Una Palla di Saggezza

2006/Giu/27

a. Chi non segna, non vince

b. Se pensi che il tuo sia il miglior centrocampo al mondo, vuol dire che non lo e’

c. E’ piu’ facile simulare che subire un fallo

d. Le cadute piu’ convenienti sono all’interno dell’area avversaria

e. Proteggere un solo palo non e’ abbastanza

f. Si puo’ difendere usando la regola del fuorigioco solo se tutti i difensori sono svegli e presenti a se stessi

g. E’ meglio avere un portiere cui sia familiare l’oggetto rotondo preso a calci da tutti gli altri

h. Segnare contro una squadretta non e’ necessariamento segno di grandezza

i. Il potere degli arbitri sul risultato non può essere sottovalutato

j. se Blatter parla alla mattina contro il toccare la palla con la mano sinistra, usa quella destra


La Repubblica del Pollame

2006/Giu/27

(lettera spedita alla redazione de La Repubblica)

Cara Redazione

Ma perche’ cascate come dei polli alle provocazioni del Provocatore di Spiegel?

Mi riferisco all’articolo “Italiani, i soliti parassiti - Spiegel
prepara la semifinale” di Cristina Nadotti
(27 Giugno)

Il caro Achim Achilles e’ pagato per essere “scorretto” (date un’occhiata al suo materiale piu’ recente), e non potra’ che farsi quattro risate pensando al tempo che avete perduto a rispondere piccati e a descrivere i suoi cosiddetti insulti

Non penso proprio che arrabbiarsi di fronte al pagliaccio sia un
comportamente serio e adulto

saluti


Liberiamo i Poveri dalle Case Popolari

2006/Giu/23

Perchè i poveri rimangono poveri?

Certamente anche i poveri dovrebbero essere capaci di capire gli ovvi vantaggi di essere ricchi?

E così ha ragione chi li tratta dall'alto in basso, come una collega di mailing list che ha scritto una volta "se nascono la' e rimangono la', vuol dire che rimangono la' per scelta"?

Scelta? Che scelta?

Coloro che nascono nello squallore, e' "istruito" nello squallore ed abita nello squallore…non sono ovviamente meno adatti ad approfittare di occasioni per uscire dallo squallore, per il semplice fatto che non possono "vederle"?

Non possono poiche' ne hanno visto poche in passato, e' stato loro "insegnato" di vivere nello squallore, conoscono pochissime persone di "success" (a parte trafficanti di droga e ad altri capibanda malavitosi)

Non trascuriamo poi il fatto che le "occasioni" sono difficili da approfittare quando la lotta quotidiana è come difendere il proprio appartamento da tossicomani impazziti

Ci sono alcuni dati nel Regno Unito che indicano che i discendenti degli immigranti Afro-Caraibici che hanno meno probabilita' di essere poveri al giorno d'oggi, sono coloro le cui famiglie non hanno potuto ottenere posti nei giganteschi complessi delle Case Popolari (che da allora sono divenuti labirinti fuorilegge). Come dice l'Economist:

Per più di una decade dopo che i neri hanno cominciasseto ad emigrare in Gran-Bretagna in grandi numeri, sono stati esclusi dall'edilizia popolare ed occasionalmente anche dagli affitti. Nel 1971, il 44% aveva comprato il proprio alloggio. Fortunatamente per loro, molte di quelle proprietà erano vicino a zone centrali, e hanno visto aumenti enormi dei prezzi delle case [... ]

Molti di coloro che hanno ottenuto un posto nelle case popolari, invece, sono bloccati in zone d'emarginazione. Essendo stati piazzati sproporzionatamente in grattacieli, circondati da criminalita' e da scuole disfunzionali, mancano dei mezzi per migliorare la loro situazione. E la situazione economica delle donne di origine africana non e' aiutata da un numero di famiglie senza genitore maschio che è in percentuale due volte più che la media nazionale.

Per quanto valga l'aneddotica, la mia esperienza indiretta va nella stessa direzione: un futuro molto triste per chi ha la mala sorte di nascere laddove di notte (e forse anche di giorno) neanche la Polizia rischia di entrare

Un risultato davvero tragico, che dovrebbe incitarci a pensare due volte all'applicazione bovina di semplicisti ideali socialisti

Io dico, distruggiamo appena possibile tutti i progetti di case popolari-ghetti. Ridistribuiamo i loro abitanti nel mondo reale, mescolandoli con altri strati sociali il piu' possibile. E particolarmente all'inizio, aiutamo i loro bambini 24/7 perche' trovino una via d'uscita da cosa la vita ha insegnato loro finora


I Confini Geografici Piu’ Importanti

2006/Giu/22

In "A Muro Duro" (Marco Belpoliti, La Stampa, 20 Giugno 2006) fra l'altro viene detto:

In realtà il vero discrimine geografico nella Penisola non è quello tra Nord e Sud, ma quello tra Est e Ovest. Lo Stivale è molto più inclinato di come appaia in molte delle carte appese nelle aule scolastiche, e si può andare da Nord a Sud nel versante adriatico senza varcare alcuna montagna: da Venezia a Bari non c'è confine di separazione netto, se non il Po, il quale non è però un vero divisore tra Nord e Sud (l'Emilia e la Romagna sono regioni del Sud?). I geografi ci hanno spiegato da tempo che la vera differenza geografica in Italia è quella determinata dai due versanti: l'Adriatico e il Tirreno, anche se è evidente che le culture seguono le quote geografiche, e le differenze tra i paesi collocati sul versante est e quello ovest dell'Apennino non sono mai nette.

Non si tratta di un fenomeno solo dell'Appennino

Pensiamo alle Alpi stesse, dove le culture si sono diffuse fra le montagne: distribuendosi quindi a cavallo degli spartiacque, invece di considerarli come linee di confine

E non solo: piu' o meno per tutto il pianeta (si veda il Caucaso, l'Himalaya, le Montagne Rocciose) il crinale di una catena montuosa, che a uno sguardo moderno appare come un "confine naturale", si e' dimostrato la maggior parte delle volte una linea di unione, e non di separazione

Un "discrimine geografico" con conseguenze a livello sociale molto piu' importanti esiste, ed e' il confine fra chi ha accesso a grandi vie di comunicazione, e chi ne e' lontano o alla periferia: per cui alla ricchezza della Val Padana si contrappone la poverta' storica delle comunita' montane circostanti; alla potente economia del Nord Italia vicino all'Europa, la perenne crisi del Sud cosi' lontano; e per guardare all'estero, all'opulenza di Parigi e Londra si contrasta l'emarginazione delle loro periferie


PACS, cosi’ timidi da rovinare la Famiglia

2006/Giu/22

Paradossalmente: sbagliando completamente l'argomentazione, il Vaticano ha ragione a preoccuparsi dei PACS come la rovina del Matrimonio e della Famiglia

E la soluzione che non riesce a vedere e' l'unica praticabile: alla maniera britannica, Matrimonio per Tutti (etero- ed omosessuali)

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Questi (non-)benedetti Patti Civili di Solidarieta' sono un po' comicamente considerati in Italia come un'idea radicale, rivoluzionaria, sconvolgente

In realta' sono un concetto timidissimo. Nel vano tentativo di rincuorare il folto gruppo di tradizionalisti, nel Vaticano e altrove, che non riescono a vedere al di la' del loro piccolo piccolo, i PACS sembrano definiti in contrapposizione al "classico" Matrimonio

Allo stesso tempo, per avere un minimo senso i PACS devono contenere abbastanza salvaguardie dei diritti della coppia rispetto a diritti di "terzi"

E devono essere disponibili sia a coppie omosessuali, che eterosessuali, per non creare un "ghetto legale"

Questa davvero diabolica combinazione fara' dei PACS italiani una specie di Matrimonio Light

Ed e' proprio per questo che i PACS porteranno alla lacerazione del concetto di Matrimonio e di Famiglia

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Immaginiamo infatti una coppia (eterosessuale) posta di fronte alla scelta: se non per far piacere ai genitori, o per motivi religiosi, perche' mai dovrebbero scegliere il Matrimonio, invece che un PACS?

A pensarci bene, la scelta del Matrimonio invece che il PACS sara' una follia, con tutti gli assurdi vincoli tuttora vigenti (come il rischio di attendere cinque anni per essere civilmente liberi)

La titubante implementazione di un'opzione PACS per omosessuali portera' quindi con tutta probabilita' ad una riduzione del numero di Matrimoni fra eterosessuali

I rapporti familiari stessi verranno allora ridisegnati per i piu', dovendo tenere conto della natura necessariamente piu' transitoria del rapporto regolato dal PACS piuttosto che dal Matrimonio

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La soluzione e' semplice, chiara, praticabile, logica, e palese: cosi' come succede in Inghilterra, invece di inventare il Matrimonio Light, dovremmo estendere il diritto al Matrimonio a tutti gli adulti consenzienti, quindi anche agli omosessuali

(Nota: sono consapevole che le Civil Union britanniche siano sulla carta diverse dal Matrimonio. Le differenze sono comunque assolutamente trascurabili, e quindi dal punto di vista pratico inesistenti)

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Quale migliore esempio infatti per i nostri bambini dell'importanza del Matrimonio, che il mostrarlo come meta naturale qualsiasi sia il "tipo" di coppia?

E come giustificare ai loro occhi alcune contraddizioni palesi?

Quale migliore esempio infatti di "Patto Civile di Solidarieta'" che la famosa "Famiglia del Papa" descritta dal portavoce vaticano Navarro Vals alla morte di Giovanni Paolo II come composta dal Segretario di Giovanni Paolo II, e dalle tre suore che lo accudirono fino alla fine?

E che senso dare alla storia di quella mamma che dopo aver cambiato sesso, ha sposato una compagna di collegio? Forse qualcuno vuole suggerire alle coppie omosessuali che si volessero sposare, di tirare a sorte chi dei due debba finire sotto i ferri?

Puo' essere corretta, una Legge che insinua che una persona e' diversa prima e dopo incontrare il chirurgo? O che i diritti dei cittadini cambiano a seconda di quali organi genitali penzolino o non penzolino nei pantaloni?

Magari ci fosse un avvocato coraggioso che volesse portare queste incongruenze di fronte alla giustizia europea!


Inesattezza sul National Geographic Magazine

2006/Giu/20

La National Geographic Society ha appena riconosciuto via e-mail un error che ho trovato su uno degli articoli pubblicati sul loro famoso Magazine

L'articolo è "Last Days of the Ice Hunters", di Gretel Ehrlich, pubblicato nell'edizione originale nel mese di gennaio del 2006

La Ehrlich scrive: "[...] Mentre la luce sbiadisce intorno alle 23, ci dirigiamo verso la costa [... ] A circa mezzanotte il Sole è una palla rossa all'orizzonte. Mentre l'oscurita' avanza, la temperatura scende a -40°C. La notte sarà breve - in alcune ore il Sole sorgera' di nuovo[... ] "

In realta', dal contesto dell'articolo sappiamo che quanto descritto sopra è accaduto il 19 o 20 Marzo di ("[...] 21 Marzo, equinozio primaverile e nostro quarto giorno sul mare ghiacciato [... ]"): così vicino all'equinozio, quando come ben sappiamo ci sono 12 ore di luce e 12 ore di buio sull'intero globo (Groenlandia inclusa).

Ciò mette in dubbio il Sole "palla rossa all'orizzonte a mezzanotte" riportato nell'articolo

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Per verificare la situazione, ho utilizzato il sito del Dipartimento di Applicazioni Astronomiche dell'Osservatorio Navale USA, che può essere utilizzato in linea a partire da Weatherimages.org

Ho usato come posizione per Qaanaaq (la città da dove scriveva la Ehrlich) Longitudine Ovest 69° 00min, Latitudine Nord 77° 40min

Ho supposto inoltre che Qaanaaq, come il resto della Groenlandia, usa GMT-2 come fuso orario

Questi i risultati:

Sabato 19 Marzo 2005         GMT - 2h
Inizio crepuscolo civile 06:56
Sorgere del Sole 08:36
Transito solare al meridiano 14:44
Tramonto 20:55
Fine crepuscolo civile 22:38

Domenica 20 Marzo 2005         GMT - 2h
Inizio crepuscolo civile 06:39
Sorgere del Sole 08:21
Transito solare al meridiano 14:35
Tramonto 20:54
Fine crepuscolo civile 22:38

Venerdi' 19 Marzo 2004         GMT - 2h
Inizio crepuscolo civile 06:46
Sorgere del Sole 08:26
Transito solare al meridiano 14:36
Tramonto 20:49
Fine crepuscolo civile 22:32

Sabato 20 Marzo 2004         GMT - 2h
Inizio crepuscolo civile 06:37
Sorgere del Sole 08:19
Transito solare al meridiano 14:35
Tramonto 20:56
Inizio crepuscolo civile 22:40

Da quanto riportato si capisce che, contrariamente a quanto segnalato dalla Ehrlich:

  1. La luce si è sbiadita di conseguenza ai livelli di sotto-penombra fra 20 e 30 minuti prima delle 23
  2. Quindi, circa a mezzanotte il Sole non era visibile, invece di essere "una palla rossa all'orizzonte"
  3. Le notti non erano brevi (duravano fra 11h20m e 11h40m)

E' da notare che circostanze come segnalate dalla Ehrlich possono essere sperimentate in Qaanaaq intorno al 12 aprile

Lunedi' 12 Aprile 2004         GMT - 2h
Sorgere del Sole 05:03
Transito solare al meridiano 14:29
Tramonto 00:04 il giorno dopo

E non e' un problema di fuso orario. Con il Sole che transita alle 14:30, l'orologio a Qaanaaq e' gia' 2 ore in avanti rispetto al tempo solare locale

Ricapitolando, Ms.Ehrlich ha segnalato in modo errato di aver visto un tramonto molto più tardi di quando è accaduto

Ciò sarebbe un incidente secondario in tutte le riviste a parte National Geographic. Ma visto che si presume che quella pubblicazione riporti effettivamente cio' che accade nel mondo cosi' come accade, uno puo' solo sperare che i loro processi editoriali siano migliorati per evitare errori elementari come quello qui sopra


Stanze del buco: ignoranza se non disinformazione

2006/Giu/17

Giancarlo Loquenzi, conduttore estivo del giornaliero Viva Voce su Radio24, ha dedicato la puntata del 14 Giugno al suggerimento del ministro della Solidarieta' Sociale Paolo Ferrero di considerare anche in Italia l'impiego di "stanze del buco - luoghi protetti dove potersi drogare sotto controllo medico"

Di seguito un resoconto (file audio scaricabile a questo link), intervallato da miei commenti fra parentesi ()

Non prima pero' di aver detto che non capisco chi e' contrario alle "stanze del buco". Un po' come per l'aborto: sarebbe bello se nessuno lo volesse fare, ma a proibirlo si peggiorano le cose

Anzi, con l'aggravante della tossicodipendenza: una malattia assolutamente non riconosciuta come tale: come se la soluzione al diabete fosse semplicemente inviarne tutti i malati in comunita' dove convincerli a non mangiare dolci

Ma forse, come concludo piu' sotto, e' tutto dovuto a una grande ignoranza di tutto il problema delle droghe e della dipendenza

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Sono ospiti Daniele Capezzone, segretario dei Radicali Italiani, Alfredo Mantovano, senatore di Alleanza Nazionale ed ex sottosegretario al Ministero degli Interni, e ?? Ravelli, corrispondente della Repubblica inviato a Zurigo

Mantovano: Esordisce dicendo che bisogna prevenire, e informare che drogarsi fa male 

(francamente, questo non risponde al problema di fondo: come aiutare chi drogato gia' lo sia. cosa c'entra la prevenzione con la riduzione del danno?)

Loquenzi chiede lumi sulla potenziale riduzione del consumo dopo l'introduzione delle "stanze" 

Capezzone: Dato pubblicato su Lancet riguardo Zurigo e' di -82% di uso e -20% di morti per overdose. Esperimenti in proposito sono stati lanciati in Olanda, Germania e Spagna, da governi di centrodestra. Invece la nuova legge italiana prevede a chi avesse 6-8 spinelli la perquisizione all’alba, almeno 8000 euro di spese e fra i 6 e i 20 anni carcere. Il governo precedente ha abdicato davanti alla Mafia che controlla lo spaccio 

Ravelli (ha pubblicato articolo su Repubblica, non e' disponibile in rete): Le "stanze del buco" sono superate a Zurigo dalla somministrazione controllata: piccoli uffici dove gli iscritti ricevono 3 volte al giorno eroina iniettata davanti a un testimone. Prima era a pagamento ora mutuata. E' eroina comprata dallo Stato da una casa farmaceutica. Iscrizione al servizio se ogni altro tentativo fallisce. Sono aiutati a trovare casa/lavoro. Altre soluzioni: metadone in farmacia. Il sistema vige da 15 anni, e' pratico, ha abbattuto il numero dei morti, e' concreto. E' sopravvissuto a un referendum per abrogarlo

Mantovano: E' solo una goccia nel mare. Significa l'assuefazione al fenomeno. Riduzione danno non significa solo dal danno derivante dal prendere droga  Bisogna includere i morti per assunzione controllata, inclusi quelli per incidenti stradali causati da drogati. Anche il Segretario UN con delega alla droga critica i risultati. Ci sono casi concreti di pene assurde come detto da Capezzone? Nella legge c’e’ gradazione e sono presentate alternative

Ascoltatore 1: Meglio la punizione. "Stanze" sono come mattatoi.

Ascoltatore 2: Ha 47 anni e ha perso diversi compagni di scuola per droga. La proposta e' sensata, il problema esiste. Drogati ci sono, nonostante le leggi. Meglio che siringhe per strada: le sanzioni sono inutili

Capezzone: Mantovano sogna un mondo senza droga. Il guaio e’ che il proibizionismo facilita la diffusione e l’uso della droga stessa. Contro la cultura dello sballo ci vuole il controllo e l’assistenza. La morale e’ che ci sono persone che sarebbero morte e invece tornano a casa con le proprie gambe. Niente ideologia, niente dichiarazioni favorevoli alla "vita" per poi lasciare le persone a morire. E la legge dice che 500mg hashish significano galera. E' inattuabile: centinania di migliaia di 18enni da indagare. La legge e' da abrogare

Ascoltatore 3: La droga porta alla morte. Questo deve essere il messaggio dello stato. Con le stanze si porta il ragazzo a morire. Vanno invece recuperati. e mandati in comunita’/assistenze per farli smettere

(un grave sintomo di una ignoranza diffusa sulle droghe e i loro effetti. a parte le dosi tagliate male e l'overdose, di eroina per esempio non si muore. Del legalissimo alcool invece si', per non parlare delle migliaia di morti in incidenti stradali dovuti al bere eccessivo)

Ascoltatore 4: Sono problemi tra il vizio e la necessita’ mai risolti (come la prostituzione). E la malavita ne guadagna. La droga non puo' essere sconfitta, e' un vizio umano . Perche’ allora accanirsi per eliminarla o lasciarla alla malavita? C'e' il monopolio delle sigarette, degli alcoolici, perche’ non allora il monopolio della droga. Compito dello Stato e’ dire che uccide. Niente cure gratis se se ne sanno gli effetti. Vanno introdotte condanne piu’ alte a chi fa danni sotto l’effetto di droghe

Mantovano: Ci sono limiti ulteriori. Il tossicodipendente che usa eroina piu’ volte si accontentera’? O sara' un criminale per ottenere la droga in piu’? La droga sarebbe come fiume da arginare e controllare? Le droghe sono diventate un fenomeno di massa solo dopo il 1950. E' una scelta culturale. dovuta anche ai gruppi musicali. Abbiamo avuto parlamentari che fumavano spinelli di fronte al parlamento. Bene piu’ elevato non e' la liberta' ma il corretto uso della liberta’. Fa l'esempio del casco per motorini

(l'on.Mantovano dimostra di non conoscere a fondo il problema. Invece di immaginare cosa potrebbe succedere, perche' non rifarsi a quello che succede a Zurigo e altrove? Quanti vanno davvero a procurarsi eroina supplementare, per esempio? E qual'e' la scelta culturale di un tossicodipendente?)

Ascoltatore 5: E' favorevole alle "stanze". Stanze "da macello"? Guardiamo le piazze dove si drogano adesso

Ascoltatore 6: Le stanze sono positive per stare piu’ vicini a queste problematiche. E poi l'uso di eroina e’ in calo. Ora c'e' il problema dell'Ecstasy piu’ un problema. Lungo termine effetti devastanti

Loquenzi: La Stampa riporta che si consiglia su quale parte del braccio bucarsi. E' possibile il riposo dopo l'assunzione della droga. Non da' un senso di resa?

Capezzone: La droga e’ un dramma. Preferibilmente non andrebbe presa. Esiste pero' nella vita il dramma. Come ci poniamo di fronte al tunnel? C’e’ chi se la cava con proclami ideologici. Altri si pongono il problema: come far trovare un equilibrio a queste persone? "Stanze" sono meglio che la morte. Non facciamo ideologia. E poi la comunicazione che tutte le droghe sono uguali e’ sbagliata, e a portato all'esplosione del consumo della cocaina. Bisogna essere concreti. Che fare davanti alle droghe chimiche: combinazioni che cambiano, la mafia che guadagna, il problema che rimane

Mantovano: Le droghe fanno tutte male. E' rriste immaginare una tendina come sostituto del buco in strada. Bisogna dare alternative, come le comunita’.

(bisogna quindi prendere atto che certa ignoranza e ottusita' sono diffuse anche fra i parlamentari. quale medico serio per esempio direbbe che la marijuana e la cocaina fanno male in misura finanche equiparabile? E che dire dei danni provocati dall'alcool? Ma se questo e' il punto di partenze, occorre fare informazione, piu' che persuasione)


Capo della Polizia Metropolitana di Londra ammette esistenza della Squadra Speciale “Gillette”

2006/Giu/15

Londra, 14 giugno (MNN) - In una mossa a sorpresa, Sir Ian "Spara-l'Innocente" Blair, Capo della Polizia Metropolitana di Londra, ha ammesso oggi che una squadra speciale ultrasegreta della polizia, dal nome in codice "Gillette", ha eseguito il fasullo intervento di anti-terrorismo alle 4 del mattino, quando forze di sicurezza hanno invaso la casa di londinesi onesti e barbuti

Durante il corso dell'intervista, Sir Ian ha ripetuto parecchie volte che, anche se settimane di controlli non avevano rivelato nulla di piu' sospetto nella cucina di quella casa di salsa Vindaloo con pepe addizionale, e broccoli, i due uomini designati come terroristi avevano il tipo sbagliato di capelli facciali

Hanno dovuto quindi essere arrestati e presi a pistolettate^H^H^Hgentilmente intervistati in prigioni segrete^H^H^Hhotel di categoria superiore, non fosse altro che per proteggere la purezza del paesaggio mascellare inglese e la vendita di rasoi.

In altre notizie: un non identificato Capo della Polizia Metropolitana ha difeso la proposta di offrire un viaggio ai Caraibi a chiunque ritenuto sospetto di essere un terrorista, perche' scoperto mentre preparava una bomba, o mentre minacciava di citare in giudizio la Polizia, o mentre non si radeva come dovuto, in particolare dal labbro inferiore in giu'


Gli Stupidi e il Riscaldamento Globale

2006/Giu/15

Lettera aperta a Richard Littlemore di DeSmogBlog

Caro Richard

Tanto quanto apprezzo il tuo blog per il reporting della conferenza Environmental Wars, cui non ho potuto attendere, trovo il tuo blog "Pagliacci" non poco una vergogna, con tutti quegli ingiustificati ad-hominems

Se davvero credi in una crisi imminente del clima, non ha senso per te appannare il dibattito con tentativi di umorismo poco divertenti.

Come conseguenza ci saranno altrettanto poco divertenti blog riguardo gli "sciocchi a mente chiusa che credono al riscaldamento globale" e così via

In altre parole, le tue affermazioni non porteranno ne' te, ne' nessun altro, ne' il clima del pianeta da nessuna parte

Potrebbero anzi essere usate da qualcuno per "dimostrare" che "la lobby del riscaldamento globale" non ha argomenti da discussione

Confidando che non abbandonerai il tuo lavoro per darti al teatro buffo, continuero' a leggere il tuo blog per opinioni più interessanti


Il Cambiamento Climatico e la Skeptics Society - prime impressioni

2006/Giu/14

L’american Skeptics Society ha appena tenuto il congresso “Environmental Wars” (”Guerre Ambientali”) dedicato a “dibattere se l’attività umana realmente sta cambiando il clima del pianeta”

I migliori link (in inglese) per ottenere le informazioni sul congresso sembrano finora essere:

Da scettico di lunga data, posso soltanto essere felice di vedere che nientemeno che Michael Shermer e’ stato fino ad alcune settimane fa poco disposto a entrare il gregge del Cambiamento Climatico. Spero basti questo come prova che non sono pagato da diaboliche compagnie petrolifere nello scrivere le mie opinioni: particolarmente quando dubito delle affermazioni piu’ catastrofiche

In ogni caso: dopo aver letteralmente letto tutto ai link summentovati, la mia impressione è che il dibattito rimane come polarizzato come sempre, con ogni partecipante disposto solo a vedere quello che vuole

Tutto sommato, potrebbe essere un problema di comunicazione

Alcuni semplicemente rifiutano di essere guidati come buoi, sottomessi intellettualmente da storie spaventevoli e descrizioni di disastri imminenti

Altri pensano che quei disastri siano prossimi venturi, ma non riescono a comunicarlo senza ricorrere al vetusto “la fine del mondo e’ vicina! pentitevi!”

E così, avendo realizzato che il loro messaggio non ha l’effetto previsto, questi altri provano a forzare ancor di piu’, e gia’ che ci sono buttano insulti qua e la’

E quindi questa e’ la mia richiesta a chi dice che “Il Cambiamento Climatico e’ terribile, facciamo qualcosa subito!”: Per favore cambiate la maniera del vostro messaggio. Quello che fate adesso non e’ il modo di condurre un dibattito intelligente. Ed non ha senso se volete ottenere i risultati

Se realmente credete di essere nel giusto, trovate un modo per ottenere cosa volete

E a proposito: non dite “il dibattito è superato“. Non funziona neanche quello


Il problema David Irving

2006/Giu/12

scrive Michael Shermer sul bollettino del 3 Maggio 2005 di eSkeptic ("Enigma: L'affare Faustiano di David Irving"):

Se realmente desiderate fare tacere David Irving, non parlatene.

Sono d'accordo, fino ad un punto: perché un problema con Irving e' la libertà di espressione e questo merita chiarificazione. Dovrebbero, coloro cui tiene quella liberta', organizzare quello che Christopher Hitchens ha denominato il Comitato per Regole Giuste per David Irving?

Forse no.

E non sono d'accordo con il Dr. Shermer, che in risposta alla decisione austriaca di imprigionare Irving, ha suggerito di "lasciare David Irving andar via" nel bollettino eSkeptic del 2 Marzo 2006 ("Diamo al diavolo i suoi meriti&quot ;)

Ancora la parola a Shermer:

L'enigma emerge dal fatto che [Irving] è, contemporaneamente, brillante e bellicoso, molto intelligente e diabolicamente ingannevole-uno che avrebbe potuto "arrivare" ma che ha preferito "fingere"… un grande e diabolico spreco di talento. Come e perchè questo è accaduto? A mio parere, Irving si e' autosuggestionato da quando e' entrato nel Cerchio Magico [ cioè, i confidants di Hitler ancora vivi]. [... ] Hitler, ha spiegato, "aveva attratto gente istruita e ad alto livello intorno lui. Le segretarie erano segretarie di classe superiore. I consiglieri erano gente che aveva fatto l'università o la scuola del personale ed avevano fatto carriera con le loro proprie abilità fino ai livelli superiori del servizio militare." Questi intimi di Hitler erano istruiti ed parlavano altamente bene del loro Führer. Chi era Irving per non creder loro?

Come esempio si dia uno sguardo giusto alla storia segnalata da Shermer nella parte inferiore di quello stesso bollettino "Post Scriptum su Irving & i diari di Eichmann": nel quale è spiegato come Irving ha trovato un modo di negare l'esistenza di un ordine diretto da Hitler per l'Olocausto in faccia di una frase molto chiara scritta da Adolf Eichmann nelle sue memorie: "il Führer ha ordinato lo sterminio degli ebrei"

Libertà di espressione non significa libertà di ingannare


Il Multiculturalismo, la Tolleranza e…il Test del Cricket

2006/Giu/09

Il Regno Unito, e in particolare l’Inghilterra e la zona di Londra, sono il laboratorio dove il futuro multiculturale dell’Europa viene sperimentato e i suoi problemi risolti con discreto successo.

Definiamo multiculturale: una societa’ fatta di persone che convivono pacificamente anche se in forte, irreconciliabile disaccordo sui “valori”, gli ideali per i quali sono disposti a (metaforicamente) combattere. Non quindi solo l’idea che “se al mio vicino non piacciono le rose rosse, piantero’ le rose gialle”. “Multiculturalismo” significa risolvere il problema: “al mio vicino non piacciono le rose, ma io non posso neanche pensare di lasciare il giardino senza quei fiori”. Non bastano buona volonta’ e un romanesco “Volemose bbene!”: ci sono questioni fondamentali di tolleranza reciproca.

Come suggerito dal filosofo Kwame A. Appiah della prestigiosa Princeton, e’ quanto gia’ avviene anche in piccole comunita’: per esempio certuni sono favorevoli all’aborto libero, altri lo praticano addirittura invece dei metodi anticoncezionali, mentre altri ancora lo considerano un omicidio, anzi piu’ grave perche’ praticata su un esserino indifeso. C’e’ chi ritiene l’omosessualita’ un “atto contro natura”, nell’intimita’ dei suoi pensieri o nelle smorfie rivolte a uomini (o donne) che camminano mano nella mano: i quali vivono magari il loro rapporto come simbolo dell’Amore che fa girare il Mondo, altro che abominio. Valori irreconciliabili ed irreconciliati, ma la cui esistenza non causa violente sommosse o la rovina della societa’.

Nell’uso contemporaneo, la parola multiculturalismo si riferisce all’esistenza in uno Stato di usi e tradizioni che si ispirano a religioni diverse. Vista da alcuni come nuova, diversa e pericolosa, questa situazione e’ il pane quotidiano per il Regno Unito, dove la maggioranza, di tradizione Cristiana (senza molti praticanti) e’ differenziata in Cattolici (Riformati/Anglicani, e Romani/Papisti) e Protestanti (Luterani, Metodisti, e altri), con solide comunita’ Ebraiche, Musulmane e Induiste: il risultato di un espansionismo commerciale globale e continuato, dalla pirateria autorizzata da Elisabetta I alla crisi di Suez del 1956. Quando un secolo fa le terre emerse appartenevano in gran parte all’Impero britannico, merci, ricchezza e sudditi gravitarono verso il centro. Dopo la fine del colonialismo, l’immigrazione e’ continuata, grazie all’Unione Europea e soprattutto alla uso dell’Inglese come lingua franca di quasi tutte le attivita’ umane.

Alcune questioni riguardo i “nuovi arrivi” vengono poste spesso: sono ospiti, o lavoratori, o cittadini? Risiedono per concessione, o acquisiscono diritti grazie al sudore della fronte? Quali diritti: liberta’ personale, o anche la possibilita’ di eleggere il Governo locale o della nazione? E poi, questi “estranei” cosa cambieranno, magari contro le aspirazioni degli indigeni? Problemi discussi per secoli da fior di intellettuali, filosofi e scienziati, senza una risposta teorica soddisfacente: pero’, l’esperimento chiamato United Kingdom sta gia’ dando risultati interessanti. Guardiamo infatti alla attuale “seconda generazione”, per lo piu’ figli di coloro che immigrarono negli anni ’50 e ’60.

Come testimoniato dai vari conduttori radiotelevisivi, gli accenti originari sono quasi scomparsi. Fra i giovani, le mode non sembrano avere confini cultural-religiosi, ne’ nel vestirsi, ne’ nel gergo, ne’ infine nella musica: al fallimento dei canali specializzati di musica “asiatica” e “afro-caraibica” della BBC, si contrappone il contributo culturale dato da artisti di ogni tradizione al panorama musicale britannico. Anche a livello politico sembrano esistere poche barriere, fino ai livelli ministeriali.

C’e’ pero’ un aumento della separazione sociale a seconda delle origini, con interi quartieri monoculturali. Un fenomeno sostanzialmente naturale (pensiamo a Little Italy, la piccola Italia di New York) che potrebbe preludere alla ghettizzazione. Pensiamo allo sport professionistico, con calciatori di origine afro-caraibica, e giocatori di cricket di famiglia indo-pakistana, comunita’ sottorappresentate nel nuoto o nell’hockey su ghiaccio. Al bando assurdi discorsi basati su presunte incapacita’ razziali: quanti ragazzini (e ragazzine!) indo-britannici potrebbero eccellere, per esempio, nel tennis, e non lo fanno perche’ tale attivita’ non e’ considerata “indiana” dalla comunita’ in cui vivono? Passando a livelli ben piu’ seri, quanti potenziali scrittori, educatori, giornalisti non diventano tali a causa di pressioni sociali su giovani e giovanissimi?

Un triste esempio e’ la tragedia delle case popolari: nei pressi di Londra una settantina di anni fa e’ sorto il complesso residenziale pubblico di Becontree, il piu’ grande del mondo con 27mila appartamenti ospitanti 100mila persone: ma nella maggior parte delle innumerevoli iniziative governative per dare una casa a tutti, si e’ creato un ambiente poverissimo sia socialmente che igienicamente, dove, diabolici idoli per le nuove generazioni, pochi ma violenti criminali e drogati in cerca di soldi facili terrorizzano il quartiere.

L ‘emarginazione economica nutre quella sociale, e viceversa, e a cio’ si aggiunge l’emarginazione culturale degli immigrati. Ma non e’ corretto mischiare culture e poverta’ britanniche: alcuni discendenti di famiglie islamiche o di colore sono perfettamente integrati, anglo-musulmani, o anglo-africani, mentre coetanei con radici simili sono ai margini della societa’. Un recente studio mostra che le famiglie afro-caraibiche “fortunate” che ottennero una casa popolare sono piu’ povere di quelle che ebbero la “sventura” di dover sistemarsi per conto loro. Come dire che la cattiva sorte di oggi e’ figlia della buona sorte di ieri.

Forse anche per questo la societa’ inglese e’ restia all’ ingegneria sociale, una “difesa” dei poveri che si trasforma spesso nella loro rovina. Tutti i giornali protestano contro pur timidi interventi governativi nella vita privata dei sudditi, accusando il Primo Ministro di voler creare il Nanny State, lo Stato-Tata che controlla, guida, rimprovera e castiga i Sudditi-Bambini. Un rimarchevole risultato di questo modo di pensare e’ l’assenza di polemiche per la recente istituzione dei matrimoni omosessuali, un concetto che continua ad ispirare battaglie feroci: in America, Bush si oppone al punto da voler cambiare la Costituzione; in Spagna, Zapatero ha dovuto far fronte a migliaia di dimostranti; e in Italia, certi partiti offrono un incerto appoggio ai minimalisti PACS pur di non spaventare gli elettori.

In Inghilterra nessuna dimostrazione contro, ne’ a favore: come se il matrimonio gay (Civil Partnership, la Coppia Civile senza differenza pratica con il matrimonio) fosse la cosa piu’ normale del mondo, invece che alternativamente una conquista sociale o la picconata finale contro la societa’. Chiediamoci perche’ nessuno dei tanti contrari a una novita’ del genere si sia sentito minacciato al punto da scendere in piazza. E se fosse questa capacita’ di tollerare e disapprovare, la risposta che ci puo’ dare l’Esperimento Gran Bretagna? E’ quella, la via al multiculturalismo? Parafrasando quanto scritto da Remo Bodei poche settimane fa sul Domenicale del Sole 24Ore,  ha una societa’ finalmente preso coscienza del suggerimento semplice e profondo di Michel de L’Hopital “Non importa quale sia la vera religione, ma come si possa vivere insieme”?

E se fosse ipocrisia? La polizia inglese ha radiato delle reclute che rivelarono in un documentario televisivo un razzismo spregevole ed indegno, tenuto consciamente nascosto in pubblico. Tempo fa certi preconcetti erano certo piu’ diffusi: lo stesso Primo Ministro Chamberlain negli anni ’30 non faceva remore di esser membro di un Gentlemen’s Club ufficialmente chiuso agli Ebrei (per non parlare, naturalmente, dei doppiamente alieni, i Cattolici Irlandesi). Al giorno d’oggi, certi pregiudizi prendono aria “legalmente” in due partiti: l’UKIP, il Partito per l’Indipendenza del Regno Unito (che vorrebbe espellere tutti gli immigrati; che dite, mi restituiranno nove anni di tasse?); e il BNP, Partito Nazionale Britannico, (loschi, a volte incravattati figuri cosi’ xenofobi da far sembrare progressista il Le Pen del Fronte Nazionale francese).

Si tratta anche ma non solo dei “prodotti” di una certa sottocultura purtroppo in auge di qua’ della Manica, il cosiddetto movimento degli Yobs, che potremmo vagamente tradurre con il dialettale Trucidi: bianchi, rasati, pronti a ridursi ad ogni bassezza per sfogare una luciferina, presunta mascolinita’, la cui dimostrazione per qualche motivo include picchiare/accoltellare anche bambini dalla pelle o atteggiamento “sbagliati”. Un’emarginazione fra coloro che in teoria fanno parte della cultura “indigena”, e che nella sua violenza inutile e disutile fa il paio con l’al-Qaeda casareccia responsabile delle bombe del 7 Luglio 2005, e formata da cittadini inglesi di discendenza pachistana e afro-caraibica, apparentemente piu’ pronti a un suicidio stupido che all’integrarsi nelle loro stesse comunita’, figuriamoci nella societa’ inglese tutta.

Questi “rifiuti del multiculturalismo” sono fenomeni pericolosi da analizzare, prevedere e contenere: ma se difficili da evitare, non vanno certo ingigantiti oltre il dovuto, dando una mano agli estremisti. Perche’ la speranza di una sana societa’ multiculturale del XXI secolo e’ gia’ nella reazione di Londra, degna del Nobel per la Pace, dove in risposta agli attentati di Luglio tutti si sono uniti, quale che fosse la loro origine e la loro cultura, per continuare la loro vita e dimostrare che la migliore arma contro il terrore e’ la normalita’ della consapevolezza, che non si fa vincere dalla paura che il suicida/omicida di turno abbia deciso che e’ il tuo momento.

Londra: da piu’ di mezzo millennio la Citta’ Multiculturale grande argomento contro i profeti di sventura odierni: prima i sassoni, i danesi, poi i banchieri lombardi, gli ebrei, gli ugonotti, i giacobini, poi ancora gli irlandesi e tanti italiani, e infine gli indiani, i pakistani, gli egiziani e gli ugandesi: oggi i “volti nuovi” sono Lituani e Polacchi, in lavori adesso umili ma gia’ portatori di ricchezza per il Regno per il semplice fatto che devono mangiare, vestirsi…e divertirsi anche loro.

Una citta’ “meticcia”: termine che e’ un insulto solo per chi culla un irresponsabile ed anacronista culto della razza. Un luogo dove prendono corpo i principi del Cosmopolitanismo recentemente auspicati in un libro di Appiah. D’altronde quale sarebbe l’alternativa? Quale “monocultura a base religiosa” potrebbe mai imporsi su Londra, sull’Inghilterra, sull’Europa, quando le stesse tradizioni Cristiane sono cosi’ variegate, e hanno imparato a suon di cannonate e stragi il valore della tolleranza? L’uniculturalismo suona piu’ come l’imposizione esterna di un conformismo stantio, invece che un progetto per il futuro.

Il proverbio dice, “Chi e’ stanco di Londra e’ stanco della vita”…la coesistenza pacifica nella tolleranza quasi totale lungo il Tamigi, suggesisce che “chi e’ stanco del multiculturalismo” e’ stanco in primis della propria cultura. Ma se il Londinese e’ un individuo costretto a, e capace di riconciliare il proprio stile di vita con le centinaia di stili di vita che lo circondano, chi e’, allora, l’Inglese?

In un tacito e incontrovertibile abbraccio per il multiculturalismo, Tony Blair ha risposto con una scelta all’americana,. Chi volesse prendere la cittadinanza ha bisogno di dimostrare una certa conoscenza dei moderni usi e costumi della non piu’ perfida Albione. Niente di trascendentalmente difficile e oscuro, per coloro che perfettamente integrati non solo imparano e si adattano a tali tradizioni, ma contibuiscono alla loro evoluzione.

Tempo fa un potente politico conservatore propose in maniera semiseria di usare il cosiddetto Test del Cricket: la dimostrazione del proprio essere cittadini sarebbe, per esempio durante un match fra Pakistan e Inghilterra, tifare anima e corpo per i rappresentanti isolani. La risposta sembra invece essere che un Inglese puo’ tifare Pakistan, e rimanere 100% inglese. Asiatico, ed inglese.


Buonaparte non e’ venuto qui

2006/Giu/09

E se il nostro rapporto con la Unione Europea dipendesse dalle azioni del piu' famoso Corso della Storia?

Prendiamo ad esempio…il Regno Unito! Ma come, diranno i miei due lettori, lo sanno tutti che l’Imperatore di Francia non riusci’ mai a traversare la Manica, quei 40 chilometri di mare avevano visto trionfare Giulio Cesare, Claudio Augusto e Guglielmo il Conquistatore, ma sui quali il Vincitore di Austerlitz non ebbe fortuna, ne’ con la flotta (sbaragliata a Trafalgar dall'Ammiraglio Nelson poco piu’ di 200 anni fa), e neanche con un azzardato tunnel dalla zona di Calais.

Ma e’ proprio questo il punto: Inglesi (e Gallesi, e Scozzesi) non hanno subito l’invasione del Tricolore francese, e quindi non hanno fatto esperienza di alcuni cambiamenti importantissimi, “dettagli” ormai insiti nella cultura e nella societa’ degli altri Paesi dell’Unione Europea, intorno all’anno 1800 erano quasi tutti vassalli o sudditi di Parigi al contrario della Gran Bretagna,.

Tanti degli scontri e delle incomprensioni fra le nazioni britanniche e il resto dell’Europa possono quindi essere considerati conseguenze…della Presa della Bastiglia (dando fra l’altro ragione al Presidente Cinese Mao, che alla domanda “Qual’e’ stato l’impatto della Rivoluzione Francese del 1789?” rispose nel 1950 con una battuta “E’ passato ancora troppo poco tempo per saperlo&rdquo ;)

Alcune differenze fra la Gran Bretagna e il Continente sono ben note e palesi: per esempio, Napoleone impose che i cimiteri venissero trasferiti fuori citta’, mentre non e’ raro vedere a Londra dei camposanti annessi alle Chiese, usati fino a pochi decenni fa. Ma cio’ che aveva dato impeto alle grandi battaglie dopo la fine violenta del Regno di Luigi XVI, era qualcosa di piu’ significativo che semplici decisioni amministrative di igiene pubblica.

Il popolo e le elite francesi volevano esportare i principi della Rivoluzione: Liberta’, Uguaglianza e Fraternita’. Si tratta di tre concetti straordinariamente nuovi e davvero…rivoluzionari per un’Europa allora (e forse anche tuttora) rigidamente suddivisa in Stati sovrani dediti principalmente a fare i propri interessi, o meglio quelli delle rispettive classi dirigenti . L’avanzata delle armate francesi in Germania, Spagna, Italia e oltre semino’ i tre principi rivoluzionari nelle coscienze popolari di tutti i territori coinvolti. Gli eserciti transalpini e le amministrazioni che li seguivano avevano come scopo dichiarato il liberare i “fratelli”, vale a dire le nazioni vicine, e per riorganizzarle intorno all’idea che tutti i Cittadini hanno gli stessi diritti, e sono uguali di fronte alla Legge.

L’idea stessa di un’Unione Europea deve molto a questo concetto di Fraternita’ Militante fra i popoli (un atteggiamento curiosamente detestato, al giorno d’oggi, quando e’ rimasto un ideale principalmente americano). Di piu’: nel suo impeto di distruzione dell’Ancien Regime la Francia permise all’epoca l’ascesa al comando generale delle truppe, poi a quello della nazione e infine addirittura al Trono Imperiale, di una persona quasi rappresentante di quanto di piu’ lontano si potesse immaginare dalle vecchie elite borboniche. Di origine italiana, privo di parentele con l’alta nobilta’, e senza una robusta eredita’ e/o potenti interessi commerciali, Napoleone proveniva da un territorio come la Corsica, acquisito da poco, lontano dal centro e per questo a dir poco riottoso.

Insomma i vincitori Francesi, ad un certo padroni d’Europa, liberatori potentissimi ed invincibili (a parte le isole britanniche e poco piu’), mostrarono a tutti i popoli del continente che ne’ la casata, ne’ il commercio, ne’ il denaro, ne’ le origini e neanche l’accento erano necessari per poter entrare nelle “stanze dei bottoni”. Invece non c’e’ traccia nella storia (e quindi nella societa’ del Regno Unito) della possibilita’ che una rivoluzione popolare possa cambiare una nazione e sovvertire gli strati sociali prestabiliti, e che una persona “qualunque” per quanto eccezionale come il Bonaparte, possa prendere il controllo dell’autorita’. E qualunque Primo Ministro deve far bene attenzione a non parlare se non con un accento pulito (ed elitario).

Sommosse popolari, naturalmente, sono accadute anche a Londra e dintorni, e sono tutte fallite. La piu’ seria, nel 1381, quando migliaia di contadini marciarono sulla Capitale, solo per vedere le promesse del giovane re rinnegate dopo pochi istanti (e i loro capipopolo, giustiziati). L’unica Rivoluzione di successo e’ stata quella che porto’ nel 1646 al potere il nobiluomo Oliver Cromwell, che governo’ rifutando di farsi proclamare sovrano (altro che Napoleone, il quale invito’ il Papa volente o nolente a Parigi, e poi si incorono’ da solo).

Pensiamo invece alla filoeuropeista Irlanda, dove Bonaparte non arrivo’ ma che si rese indipendente dal Regno Unito all’inizio del XX secolo proprio con una insurrezione. Non e’ impossibile quindi stabilire un trait-d’union fra l’assenza di rivoluzioni popolari di successo, e l’apparente riluttanza, particolarita’, finanche ambivalenza britannica verso l’Unione Europea. Ricordiamo la borsetta agitata dalla ferrea Thatcher, e l’impopolarita’ dell’Euro nello stesso Governo Blair.

Le conseguenze non sono difficili da immaginare. Priva anche dell’esempio franco-napoleonico, la popolazione britannica e’ divenuta refrattaria a qualunque accenno di possibile rivoluzione, e ha conservato un fortissimo senso dell’Autorita’. In quale altro stato moderno potremmo trovare i cittadini definiti ufficialmente “sudditi” della Regina? E con tutte le guerre e i rivolgimenti del XIX e XX secolo, dove altro e’ il “comando” saldamente in mano dell’Establishment, l’Autorita’ Costituita, classi dirigenti, i cosiddetti “The Great and the Good” (Grandi e Bravi), un misto di nobilta’ ereditaria e mercantile ininterrottamente al potere almeno dall’epoca di Guglielmo d’Orange (a capo della “Rivoluzione” del 1688, dietro invito un gruppo di nobili inglesi)?

Come prova, guardiamo ai leader dei maggiori partiti politici degli ultimi tre secoli. Non tutti, ovviamente, di alto lignaggio o di famiglia ricca e potente, ma ognuno di essi saldamente parte dell’Establishment, anche coloro apparentemente ai margini, come quella Thatcher, in teoria un’outsider donna fra tantissimi uomini, e che invece dedico’ i suoi Governi a ristabilire una certa idea di societa’ britannica (centrata non per caso sulla sua persona), e non per fondare un “ordine nuovo”.

La tradizione dell’Autorita’ si rinnova continuamente, e non solo con il cambiare di Sovrani e Primi Ministri, anche negli aspetti apparentemente piu’ democratici. Per esempio, la definizione dei piani di implementazione delle politiche governative, processo teoricamente aperto alle opinioni di tutti i sudditi, e’ cosi’ misteriosa ed improntata al consenso da non poter risultare che in annacquati progetti difficilmente volti a stravolgere lo status quo.

Inoltre, e’ tuttora comune che venga favorito un approccio alla vita caratterizzato dallo stiff upper lip. Si tratta di un’espressione difficilmente traducibile: pensiamo a una persona che non riveli sentimenti ed emozioni, e la cui bocca non tradisca quindi mai ne’ gioia ne’ nervosismo: le cui passioni, e le cui rabbie quindi, rimangano nascoste, affinche’ il quieto vivere domandato dalla Societa’ non venga disturbato. Di conseguenza, il cittadino medio britannico e’ educato a non lamentarsi mai in maniera efficace. Magari parlera’ male della qualita’ dei treni, pero’ niente piu’, stoicamente deciso a sopportare antiquati treni da Far West o carrozze finto-moderne che altrove in Europa sarebbero gia’ vecchie di venti anni.

Una situazione simile e opposta a quanto succede nel Sistema Sanitario Nazionale, dove si sperimenta quello che probabilmente si cerchera’ ahime’ di esportare un po’ ovunque entro il decennio. Al posto dei medici, in fase diagnostica vengono infatti utilizzati infermieri specializzati istruiti a seguire rigidi criteri basati sui sintomi riportati, invece che ad analizzare il paziente in modo attento e completo. Gli “utenti”, ligi al dovere, accettano la situazione come una necessita’, come ignari del fatto che le vessazioni di oggi diventeranno la routine di domani. Dal loro canto, gli amministratori delle strutture di medicina di base, possono escogitare nuovi sistemi per risparmiare sulle spese, senza preoccuparsi troppo della sempre peggiore qualita’ del servizio.

La burocrazia britannica e’ infatti particolarmente rigida e inamovibile, fredda e impersonale, come si addice appunto a una nazione comandata dall’alto. Il 2006 si e’ aperto con il caso di una coppia di anziani separati loro malgrado dagli assistenti sociali, lui veterano della Seconda Guerra Mondiale, lei cieca. Al marito e’ stato ordinato dal medico curante di andare in una casa di riposo, alla moglie e’ stato proibito, perche’ certi oscuri criteri stabiliti dalle amministrazioni locali sono soddisfatti dalla situazione dell’uno, ma non dell’altra. Tutte le persone coinvolte si trovano quindi in una situazione che potrebbe sembrarci paradossale, e che purtroppo ha una sua logica riconducibile ancora al “Senso dell’Autorita’”.

Il marito e’ in un ospizio suo malgrado, ma non pensa di tornare a casa perche’ gli e’ stato proibito dal medico. La moglie e’ accudita dalla sua famiglia ma si sente ovviamente molto sola. Fosse stato per lei, pero’, la storia sarebbe potuta finire li’, visto che a ribellarsi a certe decisioni sono stati i figli, che pero’ lasciano il padre dov’e’ e non ci pensano neanche a riunire i genitori in una casa di riposo privata, o a prendere una badante, “proteste” molto piu’ efficaci di una lettera o visita all’autorita’ costituita. Gli assistenti sociali, invece di far vivere meglio i cittadini, si sono resi responsabili di una grave e palese ingiustizia che ha rovinato la vita di due anziani innocenti, una dei quali non vedente. Ma neanche loro possono farci niente: per chi le deve applicare, alle regole non c’e’ alternativa. Qualunque interpretazione personale sarebbe interpretata come insubordinazione e la carriera del “colpevole” terminata all’istante. Dulcis in fundo, non esiste nessun canale ufficiale per chiedere deroghe ai regolamenti in casi eccezionali.

Insomma, in una struttura dirigista, ferrea, piramidale e congelata, l’assistente sociale, come qualunque altro rappresentate dello Stato o di una organizzazione, e’ solamente un messaggero, un tramite fra le regole da servire e riverire e il suddito che ci si deve abituare. Il cittadino che non lo volesse fare, o l’assistente sociale che volesse aiutare i suoi utenti, rischiano il loro benessere e la pace loro e quella delle loro famiglie.

Anche grazie al disastro di Trafalgar, e alla disfatta di Waterloo, il pensare altrimenti e’ imprescindibilmente legato in Gran Bretagna all’idea dell’Europa, e quindi del caos, delle guerre, dei potenziali invasori, dei Nemici. Al singolo, senza appoggi fra le alte sfere, rimane solo uno sterile ribellarsi, curiosamente concentrato nella sfera privata. E infatti ai rivoltosi del 1968 in Francia, Italia e Germania corrisposero i ribelli degli anni ’60 inglesi: le bande di ragazzi descritte nel famoso film Quadrophenia, pronti a picchiarsi con la Polizia, ma assolutamente privi di qualunque connotato politico e senza alcuna intenzione di cambiare la societa’.

Al giorno d’oggi, ai pendolari che si siedono di fronte agli affollatissimi treni di Torino o Milano corrispondono le battute di spirito inglesi sullo stato delle loro ferrovie. Non e’ certo un caso che l’umorismo britannico sia cosi’ famoso e sviluppato (e tollerato), quasi una delle tre principali valvole di sfogo per rendere piu’ sopportabile la vita del cittadino vaso-di-coccio. Una seconda “valvola di sfogo” e’ la fissazione con il creare e distruggere miti (come descritto poco tempo fa riguardo Tony Blair). La terza e’ l’ambigua celebrazione dell’alcol, e  dell’alcolismo, ma questo argomento merita un articolo a parte.

Per ora ci rimane solo sospirare alla domanda: Napoleone perche’ non sei venuto qui?


Le Piu’ Grandi Ipocrisie

2006/Giu/09

Con quante palesi falsita' dobbiamo convivere?

1. "Sviluppo Del Terzo mondo"? E' solo colonialismo vecchio-stile sotto una nuova apparenza. La prova è il fatto che così poche "pæsi in via di sviluppo" hanno potuto "emergere": e non c'e' stato nessun paese "emergente" capace di sedersi con le "Grandi Potenze" (la Cina è un caso speciale semplicemente per le dimensioni). Così il risultato di decenni di "sviluppo" e' che le cose sono più o meno esattamente com'erano

2. "Democrazia Liberale"? E invece, continua a evolversi in oligarchie auto-perpetuantisi. Si veda la creazione dei partiti-personalità in Francia ed in Italia; ed il numero osceno di figli e figlie di ex presidenti e di altri politici, che ereditano dai genitori dei posti di potere all'apparenza elettivi

3. "Guerra alle Droghe"? Soltanto un idiota non capisce che una tal "guerra" è stata vinta, ma dai cartelli e dalle mafie della droga in tutto il mondo. Completamente ma speriamo involontariamente immemori del disastro proibizionista americano negli anni 20, spendiamo e spandiamo soldi e risorse, in qualcosa che può essere solo descritto come un elaborato schema per finanziare i trafficanti

4. "Servizio Pubblico"? In realtà, meglio descritto come un "contentino a minimo costo" visto che la maggior parte del tempo, non si fornisce alcun servizio, anzi l'efficacia è misurata dai soldi risparmiati, piuttosto che dalla qualità dell'assistenza fornita alla gente nel bisogno

5. "Reality TV"? Manco per niente. La televisione può ritrarre la "realta'" usando le tecniche di candid camera, forse, ma definitivamente nessuna persona sensata al mondo si comporterebbe "naturalmente" e "realisticamente" con al seguito una squadra di tecnici della luce, della fotografia e del suono. L'unica speranza di vedere "la realtà" è se i personaggi dimenticano l'esistenza di tutta quella gente intorno. Ma allora, è solo Televisione, una specie di teatro aumentato in cui le cose accadono a causa del loro valore intrattenitivo

6. "Stato Etico"? L'Inferno sulla Terra. Quante volte abbiamo bisogno di ripetere gli errori orrendi dell'inizio del XX secolo, dove gente altrimenti buona e intelligente ha inventato, approvato, incoraggiato e promulgato crimini in nome dell'Eugenica, nella speranza di rendere il mondo e l'umanita' migliori? E così dovremmo stare lontani da soluzioni semplicistiche su come abbellire noi e il pianeta, specialmente quando portate avanti indipendentemente dal resto: cosi' come, contrariamente a quanto suggerito da D.H. Lawrence, la povertà urbana non può essere risolta seriamente intossicando tutti i poveri in una costruzione grande quanto il vecchio Crystal Palace

7. "Amore Cristiano"? E perchè allora si trasforma così facilmente in crudeltà illimitata, come quando prova ad ostacolare l'amore tra omosessuali? Crudelta' durissima, per esempio in Italia, pronta a rendere l'inseminazione artificiale quasi impossible, in nome della protezione delle vite di feti che ora non saranno mai impiantati? E che finge di risolvere il problema dell'aborto rendendolo illegale? Ed che infine lascia tranqullamente a soffrire malati terminali in un'agonia indescrivibile, solo per difendere un diritto alla vita che diventa un obbligo di essere torturato dal proprio stesso corpo?

8. "Fondamentalismo Islamico"? Magari! Nelle ultime due decadi, ogni sforzo armato per "proteggere l'Islam" e' riuscito in primis ad eliminare…altri musulmani. Si pensi a tutti i morti dopo la bomba all'ambasciata degli Stati Uniti in Tanzania. Si pensi agli algerini uccisi durante la guerra civile negli anni 90. Si pensi alla vasta maggioranza delle vittime in quasi tutti gli attentati in Egitto. Si pensi alle nozze palestinesi misteriosamente designate come obiettivo per le bombe ad Amman nel 2005. E si pensi ai bambini musulmani uccisi durante l'attacco contro il quartierino per stranieri nella capitale saudita

9. "Guerra al Terrorismo"? Che cosa sta venendo fuori è invece un riposizionamento forte dei Governi, negli USA, in Gran Bretagna, in Europa ed altrove. I governi di tutti i colori e gusti sembrano provare a infiltrarsi sempre più nelle vite private dei loro cittadini. L'unica cosa che non hanno ancora giustificato con "la guerra al terrorismo" sembra essere la visita proctologica. Per il resto, cimici, macchine fotografiche nascoste, burocrazia supplementare, passaporti complicati, per non parlare della museruola del dissenso anche vicino al Parlamento di Londra. E chi osare fermarli, senza timore di essere identificato come un terrorista, o peggio, un debole nei confronti dei terroristi

10. "Valutazione Logica"? Sarebbe ridicola se non fosse così perniciosa. In tutti i generi di aziende e agenzie governative, le decisioni sembrano su carta essere il risultato di una larga consultazione con tutti gli interessati: perche' allora sono solitamente così vicine ai pregiudizi di chiunque sia in carica?Semplicemente troppo di quanto facciamo finisce nelle mani di chi ha l'oratoria piu' fine, invece che in quelle di chi ne avrebbe davvero bisogno

Ed ancora ipocrisie:

a. Chiamano "esportazione della democrazia" un modo di ottenere il controllo di una zona bombardando i potenziali "elettori"

b. Chiamano "protezione dell'ambiente" la fissazione di considerare ogni cosa fatta dagli esseri umani come "tossica". Nel frattempo, gli schemi di riduzione delle emissioni di CO2 forniscono finanziamento supplementare…alle grandi compagnie petrolifere

c. Dicono che "sport" è una competizione fisica in cui un'etica specifica permette divertimento in un ambiente giusto. Peccato sia solo un altro gigantesco business dell'intrattenimento, oppio delle grandi masse che si sottometto, scaricando la violenza intorno ad un campo verde piuttosto che sul tarmac grigio di una città

d. Denominano "processo di pace Israelo-Palestinese" cio' che ovviamente e' una serie di pazzi colpi di coda nell'affano che precede la stabilizzazione, un acchiappa-e-bombarda-mentre-puoi.

e. Dicono che stanno sviluppando "nuovi farmaci", mentre una grande parte di quelli e' solo una serie di sostituzioni superflue


Perche’ ho votato NO al Referendum Costituzionale

2006/Giu/09

Dopo la porcata delle elezioni, chi c'e' dietro questa modifica costituzionale? La Lega e Tremonti

A me basterebbe questo. Per chi una mezz'oretta libera, c'e' un programma radiofonico dove l'ex ministro del tesoro appare in gran spolvero (piu' o meno) per discutere del referendum

VivaVoce, Radio24, 6 Giugno 2006

Il file Real Audio e' all'URL http://tinyurl.com/qlol2

Interessante anche questo articolo:

La Costituzione del ’48 si tocca (insieme) di Antonio Polito, Il Riformista, 22 maggio 2006

[...] La riforma nata a Lorenzago è un pericoloso pasticcio e non poteva essere diversamente, visto che è stata fatta per tener buono un piccolo partito anti-sistema. Invece di liberare il governo dal doppio voto di due camere identiche, consegna un potere di veto paralizzante proprio a quella Camera che non avrà più il voto di fiducia. Finge un rafforzamento delle autonomie rafforzandone solo l’anarchia. Consegna un potere di ricatto alle minoranze delle maggioranze, dando loro il potere di scioglimento

[...] No a questa riforma per farne una migliore, insieme con la minoranza, che in queste materie non va considerata minoranza


Massimo Ippolito, il petrolio e Ardnassac

2006/Giu/08

Ardnassac perche' Cassandra, come si sa, prediceva il vero ma non era
creduta…mentre a volte uno ha l'impressione che certe affermazioni
sono false ma ci credono tutti

Intervento di Massimo Ippolito sul forum di radicali.it 07/06/2006

[...]
> Queste infrastrutture fatte oggi, rappresentano a tutti gli effetti
> una forma di distruzione dei capitali. Il loro costo opportunità è la
> mancata transizione a dei sistemi energetici, dei trasporti,
> industriali sostenibili nel nuovo scenario post petrolifero.
>
> Quindi diventa assolutamente urgente capire e prevedere lo scenario
> futuro per operare nel modo corretto, diventa fondamentale capire
> tutti assieme ed in particolare per chi ha qualche leva di comando la
> reale situazione. 
>
> […] Come facciamo ad essere noi (scienziati cassandre) così sicuri di
> ciò che sta capitando?
> E' molto semplice: implementiamo e condividiamo dei modelli
> matematici consistenti molto convincenti che sono difficili da
> confutare, ma qui casca l'asino poichè i metodi matematici per
> ottenere tali previsioni sono incomunicabili.
>
Perche' dovrei credere all'attuale consenso che dice che di petrolio non ce ne e' abbastanza?

1. Guardiamo al grafico del costo reale del petrolio:

Grafico prezzo petrolio

2. Ricordo benissimo le previsioni pessimistiche del 1973-1974, con tanto di grida alla "fine dell'epoca del petrolio"

3. Ricordo anche meglio l'entusiasmo del 1997-1998, con il costo del barile sempre piu' giu'.

4. Non posso non notare che l'inizio della corrente impennata di tale costo coincide con 9/11 e la crisi in Irak. E con l'entusiasmo smisurato per le materie prime, grazie alle promesse di sviluppo in India e Cina

5. Infine penso all'ultima bubble economy che e' stata quella di Internet, curiosamente implosa proprio alla vigilia degli aumenti petroliferi

Sulla base dell'esperienza storica, non potremmo quindi dire che stiamo assistendo ad una corsa poco saggia all'accaparramento di greggio, fatta da investitori alla ricerca del guadagno facile tipo anni '90 e che si bruceranno le dita quando i teo-con lasceranno la Casa Bianca, la guerra civile in Irak compira' il suo corso, qualche promessa asiatica si rivelera' meno entusiasmante del previsto, e la bolla speculativa svanira' come tutte le altre?

Tutto questo, invece che essere noi testimoni di un passaggio epocale che ha gia' fallito di materializzarsi in passato, la fine dell'eta' del petrolio.

Perche' no?


Mettere a dieta i poveri

2006/Giu/08

Un punto sul quale mi piacerebbe trovare un accordo e' che mentre i Paesi piu' ricchi devono considerare seriamente cosa e come raziona(lizza)re, imposizioni soprattutto se esterne su Cina, India, l'Africa odorerebbero di doppiopesismo.

Un po' come l'obeso che dopo una bella mangiata, mettesse a dieta anche il resto della famiglia. O la potenza nucleare inutile (il Regno Unito, la Francia) che va a fare la ramanzina all'Iran dicendo che si puo' vivere, senza bomba (senza mostrare come)


Il momento giusto per lasciare l’Iraq

2006/Giu/08

o almeno per cominciare ad impacchettare?

Realizzando un colpo importante di propaganda eliminando il ba-bau Abu Musab al-Zarqawi nemico di Abu Musab, non dovrebbero gli USA e la Gran-Bretagna per approfittare della situazione per uscire dall'Iraq?

È apparente che entrambi i governi farebbero piuttosto a meno di avere truppe in quel di Baghdad e dintorni, e guadagnerebbo molto electoralmente persino annunciando giusto un inizio del loro ritiro

Inoltre hanno bisogno di proteggere la propria reputazione, senza sembrare deboli agli occhi dei loro nemici (in Irak ed altrove)

L'opportunita' e' adesso: c'e' un risultato chiaro e per un certo tempo non ci sarà nessun attacco di insurrezione a controbilanciarlo

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Con le elezioni parlamentari americane che si avvicinano a un Presidente estremamente impopolare, e Blair incapace di prevalere nei sondaggi anche contro il guscio vuoto conservatore David Cameron, possiamo sperare soltanto che entrambi realizzino che grande occasione hanno per smettere di fare parte del problema in Iraq, e di mandare i loro soldati verso morti inutili


Rientro Graduale? No, grazie

2006/Giu/05

Leggo con interesse ma non mi lascio convincere dalla lettera di Marco Pannella a Beppe Grillo sulla sovrappopolazione come uno dei problemi che ci impedirebbe un uso adeguato delle risorse energetiche (confesso che ho letto con interesse anche circa il 15% dei 2000+ commenti…)

L’umanita’ viaggia davvero molto in fretta e in un’automobile sgangherata: ma e’ davvero la velocita’, cioe’ lo sviluppo, il problema dell’umanita, o magari l’inadeguatezza del veicolo?

E che soluzione sarebbe il rallentare, il fermarsi, o forse anche l’andare all’indietro?

In fondo in fondo, alla fine prendero’ tutto questo piu’ seriamente quando milioni rinunceranno alle loro vite agiate per trasferirsi in abitazioni-caverne, con la rigorosa promessa di non avere alcun figlio e il risparmio energetico di chi affronta l’inverno senza neanche una pelliccetta per passare la notte

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Cominciamo da un argomento che mi trova d’accordo con Pannella: il rifuto all’accettare passivamente il continuo richiamo ad una “famiglia” il cui fantomatico valore sarebbe solo nell’essere formata da padre maschio, madre femmina e i loro figli.

Di famiglie sanissime e rispettabilissime che non combaciano a questo modello di catena di montaggio umana ce ne sono tante: inclusa la famiglia di Papa Giovanni Paolo II, descritta in un noto annuncio ufficiale vaticano come composta dal segretario del Papa, e dalle Suore che lo accudivano. Ma di questo ne parlero’ in un altro intervento.

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L’appello di Pannella e’ per un “rientro graduale” verso i 3 miliardi di esseri umani contemporaneamente vivi sul pianeta (la meta' di quanto c'e' oggi in giro).

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(1) La prima domanda che viene in mente e’ naturalmente: chi ha stabilito, e come, che 3 mila milioni di persone e’ il numero ideale? Perche’ non 6 miliardi, perche’ non 300 milioni?

Per inciso, il sito dell'associazione Rientro Dolce (ufficialmente con un target di due miliardi) parla anche di ritornare a cifre del 1975 (cioe', quattro miliardi)

L'arbitrarieta' dei numeri dimostra quanto dipendano ciascuno dal proprio modello di sostentamento. Non si tratta certo di fare solamente un "2+2": la situazione e' molto piu' complessa. Un pianeta abitato da 80 miliardi di individui non equivale a 80 miliardi di pianeti ognuno abitato da un solitario rappresentante del genere umano. E un ettaro di terreno coltivato male non puo' nutrire tante persone quanto uno gestito al meglio

Per esempio, fino all’inizio del XX secolo, per mantenere tenori di vita simili, un nobile russo aveva bisogno di dieci o piu’ volte terra e servitu’ di un suo "pari" tedesco: per cui un mondo sfruttato come dal primo avrebbe potuto ospitarne molti meno, che un pianeta organizzato per soddisfare persone come il secondo.

(2) Non sono neanche sicuro del fatto che noi o chicchessia abbiamo un diritto liberale a stabilire certi numeri in base a imperfette conoscenze attuali, impedendo la nascita di chi ancora non c’e’ in base a principi di etica comune.

Se davvero accettiamo questo principio, e anche se spergiuriamo che il "rientro" deve essere "dolce", cioe' consapevole, volontario e non forzato: pur tuttavia, cosa ne impedira’ una deriva illiberale, vuoi tramite l’imposizione “nazicomunista” di un certo numero di figli pro capite; vuoi tramite la lotta armata di chi decidera’ di ripulire il mondo dagli umani in sovrannumero, cosi’ come Sergio D’Elia che voleva rimettere la societa’ a posto ma con Prima Linea?

(3) C’e’ anche da rilevare una eccessiva impronta "occidentale" in certe considerazioni.

Come per quell’altra favola chiamata “sviluppo sostenibile”, e' troppo facile riempirci la pancia per secoli e procreare a piu’ non posso, e poi andare a dettare agli altri quanto possono mangiare e figliare.

(4) A chi vede un futuro buio e spaventoso, rispondo che se il numero di esseri umani e’ cresciuto negli ultimi secoli, e’ perche’ si vive piu’ a lungo, e meglio.

Per favore aspettate di avere un mal di denti, o una gamba rotta, o un calcolo renale prima di sognare il bel tempo che (mai) fu. E se avete gli incubi di una umanita’ che distrugge tutto al suo espandersi, chiedetevi perche’ volete mantenere in vita questo concetto vetusto dell’Uomo come separato dalla Natura; dell’Umanita’ come virus immondo causa di tutti i Mali fin dal Peccato Originale.

Se pensate che il mondo sta andando a rotoli, andate pure ad inalare i gas di scarico di una Trabant modello 1962, io preferisco auto piu’ recenti (possibile che nessuno ricorda lo schifoso fumo nero di un motore Diesel anni ’70?). In realta', sotto certi aspetti il pianeta e' meno inquinato, sotto altri lo e' di piu': ma dubito che un'analisi dettagliata sarebbe piu' depressogena adesso, che trenta anni fa

Non dimentichiamo neanche che, storicamente, la rinuncia allo sviluppo ha portato alla progressiva implosione del sistema (vedi l'antica Roma, vedi la Cina imperiale). Un'umanita' troppo preoccupata di essere in troppi, probabilmente non farebbe che confermare le sue paure

(5) A chi accusasse le donne del Terzo Mondo di procreare troppo, chiederei conto del fatto che laddove la mortalita’ infantile e’ altissima, non ha senso avere uno o due figli.

E che esiste una correlazione inversa fra l’educazione delle donne in una societa’, e la quantita’ di prole: per cui niente discorsi saccenti e superiori come quelli di Rajneesh per favore

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Certo non dico che la letteratura prodotta dal Club di Roma e' acefala o da buttare via: ma si tratta pur sempre di una serie di modelli basati su precise ipotesi che potrebbero essere vere (o no). Il discorso scientifico rimane un dibattito aperto e non puo' essere liquidato con un "questa e' la verita'", almeno finche' uno dei modelli comincera' a dimostrare una straordinaria capacita' predittiva (e quindi, come citato in I Limiti dello Sviluppo - 30 anni dopo non prima del 2020) 

Da un punto di vista storico, che senso ha per l’ingegno umano di dubitare di se stesso e delle sue capacita’ di sfruttare le risorse?

Una passeggiata nei dintorni di Portoferraio puo’ mostrare come i rifiuti ferrosi degli antichi Romani sono stati riutilizzati in epoca moderna per ricavarne nuovo metallo. Chissa’ quanti tesori futuri ci sono nelle nostre discariche, se solo ci industrieremo per tirarli fuori

O per rimanere in tema di latinita': Pedanius Secundus, prefetto di Roma nel 61DC, aveva circa 400 schiavi. Ma questo non significa che per vivere una vita altrettanto se non piu' agiata, io abbia bisogno finanche di una persona dedicata 100% al mio servizio

Temo che un eventuale Romae Circulus all'epoca di Nerone avrebbe potuto errare e di molto, nei suoi modelli… 


Media Oriente: i nostri peggiori difetti, a nudo

2006/Giu/01

o "Accecati dalla nostra stessa propaganda, incolpiamo gli Altri se non ci amano"

Sul Domenicale del Sole24Ore (6 Novembre 2005) Riccardo Chiaberge si chiede se la continua espansione dei mezzi di comunicazione di massa non portera' i popoli mediorientali a rigettare i loro "regimi fondamentalisti" ed abbracciare l'Occidente come ideale futuro: alla maniera dei giovani cecoslovacchi o tedeschi orientali, per i quali i Paesi oltre la cortina di ferro rappresentavano

il futuro, il paradiso promesso da Lenin e poi capovolto nell'inferno totalitario

L'articolo si conclude pessimisticamente:

I giovani pasdaran di oggi, le auto le imbottiscono di tritolo, sperando di volare piu' in fretta nel paradiso di Allah. Per troppi di loro, gli eroi hanno il pallore ascetico di Osama, gli occhi gelidi di Atta. E la tv, invece di proporre modelli alternativi, non fa cha amplificarne le gesta

Non sono assolutamente d'accordo.

Il bisogno di informazione e democrazia nel Medio Oriente e’ reale e lo dimostra il successo di Al Jazeera.

Invece di preoccuparci sempre dei quattro gatti che si rivestono di tritolo, chiediamoci perche’ in una informazione aperta e “libera” i nostri ideali occidentali non risplendano come aspettato.

E magari potremo rispondere che quei fantomatici ideali sono calpestati da noi stessi in nome della ragion di stato, davanti agli occhi di tutti e quindi anche di coloro che non possono rifuggire da cotanta ipocrisia (a meno che non siano circondati, come noi stessi, dalla nostra propaganda)

D'altronde era molto semplice vedere l'Occidente a tinte belle, per un cecoslovacco o un polacco che da quell'Occidente non erano ne' invasi, ne' sfruttati