Noi, il Male

2006/Ott/31

(o L’Orrore Chiamato Politica Estera)

Per la fortunatissima serie radiofonica BBC “From Our Own Correspondent” (”Dal Nostro Inviato”), David Loyn ha preparato pochi giorni fa un servizio che spiega quanto ci sia di sbagliato in quella che e’ anche la nostra politica estera (”In viaggio con i Taleban”, 21 Ottobre 2006)

Loyn mostra come tutti i soldi spesi finora non hanno portato a granche’ di meglio dal punto di vista pratico. Ottimo pessimo esempio: le strade, come al solito dissestate e infestate da soldati in cerca di guadagni facili (cioe’ pronti all’estorsione) sotto lo sguardo speriamo solo disattento della NATO. E mentre la corruzione viene istituzionalizzata, la NATO stessa conduce campagne aeree distruggendo case e moschee ovunque ci sia il minimo sentore di presenza Taleban

Ebbene si’: “campagne aeree” il cui risultato principale e’ la distruzione di case, persone incluse. Naturalmente non viene fatto un conteggio serio di vittime, civili e innocenti, e tutto viene giustificato con il presunto vantaggio del far fuori esponenti della resistenza armata talebana, e quindi oscurantista, al governo di Kabul

Non e’ certo la prima volta che Forze Armate (e quindi, Governi) occidentali decidono che per “salvare” i cittadini di questo o quel Paese, occorre bombardarli e ucciderli. Magari poi si nascondono (ci nascondiamo) dietro il dito criminale chiamato “danni collaterali” (le vittime civili, appunto): come nel famoso aforisma coniato (o riportato) da Peter Arnett riguardo la cittadina di Ben Tre in Vietnam: “Abbiamo distrutto il villaggio per salvarlo [dal Comunismo]

Che senso ha agitarsi tanto per risollevare le sorti delle donne afghane quando pensiamo di risolvere tutto lanciando materiale esplosivo da un aeroplano? Invece, tristemente e ovviamente, “Trucida l’Innocente” e’ ormai il nostro sport piu’ praticato in Iraq, non solo da folli terroristi pronti ad immolarsi

Ed e’ di oggi la notizia della Scuola Islamica distrutta da elicotteri vicino Khar, in Pakistan, con 80 studenti morti probabilmente senza alcun preavviso o possibilita’ di scampo. Ammettiamo per pura ipotesi che fossero tutti cugini cattivi di Osama bin Laden: da quand’e’ che abbiamo accettato l’omicidio di massa come una tecnica di risoluzione dei conflitti?

Come se qualcuno seriamente potesse appoggiare, in nome della Lotta alla Mafia, il bombardamento di Secondigliano a Napoli, di Bagheria e Corleone in Sicilia e di larga parte della Calabria

Tutto cio’ e’ piu’ che scandaloso: e’ stupido, perche’ danneggia gli altri ma anche noi stessi. Ci rende partecipi e complici del Male, quando le uniche alternative dovrebbero essere fra un intervento serio di ricostruzione di uno Stato _o_ il ritiro immediato delle nostre truppe

E’ un vero peccato che la Comunita’ Internazionale, noi tutti inclusi, si ostini a non voler imparare da quel successo per la Pace che fu l’intervento ONUMOZ in Mozambico fra il 1993 e il 1995, forse l’unico vero esempio di peacebuilding mai messo in pratica

Invece, c’e’ da chiedersi se ci rendiamo conto del fatto che proprio in questo momento, in nostro nome e con i nostri soldi, vengono organizzati bombardamenti a tappeto in cui vengono rasi al suolo interi villaggi

Hai voglia a meravigliarsi quando l’”Occidente” viene odiato da milioni di persone. Immagino l’entusiasmo di quei bambini per i quali NATO e’ il nome della morte. Cosa diremo alla Storia: che non ne sapevamo niente? Che non era colpa nostra? Che quello che faceva la NATO non ci interessava?

Probabilmente, la verita’ e’ che della vita di chi non e’ cittadino di un “Paese Sviluppato” non ci importa un fico secco

E con quale faccia andiamo allora in giro per il mondo facendo finta di incoraggiare la democrazia e per difendere i diritti umani? Con la faccia degli Ipocriti, naturalmente


Democrazia, Deimocrazia e il Surriscaldamento Intorno ad Al Gore

2006/Ott/24

Lettera da Londra a “Notizie Radicali” e Valter Vecellio

(riguardo la recente proposta di annoverare fra i “miti” radicali anche l’attivita’ ecologista dell’ex-vice presidente americano, Al Gore, ora nelle sale con il documentario “Una Verita’ Scomoda” sul riscaldamento globale)

Caro Direttore,

L’amletico dibattito “Gore si’-Gore no” in casa radicale ha valenza strategica e come tale non puo’ ridursi all’argomentare sull’effetto di questa o quella concentrazione di anidride carbonica

E’ vero che quando si parla di cambiamento climatico si deve parlare di “scienza”. Ma e’ ben piu’ importante capire la compatibilita’ fra un certo modo di pensare e fare la politica, e una eventuale introduzione dell’ex vicepresidente americano nel Pantheon di una organizzazione liberale, liberista e libertaria

E’ quindi opportuno fare alcune considerazioni di base soprattuto riguardo il terreno minato che fa da interfaccia fra questa e la politica: con da una parte l’assurda cagnara manipolativa dell’“al lupo-al lupo” che sempre piu’ minaccia la liberta’ della persona; e dall’altra la traduzione, spesso poco saggia e consapevole, del linguaggio scientifico sul terreno della politica

Al Gore fa cilecca su entrambi i fronti

=================

E’ stato detto riguardo Jim Hansen, famoso climatologo della NASA molto impegnato nella “lotta” contro il cambiamento climatico: “o Hansen è un “terrorista” prezzolato (da chi?), e se me lo si spiega, sono disposto a crederci. Oppure quantomeno penso che quello che dice val la pena di prenderlo in considerazione”

Ma quella dicotomia non e’ completa: perche’ nel mondo di oggi non occorre essere “terroristi” ne’ “prezzolati” (e neanche bugiardi) per perorare la propria causa usando un linguaggio apocalittico: il linguaggio dello zeitgeist, paradossalmente, di _inizio_ millennio

Siamo circondati da notizie da fine del mondo: dall’AIDS, alla SARS, alla Guerra al Terrore, alla Sovrappopolazione, all’Invasione dei Barbari Immigrati Clandestini fino appunto al Cambiamento Climatico. Non passa quasi giorno senza che qualcuno dichiari la nostra specie in via di estinzione, il pianeta prossimo a diventare un mucchietto di cenere, o anche il nostro agiato stile di vita pronto a scomparire a causa dell’al-Qaeda di turno

E adesso a quelle voci si e’ unito Al Gore, rimproverandoci una colpevole inerzia mondiale a livello di popoli, governi ed individui, destinati ad alluvioni, siccita’, uragani, ondate di caldo e freddo, fame, miseria, etc etc (incluse, naturalmente, le cavallette), solo per fare ricche un po’ di multinazionali del petrolio

Questa sottile e cosi’ alla moda sostituzione della Democrazia, del potere del Popolo, con la “_Deimocrazia_”, il potere della Paura (per non abusare del termine Terrore), non e’ certo un modo intelligente di fare politica: prova ne siano i continui attacchi alla Costituzione e alle Leggi Internazionali permessi ad un’Amministrazione USA pronta ad agitare i suoi babau preferiti pur di giustificare nuovi accaparramenti di potere

“A volte aver paura e’ salutare”: ma quand’e’ che abbiamo abbiamo abbandonato i vecchi strumenti della politica, per abbracciare la Paura come unico strumento di persuasione? Perche’ credere che l’unico modo per proteggere l’ambiente, per difendersi dal terrorismo suicida, per ricondurre il numero di umani a dimensioni piu’ ragionevoli, sia far credere agli elettori che devono “farsela sotto”, magari a causa di fantasmi sempre piu’ mostruosi?

E’ tutto cio’ forse ad uso e consumo di un presunto “popolo bue” da circuire con l’eccitazione pornografica della tragedia e del disastro? Ma se la pensiamo cosi’, c’e’ da buttare al macero il concetto stesso di Democrazia

Oppure, ci sara’ da accettare, cinicamente, che l’”Homo Sapiens” e’ piu’ che altro “Homo Insanus”, e reagisce solo quando sbatte il naso contro il problema? Ma allora lasciamo perdere i discorsi, i programmi, i progetti: semplicemente facciamo la “Politica del Giorno Dopo”, e inseguiamo i problemi cosi’ come appaiono stampati sulle prime pagine dei giornali (ahinoi, sembra che ci sia gia’ chi lo segue, quel principio)

In realta’, Jim Hansen, che non parla d’altro che delle previsioni peggiori in caso di cambiamento climatico; Tim Flannery, lo scienziato australiano che scrive che bruciare carbone significhera’ forse la fine dell’umanita’; Jared Diamond, l’ex-scettico che ha sposato l’inossidabile pessimismo di Paul Ehrlich per incolpare di consumismo e anti-ecologismo gli schiavizzati e decimati abitanti dell’Isola di Pasqua: ebbene, costoro non usano che un certo politichese adesso troppo diffuso e pernicioso, legato sempre alla tragedia annunciata, allo spaventare l’interlocutore, al costringerlo in maniera molto anti-libertaria ad accettare che siamo in condizioni disperate, e che quindi vanno prese misure disperate

E non solo: la politica della “_Deimocrazia_” portata al parossismo assume chiari stampi religiosi: un po’ perche’ millenarista, un po’ perche’ il linguaggio di certa religione e’ sempre piu’ comune, come nelle “crociate” anti-terrorismo; nei discorsi da “il mio Dio e’ meglio del tuo”; nelle insinuazioni anti-islamiche (tutte cose centellinate piano piano, con tanti distinguo e tante scuse inutili, e che stanno inculcando nel mondo Occidentale l’idea che la persona di fede islamica e’ un terrorista, imbecille, imbroglione o fannullone…magari in vista di un prossimo pogrom?)

Anche il dibattito sul riscaldamento globale e’ stato trasformato in una dichiarazione di fede. Michael Chricton ha provato a dirlo e ci ha rinunciato, dopo aver subito attacchi personali ed aver visto anche tele-evangelisti alla Pat Robertson predire la Fine della Natura nell’ecatombe climatica. L’editorialista del britannico Guardian, George Monbiot dice chiaro e tondo che Lui (Monbiot) Ci Guarda. Margo Kingston ha scritto sull’australiano Daily Briefing che chi nega l’esistenza del riscaldamento globale commette un crimine contro l‘umanita’. Altri hanno suggerito che chi non e’ d’accordo sul fatto che ci sia un cambiamento climatico, andra’ processato in futuro come i Nazisti a Norimberga

Curiosamente dietro questa nuova religione c’e’ anche un nuovo Mercato delle Indulgenze. L’Al Gore che ci dice di volare meno mentre saetta per i cieli di tutto il mondo fra alberghi di lusso e cene da nababbo, ci assicura di stare azzerando i suoi danni con larghe donazioni a questa o quella NGO, che pianta alberi o fa altre azioni benefiche volte a ridurre la CO2 atmosferica (vorra’ dire che quando mi compro il SUV ci faro’ crescere un melo sul cofano, per dormire il sonno del giusto)

Che differenza allora fra il linguaggio di chi dice che se non smettiamo di produrre anidride carbonica entro dieci anni, il mondo e’ alla frutta; e quello di chi passa di casa in casa a prevedere che se noi peccatori non ci pentiamo e non cambiamo per seguire quanto imposto da un qualche comitato di saggi che ne sanno divinamente piu’ degli altri, non faremo parte degli apocalittici 144 mila?

Che ironia pazzesca sarebbe allora che proprio i Radicali abbracciassero un modo di pensare cosi’ fondamentalmente illiberale!

=================

Certo, Jim Hansen va comunque preso in considerazione.

Personalmente, su molte delle sue conclusioni sono abbastanza scettico, alla Carl Sagan: catastrofi cosi’ straordinarie saranno sicuramente preannunciate da avvenimenti, “prove” altrettanto straordinarie

Non ho pero’ alcun timore a dire che le previsioni del meglio dell’intelletto investigativo umano, rappresentato da scienziati giustamente rispettati come Hansen e Flannery, sono una cosa ben diversa dalle visioni mistiche di chi prevede la fine del mondo giovedi’ pomeriggio alle due. E’ qui pero’ che interviene il secondo ostacolo nella strada fra la scienza e la politica

La scienza e’ fatta di teorie da confutare: “teorie” ma naturalmente in senso positivo, come modelli verosimili della realta’, il piu’ possibile oggettivi e completi, e che funzionano fino a prova contraria. Compito dello scienziato e’ espandere tali modelli, dimostrando la loro applicabilita’ in altri campi (attivita’ di solito noiosa) o confutandoli magari per portare avanti un modello nuovo e piu’ preciso (attivita’ di solito da Premio Nobel). Il dibattito scientifico non puo’ chiudersi: altrimenti, non e’ piu’ scientifico

In politica il discorso e’ molto diverso. Una volta intrapresa una strada, per esempio estendere l’obbligo scolastico fra i 4 e i 18 anni, anche se e’ possibile cambiare idea se i risultati sono palesemente negativi, la strada alternativa non sara’ semplicemente tornare indietro, o provare un’ipotesi differente: non fosse altro perche’ gli effetti sociali non sono quasi mai trascurabili (in questo caso, la diminuzione della disponibilita’ economica nelle famiglie piu’ povere; e l’aumento del lavoro nero fra i quasi-maggiorenni); inoltre, l’elettorato difficilmente si fara’ tirare per il naso piu’ di una volta in questa o quella direzione: l’opinione, conta.

Come passare quindi dai risultati “oggettivi” della scienza alle decisioni “d’opinione” della politica? La scienza non vuole essere basata sulle opinioni: ma al contempo e’ difficile pubblicare qualcosa che vada contro il “senso comune” fra gli scienziati del proprio tempo: le riviste scientifiche si nutrono di credibilita’, e nessun editore vuole apparire un credulone.

In realta’ nel mondo scientifico ci sono varie pulsioni in direzioni non sempre compatibili: e’ piu’ facile per esempio ottenere fondi per ripetere gli esperimenti altrui che per dimostrare qualcosa di nuovo, ma il piacere e la gloria non sono certo nelle repliche.

E’ anche vero che esistono dei meccanismi compensativi, come il cosiddetto peer review, la revisione dei manoscritti da parte di piu’ esperti del settore, di solito senza nomi e cognomi proprio per evitare qualunque interferenza, magari causata da antiche rivalita’

Il risultato finale e’ che il Mare Magnum della scienza e’ un oceano in ebollizione, dove I partecipanti fanno a gare (di solito, positivamente) per scoprire nuove caratteristiche del mondo che ci circonda, e venire a galla per “mostrare la via” ai colleghi

Il voler riportare questo a un livello politico implica una serie di problemi. Mi limitero’ ad illustrarne quattro: tecnicismo; manipolazione; inazione e monomania.

Il tecnicismo e’ l’interpretazione di una ricerca scientifica come definitiva parola su un argomento: per esempio, l’eugenetica quando era di moda un secolo fa, e non era affatto considerata un orrore da genocidio. Ma se la selezione di un’orchidea perfetta attraverso l’eliminazione delle sue 25 mila sorelle (meno perfette) e’ un’impresa tecnicamente mirabile, le proposte, e le decisioni in campo eugenetico umano, presentate come scientifiche all’epoca, non possono che essere considerate azzardate da noi, grazie al senno di poi (alcuni milioni di morti dopo, cioe’)

La manipolazione, cugina del tecnicismo, avviene quando il politico sceglie la scienza che piu’ pare e piace, e trascura ogni altro argomento, per fini precisi e prestabiliti. Pensiamo alle politiche americane degli anni ’20 volte ad escludere gli immigrati dal Sud Europa per motivi razziali, ma ufficialmente perche’ dotati di un’intelligenza inferiore (tutto naturalmente dimostrato scientificamente, dati alla mano). Anche in questo caso la “scienza” venne usata per zittire il dissenso; e anche in questo caso il progresso scientifico si e’ poi mosso ben al di la’ di certe affermazioni piu’ che assurde

Speculare alla manipolazione e altrettanto perniciosa e’ l’inazione, ahime’ tipica di piu’ di un Governo, di fronte a quanto tecnici e scienziati continuano a predire. Rimaniamo all’America, e perche’ no: e alle dighe che dovevano proteggere New Orleans da un colpo diretto di un uragano di categoria 3. La famigerata Katrina (uragano, appunto, di categoria 3), ha addirittura “mancato” la citta’, ma le dighe hanno ceduto lo stesso: perche’ erano fatte male e nessuno si e’ preso la briga di finanziarne la (ri-)messa in opera nonostante l’opinione espressa in tal senso da innumerevoli esperti

E’ forse quello, il modello piu’ vicino all’attuale discorso sul cambiamento climatico? Solo all’apparenza. E’ qui che si reintroduce il discorso allarmista/catastrofista, il pericolo della “_Deimocrazia_”: la quale, se associata a una monomania impervia alle complicazioni del mondo, puo’ portare al terribile connubio di una _politica scientista_ che calpesta tutto e tutti, e di una _scienza politicante_ che intromette ovunque l’ideologia di turno

Ovviamente a volte la monomania serve: pensiamo agli sforzi di Henri Dunant che portarono alla Croce Rossa e al primo consolidamento legislativo internazionale. Ma il problema delle _monomania scientista_ non e’ tanto il fatto che non veda altro: e’ che tutto ingloba e tutto spiega con una sola causa. E quindi come politica non puo’ lasciare spazio a nient’altro, mentre come scienza non puo’ che riscoprire le stesse cose, ovunque esplori

Ad esempio di quest’ultima condizione riporto (prometto di non citarne altri) dal recentissimo “Risposte culturali all’aridita’ nel Medio Olocene e aumento della complessita’ sociale” (Nick Brooks, Quaternary International 151 (2006) 29–49): “Nel mondo odierno sempre piu’ globalizzato, gli stili di vita tradizionali sono sotto pressione a causa della liberalizzazione economica, della monetizzazione delle economie locali e dei programmi di sviluppo basati in gran parte sui modelli occidentali”

Belle parole ma che c’entrano con lo studio sociale riguardo l’aridita’ del Medio Olocene? C’entrano, solo se si pensa al cambiamento climatico odierno come a una piovra ammazzatutto, che causa ogni problema e va fermata ad ogni costo, incluse citazioni negative piu’ diffuse del prezzemolo (o delle ortiche)

E quale esempio migliore di _politica scientista_ che il piu’ recente Al Gore? I ghiacciai del suo film recedono, le inondazioni devastano, la natura muore etc etc: e tutto viene ricondotto al riscaldamento globale. E’ particolarmente notevole il fatto che non esiste nessuna “pistola fumante”, nessun uragano su cui sia scritto “riscaldamento globale”: ma questo non ha alcuna importanza per l’autore di Una Verita’ Scomoda, perche’ nella cultura del riscaldamento globale ogni fenomeno atmosferico e’, naturalmente, riconducibile ad esso

Le conseguenze negative di questo modo di vedere il mondo non sono solo nella noia mortale di centinaia di messaggi che descrivono prossime distruzioni e catastrofi da decine di giornali, riviste, tribune politiche (e pulpiti)

Da una parte, la soluzione di Gore e’ un nuovo statalismo: visto che gli individui si sono dimostrati recalcitranti, tocca ai governanti mostrare “leadership”, che in questo caso significa votare misure impopolari qualunque sia il pensiero dei cittadini
D’altronde, se ogni problema e’ causato da un fenomeno come il cambiamento climatico, infatti, ciascun Governo potra’ lavarsene le mani. Non sappiamo infatti che le uniche soluzioni effettive saranno quelle che coinvolgeranno tutti gli Stati, e soprattutto quelli piu’ inquinatori? Cosa’ potra’ fare allora, una singola Nazione?

Potra’, anzi potrebbe, se non potesse nascondersi cosi’ facilmente. Prendiamo ad esempio l’Australia, recentemente sulle pagine dei giornali perche’ sofferente per il sesto anno consecutivo per la “siccita’” (naturalmente, subito imputata al riscaldamento globale). Ebbene, proprio mentre ero a Sydney nel settembre 2006 (il _piu’_ piovoso da tantissimi anni, guarda caso) ho potuto seguire il dibattito locale sulla mancata realizzazione dell’infrastruttura necessaria a raccogliere la finalmente copiosa acqua piovana, per far fronte alla summentovata siccita’

Qual’e’ la vera questione, dunque: il “cambiamento climatico” o la mancata gestione del patrimonio idrico? Dobbiamo davvero chiedere all’umanita’ di non produrre piu’ CO2…per salvare (forse) il Governo australiano dalla sua inettitudine? O qualunque altro Governo, sempre pronto a un nuovo spreco, e a una nuova incompetenza?

La monomania scientista che tutto causa e tutto spiega e’ uno strumento di propaganda statalista utile soprattutto a rimuovere dalla vista le malgestioni governative, e a procrastinare le soluzioni vere dei nostri problemi. E’ davvero questa, la strada che vogliamo seguire?

=================

Ulteriore prova, se occorresse, delle motivazioni poco scientifiche dietro una certa frenesia apocalittica: all’incessante martellamento sulla necessita’ di vivere parsimoniosamente per evitare il possibile riscaldamento globale, non corrisponde altrettanta spinta per evitare un disastro prossimo venturo, su cui davvero tutti gli scienziati sono d’accordo: la caduta di un piccolo asteroide o di una minuscola cometa su una zona abitata. Quello e’ un argomento che non viene ripreso e men che meno ingigantito, appunto perche’ non puo’ essere manipolato a fini di ingegneria sociale

Insomma, in materia di riscaldamento climatico (e Al Gore) rischiamo panglossianamente di vederci allegramente recapitare il peggiore dei mondi possibili, con una scienza a senso unico perche’ contaminata dal linguaggio dell’ideologia, e una politica a senso unico costruita per essere senza dibattito e senza scelta.

Non esiste analisi delle priorita’, nel mondo della Verita’ Scomoda. La scienza, ci viene detto, ha previsto certe cose: e noi zitti, dobbiamo considerare quelle previsioni come oro colato. O peggio per noi!

=================

Udite! Udite! La Royal Society ha bacchettato le dita della Exxon, cattivona multinazionale colpevole di finanziare “le lobby anti-ambientaliste per minimizzare i rischi legati al cambiamento climatico” (piu’ precisamente: alcune associazioni che propagandano l’idea che il cambiamento climatico non ci sara’ o non sara’ catastrofico; sul loro ecologismo o meno non possiamo pronunciarci)

Siamo sicuri che tutto cio’ sia un trionfo della Scienza contro chi vorrebbe manipolarla? Come mai la Royal Society non ha fatto mai niente del genere fino ad ora, e si e’ mossa proprio nell’ambito di quel riscaldamento globale che abbiamo visto non riesce mai ad esulare dal catastrofismo?

=================

Non sara’ quella l’ennesima prova di un atteggiamento anti-libertario fra chi ha fatto del cambiamento climatico un articolo di fede?  Da quand’e’ che applaudiamo agli attacchi contro la liberta’ di espressione? E quale punto di contatto potra’ mai avere, questo modo di pensare, con la tradizione liberista, liberale e libertaria?

Al massimo, sara’ un ottimo strumento per toglierla di mezzo

=================

Esiste un altro pericolo nel passaggio fra scienza e politica, forse ancora piu’ grande: e se i disastri annunciati non accadranno, cosa diranno quei politici che hanno fatto di quelle previsioni l’unico o principale cavallo di battaglia? Daranno la colpa “agli scienziati”? Ma non lo sapevano che ne’ il mondo, ne’ il mondo scientifico sono cosi’ semplici?

La pubblicazione scientifica, e men che meno la press release che la accompagna spesso con titoli ad effetto, non possono certo mostrare l’infinito dettaglio del discorso scientifico. E’ scritta da scienziati per scienziati, dopotutto. E non si tratta di un problema volumetrico, risolvibile pubblicando altri cento articoli sullo stesso argomento: perche’ la scienza e’ sempre pronta a lasciare il vecchio modello per il nuovo, mentre la societa’ deve vivere con le conseguenze delle scelte passate

Se infatti il dibattito politico fosse davvero circoscrivibile da quello scientifico, molto semplicemente, ci faremmo governare solo e unicamente da Tecnocrati (con buona pace, ancora una volta, della Democrazia). Ma quella e’ una soluzione improponibile anche e soprattutto perche’ la consapevolezza che il cervellone, lo studioso, lo scienziato possono sbagliare, e di grosso

Si tratta di una convinzione sicuramente molto piu’ vero nella mitologia del senso comune, che nella realta’ dell’attivita’ scientifica. E forse e’ proprio quello il punto: esistono grossi problemi di comunicazione non solo fra scienza e politica, ma anche fra scienza e pubblico non-scientifico.

E ancora una volta e’ apparente la disutilita’ di un certo ecologismo: che non solo e’ ormai moribondo in America a causa delle catastrofi continuamente annunciate e mai avveratesi (come scrisse sul New York Times nel marzo 2005 Nicholas D Kristof, personaggio al di sopra di ogni sospetto); ma e’ anche riuscito ad infilarsi come tramite principale fra la scienza e la popolazione, la quale a furia di dichiarazioni al-lupate (mi si perdoni il gioco di parole) da tregenda prossima ventura, comincera’ presto a pensare che i rinoceronti non siano in pericolo di estinzione; che le tigri siberiane siano in grandissimi numeri; e magari che si puo’ inquinare quanto si vuole, senza tante storie.

La vera catastrofe dell’ecologismo _deimocratico_ potra’ davvero essere la…fine dell’ecologia

=================

Perche’ questa lettera? Il mio unico desiderio e’ che non ci si riduca mai a politichette sempliciste e messaggini da quattro soldi, incaponendosi magari su facili discorsi da Politica della Paura: cominciando con il “tutto sta andando a rotoli”, per passare a decisioni illiberali e anti-liberiste che finiranno magari con lo slogan “respirate meno per produrre meno anidride carbonica”

Le priorita’ sono tante e tanto difficili da mettere in fila: davvero dobbiamo intraprendere scorciatoie monomaniache alla idiot savant, lastricate di propaganda deimocratica?

O per dirla con un’analogia: Osama bin Laden esiste, e le Torri Gemelle sono davvero state abbattute da un gruppo di fanatici terroristi pronti a uccidere migliaia di innocenti. Questo non significa pero’ che dobbiamo idolatrare George W Bush e seguirlo dovunque ci porti

Allo stesso modo, Al Gore, Jim Hansen e gli altri possono anche aver ragione sul riscaldamento globale: pur tuttavia i loro metodi di propaganda e di azione politica rimangono da rigettare, per principio

L’Al Gore di Una Verita’ Scomoda nel mio Pantheon proprio non riesco a vederlo

=================

Qual’e’ l’alternativa alla “_Deimocrazia_” scientista? Temo di dover ammettere che e’ un’alternativa molto meno sexy dell’Armageddon catastrofista, perche’ imperniata su un dibattito fatto di analisi e ri-analisi di ideali, obiettivi, risultati e priorita’. E’ un sistema dove le varie ricerche scientifiche sono analizzate in tutto il loro contesto prima di essere applicate in campo politico. Ed e’ un sistema dove ogni obiettivo va definito e raggiunto perche’ risolve un problema, e non solo perche’ altrimenti c’e’ la Fine del Mondo.

Insomma: la propria casa va tenuta pulita perche’ e’ meglio cosi’ da tanti punti di vista: e non solo perche’ altrimenti c’e’ il rischio di ammalarsi di SARS o Peste Nera.. E cosi’ i Diritti Umani per esempio vanno stabiliti e tutelati per il loro valore intrinseco, e non facendo credere che l’unica alternativa sarebbe subire un genocidio. I rigassificatori sono uno dei piccoli passi per consumare sempre meno petrolio: e di questo ne va consumato sempre meno, non per evitare siccita’ e incendi (e il fuoco della Geenna…) ma perche’ si possono fare meraviglie con la plastica, e l’aria satura di composti del carbonio bruciati male sarebbe insalubre anche se priva di CO2.

Che sia ben inteso: quelli sono solo degli spunti. I Radicali, come gli appartenenti a ogni altro partito o associazione, siano liberi di fare quello che vogliono: e Viva la Democrazia!

Dissociamoci pero’ fermamente dai discorsi da “Politica dello Spavento”. Abbasso la _Deimocrazia_!

ps Rinviamo a un’altra volta il dibattito su Tony Blair, il Primo Ministro che mi ha governato per otto anni, e che si e’ rivelato demagogo, centralista, amante di un premierato presidenzialista, dirigista e piramidale, e sempre pronto a “stabilire quello che è giusto e quel che è sbagliato” come i piu’ biechi bacchettoni di qua e di la’ dell’Atlantico: e la cui presenza quindi fra i Miti Radicali mi lascia perplesso, a meno che non sia limitata al Blair Liberista e Progressista sapientemente disegnato dall’agiografia laburista di inizio mandato


Mostruosa Eugenetica

2006/Ott/23

L’altrimenti ottimo Armando Massarenti semplifica un po’ troppo il discorso sull’eugenetica nella sua rubrica “Filosofia Minima” sul Domenicale del Sole24Ore, il 10 Settembre scorso (nell’articolo “Tutti iscritti alla stupidita’ hitleriana“)

Massarenti scrive “Non necessariamente [l'] eugenetica [assume] le forme mostruose adottate dai nazisti

Ebbene, come discusso in un saggio di Stephen Jay Gould sulle coltivazioni di fiori, occorre seguire due principi fondamentali se si vuole praticare un’eugenetica seria (capace di migliorare una specie, e non solo alcuni rappresentanti):

1. Selezionare gli esemplari migliori, e farli procreare

2. Eliminare gli altri

E’ solo cosi’ che si puo’ togliere di mezzo caratteristiche non gradite. Come esempio pratico, basta pensare alla selezione del cane a partire dal lupo, o molto piu’ recentemente all’esperimento che sta selezionando topini mansueti e topini feroci

Non basta supportare i cuccioli piu’ docili e amorevoli: per ottenere risultati, bisogna davvero uccidere tutti gli altri cuccioli

=============

E quindi non vedo come l’eugenetica possa mai avere applicazioni non mostruose in campo umano


Salviamo La Chiesa Cattolica dagli Atei Devoti

2006/Ott/21

L’idea che la Chiesa Cattolica italiana consideri “normale” avvicinarsi ai cosiddetti “Atei Devoti” al punto di parlare quasi con la loro stessa voce, non riesco a digerirla

Gli Atei Devoti sono coloro che, come Marcello Pera, nonostante non credano in Dio vogliono agganciarsi alla Chiesa Cattolica come riferimento socio-culturale

Com’e’ possibile che nessuno trovi niente di sbagliato nell’invitare quei Lupi nell’Ovile Cattolico, solo perche’ indossano un maglione di lana?

E che senso avrebbe per un non-Credente appoggiarsi alla dottrina della Chiesa, se non per oscure, reazionarie motivazioni di manipolazione sociale, come gia’ accaduto per secoli?

Gli “Atei Devoti” non hanno alcun motivo di diffondere la fede, la carita’ o la speranza cristiana. Anzi, come detto dal Cardinale Mario F Pompedda nel numero di Jesus del Marzo 2006:

non manca un grande rischio e l’aspetto fortemente negativo di questo fenomeno. Non vorrei, cioè, che sotto questa spinta si svuotasse il contenuto della fede delle sue radici vere. L’accettazione di questi valori universali di tipo etico e morale, se distaccati dalla loro fede ispiratrice, rischia di far venir meno la stessa fede nel suo nucleo centrale, per ridurla solo a una realtà esteriore

Gli “Atei Devoti”, dice Rossana Rossanda sullo stesso numero, sono “una trovata politico-mediatica di bassa lega“. Lasciamoli ai loro idoli di pezza


Il Mito Iperrazionalista Di Dawkins et al.

2006/Ott/19

Richard Dawkins ha appena pubblicato “L’Illusione di Dio“. Daniel C Dennett ha dedicato il  suo tempo a scrivere “Rompere l’Incantesimo: La Religione come Fenomeno Naturale

In entrambi i casi, scrittori dichiaratamente atei hanno voluto dire la loro opinione sulla “religione”. E a quanto sembra in entrambi i casi, il messaggio e’ un’esortazione a liberarsi da divinita’ e religiosita’, per camminare liberi e sereni verso un luminoso futuro privo di leggende e superstizioni

Questa visione riduttiva all’estremo del mito (per non parlare del rito) non solo e’ assurda, e’ inumana: perche’ pensare che la religiosita’ sia un giochino di fantasie e suggestione personale e collettiva significa negare l’esistenza non di un dio, ma dell’umanita’ di ciascuna persona

Esiste nessuno che viva senza un mito? “Mito” in senso positivo, magari l’archetipo simbolo di cio’ che e’ la nostra aspirazione verso l’essere o l’avere qualcosa di meglio?

A chi pensa che il razionalismo sia l’unica strada logica vorrei dire: anche Voltaire aveva le sue meschinita’: che ne so, magari si puliva il naso con i mignoli.

Vuol dire che chi si fa guidare dal pensiero di Voltaire, si pulisce anche il naso con i mignoli? Certo che no

Non e’ il “Voltaire vero” la guida, e’ il “Voltaire mito”. E questo basta, naturalmente. Non avra’ mai detto la celebre frase sul difendere le idee altrui fino alla morte, ma chi se ne importa?

Quella frase fa parte del mito di Voltaire

Parigi valeva bene una messa? Il regno venne dato via per un cavallo? Perdersi a cercare convalide di quelli e altri “miti” e’ interessante storicamente ma significa perdere di vista il significato originale

Non sarebbe una sciocchezza cestinare 2001 - Odissea nello Spazio perche’ di parallelipedi neri non ce ne sono, intorno a Giove?

L’assurdita’ di un atteggiamento contemporaneo iperrealista (e quindi, curiosamente, completamente immaginario) era gia’ stata individuata nel curioso episodio della Merda d’Artista di Piero Manzoni

========

Sono sicuro che i miti greci stessi, adesso letti come favolette, avessero in origine dei significati e dei messaggi importanti.

E’ allora un peccato che la parola “mito” e all’idea della divinita’ si associ il concetto di un popolino incolto, imbelle, imbecille e facilmente manipolabile: “Per cui ora possiamo farne a meno”

A pensarci bene, e’ un mito pure quello


Astronomia, Punto Debole de Il Giornale

2006/Ott/18

Date: Mon, 16 Oct 2006 12:02:03
From: “Maurizio Morabito”

Caro Direttore [de Il Giornale]

Mi permetto di segnalare un errore grossolano nell’edizione del 16 ottobre

L’astronomia è il punto debole di molti” scrive Enza Cusmai in “Viaggio nell’universo con ‘il Giornale” (n. 41 del 16-10-2006 pagina
21).

Purtroppo, sembra anche essere il punto debole della Cusmai, e a quanto pare di che trascina con se’ l’involontario Leopoldo Benacchio, professore di astrofisica a Padova, il quale viene citato a dire che “Marte ha le dimensioni della Terra”.

Il pianeta Marte ha un diametro che e’ la meta’ di quello terrestre. Il nostro pianeta ha una massa che e’ ben 9 volte quella di Marte.

La gravita’ superficiale e’ il 38% di quella terrestre, per cui non occorrerebbe per rientrare nessun razzo “alto cento metri”, altra perla dell’articolo.

Spero solo che la qualita’ del testo dell’Atlante Enciclopedico dell’Universo [appena pubblicato da Il Giornale] sia molto superiore.


“L’universo spiegazzato” (IlSole24Ore 24 Settembre)

2006/Ott/17

Ho letto con interesse la recensione di Umberto Bottazzini a “Finito o Infinito?” di Luminet e Lachieze-Rey (”L’universo spiegazzato“, Sole24Ore Domenicale, 24 Settembre 2006)

Devo dire che cosi’ come presentati gli argomenti del libro non mi convincono

Da una parte la dicotomia finito-infinito e’ meno vera di quanto possa sembrare

Un universo il cui raggio fosse davvero enorme, per esempio (10 alla 1,000,000) metri, sarebbe di per se’ _finito_ (con buona pace dei filosofi) ma dal nostro punto di vista _infinito_ (gran parte della fisica comporta approssimazioni ben piu’ grossolane: si vedano ad esempio le formule dell’elettromagnetismo da sorgente puntiforme e l’effetto-riflesso)

L’universo “chiffonne’” di Luminet poi non e’ certo una novita’. Seguo la discussione in materia sulle pagine di Scientific American da piu’ di un lustro e l’ultimo articolo sull’argomento riportava, appunto, che _non_ c’era niente nelle osservazioni a suggerire alcuna “immagine fantasma”


Razzolamenti ed Isterie Climatiche - Due Lettere Pubblicate

2006/Ott/16

In tema di cambiamento climatico (tanto…per cambiare!) sono state pubblicate due mie lettere, una su La Repubblica e l’altra sull’International Herald Tribune

La Repubblica - Lettere al Direttore Vittorio Zucconi - 11 Ottobre 2006

Titolo: SPORT UTILITY VANITY

Caro Direttore
anche se fosse vero che siamo “in debito ecologico” e che dovremmo “modificare i nostri stili di vita oggi eccessivi”, che senso potrebbero mai le affermazioni di un Al Gore che vola in lungo e in largo per dirci di volare meno, o di un Jeffrey Sachs che parla di sviluppo sostenibile da un opulentissimo pulpito newyorkese? Più che aspettare di “sbattere il naso”, immagino che adesso sarebbe un buon segno se qualcuno cominciasse a razzolare come predica
saluti
Maurizio Morabito
UK

[Risponde Zucconi:] Io razzolo malissimo. Ho un Suv, pago più tasse degli altri (in the US of A, non nella terra dei noti bolscevichi alla Padoa Schioppa) e non mi sento un San Sebastiano perseguitato. Semmai un pirla che ha comperato qualcosa di inutilmente e vanitosamente dispendioso.

International Herald Tribune - Letters to the Editors - 16 Ottobre 2006

Titolo: Isteria sul Clima

Il vostro editoriale critica il senatore USA James Inhofe per aver considerato irrilevante l’”isteria” dei mass-media riguardo il riscaldamento globale (”Isterici Dubbiosi del Clima”, 13 ottobre)

Ma articoli da panico e agitazione circa il riscaldamento globale sono davvero la norma, con un fuoco di sbarramento riguardo specie che scompaiono, parassiti incontrollabili, mari sempre piu’ alti, inondazioni, siccita’, ondate di calore, incendi, tempeste violente, mancanza di cibo e previsioni di milioni di morti umane

La “isteria per il riscaldamento globale” è purtroppo cio’ che compare quotidianamente in innumerevoli pagine di giornali, e tantissime pubblicazioni

Il vero dibattito semmai e’ se quella isteria e’ giustificata e se ha uno scopo, oltre a spaventare la gente

Maurizio Morabito
England


Un Meccanismo Indiretto Fra Attivita’ Solare e Clima Terrestre

2006/Ott/11

La vecchia idea che i raggi cosmici influiscano sul clima aumentando l’annuvolamento e’ stata infine dimostrata

Esplosioni Stellari Influenzano il Clima sulla Terra“ (da Spacedaily)

[... ] I dati hanno rivelato che gli elettroni liberati dai raggi cosmici fungono da catalizzatori, che accelerano significativamente la formazione di stabili, ultra-piccoli agglomerati di acido solforico e acqua da cui poi nascono i nuclei di condensazione delle nubi. Un gran numero di tali goccioline microscopiche è comparso, galleggiando nell’aria nella camera di reazione [... ]

E’ noto come le nubi basse abbiano un effetto di raffreddamento generale della superficie terrestre. Quindi, le variazioni in annuvolamento causate dai raggi cosmici possono cambiare la temperatura di superficie. L’esistenza di tale collegamento cosmico al clima terrestre potrebbe contribuire così a spiegare le sue variazioni passate e presenti [... ]

Che cosa rende questo ancora piu’ potente, e’ che potrebbe espandere il ruolo del Sole nella modellatura del clima terrestre, visto che puo’ essere usato per collegare l’attività magnetica solare (cioe’ il numero di macchie solari) al riscaldamento ed al raffreddamento del nostro pianeta

E’ notevole che, durante il ventesimo secolo, il campo magnetico del Sole che scherma la Terra dai raggi cosmici e’ piu’ che raddoppiato, quindi riducendo il flusso medio di raggi cosmici.

La riduzione risultante dell’opacita’, particolarmente delle nubi basse, puo’ essere un fattore significativo nel riscaldamento globale che la Terra ha subito durante il secolo scorso. Tuttavia, finora, non c’erano state prove sperimentali di come un meccanismo causale che colleghi i raggi cosmici e la formazione delle nubi potesse funzionare [... ]

Analogamente, quando durante il Minimo di Maunder (1645-1715) il campo magnetico solare era straordinariamente debole, gli inverni furono particolarmente aspri


Marte, Pianeta per Anziani

2006/Ott/11

MARS, la rivista internazionale della scienza e dell’esplorazione di Marte, ha da poco pubblicato due articoli da Donald Rapp circa i problemi ancora da chiarire prima di inviare astronauti al Quarto Pianeta di Quarto: “Sistemi di Supporto Vitale per Marte” e “Effetti di Radiazione e Requisiti di Protezione in Missioni Umane verso la Luna e Marte

Quest’ultimo articolo arriva a conclusioni poco ottimistiche circa lo stato attuale della tecnologia dei viaggi spaziali (l’enfasi e’ mia):

Per le missioni verso Marte, ipotizziamo un viaggio di andata e ritorno di 400 giorni a e una sosta di circa 560 giorni sulla superficie. Durante il minimo solare la dose di [Radiazione Cosmica Galattica] equivalente con 15 g/cm2 di alluminio a proteggere è circa il doppio della dose annuale permissibile per ogni tratta del viaggio. Se un maggiore [Evento Solare di Particelle] si presentasse durante il transito, gli astronauti riceverebbero una dose sufficiente a ridurre la loro speranza di vita più del limite di 3% [... ]

Sulla superficie di Marte, l’accumulata [Radiazione Cosmica Galattica] eccede il massimo importo annuale permissibile Per un soggiorno di 560 giorni su Marte [la dose] eccederebbe il totale permissibile durante un’intera carriera per la maggior parte delle donne e dei maschi più giovani.


In Tema di Ecofascismo

2006/Ott/06

Non conosco bene la situazione in Italia ma da quanto si puo’ leggere nell’editoriale di Brendan O’Neill su Spiked Online di oggi (”Global warming: the chilling effect on free speech“), molto piu’ che del riscaldamento globale c’e’ da preoccuparsi dell’ottusita’ menachea (e squisitamente fascista) di chi non riesce a concepire l’idea che in un tema nuovo e delicato come il futuro climatico del Pianeta, possano esistere opinioni diverse dal “mainstream” (in questo caso, forse meglio definito come “conformismo” )

In breve: adesso chi osa dubitare che il riscaldamento globale esista o finanche solo si permette di dire che non ci stia portando necessariamente verso disastri inenarrabili e ingestibili, viene comparato a revisionisti sull’Olocausto come David Irving, o a quegli idioti che pensano che Armstrong non sia mai sbarcato sulla Luna; e anche minacciato di condanna in un futuro processo stile-Norimberga

La terminologia stessa impiegata nel mondo anglosassone e’ piu’ da culto religioso che da dibattito scientifico o politico (un punto ribadito piu’ volte da Michael Crichton dopo tutti gli attacchi da lui subiti in seguito alla pubblicazione del suo romanzo “State of Fear” )

A quando il primo rogo degli eretici?

(uhm…forse un rogo no, visto che tutti avrebbero paura del conseguente aumento di anidride carbonica nell’atmosfera ;-)  )

==========

Sono almeno tre anni che scrivo su vari fora su Internet sollevando le mie obiezioni (scientifiche) sul riscaldamento globale: ma soprattutto sottolineando che non puo’ essere accettabile un atteggiamento che maschera decisioni politiche come “realta’ scientifiche inequivocabili”, che vengono poste “sopra dibattito”, denigrando o ignorando chi osi dubitare la Verita’ Rivelata. Sembra diventato normale addirittura anche il buttarsi in una propaganda  post-maoista da quattro soldi (come denuncio in un mio articolo sull’argomento)

A chi (come me) si preoccupa dell’ambiente, non posso che rinnovare l’invito a farlo ragionevolmente, efficacemente e democraticamente (e senza perdere di vista liberismo e libertarianismo)

Altrimenti, come dice O’Neill, la strada porta a un moralismo autoritario che non puo’ che far paura. E che differenza ci sarebbe con un Dubya qualunque, pronto a calpestare i diritti costituzionali per motivi ideologici, imponendo i suoi “fatti” a chi creda altrimenti?

Senza tolleranza, che ce ne facciamo del fresco e del caldo?