Il Futuro del Matrimonio

2007/Lug/31

Il futuro del matrimonio religioso e’ in mano alle autorita’ religiose, e ai fedeli.

Il futuro del matrimonio civile e’ invece il ritorno a quanto gia’ succedeva nell’Antica Roma: dove le coppie non si rivolgevano alle autorita’ civili per benedire l’unione, ma per gestire l’eventuale distacco.

A cosa serve infatti lo Stato se non a fare in modo che tutti abbiano gli stessi diritti in situazione di conflitto?

Se faccio amicizia con il mio vicino di casa, non vado certo ad informarne il Comune o il Tribunale. Ma se invece litigo con chi abita alla porta accanto, o nell’appartamento al piano di sopra, c’e’ l’opzione di far intervenire la Legge: la Polizia, nei casi piu’ gravi, altrimenti si va dall’avvocato e si comincia una causa civile. In questo modo il diritto, in caso di litigio, non e’ del piu’ forte, ma (almeno in teoria) uguale per tutti.

Analogamente se due persone vogliono convivere. All’inizio, quando vanno d’amore e d’accordo, perche’ dovrebbe interessarsene il Sindaco? Facciano un po’ come preferiscono. E’ alla fine, se arriva una fine del rapporto di fiducia e di affetto, che lo Stato deve intervenire. E alla parte piu’ debole fra le due, ad esempio alla persona che ha rinunciato a una carriera e a un lavoro piu’ remunerato per stare a casa, bastera’ dimostrare il rapporto di convivenza more uxorio “come moglie e marito”, per ottenere l’aiuto della Legge.

E quand’anche si volesse favorire la vita di coppia (come se fosse facile essere single…), di nuovo invece di costringere le due persone a quella specie di scimmiottamento del matrimonio religioso che e’ il rito civile, basterebbe chiedere loro le prove che sono una coppia stabile, ad esempio da due o tre anni.

E cosi’ terremmo anche separati Dio e Mammone, come ha gia’ detto Qualcuno prima di me…


La Fissazione Sui Vestiti Di Hillary Clinton

2007/Lug/29

Come riporta oggi Repubblica, in America c’e’ un grande, assurdo dibattito sui vestiti di Hillary Clinton.

Perche’? Perche’ ogni altro candidato (maschio) a diventare Presidente nel Gennaio 2009 e’ forzato dalla societa’ a vestirsi piu’ o meno come ogni altro candidato.

Scommettiamo che (i maschietti) hanno indossato pantaloni per uscire di casa, ogni santo giorno della loro vita dalla tenera eta’ di uno o due anni?

Quando l’unica novita’ puo’ essere in quanto scuro e’ il grigio indossato, ed essere rivoluzionari vuol dire mettersi un maglioncino scolorito, c’e’ poco da meravigliarsi se la liberta’ di vestito data alla candidata donna fa notizia.

Tutto cio’ e’ particolarmente ironico dopo tutta l’aria sprecata a discutere se il velo “islamico” e’ imposto da padri e mariti per tenere le loro donne come schiave.


Marcio A Sinistra

2007/Lug/27

C’e’ un problema ben evidente nella “Sinistra” italiana, intendendo con quel termine piu’ o meno dai DS in poi. Ed e’ che a quasi venti anni dalla fine del Comunismo europeo, la Sinistra italiana continua a puzzare.

Puzza di veterocomunismo nei suoi modi sgarbati di trattare chi la pensi diversamente (si veda la confusione sulla candidatura Pannella alla segreteria del PD). Puzza di migliorismo quando cerca di trattare l’intero resto dell’umanita’ dall’alto in basso, come il candidato a peggiore Ministro degli Esteri della Repubblica continua a fare dalle Alpi alle Piramidi, volevo dire dalla Palestina all’Afghanistan (e come dimostrato dall’invenzione completamente dirigenziale del risibilmente nominato Partito Democratico).

Puzza anche di bolscevismo, nel disinvolto entrare ed uscire da una certa etica politica a seconda della convenienza del momento, cosa che impedisce loro di prendere in mano quelle lotte per i diritti civili che non hanno ancora deciso se supportare o no (e meno male che le ultime intercettazioni verranno rese pubbliche).

E’ un vero peccato perche’ la tradizione filo-operaia italiana, arrivata tramite Gramsci e perche’ no anche tramite quel Togliatti che partecipo’ all’Assemblea Costituenete ed evito’ accuratamente la guerra civile (cosa che invece non successe in Grecia), contiene in se’ gran parte delle idee socialdemocratiche che altrove hanno avuto modo di vedere la luce senza preconcetti su lotta di classe o capitalismo (non dimentichiamoci che “dall’altra parte” c’e’ una tradizione statalista a ogni livello dei ceti dirigenti, inclusi quelli industriali e bancari troppo spesso volenterosi nel cercare i morbidi cuscini del corporativismo).

Percio’ quando Berlusconi si lamenta dei “comunisti” evitiamo di cadere nelle solite inutili questioni su chi ha sulla carta rinunciato a riformare la societa’ abolendo la proprieta’ privata. Non e’ quello, il comunismo che continua a perseguitare la politica e la societa’ italiana. Il “comunismo” cui fa riferimento il Cavaliere e’ uno stato mentale, sterilmente cospiratorio e protestatario, piu’ che un pensiero politico serio.

Il risultato comunque e’ che la “Sinistra” e’ fondamentalmente incapace di governare, e intrinsecamente prona alle lotte intestine (in tutti i sensi) a colpi di pugnalate (virtuali) alle spalle. La sofferenza con cui vive il governo Prodi ogni giorno che passa non fa prevedere che la sconfitta, alle prossime elezioni: sconfitta sicuramente ben accolta da parte della “Sinistra” che potra’ tornare a protestare in pace 8-) invece di dover fare e quindi scegliere.

Poveretti, i DS, e quelli di Rifondazione e Come-Caspita-Si-Chiamano-Tutti-Quei-Partitini-A-Sinistra-dei-DS: perche’ in fondo non e’ colpa loro, ma di chi li ha educati, chi ha fatto crescere la presente classe dirigente nella quasi totale interezza nel mondo leninista-stalinista di Botteghe Oscure, dove il Partito ha giustificato tutti i mezzi, evidentemente per fin troppo tempo.


L’Idolo del Partito Democratico: Clinton, o Honecker?

2007/Lug/26

A cosa penseranno mai i nuovi membri del nascente Partito Democratico in Italia: a Bill Clinton e ai Democratici americani, o a Erich Honecker, il dittatore comunista della Repubblica Democratica Tedesca?

Il leader radicale Marco Pannella non potrà partecipare come candidato alle primarie per la segreteria del Partito democratico. Lo ha stabilito l’ufficio di presidenza del nascituro soggetto politico unitario, riunitosi questa mattina nella sede di piazza Santi Apostoli a Roma. I sei membri che compongono l’organismo (Maurizio Migliavacca, Antonello Soro, Mario Barbi, Vittoria Franco, Patrizia Toia e Lella Massari) avrebbero maturato la valutazione secondo la quale la candidatura di Marco Pannella risulta nettamente in contrasto con il regolamento e lo spirito della Costituente del Partito democratico.


Ai Comunisti Non Piace il Referendum…

2007/Lug/25

Il Manifesto e Liberazione, bonta’ loro, si perdono in chiacchiere per stabilire che il nuovo Referendum elettorale e’ un tentativo di instaurare in Italia una oligarchia (come se adesso, a comandare fosse la classe operaia…).

Ma se la presente legge elettorale e’ una porcata e il Parlamento e’ bloccato nel cambiarla perche’ nessuno votera’ il proprio oblio, e l’unico modo per cambiare le cose sui tempi brevi e’ il referendum, a che pro buttare spazzatura su quella iniziativa, anche se imperfetta?

Ci sono altri modi per cambiare quella legge, e non il referendum abrogativo?

Oppure c’e’ la possibilita’ di cassare altre parti di quella legge, invece di quelle proposte?

Insomma, visto che il problema esiste, c’e’ una proposta alternativa seria, da parte del Manifesto, di Liberazione o di chiunque altri?


Niente di Nuovo alla Camera in Tema di Cambiamenti Climatici

2007/Lug/20

E’ stata presentata il 2 luglio 2007 la “relazione della VIII commissione (Ambiente, territorio e lavori pubblici)” della Camera dei Deputati “sulle tematiche relative ai cambiamenti climatici”.

Il fatto che menzionino Katrina fa pensare a un percorso istruttorio a senso unico, cosi’ come l’auspicio che la “difesa del clima” diventi un motivo di ispirazione per l’Europa e la richiesta che tutti si impegnino a livello personale (quasi un ritorno al vetusto “la Patria si difende anche facendo la guardia a un bidone di benzina“).

Buona l’analisi dei problemi riguardo l’ETS, anche se potevano essere piu’ espliciti sullo scandalo dei miliardi regalati ai “padroni del vapore”. Manca invece una critica seria al perche’ l’Italia, e non solo
l’Italia, ha fallito sugli obiettivi di Kyoto.

Non sono molto sicuro sui numeri che vengono distribuiti qua’ e la’…la solita primitivita’ delle valutazioni economico-ambientali-strategiche, se non ci va bene riguardo la TAV, non dovrebbe andarci bene neanche riguardo l’immenso sforzo richiesto per “difendere il clima”.


Evviva Le Scienze

2007/Lug/16

Probabilmente non e’ mai stato di moda celebrare quanto di positivo accada in Italia, almeno non dopo lo scempio del Ventennio.

E quindi non ci sara’ certo nessun Beppe Grillo a sottolineare il deciso miglioramento negli ultimi due o tre anni della qualita’ de Le Scienze, in prima approssimazione l’edizione italiana di Scientific American.

“In prima approssimazione” perche’ Le Scienze ospita ultimamente anche articoli di American Scientist, una rivista molto meno nota ma non per questo meno attendibile e prestigiosa di Scientific American e che per qualche motivo e’ molto meno timorosa di pubblicare articoli decisamente controcorrente.

Per esempio il pezzo dove si presentano prove contro l’idea prevalente che l’ambiente dell’Isola di Pasqua sia stato distrutto dall’ingordigia umana; e quello dove si mostra come tante belle ipotesi sulla catastrofe naturalistica a Chernobyl sono, appunto, ipotesi senza fondamento: anzi, un esempio di come il mondo “scientifico” si dimentichi di fare Scienza quando c’e' di mezzo la politica. 

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E’ un po’ triste sentirsi in dovere di applaudire a chi come Le Scienze non ha paura di cantare fuori dal coro…ma in un’epoca dal conformismo sfrenato, bisognera’ accontentarsi. 


NATO: La Storia Perduta

2007/Lug/14

Sara Chayes avra’ anche ragione nel difendere il contributo della NATO alla guerra in Afghanistan sulle pagine del New York Times, e nel sottolineare come gli USA abbiano preso sottogamba le offerte di aiuto da parte dei loro alleati dopo l’11 Settembre.Ma uno non puo’ incolpare della situazione un’Amministrazione americana dura e pistolera.

All’epoca del conflitto in Kosovo, infatti, la NATO non fu certo messa da parte, anzi gli USA fecero piu’ del possibile per condurre la campagna sotto l’effettiva egida dell’Alleanza Atlantica.

Sfortunatamente pero’, quasi nessuno fra gli altri membri della NATO sembro’ capirci niente di strategia militare, e tutti preferirono giocare per le sole loro politiche interne. Il risultato fu un incubo per i comandanti americani, evidentemente piu’ avvezzi a combattere il nemico che ad accomodare tutte le richieste piu’ strampalate e i veti dei loro alleati.

Avendo quindi la NATO dimostrato di essere un gruppo troppo chiacchierone e quasi completamente disutile, c’e’ poco da meravigliarsi se fu messa da parte quando ci fu da invadere l’Afghanistan.


Veltroni Si Da’ Alle Barzellette

2007/Lug/13

Referendum, Veltroni al comitato: “Non firmo ma vi sostengo”

Non sottoscrivo perché candidato al Pd che fa parte di una maggioranza nella quale ci sono opinioni diverse

Insomma: primo non scegliere. E guai a chi alza la testa.

Come scritto in un commento precedente a un mio blog…cosa possiamo aspettarci da un Paese che ha la forma di una scarpa?


La Quinta Regina

2007/Lug/11

Fu il Re Farouk d’Egitto a dichiarare, appena deposto negli anni ’60, che si aspettava solo cinque regine arrivare al nuovo secolo: quelle di cuori, quadri, fiori e picche, ed Elisabetta d’Inghilterra.

In realta’ e’ il 2007 e di casate regnanti ce ne sono ancora un po’: nell’Arabia dei diecimila principi e principesse, nel Giappone dove il Tenno e’ a capo di una famiglia che comanda da quasi duemila anni, in Brunei dove il sultano paga cinque concerti di Michael Jackson per festeggiare il compleanno (del sultano, non di Michael Jackson). E in Europa, naturalmente, con le casate di Danimarca, Svezia, Norvegia e Olanda.

Ma una parte manca una lunga tradizione, da un’altra la regina va in bicicletta forse in eccesso di modernita’. Insomma, Elisabetta Alessandra Maria Windsor, Regina del Regno Unito, Canada, Australia, etc etc, rimane a livello globale forse l’ultimo epitome di cosa dovrebbe dire ritrovarsi a comandare una Nazione per (s)fortuna di nascita.

E cosa dovrebbe dire? A quanto sembra, dovrebbe dire che la Regina debba volente o nolente vivere in un mondo a parte, a meta’ fra il Tutti Vissero Felici e Contenti e la ridicola pantomima, e in ogni caso su un pianeta lontano da quello dove vive la maggior parte di noi.

Suscito’ infatti scalpore anni fa la notizia che la Regina andasse pazza per il Tupperware, quei contenitori di plastica per conservare il cibo che si sigillano premendo al centro del tappo: che ci faceva la Regina di fronte al frigorifero, ci si chiedeva? E invece e’ considerata normalissima l’innumerevole quantita’ di paggi che circondano la Sovrana e tutta la famiglia, addestrati e pagati per star dietro alle mansioni piu’ strane. Per esempio c’e’ un tizio il cui unico impiego sembra essere mettere il dentifricio sullo spazzolino del Principe Carlo, la mattina. Per il resto della giornata, cosa fara’ costui (il paggio, non Carlo)? Provera’ esperimenti su come distribuire il Colgate in maniera piu’ efficiente? Scrivera’ un libro di “Memorie dello Spazzolino”?

Il rapporto fra i regnanti d’Inghilterra e la servitu’ e’ rimasto al XVII secolo, altro che XXI (a parte il fatto che la toeletta regale non e’ piu’ spettacolo per la Corte, o almeno, speriamo sia cosi’!). Il Galateo regale, per chi invidiasse i padroni di casa a Buckingham Palace, e’ infestato da un numero immenso di regole che non devono rendere la vita poi cosi’ facile. Pensiamo ancora ai paggi, tapini, che devono rendersi il piu’ possibile invisibili, con risultati comici. Per non rovinare i tappeti e i pavimenti con le loro scarpe plebee, allora, eccoli dunque a camminare rasenti al muro e ai mobili, circumnavigando le stanze per andare da una porta all’altra invece di seguire il percorso piu’ breve, in linea retta, come le persone comuni.

L’attaccamento a queste cose e’ tenero, assurdo, drammatico e stucchevole allo stesso tempo. Tenero perche’ davvero per milioni di persone, vedere la Regina passare in auto o carrozza e’ una cosa speciale, paragonabile forse a riuscire a stringere la mano del Papa. E l’intervento in diretta TV, il 25 dicembre, e’ un momento importantissimo delle celebrazioni natalizie, vissuto piu’ intensamene che da noi, il discorso di Capodanno del
Presidente della Repubblica.

Ma allo stesso tempo tutto cio’ e’ palesemente assurdo. Se un domani l’intera Casa Reale si trasferisse sulla Luna, non ci sarebbe alcun cambiamento pratico nella vita della Nazione. Il potere politico e amministrativo reale e’ quasi zero, e tutte le varie cerimonie come il cambio della guardia fra tizi che indossano improbabili cappelloni non hanno ragion d’essere in un’epoca di attentati suicidi. Anche se si dice attirino i turisti non e’ certo quello un buon motivo per continuarle. Il tempo perso per prepararle e’ enorme, rispetto a una pantomima lenta il cui significato sfugge a tutti. Quand’anche servisse ad attirare turisti da tutto il mondo, chi proporrebbe che i Granatieri del Quirinale facessero le piroette? Quantomeno, le piume dei Bersaglieri non pesano il chilogrammo dei gia’ menzionati cappelloni.

C’e’ comunque un dramma di fondo, una specie di teatro collettivo che non puo’ mai essere dimenticato quando si parla di Regno Unito e specialmente di Inghilterra. La Nazione e lo Stato sono stati fondati su secoli di dominazione del Mondo. Alla vigilia della Prima Guerra Mondiale un terzo degli abitanti del pianeta erano sudditi britannici. Sarebbero stati ancora di piu’ se Londra non avesse perduto per incompetenza le colonie americane (il nucleo degli USA), e preso la decisione conscia di rinunciare a sottomettere l’immenso Impero Cinese.

Il periodo di Britannia Caput Mundi e’ finito intorno al 1917, quando gli USA stessi hanno dovuto dar manforte contro l’esercito tedesco; si e’ concluso intorno al 1960 con la fine quasi ovunque della dominazione coloniale britannica; ed e’ scomparso dalla faccia della Terra nel 1997 con la consegna di Hong Kong alla Cina.

Sopravvivere a tali sconvolgimenti non e’ cosa facile: un po’ come il Capofamiglia che un giorno scopra di non poterlo essere piu’ a causa della vecchiaia, il Regno Unito continua a struggersi nel vano tentativo di rimanere fedele al proprio passato di gloria e comando letteralmente sui sette mari. Forse la Corona e’ l’ultima traccia rimasta di quel periodo d’oro, e quindi rinunciarvi sarebbe un po’ come immaginarsi i Francesi abbandonare Parigi: con la non-sottile differenza che la Casa Reale britannica non e’ britannica per niente.

I Windsor, fino al 17 luglio 1917, portavano infatti il cognome tedesco “Saxe-Coburgo e Gotha”, e per parte della regina Vittoria sono discendenti dei principi Hanover, protestanti tedeschi chiamati al trono (dal Parlamento) dopo che si estinse la dinastia degli Orange (i quali erano olandesi…insomma, e’ una storia complessa, ma comunque dal 1066 ad oggi nessun inglese e’ piu’ diventato Re d’Inghilterra)..

Il Principe Consorte, e’ tedesco pure lui. Anzi, visti gli incredibilmente inopportuni matrimoni delle sorelle di Filippo negli anni ’30, Elisabetta II si ritrova bonta’ sua cognata di alcuni alti gerarchi nazisti.

L’identificazione Corona-Nazioni Britanniche e’ quindi quantomeno ironica dal punto di vista storico (e la Regina e’ tale solo per invito del Parlamento). Ma e’ l’impressione, quella che conta: anzi, probabilmente, finche’ Buckingham Palace servira’ a ricordare l’Impero ed i suoi Fasti, i sudditi resteranno recalcitranti sull’Europa, per evitare di dover ammettere che quell’altra epoca e’ davvero finita.

Alla fine tutto cio’ e’ pittoresco per non dire stucchevole. Con tutte le energie che hanno e tutto quello che dovrebbero fare (come per esempio, rendere il tenore di vita minimo un po’ piu’ decente di quello che e’, cominciando con l’abbattere i lager dell’edilizia popolare), e con tutto quello che potrebbero contribuire all’Europa unita invece di fare i soliti giochettini come un bambino che si lagna continuamente: ma perche’ non si svegliano invece di trastullarsi nel passato, e peche’ non guidano l’Europa nella direzione preferita?

Tutto sommato non sarebbe cosi’ male se nel Continente ci fossero condizioni di occupazione come sull’Isola (4-5% di disoccupati) o addirittura a Londra (ZERO percento)

Una speranza c’e’. Elisabetta non ha vent’anni, e anche se glie ne auguriamo altri quaranta sul trono, prima o poi la campana suonera’ anche per lei. Carlo e’ fondamentalmente inadatto a guidare un carrettino del golf (e a dirigere il dentifricio sullo spazzolino…) per cui ci andra’ bene se il suo Regno (se e quando arrivera’) non lascera’ granche’ traccia.

Ma il giovane Guglielmo (William) forse ha ereditato dalla madre Diana Spencer un po’ di consapevolezza del mondo reale in cui vivono persone normali, e i paggi non fanno le circonvoluzioni delle stanze. Non e’ forse nato e cresciuto sotto gli occhi dei fotografi, abituandosi per forza di cose al feroce scrutinio dei Reali che e’ diventato passione di centinaia di giornali e giornalisti da quando Carlo e Diana hanno divorziato?

E quindi, magari intorno al 2027, per necessita’ o per virtu’, la Monarchia inglese potra’ forse permettersi di togliersi fronzoli e paggi, ed entrare nell’era moderna: un po’ come quando Paolo VI libero’ il Papato dalla vetusta nobilta’ vaticana dei Corpi Armati Pontifici della Guardia Palatina d’Onore e della Guardia Nobile (e dai baldacchini).

Il che non vuol dire che Benedetto XVI debba adesso sentirsi in dovere di andare in giro in bicicletta, per dimostrare di essere “una persona normale”.


Stampa Surriscaldata e il Povero Gio_c_acchino

2007/Lug/09

To: lettere@lastampa.it

Cara Redazione del quotidiano La Stampa

Antonio Scurati, bonta’ del suo nome, tratteggia il clima a tinte fosche su La Stampa di oggi (”Apocalypse Gore”), per poi dirci che bisogna passare dalle ansie ai fatti, prima che compaia l’atmoterrorismo.

Scurati sembra particolarmente entusiasta dell’idea che tutto cio’ inspiri una “missione generazionale” in coloro abituati alla “pappa pronta”.

Ma io che ho quaranta anni, ce l’ho gia’, le mie missioni generazionali.

Una e’ quella di mandare a quel paese chi passa il suo tempo nella paura e nell’impaurire. Che si prenda un Prozac, il sig. Scurati.

L’altra missione e’ diminuire gli incidenti di battitura sui giornali. E quindi se vi perdono per aver scritto “Giocchino Murat” (ultimo paragrafo, seconda frase) proprio non posso fare a meno di brontolare per quel “Giocacchino Murat” scritto a quattro righe dalla fine dell’articolo di Scurati.

saluti
maurizio morabito


Mario Tozzi, Quando il Clima Fa Perdere La Testa

2007/Lug/07

Guardavo stasera il programma Gaia di Rai3, e notavo sia con favore l’interesse suscitato in Junior (di anni 5), sia con stupore la professionalita’ e preparazione del conduttore, il celeberrimo Mario Tozzi.

In realta’, Gaia e’ forse l’unico programma televisivo che attualmente mi dispiace perdere, quando per un motivo o per l’altro non lo guardo in diretta (anche perche’, misteriosamente in replica non lo mandano proprio mai se non di nuovo in prima serata su Rai3).

Quando parla di terremoti, vulcani, tsunami, naturalmente il geologo Tozzi non puo’ che dimostrare un’ammirevole padronanza di linguaggio. Ma e’ lo stile a tu-per-tu con il telespettatore ad essere accattivante, e a differenziare Gaia dalle lezioncine troppo da scuola elementare della Famiglia Angela.

Cio’ che mi ha piu’ attirato in tutti questi anni e’ stato comunque il trovare una trasmissione italiana di qualita’ e livello simili a quelle naturalistiche della BBC, dove pero’ si possono scoprire particolarita’ del Bel Paese appunto e non dei soliti Albione e USA.

E poi Gaia e’ insuperabile quando come oggi mostra gli effetti “spiccioli” degli sconvolgimenti geologici, come la strada in Hokkaido trasformata da un vulcano in una serie di scaloni.

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Di fronte a tutto questo, lo stupore cui ho accennato viene naturale quando uno si rende conto che il Dott. Tozzi, appena si parla di clima, sembra invece trasformarsi in Mr. Hyde, anzi il Sig. Ade, con trasmissioni e proclami da tregenda, e dalle basi scientifiche molto piu’ opinabili.

Per esempio, in un passaggio in radio il 23 gennaio scorso ha intimato con tono adirato che chi non crede al riscaldamento globale, potra’ esserne ritenuto responsabile.

E in un altro passaggio radiofonico, pochi giorni fa, ha collezionato vari svarioni, fra il confondere “uragano” con “tornado” (piu’ di una volta); l’incolpare le migrazioni degli ultimi anni alla desertificazione (neanche Jeffrey Sachs arriva a tanto); il fare spallucce sulle ricerche che dimostrano che le nevi del Kilimanjaro non stanno diminuendo a causa di aumenti di temperatura (nonostante ne parli finanche American Scientist); il ripetere la fantasia secondo la quale l’IPCC e’ fatto di 2500 climatologi concordi sul riscaldamento globale (non e’ vero; per un esempio contrario molto rilevante, si legga qui); e il suggerire che la potenza degli uragani e’ semplicemente legata all’energia disponibile (una posizione estremista anche rispetto al blog cambioclimatista RealClimate gestito da scienziati della NASA; Chris Mooney ha appena pubblicato un libro, sulle discussioni scientifiche in corso).

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Insomma di rocce, il signore si’ che se ne intende, ma riguardo le nuvole, pioggia e compagnia bella improvvisamente quasi quasi ne sbaglia piu’ che l’astrologo.

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Nel romanzo di Stevenson, il Dr. Jekyll non poteva esimersi dal bere la pozione che lo trasmutava in un mostro. Nel mondo reale, l’impressione e’ che la pozione del Dr. Tozzi si chiami catastrofismo: anzi, catastrofilia, una specie di nichilismo radical-chic troppo in voga al momento in quasi tutto il mondo “Occidentale”, e troppo affascinante perche’ anche uno come il Tozzi possa evitare di perdervici la testa.

Speriamo che prima o poi, trovi l’antidoto. Nel frattempo, quando parla di clima, faro’ finta che il volume sia troppo basso.

Magari le prossime puntate di Gaia sul riscaldamento globale saranno utili per insegnare a Junior come guardare sempre in maniera critica la televisione.


La Stazione Londinese di Westbound- “Verso Ovest”

2007/Lug/06

Almeno un grande giornale italiano ha riportato nell’edizione cartacea del 6 luglio 2007 (a pag. 15) dell’incidente nella metropolitana londinese nella misteriosa stazione di Westbound con tanto di cartina.

Peccato pero’ che la stazione di Westbound non esista proprio, a Londra: il termine significa infatti “Verso Ovest” e nella notizia originale in inglese sicuramente indicava che il treno che e’ deragliato procedeva, appunto, verso Ovest.

Insomma e’ successo come in quella vecchia barzelletta, dello straniero a cui viene chiesto da dove telefona, e risponde: “Sono in via…Senso Unico“.

Mi e’ stato detto che l’errore e’ nato in una famosa agenzia di stampa. Non posso verificare, anche perche’ ormai anche i tromboni piu’ suonati di quella agenzia avranno capito che e’ il caso di far sparire ogni traccia di questa incresciosa debacle.

Comunque, senza dubbio grazie all’enorme conoscenza della lingua inglese in Italia, nessuno sembra essersi accorto dell’errore.

La cosa piu’ triste e’ che invece qualcuno, da qualche parte, si e’ sentito in dovere di manomettere la cartina della metropolitana londinese, per inserire la stazione fantasma di Westbound.

Se questa e’ la qualita’ delle notizie dalle grandi agenzie di stampa italiane, stiamo proprio freschi…


Costretti a Tifare per la Nuova Fiat 500

2007/Lug/04

C’ha poco da rimembrare la Cinquecento della sorellina, il Presidente del Consiglio corso in elicottero a vedersi la Nuova Fiat 500 al Lingotto.

“Auguro alla Fiat di vendere tante, tantissime 500. Il mio non è uno spot ma un senso di contentezza”, dice Romano Prodi.  

E te credo, direbbe Alberto Sordi. La Fiat da sola e’ stata responsabile di un terzo della crescita del PIL italiano nel 2006.

Se la nuova vettura non vende a tutto spiano, buonanotte Tesoretto, e ritornano le vacche magre.


90 Anni Dopo Il Proprio Suicidio, l’Europa Deve Scegliere

2007/Lug/02

(pubblicato su Notizie Radicali del 4 Luglio 2007)

Fra un summit UE e l’altro, e’ facile perdere di vista quanto i problemi da affrontare siano ben piu’ importanti che in passato.

Essendosi espansa a includere i Paesi precedentemente dietro la cortina di ferro, la UE deve infatti trovare un modo per funzionare malgrado i suoi Stati membri vivano in periodi storici differenti.

Chiamatela quindi “Costituzione”, chiamatelo “Trattato”, chiamatelo “Paperino” ma un nuovo insieme di regole e’ necessario per una prospettiva futura invece che un’implosione. E definirlo compiutamente non sara’ semplice.

Il vecchio nucleo occidentale e’ parecchio in avanti rispetto ai nuovi membri orientali, riguardo alla convivenza di interessi nazionali in una Unione di molti Stati. Non che i Polacchi o i Cechi siano lenti di comprendonio: il fatto e’ che dopo aver messo sotto ghiaccio il loro sviluppo nazionale sotto la dominazione sovietica, e’ per essi fin troppo naturale rimettere sul tappeto questioni storiche e di difesa strategica che potrebbero apparire a noi reliquie da seconda guerra mondiale.

E infatti e purtroppo, quelle sono esattamente le domande che non possono interessare alle loro controparti occidentali. Poiche’ per questi ultimi, per noi, la Storia e’ nel migliore dei casi un fastidio.

L’Europa e la cultura europea si sono suicidate quasi esattamente 90 anni fa, piu’ o meno nei giorni della grande, inutile strage della battaglia della Somme.

Tutti gli imperi che iniziarono baldanzosi la Prima Guerra Mondiale furono danneggiati irreparabilmente entro tre anni ed in tutti i Paesi partecipanti soltanto i nazionalisti piu’ biechi non provarono orrore di fronte alla carneficina superflua. A complicare la situazione, milioni erano andati a combattere ispirati da un patriottismo entusiastico, aromatizzato spesso da riferimenti religiosi. E questo in Gran Bretagna, in Francia, in Germania, in Russia, in Italia, dappertutto seguendo modelli molto simili: hanno marciato contenti di uccidersi l’un l’altro, apparentemente ignari delle loro straordinarie somiglianze.

Gli Europei hanno continuato a pugnalare se stessi per altri 30 anni: forse una conseguenza ovvia, con il senno di poi, perche’ la loro guerra non poteva concludersi, vista la sostanziale equivalenza sociale, culturale, economica e storica dei combattenti, che in un suicidio totale, dei corpi e della cultura.

Gli USA entrarono ufficialmente in guerra il 2 aprile 1917. Quel giorno per l’Europa, direbbe Hemingway, suono’ a lutto la campana .

Saltiamo velocemente al 1947. Decisi a distruggersi, gli Europei erano riusciti a completare la Grande Guerra con una Seconda e ancora piu’ grande. Un enorme pezzo di continente fu allora consegnato dalla Storia a quell’esperimento guasto chiamato Comunismo Sovietico.

Un altro grande pezzo, a Ovest, decise invece di rinunciare alla memoria, e far finalmente riposare i suoi fantasmi. Basta nazionalismo violento, basta con il desiderio di schiacciare il vicino, basta con le discussioni su come riparare questo o quel torto storico e quindi, avanti a a tutto vapore con un’Unione di Stati sovrani, abbandonando per strada la religione e altre vecchie abitudini (dal “padre padrone” a “il posto della donna e’ in cucina”).

Alcuni la chiamano “modernita’”. Sessanta anni piu’ tardi, il processo e’ quasi completo.

Non esiste aspetto della vita europea (occidentale) contemporanea che non sia stato influenzato dalla modernita’. Il rinnovamento artistico degli anni ‘20 ha generato una varietà incredibile di movimenti. La religione e’ in declino, particolarmente la religione organizzata. E’ diventato perfettamente normale praticare l’omosessualità e allevare bambini senza madre o padre, cose considerate devianti non piu ‘ di 30 anni fa.

E’ irragionevole immaginare i pronipoti di chi fu mandato a morire sulla Marna o a Caporetto, accettare le iniziative dei loro governi senza molto scetticismo.

Ma quella non e’ l’esperienza altrove sul continente . Per esempio la “liberazione” delle donne occidentali e’ riconducibile direttamente alla necessita’ di far funzionare l’economia anche se gli uomini erano al fronte. In paesi comunisti invece, il desiderio di “liberare” uomini e donne e’ stato storpiato sinonimo di trasformare i cittadini in Servi dello Stato.

L’esperienza in Medio Oriente e’ ancora piu’ diversa. Chissa’, forse senza Prima Guerra Mondiale ci sarebbe ancora adesso da lottare per il suffragio universale e femminile… nelle democrazie liberali! (Gli USA, naturalmente, sono un soggetto a parte).

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E così il nuovo gruppo di Paesi orientali non può semplicemente entrare nell’Unione Europea senza urla, calci e pugni: particolarmente, la Polonia, un antico impero dal Baltico al Mar Nero, smembrato e spostato con forza verso ovest dai potenti vicini.

I negoziati sempre in corso saranno fruttuosi? Speriamo ci si ricordi, che i fallimenti scompaiono dalla memoria. Speriamo invece che venga lasciato un segno nella storia. Immaginiamo la Germania riconoscere il diverso percorso storico della Polonia, per esempio, riuscire poi a convincere Varsavia a transformarsi in traino dell’Unione: chiudendo finalmente 13 secoli di inimicizia.

Se la UE riuscira’ davvero ad accomodare in maniera razionale tanti Paesi con una tal varieta’ di esperienze, desideri e preoccupazioni, sara’ pronta per un’espansione ulteriore: Turchia, Ucraina, Israele, Marocco, Tunisia… e perche’ no? Trasformandosi in una specie di nuove, spontanee Nazioni Unite , l’Unione diventera’ allora il primo regalo all’Umanità da parte di un’Europa risorta piu’ pacifica.


Terrorismo da parte de La Repubblica

2007/Lug/01

Lettera inviata a La Repubblica

To: “Lettere al Direttore Repubblica” , “Redazione La Repubblica”

Caro Direttore, cara Redazione

Negli ultimi giorni, a seguito dei presunti attentati di Londra, “La Repubblica” non ha fatto altro che parlare di paura, paura e paura.

Paura a Londra, paura per il concerto di Diana, paura a Glasgow.

Ora, non sono sicuro chi sia il vostro corrispondente da Londra ma fatelo rientrare in Italia perche’ se ha tanta paura e’ meglio che se ne vada.

Io ero a Londra il 7 luglio 2005, ero a Londra giovedi’ scorso e continuo a vivere a Londra. NON vivo in alcuna paura di attentati, e anche se sono consapevole che possono capitare, piu’ che non trascurare pacchi e valigie sospette non posso.

E quindi vado a lavorare in treno, in autobus, in taxi, in metropolitana, a piedi, come sempre.

Professionisti o dilettanti che siano, ci sono dei tizi che vogliono spaventare. Aver paura significa quindi aver perso. E quindi io non ho paura. Amen.

E questo non perche’ io sia piu’ speciale degli altri. Sono in compagnia di centinaia di migliaia di persone. Venite pure a vederli, tutti a fare il loro mestiere come al solito, altro che “paura e paura”. Amen di nuovo.

Trovatemi un Londinese che abbia paura. A parte quelli che scrivono per La Repubblica, naturalmente.

Il vostro comportamento non e’ un problema trascurabile. Grazie a voi e a tanta stampa e TV italiana, devo passare ore interminabili a tranquillizzare i miei genitori.

Possibile che non abbiate meglio da fare che terrorizzare due pensionati? E non avete miglior modo di scrivere che titillare i sentimenti piu’ primitivi dei lettori?

Fatevene una ragione di vita. In questo periodo della storia possono esserci attentati. Possono anche esserci incidenti stradali, fughe di gas, rapine a mano armata, infarti, tumori, e non e’ mai trascurabile il numero di persone che muore scivolando in bagno.

Chi e’ terrorizzato dalla toilette, smetta di lavarsi.

saluti
maurizio morabito