’Arabia Saudita e la Turchia certo non potranno esimersi dal seguire l’esempio.

Lo vogliamo davvero, un mondo dove le bombe atomiche sono come il prezzemolo?

- Tre Opportunita’ per l’Europa

La situazione pero’ e’ ancora fluida, e per l’Europa ci sono tre chiare opportunita’ di leadership: recuperare un rapporto con l’Iran al di fuori della logica americana autolesionista degli Stati Canaglia; cominciare i negoziati per l’ingresso di Israele nell’Unione; e avere il coraggio di mostrare al mondo che si puo’ vivere senza l’Atomica.

(i) Dialogo e Rispetto con l’Iran
La politica estera dell’Amministrazione Bush, che certo non ha mai mostrato lungimiranza, ha uno dei suoi cardini nella demonizzazione dell’Iran, anni fa appunto incluso in quella lista del cosiddetto Asse del Male, addirittura con la Corea del Nord. Questa demonizzazione viene perorata in una propaganda cosi’ pervasiva da aver trasceso i confini politici fra destra e sinistra, conservatori e “liberals”.

Nonostante la debacle in Iraq, si fanno apertamente e seriamente piani per attaccare, invadere e/o bombardare uno Stato Sovrano in barba a ogni trattato internazionale. La figura di Ahmadinejad e’ usata correntemente come esempio di Cattivo Mondiale, e anche chi lo ha invitato alla Columbia University si e’ sentito in dovere di insultare il proprio ospite, in barba a duemila anni di tradizione “Occidentale”.

Tanti hanno sottolineato come Ahmadinejad abbia improbabilmente affermato che in Iran non ci sono omosessuali. Nessuno si e’ chiesto come mai il Presidente Iraniano avesse deciso di andare li’, e se Saddam Hussein o il nordcoreano Kim Jong-Il per esempio avrebbero mai potuto fare niente del genere. E nonostante l’Iran non c’entri assolutamente niente ne’ con al-Qaeda, ne’ con i Taleban, ne’ con gli attentati dell’11 Settembre, al Presidente in visita e’ stato negato l’accesso al sito delle Torri Gemelle, quasi che le avesse buttate giu’ personalmente.

Quale reazione possiamo mai aspettarci di ritorno se non un arroccamento a difesa anche del programma atomico?

A Teheran lo sanno anche le pietre che se l’Iran decidesse domani unilateralmente di rinunciare all’Atomica, la probabilita’ di un attacco USA, se non di un golpe appoggiato da Washington, aumenterebbe vertiginosamente, e rimarebbe alta anche dopo il cambio della guardia in America nel Gennaio 2009: questo perche’ la fiducia reciproca e’ zero, e l’Iran ha gia’ imparato piu’ volte a sue spese che tutti i discorsetti sui Diritti e la Democrazia sono stupidaggini che gli USA o il Regno Unito non hanno timore a mettere da parte quando fa loro comodo.

In una frase: l’Atomica e’ uno strumento di difesa della Nazione contro minacce ed interferenze esterne, e solo quando queste finiranno sara’ possibile immaginare la fine anche della Bomba Iraniana.

Il punto riguardo l’Iran e’ che se non si rinuncia alle caricature e alle demonizzazioni, non si puo’ sperare in un dialogo serio. Un’Europa seria avrebbe allora cominciato da tempo a ricostruire la fiducia con l’Iran, cominciando con il prendere seriamente Ahmadinejad e Khamenei. Niente e’ perduto, ma grazie guarda caso alla Francia, invece, le carte migliori sono in mano alla Russia e a quel Putin di cui ormai conoscono tutti il viaggio a Teheran, dopo le presunte minacce alla sua vita.

(ii) Ingresso di Israele nella UE
Un’altra iniziativa Europea che avrebbe dovuto essere gia’ intrapresa anni fa e’ invitare Israele nell’Unione, mandando cosi’ un segnale molto chiaro al Mondo Arabo ma anche e soprattutto a Teheran, e cioe’ che la difesa di Israele e’ la difesa dell’Europa. Chi avra’ sogni velleitari di “annientare Israele” avra’ quindi l’impossibile compito di dover annientare un intero Continente. Riaprendo inoltre l’Europa alle sue radici di cultura ebraica cosi’ inopinatamente recise settanta anni fa, l’ingresso di Israele sarebbe la chiosa suprema per seppellire secoli di antisemitismo, i pogrom, e la Shoah.

E perche’ no, vorrebbe dire anche avere un peso non zero nell’aiutare gli amici Israeliani a correggersi dove sbagliano, nelle discriminazioni anti-Palestinesi, nella tortura di Stato, nella strategia distruttiva della colonizzazione: perche’ in Europa puo’ solo entrare l’Israele dove, nelle parole di Adam LeBor sul New York Times, “non ci sono strade separate per Arabi ed Ebrei”, “villaggi resi inaccessibili dai bulldozer dell’Esercito”; “posti di blocco”; e “uno steccato di sicurezza che separa gli agricoltori dalla loro terra, e i bambini dai loro luoghi di gioco”.

(iii) Rottamazione delle atomiche europee
Israele nell’UE non basta pero’, perche’ come detto all’inizio il problema della proliferazione degli ordini atomici e’ globale. In Europa le testate sono di proprieta’ della Francia e del Regno Unito: riuscira’ qualcuno a far dire loro per davvero perche’ mai ne dovrebbero aver bisogno? Per esempio, potrebbe mai esserci un attacco atomico all’Europa con un’America indifferente? E in ogni caso, se c’e’ un motivo per cui due Potenze relativamente minori hanno “il diritto alla Bomba” cosa impedirebbe di applicare le stesse argomentazioni piu’ o meno a ogni Stato di media grandezza, Iran incluso?

Non si tratta di argomenti facili, e Parigi e Londra si aggrapperanno alle loro disutili bombe con le unghie e con i denti. Il discorso da fare e’ che proprio perche’ i due ex-Imperi non vogliono rinunciare ai loro giocattoli, c’e’ il rischio di centinaia di migliaia se non milioni di morti in un attacco atomico da qualche parte nel mondo.

Lo status quo e’ quello di un’Europa codarda e ipocrita, le cui minacce e pontificazioni mai potranno liberare l’Umanita’ dal pericolo della Bomba.  Anzi, il numero di Paesi dotati o pronti a dotarsi della Atomica continuera’ a crescere.

E con esso il rischio che qualche idiota faccia esplodere una citta’ per stupidita’ o imperizia.


Ufficiale di Polizia propone la Legalizzazione delle Droghe in Gran Bretagna

2007/Ott/15

BBC News – 15 Ottobre 2007
Corpo di Polizia Gallese d’accordo sulla liberalizzazione delle droghe

L’Ente di Polizia del Nord del Galles ha annunciato oggi il suo supporto per le proposte di revisione del proibizionismo sulle droghe, proposte avanzate dal suo Commissario Capo Richard Brunstom.

Tali proposte verranno presentate al Ministro dell’Interno del Governo Brown e al Parlamento del Galles, nell’ambito di consultazioni per tutto il Regno Unito riguardo la Legge sull’Abuso di e Tossicodipendenza da Droghe (“Misuse of Drugs Act”, del 1971).

Brunstom vorrebbe sostituire “Droghe” con “Sostanze” in modo da regolamentare anche nicotina ed alcool secondo una scala del danno invece che semplicemente proibire una lista di droghe illegali.

Brunstom ha dichiarato che la “guerra contro le droghe” non puo’ essere vinta e che non vuole che la situazione precipiti verso uno stato di anarchia dell’uso e dell’abuso. Ha poi paragonato i proibizionisti che si oppongono a una revisione delle leggi vigenti, a chi crede che la Terra sia piatta nonostante tutte le prove contrarie.

Anche Leanne Wood, ex-poliziotta adesso parlamentare per il Partito Gallese del Plaid Cymru ha detto che la legge del 1971 non e’ assolutamente efficace e che la strategia corrente proibizionista non puo’ portare ad alcuna vittoria.

Altri politici locali e nazionali sono intervenuti sull’argomento, per lo piu’ contro le nuove proposte, cosi’ come l’Associazione degli Ufficiali di Polizia, una cui portavoce ha definito le idee di Brunstom come “frutto della disperazione” perche’ “porterebbero ad esacerbare il problema”.

NOTE A COMPLEMENTO DELLA NOTIZIA DELLA BBC

Il dibattito sulla liberalizzazione delle droghe va avanti da alcuni anni nel Regno Unito, dove proposte in tal senso sono gia’ venute piu’ volte dalla Polizia stessa, piu’ incline a occuparsi di criminalita’ invece di chi fa uso personale di sostanze.

In generale le droghe sono classificate a seconda del danno, da “A” (eroina, morfina) a “B” (anfetamine) a “C” (steroidi anabolizzanti). Nel 2004, dopo un periodo di sperimentazione, la Cannabis e’ stata declassata da B a C, con la conseguenza che chi ne e’ scoperto in possesso non e’ piu’ arrestato “per principio”, anche se la droga stessa viene sequestrata dalla Polizia. Una revisione della situazione nel 2005 non ha portato ad alcun cambiamento, anche se Gordon Brown ne ha annunciata un’altra lo scorso Luglio.

Secondo il Sistema Sanitario Nazionale in Inghilterra e Galles, nel periodo 2004/2005 il 26% dei giovani nella fascia di eta’ 16/24 ha ammesso di aver usato droghe nell’anno precedente, e la meta’ ha detto di averle provate almeno una volta nella vita. Fra chi usa droghe, la meta’ ha dichiarato di aver iniziato fra le eta’ di 10 e 15 anni.

Il Ministero dell’Interno ha riportato nel 2005 una riduzione generalizzata del consumo e uso di droghe, con l’unico indicatore stabile rappresentato dalla percentuale di chi fa uso di droghe pesanti (classe “A”). In particolare, l’uso di cannabis dopo la parziale liberalizzazione del 2004 e’ leggermente diminuito.


Come Previsto: Della Frana Incolpato il Clima

2007/Ott/13

Ho pubblicato ieri una delle notizie false della MNN, nella quale si incolpava il Cambiamento Climatico della grande frana di Sesto Pusteria.

Per ora la previsione dell’ascesa del Ministro Pecoraro Scanio a Maresciallo d’Italia Plenipotenziario non si e’ avverata.

Pero’, a dimostrazione che ormai qualunque cosa accada non si smette mai di dire sciocchezze sul riscaldamento globale, qualcuno e’ saltato subito fuori dicendo davvero che le frane sulle Dolomiti le causa il clima che cambia…

Quei segnali dai monti in agonia
Da Cortina al Cervino, 15 anni di emergenza
di PAOLO RUMIZ
Quei segnali dai monti in agonia Da Cortina al Cervino, 15 anni di emergenza – cronaca – Repubblica.it

“in montagna ogni senso di sicurezza è diventato illusorio, da quando il clima è cambiato e le Alpi hanno preso a franare come colpite dalla lebbra.”

Prima di spaventarsi conviene leggere altre fonti, come per esempio Il Giornale

«Fenomeno naturale, e il clima non c’entra»
di Enza Cusmai – sabato 13 ottobre 2007, 07:00
ilGiornale.it – «Fenomeno naturale, e il clima non c’entra» – n. 242 del 13-10-2007

“Il clima non c’entra?
«Nessuna variazione climatica può incidere su sedimenti vecchi 200 milioni di anni. Per loro, cento anni in più o in meno sono irrilevanti».”

Inoltre ricordiamo il Sommo Poeta

> Qual è quella ruina che nel fianco
> di qua da Trento l’Adice percosse,
> o per tremoto o per sostegno manco,
>
> che da cima del monte, onde si mosse,
> al piano è sì la roccia discoscesa,
> ch’alcuna via darebbe a chi sù fosse:
>
> cotal di quel burrato era la scesa;
> Dante Aligheri – Divina Commedia Inferno Xii


In Conseguenza del Nobel Preventivo ad Al Gore…

2007/Ott/12

Una volta c’era la Guerra Preventiva (Iraq), oggi c’e’ il Nobel Preventivo per la Pace (ad Al Gore e all’IPCC, per la prima volta nella Storia un Premio assegnato non per quanto fatto in passato, ma sulla base di qualcosa che, forse, potrebbe accadere in futuro).

Perche’ allora non dare spazio anche a Notizie Preventive? Per esempio questo comunicato stampa dal futuro:

Roma, 12 Ottobre (MNN) -  I Cambiamenti Climatici dietro l’enorme frana sulle Dolomiti

Sesto Pusteria: un boato alle 9; il crollo da Cima Una. Dal rifugio in val Fiscalina chiamano soccorsi: “L’intera valle è invasa da detriti e polvere” (foto). I soccorritori: “Aiutati alcuni escursionisti, non ci sono feriti“.
Il Ministro Pecorario Scanio ha dichiarato: “Si tratta dell’ennesimo segno che i cambiamenti climatici stanno minando la sicurezza ambientale e sociale della Nazione. Stabiliro’ questa sera stessa un Comitato di Salute Pubblica che prendera’ in mano le redini del Paese. Dirameremo a breve un bollettino di informazione che andra’ a sostituire i giornali risparmiando cosi’ da morte certa milioni di alberi“.
Il Maresciallo d’Italia Plenipotenziario Pecoraro Scanio ha poi confermato l’abbattimento di una quercia “sacrificata per costruire la ghigliottina che ci aiutera’ a liberarci dai dissenzienti“.


Da New York, Un Siluro contro Veltroni

2007/Ott/11

Il Candidato-Eletto alla guida del Partito Democratico viene descritto come un Sindacco distratto e senza i piedi per terra, troppo occupato con le facezie delle Notti Bianche e le opportunita’ fotografiche con i bambini per fare niente di efficace per la Citta’ Eterna.

Scrive infatti Ingrid D. Rowland sulle pagine della prestigiosa The New York Review of Books, periodico associato all’italiana Rivista dei Libri:

Roma: Le Meraviglie e le Minacce (11 Ottobre 2007)

E’ triste constatare che la Roma del 2007 e’ un posto meno sicuro e meno piacevole da vivere (e visitare) di quanto lo fosse cinque o sei anni fa. Gli edifici ripuliti per il Giubileo del 2000 stanno ingrigendosi di nuovo nell’aria inquinata della citta’, sporcata da nuove legioni di SUV e dai bus turistici giganteschi che il Sindaco precedente, Francesco Rutelli, aveva confinato alla periferia della citta’.

Droghe e violenza sono adesso piu’ evidenti che negli “anni di piombo” degli anni 70 e 80. [...] Roma e’ ora nelle mani di un Sindaco la cui vocazione e’ altrove. Volenteroso e pronto a dare spettacolo, Walter Veltroni crea Festival del Cinema e le “Notti Bianche”, accompagna studenti in Ruanda, Malawi e ad Auschwitz e si fa vedere con Bob Geldof, Leonardo DiCaprio, Rigoberta Menchu e simili dal Palazzo Comunale progettato da Michelangelo.

Ha appena scritto il suo primo romanzo. E’ un uomo per lo spettacolo piuttosto che l’infrastruttura; e’ vero che sta completando una nuova linea della metropolitana, ma sono le vecchie linee che hanno bisogno della sua attenzione, fisicamente deteriorate e allarmantemente spazi di violenza.

Come piace sempre piu’ precisare ai Romani, il Terzo Mondo puo’ essere trovato proprio sotto i piedi del Sindaco, nelle sporche strade di Roma piene di buchi, fra i giovani senegalesi che vendono borse firmate e false, fra i cuochi egiziani la cui abilita’ con la pasta e la pizza sostiene un numero sempre maggiore di ristoranti romani.

La maggior parte dei stranieri sono stati assorbiti relativamente rapidamente in Roma, ma un numero sempre più significativo sta fallendo di completare quel processo. Per aiutare quelli, servirebbe a Roma un Sindaco con la vocazione e l’umilta’ di fare quanto non fa notizia ma e’ comunque essenziale: pavimentazione, sorveglianza, pulizie, riparazioni [...]


Il Conformista

2007/Ott/09

“Il Conformista” di Bernardo Bertolucci (1970) e’ una successione di immagini senza continuita’, una specie di enciclopedia del campionario disponibile ad un cineasta. Sembra quasi che il regista abbia voluto michelangeloantonionizzarsi piu’ dell’originale.

Come intrattenimento e’ orrendo, ma magari e’ un film utilissimo in una scuola cinematografica?


Kosovo: Un Sogno per Superare la Crisi

2007/Ott/03

Occorrono idee nuove, irragionevoli, assurde, per evitare che logica e realismo conspirino diplomaticamente a perpretare nuove ingiustizie in Kosovo, e prolungarne per molti anni la situazione di conflitto

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Dopo tanti anni di rinvii la crisi internazionale intorno al Kosovo sta per venire al pettine.Secondo le intenzioni del Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-Moon, il 10 dicembre sara’ la data conclusiva dei negoziati fra la Serbia e la provincia meridionale a maggioranza Albanese esclusa dal controllo di Belgrado dal 1999.

Il mediatore Martti Ahtisaari ha pubblicato lo scorso Aprile una serie di raccomandazioni che includono l’indipendenza del Kosovo, e ci sono tutte le indicazioni che gli ulteriori negoziati in corso falliranno, gli USA seguiranno il Piano Ahtisaari, la Russia ne fara’ un caso, e la Serbia si chiudera’ a riccio rifiutando sdegnata a priori di entrare nell’Unione Europea (UE), sempre piu’ attratta in orbita intorno il Presidente Putin (che magari all’epoca sara’ Primo Ministro).

Nel frattempo la UE, per dimostrare di non essere comandata da Mosca, decidera’ in una materia cosi’ straordinariamente europea di seguire quanto dettato da Washington: scegliendo cosi’ di non fare niente per sanare i conflitti rimasti aperti nel Continente.

Anzi, si puo’ essere certi che scorre abbastanza cattivo sangue fra il Kosovo e il resto della Serbia da garantire che dal 10 dicembre in poi, i mercanti d’armi faranno affari con le bande armate di qua e di la’ della “nuova” frontiera, semmai ce ne fosse bisogno.

La Storia insegna che, dopo la Seconda Guerra Mondiale, gli Europei sono diventati bravissimi a illudersi che i problemi si risolvono rimandandone la soluzione a data da destinarsi. Non meravigliamoci allora se non e’ cambiato molto da quel Dicembre 1991 nel quale prima la Germania e poi il resto dell’Unione riconobbero l’indipendenza di Croazia e Slovenia, all’apparenza fermando la guerra fra Zagabria e Belgrado ma in pratica scatenando il lunghissimo conflitto bosniaco.

Un parallelo tra la Bosnia e il Kosovo e’ ovvio: nella prima furono Musulmani e Croati a optare per l’indipendenza nonostante il desiderio dei Serbi locali, nel Kosovo sono gli Albanesi: o meglio, gli Albanesi che si sono trovati in Serbia a causa di una decisione geopolitica presa sulla testa dei loro avi, quasi 130 anni fa.

Gli Albanesi sono infatti uno dei popoli storicamente “perdenti”, un po’ come i Kurdi. Nel 1878 fu addirittura riconiata da Bismarck per l’Albania quella frase “solo un’espressione geografica” usata anni prima per definire l’Italia. E fu quindi negata l’indipendenza, fino al 1913 quando l’Albania che conosciamo e’ stata ritagliata in una conferenza internazionale a Londra, abbandonando pero’ una larga fetta di popolazione etnicamente albanese nelle attuali Serbia, Grecia e Macedonia.

La caratteristica che accomuna queste decisioni e’ che nessuno ha mai interpellato gli Albanesi stessi. Anche in Kosovo, alla fine la “liberazione” e’ arrivata dalle bombe americane, non dalla guerriglia. E dal 1999, nonostante siano state tenute delle elezioni, la provincia e’ stata effettivamente in mano all’ONU seguendo la Risoluzione del Consiglio di Sicurezza 1244.

Neanche i Serbi hanno granche’ da celebrare nella loro storia. Sottomessi dagli Ottomani nel 1389 dopo aver vinto una battaglia contro di quelli proprio in Kosovo, fu loro riconosciuta internazionalmente l’indipendenza nella gia’ citata Conferenza del 1878. Persero pero’ la maggior parte della popolazione maschile fronteggiando l’Impero Austriaco nella Prima Guerra Mondiale, e furono atti poi a pezzi non solo figurativamente da Nazisti, Croati e Italiani nella Seconda Guerra Mondiale,. Finito il Comunismo di Tito hanno fatto guerre quasi per tutti i dieci anni della straordinariamente aggressiva Presidenza nazionalista/socialista di Slobodan Milosevic, in un isolamento sempre piu’ implacabile.

La Serbia e’ oggi una nazione con serissimi problemi di immagine, che per qualche motivo non si sono risolti quando il Dittatore nel 2000 e’ stato impacchettato verso il processo all’Aja e la morte in carcere. Il suo cammino verso una democrazia “moderna” continua a non essere facile, con i nazionalisti sempre al potere o quasi, un Primo Ministro ucciso dalla mafia, e vari criminali di guerra ancora latitanti. Nonostante il cambiamento di regime grazie a una incruenta rivoluzione popolare, non c’e’ stato granche’ tentativo di rapprochement fra Belgrado e Bruxelles/Washington, in un atteggiamento rancoroso.

Sembra quasi che l’intera Nazione Serba debba “scontare colpe”, in un modo di pensare un po’ difficile da comprendere specie in chi ha fatto tanto per intervenire, togliere di mezzo Milosevic e dare spazio alla democrazia.

Ma i Serbi sono Europei, quanto lo sono gli Italiani, i Portoghesi e i Tedeschi (e gli Albanesi). E’ vero che la loro societa’ si e’ sviluppata anni fa in maniera dittatorial-comunista; che c’e’ ancor oggi corruzione e mafia nei centri di potere; che alcuni Serbi hanno commesso atrocita’ in una guerra a tutti gli effetti civile, macchiandosi di sangue in tentativi di pulizia etnica, in campi di concentramento e in eccidi; e che due criminali di guerra come Karadzic e Mladic siano ancora a piede libero.

Ma tutto cio’ rende i Serbi ancora piu’ Europei, accomunando la loro storia con quella di quasi tutto il resto del Continente: dai Partiti Comunisti; al fascismo italiano; alle menti naziste genocide, molte delle quali poi fuggite e mai trovatisi di fronte a un tribunale. E non e’ difficile continuare.

Possiamo anzi dire di piu’: la UE e’ figlia del cambiamento epocale di paradigma del 1951, quando l’ascia di guerra fra Francia e Germania, l’Europa Latina e quella Germanica, fu sotterrata nella Comunita’ Europea del Carbone e dell’Acciaio, ben 1942 anni dopo il massacro delle legioni di Varo nella foresta di Teutoburgo. La UE e’ l’esperimento di pacificazione piu’ di successo nella Storia dell’Umanita’, piu’ importante perche’ piu’ complesso anche dei 6414 chilometri completamente smilitarizzati fra USA e Canada.

Ma se con quell’idea l’Europa comincia, con quella finisce (o quantomeno, si inceppa). Sara’ insomma proprio l’ingresso della ex-antagonista Serbia a sancire il completamento “europeo” della UE, proprio perche’ la Serbia e’ stata per anni il nemico da isolare e finanche bombardare.

(Un paio di incisi per chiarezza: anche l’ingresso dell’Albania nella UE e’ importante ma appare soprattutto una questione di tempo…dal punto di vista strategico, e’ come se fosse gia’ avvenuto. E gli altri “pezzi mancanti” del Continente (Svizzera, Norvegia, Islanda) sono in tutto tranne che sulla carta membri effettivi dell’Unione, di cui devono seguire quasi ogni direttiva e regolamento).

Infine, senza Serbia, anzi se la Serbia viene messa alla porta e/o si pone volontariamente in contrapposizione del sogno che fu di Spinelli, Monnet e Schuman, la UE non solo non potra’ mai essere completa, ma si trovera’ anche a spendere tempo e risorse per quella che rimarra’ una ferita interna, inutilmente aperta e che sanguinera’ alla prima occasione: altro che espansione alla Turchia, all’Ucraina, al Marocco e ad Israele!

Purtroppo pero’ quello e’ il futuro piu’ probabile. Per gli Albanesi del Kosovo, l’indipendenza e’ adesso un sogno che pensavano di aver gia’ ottenuto l’anno scorso. Per i Serbi a Pristina e Belgrado invece il mantenimento della provincia del Kosovo e’ l’ultimo bastione di dignita’ nazionale da difendere, dopo essere stati divorziati da Sloveni, Croati, Bosniaci, Macedoni e Montenegrini.

Andrebbe considerata anche la posizione dell’Albania, che naturalmente non e’ stata invitata ai negoziati ma e’ pur sempre confinante e a cui potrebbe aspirare di unirsi nel futuro un Kosovo alla cui indipendenza il Primo Ministro di Tirana Sali Berisha si e’ dichiarato favorevole (anche se il sogno della Grande Albania forse e’ morto il giorno che i rifugiati kosovari hanno potuto “apprezzare” in che stato era ridotta dopo il suicidio culturale, sociale e politico di 41 anni anni sotto Enver Hoxha; paradossalmente, il Kosovo potrebbe entrare nella UE molto prima dell’Albania).

La partita pero’ e’ fra pesci grossi. Ci sono di mezzo anche gli USA, che hanno dichiarato piu’ volte l’ntenzione di riconoscere l’indipendenza del Kosovo, in aperto contrasto con la posizione filoserba della Russia, mentre la UE cerca di decidere la propria strategia all’unanimita’ e quindi pospone ogni atto concreto il piu’ possibile..

Siamo alle solite, con gli Albanesi in mano alle Potenze che se li tirano di qua e di la’: 94 anni dopo Londra 1913, non e’ cambiato niente.

E’ facile capire perche’ allo stato attuale i negoziati non siano arrivati a conclusione. Nella crisi del Kosovo la diplomazia internazionale mostra tutti i suoi limiti, colpita ancora una volta dalla “Maledizione della Ragione”: quel meccanismo per il quale la somma dei comportamenti perfettamente logici di ciascuno dei protagonisti e’ una decisione collettiva perfettamente illogica, e disastrosa.

Pensiamo al gioco delle parti che porto’ l’equilibratissima Europa di prima dell’attentato di Sarajevo nel 1914 alla autodistruttiva crisi della Prima Guerra Mondiale; oppure anche alla Guerra di Corea, che si interruppe il 27 Luglio 1953 al confine dove era iniziata il 25 Giugno 1950, con la “piccola differenza” di quattro di milioni di morti.

Per forza di cose, nessuna soluzione “logica” presentata finora puo’ soddisfare tutte le Potenze, anzi ogni “idea pratica” garantisce il perpretrare di una ingustizia: un Kosovo indipendente sarebbe la prova che degli interessi della Serbia agli USA e alla UE non potrebbe importare meno: francamente, un’umiliazione davvero di troppo e non si sa bene a quali fini. Un Kosovo provincia della Serbia vorrebbe dire invece il tradimento delle aspettative costruite in tutti questi anni, e alienerebbe i kosovari senza peraltro suscitare moti di ringraziamento a Belgrado o a Mosca.

La continuazione dello status attuale di protettorato ONU non giova invece certo allo sviluppo di un territorio che sta sviluppando dipendenza dagli aiuti internazionali, e dalle attivita’ malavitose che si finanziano con il contrabbando soprattutto di droga.

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Occorre allora un’idea nuova, irragionevole, assurda, impraticabile e proprio per quello davvero logica, ragionevole e pratica, molto piu’ che le guerre fredde e calde (e probabilmente, i morti) che altrimenti, quasi ineluttabilmente ci attendono.

Quale puo’ essere quell’idea? Offrire l’indipendenza a un Kosovo leggermente piu’ piccolo, secondo le linee etniche di prima del 1999, con conseguente cessione dei territori a maggioranza Serba alla Serbia?

Implementare una unione doganale Serbia/Kosovo/Albania che semplificherebbe le loro trattative di accesso alla UE e renderebbe in un solo colpo obsoleto il problema dell’indipendenza del Kosovo?

Offrire la libera circolazione delle persone fra Serbia e Kosovo indipendente, con generosi aiuti per i Serbi che volessero rientrare in patria? Dimenticare l’indipendenza in favore di una separazione federale a base etnica “a macchia di leopardo”? Garantire alla Serbia l’ingresso immediato nella UE una volta varata la legislazione necessaria, e comunque non dopo Croazia e Turchia? Riammettere Belgrado nel consesso delle nazioni senza la sfiducia passata e indipendentemente dalla situazione con i criminali di guerra? Compensare almeno le vittime serbe civili del 1999?

Nessuna di quelle domande ha una risposta facile: anzi, potrebbero essere tutti e solo Sogni. D’altronde, cosa hanno da offrire le Potenze, se non incubi?

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