Il Papa Ai Vescovi: State Lontani Dai Dettagli Della Politica

2009/Ott/28

Un messaggio molto forte e chiaro, quello di Benedetto XVI…se non fosse che i Vescovi italiani, che ne avrebbero tanto bisogno, probabilmente non saranno molto recettivi, adducendo chissa’ anche difficolta’ con la lingua inglese…

Ecco quello che ha riferito IN INGLESE l’agenzia di stampa Zenit riguardo il discorso del Papa al pranzo con i partecipanti del recente Sinodo della Chiesa Africana (mia traduzione):

IL PAPA AI VESCOVI: SIATE REALISTICI, NON TROPPO POLITICI

[...] la dimensione politica e’ anche molto reale, perche’ senza realizzazioni poltiche, queste nuove cose dello Spirito non vengono realizzate in maniera diffusa [...] la tentazione avrebbe potutto essere politicizzare il tema (del Sinodo) parlare meno del lavoro pastorale e piu’ della politica, con una competenza che non e’ nostra

[...] il giusto mezzo significa da una parte essere davvero in contatto con la realita’ )delle cose), attenti a parlare di quello che e’, e, dall’altra parte, a non cadere in (discussioni riguardo i) dettagli delle soluzioni politiche [...]

Ecco invece quello che ha riferito IN ITALIANO la stessa Zenit riguardo lo stesso discorso del Papa allo stesso pranzo con gli stessi partecipanti dello stesso Sinodo di cui sopra:

BENEDETTO XVI: IL SINODO HA FATTO UN BUON LAVORO

[...] Il tema “Riconciliazione, giustizia e pace” implica certamente una forte dimensione politica, anche se è evidente che riconciliazione, giustizia e pace non sono possibili senza una profonda purificazione del cuore [...]

la tentazione poteva essere di politicizzare il tema, di parlare meno da pastori e più da politici, con una competenza, così, che non è la nostra [...]

questa mediazione comporta, da una parte essere realmente legati alla realtà, attenti a parlare di quanto c’è, e dall’altra non cadere in soluzioni tecnicamente politiche [...]

Si potra’ dire che il discorso in italiano e’ probabilmente quello originale pronunciato dal Papa…ma allora perche’ prendersi la briga di sottolineare nell’articolo in inglese questo equilibrio della “politica episcopale si’ ma non troppa”?


Dieci Domande, Molte Risposte – Resoconto Del Dibattito A Oxford

2009/Ott/23

Dieci domande, molte risposte
(resoconto del dibattito a Oxford – mia traduzione dell’originale in inglese di Ferdinando Giugliano)

Il convegno/dibattito sul caso de La Repubblica e sulla libertà di stampa in Italia [organizzato a Oxford il 21 ottobre 2009] ha generato considerevole attenzione e interessanti risposte.

Più di un centinaio di persone hanno partecipato al primo seminario organizzato dal Programma Axess nell’ambito del progetto “Il Giornalismo Italiano nell’Età di Silvio Berlusconi“. L’evento si è svolto nella Tayloriana Institutio a Oxford ed è stato organizzato in una collaborazione tra la rete di ricerca “Studi Italiani a Oxford” (ISO) e la Società Italiana dell’Università di Oxford.

La discussione, presieduta da John Lloyd, direttore del programma Axess, è stata iniziata dal Dr. Mark Donovan, libero docente (“Senior Lecturer”) in scienze politiche presso l’Università di Cardiff. Donovan ha delineato l’evoluzione della scena politica italiana nel corso degli ultimi quindici anni. In particolare, ha sottolineato come molti dei temi che caratterizzano l’atteggiamento degli italiani nei confronti del mondo politico, per esempio la loro scarsa fiducia nelle istituzioni, sono condivisi dai cittadini di molti altri Paesi europei. Al tempo stesso, però, Donovan ha anche sottolineato l’importanza di considerare l’Italia un Paese in transizione, cosa che lo rende molto diverso dal resto d’Europa.

Enrico Franceschini, corrispondente e capo dell’ufficio di Londra de La Repubblica, ha illustrato i motivi per cui il suo giornale ha posto domande al Primo Ministro sul suo recente comportamento. Ha inoltre detto di pensare che l’Italia è un Paese dove la libertà di stampa esiste, ma che al tempo stesso il controllo da parte del Primo Ministro sui mass-media che contano davvero (come la TV) è un problema serio, che rende l’Italia piuttosto simile alla Russia. Franceschini ha anche espresso alcune serie preoccupazioni riguardo i recenti attacchi mediatici contro coloro che hanno osato criticare Berlusconi, come il tentativo di “killeraggio” contro il giudice Mesiano.

Dopo questi due contributi, è stato il turno di Maurizio Morabito, addetto stampa della Costituente di Londra del partito di centro-destra “Popolo della Liberta’” (PdL). Morabito ha mostrato come i problemi della libertà di stampa in Italia siano certamente precedenti a Berlusconi. Uno sguardo più da vicino a quanto riportato dalla organizzazione Freedom House (che come noto ha declassato l’Italia a Paese in cui la stampa è solo parzialmente libera) mostra anche che il punteggio dell’Italia e’ solo marginalmente peggiorato durante l’era Berlusconi. Morabito ha inoltre affermato che le dieci domande de La Repubblica non sono innocenti e ha detto di pensare che le vere minacce alla libertà di stampa in Italia non riguardano Berlusconi, ma aspetti come l’influenza politica sulla RAI e le leggi sulla diffamazione.

Il professor Andrea Biondi, Segretario del Partito Democratico di Londra (PD), ha invitato a separare le diverse questioni relative a Berlusconi e a guardare ciascuna di esse singolarmente. Biondi ha riconosciuto che vi sia stata una grave mancanza da parte dell’Opposizione nel trattare il conflitto d’interessi di Berlusconi, ma ha anche sottolineato come ci dovrebbe essere un serio dibattito a livello europeo sulla questione del pluralismo in Italia.

Le presentazioni sono state seguite da un lungo dibattito, che ha fatto durare l’evento oltre due ore. Il Dottor David Hine, Docente di Politica presso l’Università di Oxford e membro del comitato direttivo ISO, ha sottolineato il fallimento dei giornalisti italiani, che non hanno permesso al pubblico italiano di capire l’importanza del ruolo di “arbitri” in una democrazia. Su questo punto si è detto d’accordoEnrico Franceschini.

Il Professor Federico Varese del Dipartimento di Criminologia ha paragonato la situazione italiana con quella russa, in particolare per quanto riguarda le angherie subite da persone che si oppongono al potere politico. Il Professor McLaughlin, Professore di italiano a Oxford e membro del comitato direttivo ISO, ha suscitato un lungo applauso quando ha chiesto perché Berlusconi non risponde alle dieci domande de La Repubblica. Maurizio Morabito ha confutato le critiche di Varese e sottolineato come Berlusconi non risponderà per il momente a La Repubblica visto che quel gesto sarebbe visto come un capitolare di fronte al nemico.

A seguire il dibattito, ci sono stati un ricevimento e una cena, tenuti nel famoso Christ Church di Oxford. In quella occasione, il Dr Hine ha dichiarato di pensare che uno dei fatti più interessanti a emergere dalla tavola rotonda sia stato il fatto che non esiste una soluzione facile al problema. Questo è certamente vero, ma continuiamo a sperare che i seminari come quello di ieri e quelli che si terranno in futuro, portino le persone un po’ più vicino a trovarne una.

(vedi anche “Straordinario Successo a Oxford per il Dibattito ‘Mezzi di Comunicazione e Democrazia in Italia’)


Straordinario Successo a Oxford per il Dibattito ‘Mezzi di Comunicazione e Democrazia in Italia’

2009/Ott/23

(originariamente apparso su ItaliaChiamaItalia)

Londra – Grandissima partecipazione di pubblico il pomeriggio del 21 ottobre a Oxford, nella sala del Taylorian Institute, per il convegno/dibattito “Mezzi di comunicazione e Democrazia in Italia – Quale Liberta’? E di chi? – Berlusconi e il caso delle dieci domande di Repubblica”.

Il convegno, organizzato dal Programma “Axess” su Giornalismo e Democrazia, ha visto la partecipazione del Prof. Mark Donovan, docente di Storia della Politica Italiana all’Universita’ di Cardiff; di Enrico Franceschini, corrispondente de La Repubblica da Londra; il Prof. Andrea Biondi, segretario della sezione PD di Londra; presente anche Maurizio Morabito, corrispondente da Londra di Italiachiamaitalia.com, in qualita’ di Addetto Stampa della Costituente del PdL sempre a Londra.

In un’atmosfera di dibattito via via piu’ acceso ma mai sopra le righe, il Prof. Donovan ha illustrato la situazione politica italiana in termini anche di liberta’ di stampa con dovizia di particolari e un equilibrio fra le due parti avverse davvero fuori dal comune. Dal canto suo Franceschini ha descritto qual e’ la posizione de La Repubblica, e come secondo lui seppur l’Italia non sia una dittatura, l’attivita’ politica di Berlusconi sia diventata un impedimento per tutti.

Morabito ha quindi sottolineato come il problema della liberta’ di espressione in Italia, anche secondo quanto riportato da studi internazionali come quello di Freedom House, precede e va ben al di la’ del conflitto di interessi di Silvio Berlusconi, e se c’e’ qualcosa da cambiare sono le leggi riguardanti la diffamazione a mezzo stampa e non solo, al momento troppo restrittive. Infine il Prof. Biondi ha sottolineato l’anomalia della situazione italiana, dove il potere politico e quello mediatico periodicamente coincidono.

E’ toccato quindi agli interventi dal pubblico, in una sala gremita ai limiti della capienza da decine di persone. Fra le domande piu’ interessanti, da segnalare quelle riguardo il perche’ il giornalismo italiano non si sia mai sviluppato come “terza forza” indipendente; e perche’ Berlusconi abbia una pessima reputazione all’estero. E fra i punti di maggiore contesa, il paragone fatto da alcuni fra l’Italia e la Russia, e il perche’ Berlusconi non abbia ancora risposto alle dieci domande di Repubblica (che poi in realta’ sono venti).

A conclusione della serata, l’Axess ha offerto la cena all’interno del prestigioso Christchurch College, in un’atmosfera sempre rilassata dove l’unico punto di assoluto disaccordo ha riguardato l’eventuale danno che il comportamento del Primo Ministro starebbe o non starebbe facendo alle Istituzioni della Repubblica.

Sulla base del successo della manifestazione, verranno quasi sicuramente organizzati ulteriori incontri su temi similari.


Mastella e lo Strano Caso delle Curiose Coincidenze

2009/Ott/22

(sono passati quasi due anni, e siamo punto e daccapo)

(originariamente pubblicato il 21 gennaio 2008)

10 Aprile 07: Mastella: “Con il referendum c’è la crisi di governo

16 Gennaio 08: Secondo il Calendario della Camera dei Deputati, il Ministro della Giustizia (Mastella) deve riferire sull’attività del suo dicastero.

16 Gennaio 08: Giusto quel giorno, partono gli avvisi di garanzia all’UDEUR. Dimissioni di Mastella.

16 Gennaio 08: L’ex-Presidente della Repubblica Scalfaro si chiede il motivo dell’urgenza dei provvedimenti della magistratura (il GIP, nella fretta, ha dovuto immediatamente ricusarsi).

16 Gennaio 08: La Corte Costituzionale approva il referendum. Mastella, occupato d’altro, non fa per il momento andare in crisi il governo.

21 Gennaio 08: Mastella si decide a mandare in crisi il Governo. Perche’ proprio oggi?

21 Gennaio 08: Il Cardinale Bagnasco dice che l’Italia e’ un “Paese [che] si presenta sempre più sfilacciato“. Inutile immaginarsi a chi bisognerebbe rivolgersi per rimettere le cose a posto…


Di Biagio vs. The Times: le 24 ore che hanno stupito Londra

2009/Ott/19

(originale uscito su ItaliaChiamaItalia: “Italiani all’estero, Di Biagio (PdL) vs. The Times: le 24 ore che hanno stupito Londra“)

(cliccare qui per una Rassegna Stampa sull’iniziativa “Protesta al Times”)

Esponenti del PdL e dell’associazione “Sicilia in Europa” hanno momentaneamente occupato una sezione di marciapiede davanti all’ingresso di News International, “casa madre” del Times.

E’ possibile organizzare con successo in ventiquattro-ore-ventiquattro una “Instant Demonstration”, una protesta con minimissimo preavviso contro l’ennesima manipolazione dell’informazione da parte di una famosa testata giornalistica, purtroppo ultimamente nota piu’ per la pletora di articoli contro l’Italia e gli Italiani che per la qualita’ dei contenuti? Si’, e’ possibile. Ed e’ il risultato della “sfida” lanciata dall’on. Aldo Di Biagio, Responsabile italiani nel mondo del PdL, ai simpatizzanti residenti a Londra (e Manchester).

L’obiettivo della “sfida” consisteva nel riuscire a consegnare una lettera di protesta contro il Times, direttamente nella sede di Virginia St./Pennington St. in un solo giorno e per una volta personalmente, in questa epoca dove la posta elettronica la fa da padrona. Personalmente, e quindi dimostrando, per il semplice fatto di esserci, quanto una questione venga ritenuta importante; anzi, personale.

Naturalmente, tutto cio’ non poteva risolversi nel semplice accelerare quanto normalmente fatto dal postino. E quindi, fra l’una del pomeriggio del giovedi’, e l’una del pomeriggio del venerdi’ quando la dimostrazione e’ cominciata, la “sfida” e’ consistita nel preparare il materiale e i comunicati necessari; allertare stampa e televisione; identificare il posto e l’ora migliore in cui dimostrare; ottenere l’autorizzazione della Polizia, e infine raccogliere un numero sufficiente di adesioni, nonostante il giorno feriale (ma non troppe, per evitare problemi, appunto, con l’autorizzazione).

Alla fine (di fronte a cinque poliziotti che forse si aspettavano qualcosa di diverso da un gruppo di persone decise ma tranquille, in giacca e cravatta) esponenti del PdL e di “Siciliani in Europa” hanno momentaneamente occupato una sezione di marciapiede davanti all’ingresso di News International, “casa madre” del Times. Sono state sventolate bandiere italiane, mostrati cartelloni di protesta e distribuiti a incuriositi giornalisti e altri lavoratori dell’informazione volantini dove veniva chiesto in maniera accorata di ridare supremazia a un giornalismo che rispecchi fatti e opinioni in maniera equa. Nel frattempo, l’on. Di Biagio, in compagnia di una troupe televisiva RAI e di un gruppo piu’ ristretto di persone, si recava poco piu’ avanti, alla Times House, per consegnare la lettera di protesta come preannunciato in una cerimonia informale e amichevole.

Difficile che al Times si aspettassero di vedere improvvisamente apparire cosi’ presto l’on. Di Biagio e altri esponenti della comunita’ italiana, quasi prima che si asciugasse lo stesso inchiostro di stampa delle infamanti accuse contro successivi Governi italiani. Certo, il Times stesso aveva causato giorni prima una protesta ufficiale da parte dell’Ambasciatore d’Italia a Londra, riguardo i commenti della testata sul Lodo Alfano. Pur tuttavia, non e’ roba di tutti i giorni neanche nella Londra delle mille nazionalita’, vedersi arrivare un agguerrito e accompagnato Parlamentare straniero, deciso a manifestare il suo “disgusto” per quanto pubblicato. Significativo in proposito il tono della risposta del Direttore Responsabile del Times, James Harding, e il suo voler sottolineare di aver preso la manifestazione “con grande serieta’”, arrivando ad augurarsi di non aver perso lettori a causa di quest’ultima polemica.

Un grande pregio dell’iniziativa dell’on. Di Biagio (mediaticamente riuscita, con spazi su varie testate giornalistiche, incluse ItaliaChiamaItalia e La Repubblica, e anche al Tg2) e’ insomma consistito nel sottolineare, con la presenza fisica, come al centro della dialettica politica internazionale ci siano in ultima analisi delle persone.

Le polemiche, infatti, continueranno. Ma chi gestisce un giornale specie cosi’ famoso, si e’ dovuto rendere per una volta conto che le sue parole possono davvero avere conseguenze anche pesanti: perche’ dall’altra parte non ci sono personaggi di fantasia, categorie dello spirito, o finanche solo Istituzioni impersonali, ma persone, in questo caso un uomo politico italiano, e gli Italiani residenti in Gran Bretagna, determinati a non subire supinamente la continua grancassa che non smette mai di tuonare contro Silvio Berlusconi, e quindi contro l’Italia tutta. Una lezione, questa per The Times, che se compresa appieno puo’ finanche cambiare le “regole del gioco”.


E adesso Berlusconi e’ il Presidente del Consiglio di tutti (ma proprio tutti)

2009/Ott/14

(articolo originariamente apparso su ItaliaChiamaItalia)

E’ necessario esprimere il proprio appoggio e solidarietà al Presidente Berlusconi, dopo la sentenza della Corte Costituzionale sul “Lodo Alfano” il 7 ottobre scorso? In realtà, sembra quasi superfluo. Per una serie di motivi:

(1) Tale sentenza, apparsa su tutti i giornali, spesso in prima pagina, e in tutti i canali radiotelevisivi, sia in Italia che all’estero (ha occupato il “ticker” di Sky News in Gran Bretagna per un po’ di ore), ha reso ormai il Presidente del Consiglio popolarmente noto a livello mondiale alla pari di Barack Obama, un vero e proprio “fenomeno culturale” dei nostri tempi. E vista la sua longevita’ politica (il doppio, ormai, degli otto anni max concessi all’inquilino della Casa Bianca), c’e’ da chiedersi se questi anni saranno ricordati in futuro, in tutto il mondo, davvero come “L’Eta’ di Berlusconi”.

(2) La sibillina sentenza della Corte Costituzionale (che bisogna augurarsi in futuro senta il bisogno se non la necessita’ di usare la piu’ limpida chiarezza) ha purtroppo emarginato la posizione del Presidente della Repubblica, il cui giudizio in materia costituzionale è stato duramente bocciato dalla Consulta a pochi giorni dalle accuse di “viltà” riguardo la firma sullo scudo fiscale. Tutto cio’ non puo’ che polarizzare ulteriormente lo scenario politico nazionale, a tutto vantaggio appunto del Presidente Berlusconi.

(3) Le reazioni al limite dello scandalizzato da parte di tanta stampa contro le parole di fuoco pronunciate dal Presidente del Consiglio riguardo lo “sputtanamento”, rivelano in ultima analisi sia l’incapacita’ da parte di tale stampa di ricevere invece che solo dare critiche, come se si trattasse di Lesa Maesta’ nei confronti del Quarto Potere; sia l’impegno politico che caratterizza la “linea narrativa giornalistica” piu’ alla moda dei nostri tempi, con il “mostro” Silvio cui rispondere sul piano, appunto, politico invece che professionale.

(4) Infine, nei confronti del Presidente Berlusconi si e’ levato fin dall’indomani della sentenza della Corte Costituzionale un coro di appelli affinche’ non si dimetta, anche e soprattutto dalla opposizione (persino Di Pietro si e’ rifugiato in un timidissimo richiamo strettamente “tecnico, non politico”): un comportamento che ribadisce una volta di piu’ come non ci sia alternativa alcuna all’attuale Governo.

E allora speriamo che finalmente ci si renda conto di una semplicissima verita’ di ogni democrazia liberale come quella italiana: e cioe’ di come Berlusconi sia, davvero, il Presidente di tutti (ma proprio tutti).


Berlusconi lo Sfacciato. A difesa del Primo Ministro italiano – di William Ward

2009/Ott/13

(articolo originariamente apparso su ItaliaChiamaItalia)

Newsweek di questa settimana pubblica una “difesa di Berlusconi” (in inglese).

Qui di seguito, ItaliachiamaItalia vi propone la traduzione a cura di Maurizio Morabito, connazionale residente nel Regno Unito.

Fra le infinite esasperazioni da parte di commentatori stranieri, una consistente maggioranza di elettori italiani continua ad ignorare i loro rimproveri e i loro allarmi circa il Primo Ministro Silvio Berlusconi. Ma comunque bizzarre le sue dichiarazioni pubbliche, e comunque non-politicamente-corretta la sua vita privata, sulla scena politica gli italiani continuano a preferire questo coriaceo Don Giovanni di 73 anni a chiunque altro.

Strana come possa sembrare questa preferenza ad estranei, ci sono diversi motivi molto italiani per il continuo potere politico interno di Berlusconi. Per cominciare, i politici italiani hanno una lunga tradizione di nascondere agli elettori la loro vita privata e i loro subdoli accordi. Il risultato e’ che le persone raramente sanno per cosa stiano votando. Prima del 1993 (l’inizio dell’era Berlusconi) coalizioni su coalizioni continuavano a succedersi, e da allora a oggi la debolezza della sinistra ha portato ambiguità nella sua linea politica (a parte la sua opposizione a Berlusconi). Con lui, almeno, quello che vedi è quello che è. Anzi, si potrebbe dire che la sua virtù più grande sia il fatto che i suoi vizi siano così chiaramente e spudoratamente in mostra.

Mentre i suoi avversari possono disprezzare il cattivo gusto dimostrato dal personaggio pubblico che è il Primo Ministro (gli abiti sgargianti, la petulanza, gli indelicati commenti riguardo altri leader mondiali) e la sua noiosa auto-glorificazione (si e’ paragonato a Napoleone e Gesù), gli elettori italiani hanno, in tre elezioni, scelto quanto ben conoscono invece che i suoi avversari a sinistra, grigi e affaticati.

Non è solo una questione di capacità mediatica; gli italiani apprezzano anche il suo lavoro duro come politico attento al dettaglio, e come stratega elettorale. Berlusconi non solo ha reso lodevolmente chiaro il suo piano antiburocratico e favorevole al “business”, in un Paese dove non esistono Manifesti di Partito, ma ha anche messo insieme una efficace coalizione fatta da elementi disparati, a volte ostili fra di loro, nel centro-destra. Nessun altro politico conservatore ha avuto la pazienza, l’astuzia, o il carisma per fare lo stesso. E questa capacità di tenere insieme una coalizione ha dato i suoi frutti. Berlusconi è il solo Premier del dopoguerra italiano ad aver governato per una durata totale di cinque anni. Che non è solo un record, ma ha anche contribuito alla stabilità dell’Italia e alla sua coerenza.

Questo aiuta a spiegare perché, nonostante una lunga campagna estiva da parte della stampa di sinistra (che include tre dei primi quattro quotidiani d’Italia, uno dei suoi due maggiori periodici, e due dei sette canali televisivi nazionali) e volta a esporre le sue “prodezze” con ragazze squillo e stelline minorenni, secondo i sondaggi gli italiani a maggioranza hanno deciso che a loro tutto cio’ non importa, e continuano dunque a concedergli il “beneficio del dubbio”.

E consente inoltre di spiegare la persistente disponibilità degli italiani a tollerare i suoi altri difetti. Sì, Berlusconi tenta in modo grossolano e miope di mettere a tacere i suoi avversari, e di mettere in evidenza i suoi successi sui mezzi di comunicazione di massa – compresi i tre canali TV di sua proprietà, quelli di proprietà dello Stato a da lui quindi controllati come Primo Ministro, il suo quotidiano e il suo periodico. Ma in questo è solo l’erede di una ben consolidata tradizione italiana. Basta esaminare vecchie registrazioni dai canali statali RAI, quando la sinistra era al potere, per notare un comportamento molto simile.

Che dire allora delle accuse che Berlusconi abbia giocato al limite e oltre il limite della Legge quando stava costruendo il suo impero commerciale? E del suo impegno come Primo Ministro per abbreviare i termini di prescrizione dei reati e di concedere l’immunità a se stesso nei confronti di tai accuse (un tentativo spettacolarmente rovesciato dalla Corte Costituzionale) ? L’immunità in sé non era così insolita; molte altre democrazie europee la concedono ai loro leader, almeno per il periodo durante il quale sono in carica. E sì, è possibile che il Primo Ministro non abbia esattamente seguito vie strettamente legali. Ma le suoi frequenti denunce che i Magistrati in Italia (un gruppo molto politicizzato e a schiacciante maggioranza di sinistra) lo stiano perseguitando non sono del tutto irragionevoli. Qualsiasi osservatore spassionato del tempo che certi giudici-crociati dedicano a Berlusconi, e la poca attenzione che sembrano concedere ai suoi
numerosi rivali in affari, è sufficiente a convincere molti italiani che sotto sotto qualcosa di strano ci sia davvero.

E quindi gli italiani continuano a sostenere Berlusconi, che rende chiaro cosa pensa ed è lodevolmente diretto nel suo astuto modo di fare. Una figura polarizzante e divisiva non è necessariamente una cosa negativa in un Paese dove i partiti politici hanno tradizionalmente fatto i loro accordi a porte chiuse. Se i Giudici in Italia ora riuscissero a farlo dimettere, andrebbero contro almeno la metà degli elettori italiani. E una lotta costituzionale è l’ultima cosa di cui ha bisogno l’Italia in un periodo di crisi.

William Ward è un giornalista che si occupa dell’Italia dal Regno Unito, corrispondente da Londra per Panorama e Il Foglio.


Obama Vince Il Novel Per La Pace 2009

2009/Ott/09

Oslo, 9 Ottobre (MNN) – L’incessante menzionare del termine “pace” da parte del Presidente USA Barack Obama e’ stato premiato con il Novel per la Pace 2009. “No, non e’ un errore fatto alla tastiera da qualcuno troppo stanco un Venerdi’ sera“, ha detto una fonte anonima. “Il fatto e’ che preferiamo premiare un futuro pieno di speranze piuttosto che un passato pieno di rimorsi“.

In altre notizie: i blogger di tutto il mondo sono contentissimi oggi di sapere che, per intascarsi un milione di dollari e piu’, tutto quello che bisogna fare e’…parlare!


QUANTI AMMIRATORI DELLA CINA “SENZA FIGLI”

2009/Ott/07

Un inquietante elogio della Cina che con la sua politica del “figlio unico” ha evitato la nascita di 400 milioni di persone, è stato scritto da Jonathon Porritt, figura di primo piano dell’ambientalismo britannico, consigliere del governo laburista e del principe Carlo. Così si fa strada una mentalità ideologica che negli esseri umani non vede una potenzialità o una speranza, ma soltanto emettitori di CO2 e consumatori di risorse. Dove stiamo andando?

(il resto dell’articolo e’ disponibile su Svipop)


Testo Tuttofare Sul Lodo Alfano

2009/Ott/05

Se la Corte Costituzionale approvera’/annullera’ il Lodo Alfano, sara’ un gran giorno/un disastro completo per la democrazia italiana e l’inizio di una nuova era di prosperita’/la fine del mondo.

(cancellare la dicitura che non interessa)


Quando La Politica E’ Fatta In TV…

2009/Ott/01

la migliore analisi politica e’ fatta dai critici televisivi

Chi comanda il gioco è Berlusconi: la sinistra si limita a viverlo come una osses­sione, ad attaccarlo, a suggellare in tv la propria subalternità.


Borlaug, Un Eroe Cancellato

2009/Set/24

Da “Svipop

BORLAUG, UN EROE CANCELLATO DAGLI ECOLOGISTI
di Maurizio Morabito

24-9-2009 – La morte di Norman Borlaug, il padre della “Rivoluzione Verde”, che ha strappato alla morte per fame 245 milioni di persone, e il cui lavoro permette oggi di sfamare metà dell’umanità, impone una riflessione sulla cultura in cui siamo immersi. Se nel 1970 gli fu assegnato il Premio Nobel per la Pace, oggi prevale il giudizio critico della élite ecologista, secondo cui quella rivoluzione ha dato il via a un’agricoltura “non eco-sostenibile”. Come accusare l’inventore della ruota per aver dato il via a una società basata sui trasporti sempre più veloci e inquinanti. (fare click qui per il resto dell’articolo)


Suicidio Assistito – Le Domande Per I Cittadini Britannici (In Italiano)

2009/Set/23

Di seguito la traduzione dei “fattori di scelta” fra cui possono da oggi scegliere i Cittadini del Regno Unito nella Consultazione sul Suicidio Assistito promossa dal Procuratore Generale.

Andando all’apposito sito web, e’ possibile scaricare un file Word dove al pubblico e’ richiesto di indicare quali fattori siano ritenuti i piu’ importanti nella scelta se portare o no avanti l’azione penale contro chi aiuti un suicidio (ricordiamo che in Gran Bretagna non c’e’ l’obbligatorieta’, dell’azione penale):

(“vittima“: il suicida; “sospetto“: chi ha aiutato il suicida)

FATTORI AGGRAVANTI

(1) La vittima era sotto i 18 anni di età.

(2) La capacità della vittima di prendere una decisione ponderata era stata compromessa da riconosciute malattie mentali o difficoltà di apprendimento.

(3) La vittima non aveva un chiaro, stabilito e informato desiderio di suicidarsi, per esempio, la storia della vittima suggerisce che il suo desiderio di suicidio era temporaneo o soggetto a cambiamenti

(4) La vittima non aveva indicato in modo inequivocabile al sospetto che lui o lei voleva suicidarsi

(5) La vittima non aveva chiesto personalmente di sua iniziativa l’assistenza del sospetto

(6) La vittima non aveva:

> Una malattia terminale, oppure
> Una disabilità fisica grave e incurabile, o
> Una condizione fisica degenerativa grave

da cui non vi era alcuna possibilità di recupero.

(7) Il sospetto non e’ stato completamento motivato da compassione, per esempio, e’ stato motivato dalla prospettiva che egli/ella o una persona con cui e’ strettamente collegato/a avrebbe avuto un qualche vantaggio dalla morte della vittima.

(8) Il sospetto aveva convinto, fatto pressioni o maliziosamente incoraggiato la vittima a commettere il suicidio, o aveva esercitato un’influenza impropria nel processo decisionale della vittima, e non aveva adottato misure ragionevoli per garantire che qualsiasi altra persona che non l’avesse fatto.

(9) La vittima era fisicamente in grado di commettere da sola l’atto compiuto dal sospetto per aiutarla a suicidarsi.

(10) Il sospetto non era il coniuge, il partner o un parente stretto o non aveva un rapporto stretto e personale di amicizia con la vittima.

(11) Il sospetto era sconosciuto alla vittima e l’aveva assistita a commettere suicidio fornendo specifiche informazioni via, per esempio, un sito web o una pubblicazione.

(12) Il sospetto aveva fornito assistenza a più di una vittima senza che queste si conoscessero l’un l’altro.

(13) Il sospettato ha ricevuto una ricompensa dalla vittima o da persone a quella vicine per la sua assistenza.

(14) Il sospetto si era occupato della vittima in un ambiente come una casa di riposo.

(15) Il sospetto era consapevole che la vittima aveva pianificato di suicidarsi in un luogo pubblico in cui era ragionevole pensare che membri del pubblico potessero essere presenti.

(16) Il sospettato era/e’ membro di un’organizzazione o di un gruppo, il cui obiettivo principale è quello di fornire un ambiente / le condizioni (a pagamento o meno) in cui per consentire un altro a commettere suicidio.

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FATTORI ATTENUANTI

(1) La vittima aveva un chiaro, stabilito e informato desiderio di suicidarsi

(2) La vittima aveva indicato in modo inequivocabile al sospetto che lui o lei voleva suicidarsi

(3) La vittima aveva chiesto personalmente di sua iniziativa l’assistenza del sospetto

(4) La vittima aveva:

> Una malattia terminale, oppure
> Una disabilità fisica grave e incurabile, o
> Una condizione fisica degenerativa grave

da cui non vi era alcuna possibilità di recupero.

(5) Il sospettato e’ stato interamente motivato da compassione.

(6) Il sospetto era il coniuge, il partner o un parente stretto o un amico intimo della vittima, nel contesto di un rapporto di mutuo sostegno di lunga durata.

(7) Le azioni del sospetto, anche se sufficiente per rientrare nella definizione del reato, sono state solo di assistenza o influenza minore, o l’assistenza che la il sospetto ha fornito erano conseguenza del suo abituale lavoro regolare.

(8) La vittima non era fisicamente in grado di commettere da sola l’atto compiuto dal sospetto per aiutarla a suicidarsi

(9) Il sospetto ha cercato di dissuadere la vittima dall’intraprendere la linea d’azione che ha portato al suo suicidio.

(10) La vittima aveva preso in considerazione e seguito in misura ragionevole trattamento e opzioni di cura riconosciuti.

(11) La vittima aveva in precedenza tentato il suicidio ed era probabile che provasse di nuovo.

(12) Le azioni del sospetto possono essere pensate come aiuto riluttante di fronte di una volontà determinata da parte della vittima di suicidarsi.

(13) Il sospetto ha pienamente assistito la polizia nelle indagini sulle circostanze del suicidio o del tentativo e sulla sua parte nel fornire assistenza.


Elogio (Plurimo) Dello Scetticismo

2009/Set/20

Elogio (Plurimo) Dello Scetticismo
di Maurizio Morabito (pubblicato sul blog “Climate Monitor” il 19 Settembre 2009)

Straordinaria pagina, quella numero 35 del Domenicale del Sole24Ore del 2 agosto 2009, quasi interamente dedicata (quattro articoli, due grandissimi riferimenti) all’elogio dello scetticismo, antico e moderno, in quanto approccio più ragionevole alla conoscenza (anche a quella “scientifica”); scudo di difesa contro il dogmatismo e strumento di tolleranza, dunque indispensabile per elevarsi dal punto di vista etico.

Uno scetticismo che è arrivato a noi anche grazie all’Illuminismo. Chi lo rifiuta dunque, chi lo denigra, chi incautamente si affida a una “Autorita’ Indiscutibile” nel reame della Scienza, si pone in ultima analisi al di fuori della Scienza stessa e di quasi quattrocento anni di Filosofia.

Quello scettico è un atteggiamento diametralmente opposto dunque al cambioclimatismo attualmente di moda, dove invece una incredibile rigidità dogmatica porta più d’uno ad inalberarsi per Lesa Maestà per esempio allorquando un interlocutore si permetta di mettere in dubbio la profezia della catastrofe impellente, o alcune conclusioni dell’ultimo rapporto IPCC, se non addirittura la pericolosità del riscaldamento globale di origine antropica.

(il resto dell’articolo e’ disponibile su Climate Monitor)


Crogiolarsi Nella Illusione Anti-Berlusconiana, Farsi Del Male

2009/Set/15

L’articolo di Massimiliano Boschi “Meritocrazia ad personam” sul blog de Il Fatto Quotidiano e’ l’ennesimo tentativo di dipingere Silvio Berlusconi come la personificazione del Male, colui cioe’ che ha portato l’Italia ad essere quella che e’ con tutte le sue brutture e tutti i suoi problemi. E come ogni altro suo compare, il risultato e’ stupido, nel senso che non porta alcun vantaggio apparente ne’ a chi lo scrive, ne’ tanto meno all’Italia che si vorrebbe “salvare” dalle grinfie berlusconiane, e che invece si ritrova sempre piu’ lontana dal comprendere se stessa e i propri problemi.

Boschi scrive infatti che

Il migliore non sarà mai riconoscente per una promozione, perché crede di avere solo quello che gli spetta. Se, invece, si promuove un incapace questo sarà sempre al servizio del capo perché sa di dovergli tutto. Questo ha fatto nascere una sorta di clientelismo “ad personam”, una massa di inetti ha occupato posti che toccherebbero a gente più abile e preparata. Si è costruito un voto di scambio per cui gli incapaci fedeli al capo hanno i posti migliori, al posto degli spiriti liberi e degli efficienti. Ed il danno non è, quindi, solo alla democrazia e alla cultura, ma anche all’economia di un paese”

Si tratta dunque di qualcosa che e’ piovuto addosso agli Italiani dopo che Silvio Berlusconi e’ entrato in politica intorno al 1993? E’ la stessa tesi ripetuta a Londra dall’eurodeputato IdV De Magistris, secondo il quale la meritocrazia e’ scomparsa piu’ o meno in quel periodo.

L’idea sembra dunque molto semplice e sono sicuro che trovera’ terreno fertile in molti cuori: la colpa e’ di Berlusconi. Liberiamoci di Berlusconi, dunque, e anche in Italia scorrera’ il latte e il miele (e l’onesta’)?

In realta’ quella mi sembra una straordinaria operazione millantatoria. Chiunque ritenga che prima del 1994 in Italia non ci fosse clientelismo di ogni ordine e grado, non sa quello che sta dicendo, e se lo sa, e’ consapevole di stare raccontando monumentali panzane. E poi mi si chiede perche’ Travaglio e soci non li sopporto…

Non e’ difficile saperne di piu’, anche per coloro che sono nati dagli anni ‘70 in poi. Tanto per non annoiarsi, basta darsi alla cinematografia. Due film per tutti: “Le mani sulla citta’” (e’ del 1963, come e’ stato fatto notare a De Magistris); e “Il divo“. E poi quasi tutti i film di Alberto Sordi. E naturalmente “C’eravamo tanto amati“. Etc etc etc.

E chi volesse vedere cosa succede dopo decenni e decenni di clientelismo, si faccia un giro in alcune facolta’ Universitarie (da dove magari certi Professoroni radical-chic ululano contro Silvio, dopo aver partecipato alla spartizione del potere anche loro).

Cosa va invece ora di moda? “Videocracy“, altro tentativo di incolpare Berlusconi di tutto. Qualcuno dica al povero Erik Gandini che spazzatura come il Grande Fratello e l’Isola dei Famosi non e’ stata inventata in Italia…il fenomeno della fama istantanea apparendo in TV non e’ solamente o specialmente italiano, non e’ nato con Berlusconi, etc etc.

Di persone famose nonostante non abbiano alcun talento particolare di alcun tipo, il Regno Unito ne e’ pieno (vengono chiamate di solito come “C-list celebrities”).

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Chi vuole crogiolarsi in tali stupidaggini contro Berlusconi lo faccia pure. Ma si rendera’ conto della loro pericolosita’, in uno Stato insanguinato da una serie interminabile di omicidi politici? E che speranza c’e’ di risolvere un problema se se ne individua la causa sbagliata?

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Nell’attuale situazione, anzi, la presenza di Berlusconi e’ una componente liberatoria. Il politico “bacchettone” di una volta e’ quantomeno improponibile, e le vecchie ipocrisie, con gli accordi fatti sottobanco non hanno piu’ ragion d’essere. Chi vuole tornare all’epoca in cui le decisioni interne alla RAI e non solo, erano ignote ai piu’?

O come al solito, era meglio quando stavamo peggio?


Nuove Picconature Contro L’Idea Che Il Problema Della Liberta’ Di Informazione In Italia Sia Berlusconi

2009/Set/09

Franceschini Cura Te Ipsum

2009/Set/07

Nuova settimana, nuove stupidaggini dalla dirigenza (d minuscola) del PD. Tocca a Franceschini:

(Berlusconi) ricorda da vicino il fascismo con questi attacchi alla libertà di stampa

Di ben altra caratura un articolo di Emilio Gentile sul Domenicale del Sole24Ore del 15 giugno 2008 (“L’eredita’? Nei partiti“), dove si fa una sincera disanima di come sia sopravvissuto il fascismo all’avvento della Repubblica Italiana con una serie di citazione fulminanti. Cominciamo da Guido De Ruggiero, da uno scritto del 1946:

[Il fascismo non aveva creato il conformismo, ma l'aveva aggravato] rendendo obbligatoria e coattiva una tendenza che gia’ spontaneamente si affermava vittoriosa. La democrazia, che oggi succede al fascismo, non porta un rimedio a quel male, ma ne racchiude in se’ gli stessi germi [...] i partiti [conservano] in se’ tracce indelebili del “Partito”, nelle sue gerarchie, nelle sue omerta’, nelle sue intolleranze

Come puo’ essere descritto lo “stile politico del fascismo” che ha attraversato praticamente inadulterato un bel numero di decenni? Usando le parole di “Risorgimento Liberale”, del 1945:

la intolleranza, la sopraffazione, l’accettazione supina della mistica di partito con il relativo corollario del fine che giustifica i mezzi, la tendenza di certi movimenti a costituirsi come stati nello Stato e ad agire come gli eserciti in territorio occupato, che hanno come sola legge la propria necessita’

Mario Ferrara scriveva nel 1949:

Anche per coloro che si dicono democratici e liberali il Partito e’ diventato un mondo chiuso e tirannico del quale non si pio’ fare a meno e in nome del quale si abdica a ogni dignita’ morale e, talora, alla dignita’ umana pura e semplice

E quanta fantasia ci vuole per ritrovare tutto quanto sopra nel Partito Democratico? Poca, anzi zero…


Zoologia, Zootecnia E Riproduzione Animale

2009/Set/02

Ripubblico (con autorizzazione dell’autore) come “blog speciale” un interessante commento originariamente scritto dal Biologo-zoologo Giuliano Russini in calce al mio blog “La Gaia Scienza Con Mario Tozzi“, riguardo a zoologia e zootecnia, e alla loro applicazione alla riproduzione animale

La prima differenza è puramente accademica tra Zoologia e Zootecnia, cioè la Zootecnia è l’ applicazione delle conoscenze Zoologiche per una determinata specie animale (lo stesso concetto lo puoi applicare nel caso della fitotecnia nei confornti della Botanica) con il fine di allevarla in un contesto artificiale o semi artificiale.

Per essere Zoologi come Botanici bisogna studiare solo Biologia per essere Zootecnici generalmente Biologia ma anche l’ agronomo e il veterinario (anche se queste 2 figure si rivolgono solo agli animali domestici) possono diventarlo con ottimi successi.

Mi spiego meglio: per conoscenze Zoologiche si intende conoscerne la Biologia Riproduttiva, Biologia della Nutrizione e Etologia e le condizione ambientali (di cosa si nutre in un ambiente tale specie) affinche’ quando l’ animale venga allevato si possano ricreare tali condizioni per garantire il suo benessere, cio’ che gli inglesi chiamano animal welfare, e gli americani animal well being.

Ora il discorso è sottile, nel senso che genralmente la Zootecnia quando da disciplina meramente Biologica è entrata nell’ ambito veterinario-agronomico il concetto si è un pò ridotto (mortificato sotto certi aspetti). Questo perchè in termini agroveterinari la Zootecnia ha uno scopo solamente economico rivolto a specie animali così dette da Reddito e Soma cioè quelle che producono carne, latte, lana, uova e che vengono utilizzate (soprattutto ancora in paesi in via di sviluppo Africa, Sud America, indocina come il Bufalo di Acqua e l’ Asino) per compiere lavori pesanti e rurali (agrare un campo, portare pesi eccessivi per lunghe distanze).

Alle prime appartengono i bovini e ovini e suini(per latte e carne) e ai secondi galline, oche e altre specie di cui ci nutriamo sia per la carne che le uova (quaglie per esempio).

Quindi qui le conoscenze Zoologiche sono mirate solo al benessere animale per farlo in sostanza ingrassare bene e produrre sempre molto latte e uova e lana di qualità, altri scopi non ce ne sono, se non proteggere quella determinata razza bovina o ovina o suina (ad es. cinta senese) per il pregio della qualità della loro carne o altri prodotti animali; questo vale anche per i pesci (dove qui la zootecnia si chiama acquacoltura) e crostacei-molluschi (dove si chiama malacoltura) sempre con il fine economico di far riprodurre animali commestibili cosiddetti eduli che entrano nella catena alimentare umana.

La vera Zootecnia che esiste in altri Paesi (Inghilterra, Francia, Spagna etc.,) dove viene chiamata Zoologia applicata molto spesso, applica tali conoscenze per gli scopi sopra citati, ma generalmente le applica come metodiche (insieme di tecniche) per la salvaguardia della speice animale nel contesto ecologico con l’ unico scopo di non farli estinguere quindi si applica a specie animali svariate dal semplice invertebrato fino allo Scimpanzè (Pan Troglodytes) passando per specie carnivore com Leoni, Tigiri Lupi e addirittura (per fortuna) in ambiente marino squali, mammiferi marini, pesci tropicali, Psittaciformi (Ara Amazonica, Ara di Skipps, pappagalli, aquile reali) etc. Con lo scopo di non farli estinguere.

Questo generalmente si applica nel contesto di Giardini Zoologici, Acquari, Parchi Acquatici, Oceanari, Zoosafari, Zooparchi, Parchi Faunistici etc.

Uno dei settori della Zoologia applicata e Zootecnia [riguarda la riproduzione] poichè la prima cosa che permette a una specie animale, a una sottospecie o una razza di sopravvivere è che si riproduca in modo piu’ veloce  che tramite riproduzione artificiale. Spesso i Biologi che lavorano con specie rare o meno (soprattutto mammiferi, uccelli, rettili e pesci) che vivono in cattività per essere protetti si trovano di fronte il grande -e sconosciuto- problema (ricordiamo che solo per gli uccelli esistono circa 9000 specie diverse e una nuova al mese quasi se ne scopre) di cui si ignora l’ anatomia riproduttiva, l’ embriologia, l’ etologia, l’ ecologia (intesa sia come autoecologia: quella del singolo individuo e la Sinecologia: quella di comunità) le parassitosi che le danneggiano, l’ ambiente: inteso come Fitocenosi (insieme di vegetali) e Zoocenosi (insieme di animali) con cui condivide la sua nicchia ecologica, per cui nel 90 % dei casi di un esemplare che presenta in uno Zoo sia il maschio che la femmina non se ne ottiene l’ accoppiamento stagionale e non si riproducono -questo i Biologi lo definiscono come un potenziale Biotico minore della Resistenza Ambientale- cioè la capacità riproduttiva si arresta per una incapacità di accoppiamento.

Allora qui interviene la Zoologia applicata e la Zootecnia, cioè i Biologi usano le tecniche (scoperte da brillanti biologi del ‘ 700 e ‘ 800 e ‘900, come Spallanzani, Ivanov, Hammond, Testart, Thibault, Bonadonna etc.,) di inseminazione strumentale (Artificiale) (dove il liquido seminale del maschio viene inserito all’ interno del dotto ovarico in cui si trova l’ ovocita ovulato, nella femmina, sperando che fecondi) oppure la fecondazione in vitro con trasferimento di embrione (IVF-ET) dove l’ ovocita prelevato chirurgicamente viene messo in coltura e fecondato da sperma animale e poi lasciato sviluppare fino a uno specifio stadio (che varia da specie a specie, alcune fino 16-32 cellule altre Blastocisti) e poi impiantata nella madre pronta ormonalmente oppure in una madre surrogata, ad esmpio embrioni di Zebra in utero di cavalle.

Fino ad arrivare alle tecniche sulla bocca di tutti odierne, di clonazione somatica a fine riproduttivo. Ma tutte queste tecniche, non prescindono da altri problemi, come trovare terreni di coltura adatti per gli ovociti, embrioni delle piu’ disparate specie e in ultimo solo nei mammiferi la AI, IVF-ET e la clonazione somatica (SCNT: Somatic Cell Nuclear Transfer) ha avuto successo pienamente, negli uccelli solo la AI ma essendo l’ uovo rigido (cleidoico, con guscio che si forma lungo il percorso nell’ ovidutto fino all’ utero) la IVF-ET e la SCNT non la si è riusciti ad applicare, lo stesso problema nei rettili.

Nei pesci quelli a riproduzione ectopica (esterna, quasi tutti i Teleostomi, pesci ossei) la AI si applica quotidianamente (basti pensare agli allevamenti di spigole, cernie, anguille, storioni) perchè ovipari ma l’ uovo non ha guscio come nei rettili e uccelli cioè non è cleidoico e la fecondazione nei rettili e uccelli è interna, invece esterna è solo parte dello sviluppo dell’ embrione (da gastrula in poi cioè quando è costituito da 670 cellule circa).

Pensate alla gallina chioccia che cova l’ uovo, invece nei pesci a fecondazione esterna e sviluppo esterno lo sperma esternamente si unisce nell’ acqua alle uova, quindi negli allevamenti di salmone per esempio, basta compire la spremitura della femmina fattrice di salmone per avere le uova poste in bacinella con acqua e sopra si versa lo sperma del maschio riproduttore spremendolo ai lati del corpo nella regione dove sono posizionate le gonadi maschili, alla stregua di un tubetto di dentifricio (ovviamente essndo molto, molto delicati la pressione deve essere gentile) versando lo sperma sulle uova che si feconderanno e daranno origine alle larve (embrioni di pesce) in sviluppo, in ultimo anche i Pesci sono stati clonati come il pesce Zebra Fisher ora si sta provando con Trote, Anguille.

Un’ ultima tecnica è quella della riproduzione verginale senza l’ ausilio della fusione dello sperma (anfigonia) con l’ ovocita, la Partenogenesi che nel mondo degli invertebrati (insetti, Molluschi, Crostacei) è normale (è una forma unisessuata di riproduzione perchè c’è solo il sesso femminile) nei vertebrati è rara, si trova in anfibi (rane, rospi) rettili (lucertole) pesci (telostomi) uccelli (casi abbastanza frequnti nel tacchino Meleagris Gallopavo che va dal 17% al 40 % dei casi di Partenogenesi spontanea) e rarissima nei mammiferi (qualche caso nei ratti e conigli) e per altri animali non si è ancora scoperta.

Forse una forma di malattia nella donna Ciste dermoidea viene fatta risalire a una forma abortiva di partenogenesi con conseguenze cancerose, ma tutto è assolutamente insicuro.

Potremo fare ancora centinaia di esempi di Zootecnia e Zoologia applicata, ma bisogna dire che altri aspetti sono per esempio capire lo spazio che occupa un animale in ambiente naturale e cercare di riprodurlo in ambiente artificiale, oppure chi alleva bovini e ovini capire se un allevamento intensivo conviene con una determinata razza rispetto a un pascolo quotidiano o semipascolo.

Spero di aver dato un contributo per spiegare cosa si intende per Zoologia e Zootecnia. Comunque anche se non lo si dice spesso, il 90% dele riviste di Zootecnia sono dirette da Biologi-Zoologi (anche se vi lavorano ovviamente pure agronomi, veterinari) perchè la Zootecnia per esistere ha necessità del Biologo-Zoologo (come la fitotecnia del Biologo-Botanico) da cui prende le informazione per migliorare le sue tecniche di allevamento.
A presto,

Giuliano Russini
(DrSc Biologo Zoologo, Zootecnico, Ecopatologo-Agricolo)


RU486: Aspettiamoci Un Aumento (Fittizio) Degli Aborti

2009/Ago/03

Sulla base della Relazione del Ministro della Salute sulla attuazione della legge contenente norme per la tutela sociale della maternità e per l’interruzione volontaria di gravidanza (legge 194/78) del 29 Luglio 2009, il fatto che in dieci anni ci sia stato un crollo nel numero di aborti nell’Italia meridionale (-25%) e in quella insulare (-19%), e molto meno in quella centrale (-7%), mentre quella settentrionale vede i numeri quasi invariati (+1%), suggerisce che:

(a) il numero di aborti non sta cambiando

(b) il numero “ufficiale” di aborti salira’ al Sud grazie alla RU486 visto che ovviera’ alla carenza di strutture e di medici non-obiettori (in sostanza: facendo riaffiorare quel quarto di aborti al Sud che e’ scomparso ma solo dalle statistiche)

Rimango sempre dell’avviso che sull’Aborto, esiste una scelta Cristiana perfettamente ragionevole, ed e’ quella adottata dalla Chiesa Metodista.


Immigrazione E Laicita’ Positiva

2009/Lug/30

L’idea della “laicita’ positiva” rilanciata su Fare Futuro da Andrea Verde la comprendo.

Alla fine della fiera, qualunque movimento migratorio che diventi poi stanziale deve farsi assimilare/essere assimilato dalla societa’ ospite (a meno che non risulti da un’opera di conquista). E tenere le comunita’ separate, illudendosi che i turchi in Germania siano solo “di passaggio” dopo tre generazioni, o che non importi che fra gli indiani di Slough vicino Londra sia possibile vivere senza parlare una sola parola d’inglese, serve solo a ritardare l’inevitabile.

La soluzione francese pero’ la vedo come soluzione…francese. Dove altro al mondo sarebbe possibile imbastire un processo basato sulla sostituzione dello Stato alla religione (a quella cattolica, evidentemente) se non la’ dove a un certo punto c’erano i mesi del Brumaire e del Messidor? La stessa nazione e societa’ capace di tirar fuori la Commune, Gambetta e Bernadette di Lourdes nello spazio di pochissimi anni (e non parliamo neanche di quella Rivoluzione di cui come si sa e’ ancora troppo presto per comprenderne le conseguenze).

In Italia (che soffre ancora del famigerato tentativo dei Savoia di copiare le istituzioni francesi) bisogna trovare una soluzione italiana. Le premesse ci sarebbero pure, e perche’ no, visto che la “paura del diverso” nel Regno Unito si manifesta nei nazisti del BNP, in Francia nella cattiveria xenofoba di Le Pen, e in Italia invece nella Lega che vuole convincere i milanesi a considerarsi alla stregua degli anziani e delle donne incinte, e gli italiani a far finta di essere indiani pronti per le riserve.

Chiedere agli italiani di seguire le proprie regole mi sembra un obiettivo troppo ambizioso. Un modo per andare avanti invece potrebbe essere quello che Giulio Busi descrive sul Domenicale del Sole24Ore del 15 marzo scorso: “L’Europa illuminata dovrebbe, una volta per tutte, rinunciare a definire, oltre a se stessa, anche il proprio interlocutore, attribuendogli d’ufficio fisionomia, motivazioni, errori e offrendogli percorsi di riscatto.[...] Se dev’essere un dialogo, cerchiamo innanzitutto di fare abbastanza silenzio per sentire se qualche voce viene anche dall’altra parte“.

Un “modello francese” insomma che pero’ abbia il coraggio e si conceda il lusso di accogliere idee che sono diverse finche’ non diventano anch’esse condivise. Invece di tracciare linee di confine nella sabbia e trincerarsi dietro di esse, sarebbe molto piu’ utile essere se stessi e non aver paura di perdersi.